videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “a-linguistica

“Io sono mia. Il corpo è mio e me lo gestisco io” | un post porno

Letto qui.

A leggere bene ci si accorge di come il patriarcato rovesciato sia comunque patriarcato (gestione, possesso dei corpi che passa da una padrone ad una padrona, una sorta di donna cazzuta… ove per “cazzo” si intende l’unità di misura del desiderio e la sua riduzione ad organo o “organizzazione”: i rapporti “sociali” – i rapporti tra soci che iscrivono altri soci nel loro giochino di lenoni, di alleanze tra lenoni, di prestigio di lenoni, di riproduzione di lenoni… – che si creano in relazione a quell’organo divenuto unità simbolica, iconica, visibile e contabile di desiderio… e che non cambia se al posto dei lenoni si mettono delle maîtresse… La conta – capitale – dei capi scambiati, dividuabili, è sempre a misura di in/dividuabile unità del cazzo… non a caso si dice, di chi o di ciò che conta poco, che “non conta un cazzo”…).

1) Il mio corpo, colonia (poco) ambulante di parassiti, batteri, funghi, cellule più o meno specializzate che muoiono e rinascono in continuazione, non è “mio”, inteso come di proprietà di una ipotetica centralina di controllo che dorme per un terzo del tempo e per il resto fluisce credendosi un’unità singolare, un I/O… Altro che centralina di controllo! è un flusso che reagisce a stimoli esterni (i cui contenuti sono per lo più dati e compresi nei vari contenitori)… Se non ha stimoli esterni ne crea di interni, che sono più o meno la stessa cosa di quelli esterni (come si dice fin da bambini, “facciamo che…”), ma con un più alto tasso di ludicità, per questo contorto, approssimativo e convoluto reticolo di connessioni elettriche random che è il cervello. Nessuno memorizza allo stesso modo… L’equivalenza generale del senso o della merce (che permette il linguaggio e l’uso del denaro) dipende da differenti cicli temporali che per un certo periodo coincidono, approssimativamente, mediamente, su vasta scala… Diversamente la maggioranza degli individui non capirebbe nulla e non accumulerebbe o spenderebbe (come è avvezza) alcun valore… si sentirebbe spaesata di fronte a linguaggi e relazioni non conformi agli usi e costumi del determinato periodo storico che l’ha forgiata (anche quel che scrivo, o la mia stessa vita, è probabilmente poco conforme, in “dissonanza cognitiva” e fuori tempo e potrebbe risultare poco comprensibile…).
Zoom out: siamo fatti di polvere di stelle che danza vorticando intorno alla sua catastrofe. In attesa amorevole (cioè mortale) della successiva in-com-prensibile trasformazione che ne cambierà la “natura”.

2) Quanto alla gestione del corpo, penso:

– gesto (produzione di senso/non-senso),

– gestazione (produzione di viventi),

– di-gestione (produzione di scarti).

Nulla di “manageriale”… qualcosa tra l’insensato, il buffo e il penoso.

Annunci

L’a-linguistica

«Le langage est fait de lalangue; c’est une élucubration de savoir sur la langue»

(Jacques Lacan)

Per porre un argine alla sovrapproduzione di segni, alla semiosi infinita, ecco, sulla falsa riga delle teorie di De Saussure, una nuova ipotesi di non-segno: l’in-significante fratto l‘in-significato (in questo caso, la funzione divisiva della barra si perde… salta l’in dell’in/dividuo al numeratore… liberando – o, viceversa, trattenendo, compattando – quelle possibilità, quelle tensioni, irriducibili alla funzione segnica… in una sorta di catatonia espressiva…).

(Da quale abisso o zero assoluto mai potrebbe emergere questo “senso”, questa gravità negativa, questa re-pulsione dell’essere, questa freccia, questo -getto?).

Solo l’in-significabile non-segno potrebbe cingere d’assedio e stanare le Strutture e le Funzioni (rispetto alle quali si definisce un segno)… ciò che appare insensato di per sé non basta… è infatti relegato alla religione, all’arte, alla magia, alla poesia… tutta robaccia sbavante, assolutamente organica… (ancora materna?… che fa lingua in bocca ad una lingua madre?).

comme encastré dans la terre mère,
désencastré de l’étreinte immonde de la mère
qui bave

Le relazioni in-significabili contro il rapporto significante/significato.

– Ma che cazzo significa?

– Qui non c’è un “cazzo, infatti, che significa

L’a-linguistica (l’a-lingua non è “lalingua” di Lacan) libera il senso del non-segno.

(Artaud parlava di un corpo senza organi).

L’inorganico (*) si muove… “parla”.

Municare invece di co-municare.

(*) …non il “referente”, in quanto non riferisce proprio niente alla polizia del segno… (niente banconote segnate, né alcuna firma) è una piega che non si s-piega… un labirinto che si invagina, si apre e si chiude, prima che qualcosa si muova, pensi o parli.


PS: Con l’a-linguistica si allunga la serie delle scienze e delle ideologie da me inventate o abbozzate (che molto probabilmente mai si studieranno in un’uni-versità… essendo più che altro di-versioni, di-vertimenti…): psicanalogica, munismo, dividualismo, de-capitalismo, ecc…