videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

DEVOlution!

E’ questa la vera origine della parola “devolution”?… (intesa nel senso di “de-evolution” probabilmente… e in assonanza con “revolution”. Un po’ la parodia anticipata del “movimento per la decrescita”). Sto imparando a rivalutare alcune cose che le mie orecchie sentivano quasi 30 anni fa quando ancora Carlo Massarini (“Mr. Fantasy”) ci mostrava (incredibilmente su RAIUNO!!!) i video dei Residents e dei Tuxedomoon… Allora ero forse troppo giovane per “capire”, ma ora nel mio lettore MP3 ci sono anche loro: i Devo. Un incubo di idiozia. Il vero volto del “pop”. Dissacratori felici e ironici del loro tempo (punk, tastierine, suoni di plastica) che non è molto diverso dal nostro.

“Domanda: Non siamo uomini?

Risposta: Siamo DEVO!”.

Che dire allora di questa canzone (e questo video) del 1981?

“E’ un mondo bellissimo!

…per te…

…per te…

…per te…

…non per me!”.

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5 Risposte

  1. utente anonimo

    Non si esce vivi dagli anni 80…afterhours….bè ma gia lo saprai immagino…intendo che la canzone è di questo gruppo.

    21 gennaio 2009 alle 22:21

  2. valeriomele

    Da uno mio scritto chiamato “Anni 80”:

    “Francamente non so dove siano finite le fantasmagorie e gli atteggiamenti teatrali ed esasperati di quello che ricordo siano stati gli anni 80 in musica… Fabio oggi, invitandomi per telefono da Taranto a buttar giù qualcosa su quell’epoca, sembra imputare tutto a problemi di narcolessia… I nostri “problemi personali” che possono essere confluiti naturalmente in quello che era il “dark”, hanno dunque base fisiologica? Non so. Io ricordo che eravamo come folli… invasati delle nostre allucinazioni “migliori”, che volevamo prendere per vere.

    […]

    Il mio cervello di suo pensava di far parte di una cosmica cospirazione. E io volevo fermare questo Gioco, questa grande ruota che uccideva le anime, schiacciate dagli ingranaggi del Bene e del Male. Ricordo un’attenzione incredibile a fenomeni paranormali pur essendo in quell’epoca un materialista e un anarchico convinto… Ma di fronte alle sedute spiritiche, i fenomeni inspiegabili, le coincidenze e le energie che liberava la nostra ricerca c’era poco da essere scettici.

    […]

    All’epoca scrivevo un libro che si chiamava “Il Terrore”, uno scritto tormentato che nello snodarsi annunciava costantemente la sua distruzione e la sua fine. Forse gli anni 80 erano questo. Non c’era timore a dire che non c’erano più illusioni, che andava tutto male, che il mondo non poteva più essere cambiato. Certi titoli di nostri brani musicali la dicono tutta: “E la Rivoluzione che non abbiamo saputo fare il mondo la farà contro di noi”.

    […]

    Sta di fatto che gli anni 80 erano anni di benessere… e invece noi stavamo malissimo. Tutto funzionava bene, gli ingranaggi dell’economia erano ben oliati e i sogni falliti degli anni 60 e 70 parevano di colpo essere divenuti incubi.

    […]

    Comunque gli anni 80 per me sono stati come un “bad trip” collettivo… un viaggio cattivo. Immagini forti… un po’ nere.

    […]

    Suonavamo all’unisono. “Suonati” da qualcos’altro… cambi d’accordo e di tempo impossibili da decidere mentre si sta creando un pezzo. Con questo metodo componemmo 14 pezzi in una sola sessione… Era solo una disciplina che ci univa. Poche regole:
    • suonare quello che non avevamo mai sentito,
    • dimenticarsi del protagonismo o di saper suonare uno strumento e volerlo far vedere,
    • sottomettersi completamente all’ensemble, al suono che usciva dagli amplificatori.
    Niente rock, niente persone, niente di niente. Ci interessava distruggere la scena, secondo certi insegnamenti di Artaud.

    […]

    Sentivo le facce del pubblico nelle mie mani… Le potevamo far friggere… far capire che non c’era più neanche la musica. “Grazie, ci avete fatto sognare per un ora e mezza”, disse un tizio del pubblico inebetito alla fine di un concerto. Non applaudivano. Non c’era necessità… Rimanevano fermi. Il pubblico s’aspettava qualcosa anche nelle pause, che del resto in alcuni concerti abbiamo riempito con video, carte ritualmente bruciate, voci fuori campo, attori che improvvisavano atti insensati come baciare il pubblico o camminare all’indietro…
    Credevamo potesse servire a svegliare qualcuno. Il pubblico è sempre stato impressionato, ha riconosciuto la diversità della nostra musica e poi è tornato a sorseggiare drink e birra… e a continuare a far finta di nulla.

    […]

    Ma dalla mia vita quel vuoto è uscito un po’ tutto. Era quello che avevamo da dire. Le ultime cose che potevamo dire. Quel che dico ora in musica è un discorso più conviviale, più colto… più disposto verso l’altro. Ospitale direi.

    […]

    Penso che sia stato un brutto sogno quello degli anni 80. Una discesa negli inferi. Finita, guarda caso, quando sono andato via da Taranto. Avevo voglia di normalità… ma gli anni 80 forse sono come una malattia da cui è difficile guarire del tutto… Anche se in fondo non c’è nulla che non si possa trasformare… I miei interessi d’alchimia mi hanno aiutato molto in questo. Così oggi posso dire che quella degli anni 80 (e del “dark”) è solo una storia da raccontare… un disagio passato… una terra di nessuno. D’altronde a tutti può capitare di attraversare il deserto e magari incontrare il diavolo…”.

    22 gennaio 2009 alle 08:11

  3. Per me il PUNTO è :cos’è il benessere? Comprarsi un sacco di c…..e?
    Oppure attuare l’unica rivoluzione possibile che Osho sosteneva essere quella interiore?
    Anche ste rivoluzioni…non so a ogni sovvertimento ne consegue un’ordine prestabilito, ma chi decide l’ordine, chi le regole, chi decide cosa è giusto e cosa sbagliato? CHI, COSA E PERCHE’?Quando, dove, come, cosa…?Io ho dei seri dubbi sia sui rafanielli che sulle melanzane?
    A volte penso che la vita può essere sia un sogno che un incubo…in ogni caso torna sempre il dubbio, l’ambiguità, il dualismo, l’io cosciente e l’io irrazionale…insomma se stai a pensà a tutte ste cose diventi matto…mi sa che è meglio una chitarrata sulla spiaggia con qualche amico. e chi siamo dei tuttologi per sapere tutto?
    Ah scusa il delirio…ma mi sfogo almeno tu ascolti. o magari no. e che ne so.

    25 gennaio 2009 alle 02:54

  4. e sopratutto ma che si vuole cambiare? Kosa e come?

    25 gennaio 2009 alle 03:01

  5. Pingback: The divided self-publishing | l’I/O pubblico | Valerio Mele

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