videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Snuff polity

(il titolo allude agli snuff movie… ormai divenuti realtà quotidiana tra le strade di ecumenopoli… e ad una certa cinematizzazione dei teatrini sociali… Il senso del termine polity è accennato qui)

La polizia turca estende la tassonomia dei “facial”

…e trasforma le piazze di Istambul (come la Taksim, termine che fino a pochi giorni fa pensavo indicasse delle improvvisazioni… suonate, per esempio, con l’ud turco) in acquafan gratuiti quanto non richiesti… per non parlare del condimento piccante.

Incredibile comunque come le coscienze occidentali siano più colpite dalla resistenza territoriale contro gli scempi urbani del capitalismo avanzato, che (per esempio) dal massacro senza fine in Siria, benedetto da europei, americani e russi… Ci si indigna per gli alberelli e quello che di “blandamente” ingiusto sembra accadere anche nelle metropoli occidentali, ma stupri, torture, gente sfigurata, rapita, fatta a pezzi, cannibalizzata sembrano ok… così come la sostanza del sistema in cui si esiste…

Ma poi, arriva il tensore che lacera la superficie… (“yummy, yummy… victims!” – sembra sottintendere la condivisione febbrile, sui social network, di corpi lacerati e teste spaccate… NON CLICCATE SUL LINK!)… giungono notizie dei primi morti…

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Ormai si prescinde da qualsiasi circostanza… l’importante è provare empatia per la pozza di sangue… fonte emotiva, sensologica, di qualsiasi posticcia legittimazione e consacrazione identitaria. Sembrerebbe che abbia ragione a prescindere la parte di chi può mostrare pubblicamente un martire, prima di qualsiasi analisi…

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A mente fredda, Miguel Martinez fa giustamente notare che occorre capire cosa sia un’“ecumenopoli” (e a cascata tutte le idiozie sulle smart city che tutt’ora ci perseguitano…) per il capitalismo terminale o neoliberista che dir di voglia, per poter inquadrare in una cornice più ampia quelle che, a mio avviso, sono rivolte con caratteri reazionari… come per esempio, oltre al caso turco, tutte quelle delle primavere “arabe”, rigorosamente dotate di bandierina nazionale

(Riuscireste a definire qualcosa del genere in Italia, con relativa bandiera bianca rossa e verde, come una manifestazione “rivoluzionaria”?… Molti media poi, insistono a sovrapporre forzatamente letture occidentali degli scontri: laici contro islamici, donne contro idranti, ecc… i più avveduti: ecologisti contro speculatori, oppositori secolaristi e nazionalisti contro Erdoğan, ecc…).

Le si potrebbe definire anche rivolte antimoderne 2.0 o anti(post)moderne (dunque un conflitto tra due tipologie di modernità, una sorta di reazione difensiva contro un’oligopolista e insensibile accumulazione primaria 2.0), forme di resistenza di una modernità e di una borghesia morenti (attaccate ad un’economia che si insiste a definire “reale”, ma che è la più spettrale e crudele delle simulazioni) contro il postindustrialismo, il postideologismo e l’anti-statalismo (ancora molto complice però, contraddittoriamente, di certi episodi di repressione dittatoriale a tutela degli “affari”, delle impopolari “grandi opere”, di imprese spesso energivore, mortifere, schiaviste…) che caratterizzano il capitalismo degli ultimi 40 anni… rivolte che sono simili per certi versi a quelle che di tanto in tanto si verificano anche in Italia, ma su un campo di battaglia frammentatissimo, privo (fortunatamente, a mio avviso…) di qualsiasi narrazione identitaria forte…

Personalmente, pur condividendo una certa preoccupazione per la fase terminale del “dominio reale” capitalista, non riesco a far scivolare sotto i miei occhi il nazionalismo (dovuto probabilmente al particolare percorso d’indipendenza nazionale turco che ha saltato a pie’ pari gli orrori nazionalisti della II Guerra Mondiale che hanno invece così caratterizzato la visione del mondo europea, per esempio…) nonché il richiamo implicito, moralista e religioso a ciò che dovrebbe essere un buon musulmano, ravvisabile in questa testimonianza diretta di un turco che sente in qualche modo tradito, da quanto sta accadendo, un certo spirito kemalista (conciliatore di più istanze fortemente contraddittorie, più o meno in accordo col temibilissimo Occidente capitalista, anti-comunista e spesso anti-islamico a prescindere):

“Il governo ha venduto la nostra nazione, la nostra libertà, i nostri diritti civili in cambio degli investimenti stranieri. Ovunque aprono centri commerciali di grandi marchi. Non ascoltano niente, non ascoltano la loro gente. Quando manifesti ti danno ragione, ma i soldi sono la loro religione, e poi dicono di essere musulmani tutti d’un pezzo.

Fanculo. Stronzate.

Sono venuti con 20 cannoni ad acqua nella più importante piazza storica di Izmir, dove è stata sancita l’indipendenza nazionale dalle forze dell’impero dopo la prima guerra mondiale…”.

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La mia personale resistenza si sintetizza in:
IO NON MI ENTUSIASMO PER UNA POZZA DI SANGUE.

Vi è molto di peggio prima che accada il “peggio”, il frame storico congelato dei metodi “nazisti”, ormai sovrapponibili a quelli democratici… e l’invasione non avviene tanto violando dei confini nazionali o i diritti del “privato” (dell’idiota aristotelico, del cittadino, dell’alienato, del feticcio, della merce-su-due-gambe, dello zombie…), quanto per contagio, per diffusione di pratiche elementari, comuni, iconizzazioni, semplificazioni immaginarie e simboliche che finiscono per ricodificare (o sussumere) qualsiasi tradizione e identità, dopo averla strappata a sé… (movimento deterritorializzante comunque interessante, se poi non si riterritorializzasse in memi e paranoia di massa…).

E non esiste qualcosa come degli sbirri globali contro i popoli globalizzati (un “soggetto sociale universale”)… se non nelle cervella degli schiavi mediatizzati o nei sogni di egemonia globale dell’Occidente.

* * * * * * *

Un mio amico al telefono definiva quanto sta avvenendo in Turchia “uno scontro tra due simulazioni” (cui evidentemente si sovrappongono anche le “nostre” simulazioni)…

Resta il fatto che la morte non simula… ma non per questo può essere costituita come origine del senso, “verità” delle simulazioni, scaturigine sacralizzata di ogni emozione e rimozione (nella nota forma abbacinante, sado-maso, del sacrificio, del martirio). E’ anche vero che quando vi è uno scontro vi sono sempre (almeno) due simulazioni. Forse dunque è più importante la modalità macchinica sottesa alle simulazioni, quella che non divide la “massa” in due fronti, ma divide ciascuno in specifiche inimicizie (le rende cinematiche, le sequenzia in video) tra sé e i propri atti, tra i propri atti e le loro conseguenze, ecc… è questo che chiamo fronte frattale… la cui (de)composizione (o smontaggio) potrebbe risultare illeggibile dal punto di vista delle vecchie simulazioni (teatrali, attoriali), ma che magari potrebbe risultare più efficace e imprevedibile in un’altra situazione, in un altro momento… magari senza lo sfondo stagionale, rituale, delle primavere e degli autunni caldi… e altre cavolate giornalistiche…

Restano molte cose fuori quadro, gesti dati per scontato, che andrebbero montati diversamente… mettendo da parte qualsiasi facile e oscena sollecitazione umorale.

Una nuova pratica diffusa, ben divisa e diversificata, relazionale, non “sociale”, burocraticamente illeggibile, invisibile e imprevedibile. Fuori dal co-mune… ben munita e premunita Im-mune al contagio semiotico, ecc…

(Altrove, semplificherò… per ora attendiamo l’ennesimo nulla di fatto, condito dalle onnipresenti simulazioni libertarie con relativo merchandising di mascherine di V per Vendetta, che seguirà a queste vacanze low cost in ecumenopoli col brivido splatter della pozza di sangue, dello snuff… e che chiamano, anche i turchi, all’americana, “occupy…”).

 

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6 Risposte

  1. Dimenticavo poi aspetti extra-turchi degli scontri, nient’affatto secondari, come la pressione statunitense per un intervento diretto della Turchia nel conflitto siriano, che mi paiono determinanti per la recente posizione di arroccamento autoritario di Erdogan… che magari ha rimarcato una specificità “islamica” della Turchia o decapitato l’establishment militare, scosso da scandali e cospirazioni, proprio per evitare un impegno bellico al suo Paese… Gli Stati uniti sanno essere molto persuasivi con queste politiche “dal basso” mediate dai social network come Twitter e Facebook… Lo si è visto anche con le “primavere arabe”… Per magia i governi assediati in questo modo e minati dall’interno sembra non abbiano altra scelta che l’autoritarismo, prima di essere rovesciati o venire a più miti consigli con gli ispiratori di “diritti umani” e di “democrazia”…
    Lo scherzetto che non era riuscito in Iran, con la pozza di sangue di Neda, magari riesce nella più occidentalizzata Turchia… Gli USA ne guadagnerebbero un più fedele alleato e i ragazzi che sono in piazza probabilmente verrebbero impacchettati e mandati al fronte in Siria…

    5 giugno 2013 alle 20:23

  2. Una canzone sulla perdita dell’aura storica delle città nell’epoca dell’urbanizzazione neoliberale… mah… non ho di queste nostalgie della Cosa perduta… non c’è un’origine dello sfacelo… un qualsiasi cambiamento, per ciò che esisteva prima, è uno sfacelo. E’ il controsenso di un movimento immobile, quello di sedersi nel cuore della città vecchia e lamentarsi della velocità dell’avanzare del “nemico”… che li attraversa ancora più velocemente con Youtube e i social network… è un messaggio tremendamente contraddittorio.

    “Cos’è successo alla nostra città?
    E’ piena di edifici vuoti
    […]
    O amata Istambul
    sfortunata
    con la tua bellezza in rovina”.

    9 giugno 2013 alle 01:49

  3. Ai turchi in rivolta sono arrivati persino gli auguri del Subcomandante Marcos… (chi l’ha detto che le cose non possano iniziare in un modo e finire in tutt’altro?… l’incoerenza spezzerà il “fronte”… ma il punto è: c’è un “fronte” che non sia spezzato, frattale?… ad ogni modo in queste cose vince chi dimostra la strategia, militare o d’alleanza, più efficace, a prescindere da come la pensa e dalla coerenza… che mi pare impossibile in questo sistema di simulazioni…).

    Inutile dire che senza rottura paradigmatica il piano conflittuale resta in balia delle perturbazioni sistemiche.

    17 giugno 2013 alle 11:03

  4. Infatti in Turchia le cose prendono una piega paradossale…

    La metafora perfetta di una rivoluzione simulata… le persone, merci in eccesso, non sanno bene cosa fare e restano impalate in mezzo alla piazza… il manichino è il loro modello più “resistente”. Il supermarket ovunque, anche nelle piazze…

    A Roma (come in altre città europee) lo fanno anche a pagamento, alcuni artisti di strada… Così invece questa professione diventa gratis e persino rischiosa… un altro mestiere che tende a scomparire col cambiare della società…

    ___________________________

    Anche il Brasile è in fermento. Ecco i geni dell’ANSA cosa scrivono:

    “Spettacolare l’occupazione del tetto del parlamento di Brasilia”

    Flash mob riuscitissimo… e mo’?… ma perché non pensano prima qualcosa? non hanno idea di cosa farci dei palazzi… non si ha idea di cosa fare in generale… la società (che spettacolo!) è perfino peggio dei dispositivi che la governano… (che sono più che altro degli smartphone…).

    19 giugno 2013 alle 00:22

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