videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Paracul(t)i

Per capire quel che sta succedendo, occorre prendere alla lettera l’idea di Walter Benjamin, secondo la quale il capitalismo è, in verità, una religione e la più feroce, implacabile e irrazionale religione che sia mai esistita, perché non conosce redenzione né tregua. Essa celebra un culto ininterrotto la cui liturgia è il lavoro e il cui oggetto è il denaro. Dio non è morto, è diventato Denaro.

La Banca – coi suoi grigi funzionari ed esperti – ha preso il posto della Chiesa e dei suoi preti e , governando il credito (persino il credito degli Stati, che hanno docilmente abdicato alla loro sovranità), manipola e gestisce la fede – la scarsa, incerta fiducia – che il nostro tempo ha ancora in se stesso. Del resto, che il capitalismo sia oggi una religione, nulla lo mostra meglio del titolo di un grande giornale nazionale qualche giorno fa: “salvare l’Euro a qualsiasi costo”. Già “salvare” è un concetto religioso, ma che significa quell’ “a qualsiasi costo”? Anche a prezzo di “sacrificare” delle vite umane? Solo in una prospettiva religiosa (o, meglio, pseudoreligiosa) si possono fare delle affermazioni così palesemente assurde e inumane.

(da un’intervista a Giorgio Agamben)

Dio non è mai esistito (dunque non è mai morto…) se non come Denaro. Non condivido molto l’ipotesi “teologico-politica” di Agamben e predecessori… Più che di pseudoreligione parlerei di paracul(t)i.

Prima del pieno dispiegamento del software “Dio”, poteva giusto esserci qualche sovrano paranoide che si arrogava poteri arbitrari di surdeterminazione dei viventi, delle loro regole del gioco e dell’esistente, imponendoli tramite un codice linguistico… (che poi si sarebbe meno misticamente e più specificatamente, con l’estendersi della divisione del lavoro e del “debito infinito”, evoluto nella forma Denaro).

(Detto questo, Dio se c’è, è dappertutto, anche nelle sue eccezioni… dunque non è se non l’Alienato Assoluto, lo Schizofrenico, il Fuori-di-Sé… dove il , si badi bene, non è e non c’è… Puf!).

Rimarchevole nella stessa intervista questo passaggio (che collego ad alcuni temi già espressi in questo post, anche se, a differenza del prof., personalmente non sarei così interessato a difendere la “democrazia”, come ho scritto qui e qui, per esempio):

“Si direbbe che oggi lo Stato consideri ogni cittadino come un terrorista virtuale. Questo non può che deteriorare e rendere impossibile quella partecipazione alla politica che dovrebbe definire la democrazia. Una città le cui piazze e le cui strade sono controllate da telecamere non è più un luogo pubblico: è una prigione”.

(Giorgio Agamben)

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14 Risposte

  1. Altro che etica protestante, anglicana, cattolica, taoista e compagnia cantante…
    Io vedo solo sottoscrizioni, obbligazioni, strategie, laddove altri vedono (ancora!) “dio”, l’indivisibile, l’individuo supremo, l’eterna privazione, l’individuabile NULLA che non si è e che si insiste a voler essere in qualche modo (parmenideo, tautologico, paranoide, ridondante, assolutamente “idiota”, ecc).

    16 settembre 2012 alle 01:36

  2. Pingback: Madri, mogli e figlie del Despota « Valerio Mele

  3. Sarò pure un katéchon, nel voler impedire l’Apocalisse o insultare i paracul(t)i della teologia politica, ma non certo nel senso schmittiano o clericale che dice Cacciari nel “Potere che frena”… o frana…

    “Non si ferma il vento con le mani”, scriveva Seneca… se è per questo, neanche con il culo… “è un segno della più generale tendenza a assecondare le potenze liquido-aeree”, scorreggia Cacciari.

    16 aprile 2013 alle 01:49

  4. Pingback: L’ovvietà degli attentati nella “società gassosa” | Valerio Mele

  5. Ancora un interessante articolo di Agamben su Benjamin

    4 maggio 2013 alle 19:12

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  9. Pingback: Teologia erotica | Valerio Mele

  10. Dalla fine degli accordi di Bretton-Woods il valore del denaro s’è sganciato dalla riserva aurea… e il Cristo-oro è diventato a tutti gli effetti una merce tra le altre. Per essere più attuali dovrebbero adorare una frazione… avendo a che fare più con una riserva frazionaria che con una riserva aurea.

    Ci penseranno i re magi a portare parte del surplus estratto dai lavoratori schiavizzati nelle colonie di mezzo mondo come riserva del primo conio vivente. In attesa della morte (lavoro o denaro morto che sia) e resurrezione del valore.

    (Non è propriamente tutto coerente, ma è per il gusto di pasticciare…).

    13 gennaio 2014 alle 14:48

  11. Secondo Deleuze-Guattari (ne L’anti-Edipo) Dio Padre è il capitale industriale e Dio Figlio quello finanziario…

    17 gennaio 2014 alle 23:18

  12. Pingback: Culi al caldo | Valerio Mele

  13. Pingback: Lo “scolon” parapatetico (ovvero: è tutto un paratesto) | Valerio Mele

  14. A proposito di queste riscoperte di Benjamin e Lafargue
    Non è che il capitalismo sia una religione, ma è la religione ad essere, da un paio di millenni, il principio astratto del capitalismo o delle sue pratiche grossolane, molto prima della sua spettacolare diffusione negli ultimi secoli. Come al solito il pensiero borghese cancella tutto ciò che non è evidenza fenomenica… Vi sono genealogie, precisi habitus (sanciti per legge o per garantire abusi e ricatti da parte del despota o dello stronzo di turno) che hanno condotto a questo habitat invivibile… che sta distruggendo tutta la “biodiversità” e le ultime nicchie superstiti (intese come “insiemi” singolari al di fuori di questa modalità rozza, idiota e belluina che si vorrebbe maniacalmente “universale”… sistemica… che “sistema” il dissimile, i dividui sotto la finzione giuridica dell’in/dividuo…).

    6 dicembre 2014 alle 17:21

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