videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

La caduta tendenziale del marxismo (prima parte)

Marxisti senza “lotta” e molto “di classe”…
molto hipster, sempre in prima fila a dire la loro sui blockbusters…
– Senti cava (con la evve moscia), che danno al Valle?

Contro l’umanismo vero o presunto di Marx – origine della critica e critica dell’origine.

Non si può criticare il capitalismo a partire dai preconcetti di una visione integrale dell’Uomo e dalla posizione dell’artigiano (tutta la teoria del valore si basa su questo equivoco pre-capitalista… a partire da quale “origine” altrimenti potrebbe definirsi il lavoratore come “alienato” dai suoi mezzi di produzione?)… L’umanismo di Marx è davvero roba passata, irrecepibile… ridicoli anche i tentativi di soggettivare la macchina da parte di quei post-operaisti che ci vorrebbero lavoratori inconsapevoli anche quando scriviamo cacate su Facebook, per esempio… Trovo più interessante il superamento della soggettività, la macchinazione… la costruzione di nuove macchine con nuove regole del gioco… la divisione e dividuazione di individui e proprietà… l’abbandono della premessa del lavoro sociale… di una soggettività e di una proprietà di qualunque tipo…

Per una critica della “caduta tendenziale del saggio di profitto” intesa come contraddizione fondamentale e letale del sistema capitalista.

Evidentemente non è una questione di capitale variabile o costante e forza-lavoro… non siamo più nell’Ottocento…

Non tornano i conti nella massa monetaria complessiva… nelle operazioni finanziarie, nei nuovi titoli senza riserva… si sono impegnati di tutto per i prossimi secoli e per garantire il dominio armato imperialista del capitalismo (che non è la apparentemente innocua globalizzazione di cui cianciano le anime belle del G-20 o dei vari G-qualcosa…) su qualsiasi altra opzione (e per fottersi una buona quota di rendita finanziaria ovviamente…). E’ una controffensiva di classe, questa sì ben ricomposta a livello mondiale… contro tutti indistintamente (forse anche contro se stessa… perciò parlavo di schizo-capitalismo…).

Il vecchio problemino della “caduta tendenziale del saggio di profitto” è stato “risolto” in tutti i modi noti e sotto gli occhi di tutti… a partire dalle idee malsane di Von Hayek, Friedman… veri ispiratori della costruzione del disastro mondiale… (non che prima fosse tutto pacifico… NON LO E’ MAI STATO… SIAMO SEMPRE STATI IN GUERRA). E poi si è continuato con varie perversioni, trucchi ed escamotage padronali… Gli strateghi del Capitale sono sempre molto più lesti dei lavoratori evidentemente… basti considerare che è il gioco stesso del lavoro salariato ad essere una rapina… o un rapporto sado-masochista…

La caduta tendenziale del saggio di profitto “che pende, che pende e che mai non va giù” veniva brandita come una clava dai marxisti per chiudere le discussioni tra “compagni” a colpi di “scientificità” contro qualunque obiezione meno dogmatica… la Madonna è Vergine… punto!…

In effetti è un tale garbuglio!… e rintracciare le formule marxiane nel calderone degli indici attuali (che mischiano di tutto, anche elementi eterogenei) appare un’impresa titanica… La realtà è che hanno messo su un bel gioco di specchi (cumulando, per esempio, nel saldo primario, redditi e profitti, considerando solo i flussi monetari – fiscali – e neutralizzando qualsiasi conflitto già negli stessi indicatori che contano)… e credo che anche la strizza della caduta tendenziale sia parte integrante del gioco… è un po’ come la “pulsione di morte” freudiana, centrale nel godimento con la sua “coazione a ripetere”… o, più prosaicamente, come un dito nel culo durante una fellatioSe vuoi che il capitalismo risorga (o torni in erezione), parla della caduta tendenziale del saggio di profitto

Come suggeriva qualcuno, sembra che l’ingegneria economica del marginalismo e le guerre strutturali, divenute neutro modus operandi, abbiano tamponato la falla (probabilmente il capitalismo è questo tappare i buchi, questo procedere nella direzione del rattoppo)… e non credo che le cose si risolvano in modo così economicistico, con una semplice contraddizione interna che giunge ad un breakpoint, ad un punto di rottura… come, in psicanalisi, con la rivelazione e l’emergere di un trauma rimosso non è che si guarisce dai sintomi, come sostenne inizialmente Freud…

La mia attitudine analogica, poetica (comunque non “soggettiva”, “creativa”, “sensibile”, “umana“, ecc…) mi porta a rintracciare un’episteme che taglia trasversalmente la divisione dei saperi: caduta tendenziale (in economia), pulsione di morte (in psicanalisi), entropia (in fisica) funzionano sistemicamente in modo analogo… come anche: i buchi neri al centro delle galassie (ipotizzati in astronomia), il noumeno (nella filosofia di Kant, Schopenhauer), ecc…

Ma non è un metodo che s-piega (ammesso che si riesca ad aver ragione di metafore e immagini)… è più una visione… una piega pre-scientifica, pre-categoriale (ma “pre” nel senso che determina, certo a posteriori di un processo di trasformazione “materiale”, la costruzione simbolica che segue… del resto come si può non essere grossolani in un mondo che confonde – e imbroglia – con la sua incompetente ragioneria di stato, con la sua complessità labirintica?).

Il gioco degli immaginari è senz’altro più distruttivo/costruttivo e deformante dei giochi simbolici (che, prendendosi e prendendolo sul serio, nulla cambiano del paradigma dato). La stessa realtà (vivente o meno) sembra muoversi mutando, ricombinando, e deformando i parametri dati… eravamo, noi dividui, listrosauri nei tempi durissimi del primo triassico, dopo la grande estinzione… ce lo dicono i buchi delle nostre tempie, per esempio…

Resta solo il sospetto che io parli, come la schiuma di un’onda, già a partire da un nuovo mostruoso paradigma economico pronto ad essere sussunto dalla Grande Testa, dal Grande Caput del capitalismo…

Si svegliano marxisti e si addormentano piddini…

Per i borghesucci di questo paese la crisi non è poi così grave… e per alcuni effettivamente non lo sarà… i più disgustosi sono i radical chic o gli “alternativi” che si atteggiano in pose da difesa del Lavoro (che chiamerei “collaborazionismo”) o dell’Ambiente (il delizioso software in cui si muovono, si intende…) non capendo di essere peggio dei peggiori reazionari… Se la plebe, imbarbarita dalle loro austerità di facciata o da anime belle, arrivasse a bussare alla loro porta, minacciando il sacro diritto della loro proprietà, non esiterebbero a prendere il fucile, chiamare le forze dell’ordine (loro… “nuovo” o vecchio che sia), invocare i droni, lasciar manganellare, torturare, accoltellare…

Sulla “Rivoluzione” e le “lotte”.

Insomma il problema in Italia è questo blocco che virtualizza il cambiamento, sterilizzandolo, confermando all’infinito le stesse cose, gli stessi rapporti sociali…

Se esistesse una “sinistra”, dovrebbe captare le capacità produttive di chiunque e liberarle dalla visione aziendale… Sono decenni che sono solo buoni a parlare e dividersi in fazioni, senza progettare mai nulla di concreto, di reale… nessuna filiera produttiva ordinata secondo nuove relazioni (che non siano di sfruttamento, ricattatorie), nessuna rottura dei rapporti esistenti… se non dai da mangiare e vivere, istituendo nuove pratiche, per forza poi scompari, “sinistra”!… non si vive di “comune” e parole d’ordine a scoppio ritardato di vegliardi autonomi circondati da (relative) “moltitudini” che ripetono slogan autisticamente… e poi: ancora a sognare la “Rivoluzione”? aspettare il Messia sulle barricate? le “lotte”???… non c’è più niente… dovrebbero ricominciare da zero o quasi… ma sono troppo contaminati dalla Cosa… feticci tra i feticci, preferiscono illudersi, perché sotto sotto sono del tutto borghesi e integrati… giocano a fare gli “alternativi”… gli “indipendenti”… i “marxiani”… per non cedere (come dovrebbe chi inganna e si inganna) alla disperazione e allo sconforto.

La caduta tendenziale mi ingrifa…

Proprio non capisco i marxiani… a me questa “caduta tendenziale del saggio di profitto” (per quanto affondi nella melma di “rimedi”, recuperi marginali qua e là e rischi capitali) mi piace proprio… Alcuni di loro insistono a fare le cassandre, ad avvertire la borghesia della sua disumanità, spaventandola con il declino inevitabile scritto nelle carte (ma sono truccate…) dell’economia, con il loro memento mori preferito, confidando forse in un deus ex machina, in una clemenza keynesiana che non ci sarà o in una ancora più improbabile auto-redenzione della “comunità” o dell'”umanità”, invece di giubilare di quella caduta e accelerarla con criterio… ecco: manca il criterio, la macchina di smontaggio dei giunti, dei rapporti, delle combinazioni… preferiscono ripetere la lezioncina della loro ortodossia… accompagnare dolcemente il declino, in una lentissima e tendenziale eutanasia… “dentro e contro” fino alla schizofrenia…

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11 Risposte

  1. Constato che i marxisti, accecati dall’idea dell’Evento “rivoluzionario”, detestano il “nuovo”. Non inteso come moda, ma come rottura con quel presente-passato cui la scienza marxista sembra tanto contraddittoriamente affezionata.

    Prima o poi salterà l’idea di “universo”.

    4 maggio 2013 alle 11:31

  2. Sempre certi tifosi di Marx gracidano con disprezzo la parola “particolare”… ogni qual volta che si toccano i loro spettri universali.
    Ad ogni modo alla dialettica universale/particolare, preferisco la singolarità… considerata possibilmente al di fuori di qualsiasi teoria sistemica, emergentista… e di qualsiasi movimento dal basso, tellurico, “sussuntorio“…

    23 maggio 2013 alle 01:19

  3. Il marxismo è il figlio sciancato e rancoroso dell’idealismo…

    Qui (tra i molti spunti con cui concordo) emergono i suoi temi totalizzanti, universalisti… e le vecchie ostilità che comportarono tante guerre fratricide in area “socialista”…

    Insomma per me lo scontro si gioca sull’anti-universalismo, sull’anti-identitarismo e sull’anti-territorialismo… il resto sono contrapposizioni sterili e fuori dalla realtà… Noto però che non sono affatto maturi i tempi per l’emergere di questo fronte (la maggioranza zombificata delle persone non riesce neanche lontanamente ad immaginare di che cosa stia scrivendo)… Per ora prevale la ripetizione dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento, dell’Ottocento… La Storia, la Società… ancora!…

    14 luglio 2013 alle 01:14

  4. Pingback: Il lavoro “sommerso” e la concorrenza “sleale” | Valerio Mele

  5. Certi marxisti sostengono che chi psicologizza le sue analisi vede solo un lato della vicenda (per non parlare del solito stigma “sei un borghese!” che appiccicano a tutto tranne che a loro stessi… il che fa capire, in realtà, quanto siano borghesi, nel loro dialettico perpetuare la logica del Capitale, che capovolto o meno resta comunque la loro divinità di riferimento…). Io cerco solo di vedere tutti i lati, invece della sola finzione storico-sociale che loro pongono a fondamento dei loro ragionamenti.

    2 settembre 2013 alle 14:49

  6. Pingback: Dietro la “crisi della domanda” e davanti alla “caduta tendenziale del saggio di profitto” | Valerio Mele

  7. Kurz scrive il requiem del “Manifesto del partito comunista”… applausi (anche se a mio avviso non esiste un “doppio Marx” da salvare come ispiratore di una risibile “amministrazione delle cose comune ed emancipata” o di una “ragione sensibile” che possa scrivere un nuovo Manifesto… Liberatevi di questo cazzo di prefisso “Co-“!!!).

    Un paio di stralci:

    il capitale non è più una cosa che possa essere presa alla classe dominante: esso è il rapporto sociale del denaro totalizzato; connesso a sé stesso in un circuito chiuso, è diventato “capitale”, e questo significa che, con un gesto fantasmagorico, si è reso autonomo e si comporta ormai (come Marx, più tardi, scriverà nel Capitale) da “soggetto automatico”. Per superare questo rapporto assurdo e mettere fine al feticismo moderno, non ci si può perciò accontentare di perpetuare le lotte di interesse immanenti al sistema. Quel che bisogna fare, al contrario, è, in definitiva una rottura cosciente con la forma comune ai differenti interessi, per passare dal movimento folle del valore e delle sue categorie (“lavoro”, merce, denaro, mercato, Stato) ad una “amministrazione delle cose” comune ed emancipata, ed attirare coscientemente parte delle forze produttive secondo i criteri della “ragione sensibile”, in luogo di abbandonarsi alla sottomissione cieca di una “macchina” feticista.

    […]

    la “lotta delle classi” riveste un significato del tutto nuovo: lungi dall’aver lavorato alla caduta del sistema capitalista, è stato piuttosto il motore interno del suo sviluppo. Il movimento operaio, limitandosi alla forma feticista dei suoi interessi, incarna in qualche sorta il progresso del modo di produzione capitalista contro il conservatorismo istintivo delle élite capitaliste dell’epoca. Esso ha imposto l’aumento dei salari, la riduzione del tempo di lavoro, la libertà d’associazione, il suffragio universale, l’intervento dello Stato in economia, la politica industriale, la politica occupazionale, ecc., così come le condizioni necessarie allo sviluppo e all’estensione del capitalismo industriale. Ed il “Manifesto comunista” è stato il faro luminoso di tale movimento storico all’interno del bozzolo feticista. Se al giorno d’oggi questo movimento si ritrova al collasso, è perché il sistema capitalista stesso non ha più davanti a sé il minimo orizzonte di sviluppo. La “lotta di classe” è finita ed il “Manifesto comunista” ha perso la sua forza. Il suo verbo elettrizzante si è gelato in documento storico. Questo testo non corrisponde più alla realtà dal momento che ha compiuto la sua missione.

    13 gennaio 2014 alle 15:31

  8. A PROPOSITO DI RIVOLUZIONE E STATO D’ECCEZIONE

    Il mito della Rivoluzione (sbandierata tutt’ora da molti sedicenti marxisti o marxiani) è del tutto solidale con “il peggio”, lo stato d’eccezione, che, sebbene si ponga sullo stesso piano (a mio avviso, sia nella forma nazionalista e imperialista dello stalinismo che del fascismo) delle democrazie liberali, nondimeno costituisce una regressione a stadi già tristemente conosciuti, costituendo dunque un serio ostacolo a qualsiasi trasformazione (“progresso” è una parola grossa, tanto più per definire lo squacquariamento degli ultimi tempi) nel senso dell’uscita dai rapporti capitalistici (con tutti i corollari di individualizzazione, feticismo, universalizzazione, riterritorializzazione “borderline”, ecc. che conseguono). Voglio dire, per taluni potrà pure non sembrare un problema che il lobbismo (es.: quello filo-atlantico della P2) trovi un suo spazio riconosciuto nelle istituzioni, ma è un dato di fatto che non sono solo la forma economica e i “rapporti di classe” a definire l’orrore del presente, quanto dei precisi rapporti di dominazione (di eccitata soggezione ai “liberatori”) che evidentemente piacciono a troppi. Sono questi gli sproni delle peggiori violenze… cieche, identitarie, individuali. Compresa quella imbecille della Rivoluzione… di tanta gente (idiotizzata, illusa di essere parte di un Essere) che orgasmerebbe intorno ai Palazzi del Nulla. Come se dietro quella misera potenza che si cerca di conquistare non ci fosse una superpotenza (del Nulla condensato, del “di più” estratto ed astratto). Senza saltare a pie’ pari la logica della gara, del gioco a somma zero, qualsiasi azione resta una fatica di Sisifo.

    3 aprile 2014 alle 11:44

  9. Pingback: Deposizioni muniste | Valerio Mele

  10. Loro stessi sostengono che tutto quel che sono è socialmente determinato, ma poi dissociano le loro pulsioni, i loro costumi, le loro questioni psicologiche, il loro stesso punto di vista, da questa determinazione, concentrando la loro attenzione esclusivamente sulla scena (comunque simulata) della politica, delle lotte e dei controversi rapporti sociali in un particolare settore dell’economia borghese (quello della produzione), se non (addirittura! sulla fantasmagoria) della Rivoluzione.
    Alcuni tra i marxisti poi sostengono che i bolscevichi abbiano rivestito il capitalismo di marxismo tradendo Marx e la sua società senza classi. Lo stesso si potrebbe dire delle relazioni tra la filosofia individualista di Nietzsche e il nazismo… Ci dev’essere stato qualcosa che è andato parecchio storto in entrambi i casi. Sottovalutazioni? travisamenti? Nientaffatto. Certi pensieri avevano più di una breccia in cui s’è facilmente inserita, sino a dilagare, la violenza di fondo della Forza che li ha generati. Non vedo perché mantenere puri certi pensieri. Resiste ancora questa insopportabile aura di castità in cui devono rimanere i santi nomi di certi Autori.

    Il profitto, il “di più”, è innanzitutto un “di più” di violenza.
    Ora: si può vincere un “di più” con una contro-violenza di maggiore portata? Ovvio che no. Si riconfermerebbe tautologicamente lo stesso principio.

    Occorrerebbe spezzare le connessioni, scavando cunicoli nel tessuto connettivo, costruendo secondo un progetto alieno, fungino, che affiori di tanto in tanto in superficie, ma sempre meno di quanto si devasta tra le pieghe. E’ il chi o cosa profitta che va scavato, diviso: l’individuo e l’individuale… il “socius”, l'”umano”.

    ________________________________________

    Mi tirano per la giacchetta e mi fanno notare che loro papino ha ragione e io avrei torto perché il consumo è un momento della produzione (ma che cazzo dicono? tutto è produzione? manco fosse una nuova natura senza morte, negatività senza riserve, che conosce solo il segno +? ma cos’è quest’incubo senza requie? quale macchinario infernale hanno introiettato rivolgendolo contro tutti i loro simili come se non fosse il motore di ciò che criticano?), perché i bisogni (ma io parlo di “bi-sogni”) sono aspetti psicologici che ineriscono ad un’ipotetica “sovrastruttura” e non possono essere considerati in una seria teoria economica, perché gioco con le parole dunque sarei “postmoderno”, cioè borghese (perché loro no? tromboni da biblioteca di salotto che credono nel mondo immaginario di San Marx?).
    Li hanno messi lì apposta per impedire e rendere inefficaci le possibili uscite da questo sistema (sono i soli degni di cattedra universitaria esclusa la pletora di apologeti del “mercato” preponderante), da queste modalità e “rapporti sociali” (questa invenzione “umana”) di produzione. Cos’ha seppellito qualsiasi speranza di evasione da questo carcere totale? la borghesia che legge Marx come un breviario di realtà da cui non si sfugge… (Società, Produzione, Valore, bla, bla, bla…). L’intero plotone d’esecuzione della saccente critica borghese pronto a spararmi se scantono dal solco tracciato dalla bibbia di chi coltiva l’hobby della “Rivoluzione proletaria” o, meglio, di chi coltiva proletari per avere il tempo di leggere tutti i “Grundrisse” e “Il Capitale” e pascersi nell’eterna attualità di Babbo Marx di fronte alla Crisi. E come parlare al vento. Io passo per reazionario. L’ordine è ristabilito. Tutti zitti e a lavoro o per la pubblica via a “incazzarsi”, a propagandare in uno show l’impossibilità di evadere, la forza, solo sostituibile, dei guardiani.
    Mi si dirà:
    – Ma perché te la prendi tanto così ossessivamente con chi conta meno che un cazzo nell’attuale contabilità impossibile di titoli a casaccio o sottobanco che chiamano (utilizzando una metafora come copertura) economia di “mercato”?
    Non so… mi fanno cadere le braccia. Chiudono, come hanno sempre fatto, le poche falle che si aprono… Sono come il T.I.N.A. della Thatcher. Le loro “classi” sono intercambiabili. Io ce l’ho con la Tassonomia, col Catalogo, non con questi dettagli… Non mi interessa la ricomposizione (della mummia) di classe.

    14 aprile 2014 alle 13:58

  11. Pingback: Volano gli stracci… | Valerio Mele

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