videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Ho sognato che il tempo aveva invertito il suo corso…

…anche se era un fenomeno che si mescolava alla normale linearità del tempo che porta da un passato ad un presente attraverso questo ponte o (come direbbe la Arendt) questa “breccia” del presente. Anomalie del tempo all’incontrario qua e là. Preannunciate da un’altro sogno in cui……mi ritrovavo in una bella casa grande, in una festa tra amici, modello festa liceale, dove suonava un gruppettino rock: i Led Zeppelin
John Bonham, batterista dei Led ZeppelinIn una pausa tra una suonata e l’altra mi ritrovo accanto nientepopodimeno che John Bonham… il batterista morto dei Led Zeppelin… e lo indico alla mia ragazza:
– Ma lo sai chi è questo “monumento” qui vicino?
– No, chi è?
– E’ John Bonham!
Gli sorride, ammirata… e lui si schernisce, dicendo qualcosa in inglese, davanti al suo boccale di birra.

Peccato che sia un morto che si è introdotto nella breccia del mio presente (anche se onirico). Infatti i problemi sono continuati nel sogno di stanotte. Ma erano molti di più i guai…

Oggetti che volavano venuti dal futuro, i morti di domani che invadevano a tratti il tempo presente… a volte erano le persone stesse che diventavano i morti che sarebbero stati… ma erano vivi… ed era normale…

come non lo è l’idea che l’ombra possa precedere la luce (cosa che sappiamo essere poco comprensibile, per le nostre menti attratte anche in modo pre-logico dalla luce e, d’altro canto, spaventate dall’ombra, dal buio… abituate a pensare il positivo prima del negativo, in quanto è su quel versante che noi riteniamo di essere… in quel che “c’è”, nell’esistente…).

Insomma era tutto un pullulare di morti viventi e umani che improvvisamente si divoravano l’uno con l’altro… Cunicoli avveniristici e catacombe. Rovine e agguati nell’ombra… Ma nel complesso tanta luce e tanti colori… Io difendo il mio sonno e la mia incolumità nel sogno con l’arma vincente della mia adolescenza: “Non esistete…”. E tutto perdeva potere e si dissolveva… in un paesaggio diurno di rovine e macchine fantascientifiche che volteggiavano qua e là insieme a pteranodonti e biciclette.

Cosa vuol dire? Che la linearità che conosciamo del tempo è frutto di un verso, di una direzione, in cui siamo presi come coscienza, linguaggio, corpi, materia, ecc…? Quella che da qualche tempo i fisici chiamano l’asimmetria della materia e a cui, in precedenza, un’inattuale e sovreccitato Nietzsche (scorgendola sotto le sembianze di un gorgo infinito che tutto riconferma) non potè far altro che “dir di sì”? Non fosse altro che per l’abisso che vi aveva intravisto…

O semplicemente è un riflesso del fatto che qui in Italia non si capisce più niente e tutto sembra essere mischiato e sottosopra?

Oppure si tratta di miei personali timori circa il futuro?

Eppure non avevo mangiato pesante…


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4 Risposte

  1. utente anonimo

    a me un’idea è venuto, proprio ora mentre leggo!

    20 ottobre 2009 alle 22:41

  2. valeriomele

    Oppure è perché ci stiamo avvicinando ad Halloween, al giorno dei morti, della semina… del fantasma del raccolto futuro… non so.

    In effetti ogni anno di questo periodo faccio sempre sogni di morti che si mescolano ai vivi. Di questo "archetipo" (io lo chiamo symbolon, dandogli la connotazione negativa di una sorta di "annodamento" pre-logico, che solo se diviene critico, distruttivo, embolon, può ribaltarsi di segno) ne parla anche Elemire Zolla, nel suo "Introduzione all’alchimia".

    21 ottobre 2009 alle 14:25

  3. valeriomele

    Per "positivo" intendo qualcosa che agisce nella realtà, indicando una direzione, una soluzione, uno sviluppo, in accordo col vivente.

    Ma c’è da chiedersi… ha senso un Trionfo della Vita senza tracce del suo "opposto"?

    Che ne è del medioevale "Trionfo della Morte"? E delle cellule del feto che muoiono per forgiare delle manine? O, ancora peggio, delle morti inutili e senza senso… come per lo più accade. Liquame per i giovani virgulti? E’ sempre uno scomporsi e ricomporsi di forme? Maleodorante… come le nuvole?

    21 ottobre 2009 alle 14:43

  4. Pingback: Siamo morti viventi | Valerio Mele

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