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Per l’abolizione del valore legale delle firme

Ma come si fa a dar credito ad un sistema che crollerebbe miseramente dalle fondamenta, come un castello di carte, se non venisse riconosciuto il valore legale delle firme?

“Castello di carte” di Vito Giarrizzo

Collateralmente, insieme alle firme, per riprodurre e legittimare l’edificio cartaceo, proliferano processi di identificazione a volte lunghi e penosi per costruire gli individui, i “giochi” di ruolo (forse nomic ma non anomic) delle famiglie e in generale di ogni ambiente sociale… C’è sempre:

  • un pubblico,
  • un giudice (o un direttore, un presidente, un capo, ecc…),
  • un attore (protagonista, comparsa o s-comparsa, poco importa, dipende dalla m.d.p.).

…ovunque si vada: in ufficio, al cinema, in Parlamento, in un processo, a scuola, in caserma, in carcere, in fabbrica, in un campo di concentramento, all’anagrafe, ecc…

In tutto ciò il desiderio (incanalato dalla lacaniana “mancanza ad essere” che comporterebbe ad ogni passo la firma di se stessi o del “Nome-del-Padre” per poter godere di qualunque cosa o relazione) sostiene la domanda/offerta di identità (certo, sulla base di un bi-sogno della forma data del vivente). Eppure non c’è niente di più campato in aria, aleatorio e fluttuante del de-siderio (che etimologicamente viene dal cielo… dal caos gassoso, dal disordine entropico che sorge brancolando nella periferia di ogni cosa o vivente).

Insomma, secondo me, si dovrebbe smetterla con la menzogna di essere qualcuno o qualcosa, di essere identificabili, identici a qualcosa o qualcuno, coincidere con se stessi.

Propongo di chiamarsi con una o più sequenze di note (es: C3-D4-F#4), anche variabili nel tempo. Chiamarsi con un fischio, con strumenti musicali o dispositivi audio, insomma. “Mettersi d’accordo” smetterebbe così di essere una metafora musicale… suonerebbe per davvero.


Per farla finita con il debito infinito

“In tutto il territorio dove regna il despota , dai confini fino al centro: tutti i debiti di alleanza vengono convertiti nel debito infinito della nuova alleanza, tutte le filiazioni estese sussunte dalla filiazione diretta”.

(A proposito della macchina dispotica, cristica o tirannica, ne “L’anti-Edipo” di Deleuze-Guattari, pag. 236)

Dalla tribù al tributo… Tutti figli del despota, tutti figli di Dio… Più avanti, con la dissoluzione del dispotismo feudale sotto i colpi degli esclusi dal maggiorascato, si passerà dalle obbligazioni ai diritti… e ritorno (dal 1400 circa al 2012). Parentesi di un paio di secoli quella dei diritti (proprietari soprattutto, privati, pubblici o dell’Uomo che siano), finzioni giuridiche, temporanea concessione che ora un po’ alla volta viene revocata… ed evidentemente occorre che siano rispettati degli obblighi… che la malia degli atti giuridici (non delle “persone”) che siamo in quanto individui, dei nostri “privilegi”, della sovranità anche se nulla che ci anima, ci venga ritorta contro.

Il “Giudizio Universale” sempre rinviato, ingolfato ormai in una derridiana “struttura di rimando generalizzato”, è quel che si potrebbe definire il “debito infinito”… La questione “economica” della “crisi” è cioè in realtà una politicissima questione di “privilegi” (si badi bene: non solo di una minoranza sfruttatrice, paranoica e avara, ma anche delle masse di arroganti prostituti protetti dai protettori globali) campati in aria, un po’ come come questo dio maschio-femmina che aleggia sull’Abisso, nominando, in questo caldissimo scorcio di fine estate, dei fenomeni meteorologici con nomi a casaccio come Caligola, Lucifero, Beatrice (suggerendoli infine tramite Spirito Santo ai falsi profeti delle previsioni meteo…).
E costui pretenderebbe pure di giudicare? Chi? Perché? Cosa avremmo fatto a parte respirare o rantolare per qualche decennio? Gli interessa qualcosa?

Ma Scalzone legge “Per farla finita col giudizio di Dio” di A. Artaud:

Cos’è più importante per questo “individuo”, obbLIGATO e reLIGATO da obbligazioni e religioni, comunque legato e imbastito, giudicato e indebitato? Cos’è più importante? Essere “sog-getti” al giudizio del despota o non pagargli tributi? (Già da tempo non siamo più sog-getti… dunque…).

Cosa sarebbe meglio che finisse? il “giudizio di Dio” o il “debito infinito”? Senza giudizio finale (che è comunque una montatura fantasmatica) si potrebbe in effetti (anche paradossalmente, schizofrenicamente e artaudianamente) continuare a campicchiare del proprio nulla condensato (di “vagina cotta in salsa verde” direbbe il poeta)… ma senza debito, non funzionerebbe più niente come prima… che è decisamente una cosa più auspicabile…

Non pagare più… né in tempo di lavoro, né in tributi… Estinguere il debito… de-capitalizzazione.