videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

La nave dei folli – invito a (s)ragionare con metodo

“(aside) Though this be madness, yet there is method in ’t”.

(da Amleto di Shakespeare)

Hieronymus Bosch - La nave dei folli

“Perché si vede sorgere d’un tratto la sagoma della nave dei folli, e il suo equipaggio insensato che invade i paesaggi più familiari? Perché, dalla vecchia alleanza dell’acqua con la follia, è nata un giorno, e proprio quel giorno, questa barca?

[…]

Accadeva spesso che [i folli] venissero affidati a battellieri: a Francoforte, nel 1399, alcuni marinai vengono incaricati di sbarazzare la città di un folle che passeggiava nudo; nei primi anni del XV secolo un pazzo criminale è spedito nello stesso modo a Magonza. Talvolta i marinai gettano a terra questi passeggeri scomodi ancor prima di quanto avevano promesso; ne è testimone quel fabbro di Francoforte, due volte partito e due volte ritornato, prima di essere ricondotto definitivamente a Kreuznach. Le città europee hanno spesso dovuto veder approdare queste navi di folli”.

(Michael Foucault, “Storia della follia nell’età classica”)

Una volta, nel medioevo, pare che i folli potessero circolare a piede libero o addirittura risiedere nelle corti. Poi si è cominciati ad escluderli (affidandoli alle navi e all’acqua che scorre, dunque all’argento vivo dei loro deliri) e quindi a recluderli… Questo gesto divenne il modello di tutte le future reclusioni secondo Foucault. La “nave dei folli” o “stultifera navis” è il primo capitolo (de “La Storia della follia” di Foucault e) di questa decadenza del Folle, del trickster, del mondo capovolto (il solito Mercurio… o il Saturno carnevalesco dell’età dell’oro, visto che è quasi Carnevale…).

(Nave dei folli, verosimile parodia della Vergine su barchetta a falce di luna… “Nave” gioca con “navata di chiesa”… E poi si parla di “madre chiesa”, no?… Ma poiché la stella (il sale) mette tutto in ordine, qui non c’è più traccia di “insensatezza”, vaniloquio o sproposito… ma solo una Venere pagana senza corpo che ci traghetta nell’aldilà insieme al Mercurio incarnato che è suo Figlio… Complimenti!).

Ora, poiché una certa follia già da tempo si è liberata nel mondo e nei soggetti globalizzati che ci circondano, spingerei un po’ di più sull’acceleratore e suggerirei di far saltare il coperchio della razionalità che, a quanto pare, come invenzione ha prodotto solo una serie infinita di reclusioni… Vedi un po’ come ci siamo ridotti tra blog e (a)social network, per esempio! Questi sedicenti “soggetti razionali” hanno fin dall’inizio avuto a cuore la scomparsa della Realtà. Savio… molto savio…
Il film (molto interessante) de
“La banda Baader Meinof”, che ho visto ieri, ha il merito di farci capire come la realtà sia scomparsa dal mondo per dar vita ad una società di stupidi che si recludono preventivamente, spontaneamente e con gran gusto nei loro bancomat, nei widget, nei gadget, in internet, nei blog, etc… Siamo figli delle strategie d’assetto del potere post-terrorismo (che è decisamente servito molto più ai governanti che al “popolo”)… E’ chiaro… lo dice Bruno Ganz, l’attore che ci spiega chiaramente, nel film, a cosa sia dovuta l’enorme diffusione dei computer e dei cellulari… Non semplici ragioni di mercato, ma strategie di dissuasione potenziale da ficcare nel bel mezzo di ogni idiota (me compreso). Ognuno una merce, ognuno con un cervello confezionabile e replicabile… Ah, se Bruno Bozzetto disegnasse ancora cartoni come questo invece di servire Piero Angela e il suo demente positivismo da scienza che più scienza non si può!…

 

La prosecuzione del cartone spiegava dove andavano a finire i missili-cervello… 

Dunque, tornando alla “nave dei folli”, invito tutti gli interna(u)ti a liberare pacchetti discreti di analogie, di sogni nella veglia, di corpo e vita, di emblemi, di variazioni infinite e inclassificabili in tutte le maglie larghe della rete (anche e sopattutto nella realtà). Non ce la faranno mai a tappare tutti i buchi. La jungla prima o poi prenderà il sopravvento.

C’è sempre un’eccezione che non conferma la regola…

…e una somma che non fa il totale.

L'antica città di Angkor in Cambogia

La colonna sonora di questo post più appropriata è “Atlantis” da “Ship of fools” dei Tuxedomoon.

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7 Risposte

  1. MISICOTERAPIA

    20 gennaio 2009 alle 14:09

  2. OPS SBAGLIATO: MUSICOTERAPIA.
    …sai com’è l’unico neurone rimasto ogni tanto fa le biffe…eh eh eh

    20 gennaio 2009 alle 14:12

  3. Con la ragione si vede con l’irrazionalità si sente. Questa è una differenza sostanziale. La musica è un linguaggio universale perchè arriva a tutti senza bisogno di utilizzare la ragione. Questo la rende uno strumento di guarigione. Io sono convinta che le arti, tra cui la musica, possono fare la differenza in questo inferno/paradiso chiamato vita.
    Un caro saluto da mayeutica….che crede nell’arte della levatrice…certo poi tutto è sempre discutibile.

    20 gennaio 2009 alle 14:20

  4. valeriomele

    E soprattutto la musica non dà dipendenza… Anche il silenzio a dir la verità.

    In fondo la musica non è che aria che si muove. E’ il mezzo più semplice per percepire il fenomeno vibratorio, che è proprio anche della luce, come di tutto ciò che è invisibile… Sottrae la centralità del pensiero alla nostra coscienza. Può essere “terapeutica”, forse… come anche testimoniano tante tradizioni sciamaniche.

    Esistono poi sistemi più tecnologici di “musicoterapia” (battiti binaurali, sincronizzazione delle onde celebrali)…

    Qui un video un po’ naif e forse con troppa enfasi misticheggiante che accenna, dopo i primi 10 minuti, a degli esperimenti in tal senso…

    Forse, per far sì che si continuino a vendere i farmaci con i consueti danni collaterali attualmente in circolazione, la G.d.F. l’anno scorso ha cercato di mettere fuorilegge dei file audio che sfruttavano un principio analogo, criminalizzandoli come “droga”.

    Ma quel che dovrebbe davvero nascere (con “arte di levatrice”) è la fine della condizione di pazienti… Troppo pazienti. Troppi pazienti… Tutti che vogliono essere capiti, curati, “terapizzati”… Mamma for ever.

    “In fin dei conti non c’è nulla di più rassicurante di una società che ti controlla, che ti coccola, che ti da attenzione”. (Raffaele Ventura)

    E i Devo, ironicamente feroci, in una canzone:

    “Freedom of choice…
    it’s what you got.
    Freedom from choice…
    it’s what you want!”.

    “La libertà di scelta…
    è quel che hai.
    La libertà dalla scelta…
    è quel che vuoi!”.

    Così non si “matura” mai… e si finisce come la frutta acerba già marcia che importiamo dalla Spagna.

    20 gennaio 2009 alle 22:24

  5. utente anonimo

    mah… in Spagna c’è il flamenco!!! e niente matura o cura, piu della forza del “duende”.

    21 gennaio 2009 alle 00:14

  6. utente anonimo

    21 gennaio 2009 alle 00:23

  7. Pingback: Basta con la società « Valerio Mele

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