videomaker, fotografo, musicista e fonico

D.A.I. – Decentralizzazione e Autonomia Individualista

“L’uomo rotola via dal centro verso la X”.
(Friedrich Nietzsche)

Aggiunta del 10 marzo 2011. La D.A.I. è un gruppo che orbita attorno a due istituzioni provvisorie principali:
– le utòpie (monete –
divisibili in due, tra i contraenti, come l’antico symbolon – che si ispirano a principi mutualistici, dunque contrari all’economia di profitto, che contrassegnano il tipo, la qualità e il tempo di lavoro… e che costituiscono un patto politico individuale oltre che un mezzo di scambio o un accordo di produzione, distribuzione, consumo – ricongiungendo in tal modo la separazione dell’economico dal politico. Lo scambio e la registrazione delle utòpie viene regolato, mediante una sorta di gioco a livelli crescenti di coinvolgimento e complessità, dai municipi virtuali)
- i municipi virtuali (…deterritorializzati e anti-identitari…  sono istituzioni-software, calibrate collegialmente, atte a regolare e pianificare l’attività di un gruppo di in-dividui – da 50 a 300 c.ca – aventi come finalità strategica la decentralizzazione di poteri, energie e risorse e l’autonomia e autosufficienza degli stessi municipi – da munus +
cipium , “ricevere un dono, un incarico, un servizio, un prodotto, un’opera, un lavoro, ecc” – vedi i significati latini di “munus” anche qui – con l’impegno volontario di ricambiare e partecipare; differente dal senso del “com-munis”, del mettere in comune, accentrando, regolando con la forza della necessità lo scambio dei beni… dal valorizzare e porre l’isituzione al di sopra delle volontà dei singoli in-dividui istituenti).

Seguono i primi spunti dell’idea originaria…

simbolo della Decentralizzazione e l'Autonomia Individualista
 
Questo è il nuovo simbolo. Ho scelto colori che vanno alchemicamente dalla nigredo all’albedo (meglio un’ispirazione lunare e non-violenta, ma con una punta di corrosiva acidità, la freccia) e che indicano in modo inequivocabile la forza centripeta del movimento… ritratto di Alcuni potranno trovarvi la citazione della “giduglia”, la spirale disegnata sul ventre di Padre Ubu… altri l’eccentricità di alcune armonie naturali chiaramente osservabili nelle conchiglie o nelle galassie… altri una irresistibile attrazione, contrario della “logica stringente”…
 
Lascio qui sotto, invece, la spiegazione del precedente simbolo, per meglio comprendere la genesi del logo e i commenti che seguono al post… La rimozione del profilo di Stirner, oltre che per motivi squisitamente estetici, è anche dovuta ad una certa insofferenza nei confronti dei predecessori, che, per definizione, è meglio che rimangano nei loro libri. Altro importante motivo è che  una premessa essenziale della presente idea “politica” è la imprescindibile critica dell’identità e della metafisica (che va da Nietzsche a Derrida) e dunque anche dell’esaltazione dell’Ego così cara a Stirner. La verità e la metafisica (le ideologie e le religioni che vogliono un pensiero unico, fondante) sono ancora peggio delle strutture economiche che hanno ispirato… Non credo che l’uomo debba cercare un’unica logica. E’ semmai costretto (anche dalla sua stessa “natura”) a dover praticare più logiche, cambiare idea, confrontarsi o distrarsi… e  seguire paradossi, infiltrarsi e contaminarsi.
 
Mi concentro sulla spirale (per uscire dalla storia, dalla dialettica e dall’incubo illuminista…). Come un neutrino che sfugge ad una supernova.
 
Precedente simbolo del D.A.I.

vecchio simbolo del DAI

Precedente descrizione cancellata…

Nel simbolo del D.A.I. movimento per la Decentralizzazione e l’Autonomia Individualista campeggia il ritratto di Max Stirner (eseguito da Engels!!!), autore del libro “L’Unico e la sua proprietà”, pensatore ottocentesco anti-socialista, anti-autoritario e precursore di Nietzsche. “Enfant terrible” di un’epoca in cui fioccavano teorici di nuove idee politiche come Proudhon, Marx, Bakunin, lui è l’unico a non aver avuto un seguito politico. Visti gli insuccessi di comunisti, anarchici e capitalisti statalisti o liberisti, la D.A.I. vuole tentare una strada mai esplorata, a partire dall’idea paradossale stirneriana della “Società degli Egoisti”.

 
 
 
 
La D.A.I. propone una forma di federalismo esasperato, volto alla progressiva scomparsa, oltre che degli apparati centralizzati dello Stato, della Società (intesa come astrazione sovra-individuale, mitologema fondante) per nuovi progetti di co-esistenza basati su un “accordo politico“, piuttosto che su un “contratto sociale”, tra individui energeticamente e politicamente autonomi.
 
Una sua premessa teorica (a differenza del socialismo, del comunismo o del cristianesimo e del Mulino Bianco) è il “pessimismo antropologico”, che ritroviamo in pensatori come Hobbes, Machiavelli, ma anche in scrittori come de Sade e Lautréamont.
 
Luomo non è “buono” per natura. La sua inclinazione alla prevaricazione rende quest’ultima la tendenza generale della società, che è la somma dei singoli in-dividui, per il solo fatto di essere possibile. Chi è buono non prevarica, chi non lo è prevarica… Così chi si afferma nella società sono solo i “cattivi” (dal latino “captivi”=prigionieri… di una società – il fantasma preferito della convivenza umana – che ne asseconda e ne amplifica le inclinazioni perniciose). Si può dunque dire che la società è intrinsecamente “cattiva” e incapace di esprimere una giustizia che rispetti tutti gli individui nella loro singolarità e specialità, poiché in realtà afferma il principio contrario. Quello di una norma generale che si ispira a presunti valori universali.
 
La DAI, riconoscendo il “male” come costitutivo dell’uomo e della società (ma non esaltandolo in alcun modo), sostituisce la legge morale “Ama il prossimo tuo” dell’era dei Pesci con il  più realistico e responsabile invito a “Non nuocere agli altri” (in-dividui o viventi che dir si voglia). Critica aspramente tutte quelle ideologie volte a considerare le società come superiori all’in-dividuo e fautrici del suo bene. E inoltre tutte quelle religioni che inneggiano acriticamente e ipocritamente all’amore reciproco come unica legge morale. Per la DAI il senso della responsabilità ed una progressiva educazione alla libertà individuale e al suo valore dovrebbero bastare a bilanciare le tendenze alla prevaricazione. Tale pedagogia potrà essere messa in pratica da scuole, centri studio e associazioni di  individui liberi (non più “captivi”, liberi soprattutto dal ressentiment). Nella speranza di riuscire a dissuadere le persone dal prevaricare.
 
La DAI intende sostituire i patti politici individualisti alle Società e ai poteri centrali. Intende rimpiazzare il diritto (borghese, nato dalla Rivoluzione francese) di essere un “cittadino” con quello di essere un “in-dividuo”, un “vivente”, libero e rispettato anche al di fuori delle logiche statali e nazionali.
 
In un contesto di dissoluzione dei principi che hanno fondato le democrazie liberali, di violazione programmatica del diritto internazionale, di messa in discussione delle norme costituzionali, e della forma-stato, la DAI cavalca l’onda del cambiamento, piuttosto che attestarsi su posizioni giacobine di più di due secoli fa… che suonano come restauratrici e reazionarie (vedi i partiti e i molti movimenti a favore del “cittadino” che nascono sempre più numerosi). Non difendiamo né il diritto, né la prigione…
 
DECENTRALIZZAZIONE va intesa come allontanamento sia dai poteri centrali che dal modello energetico centralizzato. E anche dal modello bancario centralizzato. Come da quello architettonico, urbanistico… La DAI combatte l’idea di “centrale”. Invece di centralizzare tutto il potere (poteri centrali), l’energia (centrali energetiche), il denaro (banche centrali) e  le informazioni (nei database delle centrali informatiche), si dovrebbe tendere a non superare di molto la misura d’individuo. Devo poter toccare chi amministra e accumula. Devo poter partecipare alle decisioni che riguardano la mia stessa sussistenza. Devo avere io stesso, possibilmente, questo potere. Questo processo di decentralizzazione rappresenta un’istanza e non importa quale apparato possa essere considerato più idoneo… purché si tenda a far coincidere il potere (inteso come principio di responsabilità e  rispetto) con l’in-dividuo. Organi collegiali nelle mani di ognuno. Tendenza ad eliminare le elezioni e il principio di delega. Si intende tracciare una via. Che dovrebbe condurre ciascuno a chiedere il minimo sforzo possibile ad altri in-dividui. E tendere all’autonomia…
 
AUTONOMIA energetica e autonomia, sperimentale e concordata, dalle Leggi, cui vanno affiancate (o che andrebbero sostituite con) delle più snelle e revocabili regole del gioco. Le Leggi (anche “costituzionali”) delle attuali democrazie sono contratti (anche millantati, non scritti come nel caso del “contratto sociale” e ad ogni modo mediati in modo troppo articolato e tramite deleghe troppo dilazionate per non risultare in realtà univoci) temporanei e convenzionali tra più insiemi di in-dividui… e possono essere considerate come giuste nella misura della convenienza complessiva della moltepliclità degli in-dividui che ne riconoscono una qualche importanza o che vi sono sottomessi. Se nuocciono a troppi, o comunque nuocciono (com’è scontato) a coloro che non l’hanno redatta, non sono leggi giuste e andrebbero disapplicate o disertate, perdono di legittimità e di forza. Nessuna legge è comunque legittima se non per convenzione (Diritto)… e per Forza. Insomma il mitologico e fantomatico “contratto sociale” è una finzione tattica per dominare l’insieme complesso degli in-dividui, stipulato da poche classi (dominanti) di questo insieme… Per ridurre al minimo il rischio di interazioni conflittuali e favorire la tenuta dell’insieme, in assenza di una Legge e in presenza di un municipio virtuale deterritorializzato, decentralizzato e diviso in frazioni autonome secondo il volume e la sufficienza degli accordi, con delle regole del gioco valide tra chi le condivide, dovrebbe essere garantita come regola iniziale ad ogni individuo l’autonomia della produzione e degli scambi e la possibilità di istituire una serie di accordi politici in-dividuali regolati collegialmente, in senso municipale e tramite software decentralizzato (non soggetto ai comuni canali di rete). In questo senso la tecnologia (anche digitale) dovrebbe essere intesa in senso virtuoso, invece che come strumento di dominio e sfruttamento da parte di un potere centrale. Così come, sul piano dell’esistere (ove si territorializzasse), le abitazioni dovrebbero essere costruite per far vivere autonomamente (con laboratori, orti e mezzi di produzione a disposizione di tutti) il minimo numero possibile di in-dividui, ecc… Il consumo superfluo, distruttore di risorse, dovrebbe essere rimpiazzato da pratiche di s-valorizzazione e p.d.t. (perdite di tempo) come l’allegria, lo spirito della Festa, l’arte, ecc… (che possano creare spazi di potlach e libertà carnevalesca anche dall’equilibrio di bilancio continuo che richiederebbe il munus degli accordi politici in-dividuali).
 
* * * * *
 
E’ chiaro che queste due direttive non sono realizzabili nell’immediato, ma come ho detto, tracciano una linea di tendenza… che passa innanzitutto per un’evoluzione spirituale, per percorsi cognitivi singolari e differenti che prendano le distanze dalle falsità delle religioni e di alcune ideologie para-religiose e dogmatiche. Fine del contratto sociale, dell’Illuminismo e del sogno del “buon governo” (non esiste!). Fine della divisione del lavoro. “Ognuno sia come Leonardo da Vinci!“. Sono favorite le eccezioni, sfavorito il piattume e il pregiudizio. Al centro dei pensieri ci sia l’individuo e la sua autonomia. E la varietà del mondo. Una struttura decentralizzante estremamente capillare, simile ad una rete con snodi centrali sempre più piccoli, svincolabili ma non isolati (con una comunicazione “da punto a punto”), dovrebbe garantire lo sviluppo collettivo e la qualità degli scambi. Nell’immediato è invece necessaria la sburocratizzazione e la detassazione delle imprese e delle cooperative (e soprattutto di nuove forme societarie non padronali da istituire) piccole e piccolissime… La liberazione dalle retoriche identitarie, territorialiste e nazionaliste… La costituzione del mutualismo sotto forma di municipi virtuali” e di un nuovo paradigma del denaro (inteso come “accordo politico individuale” in luogo di “equivalente generale della merce”, che la D.A.I. chiama “utòpie”, moneta divisibile in due come l’antico symbolon)… Finanziamenti alla ricerca (o autogestione della ricerca) nel senso dell’autonomizzazione energetica e alimentare di ciascun individuo (energie alternative, accumuli di scorte energetiche locali, diffusione dei mercati alimentari a vendita diretta, ecc…). Accanto alla ripresa e alla radicalizzazione di una nuova forma di resistenza dei viventi contro le politiche neo-liberiste, la mercificazione globale e la società del controllo tecnocratico e mediocratico.
 
C’è un immenso lavoro di distruzione da compiere. Anche se, molto probabilmente, il capitalismo ci sta già pensando da solo ad annientarsi… Il suo progetto di espansione globale fallirà in pochi decenni. Nel frattempo occorre mutare un po’ alla volta i rapporti di produzione, sottrarci al lavoro dipendente e non far funzionare più la fabbrica ideologica della società. Fare di tutti noi degli in-dividui singolari, fieri e non ricattabili… non più prigionieri di costruzioni mentali e architetture discutibili…
 
C’è un immenso lavoro di riciclaggio delle materie e delle idee, reinvenzione, alchimia, mutazione e bricolage da compiere.
 
Ognuno resti al suo posto (piuttosto che innestare reazioni a catena già scritte e prevedibili) e “decostruisca” ed “eccepisca” il suo mondo più possibile.
 
NO FRENCH REVOLUTION.
 
Libertà, Uguaglianza e Fratellanza
 
diventano
 
Responsabilità, Rispetto e Giusta Distanza.
 

 
 
 
Il codice del banner D.A.I.:
 
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11 Risposte

  1. mi ricorda molto pensatori anarchici quali Prouhdon e Stirner

    13 agosto 2008 alle 17:03

  2. valeriomele

    Certo che il simbolo si ispira a quello che è stato considerato un “anarchico”. Ma ho volutamente evitato la parola “anarchia”, per l’equivoco che comporta (essendo legata al comunismo e al collettivismo in molte delle sue tendenze e avendo nel nome un’eccessiva resistenza al confronto, volendo preservarsi nella purezza della sua “an-arché”= assenza di principio, governo…). I contenuti sono secondo me più importanti. Non voglio la realizzazione di un’utopia, ma una forza, una linea di tendenza… che possa partire dalle attuali strutture economiche e politiche. Condivido con quello che è stato definito, spesso con disprezzo, “anarchismo individualista”, molti temi… Per esempio, la critica del nazionalismo, del capitalismo e del socialismo… o comunque di qualsiasi ideologia politica centrata sullo Stato e sulla società prima ancora degli atomi (=”individui”, stessa etimologia ma dal latino) che la compongono. Oppure la necessità di un’educazione alla libertà (e alla responsabilità, aggiungerei). Il non voler abolire la proprietà privata. La difesa del singolo e della sua unicità…

    Quello che non condivido assolutamente e da cui prendo le distanze (sulla scorta di Nietzsche e di Freud e delle critiche anti-metafisiche del “decostruzionismo”) è il ri-centramento sostanziale sull’Io presente in Stirner… Che io considero un buontempone della filosofia… dallo stile sublime. Come Nietzsche. Non c’è né fondamento, né verità possibile… neanche nell’individuo. L’individuo è solo l’interprete di una realtà che non si può limitare agli schemi della società, ma che contempla la forza gravitazionale e l’energia dell’universo. E non può limitarsi al dialogo tra un assoluto e un particolare, ma è un “polilogo”, per nulla chiuso in se stesso, ma aperto ed inchiodato al cosmo. In questo senso non si può prescindere dalla fine della filosofia, del diritto, dell’illuminismo in favore di una “ana-logia”, come sostengo io, la relazione (lògos) di somiglianza (ana=”uguale”), la simpatia, il sincretismo, la comprensione delle differenze, che soppianti la logica (che le differenze esclude a priori!)… inevitabilmente violenta nel suo principio (nella sua pretesa di instaurare una Verità vera una volta per tutte… vedi la mia critica a Socrate). Dunque non voglio la purezza dell’individuo, ma la sua “ibridazione”… si può restare “borghesi”, “cittadini”, nella pratica e individualisti nelle idee, restando in questa tensione finché non ci si liberi dalle vecchie strutture emerse dalla rivoluzione francese e dalla rivoluzione industriale… Ripeto: è una “linea di tendenza” non una meta. Tutto ciò che si muove in questa direzione, come liberazione dall’assetto totalizzante e pervasivo del capitalismo globalizzante, per me è benedetto.
    E soprattutto è importante ridere… La faccia da intellettuale “capoccione” di Stirner che fondava la sua causa sul nulla, insegnante in una classe femminile, secondo me è come un irresistibile grassa risata… I suoi predecessori e successori per me sono gli alchimisti, William Blake, Lautréamont, Nietzsche, Jarry, Artaud, Derrida, Deleuze, Baudrillard… La filosofia è finita. Non c’è più niente da discutere… per avere Ragione. Tutto da rifare. Il confronto e l’argomentazione contro il dialogo socratico e il suo amore della conoscenza “unica”, di una Verità da imporre, soprattutto all’interno delle coscienze, dove la resistenza è massima. Il Concetto non è la Ragione… è la Comprensione, non il Sapere, l’abbraccio mortale. E non vale che per agire (nelle coscienze e nella pratica). L’Ana-logia contro la Logica. L’Arte nell’Economia. Rendere il Diritto un Rovescio… che non trascuri la materia sognante e “naturale” di ognuno di noi. Non c’è ragione senza sensibilità.

    23 agosto 2008 alle 14:10

  3. utente anonimo

    Continuo a ritenere preferibile una normatività etica che abbia al suo cuore giuste condizioni di realizzazione dell’intersoggettività timotica hegeliana… e questo anche in virtù di premesse antropologiche leggermente diverse dalle tue… inoltre, “giusta distanza” mi pare pericolosamente accostabile alla “tolleranza” smascherata, per esempio, nelle opere di Zizek.

    Ma un suonatore di ‘ud è pur sempre degno di stima :)

    E.M.

    13 gennaio 2009 alle 10:56

  4. valeriomele

    Opperbacco! Spero di esser degno di stima a prescindere!… :)

    Certamente rileggendomi trovo delle sbavature teoretiche, che inquietano anche me stesso… Oltre alla “giusta distanza” che segnali, potrei aggiungere la faccenda poco chiara della “pedagogia”, dell’”educazione”, della “dissuasione”… Mi suona un po’ maoista, come dire… Io intendevo una pratica differente dell’argomentazione e uno spostamento del logocentrismo in favore di nuove logiche, comunque. Non mi ero probabilmente ben posto come figurare le modalità di tale pratica…

    Ma del resto volevo porre delle questioni e fermarle urgentemente su pixel e qualche approssimazione me la concedo (tanto più che si tratta di un partito immaginario o tra virgolette o il commento ad un logo da me disegnato).

    Non avevo ancora letto Zizek che trovo piuttosto interessante, sagace e innovativo… sebbene contribuisca a ravvivare e a far sopravvivere l’agonizzante filosofia in qualche modo.

    La “giusta distanza” io la intendo come una questione insieme etica e architettonica… La sostutuivo alla “Fratellanza” che trovo un alquanto appiccicosa, parricida… e familista.

    Se vuoi spiegare e circostanziare meglio quel che intendi con l’espressione “intersoggettività timotica hegeliana” (con link, citazioni o concetti) te ne sarei grato…

    Io nel frattempo, a questo proposito, ho trovato questo post diLuciano de Fiore… ma, per quanto io consideri Bataille come un amico, l’economia timotica ivi accennata mi pare una soluzione paternalistica o mecenatesca… anche un po’ ingenua. Diceva Nietzsche che chi dona umilia chi riceve il dono…

    Per me non si può riassemblare se non si smonta tutto pezzo pezzo. Una catena di smontaggio-rimontaggio che non si ripeta mai allo stesso modo e con gli stessi rapporti (qualcosa di simile, giusto come spunto, agli attuali mirabolanti “user-defined contents” che però si generano solitamente in un programma già pronto ed eterodiretto). Nel timotico c’è anche l’ira… e andrebbe temperata in qualche modo. Anche i topi, rinchiusi nello stesso circuito, diventano aggressivi.

    13 gennaio 2009 alle 16:50

  5. valeriomele

    Qui è ben spiegata la differenza tra “erotico e “timotico”. Sempre Luciano de Fiore…

    27 gennaio 2009 alle 19:54

  6. valeriomele

    Rispetto al “timotico”, la dottrina delle 7 virtù, dei 7 pianeti, ecc… mi pare persino più interessante e completa nel suo equilibrio armonico… con la ruota degli elementi di Ippocrate e la divisione in 4 (collerico-sanguigno-melanconico-flemmatico) degli “umori”…

    Questa operazione di de-erotizzazione post-moderna mi pare un tentativo disperato, esangue, di trovare nuove strategie rivoluzionarie… Ma mi pare un po’ come svuotare l’acqua del mare con un secchio.

    Finché vivrà uomo ci sarà sempre desiderio e fame prima di tutto… (certo, anche emozioni, sensibilità e ideologie)… Poi: ma chi smania davvero di essere riconosciuto (in contrapposizione all’erotico poi!)?

    Specie dopo l’esempio dei bombardamenti degli ultimi giorni a Gaza… (difeso dal silenzio complice degli stati occidentali). Giusto all’obitorio si può ambire ad essere riconosciuti. (Intendo: quanto poco contano i cittadini-sempre-potenziali-terroristi…).

    L’annoiato benestante, lo sfigurato o il morto possono accontentarsi di questo.

    Il problema, come al solito, è ostinarsi a pensarsi come soggetti universali (magari con necessità di un potere centrale globale) e continuare a disprezzare le singolarità e le eccezioni che sono la vita stessa!… condannata a vagare per le steppe da una Ragione feroce e rabbiosa, che evoca come ultima spiaggia di accettabilità la bandiera della felicità timotica.

    A me pare una strategia di marketing globale fallimentare… Anzi, lo stimolo all’auto-stima e al riconoscimento lo trovo troppo simile ad un atteggiamento conformista e omologante… “classico”, anche.

    “Buongiorno, è il Governo Mondiale dell’Auto-stima che vi parla… e vi augura una splendida giornata. Mi raccomando non lasciatevi trascinare da desideri distruttivi… Siate orgogliosi e rabbiosi con le vostre passioni erotiche e vivrete felici”.

    27 gennaio 2009 alle 22:46

  7. valeriomele

    Qualcosa si muove nel senso della decentralizzazione e dell’autonomia (che qui viene vista come "indipendenza" ed è collegata ai temi della decrescita e del capitalismo verde, ma in senso critico… Il tutto condito con un tocco di "comune", nel senso della categoria che va di moda da quando ne parla Antonio Negri… Spero sia una malattia momentanea quella di parlare di "comune" e "moltitudine", ma per il momento va bene così, visto che non vi sono ancora tracce di un avvitamento che liberi ad uno ad uno gli individui dalla spirale produttiva).

    30 ottobre 2009 alle 10:52

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