videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Per una genealogia dell’in/dividuo (appunti) | prima parte

«Nietzsche in Umano, troppo umano accenna ad “un’autoscissione dell’uomo” attraverso la quale “l’uomo ama qualcosa di sé, un pensiero, un desiderio, un risultato più di qualche altra cosa di sé”, in questo modo tratta se stesso “non più come individuum, ma come dividuum”»

(Luther Blisset)


(mentre il suo tempo si sta dissolvendo, i morti, gli espropriatori del lavoro morto altrui, i borghesi che verranno, sottraggono al sovrano il suo oro… il patrimonio “immobile” diventa “mobile”… troppo mobile per un sovrano così ebete… che ci somiglia tanto… o sembriamo più degli scheletri? l’uno e gli altri… il fottuto e il fotti-fotti generale…)

Qualche secolo fa, nell’ambito di questioni relative alla successione e alla divisione delle proprietà e dei privilegi, era sorta la necessità di distinguere tra individui (gli aspetti “intellettuali” e “spirituali” di cose e persone) e dividui (gli aspetti corporei di cose e persone)… con i primi evidentemente privilegiati rispetto ai secondi da secoli di religioso lavaggio del cervello… Questo percorso si andò intensificando nella trattatistica giuridica specialmente nel periodo che va dal 1500 al 1700 e nelle regioni europee dove era più evidente l’emergere di quei soggetti che avrebbero dato vita alla moderna “borghesia”, evidentemente interessata alla de-territorializzazione del valore, all’autonomizzazione del valore di scambio, non più legato alla terra o alla nobiltà del lignaggio, quanto alle ricchezze equivalenti via via più facilmente e velocemente trasportabili, se non falsificabili… Questo libro è del 1670. O c’è anche Scipione Gentili… con questo libro o quest’altro: “De dividuis et individuis obligationibus” (pag.89).  Questo schema è del 1538e c’è anche questo libro del 1650.

La divisione delle proprietà e l’affermarsi della proto-borghesia rendeva evidentemente necessario privilegiare l’immateriale indivisibile sul corporeo divisibile… Già il paradigma metafisico dell’individuo, inteso come anima indivisibile e immateriale, teorizzato da S. Tommaso, dava un’impronta stabile a questo modello, che intendeva l’essere umano come un composto appunto indivisibile di materia e forma, in cui quest’ultima, che sarebbe l’anima appunto, dominava il complesso degli elementi corporei col suo principio trascendente, la sua sostanza spirituale, semplice e inestesa, analoga a quella divina… libera di intendere,  volere e… di far quel che vuole, aggiungerei io, proprio come un despota feudale o un sovrano con i suoi sudditi… il cui privilegio soprattutto (più che l’anima) sopravviveva al corpo… nelle successioni e nelle eredità.

E qui, tra i nostri contemporanei, alcune curiose riflessioni di Caracci sulle implicazioni metafisiche e politiche dell’individualismo borghese che ridefinisce contrapponendovi il “dividente” e “dividendo”

Alcune citazioni latine a casaccio dai trattati citati:

“Est autem Dividuum, res quae apta nata est, ipso iure cum aliquo eius effectu partes accipere. Individuum, res, quae apta non est, ipso iure cum aliquo eius effectu partes accipere”.

“Omne illud in Legibus dicitur dividuum, cuius pars respectu partis tantam prestat utilitatem, quantam totum respectu totius”.

“De caetero partes recipit dominium, sed pro indiviso, quae magis habentur animo, quam corpore, quod vel maxime cernimus in re duobus pluribusque communi, cuius quidem singuli in solidum domini non sunt, cum naturalis ratio satis demonstrat hoc fieri non posse, ut si unus habeat totum jus libere disponendi de re aliqua, quod dominii est, alterum quoque eodem jure gaudere, sed singuli partes eius rei habent, ita tamen confusas et commixtas, ut una ab altera separatim cerni tangique nequeat, h.e. indivisa”.


L’AUTONOMIZZARSI DELL’INDIVIDUO E LA RIMOZIONE DEL DIVIDUO

Ah, questi junker… che continuavano a porsi, con più cinismo, l’antico problema di spartirsi gli schiavi ereditati… “li seghiamo in due non traendone alcun vantaggio? li lasciamo vivi sotto un dominio incorporeo individuale o ne dividiamo i servigi?”.

«Recte dividimus contractus in dividuos et individuos. Utrum autem stipulatio, vel alius contractus dividuus sit, vel individuus, ex natura rei in contractum deductae, vel facti promissi aestimandum erit»
(da “De divisionibus contractuum” di Torrascassana)

Prima dell’invenzione del “contratto sociale” era l’in/dividuo stesso ad essere oggetto di contratto… (si può notare una vera e propria rimozione della trattatistica giuridica pre-moderna – in un arco, come dicevo, che va dal 1500 al 1700, con propaggini fino al Terzo Reich – la quale mira a regolare diritti di junkers o di nuovi feroci proprietari di fondi che cominciavano ad armarsi di obbligazioni, note di banco, fideiussioni, aggirando l’odioso maggiorasco, secondo Marx “il senso politico della proprietà”, o i fidecommessi che tutt’ora sopravvivono con il nome di “trust”, ecc… pur continuando comunque a far “religiosamente” riferimento all’interpretazione metafisica dell’individuo della scolastica… che perdura tutt’ora, anche se secolarizzata, parcellizzata come le proprietà fondiarie nel codice napoleonico… Cicerone che scriveva, riferendosi a persone viventi, di “dividuus” e “individuus” era un avvocato, del resto, prima e oltre che un filosofo… e nel diritto romano la distinzione tra dividuum e individuum riguarda più che altro le obbligazioni). Nelle citazioni in latino che ho disseminato qua e là e nei trattati (che non sto qui a tradurre…) è chiaro che la nascita del debito è connaturata al concetto tutt’altro che astratto di individuo (proprietario, possessore non solo di beni ma anche di /dividui viventi, come i servi per esempio, parte divisibile in caso di successioni o debiti… col corollario, paradossale ma non troppo, della minaccia della shakespeariana “libbra di carne” da asportare sempre in agguato: se il debito è inesigibile, si divida l’individuo… che in fondo tale non è, anche quando lo è, se non formalmente).

La durezza di questo e arbitrario passaggio violento dall‘individuo al dividuo (incombente come una spada di Damocle) si è ammorbidita col tempo, dopo una fase di crudele “accumulazione primaria”, in un’articolata “divisione del lavoro”… più simbolica e meno traumatica…
Dalle concezioni degli Junkers, secondo Engels (e Marx), avrebbe preso spunto anche quello che il malefico duo dileggiava come “socialismo utopistico” (di Proudhon) e che ipotizzava di trasformare il valore in ore di lavoro, saltando a piè pari (in questo i due arrogantoni avevano una certa ragione, comunque molto discutibile) le contraddizioni in esso inscritte: “I buoni di lavoro di Rodbertus mentono dunque nel modo più assoluto: ma bisogna appunto essere un Junker della Pomerania per immaginare che possa esistere una classe operaia la quale trovi conveniente lavorare 12 ore per avere un buono di lavoro di 4 ore”.
Comunismo, socialismo o capitalismo originavano tutti comunque da un possibile differente accordo /dividuale rimosso… senza il quale non vi sarebbe stato né plusvalore/forza-lavoro, né “divisione del lavoro” come la intendiamo modernamente… Tesi classicamente comunista marxiana (di un Marx ancora un po’ troppo hegeliano in questo) è quella secondo cui o c’è la divisione del lavoro, con tanto di “individui empiricamente universali”, o c’è “la vecchia merda” [MEOC, V, p. 31], la lotta per l’accaparramento di risorse, il dispotismo feudale (similmente, le democrazie totalitarie – quelle che si autodefiniscono liberali e moderne – si fondano sul pericolo del “peggio”, delle dittature, delle guerre, ecc… pur essendosi macchiate di crimini orribili). Non si pone mai un’altra possibilità…

LAVORO VIVO/LAVORO MORTO

Schrödinger, come è noto, scrisse del paradosso del gatto vivo/gatto morto… Cosa c’entra con l’in/dividuo?… ma d’altronde, cosa c’entrano con tutto ciò Salomone e Karl Marx?


(Nella vicenda del giudizio di Salomone vi è il paradosso del dividere una proprietà vivente… in questo caso è l’elemento terzo a trionfare, la spada, sulla disputa “territoriale”, l’emergere di una legittimità “naturale” mediante la minaccia della violenza, di una “divisio naturalis” nascosta, mediante una “divisio civilis” basata sulla minaccia del potere… tutto il meccanismo è comunque innescato dal concetto di proprietà… del figlio vivo/morto… I marxisti, per esempio, difendono il “lavoro vivo” allo stesso modo della madre disperata della vicenda biblica… dimenticando la sussunzione originaria, l'”obbligazione”, la distinzione delle identità, delle proprietà, dei ruoli “naturali” degli attori sociali, come premessa della divisione del lavoro… Insomma: invocherete e a viva voce le vostre catene, pensando di difendere un diritto acquisito… Altra questione: che ci guadagna il regno di Salomone? come estrae un “plusvalore” primitivo da questa vicenda?… Avrà rafforzato un principio di divisione dei compiti e delle proprietà, base imprescindibile per l’estrazione del plusvalore… A quei tempi andava tutto al regno, con le sue politiche d’alleanza, di prestigio ostentato in oro e di appropriazione anche improduttiva delle ricchezze, come osserva Bataille, ne “La sovranità”, a proposito di feudalesimo… in tempi moderni va tutto agli innumerevoli padroncini e, con svariate quanto opache mediazioni, alla rendita finanziaria… Complimenti a Salomone… “shalom”, appunto… la stessa “pace” che regna ancora adesso… Nell’era di Schrödinger però, forse la questione del figlio vivo/morto, del lavoro vivo/morto s’è un po’ complicata… stiamo lavorando? ci stiamo divertendo? ci appartiene qualcosa? non ci appartiene nulla? guadagnamo davvero qualcosa dal lavoro altrui? o perdiamo tutto?… probabilmente entrambe le cose… e questa legge vale anche per i grandi capitalisti, che pensano di farla franca… viviamo un’esistenza probabile… o improbabile…).

BANCAROTTA, DE-CAPITAZIONE E CAPITALE…

“Chi era così ricco da essere pieno di debito del sovrano francese aveva la sfortuna di rischiare la decapitazione, uno dei metodi preferiti per risolvere la crisi finanziaria del regno. Tra il 1500 ed il 1800 la Francia fece default per otto volte, un evento soprannominato salasso anche per il sangue che sgorgava”.

Più o meno la stessa epoca (1500-1700) che io indico come il periodo di trasformazione dell’individuo (e del “dividuo”) da obbligazione a soggetto per eccellenza del diritto privato e proprietario (come anche dell’esperienza filosofica, estetica, sensoriale, ecc)… Il “caput” del capitale una volta si decapitava (l’individuo era divisibile, con la violenza se occorreva)… non era il profitto di alcuni (che non erano il sovrano) a contare, ma solo quello (soprattutto simbolico, in termini di prestigio e supremazia) del re. Mano a mano gli intermediari e gli organi autonomizzati poi hanno preso a smembrare il regno, prendendosi ognuno un po’ di sovranità per sé e dando vita a questo “uomo privato”, questo “idiota” aristotelico che chiamiamo “individuo” (inteso anche come cittadino, borghese… beneficiario di diritti, sempre meno obbliganti), nel senso che non divide il suo piccolo gruzzoletto, il suo diritto relativo, la Merce o il Denaro che egli stesso è e che occulta irrimediabilmente dentro e fuori di sé il /dividuo… la traccia della sua antica schiavitù (…come anche della sua possibile libertà).


LE PLANARIE SONO /DIVIDUI?

Come le teste dell’Idra, come il Due nell’Uno, come il Doppio perturbante freudiano… ci sono anche questi vermi piatti, le planarie, che non fanno sesso… le tagli e si riproducono (c’è un video giapponese delirante in questo post)… o comunque si riproducono per scissione longitudinale!…

Anche Escher ne fu affascinato e le fa muovere, viventi e curiose eccezioni, tra solidi platonici:

Qui il senso della parola “individuo” si perde del tutto… come quando, prima di essere embrione e dopo essere stati morule, eravamo blastule… (pieni cioè di blastomeri… come le planarie… poi però ci differenziamo un po’ troppo, decadendo nella forma umana). Per di più, senza questa fase da vermi piatti, manco ci saremmo attaccati a parassitare l’utero di una donna… che infatti sanguina a causa di questo ancoraggio…

Annunci

27 Risposte

  1. Pingback: Pluriball, unabomboler e gasssssssss… « Valerio Mele

  2. Pingback: Per l’abolizione del valore legale delle firme « Valerio Mele

  3. Pingback: De-capitalismo | …come impedire l’Apocalisse « Valerio Mele

  4. Pingback: Per una genealogia dell’in/dividuo (appunti) | seconda parte « Valerio Mele

  5. Pingback: Complicare o semplificare? | L’ambivalenza della guerra in corso « Valerio Mele

  6. http://www.antropologica.unisi.it/images/a/ad/L’in-dividuo.pdf
    Vi è anche un noto antropologo senese, come Pier Giorgio Solinas, che parla di dividualità e individualità nei suoi studi…

    Nell’articolo linkato invoca una cancellazione (conciliatoria, che non mi convince) della discontinuità dividuo/individuo:

    “Per liberarsi dal vizio istintivo di leggere il mondo hindu come scenario d’un folklore naturalista, per togliere alle sue icone esotiche il carattere di idoli, l’antropologia indianista deve sforzarsi di cancellare le discontinuità che normalmente contrassegnano il procedere scientifico nella tradizione di pensiero europea: la discontinuità tra spirito e corpo, tra uno e tutto, tra dividuo e individuo
    […]
    È proprio entro una simile logica della dividualità che si può immaginare il farsi e disfarsi della persona. Ed è qui che importa mettere a confronto il pensiero individualista e il suo opposto (o i suoi opposti, o le sue alternative): non tanto per mettere a contrasto un Occidente individuo-centrico ed un Oriente anti-individuante (individuo-fobico o incapace di cultura dell’individualità), quanto, piuttosto, per sottoporre ad esame i problemi che derivano da scelte, per un campo o per l’altro, apparentemente divergenti
    […]
    Bisogna chiedersi in che senso, nella dimensione transazionale, moderna, un’identità può essere partecipata, o trasformata, o pluralizzata; in quale ambito la forma “allargata “ del sé può conseguire mutamenti e, forse sviluppi di struttura antropologica non contingente. Il compito d’una etnografia realmente comparatista, ossia capace di mettere alla prova insieme il “noi” e quel che una volta potevamo chiamare impunemente “gli altri”, non consiste solo , in effetti, nel pensare altri mondi, nel costruire e riprodurre panorami immaginari, ma nello sperimentare il sé e la “alterità” entro campi di prassi cognitiva realmente comuni”.

    La faccenda delle identità “allargate” (o dei “soggetti estesi”) nella dimensione transnazionale inoltre, mal si concilia con l’anti-identitarismo viscerale che anima questo blog (…o col ri-getto, più che la critica, del sog- del sog-getto).

    26 marzo 2013 alle 21:51

  7. Pingback: La caduta tendenziale del marxismo (prima parte) | Valerio Mele

  8. Pingback: “T.I.N.T.A.” o “T.I.N.A….T.D” | Valerio Mele

  9. Pingback: zona rossa – zona sacra – zona morta (derive analogiche e pensieri frammentari) | Valerio Mele

  10. Pingback: Sesso d’osso | Valerio Mele

  11. Pingback: D.e A.D. – decentralizzazione e anomia dividualista (ex D.A.I.) | Valerio Mele

  12. Pingback: Modello Troia | è sempre e solo stata una guerra d’assedio | Valerio Mele

  13. Pingback: Valeriomelìa | Valerio Mele

  14. Pingback: Per una “damnatio memoriae” preventiva e retroattiva. | Valerio Mele

  15. Pingback: Un post moderno (l’ermafrodito Mosè-Miriam riemerge dalla forma-stato del codice napoleonico) | Valerio Mele

  16. Pingback: “Io sono mia. Il corpo è mio e me lo gestisco io” | un post porno | Valerio Mele

  17. Giordano Bruno: “Il dividuo è individuo”.
    Ovviamente non sono d’accordo con questa “coincidentia oppositorum”… Il dividuo attraversa, scinde l’individuo, lo scompone in più elementi presenti in più insiemi simultaneamente, gira fuori sistema… non “è” l’individuo.

    5 settembre 2013 alle 20:54

  18. Pingback: Verso l’abolizione della moneta – Le regole del gioco | Valerio Mele

  19. http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=10709

    Anche Remo Bodei, professore di filosofia, allievo di Ernst Bloch, Eugen Fink e Karl Löwith, dice la sua a proposito di individuo e dividuo… sempre con un intento “riconciliatorio” di riduzione all’identità (di “costruzione dell’Io” addirittura…) che va in direzione opposta a quel che questo blog afferma circa il termine “dividuo”… Non serve chiudere questi concetti in qualche forma di terapia… Potrebbe servire giusto al vecchio modo di intendere la gestione del potere (individuale) per contenere e reprimere le potenze dividuali che, dal suo punto di vista, lo agitano oscuramente.
    Preferirei piuttosto che si liberassero in modo illeggibile e irreversibile le dividualità intrappolate nell’individuo (intendendo con questo termine non la singola persona, ma un concetto applicabile all’idea di anima, identità, universo…), che andrebbe ridotto a quello che è, ossia uno spettro… (cui andrebbe tolto ogni scettro). Liberare i flussi dividuali non confusamente, in senso pseudo-schizofrenico come tende a fare il capitalismo nella sua fase terminale… ma secondo nuove regole relazionali, secondo accordi non accentrabili, in degli ensemble, in dei complessi… che spazzino via per sempre qualsiasi confine identitario o dialettica dentro/fuori… combattendo gli inevitabili “movimenti sussuntori” che tenteranno di neutralizzare questi concetti ed inquadrare queste esistenze.

    15 febbraio 2014 alle 19:29

  20. Pingback: Certi individui… | Violenza-Diritto-Economia | Valerio Mele

  21. Pingback: Per farla finita con il debito infinito | Valerio Mele

  22. Pingback: Lo “scolon” parapatetico (ovvero: è tutto un paratesto) | Valerio Mele

  23. Pingback: S’appagan di pagare | Valerio Mele

  24. Pingback: Assi che scricchiolano | Contrattacco | Valerio Mele

  25. Pingback: “Noah” sommerso e salvato dal “caca-luce” | Valerio Mele

  26. Pingback: Dividualismo e diritto internazionale | Valerio Mele

  27. Pingback: “Ogni promessa è debito” | un’esegesi eretica. | Valerio Mele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...