videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

In sintesi… | del digitare e infine di onde nere e dragoni alchemici

“Ho lasciato il mio gruppo
 faccio tutto da solo”

In questi due versi milioni di biografie (compresa la mia)… la controrivoluzione digitale ci ha reso “sociopatici” (per usare una parola che potrebbe includere o recludere chiunque… ma prima ancora si era già perso il gusto di mettere soldi e strumenti in comune e litigare)… tutti questi nuovi dispositivi portatili hanno lo scopo preciso di spezzare le connessioni reali e mediarle in modo poliziesco affinché tutti imparino in qualche modo a (cercare di) metterle a profitto (senza riuscirci nella stragrande maggioranza dei casi)… affinché si estenda la fabbrica di merci inutili e nocive (persone incluse) a dismisura… l’importante è spacciare la (governa)mentalità, trasformare tutti in dipendenti di una fabbrica di nulla che si regge su un letto di morte altrui (per ora)…
Era un modo gentile di dire: organizzatevi voi, se ci riuscite… vi diamo i mezzi di produzione… a noi interessa solo il profitto… la merce (culturale) è merda, non rende un gran ché… vi diamo i gingilli, giocateci voi… dobbiamo dismettere questa fabbrica…
Per il resto dei lavori produttivi continuano come al solito ad usare la violenza e gli eserciti.

Ultimamente hanno pure semplificato le cose, per i più recalcitranti, con le app dei tablet e i-pad vari… “Giuoca! giuoca!”, diceva la Butterfly…

In luogo del “De hominis dignitate” di Pico della Mirandola, il “De hominis digitate”… In luogo de “Il piacere del testo” (Roland Barthes) vi sarà “Il piacere del tasto”… come per la gorilla Koko che pigia tasti compulsivamente e forse anche a casaccio in questo video

P.S. Vi lascio qui una poesia… diciamo…


ONDE NERE

Nulla da perdere,
nulla da sperare,
nulla da lasciare in eredità.

Io ve l’ho detto:
siamo finti,
siamo macchine,
siamo dividui.

E soprattutto:
tutto ciò è uno scherzo bizzarro,
inconsistente,
perché è qualcosa
in un incommensurabile
niente.

Siamo comici
alla periferia di una gravità
che mette in ordine il caos
fino a renderlo assurdamente
autocosciente
(per 2/3).

Riverbero di c’è, non c’è e stasi.
I primi vagiti,
l’esalazione finale.
Qualcosa in mezzo.

Oceani di nulla,
onde nere.

macchine sideranti:

(nell’acceleratore)
le particelle
si scontrano e compaiono…
In realtà, noi come loro
(al rallentatore),
ci incontriamo e scompariamo.


Infine, anche se non c’entra molto, ecco un esempio di come la materia inorganica a volte paia vivente (ma potrebbe anche essere il contrario…).

esperimento con solfocianuro mercurico dato alle fiamme

Si tratta di trasformazione chimica particolarmente velenosa… Immagino che un alchimista vedendo un simile spettacolo possa aver inventato la faccenda del dragone nel matraccio… o la lotta tra zolfo (S) e mercurio (Hg) per il tramite dell’azoto (N) e del carbonio (C)… quest’ultimo facilmente rintracciabile in tutti i viventi…

I tre principi alchemici rappresentati nel dragone tricefalo, Zoroaster, Clavis Artis, XVII sec., Biblioteca dell’Accademia dei Lincei, Roma

Un’ultima riflessione sulla mia passione per l’inorganico:

“Sembra che il nostro principale compito biologico sia quello di trasformare animali, vegetali e minerali in merda… e l’acqua o altre bevande in piscio… Ma era proprio così necessaria questa variazione animale? Non era meglio un mondo di soli minerali e piante? (ma anche queste marciscono… meglio solo minerali)”.

Annunci

3 Risposte

  1. Buon mattino, Valerio.
    Leggendo i tuoi versi mi hai ricordato Quasimodo in : “Ed è subito sera”, nel passaggio: ” I primi vagiti, l’esalazione finale. Qualcosa in mezzo
    Mi piace davvero
    Un sorriso
    Mistral di Ombreflessuose

    6 dicembre 2012 alle 06:47

  2. Questo post è a mio avviso uno dei vertici della speculazione di Raffaele Alberto Ventura… Mi fa pensare che persino la materia prima, vista da una certa prospettiva finale, sia merda (o cadavere) in qualche modo… che si lavorino sempre e comunque scarti… e che i viventi stessi lo siano (mucchi di pus, batteri, muffe, cellule che nascono e muoiono, macchine digerenti, detour di merda che produce merda di poco differente… del resto la valutazione di ciò che è utile, molto prima che moralistica, è estetica, sensibile… chi lo dice cosa puzza e cosa no se non un soggetto di parte che valuta cosa sia dannoso cosa e non lo è sulla base della sua costituzione materiale?… le mosche per esempio vedrebbero le cose diversamente… anche se mi sembra che ultimamente i gusti di uomini e mosche coincidano).

    Altro che i derridiani fantasmi di Marx, a proposito di roba che circola gratis in rete, e la scambiabilità infinita (qui si parla di merda… niente di smaterializzato… finalmente viene restituito, in qualche modo, un corpo… altro che deserto oltre il valore o, di contro, l’ospitalità, la democrazia, il cosmopolitismo e le cazzate “positive” varie dell’ultimo Derrida):

    Il “carattere mistico” della merce si inscrive prima di inscriversi,
    si traccia ancor prima di scriversi a tutte lettere in fronte
    o sullo schermo della merce. Tutto comincia ancor prima di
    cominciare. Marx vuol sapere e far sapere dove, in quale preciso
    momento, in quale istante il fantasma entra in scena, ed è una
    specie di esorcismo, un modo di tenerlo a bada: prima di questo
    limite, non c’era, era senza potere. Noi al contrario suggeriamo
    che, prima del colpo di scena di questo istante, prima
    dell'”appena entra in scena come merce, si trasforma in una cosa
    sensibilmente sovrasensibile”, il fantasma aveva fatto la sua
    apparizione, senza apparire di persona, naturalmente e per
    definizione, ma avendo già scavato nel valore d’uso, nella
    testardaggine di legno del tavolo testone, la ripetizione (e quindi
    la sostituzione, la scambiabilità, l’iterabilità, la perdita della
    singolarità come esperienza della stessa singolarità, la possibilità
    del capitale), senza di cui anche l’uso non si determinerebbe mai.
    Questa hantise non è un’ipotesi empirica. Senza di essa non si
    potrebbe neanche formare il concetto di valore d’uso, né quello di
    valore in generale, né informare una qualunque materia, né
    determinare alcuna tavola, né un tavolo di legno, che sia utile o
    vendibile, né alcuna tavola delle categorie. E neppure una Tavola
    dei comandamenti. Non si potrebbe neanche, come fa Marx,
    complicare a sufficienza, dividere o fratturare il concetto di valore
    d’uso, a voler ricordare per esempio questa evidenza: per il suo
    supposto primo proprietario, per l’uomo che lo porta al mercato,
    in quanto valore d’uso destinato agli altri, il primo valore d’uso è
    un valore di scambio.

    (da “Spettri di Marx” di Jacques Derrida)

    21 gennaio 2013 alle 18:42

  3. Pingback: Deposizioni muniste | Valerio Mele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...