videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Come uccidere un suicida…

…ovvero: come trasformare l’oscura e complessa vicenda di Ian Curtis, cantante dei Joy Division in una banalissima soap opera spacciata per film-biografia. Trovo che “Control”, il film cui alludo, oltre che ad essere, per dirla con un eufemismo, una cacata è anche un delitto. 

Ripetere paro paro l’esecuzione televisiva di “Transmission” (che è questa che ho appena proposto), sostituendo a Ian Curtis (nel film) un personaggio dipinto come un bamboccio epilettico imbottito di psicofarmaci e incapace di gestire il fallimento del suo matrimonio per non esser riuscito a dir di no all’amante belga, è un omicidio. Un omicidio di un suicida.

Rivedere replicata su YouTube la banalizzazione di una vicenda personale inquieta e così poco sentimentale è a dir poco fastidioso.

Ma perché prendersela tanto, mi si potrebbe chiedere?

Perché a 14 anni io imparavo e suonavo i giri di basso e le parti di chitarra delle canzoni dei Joy Division. Erano semplici, scarne e alla portata di tutti. Musica pop che cantava il disagio di chi rifiuta di partecipare colpevolmente alla farsa del mondo… e nello stesso tempo una frenesia dagli spasmi incontrollabili, mortali. Estremamente vitale proprio per questo.

Il film in questione è pura idiozia. Idiozia pericolosa perché romantica. E Ian Curtis non era romantico per niente.  Ian Curtis ha scritto e cantato la depressione e la disperazione con accenti mitteleuropei, con una sapienza e un’immediatezza che va ben al di là delle performance stonate e acerbe che i video e gli infiniti bootleg dei concerti ci hanno tristemente tramandato.

Imitare l’epilessia, il sudore la danza scoordinata e lo sguardo perennemente altrove del cantante è patetico. Come lo era anche il film “Doors” di Oliver Stone del resto e un po’ tutti i film sul mito del rocker maledetto.

Ma qui si cancella del tutto una persona. Se ne ricalcano le rare tracce documentate per sovrapporvi un falso depotenziato. Non era meglio ascoltare i Joy Division dagli LP o dai CD, leggere i testi delle canzoni? Non era meglio il silenzio che Ian Curtis stesso aveva scelto? Perché cercare di indagare con mente impreparata, con stolidità, la mente di un ragazzo che era riuscito a scarnificare il punk fino a ridurlo a tragedia privata e collettiva nello stesso tempo (preannunciando già fin dalla scelta del nome della band il fallimento di quell’ideale universalista [1] di cui tanto si discute ultimamente, interiorizzato fino all’auto-condanna)? Come aveva più volte annunciato implicitamente nei testi delle sue canzoni, s’impiccò… forse sapeva già che la sua arte sarebbe stata cancellata su YouTube da una patetica imitazione ad opera di un attore-bamboccio?

There’s no room for the weak,

no room for the weak…

When will it end?

When will it end?

When will it end?

When will it end?

(da “Day of the Lords” dell’album “Unknown pleasures”)

 [1] “L’Occidente non è la verità, la Modernità non è la verità, i diritti umani non sono la verità, l’ideologia liberale non è la verità e nemmeno il parlamentarismo, e forse nemmeno la democrazia” (Raffaele Ventura, a proposito di Slavoj Žižek, etc…).

P.S.: Trash per trash: molto si spiega con il fatto che ad ispirare la sceneggiatura del film sia stata la biografia della moglie (tradita) di Ian Curtis…


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2 Risposte

  1. L’Occidente non è la verità, la Modernità non è la verità, i diritti umani non sono la verità, l’ideologia liberale non è la verità e nemmeno il parlamentarismo, e forse nemmeno la democrazia. Il primo lo dice da “destra”, il secondo da “sinistra”, ma ormai – è appunto ciò che ci dicono Zizek e Fini – queste parole siamo costretti a metterle tra virgolette. Proprio come la letteratura postmoderna, costretta a mettere tra virgolette tutto ciò che non può più essere detto sul serio.
    Preso dal tuo link. Ciao.

    11 dicembre 2008 alle 08:34

  2. utente anonimo

    volevo inserire il codice, ma splinder non me lo permette. quindi ti lascio il link 🙂 Auguri… http://it.youtube.com/watch?v=ccsi4iMIqG8&feature=related

    16 dicembre 2008 alle 21:37

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