videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Un film-sogno di Ruiz

Sono reduce dalla visione di uno stranissimo film proposto da Enrico Ghezzi la notte scorsa su Rai tre, "Pugna d’amore in sogno" di Raùl Ruiz, regista che già conoscevo per altre sue pellicole, assolutamente debordanti nel loro alludere costantemente ad altro (miti, leggende, emblemi). Gioco di specchi (che rubano i riflessi), furto, monete, pirati, preti, suore, antro delle ninfe, amore-duello, ferite narcisistiche, teologia (tra libero arbitrio e predestinazione), alchimia, cabala, film come sogno e sogno come film, siti internet che anticipano il futuro dei protagonisti, sono i temi in gioco. Ma alla fine dopo la girandola di sostituzioni di storie e personaggi non resta che una difficoltà di (o un’insofferenza a) narrare e produrre senso, assolutamente dichiarata dall’autore attraverso le battute degli attori (che alla fine hanno tutti una ferita in fronte e di tanto in tanto strillano, porelli…). M’è molto piaciuta la scena del protagonista che giace con la ninfa per stare con Venere o con Venere per stare con la ninfa.

Raùl Ruiz... ritratto come regista-cecchinoMi viene da pensare che forse faccia male studiare teologia (la stessa che ha tanto influenzato i film di Luis Buñuel)…

Se solo non ci fossero stati i sottotitoli a costringermi ad uno sforzo visivo, non avrei notato la differenza di "linguaggio" tra il film e i sogni che avrò presumibilmente fatto in seguito.

E’ un po’ quello che mi auguro che accada più di frequente: che un certo criterio di sostituzione dei sensi e dei segni circoli quotidianamente. Aiuta a vedere le "cose" per quello che sono… (duplici, ambigue, in movimento, reversibili).

Nel caso di Ruiz sembrano fantasmagorie "barocche" dall’apparente nesso alchemico-metafisico, del quale in realtà non sono che la caricatura (i 22 anelli, la croce di Malta, ecc…). Di ciò un po’ me ne dolgo… ma non è forse l’alchimia una scienza che al sommo grado sconfessa se stessa? (un po’ come nel finale de "La montagna sacra" di Alejandro Jodorowsky).

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2 Risposte

  1. valeriomele

    Tres tristes tigres (1968) di Raul Ruiz

    Visto questo film ieri notte su rai 3… Pareva assurdo, con meccanismi economici al contrario e inversioni logiche continue. Finito il film ho notato che il mondo si muove allo stesso modo… scambi di soldi, riunioni, appuntamenti, ricconi orgiastici, beoni, ritardi, giri a vuoto… e infine prevaricazione gratuita, violenza e indifferenza.

    Dialoghi a cazzo, tipo:
    – Andiamo?
    – Andiamo… ma forse è troppo tardi per andare…
    – Non so.
    – Andiamo… Tu resti qui?
    – Andate pure… vi raggiungo più tardi.
    (se ne va, gli altri restano…).

    …mentre la macchina da presa segue gli attori da vicino, resta incollata alle loro facce, precisa, non perdendo mai il fuoco…

    Oppure dipendenti che pagano il padrone e prima di farlo vengono licenziati e poi propongono di sostituire i contanti con prestiti o assegni a vuoto.

    Migliaia di bottiglie vuote disseminate in un bar attraverso cui era possibile esplorare il mondo come da un aereo. Gli attori principali ubriachi fradici. Forse anche per davvero…

    E' il più brutto e fastidioso film di Ruiz, ma si sovrappone alla realtà in modo profondo, invertendone i paradigmi e i meccanismi e, grazie a questa inversione, mettendone in risalto l'assurdità.

    9 maggio 2011 alle 01:01

  2. Pingback: Chi è senza mercato scagli la prima pietra… « Valerio Mele

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