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E’ la vita, ubriacone!… Devi sopportarla!… | Le proteste dei lavoratori-stiliti

Come ho denunciato in un altro post, per lo più le proteste e le contestazioni (che di recente hanno assunto in Italia una curiosa forma di ascetismo neo-stilita, tra impilamenti e digiuni…) non sono contro il sistema (che produce il conflitto e la miseria), ma sono richieste di salario e occupazione. Finiscono per produrre l’effetto del mendicante che chiede gli avanzi alla tavola del signore feudale. Il signore si sentirà più signore (forse è per questo che non si tirano ancora fuori i manganelli…) e il pezzente si ritroverà più pezzente e con meno dignità.

Si riprecipita così nella richiesta di salario, nella (s)vendita della merce-lavoro, per poter continuare a comprare merci che riproducono indefinitamente, formalmente, astrattamente e pervasivamente rapporti di lavoro alienato e un gran senso di vuoto (…o vuoto di senso).

Quando i lavoratori-stiliti (in caso di vittoria…) scenderanno sulla terra, si assisterà allo stesso finale di “Simon del deserto” di BuñuelAnche loro saranno trascinati nella danza sfrenata (e auto-distruttiva) del neo-liberismo e delle abitudini cui nessun individuo sembra riuscire a rinunciare (e che nessuno osa trasmutare).

Libertà sì, ma di consumare… E il ciclo si chiude.

“E’ la vita, ubriacone! Devi sopportarla!… Devi sopportarla fino in fondo!”.

____________________________________________

P.S.: Bertold Brecht obbietterebbe: “Solo con la pancia piena si può pensare alla morale” (da “L’opera da tre soldi”)… riportando così la pace a Crapuloniaper qualche altro mese…Nessuno, caro Baudrillard, sembra essersi ancora accorto della IV Guerra Mondiale
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8 Risposte

  1. utente anonimo

    Capisco l’effetto del mendicante riguardo ai lavoratori stiliti.
    Ma questo lo può dire solo chi non crede che esista una “dignità del lavoro”, e forse nemmeno una “dignità nel lavoro” (nonostante esso, cioè). Anch’io sono convinto che non esista la prima (o meglio che sia un privilegio di pochi), mentre sulla non esistenza della seconda non metterei la mano sul fuoco.
    Io firmerei per poter (continuare a) non lavorare per tutta la vita, ma ciò è possibile solo se si sfrutta il lavoro di altri (siano essi i singoli o la collettività), ecco perché, non so quanto giustamente, viene considerato un dovere morale esporre alla gogna sociale chi non ha voglia di lavorare. Eppure lo sfaticato perditempo ha tutta la mia stima.

    Caj

    9 settembre 2009 alle 22:05

  2. valeriomele

    Ma quando il lavoro diventa inutile e viene presentato come un terno a lotto… vuol dire che la maggior parte dei lavori sono inutili e il capitale (ma anche la società) ne potrebbe fare a meno.

    Non serviamo. Siamo superflui. Fannulloni o stacanovisti che siamo.

    Siamo ossessionati dal trasformare il tempo delle nostre vite in denaro… E questo mostro divora il valore delle cose, delle persone, della vita, del tempo… Impone un ricatto esistenziale a cui nessuno riesce a sottrarsi…

    E’ un processo lento quello che può liberarci… Si dovrebbe capire che il danaro non vale niente, è carta straccia (che è la FEDE nel valore del denaro che dà valore al denaro). Che il valore può essere solo nella bellezza di quel che si crea, si produce, si riproduce, si condivide, si scambia, si apprezza, si rispetta, si dona. Nella politica finalmente tornata nelle nostre mani… nella fine di quell’astrazione che è la “società” (con i suoi corollari: “socialismo”, “contratto sociale”, ecc…).

    Il capitale ha contagiato tutto col veleno dell’interesse, della sopraffazione… In un simile contesto il rifiuto del lavoro assumerebbe persino un valore positivo, di rivolta estetica ad un mondo che diventa sempre più osceno e violento…

    E non è accettabile che si arrivi al punto di dover rivendicare un diritto al lavoro alienato, per poter sopravvivere (presentando magari queste proteste come una cosa “di sinistra”)… E’ l’altra faccia del capitale che ha piazzato ovunque il vessillo del debito e del lavoro salariato (versioni secolarizzate del peccato e dell’espiazione… per aver abdicato alla propria sovranità in favore di un potere che si comporta per lo più da padre irresponsabile).

    Occorre spremersi le meningi e creare un clima di maggiore solidarietà, creare economie differenti… cambiare mentalità e sistema.

    Liberarci da secoli di defecazioni stratificate e mineralizzate.

    Nel frattempo, lavorare (e consumare) con intelligenza… sottraendo il più possibile denaro e privilegi a chi si arricchisce col lavoro altrui. Protestare per riprendersi TUTTO, non per chiedere l’elemosina…

    Trasmutare il denaro in bellezza e in altri beni che nessun denaro potrà mai comprare.

    Ma l’avete mai notato quanto sono brutte le città e le strade ultimamente? (e anche le campagne non sono da meno…).

    9 settembre 2009 alle 23:55

  3. utente anonimo

    Don Joc

    10 settembre 2009 alle 14:26

  4. utente anonimo

    “Lavorare e consumare con intelligenza?”

    Queste cose sono privilegi ormai, soprattutto la prima (“lavorare con intelligenza”) visto che soprattutto il lavoro è ben negato, e che si chiede troppo (una serie di capacità intellettive, linguistico-relazionali, teoriche e tecniche, una velocità, capacità di adattamento, una resistenza fisica e mentale) in cambio di un misero stipendio. Forse si è sempre chiesto troppo, ma anche per accedere ad un corso di formazione di una provincia qualsiasi (e quindi perché ti insegnino a fare qualcosa di spendibile in astratto sul mercato del lavoro) devi essere già ben formato per conto tuo (oppure oltre a non essere formato, devi avere un grado di istruzione minimo, altrimenti non basta per accedere).

    Comunque, quello che può permettersi di “lavorare con intelligenza” è lo stesso che può permettersi di “lavorare con lentezza”, purtroppo una minoranza in continua diminuzione.

    Caj

    15 settembre 2009 alle 14:23

  5. valeriomele

    I lavoratori (o non-lavoratori) non-intelligenti (ma anche intelligenti…) possono sempre lottare per un “reddito di cittadinanza”, che trovo una strada non necessariamente distruttiva per il sistema… I soldi distribuiti a tutti (con il conseguente corollario di scambio e consumo garantito) sono sempre in mani migliori del più onesto dei capitalisti… Se non altro vengono re-immessi in circolo e non si volatilizzano nei paradisi fiscali a gloria di qualche privilegiato della classe egemone…

    __________

    Però non sarei così pessimista con il progressivo slittamento nell’ignoranza dei senza-lavoro… In fondo internet, per esempio, offre conoscenze e saperi così a buon mercato, come mai si era verificato in passato… (è abbastanza alla portata di tutti quelli che hanno un tetto…).
    E i lavoratori “lenti” o “intelligenti” possono anche giocarsi le loro carte in uno scenario di progressivo sfaldamento ed esclusione… (magari “riorganizzando le masse”?!…).

    ___________

    E poi, nei corsi di formazione, che io sappia, non si forma… per lo più sono scuse per prendere dei fondi. Non credo possano essere ragionevolmente una svolta per chi intende guadagnare qualcosina e sbarcare il lunario… Sembrano più una perdita di tempo e soldi.

    Io da questo Stato, come dai privati che l’hanno saccheggiato, non mi aspetto politiche a favore delle persone (riconoscimenti, diplomi o voglia di assumere). Tocca organizzarsi, pur tra mille difficoltà, prima che ci pensi qualcun altro di destra… (e già ci stanno anticipando con le geo-cavolate e il localismo – o comunitarismo – razzista… sempre ammantato di orticelli da decrescita e bellezze della natura stile Mulino Bianco).

    15 settembre 2009 alle 17:51

  6. valeriomele

    Io, contro Junger, sono PER lo sradicamento e per lo sviluppo tecnologico (ma in senso autonomo e non centralizzato, monopolista, come abbiamo visto fin ora)…

    E, inoltre, si dovrebbe poter dare dignità di sistema all’esperimento, se al sistema non servono più una massa incalcolabile di persone… non sa che farsene, intende sbarazzarsene…

    Per questo dico che più che chiedere ad un governo centrale, si dovrebbe favorire la sua abdicazione…

    In fondo non sono mai stati responsabili per noi… perché chiedere ancora?
    Loro si libererebbero di una responsabilità cui non sono interessati e noi ci si riapproprierebbe della nostra.

    15 settembre 2009 alle 18:05

  7. valeriomele

    Caj…

    1) Canadian Association of Journalists?

    2) Committee on the Administration of Justice?

    3) Christian Academy in Japan?!

    4)…?

    15 settembre 2009 alle 19:22

  8. Pingback: Liberarsi del cristianesimo… | Basta strategie vittimarie! « Valerio Mele

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