videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

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Infatti chi vince poi Sanremo?

…ovvero la cerimonia della gara, del contest cui tutti siamo meritocraticamente sottoposti?

 

Vecchioni! Un nome, un programma (…gerontocratico).

Alla sinistra (che non c’è) non resta che un ripiego nell’intimità, nell’AMMORE, una cosa tipo quello dantesco che “move il mondo”, che implora le donne di starci accanto nella depressione più cupa, di chiamarci ancora AMMORE, occhieggiando oscenamente ai book-bloc (che, da copione, nella realtà si genuflettono all’ascolto del vecchione Napolitano)… Siamo alla rotta. Ci vogliono convincere di questo.
Ma qui non c’è amore che li riguardi (vorrebbero venderci anche la nostra disperazione). C’è una rabbia tale che vorrebbe farli a pezzetti, stracciare queste figure di cartapesta… senza AMMORE… consegnarli alla polvere, all’indifferenza, alla damnatio memoriae.
Vecchioni baciato da due donne alte una spanna più di lui, come un ciclista mentre commosso alza l’italico premio, gonfio di benigno orgoglio patriottardo, è un’immagine patetica, vomitevole.
Ci vogliono consegnare quest’immagine di perdenti che possono però farcela ad accedere al trionfo, alla pioggia d’oro, al getto di sperma di Zeus, come una Danae, una puttanella vogliosa… (magari tramite un contest, grazie al licenziamento di massa e alla successiva forma di sfruttamento senza limiti, il
crowdsourcing ).

“E’ Natale!”

Ormai come è tradizione annuale, posto la mia solita canzoncina punk anti-natalizia…


Le mie foto dei castelli romani

http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649
 

Avendo acquistato una videoreflex, la panasonic GH1, e in attesa di nuovi pregevoli video, ecco alcuni miei scatti, presi qua e là… Ovviamente non sono pubblicati alla massima risoluzione, ma rendono l'idea… Buon viaggio.

Un assaggio della qualità del video anche a luce bassa è questa mia prova con l'ud di "Scenes of Instanbul" di Omar Faruk Tekbilek.


“NOI NON LO ACCETTIAMO!”.

 

Ecco la macchina de-sensualizzata di noi giocatori di flipper (es: noi davanti al computer…), privati di tutti i sensi eccetto il tatto (come Tommy… gli altri sensi sono tutti digitalizzati…). L’importante è che il contatore del flipper impazzisca, che il divertimento non abbia limiti, che i profitti salgano… Il film di Ken Russell è davvero feroce… nella sua cupio dissolvi… diciamo pure nel raccontare il fascismo e il fascino ambiguo dell’icona messianica, della rock-star, della persona osannata dalle masse, di colui che introduce religiosamente e militarmente al culto della “macchina”… che è poi anche l’ascesa e la decadenza (l’epopea) dell’individuo borghese, del suo talento ignobile (il pinball wizard, il “mago del flipper”, che fa il suo discorso della montagna su un mucchio di palle)… che alla fine ha come unico sbocco, per il sarcastico regista o un vago misticismo imbecille (con tanto di autoesaltazione e autodistruzione in un effetto speciale di dissolvenza) o una distruzione generalizzata, rabbiosa quanto senza futuro…


T.W. Adorno, vai a dodecagare…

Questa evocazione di riti tribali, il neopaganesimo di Strawinskij, furono visti come nazisteggianti da T. W. Adorno, tutto impegnato a promuovere la premiata ditta dodecafonica… che, per carità, aveva i suoi bravi compositori espressionisti e astratti (Webern il mio preferito). Lo stridere delle tonalità e la polifonia sembrarono troppo violente ad un teorico tutto sommato hegeliano, che preferiva conservare nei frantumi la nostalgia e l’eco del sistema perduto, conservare la costruzione dell’armonia nella dissonanza… Noi che siamo ormai in frantumi non possiamo che vedere nell’apertura politonale e modale di Strawinskij la degna fine della musica classica, ormai diventata una pippa per intellettuali dalla trista figura. Per chi suona (come me con l’ud…) senza armonie verticali i modi mediorientali, Adorno è davvero un trombone insopportabile (più dei pernacchioni di Strawinskij). Sebbene sia da leggere e conoscere, ovviamente.

Vado a sentirmi l’Estate di Vivaldi e a mangiarmi una pizza quattro stagioni… in attesa della “Sagra della Primavera”.


“Tutti giù per Terra!” – finalmente in DVD

Dopo svariate vicissitudini, ho finito di auto-produrre, con l’aiuto di Ugo Innamorati, questo video di quasi mezz’ora, disponibile ora in DVD o in piccoli estratti su YouTube. Eccone alcuni esempi:

Qui invece un link per visionarli direttamente qui dal blog (insieme ad altre piccole mie auto-produzioni)…

 

“Tutti giù per Terra!” – un video di Valerio Mele.

Dopo “Scarpe diem” (video in cui si narra della sua fuga dalla civiltà e della sua mancata rieducazione) il commendator Ugo Filippi (Ugo Innamorati) prende a delirare.
Il suo “fido” maggiordomo Porfirio (Valerio Mele) asseconda ognuna delle sue differenti personalità, con svariati travestimenti, per carpire insieme alla sua misteriosa fidanzata (Cristiana Elle) dove abbia nascosto i suoi soldi…

Tratto da un soggetto nato da lunghe ed esilaranti conversazioni telefoniche tra i due attori protagonisti, il video è stato girato, tra l’altro, nella cornice medievale della splendida Collepino…

Qui sotto, di seguito, le due puntate de “La saga del commendator Filippi”…

Per contatti: Valerio Mele, Ugo Innamorati.

PS: Vi ricordo che come gadget c’è il Calendario 2010


“Bold Marauder”, interpretata da Kendra Smith

Kendra Smith

Ecco una traduzione di una bellissima canzone di Richard Fariña , Bold marauder (di sapore celtico, che in qualche modo precorre il cosiddetto folk apocalittico), cantata dalla voce tetra di Kendra Smith, una cantante (della neo-psichedelia) di cui si sono musicalmente perse le tracce e che, a quanto pare, vive in una roulotte senza elettricità nel nord della California…

E hi, ho, hey, sono un'impavida predatrice
e hi, ho, hey, sono la bianca distruttrice
perché ti mostrerò oro e argento, ti porterò il tesoro,
sventolerò una bandiera di vedovanza e sarò la tua amante
e ti mostrerò una grotta, una fossa e un altare sacrificale
e ti mostrerò sangue sulla pietra e sarò la tua mentore
e Notte sarà la nostra amata e Paura sarà il nostro nome
 
E hi, ho, hey, sono l’impavida predatrice
e hi, ho, hey, sono la bianca distruttrice
perché ti porterò per mano e ti condurrò dal cacciatore
e ti mostrerò il tuono e l’acciaio e sarò la tua istruttrice
e porteremo l'elmo e la spada, e immergeremo la lingua nel massacro
e canteremo una canzone di guerrieri e leveremo lodi all'assassinio
e Cristo sarà il nostro amato e Paura sarà il nostro nome
 
E hi, ho, hey, sono l’impavida predatrice
e hi, ho, hey, sono la bianca distruttrice
perché inasprirò i venti di lassù e insozzerò il fiume
e brucerò le sementi nel campo e sarò tua Madre
e infurierò e ucciderò, e andrò a saccheggiare
e prenderò in moglie una Furia, e sarò tuo Padre
e Morte sarà la nostra amata e Paura sarà il nostro nome.

 


La Canzone del Decervellaggio | parole di A. Jarry, musica di C. Terrasse

I Palotini di "Ubu re"A proposito degli appena nati e ubueschi “Paladini della Libertà“, pubblico una approssimativa traduzione dell’orrida canzone scritta nel 1898 da Alfred Jarry (1873-1907) per la sua favola assoluta e sconquassata “Ubu Re” e musicata da Claude Terrasse. Qui si parla dei celebri “Palotini”, storpiatura grottesca dei Paladini, e si mette in scena l’allegoria del populismo più becero… intollerante o giustizialista… che qui in Italia assume i contorni di un moderno e meno nobile “UBU”, un mostruoso ibrido… una sorta di “Di-Pietrusconi”.

La Canzone del Decervellaggio

Fui per molto operaio ebanista
In via del Campo di Marte, parrocchia d’Ognissanti,
La mia sposa esercitava il mestiere di modista,
E non c’era mai mancato niente.
Quando la domenica si annunciava senza nubi,
Esibivamo i nostri bei paludamenti
E andavamo a vedere il Decervellaggio
In via de l’Echaudé per divertirci un po’.

CORO: Vedete, vedete la macchina girare
Vedete, vedete le cervella saltare,
Vedete, vedete i Benestanti tremare!
Urrà! [urlato] Corna al culo! Viva il Padre Ubu!

I nostri due cari marmocchi impiastricciati di marmellata
Brandendo contenti dei pupazzi di carta
Con noi s’installavano sulla vettura in alto
E andavamo allegramente verso l’Echaudé.
Ci si precipita in massa allo steccato,
Sgomitando per essere in prima fila;
Io mi mettevo sempre su un mucchio di pietre
Per non sporcare le mie scarpe di sangue.

CORO: Vedete, vedete…

Ben presto mia moglie ed io siam bianchi di cervella,
I marmocchi ne mangiano e noi pestiamo i piedi
Vedendo il Palotino brandir la sua lumella
E le ferite e i numeri di piombo.
A un tratto vedo nell’angolo, vicino alla macchina,
Il muso di un tizio che non mi va che a metà…
Vecchio mio, gli dico, riconosco la tua faccia
M’hai derubato, non sarò io a rimpiangerti.

CORO: Vedete, vedete…

A un tratto mi sento tirar per la manica dalla mia sposa
Razza di salame, mi dice, ecco il momento di metterti in mostra:
Mollagli sul muso un bel mucchio di sterco,
Ecco che il Palotino ha voltato le spalle.
Sentendo questo ragionamento superbo,
Prendo sul colpo il mio coraggio a due mani:
Schiaffo al benestante una gigantesca merdra
Che si spiaccica sul naso del Palotino.

CORO: Vedete, vedete..

Subito sono scaraventato al di sopra dello steccato,
Dalla folla infuriata mi vedo spinto
E mi trovo a precipitare con la testa in avanti
Nel grande buco nero da cui non si torna più.
Ecco cosa vuol dire andare a spasso la domenica
In via dell Echaudé per veder decervellare,
Funzionare il Pinza-Porco o il Démanche-Comanche.
Si parte vivi e si torna uccisi.

CORO: Vedete,vedete…

 ”Ubu re” di Alfred Jarry, Marionetteatern, 1964. Regia di Michael Meschke.


Beatrice Antolini al Circolo degli Artisti | 19 febbraio 2010

Venerdì scorso ho visto un bel concerto (mi è piaciuto molto… era da un bel po’ che non si sentiva qualcosa di originale) di una cantante piuttosto ispirata, vivace e talentuosa anche come musicista. Le influenze della sua musica sono tantissime… pop, new wave, psichedelia, progressive, punk, salsa… i brani cambiano atmosfera più volte al loro interno, in una sorta di remix e di divertissement post-moderno… Ecco un piccolo assaggio in video:


Qui un’altro video della serata… C’è da dire che le ultime performance testimoniano di un sensibile miglioramento rispetto alle registrazioni su CD e ai concerti anche solo di un anno fa… Tutto questo lascia presagire un’evoluzione anche più interessante nel futuro…

Batteristi, percussionisti e ipocriti di tutto il mondo, unitevi!



Bel video!
Guardate c’è Stewart Copeland, Nick Mason!
Un pezzo dei Police e dei Pink Floyd!
Annullatevi in questa ennesima causa ipocrita,
barattate il vostro stupido desiderio di apparire
con lo scarico di responsabilità
per le guerre e le devastazioni
che il sistema occidentale garantisce e incentiva,
specialmente in Africa.
Basta
spedire un video del vostro esibizionismo
e il Sudan, dove ci si scanna anche per motivi
religiosi,
continuerà a farlo scandendo più forte con i machete.
Che senso ha andare bene a tempo
ritmare convintamente in tutte le salse etniche,
mentre ci si scanna per il petrolio nel sud del Sudan
senza mettere in discussione la sete di benzina
dell’Occidente?
Che cos’è questa farsa multiculturale
quando si sa benissimo che
non si vive di percussioni e bacchette?

Specie ora che tra l’altro abbiamo capito,
dopo il terremoto di Haiti,
che le catastrofi muovono più a compassione
se non sono causate dagli uomini
(non occorre neanche sborsare
i soldi necessari per la distruzione…).

Il nostro modo di vedere,
la presunzione, il protagonismo,
l’emulazione, la spietata concorrenza,
non vengono minimamente messi in discussione.
Si chiede clemenza agli stessi governi
che hanno incentivato
direttamente o indirettamente
questo scempio.
E così in Sudan, come altrove,
potranno, indisturbati, continuare
a morire ammazzati…


Ormai è tradizione natalizia…

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Sempre la stessa fastidiosissima canzoncina punk di Natale, scritta e suonata da me e cantata da un troll di passaggio…

Qui la trascrizione di parte del testo:


"Gna gna gna gna gna gna gna gna
Gna gna gna gna gna gna gnaa"


Attenti al gorilla!

http://www.pubblicastelli.com/mp3/Il-Gorilla.mp3

Un omaggio a De Andrè… Ugo Innamorati interpreta “Il Gorilla”, riarrangiato da me (il brano è tratto da “Castiga ridendo mores“).


Videocronaca del No-B day | contiene 3 domande ad Ezio Mauro

La videocronaca delle mie impressioni al No-B day… Giornata di una moltitudine caotica e politicamente non rappresentata (animata in alcuni casi anche da basse pulsioni giacobine)… Amaro segno dei tempi bui e senza idee che viviamo… La gente stufa di B. e del berlusconismo era tanta e questo fa piacere. Tanti corpi. La massa. Gnu in transumanza ideologica. E gioventù inafferrabile… gioiosamente trasversale.
Estranea (o quasi) a chi ha il diritto di parola dal palco.
Non è più tempo di chiedere più soldi (anche se è una tentazione irresistibile…“THAT’S WHAT I WANT!”, cantano gli Avengers all’inizio del video), giustizia, lavoro, democrazia… Il sistema è malato. Drogato da una mercificazione capillare e globale… del regno minerale, vegetale e animale. Bisogna inventarsi qualcos’altro… E che la smettano di parlare di “riforme” da fare necessariamente, quando in realtà, con questa parola, si intende completare lo sfascio neo-liberista della cosa pubblica, del welfare e della società… Occorre calma, responsabilità e riflessione. Delegare il meno possibile. Meno scemenze. Meno rancore.

Dis-credito (capire il cui prodest di ogni azione, parola o cosa e regolarsi di conseguenza)… Non: celebrazioni degli “eroi”, dei martiri civili o entusiasmi patriottardi in difesa di una Costituzione sacralizzata e intoccabile.

Per il resto si può in buona parte essere d’accordo con le analisi di

Francesco Raparelli di Global ProjectPS.: Il colore viola mi ha ricordato quello delle occupazioni dell’87 all’università di Bari (lì vi era l’ambiguità dell’invito a violare, “vìola”… Anche se avrei proposto l’arancione visto che ha portato bene alla rivolta popolare di Rajoelina in Madagascar ed è un colore più vivace…).

E ancora… Basta con lo slogan: “Fuori la mafia dallo stato!”… Non vorremmo mica che le istituzioni si svuotino!… Con ciò voglio dire che la mafia non è cosa così diversa dallo stato. E’ solo un esercizio non convenzionale del potere… come quello dei servizi segreti e delle riunioni (cene, incontri informali di politici, di good fellas, meeting di lobby, ecc…) fuori dai luoghi deputati (es.: il “Parlamento”). Nel capitalismo il “gioco sporco” è implicito. La sua posta in gioco è prevaricare, rastrellare il lavoro vivo altrui, fregare il prossimo, con l’inganno (e se non vi si riesce, con la forza…), non essere delle mammolette, mi pare… E uno stato capitalista non può non ricorrere di tanto in tanto ai proverbiali “estremi rimedi”, coperto dalla sua spettacolare apparenza democratica…



Per l’inconcludente vertice della FAO…

Makoutou

…Ecco un mini CD del 2007, “Li grassi leoni dell’Africa secca”, che il mio compare Ugo Innamorati (voce recitante dei tre brani, su miei testi e musichette) mi invita a pubblicare in versione MP3 in occasione del vertice FAO, che ha raccolto un pressoché 
globale disinteresse… specie da parte dei metaforici “leoni” del titolo (ovvero dei paesi ricchi, delle nazioni interessate più a sfruttare nei modi peggiori le materie prime di quel martoriato continente, che a pulirsi una pur lordissima coscienza con degli aiuti umanitari atti ad arginare situazioni prossime allo sterminio di massa…).


Tratto dal più corposo
I neutrini, questo CD racconta l’epopea di Hugh Inlove (al secolo, Ugo Innamorati), dopo la severa condanna subita per aver parodiato indegnamente l’opera del suo amico J.L. Gaudet, “Baraka” (che raccontava tra l’altro di una miracolosa danza della pioggia di un griot in un’assetatissima regione africana…). Si narra cioè dell’evasione rocambolesca via mare di Hugh (e del compianto amico Savy, alias Salvo Salviati), dell’incontro con la canterina regina di Atlantide, fastidiosissima soprano, e del suo ritorno a casa, accolto dal suo cane che stenta a riconoscerlo…

Per chi avesse l’ardire e la pazienza di seguire questo simpatico delirio, ecco i testi


Via dalla Via Lattea!

Con un viaggio che raggiunge la velocità impossibile di 250.000 anni luce al secondo, partendo dalla Terra, usciamo fuori dal Sistema Solare, poi dal campo delle costellazioni (i tracciati bluastri) visibili dalla Terra… e infine dalla nostra Galassia, la Via Lattea… Compaiono le due galassie più vicine alla nostra… Ma ci rendiamo anche conto di quanto sia piccolo quello che noi consideriamo immenso… il nostro mondo, le costellazioni che conosciamo… un mare di stelle perduto in uno smisurato oceano di vuoto.

Ciò che esiste sembra che sia "quasi niente".

innegabile la somiglianza di questa immagine con le nebulose fotografate da Hubble...Ma l’onda che attraversa l’intero "universo" (o "poliverso") in ogni suo luogo lega il più infimo degli elementi al più smisurato. E perfino il vuoto (ammesso che lo sia poi davvero) acquista un senso nel reticolo che abbraccia ogni cosa, in infinite modulazioni e modalità…

Alla fine sembra una musica… E pare di stare nel cosmo come un feto nella pancia di una madre. Non sentiamo che l’eco confusa di quel che è al di là del conoscibile.

____________________________________
 

PS: Il programma  che ho usato è Celestia, un software che consente di viaggiare in un modello in 3D del Sistema Solare, delle stelle e delle galassie conosciute.

Grazie, Les Paul…

E’ morto a 94 anni l’inventore della chitarra elettrica "solid body", che ha reso possibile suonare ad alto volume, dando inizio di fatto all’epopea del rock… Tra i clienti più noti della famosissima Gibson Les Paul: Jimmy Page, Carlos SantanaRobert Fripp, Frank Zappa, ecc…. Hard-rock, sperimentazione progressive, punk, sono nati dalle mani d’artigiano di questo jazzista geniale, che, a seguito di un incidente che gli invalidò il gomito destro, se lo fece bloccare a "L" per poter continuare a suonare. 
Il suo nome è Lester William Polfuss, universalmente noto come Les Paul. Nella foto accanto ha in mano "the Log", il primo esperimento di chitarra a cassa piena, subito imitato (nell’idea ma non nella forma) da Leo Fender, che commercializzò dopo qualche anno la prima Telecaster (ma questa è un’altra storia…). Da quel prototipo scaturì poi la Gibson Les Paul a spalla mancante che tutti conosciamo…

Ebbi il piacere di suonare una Gibson Les Paul dorata a tre pickup, un giorno… Non me ne volevo distaccare. Lo ricordo ancora come un pomeriggio indimenticabile… Gli amanti del "suono caldo" in una chitarra elettrica non possono prescidere dalle invenzioni di Les Paul…


Al concerto degli Speed Caravan

Sabato scorso sono andato a vedere Mehedi Haddab e il suo stravagante ud elettrico… Questo musicista di origini algerine, già noto per le sue collaborazioni con Ekova e Asian Dub Foundation, è un personaggio davvero singolare… Ero proprio sotto il palco a fine concerto e ho potuto notare una certa dissociazione tra la composta calma mistica propria dei suonatori di ud e l’elettricità eccitata, narcisista ed entusiasta propria, per esempio, di un Hendrix. Costui fissa un punto nel vuoto mentre le sue dita si muovono in modo sovrumano e meccanico disegnando frasi nervose e velocissime. Non guardava il pubblico… vedeva i punti di attacco e stacco della cascata irrefrenabile di note. L’ho chiaramente letto nei suoi occhi. E’ stato un vero trionfo di ispirazione e spettacolo… Anche se Mehedi, ne sono sicuro, sarebbe in grado di volare più alto… Il suo limite forse è proprio la mania occidentale per lo spettacolo… Di lui mi impressiona il fulmine che disegna la rapidissima sequenza dei movimenti delle dita… prima che la valanga di note possa travolgere chi lo ascolta.

Oh, no! Un’altra canzone!…

 Capita a volte di voler sperimentare gli effetti speciali in un montaggio video e ci si diverte un po’ a fare la parodia dei rockettari… Così esce fuori un misto tra i Rolling Stones e Bracardi (quello di: "Che te freca!!!"…).

Tra tende elettroniche che nascondono le scope (ahimé, riprese per sbaglio), scariche elettriche e gif sfacciate o da delirium tremens, si giunge al "rumore rosa" (audio e video) in cui tutto scompare…

Meglio guardarlo in HQ

(Da non prendere sul serio…).


Ascolta Israele…

 

Sarà pure ingenuo e vi sembrerà l’invito superficiale di “Babilonia”, di un’”idolatra” a fare la pace… tra pop e poppe… (in nome di un comune passato glorioso proiettato in un Egitto in versione suite metropolitana per popstar“tra me e te c’è una lunga storia”) ma quando Natacha Atlas si interroga candidamente e con voce sublime si chiede (in arabo): “Perché ci stiamo combattendo?”, forse non sa di far parte involontariamente di un progetto massonico (a partecipazione italiana) di reintegrazione degli arabi cattivi

Sta di fatto che ha una voce bellissima ‘sta donna…

E se è vero che ogni sublimazione nasce da una castrazione, questa è già stata compiuta, con tutti gli arti recisi dal recente genocidio in Palestina. Ora le potenze occidentali stimano i danni e gli investimenti… e impediscono di parlar male di Israele (col ricatto tragicamente stupido che sennò sei nazi o comunista)… e mostrano invece come sono cattivi i palestinesi che osano scavare tunnel, resistere e difendersi… invece di abbracciare l’ONU che li viene a sfamare, prima del prossimo bombardamento. Non sia mai la prossima volta dovessero morire senza un cheese-burger in mano.

Forse davvero la cosa si risolve con l’erotismo generalizzato (invece che con l’intersoggettività timotica hegeliana) e affidando tutto il potere a Cleopatra.


Arrivano i barbari!

Albert Kuvezin, cantante degli Yat-KahUltimamente m’è capitato di sentire un po’ di cose interessanti musicalmente parlando… Del resto non si produce musica originale da un bel po’ in Occidente… Questo è dovuto al fatto che l’innovazione di solito passa per l’invenzione di nuovi strumenti o per l’impiego di strumenti “esotici”, per alchimie ben riuscite e intuizioni geniali, per l’evoluzione tecnologica degli strumenti.

DIGRESSIONE - Per gli amanti dei cataloghi si potrebbe suddividere la musica (semplificando e dando ai termini usati connotati più ampi del consueto) in cinque classi:

  • folk (termine legato al concetto di “popolo”, tradizione, territorio, con le sue leggende autoctone e le sue nostalgie acustiche… e le sue fantasie riappacificanti regressivo-rurali)
  • pop (legato alle leggi del mercato, dello spettacolo, dell’ideologia e dell’intrattenimento… si intende anche il rock, hip-hop e tutti i sottogeneri più diffusi… Anche il jazz - i jazzisti non me ne vogliano - può essere considerato “pop”… colto, molto yankee, ma pop…)
  • world (legato ad un’idea un po’ ipocrita di “integrazione”, centrato sulla musica occidentale, che ascolta e comprende l’altro solo se simile…)
  • etnica (legato al concetto di etnia e di appartenenza non necessariamente territoriale, non limitato dunque dai confini di una nazione… sorgente viva sia della musica che di paranoie identitarie… sarebbe meglio definirla MODALE, tagliando così di netto il riferimento familistico, genealogico, di stirpe…)
  • classica (legato al concetto di “museo”…)

Dicevo dunque che ultimamente ci sono un po’ di invasioni barbariche musicali che ho molto apprezzato nel loro sincretismo e che abbracciano trasversalmente più classi tra quelle citate:

1) Il “tuva-rock” degli Yat-Kah, il cui cantante, dal canto gutturale (sciamanico e armonico, “bitonale”) tipicamente mongolo, ha fuso naturalmente le scale pentatoniche etniche con quelle rock. Il risultato ricorda alla lontana, nella vocalità cavernosa, gli Swans… ma vi è una profondità e una ruvidità che viene da più lontano.

2) Un CD “electro-mediorientale” degli Speed Caravan, “Kalashnik love”, in cui il suonatore di ud (elettrico) suona ispirato come un Jimi Hendrix, adoperando persino il wha-wha di tanto in tanto…

 

3) E per ultimi anche gli Asian dub foundation hanno fatto un bel CD… “Punkara”, dalle molteplici influenze, che ricorda tutte le periferie interne ed esterne dell’Impero.

n) Ma Natacha Atlas (sarà “arab-pop”…) è sempre Natacha Atlas…


DEVOlution!

 

E’ questa la vera origine della parola "devolution"?… (intesa nel senso di "de-evolution" probabilmente… e in assonanza con "revolution". Un po’ la parodia anticipata del "movimento per la decrescita"). Sto imparando a rivalutare alcune cose che le mie orecchie sentivano quasi 30 anni fa quando ancora Carlo Massarini ("Mr. Fantasy") ci mostrava (incredibilmente su RAIUNO!!!) i video dei Residents e dei Tuxedomoon… Allora ero forse troppo giovane per "capire", ma ora nel mio lettore MP3 ci sono anche loro: i Devo. Un incubo di idiozia. Il vero volto del "pop". Dissacratori felici e ironici del loro tempo (punk, tastierine, suoni di plastica) che non è molto diverso dal nostro.

"Domanda: Non siamo uomini?

Risposta: Siamo DEVO!".

Che dire allora di questa canzone (e questo video) del 1981?

"E’ un mondo bellissimo!

…per te…

…per te…

…per te…

…non per me!".


Ormai è tradizione natalizia…

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Sempre la stessa fastidiosissima canzoncina punk di Natale, scritta e suonata da me e cantata da un troll di passaggio…

Qui la trascrizione di parte del testo:


"Gna gna gna gna gna gna gna gna
Gna gna gna gna gna gna gnaa"

Come uccidere un suicida…

…ovvero: come trasformare l’oscura e complessa vicenda di Ian Curtis, cantante dei Joy Division in una banalissima soap opera spacciata per film-biografia. Trovo che "Control", il film cui alludo, oltre che ad essere, per dirla con un eufemismo, una cacata è anche un delitto. 

Ripetere paro paro l’esecuzione televisiva di "Transmission" (che è questa che ho appena proposto), sostituendo a Ian Curtis (nel film) un personaggio dipinto come un bamboccio epilettico imbottito di psicofarmaci e incapace di gestire il fallimento del suo matrimonio per non esser riuscito a dir di no all’amante belga, è un omicidio. Un omicidio di un suicida.

Rivedere replicata su YouTube la banalizzazione di una vicenda personale inquieta e così poco sentimentale è a dir poco fastidioso.

Ma perché prendersela tanto, mi si potrebbe chiedere?

Perché a 14 anni io imparavo e suonavo i giri di basso e le parti di chitarra delle canzoni dei Joy Division. Erano semplici, scarne e alla portata di tutti. Musica pop che cantava il disagio di chi rifiuta di partecipare colpevolmente alla farsa del mondo… e nello stesso tempo una frenesia dagli spasmi incontrollabili, mortali. Estremamente vitale proprio per questo.

Il film in questione è pura idiozia. Idiozia pericolosa perché romantica. E Ian Curtis non era romantico per niente.  Ian Curtis ha scritto e cantato la depressione e la disperazione con accenti mitteleuropei, con una sapienza e un’immediatezza che va ben al di là delle performance stonate e acerbe che i video e gli infiniti bootleg dei concerti ci hanno tristemente tramandato.

Imitare l’epilessia, il sudore la danza scoordinata e lo sguardo perennemente altrove del cantante è patetico. Come lo era anche il film "Doors" di Oliver Stone del resto e un po’ tutti i film sul mito del rocker maledetto.

Ma qui si cancella del tutto una persona. Ne si ricalcano le rare tracce documentate per sovrapporvi un falso depotenziato. Non era meglio ascoltare i Joy Division dagli LP o dai CD, leggere i testi delle canzoni? Non era meglio il silenzio che Ian Curtis stesso aveva scelto? Perché cercare di indagare con mente impreparata, con stolidità, la mente di un ragazzo che era riuscito a scarnificare il punk fino a ridurlo a tragedia privata e collettiva nello stesso tempo (preannunciando già fin dalla scelta del nome della band il fallimento di quell’ideale universalista [1] di cui tanto si discute ultimamente, interiorizzato fino all’auto-condanna)? Come aveva più volte annunciato implicitamente nei testi delle sue canzoni, s’impiccò… forse sapeva già che la sua arte sarebbe stata cancellata su YouTube da una patetica imitazione ad opera di un attore-bamboccio?

There’s no room for the weak,

no room for the weak…

When will it end?

When will it end?

When will it end?

When will it end?

(da "Day of the Lords" dell’album "Unknown pleasures")

 [1] "L’Occidente non è la verità, la Modernità non è la verità, i diritti umani non sono la verità, l’ideologia liberale non è la verità e nemmeno il parlamentarismo, e forse nemmeno la democrazia" (Raffaele Ventura, a proposito di Slavoj Žižek, etc…).

 

P.S.: Trash per trash: molto si spiega con il fatto che ad ispirare la sceneggiatura del film sia stata la biografia della moglie (tradita) di Ian Curtis…

 



Sciamani australiani in abiti rinascimentali…

…parlo dei Dead Can Dance di Lisa Gerrard e Brendan Perry. Li andai a vedere in pellegrinaggio a Torino ai loro tempi migliori. In un teatro. La cantante protetta dietro al suo piccolo altare con lo "yang tsin", un salterio cinese che si suona con sottili bacchette, vestita come nel video… Che dire di questi cantanti che cantano ad occhi chiusi in una lingua inventata, glossolalica? Sono sicuramente degli esploratori sincretisti dell'animo umano… Sciamani che evocano tutti i mondi "lontani" possibili e la cui voce sembra non partire dalla loro fisicità… Il senso di sovranità individuale che riescono ad esprimere dà i brividi. Selvaggi e civili allo stesso tempo, come solo dei pionieri in terra d'Australia potrebbero esprimersi… Hanno mescolato musica medioevale con percussioni tribali e sintetizzatori.

Non so. E' il culmine dell'ispirazione intimista della musica degli anni '80. Una coppia ierogamica che mi ipnotizzò… e che tutt'ora trascina la mia immaginazione verso orizzonti migliori. Un meraviglioso deserto… dai confini più ampi di questo universo claustrofobico i cui spazi tendono a restringersi sempre più.

Una sorta di catastrofe sublimata… questa è "Rakim":

 
Poi divorziarono… e Lisa Gerrard intraprese una fulgida carriera da solista (ormai si sente in svariati spot pubblicitari, dopo la colonna sonora de "Il gladiatore").
 
P.S.: Ma il più bel pezzo scritto da loro, secondo me, è "Carnival of lights"…
 


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