videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Per una genealogia dell’in/dividuo (appunti) | seconda parte

continuo il percorso intrapreso con la prima parte

Nelle società del controllo, al contrario, l’essenziale non è più né una firma né un numero, ma una cifra: la cifra è una mot de passe [parola d’ordine nel senso di pass-word, codice d’accesso, N.d.t.] mentre le società disciplinari sono regolate da mot d’ordre [parola d’ordine nel senso di slogan, N.d.t.] sia dal punto di vista dell’integrazione che della resistenza. Il linguaggio digitale del controllo è fatto di cifre che segnano l’accesso all’informazione, o il rifiuto. Non ci si trova più di fronte alla coppia massa/individuo. Gli individui sono diventati dei “dividuali”, e le masse dei campioni statistici, dei dati, dei mercati o delle “banche”. È forse il denaro che meglio esprime la distinzione tra le due società, poiché la disciplina si è sempre relazionata a delle monete stampate che riaffermavano l’oro come valore di riferimento, mentre il controllo rinvia a degli scambi fluttuanti, modulazioni che fanno intervenire come cifra una percentuale di differenti monete”.

(da “La Società del controllo” di Gilles Deleuze)

Oggi non si può non partire dal dato di fatto che siamo dividui (ma nel senso di de-nominatori della frazione che io scrivo come in/dividuo)… e vi può essere controllo come l’esatto opposto (un percorso inverso: sblocco degli accessi, eventi imprevisti, cortocircuiti, ecc… o semplicemente qualcosa che non viene colto dai vari “programmi” e che potrebbe proliferare come corpo vivo all’interno e all’esterno di un sistema decomponente e in decomposizione). Già Baudrillard inoltre sottolineava (ne “Lo scambio simbolico e la morte” e “Le strategie fatali”) come gli “oggetti” statistici che siamo siano potenzialmente inafferrabili… giungendo ad ipotizzare una radicale e malefica estraneità (degli “oggetti”) al codice che pretende di considerare come dati delle esistenze probabili che non si danno affatto, ma che si sottraggono indefinitamente.
Il dividuo comunque, per me, come ho scritto più volte, viene da molto più lontano (da prima dell’utile, da prima delle proprietà parcellizzate dal codice napoleonico, da prima del trionfo armato dei commercianti e dei pirati)… da prima delle speculazioni borghesi dei socialisti dell’800… da prima del colpo di mano che ha spazzato via dalla storia (ma una possibilità non praticata non si può escludere per sempre) una contraddizione presente già in epoca feudale… L’errore principale (a partire dall’800) è stato quello di aver sclerotizzato qualsiasi divisione e opposizione all’interno del paradigma del conflitto (apparente, simulato) capitale/forza lavoro… fino alla forma edulcorata che oppone gli interessi dell’impresa a quelli della della società (macchina umana ormai perfettamente “funzionale”… ma forse proprio per questo insufficiente e inefficace… poco estensiva… coperta corta che lascia liberi tutta una serie di profili, dividui appunto, per niente inquadrabili).

Come ho scritto altrove:

E’ ancora troppo forte presso i “rivoluzionari” di ogni specie (comunque borghesi) il mito del 1800 (della dialettica, dei moti, delle barricate, della Comune, dell’individuo, del socialismo, dell’idealismo, del materialismo, ecc…). La borghesia si era già messa in moto secoli addietro (almeno dal 1400)… l’Ottocento capitò a giochi già fatti.

Nell’iscrizione del dipinto di Bruegel (“L’Adulatore”) è scritto qualcosa che si potrebbe tradurre con: “Dato che ci sono un sacco di monete che sgusciano dalla mia bisaccia, il mondo intero mi sguscia nel culo”.

Invece di coltivare o costruire nuovi rapporti sociali, occorrerebbe simulare nuove relazioni

…per coltivare e costruire successivamente in modo complesso… (sovrapposto alla e) divergente dall’attuale Grande Macchina. E’ come nei sistemi operativi attuali, che girano su macchine virtuali, mentendo sull’hardware fisico (sconfinando continuamente)… simulando che vi sia una sola macchina (hd) quando sono di più o simulando più macchine in una sola (un solo hd)… questa fase di sviluppo software, dovrebbe mirare (a differenza degli attuali sistemi di simulazione e di menzogne operative) a costruire hardware secondo altre regole non centralizzabili o socializzabiliImpedire che vi possano essere “soci” e “società”. Dunque spazi di privazione e di spettacolo (cioè spazi privati e pubblici).

(Si intenderebbe con ciò andare ben oltre sia il sol dell’avvenire socialista, che le distopie tecnologiche liberali, oggi tendenti a fondersi e a scambiarsi i reciproci ruoli purché si resti d’accordo sul regime totalitario dei rapporti sinora consolidati).

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3 Risposte

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