videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

“I vicoli di Velletri – tra borgo ed estrema periferia metropolitana” (2012) | un video di Valerio Mele

Colonna sonora:
“Ud song” (Valerio Mele, Emma Giannotti)
“Autumn” (Fabio Mariani, Valerio Mele)

In una dimensione sospesa tra rievocazioni storiche e solitudini da estremo confine metropolitano, inizia un viaggio esplorativo ed emotivo attraverso i vicoli di una cittadina che mostra ancora le sue ferite aperte (es: la “casermaccia”, il convento medioevale bombardato durante la II guerra mondiale, nascosto dalle erbacce e dall’incuria). Il punto di vista (dell’Autore) è quello di chi si è trasferito dal sud Italia per andare a vivere al confine della provincia romana in un modesto monolocale, dati gli elevati costi degli affitti nella capitale. Così, mentre Velletri ricorda un po’ annoiata e indifferente la sua storia con il suo folklore (e una comunità prova a compattarsi stancamente attorno ai suoi riti posticci), la contemporaneità vorrebbe degradarla a città-dormitorio di pendolari, priva di qualsiasi senso comunitario (che comunque è anche regressivo, identitario… “reazionario”, se vogliamo). In questa dicotomia di fondo si inserisce la poetica del video, la sua ricerca appassionata (in/dividuale, non comunitaria… non comune, né fashion…) della bellezza nascosta, dell’incanto, dell’imprevisto, di una realtà più seducente ed esteticamente attraente della banalità e dell’indifferenza quotidiane… La sfida ad entrare nel dedalo dei vicoli misteriosi del borgo, l’affidarsi all’angolo sconosciuto sempre da svoltare, divengono così chance, apertura alle possibilità della vita, all’esplorazione di sé… e della propria Ombra (rivelata, infine, allo specchio, proprio da questo onnipresente schermo che ce ne preclude la visuale e l’esperienza).

Così, mentre c’è chi celebra l’eco di riti d’esorcismo del “male” (come quelli ancestrali che vanno dalla festa di S. Antonio Abate alla fine del Carnevale… incanalando la violenza nei soliti stereotipi) per poter continuare a vivere la sua comunitaria realtà di cartone, c’è chi decide di affrontare l’oscurità… senza la pretesa di fondare alcunché…

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5 Risposte

  1. Tremo al pensiero di che cosa riusciranno a fare della Casermaccia con 4 milioni di euro: “una Casa della Cultura e della Musica”, dicono… “Il tutto sarà quindi inserito in un continuum ideale intorno alla vie della cultura, in una sorta di TRATTORE culturale per rivalorizzare siti che in passato erano essenziali per la nostra comunità e che dovranno a tornare ad essere un punto di riferimento per le nuove generazioni, riconquistando la gloria passata” (il maiuscolo è mio).

    Che siano stati ispirati da questo mio decadentissimo “documentario”? Spero proprio di no!…
    Ad ogni modo, i “vicoli di Velletri” diventano il progetto “le vie della cultura”…
    Ora: chi si fotterà ora tutti questi soldi? Spero di non aver involontariamente fornito idee balzane a degli intrallazzisti amici di costruttori… Io parlavo di edifici che testimoniavano le ferite della guerra mondiale e del dedalo di vicoli come di un paesaggio interiore… questi usano una retorica allucinante per giustificare le peggiori intenzioni di “rivalorizzare”, di rendere tutto più “funzionale”… ho dei conati di vomito.

    Con tutti quei soldi potevano pensare di fare cose meno astratte (la Cultura? a Velletri!!!)… qui quando gli assessori parlano di “vivibilità”, intendono solo giardini ristrutturati, “tempo libero”… magari tante telecamere di sorveglianza dappertutto, cacce alle streghe improvvisate contro questo o quel capro espiatorio, cagate del genere… la “vivibilità” ovviamente intesa dai pochi che hanno due euro fatti chissà come per guardarsi intorno e dire: “Però… simo burini ma ‘struiti, c’avemo a Curtura” (con pochi figuranti che scambiano folklore per cultura… fanno i buffoni di corte alle sagre e alle feste… roba da sfilate del führer, insomma…) mentre la miseria cresce a vista d’occhio… Sono come le brioches di Maria Antonietta, certi progetti…

    6 giugno 2012 alle 14:49

  2. Ma mi chiedo… che fine hanno fatto i 4 milioni di euro destinati (dalla Regione Lazio) a fare della Casermaccia “una Casa della Cultura e della Musica”? Qui a Velletri tutto tace…

    Tanto evasive intanto le risposte della presidentessa dimissionaria della Regione Lazio circa i finanziamenti alle sagre…

    E infine: perché le risorse viventi che sono gli artisti e gli artigiani non vengono remunerate (a progetto o come vi pare) direttamente dal comune?… addirittura questi ultimi devono sostenere le associazioni, le quali a loro volta devono farsi belle agli occhi dei nuovi feudatari nella speranza di intascare qualche spiccio dei mega-finanziamenti fantasma…
    Son cose orride, lo so… non conta il tempo di lavoro, la produzione collettiva e individuale, ma il privilegio. E’ persino peggio del feudalesimo…

    27 settembre 2012 alle 23:54

  3. Alla fine la giunta piddina di Velletri butta 4 degli 11 milioni e rotti ricevuti (dai milioni distribuiti a pioggia qua e là in provincia dalla Polverini dopo aver smantellato svariati ospedali e pochi giorni prima che si dimettesse…) in appalti per un progetto analogo, ma non ristrutturando la Casermaccia… ha optato per l’ex Convento del Carmine… riconfermando la pretenziosità di voler costruire una “Casa delle culture e della musica” (a Velletri???)… che si accoda alla ristrutturazione di villa Bernabei e alla riapertura del Teatro Artemisio… insomma tanta Curtura nel deserto (coi soliti avvoltoi delle associazioni che si avventano paralizzando per decenni qualsiasi iniziativa più vitale)…
    Intanto cresce la voglia di KuKluxKlan (che già segnalavo) dopo un’intensa caccia allo straniero stupratore… mentre c’è gente un sacco di gente che chiede l’elemosina per strada e all’uscita dei supermarket e si insiste a dare aiuti alle sole “famiglie” (in perfetto stile Casini), ignorando la folla di singole persone messe a margine che continua a crescere vistosamente… insieme alle rapine (com’è ovvio che sia…).
    Qui non c’è pietà, se non a parole, chiesastica… solo ignoranza e arroganza di classe…

    Tarallucci, vino e… CURTURA!

    21 marzo 2013 alle 01:21

  4. Pingback: “Auguri”… | Valerio Mele

  5. mozione Ponzo

    Nel frattempo, in questa merda di posto che è Velletri (eletta da piddini boriosi e ignoranti, assetati di “curtura” e di “sordi”, a periferia di città metropolitana e smart city) si legittimano i lavori forzati per chi non può pagare i suoi debiti (che in tal modo vengono considerati, contro ogni principio moderno, una forma di “reato” con tanto di punizione da scontare con “lavori socialmente utili”). Più che “baratto”, lo definirei “estorsione”, “schiavitù”, “carcere a cielo aperto”… una roba da medioevo (se non fosse una tendenza contemporanea, assolutamente in linea con proposte sconce come il “lavoro gratuito”, ecc…).
    I debiti, se non si possono pagare, non si pagano! sono cazzi dei creditori!
    Questa “società” diventa ogni giorno di più una costruzione storicamente determinata da abbandonare definitivamente… da lasciare ai suoi simulacri e ai suoi deliri.

    17 dicembre 2015 alle 11:26

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