videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

La norma “democratica” come stato d’eccezione dell’eccezione (una storia familiare)

“Il 25 Aprile si festeggia la continuazione del Dominio sociale capitalistico, sebbene sotto una guisa politico-istituzionale diversa da quella precedente”.

(“Liberarsi dal mito della Liberazione” di Sebastiano Isaia)

Mi chiedo… ma cosa ha rischiato a fare mio padre di essere colpito dalle pallottole dei tedeschi che gli fischiavano sulla testa mentre correva in salita o aspettava l’alba sotto una botola sepolta dal letame di una fattoria o incuneato tra i muretti a secco per non farsi scovare dai terribili dobermann?… Per il pasticcio “democratico” che ha condotto sin qui, sino a Letta e Nap0litan0?… penso proprio di no… Lo ha fatto per il boogie woogie, per il “jazz” che non piaceva a suo padre e perché fu questione di vita o di morte certa… quel giorno nella caserma di Torino gli fu ordinato (…era diciannovenne) dagli alpini, che decisero di fronteggiare i tedeschi (e morire), di fuggire in ordine sparso sulle montagne… di darsi alla macchia, vivere da barbone… lo fece per qualche giorno, prima di essere accolto dalle suore (una delle quali si innamorò di lui, si spogliò e scese dopo la guerra a cercarlo…) o foraggiato dalle coraggiosissime ragazze piemontesi, in un luogo che parlava un’altra lingua (“l’è un de la basa”= è un meridionale… parlava strano, parlava in italiano…). Neanche lui era convinto del valore della guerra in cui si era ritrovato… la giustificava solo come liberazione dai tedeschi, dai nazisti… “stronzi” (lo sento ancora il tono tra il disgusto e la paura con cui lo diceva… soprattutto quella, la “paura”, ricordava o l’angoscia di non respirare nei rifugi antiaerei durante i successivi bombardamenti “democratici” su Torino)… orripilato anche dai linciaggi dei collaborazionisti, dalla contro-barbarie che seguì… Alla fine si era comunque convinto che la nuova “libertà”, lui che fino ad allora aveva conosciuto solo il fascismo, questa “democrazia”, sembrava decisamente meglio che rischiare la pelle ogni giorno per le conseguenze della scelleratezza nazi-fascista (o piuttosto, diremmo, dell’improvvisa accelerazione dello sviluppo dell’industria pesante, del complesso militare industriale statunitense, in concorrenza con l’URSS e la Germania…)… ma nutriva più di qualche dubbio… per lui era tutto una porcheria… da una parte e dall’altra. Ad ogni modo, frequentò corsi di lingua inglese dalla signorina Colohumn (una bionda americana…), fece il maestro negli anni del “boom” economico (=dell’indebitamento colossale con gli USA…) e fece tre figli con una sua collega, profuga italiana dalle colonie africane… mia madre… anche lei salvatasi per un pelo dal ritrovarsi nel porto di Trieste (sbarcò, per sua fortuna, a Taranto, città da cui proveniva e dove sostò il transatlantico che la portava, dopo aver circumnavigato l’Africa, dato che da Suez non si poteva passare…).

Io, storicamente, sono figlio di questa illusione (che ha cominciato, nel mondo, a scricchiolare e mutarsi in allucinazione più o meno quando sono nato, nel 1968), di cui mio padre, pur vivendola, non fu mai troppo convinto (anche perché, all’inaugurazione della sua nuova vita in abiti borghesi, non gli fu neanche riconosciuto di essere stato partigiano, dagli stronzi che avrebbero dovuto riconoscerglielo alla consegna delle armi… neanche una ricompensa per aver rischiato di crepare…).

Fu per evitare il peggio1 che si istituì lo stato d’eccezione dell’eccezione… la doppia negazione (di cui la seconda sta decisamente esaurendo il suo tempo…).


1 …in un certo senso confermandolo o mascherandolo, incentivandone il cabaret con caramelline, concessioni e seduzioni, mantenendo, nel nuovo involucro, pressoché gli stessi rapporti sociali di prostituti (magari un po’ più normalmente e consensualmente alienati e alienanti), quelli della “società civile”… che si insiste a raccontare grottescamente e pomposamente come coesa, unita, popolare, nazionale, dignitosa, familista, ecc… ma che include anche lo stilista o l’artista eccentrico, il rivoluzionario, l’attentatore, i costumi sessuali disinvolti quanto standard (categorizzati per sfumature di preferenze con la minuzia delle tavole di Linneo) della merce su due gambe, certi single senza figli e annoiati che provano ad estinguere la razza italica, ma che sono magari produttivi comunque di qualche cacata  utile al sistema parassitario che li accoglie… supporti semi-viventi del sistema del dominio reale… feticci, modelli, macchine-umane, replicati-replicanti, zombie, cloni…

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4 Risposte

  1. Pingback: Per una “damnatio memoriae” preventiva e retroattiva. | Valerio Mele

  2. In uno stato d’eccezione dell’eccezione che si rispetti la curva di Gauss taglia tutti gli estremi, che vengono stigmatizzati per far posto al già ingombrante estremismo della media, del “ceto medio”, politicamente “corretto” (nel senso di modificato con potenti mezzi tecnologici di rincoglionimento) o comunque mediamente “democratico”, amante del Terzo che media e che chiama “gnostico” tutto ciò che il paracul(t)o (la sua religione assolutista e universalista) non prevede. E’ il ceto medio che linearizza i fronti estremi (es.: la delirante, incoerente e presunta, alleanza anti-imperialista tra rossi, neri e islamici radicali) per essere più medio e mediare coi media… ovviamente a suon di guerre sottaciute e nauseabonde litoti.

    26 agosto 2013 alle 11:54

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