videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Culi al caldo

“[…] è una lotta fratricida in seno alla classe media, a colpi di quattrini”.
(RAV)

Uhm… forse avrei dovuto girare dei corti tratti dal decalogo “Come fottere un lavoratore atipico” girati in grandangolo alla Lynch… (sarebbero stati validi sia come suggerimento per il compratore di un servizio che come spunto per correre ai ripari da parte del venditore di un servizio…).

 Molto più blanda, superficiale e senza suggerimenti pratici la versione che sta facendo condividere a molti i video del gruppo Zero (che hanno creato la campagna no budget #coglioneNo)… che cerca di dare una “dignità” di retribuzione ai “lavori creativi” (decisamente svalutati per mille ragioni) pari a quella attribuita a idraulici e giardinieri. Ma il punto è: perché chiamare “lavori creativi” condizioni di lavoro atipiche inquadrabili a stento da partite IVA, lavori a progetto, ritenute d’acconto, prestazioni a nero per lo più, che in Italia vengono definite (da chi è “sistemato”, dai borghesi col culo caldo o con la strizza al culo, data l’ondata montante dell’esercito di riserva che potrebbe rimpiazzarli) con l’assai squalificante termine di “lavoretti”?
Patti chiari prima col cliente o committente di turno. Capacità di riconoscere chi può fotterti. Qui in Italia si tende a buttarla sempre sul vittimistico… “Poveri cuccioli questi freelance… diamo loro una mancetta…”. Ma questa è una guerra… e, soprattutto, un bordello. Non ci si può aspettare comprensione. Capire, prevenire e combattere chi vuole fottere gratis o quasi il tuo tempo di lavoro è il punto di partenza per poter rimanere in piedi. Nel frattempo si possono solo cercare nuove relazioni di scambio che sfuggano a questo rapporto sociale prostitutivo… e, si spera, non per servire meglio i sistemi che gestiscono la guerra e il bordello in questione… anche se la qualità delle relazioni è spesso assai scadente e per lo più modellata su ruoli da zombie, soci e macchine umane…

(Fermo restando che quel che si fa in tempi di crisi è vincolato ad una domanda sempre più scarsa e che non vuole fronzoli o prodotti superflui, autoreferenziali, non è detto che prodotti superflui e autoreferenziali non siano a maggior ragione ricercati dalle élite e dai culi caldi che dispongono ancora di un budget da sprecare… non fosse altro che per continuare a sognare ancora sull’onda dei bisogni e desideri posticci che li compone e li anima… persino i miserabili nutrono simili mostruosità al loro interno e vogliono apparire come merce spettacolare, ingellandosi le unghie, andando in palestra, partecipando ai contest, spendendo le loro restanti misere fortune al gioco nella speranza di accedere al paradiso dei ricchi, ecc… Insomma sembra che l’incantesimo dei simulacri di senso e valore resti in piedi nonostante il disincanto e le crepe che cominciano a farsi strada ovunque… Tutto sembra procedere per inerzia, sia pur rallentando… fino alla catastrofe… al sogno dei sogni… al Gran Finale… come disinnescare questa porcheria? questa pacchianata di sapore persino teologico, apocalittico? che poi non è che la pacchianeria per eccellenza…).

Ci sono parecchi apocalittici e integrati (comunque tutti malcelatamente frustrati) in giro.

(Ora, vi avviso, comincia un invettiva).

Il reazionario e assai semplificatorio “va a lavurar pelandrun” di chi ha il culo al caldo continua ad agitare gli animi di una borghesia (=il nulla condensato che mastica diuturnamente il suo culo fingendo serietà e impegno o sfoggiando ironie e saccenze) spettralmente autoreferenziale, schizoide, spaventata dai suoi falsi sembianti (“sfigati”, “coglioni”, “fannulloni”, “evasori”, ecc). Taluni “intellettuali” invitano (da quale pulpito viene la predica!) ad andare in fabbrica per difendere strenuamente la loro posizione assisa da frustrante lavoro d’ufficio, emorroidi inclusive. Invitano ad andare a lavorare in fabbrica come se il lavoro in fabbrica non fosse merce persino più rara di quello creativo, nell’epoca del trionfo della fuffa formativa, della cassa integrazione, della delocalizzazione, della modernizzazione tecnologica impossibile in un territorio dove prevalgono rapporti feudali, nepotistici, mafiosi e clientelari e un asservimento cieco e imbecille all’alea dei flussi del capitale finanziario (“occidentale”, quello che va in giro per il mondo a seminare orrore, cui affidare le sorti collettive come si farebbe con un videopoker, nella speranza di una “mancetta”, di un TTIP, di un’elemosina delle quote di plusvalore continentalmente e digitalmente generato dalle aspettative di profitto delle quote atomizzate o accumulate di capitale fittizio scambiato a velocità di nanosecondi)… come se la merda piddina non intendesse riversare fiumi di denaro europeo in progetti tragicamente farseschi, neoliberisti o  keynesiani in ritardo massimo come quello delle “smart city”, delle “città metropolitane” (da rivalutare, “gentrificare”), “sostenibili” nel senso di piene di puttanate legate ai nuovi media, all’e-commerce e alle merdate che piacciono tanto agli hipster più o meno barbuti dei vari associazionismi paraculi, amici dei comuni… che intratterranno i pochi benestanti rimasti con stronzate colossali iper-tecnologiche o meno, gare, corsi, contest, eventi evocanti tradizioni anacronistiche e inventate, magari anche un po’ cattoliche, pittoresche solo per i pochi turisti rimasti che giustamente rideranno della coglionaggine e sboronaggine estrema degli italiani, pur nella miseria di massa che monta, con tutta la pericolosità sociale che questo comporterà e sta comportando… E se la meritano tutta! Ma non si aspettassero una rivoluzione colorata, no!… un ennesimo occupy su cui scrivere fiumi di merda digitale o inchiostrata, ma più probabilmente il diffondersi a livelli messicani di una criminalità che s’è già impadronita di intere filiere produttive… Fanno finta di non vedere… Il capitalismo arriverà comunque, legalmente o meno, a liberare ad ondate sempre più insostenibili i suoi flussi di merce e persone a bassissimo costo. E non ci sarà stato, privilegio, funzionario o burocrazia che potrà arginarlo.

Oppure prevarrà (temporaneamente) qualche forma di autoritarismo fascistoide… il più duraturo dei made in Italy… abbondantemente preannunziato dalla gramigna legalitarista, forcaiola, giustizialista che infesta qualsiasi dibattito e chiacchiera da bar.

“[…] il capitalismo per conto suo ha saputo interpretare il principio generale secondo cui le cose non funzionano bene se non a condizione di guastarsi” (Deleuze-Guattari, L’anti-Edipo).

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6 Risposte

  1. Gogna mediatica is beautiful (#aridanghete).
    Sottotesto: mi sbatto da mane a sera inseguendo un sogno feticizzato, mi prostituisco gratis per questo sistema iniquo (nel senso di avaro come un talent show) e soprattutto sono tanto vittimista, così vittimista da provare a diventare un* attention whore di successo con tanto di hashtag d’ordinanza per auto-umilarmi pubblicamente rimanendo trendy, cool… E’ sempre meglio che rischiare di ferire il mio narcisismo e abbassare la mia auto-stima cui sono tanto affezionat* arrabattandomi come ho cercato di fare fino ad ora o fuggendo all’estero, da merce su due gambe invendibile quale sono qui. Non mi arrendo: voglio incontrare la domanda aggregata splendente e fosforescente come la Madonna di Medjugorje e lo voglio ora! Davanti a tutti? Sì, davanti a tutti!

    “Dopo cinque anni di studi e numerose esperienze lavorative ancora non riesco a farmi pagare per un servizio fotografico”.

    A parte la comicità involontaria, è evidente che non ha letto il mio decalogo e non si è premunita.

    “E mentre sogno di realizzare il mio futuro altrove in Europa, o chissà, cerco di fare più esperienze possibili. Dovendo scegliere ogni santo giorno se potermi permettere un libro, qualche rullino, una bistecca di carne”.

    RULLINO???

    La forza contrattuale è una questione di forza appunto e capacità riconosciuta per iscritto o meno alle tue condizioni. Il vittimismo non aiuta per niente.

    Una nuova campagna cattivissima potrebbe essere #ionontipago
    Per disincantare definitivamente le tante e i tanti Alice in the Wonderland.

    20 gennaio 2014 alle 15:12

  2. Il lavoro “indipendente”, il free lance for free o quasi… per fare il lavoro che ci piace (le puttane non arrivano a tanto!… ma che fanno le seghe per il gusto di farlo?). Ma perché dobbiamo giocarci sempre la carta del coglione? del Jolly? del Pulcinella? (saranno queste le tradizioni di cui parlava Agamben?).

    Qui la buttano proprio sul patetico… (voglio dire: si è sbagliato a monte ad aver dato fiducia ad un sistema che chiedeva di “inventarsi un lavoro”… che prometteva di svincolarci da rapporti “feudali”, clientelari e familistici… che ci lasciava liberi e nudi di fronte al mercato, per poi lasciarci come la merce invenduta su uno scaffale o in magazzino… non si può chiedere compassione al nemico, che è anche un nemico interno… quella vocina malvagia che ti chiede: cosa sai fare? cosa puoi fare per tirare su due spicci onestamente, dignitosamente, borghesemente? dai, fatti venire un’idea “cool”…).

    27 marzo 2014 alle 19:13

  3. Pingback: Volano gli stracci… | Valerio Mele

  4. Ma è così difficile pensare in termini di “esercito di riserva” anche per il lavoro cognitivo o del terziario, come strategia per abbassare il costo dei salari? O questa logica deve valere solo per i raccoglitori di pomodori e le prostitute nigeriane? Non sono puttane pure gli intellettuali? Perché (seguendo l’orrida logica della produttività ovvero della massimizzazione dei profitti) dovrebbero mantenere la loro aura di “dignità”? perché solo a questa categoria di salariati si dovrebbe accordare il “privilegio” di essere pagati molto meglio dei nuovi schiavi cognitivi all’arrembaggio? per garantire l'”indispensabile” consumo di cazzate fabbricate su misura (e non solo) della massa decrescente di zoccole acculturate (sempre meno e peggio)?
    L’eccesso di offerta formativa e l’eccedenza dei formati (da sottoporre a “dumping” sociale, licenziare a volontà, lasciare a casa disoccupati o a cercare di spendere le risorse patrimoniali e le rendite residue per migliorare curricula che non verrano mai presi in considerazione, ecc…) è totalmente compatibile con l’attuale quadro di crisi di sottoproduzione di merci (o sovrapproduzione di capitale anticipato… sono due lati della stessa medaglia di carta straccia).

    12 giugno 2014 alle 00:46

  5. Quelli di #coglioneNo (della difesa a spada tratta del giovane precario creativo, isolato da tutte le altre categorie di precariato non si sa perché, che non sarebbe trattato come un idraulico, un antennista o un giardiniere) sono tornati… questa volta con una demente “istigazione a delinquere” velata di razzismo che nessuno purtroppo si degnerà di denunciare…

    Perché non bisogna essere depressi, disoccupati, ascoltare i Joy Division, ecc… vorrebbero far ridere persino dei detenuti in galera che non hanno avuto l’indulto… Dovrebbero provare a far visionare la sagacia dei loro video direttamente in una cella di Poggioreale…

    E con questi coglioni (o stronzetti cinici) tornano anche le “bombe d’acqua” e il Rensi che “tira dritto”… (non si sa se alludono a Mussolini o al consumo di sostanze in polvere…).

    24 settembre 2014 alle 21:55

  6. Pingback: Al di là dei simulacri e degli spettri politici | Valerio Mele

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