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Appunti contro il “Nuovo Patto Sociale” | Dopo l’invenzione del referendum-ricatto di Marchionne

Le seguenti proposizioni sono tratte da riflessioni sparse scritte alla rinfusa nei giorni scorsi… Mi si perdoni se vi è incoerenza di stile, non conseguenzialità e frammentarietà… Proprio non mi va di correggere.

L’Ansa, nei giorni scorsi, sempre più in preda al delirio paranoide, vedeva dappertutto stelle a 5 punte e Ⓐ , la minaccia di un brigatismo risorgente e di un terrorismo fantasmatico sbattuto in prima pagina, per spaventare, con deliranti possibili “derive” violente delle posizioni più “estreme”, i dipendenti chiamati ad una consulta referendaria a scatola chiusa, “prendere o lasciare”… poi finita come sappiamo, con la vittoria dei SI e senza alcuna rivolta o picchettaggio, che sarebbe stato pure comprensibile (ma i sindacati, no… non vogliono essere “criminalizzati”, devono seguire la procedura, mantenere il loro potere contrattuale, adeguarsi e continuare ad essere mantenuti senza difendere un cazzo coi soldi dei pochi schiavetti salariati non precari rimasti…).

Il punto è che la crucialità (così è stata presentata, inquadrata, narrata e rappresentata) del problema del futuro di poche migliaia di operai alla Mirafiori, a mio avviso, risulta anacronistica, distorce la realtà… Il fordismo (l’industria di massa) è finito da un pezzo… Anche il toyotismo (l’operaio fan dello sviluppo dell’azienda, col salario legato alla congiuntura) risulta indigeribile ed è scadutoL’economia di produzione non interessa più neanche a Marchionne (che a parole dovrebbe essere l’amministratore delegato di una casa di produzione automobilistica)… non rende… Oggi va di moda l’imbroglio, il gioco delle tre carte, il rimpiattino, l’apprezzamento in borsa, l’eccitazione masturbatoria…

Si sono comunque udite minchiate inascoltabili: “Trovo geniale che la gente voglia lavorare e fare anche il terzo turno, lavorare sei giorni alla settimana”.

Nel frattempo il Grande Monetarista, Trichet (e questo la dice lunga sulla portata continentale, se non globale, dell’assalto capitalista alla “società”, al welfare), strizzava l’occhio all’impresa del Maglioncino modernizzatore, lanciando strali contro una presunta scarsa produttività del lavoro in Italia

I poteri centrali cantano un ritornello senza senso: più lavoro non equivale ad un aumento di produttività… Questa è un’analisi da ignoranti reazionari, da Ottocento!… Cedessero e ripartissero i privilegi di rendita piuttosto, decentralizzassero i poteri sempre più accentrati in un pugno di oligarchi…

Finita la buffonata del conflitto di classe alla Mirafiori come paradigma dello scontro sociale (quando si tratta di una modello minoritario superato dal post-fordismo e dalla maggiore presenza di impiegati persino nelle fabbriche), si dovrebbe far pesare la disoccupazione (non solo il precariato e il lavoro autonomo) come rapporto di forza

I sindacati, il governo e l’alfiere Marchionne hanno recitato il loro teatrino per annullare ed esorcizzare l’unico soggetto dello scontro plausibile (le persone, tutti noi, i viventi, contro un assetto del capitale sempre più autoritario e aggressivo)… E’ un po’ come salvare il soldato Ryan, quello che hanno dipinto i media del referendum della discordia FIOM/Marchionne… Si è colorato di emotività e analisi infantili, uno scontro suicida, sul piano strategico. Una sineddoche anacronistica, mitologica, arcaica, dispotica, operaistica, produttivistica: una parte per il tutto, il duro Lavoro della fabbrica come paradigma di qualsiasi attività che resiste al capitale (quando innanzitutto non è vero, in quanto gli operai ormai tendono a difendere lo status quo, e in quanto il lavoro è al 70% nel terziario avanzato e non in fabbrica… e non ha più garanzie da un bel pezzo, ad eccezione di pochi “fortunati”, assunti prima degli anni ’90, che ancora possono definirsi a pieno titolo “borghesi” e che sembrano essersi imbarbariti di Lega e PDL in Italia per mantenere – ma per quanto? e come? – i loro privilegi)…

Salvare le fabbriche a chi??? Tutti in malora… capre e cavoli… capitali e “posto fisso”… Dovranno mollare la presa da rendite e bottini vari… Dopo il piano Marchionne c’è solo una classe sociale de-composta e s-composta (che potrebbe paradossalmente trovare in questo e nella sua imprevedibilità statistica il suo punto di forza) contro i gerontocrati, gli oligarchi, i monopolisti, i nuovi ricchi, i razzisti, le Famiglie, le piccole e grandi Patrie, gli amici degli amici, i territorialisti a km 0, il WTO, l’FMI, l’EU,i radical-chic, le finte sinistre, i nuovi fascisti, i neo-liberisti senza scrupoli, ecc… altro che “nuovo patto sociale“…

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5 Risposte

  1. valeriomele

    "Il verme lucente" ovvero la lucciola è il titolo del quadro che illustra il post… Materializza l'incubo di un pensiero unico, monocratico, fallico, che destruttura, scompone, prostituisce, mercifica, sussume ciò che è ancorato alla vita nonostante tutto, parzialmente abitato, bucato, strutturato, risucchiandone i pensieri, il volto, l'anima e il cuore con un raggio mortifero di luce…
    M'è parso adatto.

    17 gennaio 2011 alle 20:12

  2. valeriomele

    In Tunisia si sono rivoltate masse non organizzate di disoccupati (colti e non)… una non-classe senza identità definita, senza mediazioni, ed estranea per forza di cose alle dinamiche del profitto e dello spettacolo… e forse proprio per questo più "pericolosa" (per gli amanti dei poteri centralizzati e centripeti, per il capitalismo predatorio e organizzato per clan che va tanto di moda) e imprevedibile…

    Vada come vada, lo strumento della rivolta popolare in Tunisia ha avuto il suo successo, grazie proprio a queste condizioni di disoccupazione o sotto-occupazione generalizzate…

    Da sempre considerati inutili dai marxisti ai fini di una prassi rivoluzionaria, evidentemente i disoccupati sono la sola risorsa davvero antagonista, quando posta nell'impossibilità della sopravvivenza… Il neo-liberismo non ha fatto i conti col DESERTO che lascia alle spalle nell'epoca della conoscenza condivisa e low-cost… Da oggi è possibile e pensabile far comunicare e crescere masse finora escluse dai giochi rivoluzionari e costituenti… Non si tratterà di "rivolte del pane", ma di vere battaglie per una libertà che purtroppo non si riesce mai (e ancora) a definire al di fuori della prigione del totalitarismo, del pensiero unico, della "democrazia" e dei "diritti"…

    In fondo i tunisini chiedono a gran voce elezioni democratiche, all'unisono con gli auspici di Obama… Difficile pensare che non si sovrappongano a queste proteste popolari, interessi d'oltremanica e una nuova strategia atlantica per i paesi magrebini… con tanto di appoggio di intelligence e apparati militari…

    19 gennaio 2011 alle 15:47

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