videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Due esempi di “jeune-fille”

PRIMO ESEMPIO (Nadezda delle Pussy Riot)

“Maschere di de-individualizzazione, di anonimato liberatorio. […] È il sacro dovere di tutti noi evitare che le coraggiose persone che compongono le Pussy Riot non debbano pagare sulla loro pelle il prezzo del loro diventare un simbolo globale.”

(Slavoj Žižek)

Tutti sensibili, Žižek compreso, alla meglio gioventù (purché lontana) che rischia di pagare per diventare un simbolo… (che è un po’ quello che facciamo tutti noi! quando giochiamo/recitiamo – ambiguità presente per esempio nel termine inglese “play” – un ruolo d’attore sociale qualsiasi!… dagli Anonymous alle Pussy Riot, dai banchieri agli impiegati, ai tassisti, ai pizzicagnoli… C’è qualcosa che non va in ciò che circonda questa brutta vicenda).
Inoltre non tutt* gli/le arrestat* per reati d’opinione, blasfemia o associazione, in giro per l’Europa e nel mondo, sono di bell’aspetto come Nadezda, per esempio… (su cui si è concentrata l’attenzione morbosissima dei media… al punto che, se dovessero essere liberate, una loro tournée mondiale magari sbancherebbe… ma non credo proprio che cedano a tentazioni commerciali idiote come quelle che sono state proposte, considerando le loro idee… Tutti gli altri detenuti politici – anche in Italia – invece, si fotteranno e basta… senza proclami in inglese e manifestazioni di alcun genere… è anche questo che non mi torna: la non consapevolezza che non c’è un regime dispotico solo in Russia… anche in Italia ci sono evidentissime tracce di repressione preventiva o su nessuna base reale, basate su  leggi fasciste, e comunque tutte supportate da una folla incredibile di giornalisti-servi, che nessuno o quasi osa additare a pubblico ludibrio o criticare… appunto perché viviamo anche noi in un regime, in cui l’auto-censura performa anche meglio della dura repressione vecchia maniera… A rigore da noi la repressione s’è fatta più furba… e neanche consente la “via di fuga” di diventare star mediatiche, dei “natural born killers”simboli, nuova merce da immettere sul mercato “alternativo”… si narra, al limite, di inimitabili, enigmatiche e molto circoscritte istallazioni artistiche come “Il ragazzo con la pala”, “Il ragazzo con l’estintore”, ecc… o nella maggior parte dei casi non se ne parla affatto e si preferisce far marcire in galera…).

Ecco qui per esempio uno scatto mediaticamente perfetto (e conforme paradossalmente con quanto richiesto dalla società della jeune-fille)…

In quello sguardo ci leggo anche uno lampo di gioia, orgoglio e consapevolezza di amplificare enormemente il gesto del pugno alzato (in risonanza storica con la scritta da anarchica spagnola del 1936 sulla maglietta e in contrasto con decenni di un ormai lontano passato di burocratico pugno alzato sovietico) alla vista dei fotografi. Nonché una certa tristezza e preoccupazione per il processo in corso… che forse le farà pagare tre anni della sua giovane vita [ndr: alla fine saranno 2 anni, ma in un gulag in Mordovia, a 1.000 km da Mosca]… davvero un’enormità per aver cantato in chiesa una canzone punk contro Putin…

Dunque: Libere/i tutte/i!


SECONDO ESEMPIO (Alice di “Resident Evil” ovvero Milla Jovovich)

“As I got stronger, the human race became weaker”

“Mentre diventavo più forte, la razza umana diventava più debole”
(Alice di “Resident Evil”).

Il trionfo globale della jeune-fille (clonabile, replicabile, invincibile, attraente)… il complesso militare-industriale, bio-tecnologico, pienamente dispiegato a difesa della merce (che è) produce “morti viventi” (consumatori della “merce su due gambe” che sono, ecc…). Ed appare spettacolarmente sia come malattia che come cura (salvezza, “sicurezza”, ecc…) inestricabilmente e schizofrenicamente combinati tra loro… un pharmakon (veleno-cura)…
Ci tengono a sembrare intellettuali à la page questi americani… Se moriremo a causa dei loro deliri, moriremo secondo un criterio estetico francese, post-moderno, raffinato… très jolie, charmant… riletto dal loro spirito di bifolchi armati con il gusto pacchiano degli effetti speciali (come dei “corpi speciali”, noti anche da noi…).
Ma a guardar meglio i lineamenti di Milla sono “unni”… sanno di steppe asiatiche, nomadismi fatali… come quelli che attraversano questa vecchia “civiltà” in declino… L’impero ha sempre cercato di sussumere i suoi barbari… non vuole fare la fine di Roma… eventualmente si trasformerebbe in saccheggiatore anti-imperialista, pur di trasmettere il suo patrimonio (il gene, il meme, il seme, ecc… del capitalismo).

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9 Risposte

  1. Riporto commenti scritti altrove (V sarei io):

    A – non so… non capisco il punto su nadezda.
    siccome è una bella ragazza allora diventa un simbolo e non va bene??
    automaticamente siccome le pussy riot sono diventate popolari corrono il rischio di “commercializzarsi”??

    mah, io penso che, per una buona volta AL DI LA’, dell’aspetto estetico e del processo mediatico, siano donne, che lottano come lo facciamo in molte, che stanno subendo un processo mediatico, ma soprattutto REALE, che mette in luce il carattere dispotico del governo russo (perchè sono russe, ma di qualunque altro governo, se fossero di altrove!), ma altresì e in modo più evidente il suo carattere sessista (basti notare le affermazioni di non ricordo che ministro nei riguardi di Madonna, la quale ha espresso il suo appoggio alle ragazze!).
    certo, nonostante l’orrore che stanno passando, le pussy riot (non solo Nadezda!!), e la legittima angoscia a questo riguardo, devono essere orgogliose di stare mettendo evidenza il fatto che si può essere perseguitate (ancora, nel 2012 come le streghe del mdioevo!!) perchè donne, e perchè esprimenti un’opinione dissidente.

    V – Ma questo neo-feudalesimo e neo-autoritarismo risorgente è nell’aria da tempo (qui in Italia tantissimo)… io dico solo che non si può insistere a “collaudarlo”… non si possono orientare le proprie strategie in questo senso (è come sbattere contro un muro… PAGARE PER DIVENTARE UN SIMBOLO non mi entusiasma… quanto ancora dobbiamo pagare?) Mi spiace che le abbiano prese… dovevano restare anonime. Io dico solo che tolte le calze colorate sono automaticamente diventate qualcos’altro (e il sistema mediatico tende a parassitare la più carina, non io… più inquadrature, più interesse, più neutralizzazione, sussunzione, ecc… inoltre: solo Nadezda, perché commentavo una foto, secondo me significativa…). Purtroppo il potere e qualche suo ortodosso fedele ha rotto l’incantesimo della finzione (che deforma le finzioni del potere indicando nuove strade)… era quello da difendere ad oltranza… e non solo imitando ma anche replicando il meccanismo e inventando nuove finzioni.

    Poi, come ho scritto, non è la bella ragazza soltanto che diventa un “simbolo”… tutti noi lo diventiamo in quanto consumatori di merci spettacolari e come merce spettacolare stessa (visto come anche nella quotidianità siamo sorvegliati e come ci tengono a sorvegliarci… come merci in un supermarket…).
    Per me chi vuole felicemente non conformarsi al “panopticon” generalizzato, sottrarsi alla mercificazione capillare e ai reiterati e paranoidi processi di identificazione (oltre che ai processi reali!) è prioritario… Essere difformi, non conformi, insomma… con il giusto grado di inafferrabilità, imprevedibilità e intelligenza, oltre che di coraggio…

    A – sono molto d’accordo con quello che dici, semplicemente credo che, una volta tolte le calze colorate (gliele hanno tolte, non è stata una scelta!) se non sei in grado di reagire dalla tua nuova posizione strappata all’anonimato, rischi molto. io credo che tutte e tre lo stiano facendo molto bene. il fatto che una, due, o tutte e tre siano carine è assolutamente irrilevante, secondo me… ci sono nate con quei visi e quei corpi…
    l’uso dell’immagine che i media fanno, il focalizzare l’attenzione su “la più carina”, è il modo mainstream di fare comunicazione. lo conosciamo! è giusto soffermarcisi a riflettere, ma secondo me non dobbiamo scambiarlo con la comunicazione tout court.

    V – Sì direi che è fondamentale imparare a non comunicare assecondando le modalità mediatiche (e gli stessi canali) del mainstream

    A – certo, su questo mi trovi molto d’accordo. quello su cui non sono del tutto d’accordo è che la comunicazione DELLE pussy riot segua gli stessi canali del mainstream…

    V – A mio modo di vedere non esiste una distinzione netta… non credo ci sia “innocenza” da una parte e “colpevolezza” dall’altra… come non credo in nessun mito delle origini, in nessuna verginità, in nessun “diritto di natura”… in nessuna “natura”, come già a ben evidenziato Judith Butler…
    In esperienze come quelle di Femen o Pussy Riot a mio avviso anzi c’è proprio questa consapevolezza dell’AMBIVALENZA della comunicazione… le prime giocano sull’appeal porno-soft per veicolare paradossalmente messaggi contrari al sessismo imperante, le altre su uno stile punk decisamente situazionista, detournante, anonimizzante, virale per surfare sul mainstream a vantaggio delle proprie idee… è ingenuo però pensare che le stesse pratiche non interessino anche il marketing propriamente detto (o non abbiano una fastidiosa parentela nelle modalità stesse del capitalismo finanziario contemporaneo, che si nasconde dietro azioni “anti-sistema” come i crolli in borsa “pilotati” cui assistiamo di recente…). Quello con cui ci si confronta a mio avviso non è un “nemico” nel senso clausewitziano e classico del termine… è qualcosa che si infiltra, entra sotto pelle… Nessuno può dirsi estraneo finché possiede un bancomat, critica il mainstream (che include nel suo flusso melmoso anche le critiche), ha una carta di identità, ecc…
    Qualcosa di simile l’ho scritta qui: http://​valeriomele.wordpress.com/​2012/05/11/​lipotesi-perversa/
    Lo so… è un mondo molto poco accettabile… ma non credo sia giusto fare sconti… o far credere che ci sia scampo laddove non ce n’è… “Il punto cruciale è per me: come evitare che un evento diventi ‘simbolico’” (scrivevo qui: http://​valeriomele.wordpress.com/​2010/12/20/​di-chi-e-questo-culo-dopo-i​l-14-dicembre/) e che abbia cioè, al contrario, un effetto di trasformazione REALE…

    13 agosto 2012 alle 12:22

  2. Verso la fine del mio ebook “Come vivere senza essere in quattro capitolazioni” leggerete:

    Purtroppo, pur essendoci buone idee in alcune pratiche, prevale il “desiderio mimetico” (anche mascherato) sulla singolarità… si fa comune(lla) invece di “dividuarsi”… insomma:
    Non è una modalità di essere (un’identità) da de-finire, ma di vivere…
    Non un “di più”, ma un “di meno”.
    Non giogo, ma gioco.
    Non composizione, ma de-composizione.
    Non numerazione, ma de-nominazione (in una frazione, stabilire il criterio della divisione).
    Non una proliferazione di massa, ma una divisione (/dividuazione) dell’individuo.
    Una dis-articolazione, una s-logatura delle strutture esistenti per ricombinarle in variazioni regolate… “illeggibili”, non identificabili.
    Rompere la catena: identificazione-iscrizione-reg​istrazione-accesso (in ogni suo punto).

    13 agosto 2012 alle 13:45

  3. I morti viventi del mondo “libero” (Madonna, Paul McCartney, Playboy) si sbracciano per dimostrare ammirazione (e invidiare) il coraggio e il “rischio d’impresa” che, dal loro punto di vista, probabilmente vedono nell’affaire Pussy Riot…
    “Ragazza sei seduta sulla tua fortuna!”, sembrano dire i professionisti della prostituzione…

    16 agosto 2012 alle 19:43

  4. “Un altro aspetto [di questo processo] è che ci sta rendendo consapevoli del funzionamento di questo governo come di una performance, di un gioco. Un gioco che in realtà si trasforma in caos. Il livello superficiale dell’organizzazione del regime rivela la disorganizzazione e l’inefficienza della maggior parte delle sue attività. Ed è ovvio che questo non porta ad alcun governo reale. Al contrario, la gente inizia a sentire un sempre più forte senso di smarrimento – nel tempo e nello spazio.
    […]
    Siamo contro il caos che Putin ha generato, una roba che solo superficialmente può essere definita un governo. Per mostrare una immagine collettiva del sistema, in cui, a nostro parere, praticamente tutte le istituzioni stanno attraversando una sorta di mutazione, pur apparendo formalmente intatte”.

    (dalla dichiarazione finale di Maria Alyokhina al processo delle Pussy Riot)

    Insomma il premio per la “best performance” va al governo Putin…

    In secondo luogo: è uscito il nuovo singolo delle Pussy Riot

    E mettetele pure ai lavori forzati per il nuovo CD!… in attesa di un loro concerto dal vivo tra un paio d’anni…
    (come già avevano notato loro… dal carcere non si esce mai, il carcere è anche fuori… idea – merce culturale, “simbolo”, come dice Zizek – o merce che tu sia… neanche suonando punk… figuriamoci… una “vittoria” di consensi e visibilità a che serve se si è in galera? Non è forse una sconfitta doppia? Ribaltando la visuale, dal punto di vista dello Spettacolo, si potrebbe anche malignamente pensare che questi contest, e i relativi giudici, si stiano facendo sempre più duri…).

    Qui le riflessioni (un po’ foucaultiane) di Maria Alyokhina sulla “società carceraria”:

    “Dopo aver trascorso quasi un anno e mezzo in carcere, sono giunta a capire che il carcere è solo la Russia in miniatura.

    […] In carcere, come nel nostro paese nel suo complesso, tutto è pensato per spogliare l’uomo della sua individualità, per identificarlo con la sua mera funzione; tale funzione può essere quella di un operaio o un prigioniero. Il rigido quadro del programma giornaliero in carcere (ci si abitua in fretta) ricorda il contesto della vita quotidiana in cui nasciamo in Russia.

    In questo quadro, la gente comincia a dare un grande valore per cose inutili. In carcere queste inezie sono cose come alcuni piatti o alcune tovaglie di plastica che possono essere acquistati con l’autorizzazione personale del capo guardiano. Fuori dal carcere, di conseguenza, abbiamo lo status sociale, che le persone apprezzano come un grande guadagno”.

    19 agosto 2012 alle 01:35

  5. Intanto si parla di registrare il marchio:Pussy Riot ®
    E ora?… denunceranno tutte le attiviste che hanno detto “siamo tutte Pussy Riot”? Madonna inclusa?… (mica male l’idea, specie in quest’ultimo caso…).

    Come cantava Johnny Rotten nei PIL:

    ‎”I’m happy to have, not to have not
    Big business is very wise
    I’m inside free enterprise…

    This is not a lovesong!”

    …beh… se non è un’invenzione giornalistica, è abbastanza punk come trovata…

    23 agosto 2012 alle 12:17

  6. PROPORZIONE ARTISTICA

    Le performance di Voina stanno alla dichiarazioni delle Pussy Riot al processo come “I canti di Maldoror” alle “Poesie” di Lautréamont”…

    Certamente le Poesie di Lautréamont si inseriscono meglio nell’intertesto letterario, capovolgendone le massime morali e quant’altro… ma di certo non hanno la forza di sovversione e il gusto trash de I canti di Maldoror

    26 agosto 2012 alle 11:53

  7. Intanto quelli di Avaaz mi mandano una email delirante in cui mi invitano a firmare una petizione per le Pussy Riot in cui osano scrivere (rendendo evidente l’intenzione di strumentalizzare in senso guerrafondaio la vicenda):

    “Quello che succede in Russia ha un impatto su tutti noi. La Russia ha bloccato la comunità internazionale in Siria e su altri fronti internazionali urgenti. L’autocrazia russa minaccia il mondo che noi tutti vogliamo, indipendentemente dal luogo in cui ci troviamo”.

    26 agosto 2012 alle 17:03

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