videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Identità di genere (tema)

 

Parte I

 In genere non ho unidentità… ma soprattutto non capisco perché tutti questi giuristi, psicologi, medici, preti, militari, sociologi, economisti, perfino quelli dell’ONU (riconoscendo il gender a modo loro come ideologia normativa, anche per avere una scusa in più per intervenire col maglio contro le terre e i corpi ancora da colonizzare), vorrebbero entrare nelle mie mutande… Vogliono vedere da che parte pende?… eppure il cazzo è solo una cosa avvitabile e svitabile… come le lampadine, come la testa… (che sia libido o coscienza, sempre elettricità è… e da un punto di vista energetico contano molto poco i miei gusti… eventualmente l’intensità e la frequenza con cui consumo neuroni o spermatozoi… ma per fortuna, non mi hanno ancora attaccato a nessuna centrale… e non pago bollette su neuroni e sperma…).

Lo s-vitato.

Parte II

(Agli uomini…). Ogni volta che vi fate le seghe toccate il pene di un uomo… e c’avete pure i capezzoli che non vi servono per allattare… e una sutura sullo scroto che vi ricorda che avreste potuto essere donne…

E pure le donne… ma siamo sicuri che non abbiano temporaneamente un pene quando le penetrate? e che i penetrati (pene tracti) per farvi aspirare sperma a fiotti non siate voi? (PS: lungi da me rispolverare il cliché della donna vampiro e altri fantasmi cari anche al paranoico Strindberg, amico di Munch… Qui si parla di una lieve schizofrenia, liberata con una certa cautela, come antidoto ai comportamenti dei soggetti paranoidi predominanti… e che non intende assolutamente solleticarne i deliri).


Allego infine un mio commento su Feisbuk ripreso da FaS in un dettaglio che riguardava il “diritto naturale” nelle mutande…:

Discutendo a letto con la donna che amo lei mi faceva notare che alla base dell’aggressività maschile ci sia tanta “frociosità” repressa (si uccide la donna che non si accetta dentro di sé) e che per stemperare questa paura occorrerebbe confondere i ruoli e i gusti maschili, se non esserne indifferenti a livello di giudizio, più che rimarcare differenze con classificazioni (LGBT, ecc…) che finiscono poi col sovrapporsi alle categorie “merceologiche” del porno, per esempio… o si istituzionalizzano al punto da sollecitare l’attenzione, tramite CEDAW, dell’ONU (quella delle guerre “umanitarie”!…). Io rincaravo la dose dicendo che si tratta anche di personalità paranoidi che seguono regole (socialmente condivise, ahimé, anche dalle maggioranze “normali”, che si eccitano coi loro “valori”), seguono regole, dicevo, paranoicizzanti… penso all’addestramento dei parà, alle pistole ai vigili urbani, al protagonismo identitario, alla competizione, a quella tentazione residua, feudale, di “diritto di natura” che vorrebbe legiferare nelle mutande… Insomma bisognerebbe mettere i riflettori sul piccolo maschio paranoico… anche nella versione “soft”, ironica, sorniona, col “pensiero debole”, tipo Fabio Fazio… modello maschile che simula il suo essere pulitino e ubbidiente, timoroso di una sempre incombente e fantomatica censura, pur rimanendo incollato ad una posizione privilegiata, con la “segretaria” pseudofemminista spalmata sulla scrivania, che si permette (o meglio, le si concedono in trasmissioni extra) pure sproloqui contro il femminicidio, pur incarnando a livello spettacolare (il solo che conta in TV) i più stupidi cliché maschili… Mi è stato detto che “è una brava comica”… A me non fa ridere il modo in cui è sottoposta agli elogi, alle pacche sulla testa del maschio-padrone dello studio… Tutt* si sono concentrati su di lei… nessun* su quella testa d’uovo di Saviano o sul suo “Mangiafuoco” camuffato da uomo dimesso, Fazio…

Qui la mia replica a distanza al post di FaS:

Senz’altro il “diritto di natura” (preti, antiabortisti in tonaca e non, sindaci genuflessi, estreme destre, etc…) è molto fastidioso quando vuole frugare tra le mutande… ma aggiungerei che manco il “diritto positivo” scherza… neanche quello internazionale dell’ONU con la sua sclerotizzata idea delle “identità” di genere (anche quelle non allineate). L'”identità” di cui cianciava per esempio un Hegel era già molto osteggiata dal femminismo della differenza… (qualcuna scriveva “Sputiamo su Hegel”). Ora ci sono altre teorie che mettono in discussione sia identità che genere… Credo più che altro che sia un equivoco considerare come problematico non avere un’identità (scrivendo di “difficile ricerca di identità perduta, senza che si agevoli o istighi la tentazione di rifugiarsi nei vecchi valori”)… Io per esempio credo di essere tranquillamente privo di questa cosa… e non è questo che mi turba… forse è proprio l’Identità (di ruolo, di genere, di carta, di quello che vi pare) a disturbarmi… anche assai…

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9 Risposte

  1. C’è da segnalare infine che si comincia a demolire la legge Basaglia… (si finirà per rivedere magari anche quella sull’aborto… di revisionismo in revisionismo) con un blitz… senza discussione… una Restaurazione in sordina… Pezzi Di Letame

    http://www.youtube.com/​watch?v=3VRiTUyQiQk

    Approfitto dell’occasione per sputare sui tutti i DSM (passati e venturi) e i relativi psicofarmaci…

    17 maggio 2012 alle 19:55

  2. Me :-)

    Uno spu((n)to: 🙂
    “Teoria del controllo delle impressioni” di Erving Goffman. Tale teoria è stata definita un modello drammaturgico, egli vede infatti le situazioni sociali come drammi in cui i singoli sono attori che usano scenari per creare determinate impressioni.

    17 maggio 2012 alle 21:37

  3. NON VI PUO’ ESSERE “LIBERAZIONE” MA SOLO ESTREMA AMBIVALENZA.

    Una più aperta relativizzazione del genere come dell’identità è data dalla “Teoria queer”

    Anche se vi rintraccio una sorta di liberalizzazione estrema (“deterritorializzazione”, diceva Deleuze) dei flussi desideranti o del capitale, che non si fisserebbero più su niente di troppo definito a livello di valore e di senso con/divisi… (da cui i /dividui di cui spesso scrivo…). Di questa ambiguità credo non ci si possa liberare… Bisogna prendere atto del fatto che in questo ambiente virtuale in cui viviamo ogni cosa che cerchiamo di svincolare dalla sussunzione capitalista diviene inestricabilmente ambivalente… Sarebbe così anche se il capitalismo come modo di produzione storicamente determinato cessasse di esistere. Ci dovremmo portare con noi questa tensione anche in un ipotetico nuovo modo di produzione futuro (che inglobasse il capitalismo come quest’ultimo il feudalesimo, ecc…). Potranno apparire merci tuttalpiù strane ancora per un bel po’, queste pratiche di vita o produzioni “culturali” marginali, periferiche ed estreme… ma se cessassero di essere merci, producendo un loro movimento e una loro tecnologia, incomprensibili per le leggi/trasgressioni e le distruzioni creative del Capitale, scandendosi, fuori giogo, secondo nuove regole del gioco?

    18 maggio 2012 alle 02:56

  4. Ringrazio Me per il suggerimento sociologico… Goffman è anche l’ispiratore della Teoria del Frame… Non so… credo che istruisca sulla gradualità dei passaggi sociali e relazionali che comporterebbe un cambiamento radicale… Allo stesso modo potrebbe slittare, di teatralità in teatralità, di frame in frame, anche la sociologia stessa verso altri lidi, chissà… Secondo me va rotto il framework… 😉 (che tra l’altro è anche il sistema delle autenticazioni che regola il sistema operativo della Microsoft…).

    18 maggio 2012 alle 12:02

  5. Pingback: Fino all’Elsa… « Valerio Mele

  6. Riporto qui un mio commento ai suggerimenti dell’Onu circa i femminicidi in Italia, ripresi da FaS:

    Resto dell’opinione che il dispositivo Diritti umani/società civile sia anch’esso criminale, in quanto lascia intatte le strutture che costituiscono la base, la condizione generale, delle aggressioni maschili contro le donne, e che hanno radice nella “proprietà privata”, nel “patri-monio”, nella Famiglia e che reggono un patriarcato tutt’ora vivo e vegeto… Non esiste neutralità politica di un oggetto che chiamiamo “società civile”… probabilmente è proprio questa che partorisce il femminicidio (insieme al rapporto sociale di sfruttamento che chiamiamo capitalismo, camuffato dalle democrazie liberali sotto forma di Diritti più astratti possibili) come lavoro sporco di una polizia privata e informale atta a mantenere un ordine oscenamente feudale, mascherato da Diritti Umani (gli stessi che giustificano nel mondo le “guerre giuste” dell’Occidente contro i barbari che resistono al “soggetto sociale universale”, corpo immaginario del caput, del Capitale globale, che si tenta, in modo paranoide, di imporre sul pianeta…).
    Le donne (come gli uomini e tutte le variazioni possibili) non sono l’Umano, ma sono sempre questa donna… è da qui che partirei… da una concezione non proprietaria dell’individuo (feudalmente e borghesemente inteso come “non divisibile”, identico a sé stesso) che non invochi la legalità e la sua legittimazione… che non invochi la protezione proprio al suo indiretto (ma nemmeno troppo… chiedetelo alle libiche o alle siriane…) carnefice globale.

    Alla luce di quanto ho scritto, trovo inoltre queste parole sacrificate al dogma della produttività inaccettabili:
    “C’è una parte di società in Italia che ha modo di vedere con i suoi occhi quanto fa male la violenza maschile sulle donne: non fa male solo alla donna che viene picchiata o umiliata ogni giorno nell’inferno di casa sua, ma fa male anche all’azienda in cui lavora, per i giorni di malattia che si prende e la perdita di produttività, e fa male al sistema sanitario, e alla democrazia in generale”.

    Capito? se vi violentano cala il PIL!…

    28 giugno 2012 alle 17:06

  7. Pingback: Per una genealogia dell’in/dividuo (appunti) | seconda parte « Valerio Mele

  8. ♂… ♀… i generi (maschile e femminile) sono distinzioni a cavallo tra l’alchimia, l’astrologia e la grammatica… e il bello è che chiedono queste cose sulla carta d’identità!… quindi: o aggiungono altre preferenze o tolgono la casellina (io sarei per abolire del tutto la carta d’identità… per chi è anti-identitario è cosa imbarazzante).
    Ma anche ammesso che alla Legge non interessi il tuo software di genere, ma il tuo hardware sessuale… mi chiedo: perché? per darti la licenza per maternità? ma la dessero anche ai padri…

    11 aprile 2013 alle 11:19

  9. Pingback: Verso l’abolizione della moneta – Le regole del gioco | Valerio Mele

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