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Contro il Valore | verso la fine del capitalismo

Più che disinvestimenti libidici, libido del disinvestimento.

Certi marxisti ragionano come spettri assai presuntuosi, come se vivessero puri con tutto il corpo (rapiti in cielo come i profeti Elia o Enoch), in un regime comunista liberato, “umano”, magicamente non sovietico… Criticano l’autopoiesi del plusvalore confuso con l’interesse, che falsificherebbe e occulterebbe il presunto valore (plus o meno, vai a capire quando inizia l’uno e finisce l’altro esattamente) della loro chiavata lavorativa. Oppure blaterano di concetti metafisici come “lavoro sociale astratto”… frementi nella speranza di contare e valere di più, per compenso soteriologico, quando sorgerà il chimerico sol dell’avvenire.

“Monete viventi” che si ribellano a loro stesse… senza mai mettere in discussione le categorie cui fingono di contrapporsi… fornendo addirittura dei supporti sostanziali (…fantasmatici) al Capitale.

Non c’è niente di più patetico di un automa che si crede e si dice “umano”.

Al di là del plusvalore estorto con la violenza o col piacere masochistico del dipendente, del sottoposto, del lavoratore, del prostituto, ciò che produce valore aggiunto al prezzo di una merce è la sua rarità, unicità… la sua difficile o impossibile riproducibilità (es.: più di 3 cazzi nel culo, ecc…). La non estensibilità ad altri del lavoro (che accrescendo la reperibilità di quella merce in breve tempo ne abbasserebbero il prezzo). Quindi: un lavoro ad alta intensità artigianale, che le macchine non possono fare… In pratica: l’arte (è chiaro poi che l’opera è il marketing che ci gira intorno. L’arte di incontrare la domanda di arte. Insomma, la para-arte… dato che l’arte non esiste… esistono sequenze di gesti vagamente coerenti e sensati, sensi che brancolano tra le qualità delle cose variamente assemblate, geometrie più o meno presenti nei movimenti di danza dell’artista, dell’illusionista…).
Oppure la furbata dei brevetti, come suggeriscono gli americani del (fallito?) TTIP, finché riescono a far valere questo diritto (“io progetto, deposito… voi investite e lavorate”).
Si potrebbe pensare che persino la rilevazione dell’antimateria e dei neutrini degli scienziati possiedano le caratteristiche di merce ad altissimo valore aggiunto.
In definitiva: il valore non è legato all’uso… anzi, l’utilità (e la conseguente riproduzione seriale) di un determinato bene o servizio ne diminuisce il valore di scambio.
Il Valore (al netto delle lotte salariali e delle lotte di classe che sono un po’ come la vita chiusa in gabbia che scalpita ma poi lecca il padrone) è logoramento e distruzione anche di ciò che è utile. Ciò detto, qualsiasi discorso che lo erige a senso delle cose, è serialmente distruttivo.
Sostenere dunque che le cose non hanno valore (e che andrebbero disinvestite economicamente e libidinalmente) sarebbe un buon punto di partenza…

La morte del valore (lo zero, non isonomico, come tendenza generale) nella logica degli scambi… accordi dividuali a scadenza breve e accordi dividuali collettivi a scadenza più lunga.

Dopo l’assetto feudale, l’assetto statale, l’assetto internazionale-sovranazionale-transnazionale, ecc… cosa altro il rapporto sociale capitalista automatizzato e decentralizzato potrà ancora scomporre sino ai minimi termini e gassificare? Giusto se stesso.

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Basilea III vs la materia oscura dei “derivati”

Molto “brevemente” (in parole più semplici anche se approssimative, in quanto non sono un “esperto”1 o un “fottitore” sadiano di professione, per cercare di capire perché si sono chiesti soldi pubblici per ricapitalizzare Bankitalia imponendo quote azionarie non superiori al 3% ai privati che partecipano del suo capitale…):
1) Dopo la crisi del 2008 (che non era una semplice crisi dei mutui sub-prime come vorrebbe la sineddoche delle versioni ufficiali) si è percepito come “problema” per le banche europee (come anche altrove, ma non in modo così paranoicamente burocratico e fintamente moralista) il fatto che siano piene, piene, piene di derivati (compresa la Deutsche Bank2) il cui conteggio è praticamente impossibile e potrebbe dar luogo a sbalzi di bilancio imprevedibili, essendo obbligazioni ad orologeria, spesso informali e poco trasparenti (vedi OTC, etc)… cui si aggiungono altre obbligazioni incerte, data l’usura del termine “derivati”, impacchettate come “debito subordinato” per ristrutturare i debiti senior dilazionando gli junior… come spiega Draghi più avanti…
2) Con Basilea III dal 2014 in poi si prepara un rientro, in nome di una presunta “austerità” di facciata (in realtà mascherando la generalità del “problema”), dall’abisso di obbligazioni incontrollabili su cui poggiano i bilanci delle banche europee. Si dispone cioè un FALLIMENTO ordinato (un ossimoro…), controllato nel caso si aggravi la crisi del sistema finanziario, scaricato sugli azionisti e le banche minori (che Draghi tempo fa aveva lasciato libere di capitalizzarsi al di fuori del controllo della BCE), salvando le banche principali e centrali (le istituzioni finanziarie di rilevanza sistemica dette “SIFI”) anche con denaro pubblico. Basilea III si aggiunge alle definizioni restrittive e prescrittive del capitale delle banche (CORE TIE 1, 2 e 3 che impongono priorità, scadenze di rimborso e pongono in ordine gerarchico eventuali insolvenze…).
3) Draghi scrive una letterina pubblicata da Repubblica (ma che non trovo online nell’originale), con toni a tratti apocalittici, nell’autunno dell’anno scorso in cui si dice molto preoccupato per la cosiddetta “stretta al credito” (il credit crunch):

“L’idea nasce dalla Germania. Sarebbe una cancellazione del valore di certi bond, che così andrebbero in insolvenza. La Commissione europea ha fatto propria quest’idea in un documento di tre mesi fa, che stabilisce una regola: prima che una banca in difficoltà possa rafforzare il capitale tramite un aiuto di Stato pagato dai contribuenti, deve esserci il “coinvolgimento” («bail-in») dei creditori privati; i più esposti fra questi, i cosiddetti creditori subordinati, devono rinunciare al rimborso dei bond nei quali hanno investito. E prima di loro lo stesso deve accadere per gli azionisti. Per questo, su spinta tedesca, si prospetta già una quadrupla linea di intervento, in base a una precisa gerarchia. In primo luogo VENGONO SPAZZATI VIA I DIRITTI DEGLI AZIONISTI E DEI CREDITORI SUBORDINATI, per aumentare il capitale in proporzione ai debiti. Quindi, se il DEFAULT PARZIALE non basta, diventa possibile per uno Stato METTERE FONDI PUBBLICI nella banca. La terza linea di difesa sarebbe poi il fondo salvataggi europeo, l’Esm, ma ora Berlino chiede che ANCHE I CREDITORI PRIVILEGIATI VENGANO COLPITI prima che si possa attingere alle risorse comuni dell’area euro. Tutto dipenderà dai risultati dell’esame delle banche e da come saranno condotti. Ma un sistema del genere, se mal gestito, può generare un crollo di fiducia degli investitori nelle banche e un’impennata del debito per sostenerle con aiuti di Stato”.

Dev’essere stato preso in seria considerazione il passo in cui Draghi sosteneva che si violassero i diritti di azionisti e creditori, che son stati risparmiati… a discapito dell’impiego di denaro pubblico con cui nel passato recente è stato aiutato anche il Monte dei Paschi di Siena… mettendolo, come spesso accade, metaforicamente nel culo all’intera collettività nazionale che, si sa, di queste cose non capisce un cazzo e può tranquillamente garantire quei miliardi con quel metodo obsoleto e volgare di valorizzazione che è il (surplus dei surplus da) lavoro (ossia le tasse… lo sgobbo dei lenoni sui prostituti).
4) La necessità di ricapitalizzare Bankitalia votata l’altro giorno in Parlamento con qualche pacata reazione è ispirata dal principio prudenziale di aumento del capitale che garantisce i prestiti, in quanto si prevede burrasca (e non a caso si conducono i famosi “stress test” che piacciono tanto anche al FMI). Con la soglia del 3% forse si intendono alleggerire le posizioni pesanti (di banche piene di crediti deteriorati?) presenti nel capitale di Bankitalia, sperando nell’afflusso di capitale fresco di nuovi privati… (cosa molto improbabile, in quanto non credo che i titoli di Bankitalia sarebbero così appetibili in questo momento… Si dovrà ricorrere prima o poi allo strozzino capo, o quasi, cioè all’ESM… come ha già fatto Grecia e Spagna…).

IL FUTURO (INSTABILE) “DEFICIT SPENDING” TRUCCATO DA “AUSTERITY” E “STABILITÀ” NEL PRESENTE
(17 febbraio 2014)

Mi viene il dubbio che le ricapitalizzazioni delle principali banche del circuito europeo (volute dagli accordi di Basilea III) non servano tanto a garantire “solidità” in caso, per esempio, di corsa agli sportelli o per reagire positivamente a “stress test” (bella invenzione letteraria… per distogliere l’attenzione e conservare pubblicamente il mito della prudenza dell’etica protestante, ecc…), quanto ad aumentare la portata del leverage bancario per prestare o stampare più “moneta” (come si usa dire semplificando un po’ troppo). Voglio dire… magari non è come la raccontano… non è per prudenza la raccolta di capitali “sicuri”, ma per un’intenzione di alzare ulteriormente la posta… facendo dell’euro una moneta “derivata” a tutti gli effetti. Instabile e gonfiata a dismisura di capitalismo terminale.
(Altra panzana incredibile, a mio avviso, è quella di quegli economisti mainstream che arrivano a dire che il rientro dei capitali dai paesi emergenti dipenda dal fatto che “gli investitori” trovino convenienti i titoli di stato europei… Questa contrazione, ben orchestrata da chi gestisce fondi e titoli per qualche trilione e non dagli “investitori”, prelude solo ad una più ampia espansione del credito – come ad una sistole segue una diastole… – serve ad allontanare il collasso col solo modo che è proprio del capitalismo, cioè il rilancio del rischio…).
E’ solo la rana che continua a gonfiarsi sempre più… (si legga la fine del link…). Segno che continuano a navigare a vista e prendere tempo (e a capitalizzare un’incredibile ma insufficiente mole di lavoro sottopagato altrui)… sperando nell’impossibile “ripresa” (su queste basi, su questo castello di carte del tutto sproporzionato e in bilico… e lo sanno perfettamente… ma finché dura…).

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1L’esperto… parla veloce di cose complicatissime inzeppate di termini tecnici e anglofoni, sbeffeggiando a priori eventuali critici e detrattori e, in virtù della divisione del lavoro che l’ha reso così edotto nel suo specifico settore, in men che non si dica s’incula tutti coloro che, rimasti a bocca aperta, si chiedono interdetti: “Ma che ha detto?”.
Taluni preferiscono il blow job… che sembra quasi un impiego.
E comunque piace… fa sentire attivi… parte di qualcosa più grande.

2 L’incredibile mole di derivati OTC nel bilancio annuale del 2012 della Deutsche Bank:
55.6 TRILIONI DI EURO… una roba da record mondiale… ciò che vediamo del mondo è solo la punta di un iceberg… In fondo anche i fisici sostengono che il 95% della materia è oscura… E’ l’episteme contemporanea…
E se va male qualcosa… con quelle cifrette lì?
L’ironia al riguardo di un americano che osserva che DB ha battuto persino JP Morgan.


Dietro la “crisi della domanda” e davanti alla “caduta tendenziale del saggio di profitto”

Non è che consumare i consumatori produca produttori (…e viceversa).

La crisi attuale è dovuta sia alla caduta tendenziale del saggio di profitto1 che, a mio avviso, alla sottoproduzione di merci2… (tesi che sembrerà stravagante a chi ipotizza da un paio di secoli crisi da sovraproduzione di merci… si tratta di un’intuizione… una focalizzazione paradossale dell’ottica marxista, che stronca sul nascere critiche moraliste e bacchettone al cosiddetto “consumismo”, per sottolineare piuttosto l’impossibilità strutturale della pretesa capitalista di mercificare tutto, sottoporre tutto alla “domanda”… come accade anche nei sondaggi… o nell’articolazione del desiderio in domanda/bisogno secondo il fallocentrico Lacan… ci penserò su più oltre…).

E’ crisi di un intero processo di produzione, distribuzione, scambio, circolazione e riproduzione. Declino di un modello a bolle che esplodono in successione intorno allo Zero cui tendono inesorabilmente.

Il capitalismo libidinale non può reggersi senza aura democratica (anche per questo le sue opposizioni passano per spettacolari manifestazioni-passerella di massa buone per lo più a presentare nuove merci umane, differenziate, fresche, disposte a tutto)… il suo presupposto è la non costrizione: diversamente non si creerebbe quel discreto numero “sostenibile” di parassiti e parassitati, indispensabili acciocché si produca un di più da castrare, prelevare, ingurgitare, cacare, rimangiare, ricacare, ecc…

Diversamente, ricchi dalle cognizioni iper-tecnologiche – che non ci sono dato che sono viziati e coglioni – dovrebbero clonare umani, eliminando questioni culturali come la società e la famiglia, incastrarli come polli in mezzo a robot e usarli, oltre che per il duro lavoro, come cibo o sperimentazione di farmaci e cosmetici… qualcosa di simile ai quadri distopici di Giger… Perderebbero ogni allure, democratico o nazi che sia, e dovrebbero fare dispendiosi conti con strenue resistenze dei rimanenti umani che ancora si ostinerebbero a riprodursi coi vecchi metodi, esigendo la loro quota di godimento antropologicamente collaudato… In fin dei conti è più facile che declini un modo di produzione, distribuzione, scambio, circolazione e riproduzione storicamente determinato, in favore di un altro o di altri…

Alla base di tutta la baracca resta un’aspettativa di profitti e di produttività delusa sia nel micro che nel macroun calo generale e strutturale di profittabilità che l’allucinazione keynesiana della domanda mancante da sostenere (con tutto il suo castello di prestiti, obbligazioni, titoli, ecc) non riesce più a coprire. L’impresa in questo momento non è attraente… manca la fantomatica “fiducia, quella che gli economisti borghesi reputano necessaria per uscire dalla “trappola della liquidità”… che non ci può essere in queste condizioni critiche, diciamo pure fallimentari, neanche se ti raccontano menzogne dalla mattina alla sera.

Nel frattempo ognuno ha il suo campo di battaglia (per ora solo) ideologico e crede di difendere quello che crede siano i suoi interessi… fino a prova contraria… Le ideologie ci sono eccome (e hanno un peso strategico). Non c’è un sapere definitivo… tecnico… solo scontri e alleanze temporanee. E tantissima fuffa per occultare i rapporti “reali” (l’ostilità generalizzata, disposta e predisposta, disciplinata e indisciplinata, per la competizione e massimizzazione dei profitti, in cui ci ritroviamo immersi a tutti i livelli del carcere sociale o della guerra sociale).


1 (dal lato produttivo, se consideriamo la tensione fino allo spasimo dello sfruttamento estensivo ed intensivo, del rapporto sociale capitale/lavoro, ormai quasi robotico e senza margini sufficienti a compensare le enormi aspettative già incautamente capitalizzate, per esemprio in “derivati”).

2 in quanto merci e non semplici prodotti senza valore di mercato, come sono nell’attuale crisi… per saturazione, bruttezza, inutilità, costo eccessivo, limite delle tassonomie libidinali umane. Sgorbi di un’eccessiva ed insensata (quanto strutturalmente necessaria, per il capitale) divisione del lavoro. Vi è una sorta di infinita e, per ora, oscura resistenza, di ciò che vive o esiste, a divenire merce (a dispetto della generale smania di prostituirsi…) o, piuttosto, un’impossibilità strutturale di mercificare tutto e tutti per valorizzare il capitale fittizio anticipato (anche se in effetti non c’è mai stato un capitale che non fosse fittizio..).