videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

“E adesso specchi riflettete”.

Per contrastare questo schermo, questa navigazione, questo net surfing, questo continuo al di là dello specchio (in perfetto stile Alice nel paese delle meraviglie) evoco un poeta surrealista suicida, attraverso le sue parole: “E adesso specchi riflettete”. (Jacques Rigaut)

Avanti… alzatevi dalla sedia… andatevi a sedere comodi da qualche parte e riflettete… invece di accettare questo piacere a dosi omeopatiche (un post, una foto, dei “commenti”… o, come su Facebook, un “mi piace”, un “condividi”…) che vi solleva (ma per quanto?) dalla difficoltà di vivere… Sottraiamo il tempo alla macchina globale, alla Grande Rete…

Per me la Rete serve per catturare più che mettere in comunicazione… limitare, virtualizzare e controllare gli spazi d’azione. E’ piacevole… ed è innegabile il suo fascino… Seguo questa metafora dello schermo che si comporta come uno specchio strano… che non rimanda la propria immagine, ma l’aldilà dello specchio (come nel Paese delle Meraviglie)… ci mostra che non siamo noi stessi… ma mille rivoli di pensieri, immagini, idee… si sostituisce all’analogo movimento reale che è dentro di noi… lo contamina, lo condiziona… Io navigo comunque, nella realtà… La Rete è come se inserisse nella mia interiorità un’esteriorità fatta di possibilità pressoché infinite…

Allo specchioMa se stacco… vado a dormire… o mi faccio una passeggiata… io sovranamente penso, vago e rifletto (o rifrango, se sogno)… sono in presenza di uno “specchio”… Mi piaceva l’idea di guarire dallo schermo, guardandomi allo specchio, in un riflesso… cercare un’immagine, incarnare una finzione, modificarmi, modificare il reale… visualizzare me e tutto quel che mi attraversa…
Gli specchi di Rigaut, in un certo senso erano posti davanti ad ognuno di noi (quasi con un senso di sfida)… per rimandare un’immagine (ma non solo…) che forse dimentichiamo troppo, che ci sembra noiosa… e che forse emerge davvero e si delinea solo andando nel mondo… scavalcando l’insopportabile Narciso, attraversando paesaggi urbani, strade, campi… incontrando i volti e i riflessi altrui… infinitamente rassomiglianti, infinitamente diversi…

Insomma mi chiedo se uno specchio non sia più istruttivo di uno schermo…

Da uno schermo ci si aspetta costantemente qualcosa… Gli specchi invece, aspettano costantemente qualcosa da noi…

Qui davanti allo schermo domandiamo… interroghiamo la macchina… che risponde (per modelli…).
Lì, davanti allo specchio, siamo interrogati, ci vengono poste domande… si avanzano miriadi di richieste… si focalizzano azioni… sulla soglia dell’immaginario (ideale dell’io o io ideale), di ogni immagine possibile, vi è della magia… la possibilità di mutare di-segno.

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10 Risposte

  1. valeriomele

    SULL'INDISCIPLINA DELLE ASSEMBLEE E DEI DIBATTITI.

    Ognuno segue la sua rappresentazione della realtà, senza lasciarsi attraversare… proprio come uno schermo. Con la sua Ragione, la sua Verità, la sua Luce di fotoni eccitati e radiazioni elettromagnetiche… Non c'è niente da fare… i talk show e gli schermi hanno fatto scuola. C'è gente che gira con uno schermo al posto della testa. Sembra che parlare sia stare sopra un palco e vendere la propria immagine, mettendola in competizione con quella degli altri.

    E' come se si suonasse in un gruppo e ogni strumentista se ne andasse a cazzi suoi… Il risultato, in questi casi, è puntualmente una jam-session di merda… E anche chi potenzialmente avrebbe la capacità di attraversare i discorsi altrui e di far notare i processi che appartengono a tutti i dialoganti soccombe a questi ego monumentali fabbricati in serie…

    Ricordo in tal proposito un certo Manfred di Marsciano che era una sega a suonare la chitarra elettrica, ma aveva un amplificatore Marshall alto 2 metri e una Fender Stratocaster bianca… Si sentiva solo lui… agli altri non restava che cercare di far più caciara

    Questa attitudine forse si potrebbe attribuire anche ad un eccessivo consumo di cannabis… ma, ahimè, per lo più è pienamente imputabile alla ego-diastole di taluni soggetti…

    18 ottobre 2010 alle 15:09

  2. valeriomele

    Parole mie tratte da una discussione su Facebook. Questa è la mia parte (criticavo posizioni giusnaturaliste libertarie e altre che sottolineavano la "scientificità" del marxismo):

    LUNGA DIVAGAZIONE (io avviso…).

    Io, per quanto mi riguarda, ripudio religioni, ragioni naturali e verità come la peste… in questo seguace di Nietzsche e Stirner… in un certo senso anche il diritto, che intendo come un tessuto e un'imbastitura sociale, ha un suo rovescio… che recalcitro a definire naturale, ed è quello che seguo… Insomma non riconosco alcuna verità o ragione o bontà superiori, in quanto ritrovo in tutte queste forme di valorizzazione forte il germe degli identitarismi e delle comunità… foriere degli autoritarismi e delle prevaricazioni che tanto detesto…
    Del marxismo disconosco le pretese scientifiche (che lo trasformano in una religione…), pur ammirandone il rigore dello studio… Per me ci sono solo ideologie (finzioni tattiche in vista di una finalità strategica… è la mia definizione delle verità…). Borghese, proletario, sottoproletario o operaio o quel che volete sono determinazioni sociali che ammazzano l'individuo come vivente, come appartenente all'insieme dei viventi… Credo che ognuno possa seguire il suo percorso di autocritica e di critica, di mutazione e differenziazione, di coerenza e contraddizione… A me non interessa tanto la determinazione soggettiva quanto il processo che attraversa (o dovrebbe attraversare) i soggetti… la "decentralizzazione" appunto… che è appunto questo rotolamento "verso la x" (direbbe Nietzsche) e questa messa costante in questione di tutte le identità, di tutti i processi di vittimizzazione, di sacralizzazione, di personalizzazione, di auto-affermazione, ecc…
    Concretamente credo nelle convergenze vettoriali di forze ideologiche anche diverse in dati momenti storici, in cui può avvenire un compattamento (di classe, anche)… può verificarsi qualcosa di nuovo. Un evento imprevedibile che sollecita il cambiamento. Ma guai a chi prende il posto di comando… Insomma, per me conta solo il processo, non il soggetto (che è solo un momento, una fase, che non può mai cristallizzarsi in una forma statica e dire "Io sono questo"). Essere decentralizzati vuol dire mettersi da parte (con tutto il carico pesante di convinzioni, cliché e carceri ideologiche) e far largo ai processi che ci attraversano (prima di trovare parole, discorsi, discipline)… musicarli, contribuire a darne una forma armonica… Ovvio che a queste sollecitazioni, nessun sistema rigido può reggere…
    E quali sono questi processi che ci attraversano?… per esempio, i flussi di denaro dalle tasche, i passaggi di mano in mano, i voti, le iscrizioni, le registrazioni, le tracce che lasciamo, le vie e i percorsi che attraversiamo, i liquidi organici e le loro destinazioni, i pensieri, ecc… Non credo che tutti questi processi (e queste abitudini canalizzate) si muovano sempre in modo armonico e in sintonia con la propria individualità o singolarità vivente… Troppi sono eterodiretti e sono mortiferi (penso agli sversamenti inquinanti, al cadere di missili e bombe, alle malattie brevettate diffuse qua e là, ai depistaggi e alle infiltrazioni ideologiche, al nascondimento delle governance dietro istituzioni politiche fantoccio, alle cariche della polizia, all'effetto speciale, all'effetto di alcune droghe, al flusso delle immagini nello spettacolo globale, ecc…).

    Per me, inoltre, u-topia non è una fantasia o un'immaginazione… è pratica quotidiana, concreta, del non-luogo… di quello che deve avere luogo ma ancora non ne ha… e che genera un'incredibile tensione con l'orribile esistente che ci ritroviamo. E' la rottura con il luogo, con il territorio, con la tradizione… qualunque essa sia…
    La nostra "de-territorializzazione" (della DAI…) non è quella operata per esempio dal capitalismo, che diventa astratto e virtuale per meglio ri-territorializzarsi e dominare (anche in modo più efficace e totalizzante dei dispotismi, che territorializzano direttamente, stabiliscono legami di terra e di sangue). La nostra de-territorializzazione sarà uno strappo senza ritorno… non se ne ricaverà mai un "utile", un "profitto"… ma sarà un movimento organizzato di sottrazione che regoli e limiti le pretese paranoidi dell'io, delle classi, dei poteri in generale…".

    19 ottobre 2010 alle 18:05

  3. utente anonimo

    Potresti aggiungere l'ultima foto mentre fotografi!!! cosa? non si sà.

    26 ottobre 2010 alle 00:12

  4. valeriomele

    26 ottobre 2010 alle 00:36

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