videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Il Potere non esiste…

Se mettiamo un dito nell’acqua e lo giriamo in cerchio, l’acqua farà mulinelli, creerà turbolenze, agiterà le sue molecole e poi… tornerà allo stato originario. L’omeostasi.
Questo accade in natura. E anche nella società. La “massa” è massa sia di persone che di particelle. E’ sociale e fisica. E come si muove questa massa? In modo caotico, sollecitata da forze che incontrano “attrattori strani”, che creano altri movimenti poco prevedibili… ma TUTTI questi movimenti tendono alla stasi.

Non è successo niente. Non esiste opposizione. Non esiste rivoluzione. Non c’è possibilità di cambiare. Il potere imita la natura e ha come unico scopo la sua sopravvivenza. Ragiona come un animale braccato dalla sua morte sempre possibile. Come biasimare questa strategia?

In passato qualcuno ha provato a prendere la parte impossibile del dispendio fino all’estreme conseguenze (G. Bataille), chi ha indicato la “pulsione di morte” come primaria, nel cuore del soggetto (J. Kristeva), chi ha esaltato la malattia mentale incurabile, la schizofrenia, come forza rivoluzionaria (G. Deleuze)… Niente da fare. Non è sostenibile: non siamo né dissoluti senza riserve, né solcati da impulsi (auto)distruttivi che si rivelano “rivoluzionari”, nè pazzi… Semplicemente, nel secolo scorso, abbiamo blaterato a vuoto di strategie contro un nemico che non c’è… e che ora, liberatosi di ogni “ostacolo” mostra un volto reazionario sì… ma solo per inerzia. Non contano più le idee. Conta solo la sopravvivenza. E siamo coinvolti tutti in questo, presidenti, impiegati, rivoluzionari e terroristi. Tutti immersi nella rivoluzione surrealista della pubblicità e del cinema, eternamente dissuasi da noi stessi e… smemorati. Il Potere è divenuto un gioco insensato e senza sovrano, come la natura… come un’universo in espansione che confina con infiniti altri universi (lo dicono recenti teorie sull’universo). Non c’è più un centro, non c’è più un capo… Regna il BUCO NERO, la MATERIA OSCURA… il NEUTRINO… la particella senza massa (paradosso indecifrabile e ottima scusa per chiedere fondi miliardari destinati alla ricerca scientifica e alla costruzione di enormi cappe di piombo per catturare nanoparticelle).

Siamo nell’Era della Scomparsa.

La novità è che la “carta dei diritti dell’Uomo” è diventata carta igienica, così come il “diritto internazionale”… Qualcosa di nuovo e sinistro si affaccia in questo nuovo millennio. Si può fare una guerra “offensiva” (con bombardamenti al fosforo) per acciuffare una sola persona (che non c’è) o per scovare armi (che non ci sono). E, in Italia, i politici mentono e delinquono programmaticamente. E anche i giornalisti, i magistrati e i comici che provano a smascherarli non sono che i residuati bellici di tutte le teorie critiche del Novecento e dell’Ottocento. Non c’è niente da smascherare. Delinquono. E’ normale. La normalità di D’Alema. Che cazzo vuoi Grillo? Che vuoi, Travaglio?… Siete della stessa sostanza del padre: televisione e internet… ed ENTUSIASMO! INDIGNAZIONE!…

Il Potere chi ce l’ha? ce l’ha sempre qualcun’altro… è uno scarica-barile… ognuno ci guadagna qualcosa ad ogni passaggio… Ma il Potere non esiste. E’ un mulinello. Ci sono solo piccoli poteri, piccole persone… Non ha senso opporsi. Vuol dire fare come nel ’68… far oliare i meccanismi “repressivi”… esigere dal potere che si riveli in tutto il suo splendore di Nulla: manganelli, proiettili di gomma e non, squadrismi, bombe di Stato.

La nuova strategia è un’altra. Non si può volere la visibilità, la comunicazione, la televisione, i telefonini, internet, le conferenze stampa… Resta la massa. Intesa come forza fisica. La vita. Le forze della natura. Cosa può fare un’auto blu contro un terremoto? Cosa può fare un politico contro un ictus?…

E comunque dopo c’è sempre l’oblio, il silenzio… e l’omeostasi.

Nei prossimi anni il mondo si dovrà confrontare con l’inutilità di gran parte del lavoro (diviso all’inverosimile, esteso in modo pletorico e privato di ogni senso che non fosse il sadico e idiota sovrappiù da spremere) con la sovrappopolazione, con l’indebitamento generalizzato e l’assurdità dei criteri di produzione del danaro, con le mutazioni economiche, climatiche e genetiche… e con tutto il vecchio che si ostina ancora a sopravvivere a discapito di ciò che viene.
Non basta dire che un sistema funziona, per benedirlo. Poi subentra la stanchezza. E poi il sistema collassa, da solo… senza entusiasmo, né eccitazione, né spettacolo. Allora, come da tombe scoperchiate, torneranno i morti. Le masse. E il Potere vedrà il suo volto. Il suo nulla. Una bellissima e poetica TABULA RASA.

Nel frattempo godetevi lo spettacolo distante di una supernova.

Annunci

12 Risposte

  1. Mi piace quel che hai scritto!
    ma qualcuno se lo lecca il dito dopo averlo immerso nell’acqua mentre attende che torni la quiete? 🙂
    notte

    15 maggio 2008 alle 23:12

  2. valeriomele

    Eh… quella è la parte più bella! 🙂

    15 maggio 2008 alle 23:39

  3. L’articolo è senz’altro interessante.
    Però, a mio parere, ha una pecca. Non credo che nessuno di noi vivrà tempo a sufficienza per vedere il mulinello che si ferma. Per questo, in fondo, non mi interessa sapere se, all’infinito, si fermerà davvero o no. Io devo fare i conti con il mio stare qui adesso e, per dio, il dito lo giro eccome. Non devo risolvere i problemi dell’eternità, ma scontrarmi con quelli che mi trovo davanti. E non mi tirerò indietro.
    Un tempo ragionavo come te, ora ho una visione della vita decisamente più epica. Che la morte mi trovi ancora vivo!!
    http://claframanpao.livejournal.com/

    16 maggio 2008 alle 07:30

  4. valeriomele

    Caro Utente Anonimo,
    (premettendo che non gradisco affatto sentire che nel mio articolo – ma… è un articolo? – ci sono pecche 🙂 io penso che il qui e ora non corrisponda al sentirsi cittadino. Non mi è mai piaciuta la borghesia. E non voglio cadere nella trappola di difendere i diritti e le idee uscite dalla rivoluzione francese solo perché c’è una forza reazionaria davvero imbecille che ci sta invadendo le scatole televisive e non. Davanti ad un assalto non ci si difende con il “poco” ideologico… Io sono sempre stato massimalista… Qui e ora delle supernove esplodono. Lo vediamo nella luce degli orgasmi. L’eternità è qui da sempre. Non ci fate paura. Non contate nulla. Della Rivoluzione Francese si salva solo il berretto frigio di mitraica memoria… L’eroe che sgozzava il Toro e che conosceva il cosmo. Io dico che la politica non si fa a parole. E tantomeno dico di aspettare. La politica o è FISICA o non è. Le ideologie sono neutrini. Sono inefficaci. Non si può discutere all’infinito se una cosa è giusta o meno. Le vecchie categorie di interpretazione della società sono defunte. Per questo è scomparsa la sinistra. Solo la forza, la massa, la pressione può spazzare i miserabili presuntuosi che abbiamo al governo. E non faccio differenza tra valanghe, asteroidi o gente in piazza. Pressione fisica!

    PS: per quanto riguarda le idee, cambiamo punti di riferimento. Il mondo è cambiato. Siamo ancora fermi a categorie interpretative che erano già vecchie e inadeguate 40 anni fa… E credo che, comunque, non si possa prescindere da Baudrillard… Arrestiamo piuttosto la scomparsa del corpo. La massa dei nostri corpi è viva. Non siamo ancora ad Auschwitz. E ripeto… non cambiamo proprio nulla se non impariamo il linguaggio dei sogni. Se non cambiamo noi, non cambia niente. E’ inutile giocare a puntare il dito contro il potere cattivo… La responsabilità? La fratellanza? La solidarietà?… E con chi? Non mi piace il mio prossimo…

    Bisogna essere pazienti… Il cambiamento passa per una lenta mutazione (o rieducazione)… o per un fulmine che cade al suolo inaspettato.
    E fa niente se non vedrò fermarsi il mulinello. A me interessa ricreare lo spirito giusto per mutare. Anche un po’ alla volta. Anche “magicamente”.

    Un’altro giro, un’altra specie.

    16 maggio 2008 alle 15:52

  5. valeriomele

    E comunque ti dò ragione su una cosa… Meglio la categoria di “cittadino” che quella dei “giovani”, degli “utenti”, delle “famiglie”, dei “consumatori”, degli “spettatori”…

    16 maggio 2008 alle 16:16

  6. utente anonimo

    poeticamente bello, ma in contrasto con quanto tu stesso affermi. Aspettare non porta semplicemente all’arrestarsi del mulinello? E’ quanto dicevi tu.
    Se siano chiacchiere o meno tu non lo sai e neanche io. Non sventoliamo questi argomenti dialettici logori. Personalmente, non mi limito alle chiacchiere. E non mi accontento più di beare la mia vanità con magniloquenza irreprensibile, ma assolutamente inetta.
    La realtà non aspetta che la fisica risolva i suoi problemi. Tu aspetta la fine del mondo per provare a fare qualcosa, io intanto comincio.

    19 maggio 2008 alle 08:30

  7. valeriomele

    “Argomenti dialettici logori”… è quello che dicevo io. Quando parlavo di strumenti interpretativi obsoleti (che si rifanno al mito della modernità e del “cittadino”)… Ma io, caro Anonimo, non aspetto la fine del mondo, né l’arresto del mulinello. Quella è una tua interpretazione. Io critico un’etica fondata sul ditino che agita le acque… quando è l’omeostasi (il rispetto dell’altro, la conoscenza della “natura”, l’agire in accordo con essa) che trionfa universalmente. Io difendo la causa della Natura, nel senso degli alchimisti, dell’energia paziente della mutazione e della trasmutazione. E agisco qui e ora. Cambiando me in primo luogo. E chi mi circonda. L’unico spazio “politico” che ci è rimasto (gli altri sono illusori, evocati dai “medium” o “media”, al plurale). Per politica intendo: lo spazio che ci permette di trasformare in azione delle idee condivise. Non credo assolutamente nell’agire collettivo senza passare al vaglio i “soggetti” di questo agire. Che a mio parere sono quasi tutti irrimediabilmente “corrotti”. Fecce sul fondo di una cucurbita, ampolla o storta… Mi spiace, ma non credo nel valore della responsabilità e del sentirmi “cittadino”… Non ci posso fare niente… ci vedo retorica da Rivoluzione Francese… che sarà pur stato un bel godimento (tagliare tutte quelle teste nobili e non) ma resta sempre l’inizio della mucillagine romantica che ha fatto fiorire ideali con un’ipocrisia che si è poi rivelata tragica con i totalitarismi del novecento… Il Duemila di apre con la fine di questa illusione “illuminista”. Fine della Carta dei Diritti dell’Uomo, fine di Libertà, Uguaglianza, Fratellanza nel senso dell’etica che dovrebbe ispirare delle nazioni democratiche… Invitavo a meditare prima di agire in qualsiasi modo. La mia tradizione resta quella del popolo ironico e felice che si auto-organizza dal basso. Ma occorre un lungo lavoro per dirozzare questa umanità pateticamente imbecille che ci ritroviamo. Detto questo, trovo nobile la tua iniziativa di voler cambiare le cose… Vai e cambia… Chi comincia qualcosa non è da biasimare. Io sono di un’altra scuola, mi sa… Vecchia come il cucco. Tenace e inestirpabile. Gramigna cosmica. Utopia libertaria. Il non-luogo dei sogni. La fine della Logica. La libertà. Non la libertà vigilata. Se sono “magniloquente” ed “inetto”, vediamo cosa è per te l’azione… che fai tu? perché ti preme “agire”? che vantaggio ne deduci da quel che fai? tu che, deduco io, pensi di non essere “inetto”… 🙂
    Elencami in pochi punti quello che secondo te è il tuo agire “politico” condivisibile… (io delle proposte le ho fatte. Sei tu che non le vedi come tali…).
    Non voglio far polemica. Sono davvero curioso di sapere quel che ti ispira davvero.

    23 maggio 2008 alle 14:06

  8. Premesso che di fronte a tutto quello che ci sarebbe da fare sono un inetto anch’io, in parole povere, quello che faccio è questo:
    http://www.emporioprimovere.it
    http://www.emporioprimovere.it/WordPress/
    perchè sono convinto che il modo in cui orientare il proprio denaro è una scelta politica che da molto più fastidio di altre. Nel 2000 costituimmo un GAS (credo abbia molto a che fare con l’autorganizzazione) e nel 2004 abbiamo aperto un punto vendita, in cui organizziamo miriadi di iniziative di sensibilizzazione (chiarisco che sotto il profilo economico per me è una rimessa pura).
    E questo:
    http://claframanpao.livejournal.com/
    perchè penso che la democrazia non è affatto una conquista disprezzabile. Lo possiamo pensare solo noi che siamo viziati dai suoi privilegi. E che occorra una cittadinanza consapevole ed informata per fungere da baluardo a chi vorrebbe buttarla via (di cui fanno parte gli scettici blu che ancora non accettano il fatto che la convivenza comporta venirsi incontro);
    Sull’idealismo libertario, ribadisco: intanto, la realtà non aspetta. E va vissuta. Non è che non condivida il desiderio (ci mancherebbe!), non condivido il proiettarsi verso un tempo indefinito.
    Per giunta, questa posizione è troppo aristocratica per i miei gusti.
    Sul fatto che occorra lavorare su sè stessi, sono daccordo, ma le cose non si escludono, anzi. Non aspetterò di diventare la perfezione per relazionarmi con gli altri, così come non aspetterò di aver raggiunto la saggezza per dedicarmi anche alla dimensione sociale. Le cose vanno, secondo me, di pari passo, non sono alternative.
    Cosa mi muove? Parecchie cose. Senso del dovere e gratitudine per chi ha lottato prima di me per certe conquiste. Piacere dell’incontro e della scoperta. Piacere (nuovo per me) di trovare la forza reciprocamente per portare avanti un progetto. Vanità. Desiderio di non arrendersi a che le cose debbano andare per forza in un modo. Senso di solidarietà e di giustizia verso chi subisce la realtà, mentre noi ne discutiamo. Poter dire, come Jack Nikolson “Almeno io ci ho provato!!”, perchè in questa frase c’è tutta la dignità dell’essere uomini.

    26 maggio 2008 alle 08:39

  9. valeriomele

    Ok, hai la mia benedizione :))))

    Comunque penso che si possa coesistere senza criticarsi troppo. Tu che vuoi fare o fai “concretamente” delle cose per migliorare il mondo intorno a te, fai la stessa cosa che faccio io, in fondo… magari con un’altra strategia. Non sono d’accordo sulla critica dell’utopia (che tu bolli come “ideale”) in quanto ritengo che se si conosce dove di vuole andare a parare, tutti i passi intermedi sono sicuramente più sicuri e coerenti. L’utopia serve la pratica e la pratica l’utopia, secondo una vecchia idea ottocentesca. Credo di avere un bagaglio critico differente ed un approccio più “contemporaneo” (uhm… post-decostruzionista? neo-patafisico?) nell’analisi della realtà e non pretendo di aspettare la perfezione per muovermi. Io, per ora, mi muovo come credo sia possibile (senza farmi illusioni). E credo di essere già perfetto nella mia “imperfezione” 🙂 Essendomi autoproclamato “SonoColuiCheSono”, formula paracula valida per il Supremo (“Javeh”, l’ex “Elohim”) come per l’Infimo. Semplice come respirare, direbbe un indù.

    Sia lode alle tue lodevoli azioni…

    Mi chiedo: può una bella mangiata equa e solidale essere un piccolo passo per liberarsi dai manganelli, dalle statistiche, dall’informazione ipertrofica, dalle bollette, dalle banche e dal razzismo? (dal clero, dalla guerra, dai cojoni, dai rompiscatole, dai menagrami, ecc…)?

    Nel frattempo mi informerò meglio sui Gruppi di Acquisto Solidale…

    Ieri, passeggiando in rete, invece guardavo il poco o niente che c’è in giro…

    Credo ci voglia un restyling come si deve… Non ci posso fare niente: detesto la parola “oppressione”, “compagno”, “lavoratore”, “popolo”, “repressione”, “reazione”… Preferisco parole come “massa”, “pressione”, “inerzia”, “omeostasi”, “simulazione”, ecc… Meglio parlare della società come in un esperimento di fisica. Capisco meglio.

    Nel frattempo c’è una corsa a complicare i rapporti e a criticare l’altro che non si riesce ad arrestare… Ecco a che serve l’utopia o “atopia”. Senza opporre un polo antagonista (fatale) si assiste ad un proliferare di mezze misure che riconfermano il sistema da cui queste si originano. Un linguaggio comune passa senz’altro per un utilizzo disinvolto, analogico, della lingua (infatti anche popolarmente esiste un parlato figurato per meglio esprimersi… come anche nei nostri proverbi, miti, leggende).

    E i sogni agiscono… ora. Non sono degli “ideali”. Dormiamo circa 1/3 della nostra vita. E’ forse tempo sprecato? Non credo…

    Noi non abbiamo origine. In-sistiamo ed e-sistiamo da sempre.

    26 maggio 2008 alle 15:00

  10. Pingback: Il mio 15 ottobre – ovvero Della diserzione « Valerio Mele

  11. Pingback: Marcia legalità (contro ignoti) « Valerio Mele

  12. Pingback: La speranza è l’ultima a morire (purtroppo…) | Valerio Mele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...