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Un commento sulla morte di Mohamed Merah

Cerchiamo di fare il punto della situazione sulla morte di Mohamed Merah, il giovane francese accusato di attacchi contro parà francesi a Tolosa e Montauban, e una scuola ebraica a Tolosa.

Come sempre in questi casi – che ricordiamo fanno molta scena, ma sono anche molto, molto rari – ci sono tre scuole di pensiero:

– l’attentatore ha agito da solo ed è sostanzialmente ciò che la società tende a chiamare un pazzo. E’ una tesi che in genere lascia delusi, perché se le cose stanno così, non c’è nulla da fare.

– l’attentatore fa parte di un vasto complotto terroristico: da una parte, ha subito un “lavaggio del cervello” oppure esegue addirittura gli ordini di una Rete del Terrore. Questa ipotesi offre molte soddisfazioni, perché permette di costruire ipotesi repressive e punitive: sciogliere organizzazioni e chiudere siti web, oppure denunciare quei politici complici che non reprimono abbastanza.

– l’attentatore fa parte di un complotto sì, ma diretto dal potere, proprio per poter reprimere di più.

(“Mohamed Merah, tra psichiatria, complotti e media” dal blog “Kelebek” di Miguel Martinez)

Resta da considerare che la prima ipotesi, quella del folle che agisce da solo, è la più funzionale per attivare un dispositivo di controllo totalitario (supportato dall’ideologia securitaria dominante che ha portato alla crisi irreversibile del diritto come lo abbiamo conosciuto)… Fossi in chi gestisce gli apparati di controllo sarei favorevole a quella di ipotesi… “Se le cose stanno così, non c’è nulla da fare”, scrive Miguel Martinez… Per i suddetti apparati c’è da fare, invece. Meglio tutti sospetti

Secondo me è da un po’ che si stanno rovesciando i “soggetti” della “scuola del sospetto” (Nietzsche-Freud-Marx), una volta essenzialmente rivolto a sovvertire le sovrastrutture del potere espresso come verità-Io-ideologia borghese dal suddetto trittico, a far emergere una produttività rivoluzionaria (ma questa rivoluzione produttivista c’è già stata, con l’industrializzazione pienamente dispiegata… e ci si è ritorta contro)… Ora (che siamo in un’epoca post-industriale o post-fordista, come si preferisce, e non è più necessario alla riproduzione del sistema preservare la massa crescente di disoccupati cronici, micro-prosumer, individui felicemente asociali e le loro vite) i sospettati siamo tutti noi… “colpevoli” semplicemente in quanto coupable, “colpibili”… da un potere che per funzionare non deve reprimere secondo un criterio logico, razionale, ideologico, punitivo, castratore (che ritagli i suoi particolari capri espiatori per assoggettare o soggettivare delle masse produttive, rincoglionendole a suo comodo), ma statisticamente, in modalità random, senza che si produca alcun soggetto (se è vero che vi è una «crisi della produttività di soggettività»)… La nube (di connessioni possibili e tecnologie di controllo) che chiamiamo, semplificando, “potere” è così che agisce quando performa al meglio… quando è al passo coi tempi. Il minimo dispendio col massimo profitto. Non c’è nemmeno bisogno di mobilitare reti terroristiche, investire in infiltrazioni, attentati, corpi speciali, mettere su complotti, logge segrete, ecc… Il sistema è abbastanza schizofrenico da mettere direttamente d’accordo il dispositivo di controllo e la sua eccezione terroristica, senza che sia necessario un complotto o una stretta di mano… La produzione di discorsività individuali sovversive è un effetto collaterale (e fortemente invocato e incentivato) dai meccanismi di controllo totalitario già in atto. Si arriva dunque ad eccessi (anche qui in Italia) in cui ci si accusa di reati inesistenti, si evocano scenari improbabili… e questo solo perché persino il fantoccio del terrorismo potenziale (espresso su magliette o con altri gesti più o meno innocui…) sembra funzionare in qualche modo… in pensieri, parole, opere e omissioni… Ormai sembra che la dinamica di ogni conflitto sia disinnescata a monte… (a me sembra che si impedisca con ogni mezzo il sorgere di nuovi modi di produzione, spostando continuamente il conflitto su un piano simbolico, metaforico… in una sandbox di conflittualità su base etnica, religiosa, nazionalista, ecc… è solo di questo che si ha paura… che si tocchino i modi di produzione, la proprietà privata/pubblica, i metodi di estrazione di plusvalore, difesi dagli apparati e dalle macchine umane che ne fanno la guardia… Si ha paura che riprenda in concreto questo discorso… per questo la si butta sulla follia, sulla schizofrenia… che ormai è sistemica… è il cuore del sistema, il suo criterio paranoide di auto-legittimazione… Si fa di tutto purché scompaia la realtà e non sia possibile un’azione con una qualche efficacia, che produca una trasformazione dell’esistenza cibernetica o miserabile che ci si prospetta…).

Si assiste ad un continuo détournement di stato (o da parte dei media, con i quali spesso coincide)… situazionismo istituzionalizzato… (quello che coi suoi peana totalitari e maniaco-depressivi spinge, mascherandosi da critica radicale e simulando un demenziale accanimento speculativo, partecipando cioè in tutto al gioco che denuncia, ad atterrare le ultime resistenze… es.: “Lo sviluppo della critica dunque non può ignorare che il rifiuto dello spettacolo nasconde, come in una crisalide, la prossima fase di individualizzazione e socializzazione dello stesso”).

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17 Risposte

  1. Questo post, in cui si parla in modo alquanto improbabile di “anarchismo radicale” reazionario (!), di un Bataille “satanico” (!!!), ma anche, similmente, di “scuola del sospetto” giunta al potere, di un Debord malato di depressione… sembra la versione detournata del mio (e anche del titolo di quest’altro… compaiono gli stessi temi ma con i significati – ma esistono? – che slittano semanticamente in discesa libera… “O tempora, o mores!”… che tempi out of joint, s-logati!)…
    Nel senso che (oltre alle affermazioni sottolineate dai punti esclamativi tra parentesi di prima) non avrei, con tanta sicumera, gettato il bambino sessantottino con l’acqua sporca (per riprendere il fastidiosissimo detto, citato in “Minima moralia” di Adorno e ripetuto da allora fino alla nausea), usando toni alla Sacconi… magari un po’ più colti e neo-apocalittici… Non credo che tutti quei ragazzi fossero borghesotti pronti a “stilare un elenco di desiderata che il nuovo capitalismo avrebbe dovuto soddisfare”… non credo che attaccare la produzione e la riproduzione sociale (la Coppia, la Famiglia, il Lavoro, il Maschio) come fu fatto fosse uno scherzo situazionista o semplicemente un’anticipazione ingenua di soggettività adattabili alle praterie di nuove merci dischiuse dal capitalismo post-industriale… Si dimentica che certe pratiche furono fatte precipitare in un oblio forzato (come altre, in altri tempi, ma con modalità non meno brutali) con un dispiegamento di mezzi e strategie impressionanti (tra cui l’ultima, recente, – o no? – roboante e paradossale trovata della sussunzione del terrorismo)… Complici i più scaltri e garruli querulomani di quella generazione che continuano ad aggirarsi tra noi come depositi di letame… Ma il punto è che l’attuale generazione non vede che letame dalla sua comparsa… dunque non riesce più a distinguere il letame in foreground da quello in background. E’ tutto molto capitalisticamente anonymous, questo sì… ma la “sfocatura” dell’anonimato (ormai indistinguibilmente rivoluzionario/contro-rivoluzionario) non basta a contrastare la paranoia totalitaria dell’impalpabile dominio imperiale che tutto sembra attraversare (cellule e molecole comprese). Senza strategia e (pro)getti di realtà non si va da nessuna parte se non verso il catastrofico senso comune… Invece si continua a ricamare, cardando e filando la merda barocca e punk-rococò… con gusto barocco o punk-rococò (come in un film iper-trash… un film che arriva ad imitare, ma stavolta sbagliando intenzionalmente e in bella copia, John Waters e i suoi microfoni involontariamente in campo).
    A ben pensarci, però, anche in questo commento si carda e fila la merda… Non sarà contagioso?

    10 aprile 2012 alle 15:30

  2. Pingback: Note sparse a margine de “L’ipotesi cibernetica” di Tiqqun « Valerio Mele

  3. I “MITOMANI”.

    Si parla molto di mitomani ultimamente, autori di un falso secondo volantino di rivendicazione o di scritte sui muri… Non si tratta di “mitomani”… Il “mito” da emulare sono i media e la tecnica ha un nome: si chiama “marketing virale”… Che lo adotti un tifoso paranoide della legalità per crearsi il suo perfetto nemico fantasmatico (e giustificare le conseguenti reazioni repressive davanti all’opinione pubblica) o che lo usi un rivoltoso schizo per diffondere rizomaticamente il suo dispaccio d’agenzia o spingere all’emulazione virale del suo gesto, non fa molta differenza e permane nella sua ambivalenza… tutto ciò è un’opportunità prevista e incentivata dal sistema stesso, che in questo modo si auto-promuove in modo intenso (sfruttando le sue passioni ideologiche estreme… la sua polarità dispotico/anarchica). Forse per questo si dovrebbe parlare di terrorismo omeopatico, sistemico, senza conseguenze… che può al limite circolare e diffondersi come lieve patologia, ma senza alcun successo strategico o effetto sistemico… che non sia la produzione temporanea di anticorpi militari ad hoc… che dovranno poi confrontarsi con le successive ondate di recrudescenza virale, ecc…

    Ammesso che ci fosse stata una semplice azione violenta anonima (cosa impossibile data la complessità del contesto), si sarebbe comunque sentito il bisogno di superare questa ambiguità interpretativa con un messaggio, una rivendicazione, che liberasse la libido sadomasochista del sistema… Una qualsiasi… Non si è scelta la soluzione espressa nell’esempio di questo post… l'”ha agito da solo” che accuserebbe una certa parte della popolazione… ma una soluzione più “classica”, più kitch… una specie di trailer di un serial ispirato agli anni ’70… (che tende a criminalizzare le due aree anti-capitaliste tradizionali, anarchica e marxista, più la prima, storicamente prevalenti da queste parti). E’ da parecchio che si spinge su questa via. Tutto ciò, a prescindere dall’effetto sistemico di neutralizzazione del reale e auto-promozione del codice mediatico, probabilmente è innescato localmente, in Italia, dall’ormai aperta e massiccia iniezione di fascismo nelle istituzioni, così come nel corpo sociale (non che non ci fosse già un buon sostrato di merda sotto la vernice della democrazia post-bellica) e alla continua sollecitazione, dato l’intensificarsi della violenza interna e internazionale dello stato, di azioni scomposte (…se fosse davvero “informale” il software del gesto).
    Ma è decisamente: molto ingenuo pensare che possa esservi della realtà in (o, dall’altra parte, delirante e sviante dare un peso strategico, rilevante ad) una prassi così circoscritta e così prontamente neutralizzata…

    18 maggio 2012 alle 16:01

  4. L’ordigno di Mesagne (4 impressioni)

    “Come in altri momenti drammatici, la risposta che dobbiamo dare a simili atti di terrorismo e di destabilizzazione, è nell’unità e nella concordia di tutte le forze politiche, sociali, e culturali del nostro Paese”.

    1) Silvio B. spiega meglio di tanti altri (involontariamente) a cosa servirebbero “simili atti di terrorismo e destabilizzazione” (accomunando realtà distinte e allargando strumentalmente il fronte del nemico interno, in vista di una repressione preventiva generalizzata… già i preposti manganelli tuonano con un “se ne pentiranno” rivolto contro ignoti… Con questa “logica” si potrebbe anche giungere a rivolgere tutto il popolo contro il popolo in nome del popolo…).

    2) La Macchina poi funziona disponendo i suoi “modelli” e i suoi “atti isolati”, criminalizzando un po’ tutto e tutti per un certo periodo, con una certa intensità, in attesa dell’episodio successivo… inevitabilmente generato dalle varie differenze di potenziale. Insomma si tratta di incidenti sistemici, non… intenzionali e intelligenti strategie della tensione.

    3) Nel toto-strage che si è scatenato dopo l’esplosione, per me il colpevole è la “società civile”… (questa comunità astratta e maniacale che solitamente si evoca per legittimare l’uso della forza da parte dello stato e per ammantare di una coltre di valori condivisi, un gregge disomogeneo, idiota e violentissimo, se non le peggiori intenzioni) che si auto-assolve, si auto-esalta e si auto-attenta… per poi auto-assolversi, auto-esaltarsi, auto-attentarsi… e così via, a loop

    4) La “società civile” è fatta da psicopatici… paranoici, necrofili… il killer di Mesagne (già c’è chi delira di un nuovo “unabomboler”) è solo la punta di un iceberg di perfetti stronzi

    20 maggio 2012 alle 00:38

  5. Pingback: Pluriball, unabomboler e gasssssssss… « Valerio Mele

  6. Pingback: Marcia legalità (contro ignoti) « Valerio Mele

  7. Avevo già parlato di qualcosa di simile all’argomento di questo post in un commento sul “conflitto a bassa intensità”

    4 giugno 2012 alle 15:27

  8. Qui si sottolinea un sintomo schizo/paranoide dei media… è la funzione ambivalente della censura (la barra: “/”).
    Si confondono in modo inestricabile i pensieri dell’attentatore con quelli dei giornalisti e dell’audience…

    Non ha “fatto tutto da solo”… Vantaggiato è stato avvantaggiato dalla “società civile” e dai media… è violenza che ha un senso ed emerge in quanto circola e viene fatta circolare.

    8 giugno 2012 alle 17:59

  9. I compagnucci di merenda di Monti (ht*p://www.aspeninstitute.it/attivita/politica-30-la-leadership-alla-prova-della-rete) invocano “nuove regole” per la rete… delirando non poco…
    (sarà per questo che si costruiscono miti “informali” appositi, ampiamente sponsorizzati, anche ieri, da gatekeeper come l’ANSA, che ne pubblicano gesta e siti? per intensificare la violazione delle “troppe” libertà gentilmente concesse da lorsignori e legittimare in seconda battuta il controllo?…).

    16 giugno 2012 alle 16:12

  10. In Norvegia, la paranoia anti-islamica di Breivik si materializza con delle rivelazioni deliranti quanto prive di fonte pubblicate dall’Associated Press… risultato: qualsiasi cittadino europeo libero e senza “alcun precedente”, secondo questi “geni”, potrebbe essere un potenziale colpevole! (da notare la foto del ragazzino con l’AK col suo sguardo pieno di odio sbattuto in bell’evidenza, nell’articolo…). Indagare sugli amichetti di Breivik no, eh? Mi pare decisamente un ribaltamento di campo che contraddice i fatti verificatisi… e che rivela una segreta complicità con la mentalità dello stragista da parte di questi scribacchini-sbirri…

    26 giugno 2012 alle 09:50

  11. A conferma della schizofrenia di cui parlo, l’Ansa oggi, in occasione di un presunto atto di sabotaggio, pubblica il titolo di un manuale di sabotaggio… Probabilmente ci sarebbero anche gli estremi per una esortazione di reato… una istigazione a delinquere… robe così…

    16 luglio 2012 alle 21:22

  12. Tant’è che oggi Corpi “speciali” arrestano coloro che hanno probabilmente scaricato per curiosità ciò che per disgusto neanche provo a linkare!… Roba da pazzi!

    8 agosto 2012 alle 10:18

  13. Pingback: Paracul(t)i « Valerio Mele

  14. http://www.liberation.fr/societe/2012/07/17/transcription-des-conversations-entre-mohamed-merah-et-les-negociateurs_833784

    Qui c’è la trascrizione (in francese) della lunga conversazione tra MM e i negoziatori… chi capisce il francese (io non tanto, purtroppo) potrà capire meglio la complessità di quella vicenda…

    15 settembre 2012 alle 14:44

  15. Pingback: Complicare o semplificare? | L’ambivalenza della guerra in corso « Valerio Mele

  16. Pingback: L’ovvietà degli attentati nella “società gassosa” | Valerio Mele

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