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Rivolte “anti-moderne” e sopravvivenze feudali

 

Come si può pretendere che non vi siano delle rivolte “anti-moderne” se per lo più si protesta (e ormai neanche più… e comunque in modo seriale, secondo pattern che ricalcano la superficie del già visto e sentito) per questioni feudali quali stupri, gabelle, morti, soprusi e sfruttamento del lavoro? C’è forse qualcosa di esterno e più “evoluto” del capitalismo che verrà in soccorso? Probabilmente sì, ma non è nei corpi medioevali(zzati) – proletariato, donne, ecc… – oppressi dal papà dispotico… (a meno che non comincino a dar vita a giochi del tutto nuovi, disinteressandosi alla riproduzione dei vecchi meccanismi…). Voglio dire: selvaggi, barbari, medioevali sono ancora qui… non è vero che il Capitale (la Grande Testa Mancante) li ha fatti fuori… li ha solo categorizzati, mercificati secondo proporzioni di scambio, messi in circolo, cancellati fantasmaticamente in plusvalore autonomizzato, trasformati in equivalente generale dei “selvaggi, barbari, medioevali”, messi infine in orbita, in una sandbox irragiungibile (per chiunque)… e fatti ri-precipitare ogni tanto sotto forma di bombe, stupri, spread, banconote, ecc… a seconda delle emergenze del momento e delle strategie sistemiche… (ma sembra che di capitalismi ve ne siano almeno tre: uno che valorizza le perdite, un altro i profitti e un altro, piuttosto misterioso, che tende allo Zero…).
Il Capitalismo che ha messo in banca (o in sicurezza o in castigo) l’umanità scommettendo sulla sua futura “evoluzione”, ha fatto comunque un pessimo investimento…


Identità di genere (tema)

 

Parte I

 In genere non ho unidentità… ma soprattutto non capisco perché tutti questi giuristi, psicologi, medici, preti, militari, sociologi, economisti, perfino quelli dell’ONU (riconoscendo il gender a modo loro come ideologia normativa, anche per avere una scusa in più per intervenire col maglio contro le terre e i corpi ancora da colonizzare), vorrebbero entrare nelle mie mutande… Vogliono vedere da che parte pende?… eppure il cazzo è solo una cosa avvitabile e svitabile… come le lampadine, come la testa… (che sia libido o coscienza, sempre elettricità è… e da un punto di vista energetico contano molto poco i miei gusti… eventualmente l’intensità e la frequenza con cui consumo neuroni o spermatozoi… ma per fortuna, non mi hanno ancora attaccato a nessuna centrale… e non pago bollette su neuroni e sperma…).

Lo s-vitato.

Parte II

(Agli uomini…). Ogni volta che vi fate le seghe toccate il pene di un uomo… e c’avete pure i capezzoli che non vi servono per allattare… e una sutura sullo scroto che vi ricorda che avreste potuto essere donne…

E pure le donne… ma siamo sicuri che non abbiano temporaneamente un pene quando le penetrate? e che i penetrati (pene tracti) per farvi aspirare sperma a fiotti non siate voi? (PS: lungi da me rispolverare il cliché della donna vampiro e altri fantasmi cari anche al paranoico Strindberg, amico di Munch… Qui si parla di una lieve schizofrenia, liberata con una certa cautela, come antidoto ai comportamenti dei soggetti paranoidi predominanti… e che non intende assolutamente solleticarne i deliri).


Allego infine un mio commento su Feisbuk ripreso da FaS in un dettaglio che riguardava il “diritto naturale” nelle mutande…:

Discutendo a letto con la donna che amo lei mi faceva notare che alla base dell’aggressività maschile ci sia tanta “frociosità” repressa (si uccide la donna che non si accetta dentro di sé) e che per stemperare questa paura occorrerebbe confondere i ruoli e i gusti maschili, se non esserne indifferenti a livello di giudizio, più che rimarcare differenze con classificazioni (LGBT, ecc…) che finiscono poi col sovrapporsi alle categorie “merceologiche” del porno, per esempio… o si istituzionalizzano al punto da sollecitare l’attenzione, tramite CEDAW, dell’ONU (quella delle guerre “umanitarie”!…).
Io rincaravo la dose dicendo che si tratta anche di personalità paranoidi che seguono regole (socialmente condivise, ahimé, anche dalle maggioranze “normali”, che si eccitano coi loro “valori”), seguono regole, dicevo, paranoicizzanti… penso all’addestramento dei parà, alle pistole ai vigili urbani, al protagonismo identitario, alla competizione, a quella tentazione residua, feudale, di “diritto di natura” che vorrebbe legiferare nelle mutande…
Insomma bisognerebbe mettere i riflettori sul piccolo maschio paranoico… anche nella versione “soft”, ironica, sorniona, col “pensiero debole”, tipo Fabio Fazio… modello maschile che simula il suo essere pulitino e ubbidiente, timoroso di una sempre incombente e fantomatica censura, pur rimanendo incollato ad una posizione privilegiata, con la “segretaria” pseudofemminista spalmata sulla scrivania, che si permette (o meglio, le si concedono in trasmissioni extra) pure sproloqui contro il femminicidio, pur incarnando a livello spettacolare (il solo che conta in TV) i più stupidi cliché maschili… Mi è stato detto che “è una brava comica”… A me non fa ridere il modo in cui è sottoposta agli elogi, alle pacche sulla testa del maschio-padrone dello studio… Tutt* si sono concentrati su di lei… nessun* su quella testa d’uovo di Saviano o sul suo “Mangiafuoco” camuffato da uomo dimesso, Fazio…

Qui la mia replica a distanza al post di FaS:

Senz’altro il “diritto di natura” (preti, antiabortisti in tonaca e non, sindaci genuflessi, estreme destre, etc…) è molto fastidioso quando vuole frugare tra le mutande… ma aggiungerei che manco il “diritto positivo” scherza… neanche quello internazionale dell’ONU con la sua sclerotizzata idea delle “identità” di genere (anche quelle non allineate). L’”identità” di cui cianciava per esempio un Hegel era già molto osteggiata dal femminismo della differenza… (qualcuna scriveva “Sputiamo su Hegel”). Ora ci sono altre teorie che mettono in discussione sia identità che genere…
Credo più che altro che sia un equivoco considerare come problematico non avere un’identità (scrivendo di “difficile ricerca di identità perduta, senza che si agevoli o istighi la tentazione di rifugiarsi nei vecchi valori”)… Io per esempio credo di essere tranquillamente privo di questa cosa… e non è questo che mi turba… forse è proprio l’Identità (di ruolo, di genere, di carta, di quello che vi pare) a disturbarmi… anche assai…


La “questione femminile” sepolta tra legislazioni d’emergenza, retorica dei “diritti umani” e “riformisti”.

Io sono stata sempre contraria all’introduzione del femminicidio come reato in Italia, così come dell’aggravante di femminicidio, per i motivi, di carattere giuridico, sociologico e politico che ho ampliamente spiegato in varie mie pubblicazioni.
Gli interventi adeguati che dovrebbero essere posti in essere in materia, sono quelli già segnalati come urgenti alle Istituzioni italiane dal Comitato per l’applicazione della CEDAW nel luglio 2011.
Ritengo tuttavia, sotto il profilo della tutela penale, che la legge Mancino andrebbe estesa anche alla discriminazione basata sul genere e sull’orientamento sessuale. [...]

Se oggi l’ONU (e di conseguenza l’informazione di massa) parla di femminicidio anche in relazione all’Italia, è perché ci sono state donne che qui ed oggi, da anni, hanno reclamato il riconoscimento anche per le donne, in quanto donne, di quei i diritti umani affermati a livello universale, ed in particolare del diritto inalienabile alla vita e all’integrità psicofisica.  [...]

 E allora il nostro ruolo è fondamentale per far si’ che la violenza contro le donne rimanga tra le priorita’ dell’agenda nazionale.

(da “Perché si chiama femminicidio” di Barbara Spinelli)

Basta anche leggere solo le conclusioni (o le citazioni qui sopra) di questo articolo sul “femminicidio”… per capire che si insiste troppo (del resto è una giornalista di Repubblica… e non solo!…) sulla questione dei diritti umani universalmente riconosciuti (a prescindere da una certa enfasi emotiva sul dispositivo vittima/colpevole che piace tanto al mainstreamsensologico a 360°)… che sarebbe una testa di ponte per porre la violenza contro le donne all’attenzione dell’”agenda nazionale”… Io temo che le donne rischino di dimenticare completamente la loro questione (ma è senza dubbio questo lo scopo recondito), se rincorrono tali “riconoscimenti”… Ma qual’è la “questione femminile” (che evidentemente non tutto il femminismo pone) se non il conflitto contro la riproduzione del dispotismo patriarcale, dell’ordine familiare e del capitalismo?… A me sembra che ormai quasi tutte le sedicenti “femministe” chic che si agitano per un posto a tavola, questo lo ignorino completamente… quando non cercano di neutralizzarlo con cagate imperialiste come l’ONU… che istituzionalizza la liberalizzazione o la lottizzazione degli orientamenti sessuali dei generi, in un senso che oscilla tra porno-catalogismo e nuova pedagogia sentimentale, con i corpi de-colonizzati dal patriarcato lasciati liberi di autodeterminare la loro nuova schiavitù, di rivendicarla… come buona norma universale di uguaglianza al cospetto di un mercato “globale”, decisamente iniquo e criminale o come grimaldello per il consenso interno in chiave anti-islamica, guerrafondaia o repressiva… Una duplice necessità di ristrutturazione basata sulla differenziazione delle merci e sull’allargamento al ribasso della base di capitale variabile, quello umano, di cui disporre… da tenere in waterboarding, tra l’universalità astratta dei “diritti umani” e la violenza fisica privata…).

 (Certo… Poi arriva l’ANSA, ripresa anche da altri giornali, come segnala FaS, che fornisce delle scuse incredibili ad un sarto che non avrebbe potuto trovare di meglio per uscire dal suo “tunnel” che accoltellare sua moglie infermiera che voleva tornare in Puglia… il lessico usato è davvero allucinato. E’ evidente dunque che c’è un problema di comunicazione… da parte dei media… che si fanno agenti di una continua intimidazione implicita rivolta a tutte le donne… come i femminicidi, gli assassini in questione, sono in fondo una sorta di corpo speciale di volontari, cani sciolti, agenti di una polizia privata irregolare, per il mantenimento di un ordine pubblico e simbolico che resta fondamentalmente, come si diceva una volta, fallogocentrico…).

 C’è poi chi scrive un manifesto (tradotto qui) che invoca un’internazionale femminista, contro il colonialismo, le destre risorgenti (un classico spauracchio dell’“intellighenzia”, che si solleva per lo più per far accettare i peggiori compromessi “riformisti”…) e le strumentalizzazioni neoliberiste (insomma si invoca ancora un welfare in decomposizione, inevitabilmente, per effetto della macchina capitalista, non solo neoliberista, inceppata… e che si vorrebbe infinito, nel tempo e nello spazio, indipendente dalla suddetta macchina… ancora il “diritto”, dunque ancora richiesta di leggi ad hoc, garantite nientedimeno che da s. Holland, dunque dalla marcita retorica del socialismo europeista, che si preferisce in questo caso alla forma astratta dei diritti fondamentali… che qui sono per lo meno messi tra virgolette…).
In Italia invece, a detta dell’ANSA, in modo decisamente delirante, si invoca l’ONU davanti a Montecitorio per i femminicidi…
La rete in questione è questa… che richiede, tra l’altro come molti altri (tra cui i negriani), il reddito di cittadinanza… ovvero la resa al totalitarismo che ingloba tempo di lavoro e tempo libero, patteggiata con un’elemosina di stato (certo… non dico che non risolverebbe qualche problemino… almeno distribuirebbero un po’ di fiches per partecipare a questa roulette… Ma per me il problema resta – e deve restare – quello di come non partecipare a questo gioco coatto, come rovesciare il banco, come non sedersi alla mensa del Signore in attesa della resurrezione del valore).


13 gennaio 2011 – CI SIAMO PERSI! (…la “presa” di Montecitorio).

Dovevamo trovarci con gli ombrelli rossi sotto gli archi di piazza del Popolo, ma siamo arrivati alle 15.00… ci siamo trovati impasticciati in una ressa di gente mentre parlava UNA SUORA (mortacci de’ la sinistra per finta!!!). Senza radio, né smart phone, abbiamo quindi proseguito in solitaria (ma D.A.I.!) con una personale contromanifestazione decontaminante anti-Concita… (colei che ha saputo dividere tra donne per bene e per male, invitando i maschi a non dare le LORO donne in pasto al vecchio satiro, ecc…).

Ci siamo persi...

Comunque è stato bello e patetico assistere, dall’alto della terrazza del Pincio, al tramonto del sol dell’avvenire e del vetero-femminismo più bacchettone e moralista… Contenti per il corteo degli ombrelli rossi (che è riuscito a manifestare davanti a Montecitorio), cui non ci siamo agganciati solo perché l’abbiamo saputo troppo tardi, ahinoi (immagino che le decisioni siano state, per forza di cose, veloci e non rese note ai ritardatari, come noi, e ai molti dispersi nella piazza catto-finto-comunista, da gita domenicale, che ci siamo scrollati di dosso a fatica e con un certo sdegno, per via certi slogan del cazzo, da pattuglione della buon costume, tipo “Ci ruby il futuro”, “L’Italia è diventata un puttanaio”, ecc…).

Ci vorrebbe una defenestrazione generale…

A quanti diranno:
- Io c’ero!
dovremo rispondere:
- Io no…

Sarà un destino? Non siamo mai nel luogo dell’identità e della riconoscibilità… Nella storia come nella vita privata… Sarà per questo più bello trovarsi nel luogo della “realtà”… un po’ come pisciare dopo averla a lungo trattenuta.
Qui, più che altro, si continuano a manipolare simboli…

Siamo ancora alla fase “i ragazzi tirano sassi per gioco…” (manca “…le rane muoiono per davvero”, per completare la frase di Mao).


Giornate dell’Oblio

Tra "giornate della memoria" dell'olocausto o delle foibe si tirano i morti da una parte o dall'altra a seconda delle convenienze… dimenticando che i lager ci sono tuttora in Italia e altrove anche oggi:

1) per gli zingari (grazie al sindaco ordinovista Alemanno: "Maledetti campi abusivi" e richiesta di poteri speciali per le deportazioni nei suoi campi di concentramento fuori Roma, mentre tra le baracche ancora fumanti, poco dopo la morte in un incendio di 4 bambini zingari…),
2) per i migranti (qui si chiamano CIE… esternalizzati in Libia per le torture, ecc…),
3) per le donne uccise   in casa a ritmo quasi quotidiano,
4) per i lavoratori che muoiono di lavoro, anche loro quotidianamente,
5) per i rifugiati e gli esuli morti in mare, mitragliati dalle motovedette libiche (la G.d.F. non vuole più salirci a bordo… non vuole vedere?),
6) per i palestinesi a Gaza,
7) per i terremotati abruzzesi, ecc…

Dunque che i morti di ieri riposino…queste celebrazioni servono solo a giustificare la violenza del presente…

Il modello concentrazionario in fondo è il modello base dell'urbanistica contemporanea…

(Fondamentalmente si dovrebbero far piani per evadere… cominciando col liberare alcuni luoghi…)
 


 

DIVAGAZIONE, ORACOLO E PSICANALOGICA DELL'EVIRAZIONE


Qui si parla dell'arte del ricordo e di una certa ambiguità degli eventi nell'era della pornografia mediatica…

Sentenzia la Pizia:
- Cioè: il "grande occhio" ha ripreso (e forse deciso) l'evirazione americana?

E' una cosa tipo la Torre dei tarocchi (che in kabbalah è "Ayin"=l'Occhio… di Dio si intende… quello che fulmina i malcapitati che nella carta cadono dalla Torre)… ci sono mille modi di ri-prendere la stessa cosa… così tanti che si annulla qualsiasi possibilità di coglierla.

Per cui quello dice: "Sappiamo tutto, non possiamo nulla".
Pure Eschaton su FB casualmente riprendeva questa cosa ieri in francese: "Tout est permis mais rien n'est possible" (da Michel Clouscard)… Tutto è permesso, ma niente è possibile…

Anche se non penso che le cose stiano proprio così…
Il mondo non è chiuso nei segni che lo interpretano… o che lo vorrebbero mappare come Google Earth… qualcosa (tutto o quasi… ma non ha "potere"… è indifferente…) resta sempre fuori a negare le pretese totalitariste della democrazia globale, del suo linguaggio

Mi viene in mente Attis.
Sangue versato per salvare la matrice (la riproduzione sociale, la Grande Madre, Cibele, che guarda caso ha le fattezze dell'Italia, con la sua corona turrita in testa… e suona anche il tamburello… tattatà-tattatà-tattatatta-tata-tatà). Da notare l'estrema misoginia del gesto del giovine, che preferisce non sposare nessuna causa (né quella istituzionale, né quella del desiderio inconfessabile, ispirato dal demone bisessuale) e mantenersi incontaminato nella sua ambiguità, mettendo in tal modo un piede qui e uno lì… Il doppio gioco insomma. Attis, l'eunuco americano… Essi si sovvertono da soli e cantano il loro inno nello stesso tempo… demonizzano un paese straniero (destabilizzandolo dall'interno) e poi corrono a salvarlo… Ecco la psicosi che si nasconde in ogni Madre-Patria, divenuta ovviamente, in seguito, solo Patria… de-erotizzata, mortale.

Il Valter Binaghi salvava la parte soggettiva (creativa, amorosa), cercando così di salvare il suo dio cristiano dall'orgia e dalla confusione, ma anche quello è coinvolto eccome in questi riti sanguinari… o-sceni. Da nascondere sotto un'evidenza porno (una maschera maschile che deve ricoprire entrambi i ruoli, evirandosi, mestruandosi, sanguinando, occultando e segregando la femmina… la sua libertà dai percorsi patriarcali… o quel che vuol dire e che è sempre da de-finire… o che forse non ha proprio fine, nel suo essere ciclica, in-finita…).
Altro che riti della primavera… Bella primavera di merda che avevano pensato, i romani dell'Impero… Carnevale o pesce d'aprile che fossero le feste in onore di Cibele…
Gli americani quindi si sarebbero evirati da soli (per un secondo fine… come nel mito di Attis…).
 


Divagazioni sul porno e sul post-porno

Nate da una nota relativa ad un post di Fastidio, ecco le mie lunghe divagazioni sull'argomento…

La tesi dell'"autodeterminazione dei corpi" di Fastidio mi ha fatto venire in mente il principio di "autodeterminazione dei popoli" alla base della formazione del "corpo" delle nazioni. Credo che vi sia un equivoco territorialista da dissolvere… Non credo che si possa investire il porno di un ruolo emancipatorio, in quanto è fin da subito ricoperto di segni e feticci e appartiene al mercato (come tutto il resto… Inoltre nel porno vi è tutto un merchandising ad esso legato che continua a furoreggiare trasversalmente presso tutti i ceti sociali: nail art, tatuaggi, piercing, depilazione, palestre… ma si può estendere anche a lavande, clisteri, oli per il corpo, chirurgia plastica, ecc…). Il porno semmai è una forma d'arte fintamente realistica ed esprime questa o quella visione a seconda degli stili e delle mode che suggerisce nei suoi sottocodici (pompino-inculata-pompino è la tendenza media maggioritaria delle produzioni americane… ma anche variare sul tema è poca cosa, ai fini di un superamento delle logiche patriarcali, maschiliste, machiste, etc…). Il corpo a mio avviso esprime il suo desiderio scopando (ricevendo, ospitando, stringendo, infilando, sfregando, dando e prendendo… non ri-prendendo… spazializzando il tempo, non temporizzando lo spazio, uccidendolo nella successione dei frame, di istantanee)…

E il godimento femminile (…ma anche quello maschile)?
Non è questo… Non è la visione (mentale o su schermo)… questo è un gancio, un corollario che si lega al mercato, che erotizza la merce, che muta il paradigma sensoriale per innestarlo sulla macchina (da presa, quella sì puttana… orifizio che vorrebbe prendere e ri-prendere tutto)… L'immagine psichica promanata dallo schermo non è che un frame dominante con implicita voce fuori campo, che cerca di indicare: "Vedi, questo è scopare! Vedi, ecco cosa devi fare!". E' una forma di educazione (sensoriale, percettiva, prima che sessuale). Il porno è moralista più della Marzano, a mio avviso. Lascia penetrare i codici ben oltre il livello della significazione razionale…
Fece bene Lars Von Trier a far colpire senza pietà il fallo del protagonista di "Antichrist" giusto per dissolvere il feticcio visibile della sessualità. Ricordo che anche l'orgasmo maschile è invisibile: poiché non è dato dalla cappella, quanto dalle contrazioni della prostata… Qui si insiste invece nel voler far eiaculare anche le donne con lo squirt!!! E' circo… è grottesco… passatempo per eterni adolescenti pipparoli. Qui si spruzza come dei bimbominkia all'acquafan
Il corpo a mio avviso non si può determinare, tanto meno auto-determinare… è infinito, senza territorio, diffuso come una nebulosa, privo di un centro… Ecco, il problema forse è la mania centripeta di fissare tutto in un centro (o in una messa a fuoco)… anche l'orgasmo… Ciò che fa più godere NON SI VEDE.
Ovvio che poi il porno può veicolare messaggi diversi da quelli patriarcali e maschilisti, poiché si tratta pur sempre di una forma d'arte (c'è un regista, un copione, dei close-up, dei tagli di montaggio). Io (delle produzioni fascio-americane che imperano, contraltare dei Mel Gibson, Madmax iperviolenti) troverei più interessanti, per esempio, proprio gli scarti di montaggio… quelli con la merda che guasta la pulizia artifiziale dei corpi… le risate della pornostar che si suppone (nella finzione idiota) vessata da uomini eiaculanti… le défaillance dei pornostar… le indicazioni del regista… le raccomandazioni per non farsi male… i certificati di sieronegatività… ecc… Quella è la sola esperienza reale di quei video. Per il resto è solo il trionfo della macchina da feticizzazione, l'ipertrofia da accrescimento e accumulazione, l'iperrealismo di cui parlava con grande lucidità Jean Baudrillard nei suoi scritti sul porno (vedi "Le strategie fatali" dove viene definito il porno come "più sesso del sesso", sua simulazione, virtualizzazione e neutralizzazione…).
Dopodiché… il corpo si afferma più con la s-terminazione (dei segni che vi si sovrappongono) che con l'auto-determinazione. Spegnere lo schermo e risvegliare tutti i sensi. Il video dovrebbe rendere conto della sua violenza e della sua impotenza a fare sesso…

Il porno vero è forse più esteso ormai rispetto al ristretto ambito di alcuni video che vengono streammati gratuitamente e diffondono con piacere l'ipertrofia di segni e la produzione virtuale-desensualizzante della Santa Rete… ed è già nel corpo (di certi politici ben noti) costretto oltre la morte, dal viagra, a fingere desiderio… ad ammiccare al "fuori-scena" dell'o-sceno onnipresente (io sono voi, sento come voi, voi siete come me, yes we can…) per partecipare alla comunione della comunicazione, l'ostensione della merce. "Prendete e sborratene tutti"… e andate al supermarket.

Quanto alla donna-oggetto, di cui scrive Michela Marzano… è proprio un concetto da veterofemminismo. Anche gli uomini sono cazzi nei porno.

Qui siamo molto al di là del soggetto e dell'oggetto. E' una macchina, la sua simulazione di produttività, la virtualizzazione dei corpi, la sua inerzia distruttiva e desensualizzante, che lavora incessante, automatica, "autodeterminata"… sussumendo a sé tutta la vita che trova davanti.

A questo si può reagire facendo risuonare fragorosamente nel visibile e nell'immagine tutti gli altri sensi… E, comunque, riprendendo corpo, con la sensualizzazione di tutto ciò che ci circonda. L'arte e l'estetica (che è disciplina dei "sensi" appunto) dovrebbero esplodere, donandosi ovunque… travolgendo anche il porno e le logiche del profitto… e le carceri (Famiglie e Coppie) cui viene delegata (specie alle donne) la cura e il desiderio… sotto gli auspici dell'altra pornografia, quella della retorica kitch dell'AMMORE, del Mulino Bianco, ecc…


DiLei (2010) – un video di Valerio Mele

Il ritorno a casa di una donna, tormentata e divisa nei possibili ruoli (alienanti) che le riserva la società…

DiLei
A volte anche gli accadimenti quotidiani più normali e rassicuranti, come il tornare a casa, possono suscitare angoscia e una crisi della propria “identità”… Questo video nasce da una mia immaginazione, mentre ero di ritorno a casa, che rispondeva ad un dubbio: “E se non fossi il solo ‘me stesso’ a ritornare a casa mia?”.
Di qui prende spunto la storia di “DiLei”… cognome della protagonista che gioca con l’inglese “delay”, ritardo… ma anche l’effetto digitale, l’eco, che definiamo con questo termine.
Così, dall’impressione dell’anomalia e della stranezza nella “normalità” dei possibili ruoli codificati e predisposti dalla società, una donna si divide in tre vite differenti: disoccupata, impiegata e casalinga…
Un esempio di schizo-neorealismo
Soggetto, sceneggiatura, regia e montaggio di
Valerio Melecon
Cristiana Elle
nel ruolo della Signora DiLei (casalinga, disoccupata e impiegata)
musica
“DiLei” (Valerio Mele)
“La vergine” (Valerio Mele)

Il censurato “Agorà”?… Una cagata pazzesca!…

C’è da dire che il film “Agorà” (per cui il Vaticano – ma è probabilmente una trovata pubblicitaria – avrebbe fatto tante storie…), colossal dalla sceneggiatura e dalla trama debolissima, se non puerile, sulla vita e la morte di Ipazia, martire pagana, si può definire un’opera di propaganda del nuovo becero laicismo razionalista stile Dawkins e dell’ideologia neo-imperialista americana, revisionista e pressappochista riguardo a questioni storiche di cruciale importanza. Nel film le contrapposizioni dottrinarie semplicemente scompaiono, vi sono solo gruppi ben definiti senza alcuna mescolanza e ridotti a macchietta che cancellano completamente il sincretismo inestricabile dell’epoca, disegnando una mappatura ideologica (in stile tecnocratico alla Google Earth) che mi fa venire in mente la concezione che un americano può avere dei talebani o dei conflitti religiosi e delle guerre civili che loro stessi disseminano a bella posta un po’ in tutto il mondo, come di recente in Sudan… (a proposito: che ci fa un aspirante capo di stato del Sudan del sud con un cappello texano?).
La cosa drammatica è che si tratta di una produzione spagnola… e questo la dice lunga sul grado di colonizzazione mentale e di vassallaggio culturale filo-imperiale, anche qui in Europa… Vera merda per i cervelli.

E poi: che c’entra l’agorà con Alessandria d’Egitto? Non era un luogo esclusivamente greco, anzi, era capitale culturale e commerciale di un impero (quello romano) in decadenza… e soprattutto non c’entra niente con l’ordinamento politico ateniese dei tempi di Pericle.
Quanto al supposto femminismo in nuce del paganesimo dell’epoca, nutro forti dubbi… Certo lo spirito sincretico, misto ad un certo esotismo egiziano, possono aver giocato anche un ruolo nella considerazione di Ipazia come intellettuale (come anche dell’alchimista Maria l’Ebrea, poco tempo prima…), ma si trattò probabilmente di eccezioni, magari dovute al rango, prima del prevalere della misoginia del nuovo fondamentalismo cristiano anti-gnostico e della lotta alle eresie (come quella di Ario).
Altra falsificazione è aver presentato i cristiani come un gruppo omogeneo di buzzurri, quando vi erano invece svariate tendenze settarie travagliate da terribili dispute e conflitti dottrinari (e non)…
Per non parlare di un paio di anacronismi: dell’ordalia del passaggio sul fuoco! e dell’accusa ad Ipazia di stregoneria, con un millennio circa di anticipo sull’Inquisizione!

Insomma il film, per la sua superficialità, pressappochismo e per la vacuità della trama e dell’inconsistente, immancabile e pretestuosa storia d’ammore in esso rappresentata, si potrebbe fantozzianamente definire “una cagata pazzesca“…


“Bold Marauder”, interpretata da Kendra Smith

Kendra Smith

Ecco una traduzione di una bellissima canzone di Richard Fariña , Bold marauder (di sapore celtico, che in qualche modo precorre il cosiddetto folk apocalittico), cantata dalla voce tetra di Kendra Smith, una cantante (della neo-psichedelia) di cui si sono musicalmente perse le tracce e che, a quanto pare, vive in una roulotte senza elettricità nel nord della California…

E hi, ho, hey, sono un'impavida predatrice
e hi, ho, hey, sono la bianca distruttrice
perché ti mostrerò oro e argento, ti porterò il tesoro,
sventolerò una bandiera di vedovanza e sarò la tua amante
e ti mostrerò una grotta, una fossa e un altare sacrificale
e ti mostrerò sangue sulla pietra e sarò la tua mentore
e Notte sarà la nostra amata e Paura sarà il nostro nome
 
E hi, ho, hey, sono l’impavida predatrice
e hi, ho, hey, sono la bianca distruttrice
perché ti porterò per mano e ti condurrò dal cacciatore
e ti mostrerò il tuono e l’acciaio e sarò la tua istruttrice
e porteremo l'elmo e la spada, e immergeremo la lingua nel massacro
e canteremo una canzone di guerrieri e leveremo lodi all'assassinio
e Cristo sarà il nostro amato e Paura sarà il nostro nome
 
E hi, ho, hey, sono l’impavida predatrice
e hi, ho, hey, sono la bianca distruttrice
perché inasprirò i venti di lassù e insozzerò il fiume
e brucerò le sementi nel campo e sarò tua Madre
e infurierò e ucciderò, e andrò a saccheggiare
e prenderò in moglie una Furia, e sarò tuo Padre
e Morte sarà la nostra amata e Paura sarà il nostro nome.

 


Bedda Matri!

Forse era questo che Lacan intendeva quando parlava di "madre fallica"?

"Dea dei serpenti", 1500 a.C. (museo Eraklion)Mi chiedo… Ma è proprio sicuro che per essere adulti bisogna, dopo essersi in adolescenza distaccati dalla vischiosa dipendenza materna, imparare ad amare la propria madre, senza rancori, riconciliandosi nella distanza delle mutate condizioni di vita? Ma poi… mutano davvero queste condizioni? Non torniamo di nuovo in balia della vita incosciente (di cui la madre è il nume tutelare) ogni notte e nell’ora della nostra morte? Amen…

Madri della generazione, della rigenerazione, e della morte.

C’è qualcosa del matriarcato che resiste nella nostra società. Maestre della vita senza coscienza, madri del sogno, continuano ad intessere le loro trame, prestando il filo alle loro nuore, come fossero l’Arianna del mito.

Così noi, come Teseo, ci aggiriamo per gli insensati labirinti della vita, spinti nell’oscurità ad affrontare il terrificante Toro (lunare per via della forma delle corna… ma, astrologicamente, venereo)… per poi portare il premio della lotta, della prova iniziatica, all’anelante sposa (a sua volta eternamente combattuta interiormente, competitrice e complice di sua madre): la vita sudata, strappata coi denti, il coraggio eroico e la forza… nutrimento di latte acido. Il "non è questo" di ogni desiderio femminile… Ciò che pur promettendolo non donerà mai un’identità e un riconoscimento femminile. Non farà di 2 un 1.

Discendiamo tutti dalla matriarcale Creta e dai suoi riti?… Siam forse tutti noi maschietti un po’ cretini come quello qui sotto?

tauromachia cretese: l'uomo è quello rosso che salta il toro, le donne sono bianche.

E alla fine anche la Terra, nostra madre per antonomasia, che non smetteremo mai di calpestare, anche dopo che ci ha nutrito, trema… e, invasata, ci dà la caccia nei boschi con le frecce di Diana.

statua di Diana, museo del Louvre

Siamo ben lontani dalle Sapienze, dalla compostezza di Atena o della disperazione tragica delle Sofie erranti (come Maddalena) che verranno in seguito. Congelate, alla fine, nell’emblema della Papessa dei Tarocchi, l’arcano maggiore n°2.


Ipazia, martire pagana

Ipazia di Alessandria, particolare da La scuola di Atene, di Raffaello.Nello stesso periodo in cui presumibilmente fu incendiata (da mani cristiane?) la biblioteca di Alessandria (intorno al 400 d.C.), cancellando le prove dell’invenzione del cristianesimo e secoli di sincretismo e civiltà, un manipolo di cristiani compì un delitto davvero efferato ai danni dell’inventrice dell’astrolabio:

“Nel marzo del 415, su ordine di san Cirillo di Alessandria, un gruppo di cristiani fanatici sorprese la filosofa [Ipazia] mentre ritornava a casa, la tirò giù dalla lettiga, la trascinò nella chiesa costruita sul Cesareion e la uccise brutalmente, scorticandola fino alle ossa (Secondo alcune fonti utilizzando ostrakois – letteralmente “gusci di ostriche”, ma il termine era usato anche per indicare tegole o cocci), e trascinando i resti in un luogo detto Cinarion, dove furono bruciati”.

(Fonte: Wikipedia)


Siouxsie

Non sono impazzito… è solo un verso di una canzone ("Sea Of Tranquility")… A quanto pare Siouxsie dopo tanti anni (una trentina almeno) s’è lasciata con suo marito Budgie, il batterista dei Banshees, il suo complesso di sempre… Tutto il suo CD (“Mantaray”) è permeato qua e là da questa separazione. Vi  campeggia per la prima volta solo il suo nome d’arte non così diverso poi da Susan, il suo vero nome. Nel richiamo ai Sioux giusto una piccola eredità degli indiani metropolitani, così di moda in un’epoca, la fine dei ‘70, che sembra sepolta dalle disavventure personali di un’intera generazione. Molti non ne sono usciti vivi per via delle droghe che lo stato ha fatto smerciare, molti sono morti di televisione e MTV, molti hanno ancora il coltello tra i denti, come lei. Eccede tutto quello che ha saputo sapientemente costruirsi. Un’artista e una poetessa che lavorava su cento piani Siouxsie alla Torre Eiffel, Parigi 28/09/07diversi: trucco, pettinature, vestiti, movenze sul palco, tecnica vocale, metafore surreali… Un’icona di creatività e libertà. Che ora scrive dei suoi problemi personali di grande disillusione, dopo il suo matrimonio fallito, con la saggezza di un’alchimista o di un eroina giapponese dei fumetti che sente di doversi trasformare in qualcosa di incontenibile. Forse sarà per questo che in un concerto di due giorni fa a Parigi veste abiti "araldici" con i 4 colori che riassumono l’intera opera dell’alchimia? Il nero, il bianco, il rosso e l’oro? Certo, si potrà discutere del gusto di questo vestito, ma lei è una che il gusto lo crea. Sono abiti di scena che fanno tutt’uno con quel che va dicendo. In un altra foto sfoggia la Fenice sulla sua maglietta, il mitico uccello che risorge dalle sue ceneri.ad una serata di autografi con la Fenice
Dopo aver denunciato per tutto un disco la falsità, gli inganni, le bugie e la superficialità di qualcuno (che molto probabilmente è il biondissimo e zompettante marito, Budgie, batterista noto per l’energia e la precisione tribale con cui suona…), finisce per esaltare la forza disumana che la sospinge in alto e la sorregge, sussurrandole parole sagge (il delicato: “Se ciò non ti uccide, ti forgerà” della canzone “If it doesn’t kill you”). Per fortuna sua dice nell’incipit del CD: “Sento una forza che non ho mai sentito prima”. In questo ritorno c’è l’eco di una voce che ha definito con coerenza un modo preciso di sentire il mondo… ed è anche un tuffo nell’energia vitale di vent’anni fa. E’ la stessa pazza che urlava il Padre Nostro ("The Lord’s prayer") deformato a modo suo accanto ai padri del punk con un tappeto devastante di chitarre e pestaggi di batteria. La stessa che intona microtoni col bisturi e svolazza tra Klimt, l’espressionismo, i riti tribali e pagani di Strawinsky… e che fa torcere i sintetizzatori fino ad ottenere un sound “industrial”, duro ed energico come quello di una manciata di chitarre distorte.
Questa volta però, la Diva per eccellenza del Dark, vi aggiunge chiari riferimenti al suo interesse per l’Alchimia. Sempre sospeso e ambiguo. Come qualcosa di imminente (“about to come”) che sta per avvenire. Qualcosa di esplosivo che cambierà per sempre. Un’energia che non ci abbandona mai (a livello personale e cosmico). Che esplode e trasforma a dispetto della consapevolezza che tutto sia una colossale bugia (“Oh what a lie/ Heaven/ Heaven and Alchemy”). E contro la “legge dell’Avvoltoio” che non vorrebbe farla esplodere perché possa trasformarsi in un Cigno
Non suona piuttosto alchemico questo riferimento al “mercurio sublimato”, che lotta contro la sua nigredo, messo a dura prova dalla potenza esplosiva del “salnitro”?

Le auguro di riuscire a far sentire tutto questo a tutti i suoi fedelissimi fans… e al mondo intero che si appresta a cambiare Era nel 2012.

Anche se gli stivali non le entrano più…

“I’m wearing my slinky boots
I’m wearing that kookie mood
Now they seem to fit less”

(“Loveless” – Siouxsie)

PS: per informazioni più dettagliate http://www.thebansheesandothercreatures.co.uk/


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