videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

La Quarta Guerra Mondiale (parte II)

Attenzione a non equiparare pacifismo e indifferenza… A mio avviso (e non solo il mio) siamo in guerra tuttiGaza è solo un esperimento locale (periferico) per verificare come la cittadinanza e i diritti umani (lo scudo protettivo che consideriamo indistruttibile, la “carta” più ipocrita della civiltà occidentale) possano essere revocabili senza che alcun organismo di tutela internazionale batta ciglio… anzi! Basta pronunciare la parola magica “terrorismo” e la civiltà viene momentaneamente sospesa (con bombe al fosforo simili a fuochi d’artificio)… Sono organismi ipocriti e complici (nel principio e negli interventi) dei poteri egemoni (e degli assalitori, loro “deriva” in senso “evolutivo”…).

Anche questo Obama (non c’è da illudersi) non è che il vecchio B-52 riverniciato di blues.

Siamo tutti “colpevoli” nel senso di “colpibili”. In Italia per esempio si assiste impassibili alla revoca dei principali diritti del “cittadino” (di voto, di manifestazione, di uguaglianza, il diritto al lavoro, ecc…). Il fatto è che questa è una definizione che sta cambiando rapidamente e che non sappiamo bene a quale nuovo disegno dovrà conformarsi… Quello che siamo sfugge indefinitamente al potere (finto, personale, soggettivo, egemone, sostituibile), che si vuole universale ad ogni costo, in direzioni singolari che assomigliano a quello che – per semplificare – percepiamo come “vita” (e con questo non intendo ciò che è “privato”, in senso egoistico… ma questo groviglio di nervi e sangue scosso da piccole scintille elettriche e rotazioni umorali che vorrebbe essere lasciato in pace dagli “scienziati della programmazione neurolinguistica” che lavorano per i governi). La Quarta Guerra Mondiale che stiamo vivendo, dietro la scusa della guerra al terrorismo, è la guerra degli apparati (dei censori, dei vidimatori, di coloro che sorvegliano i cancelli, i “gateway”…) contro ciascuno di noi. Il confine da difendere sta nella definizione di chi o cosa siamo “noi”…

Le nuove armi (anche di difesa)? La finzione tattica… Dovremmo imparare a mentire (meglio), sfuggire alle logiche universaliste e costruire nuovi legami analogici (pre-ideologici). Usando come armi la persuasione, la contaminazione, la seduzione, il sincretismo, l’opacità, l’ambivalenza e la reversibilità. Quella che chiamo, come sopra, la “finzione tattica” (al posto della verità… che NON C’E’!). Per “vincere” non basta smascherare: occorre anche saper imbrogliare!… La destra l’ha capito prima… Noi altri (poiché esistono una destra e una sinistra come principi astratti e classi, in verticale…) si deve ancora capire che la guerra non è mai finita… e continuerà, fino alla fine. Ma si dovrebbe cominciare con lo smettere di raccontarsi che siamo buoni e giusti…

E confondersi. Se ci si confonde si spezza il potenziale offensivo del “nemico”.

Altra prova della nostra “colpevolezza”? Finanziamo regolarmente compagnie e banche (anche “involontariamente”, tramite bolletta o bancomat) che sostengono politiche (direttamente o indirettamente) che apertamente (o occultamente) sono complici di genocidi o affamano popoli che non si vedono mai se non in cartoline dell’unicef con allegato c/c.

Chi può dirsi completamente fuori da questo sistema e da questa “civiltà”? Come si fa a dire che non siamo in guerra? Non viviamo mica sul pianeta Papalla… purtroppo…

La Quinta Guerra Mondiale invece sarà genetica. E si giocherà su tutto quello che gravita intorno alla nozione di rete

Io non sono il mio DNA!

Ditelo al ministro degli interni, che oggi, con la scusa del traffico d’organi sui bambini, cerca di giustificare l’identificazione mediante DNA, la “banca dati del DNA” (dopo le iniziative razziste sulle impronte digitali). Ditelo anche a CSI e a tutta l’immondizia mediatica che intende convincerci dell’utilità del censimento genetico.

PS.: Quando parlo di “imbroglio” o “confusione” non intendo lo squallido trasformismo e la corruttela cui assistiamo da tempo… ma il mescolamento etnico, culturale e sessuale, lo sminuzzamento di simboli e ideologie (la  comprensione anche intuitiva del loro “seme” e delle loro finalità), la libera traversata del mondo. In modo da rendere impossibile di fatto individuare, “dall’alto”, il fronte di un possibile conflitto.

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2 Risposte

  1. Pingback: La pedofilia mediatica « Valerio Mele

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