videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Divagazioni sul porno e sul post-porno

Nate da una nota relativa ad un post di Fastidio, ecco le mie lunghe divagazioni sull’argomento…

La tesi dell’“autodeterminazione dei corpi” di Fastidio mi ha fatto venire in mente il principio di “autodeterminazione dei popoli” alla base della formazione del “corpo” delle nazioni. Credo che vi sia un equivoco territorialista da dissolvere… Non credo che si possa investire il porno di un ruolo emancipatorio, in quanto è fin da subito ricoperto di segni e feticci e appartiene al mercato (come tutto il resto… Inoltre nel porno vi è tutto un merchandising ad esso legato che continua a furoreggiare trasversalmente presso tutti i ceti sociali: nail art, tatuaggi, piercing, depilazione, palestre… ma si può estendere anche a lavande, clisteri, oli per il corpo, chirurgia plastica, ecc…). Il porno semmai è una forma d’arte fintamente realistica ed esprime questa o quella visione a seconda degli stili e delle mode che suggerisce nei suoi sottocodici (pompino-inculata-pompino è la tendenza media maggioritaria delle produzioni americane… ma anche variare sul tema è poca cosa, ai fini di un superamento delle logiche patriarcali, maschiliste, machiste, etc…). Il corpo a mio avviso esprime il suo desiderio scopando (ricevendo, ospitando, stringendo, infilando, sfregando, dando e prendendo… non ri-prendendo… spazializzando il tempo, non temporizzando lo spazio, uccidendolo nella successione dei frame, di istantanee)…

E il godimento femminile (…ma anche quello maschile)?
Non è questo… Non è la visione (mentale o su schermo)… questo è un gancio, un corollario che si lega al mercato, che erotizza la merce, che muta il paradigma sensoriale per innestarlo sulla macchina (da presa, quella sì puttana… orifizio che vorrebbe prendere e ri-prendere tutto)… L’immagine psichica promanata dallo schermo non è che un frame dominante con implicita voce fuori campo, che cerca di indicare: “Vedi, questo è scopare! Vedi, ecco cosa devi fare!”. E’ una forma di educazione (sensoriale, percettiva, prima che sessuale). Il porno è moralista più della Marzano, a mio avviso. Lascia penetrare i codici ben oltre il livello della significazione razionale…
Fece bene Lars Von Trier a far colpire senza pietà il fallo del protagonista di “Antichrist” giusto per dissolvere il feticcio visibile della sessualità. Ricordo che anche l’orgasmo maschile è invisibile: poiché non è dato dalla cappella, quanto dalle contrazioni della prostata… Qui si insiste invece nel voler far eiaculare anche le donne con lo squirt!!! E’ circo… è grottesco… passatempo per eterni adolescenti pipparoli. Qui si spruzza come dei bimbominkia all’acquafan
Il corpo a mio avviso non si può determinare, tanto meno auto-determinare… è infinito, senza territorio, diffuso come una nebulosa, privo di un centro… Ecco, il problema forse è la mania centripeta di fissare tutto in un centro (o in una messa a fuoco)… anche l’orgasmo… Ciò che fa più godere NON SI VEDE.
Ovvio che poi il porno può veicolare messaggi diversi da quelli patriarcali e maschilisti, poiché si tratta pur sempre di una forma d’arte (c’è un regista, un copione, dei close-up, dei tagli di montaggio). Io (delle produzioni fascio-americane che imperano, contraltare dei Mel Gibson, Madmax iperviolenti) troverei più interessanti, per esempio, proprio gli scarti di montaggio… quelli con la merda che guasta la pulizia artifiziale dei corpi… le risate della pornostar che si suppone (nella finzione idiota) vessata da uomini eiaculanti… le défaillance dei pornostar… le indicazioni del regista… le raccomandazioni per non farsi male… i certificati di sieronegatività… ecc… Quella è la sola esperienza reale di quei video. Per il resto è solo il trionfo della macchina da feticizzazione, l’ipertrofia da accrescimento e accumulazione, l’iperrealismo di cui parlava con grande lucidità Jean Baudrillard nei suoi scritti sul porno (vedi “Le strategie fatali” dove viene definito il porno come “più sesso del sesso”, sua simulazione, virtualizzazione e neutralizzazione…).
Dopodiché… il corpo si afferma più con la s-terminazione (dei segni che vi si sovrappongono) che con l’auto-determinazione. Spegnere lo schermo e risvegliare tutti i sensi. Il video dovrebbe rendere conto della sua violenza e della sua impotenza a fare sesso…

Il porno vero è forse più esteso ormai rispetto al ristretto ambito di alcuni video che vengono streammati gratuitamente e diffondono con piacere l’ipertrofia di segni e la produzione virtuale-desensualizzante della Santa Rete… ed è già nel corpo (di certi politici ben noti) costretto oltre la morte, dal viagra, a fingere desiderio… ad ammiccare al “fuori-scena” dell’o-sceno onnipresente (io sono voi, sento come voi, voi siete come me, yes we can…) per partecipare alla comunione della comunicazione, l’ostensione della merce. “Prendete e sborratene tutti”… e andate al supermarket.

Quanto alla donna-oggetto, di cui scrive Michela Marzano… è proprio un concetto da veterofemminismo. Anche gli uomini sono cazzi nei porno.

Qui siamo molto al di là del soggetto e dell’oggetto. E’ una macchina, la sua simulazione di produttività, la virtualizzazione dei corpi, la sua inerzia distruttiva e desensualizzante, che lavora incessante, automatica, “autodeterminata”… sussumendo a sé tutta la vita che trova davanti.

A questo si può reagire facendo risuonare fragorosamente nel visibile e nell’immagine tutti gli altri sensi… E, comunque, riprendendo corpo, con la sensualizzazione di tutto ciò che ci circonda. L’arte e l’estetica (che è disciplina dei “sensi” appunto) dovrebbero esplodere, donandosi ovunque… travolgendo anche il porno e le logiche del profitto… e le carceri (Famiglie e Coppie) cui viene delegata (specie alle donne) la cura e il desiderio… sotto gli auspici dell’altra pornografia, quella della retorica kitch dell’AMMORE, del Mulino Bianco, ecc…

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9 Risposte

  1. utente anonimo

    Come potrei non essere d'accordo con te 🙂 dopo la nostra lunga chiacchierata  al telefono… Mio amor! Ora ti aspetto in cella 🙂

    14 luglio 2010 alle 23:41

  2. valeriomele

    E lo so… ti rubo le idee…  Tua è decisamente l'idea del "centro"…Forse un giorno il mondo sarà sensuale come noi nella nostra celletta, invece di stare appresso ad escort, papponi e lacché?…

    15 luglio 2010 alle 00:05

  3. valeriomele

    Ma che tristezza, uscire da casa e vedere i visi lunghi e senza speranza della gente che fatica per Tremonti e l'Europa*… (che rastrellano il dippiù per darlo a dei fannulloni impotenti…).Chi si curerà di questa gente, come fanno a desiderare qualcosa di diverso dalla De Filippi o Belen in queste condizioni di ignoranza?Mi sento un trappista d'amor… Poveri noi, amore "mio"… * l'alternativa ai cateti è un'ipotenusa: Draghi e l'America.Ove A=Italia-Europa, B=Europa-America, C(l'ipotenusa)=Italia-America

    15 luglio 2010 alle 09:39

  4. Pagina interessante (sono arrivato qui da Fastidio).Una carenza tipica nella produzione industriale di porografia commerciale è, come osservava Ovidie,  proprio l'assenza dell'oscenità, ovvero di uno di quegli aspetti fini (che non si vedono tu scrivi) che emozionano, che danno senso e piacere all'eros.Il veterofemminismo della Marzano è rapportabile all'utilizzo speculativo delle pulsioni, delle tensioni originate dal moralismo corpofobico.Sono due facce della stessa medaglia.La pornografia è mediamente mediocre e in questo non di distingue dalla filmgrafia non sessuale e, in genere, dall'economia speculativa e lucrativa basata su omologazione, numeri-in-grande, perdità della diversità, etc-La sensualizzazione di tutto ciò che ci circonda, arte ed estetica (nell'accezione etimologica che hai sottolineato) dovrebbero potersi realizzare.Non sono convinto sul donandosi (qui rientra il moralismo della gratuità del dono e dell'altruismo che appartiene, di nuovo, al moralismo che sostiene le tesi della Marzano). Direi manifestandosi e godendosi anche egoisticamente (interessante l'apologia dell'egoismo nel letto da parte di Esther Perel in L'intelligenza erotica).Il porno è come le altre arti (o commerci, purtroppo) e deve affrancarsi dalle logiche del profitto.Il porno amatoriale, l'off-scene spesso molto più autentico, realistico, talvolta  osceno nel senso migliore del termine, non è altro che la rappresentazione di atti di piacere, delle celebrazioni del corpo. E' bene che sia arte e non un roba scadente atta a far palanche.

    15 luglio 2010 alle 13:18

  5. valeriomele

    Preciso però che non sono per un nuovo prodotto, tipo porno-chic, che sia un prodotto magari "artistico"… per me il porno già è arte (o artifizio) ed ha una funzione precisa: quella di erotizzare il rapporto con la macchina, rendere la ri-presa del corpo una variante della sessualità (una variante decisamente utile, per chi ci lucra intorno, – come pubblicitari, uomini di spettacolo e politici per es. – che altera le percezioni, per appiattirle su un'immagine funzionale alla virtualizzazione delle sensazioni… questo stupore mistico che è il video=dal lat.: IO VEDO… ma non sento, se non come scarto eiaculatorio o orgasmo fuori campo).Per "donarsi" intendevo semplicemente il piacere gratuito che dà scopare, donarsi un orgasmo reciproco… E in generale non mi piace avere lenoni accanto. Intendevo la gratuità della festa, l'assenza di paura, l'uscita dalle gabbie (ovvero le vite private nascoste dietro la forma astratta Coppia o Famiglia che viene rappresentata dai media in modo anacronistico, reazionario e irreale) in cui oggi dicono si vivrebbe "sicuri", quando in realtà si tratta di un privato composto da sottospecie di hippie in ritiro, da alternativi, da punk casalinghi o da eremiti nichilisti metropolitani… Questa evasione o tracimazione è passaggio fondamentale per riuscire a percepire una libertà diffusa. Questi luoghi inimmaginabili si nascondono dietro le nozioni astratte di Famiglia e Coppia, in realtà… che non hanno un cazzo di cattolico, UDC, barilla o balilla… Non siamo più i bacchettoni degli anni '50!… A cosa volete che somiglino dei precari, dei lavoratori a nero o dei tipi anche in giacca e cravatta ma ex fan dei sex-pistols? Ormai i trentenni-quarantenni-cinquantenni questo sono… bestemmiatori ed edonisti convinti.Sono comunque stanco dei supermarket… Non si tratta di fare porno artistici… non voglio vendere una nuova merce che riesca ad includere l'invisibile (?) per farvi appiccicare sopra un'etichetta e un prezzo. Né si tratta di sostituire l'arte al porno (sono entrambi solo mezzi per replicare codici o costruire finzioni, bene o male…). Qui si tratta di rivoltare la società come un calzino… il privato diventi pubblico, la si smetta di girare fiction di gente che "ha una posizione", col sorriso fintissimo e una storia patetica e buonista ancora più finta e idiota. Il porno (o meglio il fuori scena, l'o-sceno) lo si dovrebbe girare per strada. Una love parade tutti i giorni…Sono stanco di essere felice, ma solo nella mia gabbietta… E' una società LUGUBRE questa. Se ci si rintana in casa e non si combatte il coprifuoco delle limitazioni alla libera manifestazione o alla libera passeggiata o danza di massa, presto o tardi tornerà l'Inquisizione… magari bussando alla porta.Cura e desiderio, felicità e festa devono essere a disposizione di tutti, non solo in privato e in rari casi (come il mio ora)… o tutte queste belle cose moriranno nelle celle e nelle copule virtuali davanti alla macchina.Ora prendo la mia videocamera esco e filmo i gatti che si ingroppano!…

    15 luglio 2010 alle 16:04

  6. valeriomele

    La cosa curiosa è che il commento di Awoman.Aman che ho qui è diverso da quello scritto tra i commenti del post di Fastidio…Lì c'è qualche considerazione in più.

    15 luglio 2010 alle 16:52

  7. valeriomele

    Riprendo una critica di Ariadne dal post di Fastidio e la mia risposta:"[…] Ho letto anche il post di Mele. Il concetto di donna oggetto (nel porno come in altre circostanze) non è relativo al solo corpo. E’ qualcosa di molto più complesso e sfaccettato, che ha le sue radici nell’educazione alla differenza di genere, che si conclude approssimativamente verso il quarto anno di età, e ha i suoi svilenti frutti nel vissuto emotivo quotidiano di ogni donna che sia dovuta sottostare all’educazione considerata nella nostra società “normale” e la più “adatta” per il bene del* bambin*. Una donna non si vive come oggetto solo relativamente al suo corpo, ma a tutta la propria persona: ci sentiamo obbligate a piacere, sempre e comunque, incatenate sotto lo sguardo giudicante dell’altro, chiunque esso sia. E’ una vera e propria schiavitù, una spinta, un automatismo difficile da combattere e contrastare: lo si deve fare con forza, nella propria mente, ponendovi attenzione almeno ogni trenta secondi. Non è affatto uno scherzo, e penso che sia non solo utile, ma anche necessario, che si torni il più spesso possibile su questo concetto (che NON si limita al porno e NON si limita al corpo di una donna), anche se lo si fa solo relativamente all’aspetto dell’indipendenza emotiva che passa per il corpo delle donne, aspetto che è il più evidente e massicciamente presente nella nostra cultura.Mi sembra del tutto fuori luogo, e anche un tantino presuntuoso, che degli uomini giudichino “veterofemminismo” un concetto che forse non arriveranno mai compiutamente a capire, non per loro colpa o mancanza, ma semplicemente perché manca loro tutto il vissuto emotivo e mentale che possa permettere loro di comprendere a fondo, vissuto che le donne possono sperimentare in ogni momento proprio per il tessuto educativo che hanno acquisito, loro malgrado, e che le ha rese tali".La mia risposta:"Non vi è niente di presuntuoso nel fatto che un uomo (non degli uomini), io, Valerio Mele, sostenga che la feticizzazione del corpo (femminile) sia andata ben oltre quello che il pensiero classico del femminismo (mi scuso per il "vetero" se ha offeso qualcuno) abbia delineato come "donna-oggetto".Ho solo provato ad estendere il concetto della feticizzazione (dei corpi, dei desideri, dei pensieri) dalla ristretta categoria psicologica, sociologica di donna-oggetto ad una più ampia che investe un intero modo di produzione e rappresentazione della realtà (nella "società dello spettacolo" o della simulazione proprie del capitalismo avanzato). Spesso il femminismo si è fermato al di qua della critica anti-capitalista… Per me un'istanza critica femminista non può inchiodarsi allo sguardo patriarcale, sottovalutando quello del capitale… come se questo non fosse ben più insidioso e onnipervasivo… e persino peggio della minaccia e del dispotismo patriarcali.Ecco… il sorriso verticale è la macchina per me… sento un rumore metallico. Il click, lo scatto, il codice binario, i pixel. Non mi eccita particolarmente. Lo scatto che disloca il corpo e il genere nei media (come lo è per esempio internet…) agisce nell'immaginario individuale connettendolo mediante feedback continui al sistema globale dei codici e dei modelli simbolici, funzionali alla mercificazione e feticizzazione di ogni cosa.Sarebbe interessante pensare la donna come soggetto… che sfugga alla presa dispotico-patriarcale almeno quanto a quella feticizzante-capitalista… Scilla e Cariddi, incudine e martello".

    19 luglio 2010 alle 22:16

  8. valeriomele

    Un bel fuori scena di video porno con tante risate tra le attrici dopo una reazione eccessiva ad un fisting (con la protagonista che barcolla, si allontana, nascondendosi il viso tra le mani per la vergogna)… eccezione alla noiosa ritualità di pornhub… Forse è una simulazione della naturalezza al di là del set… comunque un evento simpatico… da quel poco che si rivela del contesto "amichevole" in cui si riprendono i corpi (prima di rovesciarli in qualcosa per lo sguardo d'altri… voyeristico? antropologico? distante? nostalgico?).

    28 luglio 2011 alle 00:38

  9. Pingback: La norma “democratica” come stato d’eccezione dell’eccezione (una storia familiare) | Valerio Mele

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