videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Avvilente per me andare al supermarket…

Tratto da un mio commento nel blog di Luca Massaro

Avvilente per me andare al supermarket… Lo faccio il meno possibile. L’ideale sarebbe una volta alla settimana, cercando di spendere 20 € massimo. Ancor più avvilente digitare il pin del bancomat… Vedo il mio scacco ogni volta. Il denaro, quello che la “civiltà” considera “l’equivalente generale della merce”, il linguaggio universale della contemporaneità, per me non è che un incantesimo crudele ed una subdola espropriazione… che ci priva di risposta, ci rende ir-responsabili (ormai non siamo più definiti “portatori” sulle banconote, non siamo neanche più riconosciuti come parte contrattuale… Vi è solo un titolo continentale, valorizzato da una serie di prestiti tra banche… che agiscono come nella reazione a catena di un propulsore jet, che porta in orbita e in trionfo per il globo una ricchezza astratta… che produce privazione reale).
Col linguaggio del denaro diciamo sempre e solo “merce”, anche senza accorgercene… Più che un giorno senza denaro, mi piacerebbe che si ripensasse il senso del denaro tutti i giorni… Dal mio punto di vista dovrebbe essere un accordo politico tra individui che non preveda profitto di terzi (banche o centrali di qualunque tipo)… Una moneta del dono (Mauss), “gnostica”, divisibile in due, come il vecchio symbolon

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3 Risposte

  1. valeriomele

    Una volta c'era laspesa proletaria... e in America c'erano i free stores (negozi gratis, senza denaro) dei Diggers… Forme così radicali e anticonvenzionali non se ne sono più viste in Occidente. Forse era solo la frenesia consumista in erba (in tutti i sensi)… L'idea di accedere gratis ad un bene, condito anche con fiori hippie, droghe e donne nude e facili da amare deve essere stato un gancio formidabile per rendere appetibile e poi vendere tutto quello che non era vendibile fino ad allora (la trilogia contemporanea del capitale: sesso, bisogno di riconoscimento, voglia di cambiare il mondo). Ma è indubbio che c'erano idee interessanti (che furono solo abbozzate, come l'assistenza medica e la ristorazione gratuita…) che rimangono in piedi… non è che tutto debba necessariamente (o riesca a) rientrare nel marcio mondo mercificato…Le cose però sono molto cambiate. Oggi dovrebbero a mio avviso associarsi (non ufficialmente) professionisti e lavoro autonomo (proprio come sa ben fare la mafia o la massoneria, per esempio… ma senza simboli occulti, coercizione… e disobbedendo al paradigma della proprietà privata o alle regole del profitto) ed affiancare al negozio di beni proprio dell'ideologia dei free stores, una "società" parallela… con servizi, competenze, capacità di produrre, distribuire e consumare senza che vi sia divisione del lavoro, ma una catena di montaggio ricombinata/ricombinante basata sul tempo di lavoro (che io chiamo "municipio virtuale", deterritorializzato, alludendo al municipalismo di Bookchin). Il tutto affiancato dall'uso di nuove forme di denaro, che farebbero da collante contabile dei rapporti di scambio…

    13 maggio 2010 alle 14:13

  2. valeriomele

    Poi penso a chi ha un negozio… e credo che non sia dall'altra parte della barricata… E' così doloroso dare soldi in cambio di merce… o merce in cambio di soldi… Mi sento come in un bunker.Pensa poi dare soldi in cambio di niente, come per lo Stato.Il gruppo Krisis sostiene (qui, in fondo) che lo Stato e l'economia di mercato siano inscindibili (sono d'accordo… anche se è innegabile la violenza cieca del mercato in senso anche anti-statale, anarcoide, se non contro la stessa civiltà), criticando anche il mutualismo (in modo superficiale…), ma questo è un classico per dei marxisti… Dicono che i mutualisti replicano la coscienza alienata della borghesia nelle loro tesi, credendo in una merce "giusta", in un prezzo e in una moneta "giusti". Ma qui si fraintende… Qui (a casa Marx) si vogliono mantenere rapporti conflittuali a tutti i costi… Comporre classi subalterne e incazzate a tutti i costi… Non dico che sono per la conciliazione, ma per la contrattazione permanente e orizzontale, sì…Te l'immagini… Sempre a discute'… Na palla pazzesca!… Ma non c'è altra possibilità.Diversamente, beccatevi il deserto glaciale delle merci impilate negli scaffali come dei bravi soldatini (che da qualche altra parte ci sono per davvero)… o la tessera per il riso e fagioli dei regimi socialisti.

    14 maggio 2010 alle 10:36

  3. Pingback: Ma che Rivoluzione e Rivoluzione d’Egitto!… « Valerio Mele

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