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L’osceno segreto della democrazia

Non esiste una democrazia “dal basso”. Semplicemente non esiste la democrazia. Quando si dice “popolo sovrano” si dice una doppia menzogna, una per parola. La democrazia è l’arte di estorcere (a quella massa che si recinta in una nazione o in una comunità di “cittadini” con la definizione di “popolo”) un consenso prezzolato (finché viene salariato, remunerato e corrotto a sufficienza) alla classe dirigente e di dominare le minoranze o il voto nullo dell’irrappresentabile con una pletorica ma comunque elitaria maggioranza parlamentare; è la messa in scena della polemica che copre distrattamente, ma anche comicamente e “simpaticamente”, ogni gioco di guerra e ogni decisione politica… che, tra l’altro, nel caso degli ultimi tempi, è chiaramente presa altrove rispetto alle istituzioni nazionali. Direi che le elezioni prossime venture sono inutili come non mai (ripulite come sono di qualsiasi ideologia diversa dal liberismo o dalla retorica reazionaria, “civile”, “civica”, giustizialista, populista o nazionalista che sia)… che senso ha eleggere dei servi rappresentanti di servi, ormai schiavizzati, amanti del bastone e della carota, tutti con l’identità in mano (o in culo?), pronti a farla venire segretamente su un simboletto-patacca delle schede elettorali?

Ecco… si potrebbero allestire le cabine elettorali come dei sexy shop… o farle diventare delle dark room con dei glory hole

dnaxchange glory hole

E poi… ma che è questa faccenda del “voto segreto“? o del segreto in generale (secrezione oscena del corpo elettorale o di qualche organo di stato, nella metafora organicistica delle istituzioni)… che ritroviamo anche nei “servizi segreti” o nel “segreto di stato”? Perché questo doppio movimento del rappresentato e del suo segreto, questo misterioso ed esoterico sdoppiamento del codice? Perché si dovrebbe essere obbligati ad avere un’identità se poi al momento decisivo dell’esercizio della “sovranità popolare” si compie un’azione anonima come il voto? E non è perché altrimenti ognuno potrebbe votare un numero indefinito di volte (cosa che comunque registrerebbe un’intensità e un’ostinazione oltre che alla mera conta dei capi di bestiame – “ognuno conta uno”)… è chiaro che vi è qualcosa di osceno nel voto o nei suddetti servizi, dal momento che son cose che vengono nascoste. Una sorta di illegittimità legalizzata… un po’ come darsi a rapporti sessuali orgiastici restando nell’alveo rassicurante del matrimonio.

Il segreto serve solo ad impedire un eventuale confronto o scontro reale, vis-à-vis… o, ancora meglio, ad impedire (confinando il non-rappresentato – l’incivile, anonimo, anomico, anomalo annullatore e il suo terribile segreto delegittimante – negli angusti e apparentemente legali confini delle segrete-cabine elettorali o nei misteri insondaggiabili dell’astensione) che si monti una macchina o si inventi un gioco che prescinda dalle identità… che a quanto pare piace tanto ostentare e mantenere esposte ed erette.


A proposito di “veline”, pubblicità, mercificazione dei corpi… e gratuità del sesso

Quanto segue è frutto di alcune mie riflessioni e commenti (anche altrui) su un noto social network…

Mi chiedo (considerando le istanze di tanti/e che si indignano per l’uso dei corpi in pubblicità): ma perché mai la merce sessuale, i corpi ammiccanti, i tanti culi-tette-fica-cazzo simbolici da comprare metaforicamente, dovrebbero essere più osceni di un prosciutto cotto o della Coca-cola o dello stesso inganno metaforico, del surrogato, del “di più” di piacere che non c’è? Perché i primi stimolano in modo più diretto il riflesso condizionato dell’eccitazione, reificando qualcosa (i corpi, cioè) che la contemporaneità ritiene ipocritamente sacro e inviolabile? Certe battaglie contro la mercificazione dei corpi sono perse in partenza.
Siamo fottuti… questa è la realtà.
Sottrarre anche quel poco di piacere a questa condizione di prostrazione senza indicare altri piaceri (montati secondo altre modalità e paradigmi, giacché di macchine si tratta, non di “istinti”, che non esistono…) è un’operazione moralista, penosa, reazionaria.
(A mio avviso si dovrebbe godere molto più di quel che viene suggerito e di come viene suggerito… in modo improvviso e traboccante… una festa che spazzi via tutte le contrazioni ragionevoli immaginabili: questa nauseante morale del sacrificio, della vittima, questo chinare continuamente il capo, questo legare un piacere omeopatico a idiozie pubbliche e pubblicitarie frizzanti, gustose, brillanti, pulite, morbistenti… ammorbanti… questo mendicare diritti, questa continua interiorizzazione e richiesta di una Legge pensata da mentecatti criminali…).

Noemi commenta:

Come ti dicevo: ieri vedevo “Veline” e mi è apparso evidente che a prescindere dal desiderio indotto dalla TV, non vedo questa cosa come oscena. Dimenarsi e far arte spicciola delle proprie movenze per guadagnare diviene un lavoro come un altro (forse più piacevole e meglio retribuito e con l’agognata fama che questo mondo e modo impone). Trovo osceno, inguardabile, non le veline (che si dice siano di contorno) ma quel centro della scena dal quale due maschietti allupati ammiccano e fanno battute di bassa lega. L’attenzione e l’indignazione vanno rivolti al ruolo che il maschio pretende dalle donne e al perché la morale bigotta richieda alle donne intelligenza e profondità da mostrare… Mi vengono in mente quei quadri che ritraggono delle modelle: pensiamo forse che a loro siano state riservate modalità più sublimi? Qualcuna la pagavano… altre, di quei pittori famosi, divenivano le amanti e quelli, in cambio di qualche lusinga ricevevano la disponibilità delle fanciulle a mostrarsi gratis. E così mi domando: se le “veline” non si facessero pagare per mostrarsi, avrebbero la stessa attenzione? Quel che noto è molto spesso il fastidio nei confronti di chi ottiene posizioni e ricompense per la propria estetica, delle donne che scelgono questo ruolo e che vengono apostrofate come incapaci, inutili ecc… Invece questi maschietti che presentano, loro si che son bravi, pensiamo a un morandi, a un fiorello… mecojoni!

Inoltre se mi indigno per esempio per “Miss italia” o cose simili, implicitamente indico che la colpa sia della donna che si presta a questi giochetti e divertimenti maschili… In questo modo si alimenta proprio quella cultura che invece si vorrebbe cacciare…

Rispondo:

“Se le “veline” non si facessero pagare per mostrarsi, avrebbero la stessa attenzione?”
Questa è una domanda interessante… crea una specie di cortocircuito… Insomma di “norma”, secondo una preponderante morale del sacrificio, il desiderio sarebbe bello perché si paga… (a un tot di sacrificio simbolico – un tot di denaro – corrisponderebbe un tot di piacere simbolico – un surrogato sessuale più o meno sublimato o porno… che è la stessa cosa).
La gratuità dell’esibizionismo credo sia il vero scandalo, in quanto sarebbe un (incomprensibile!) sottrarsi alla forma-merce… o comunque sarebbe un fattore di forte deprezzamento dell’istanza sessuale nello spettacolo e nella merce (se il sesso è dappertutto ed è gratis o quasi, non è una buona esca…), spingerebbe ad una sorta di deflazione del sesso, della prestazione sessuale soft… e in definitiva al ripiego delle strategie pubblicitarie verso altri oggetti… (ma poiché le maggioranze seguono ancora principi feudali… temo che ci sarà ancora per molto quel “centro” maschile di coglionazzi ducetti automasturbatori… ammaestratori e domatori nel circo delle veline… potenzialmente indisciplinate… Ecco forse in questa indisciplina generalizzata potrebbe esserci la auspicabile “deflazione”… Anche se “farla pagare cara” resta la sola momentanea arma di difesa femminile contro chi sembra essere irrimediabilmente coglione, tipo i presentatori che indicavi… Insomma: darla/o gratis e il più possibile o farsi pagare il più possibile? deflazione o inflazione? allargare i cordoni della borsa o continuare con la stretta al credito?)

Senza dimenticare l’origine del sostantivo “veline”, che viene dal Min.Cul.Pop. (…m’incolpò? m’inculò?) fascista… cosa che marchia gli organi (nascosti… tipo il retto, l’ano, ecc…) delle ragazze, in mostra di qualcosa di soft, che va al di là della ovvia questione della merce su due gambe, che tutti siamo, più o meno… Questo qualcosa è più che hard (implicito, nascosto, inculcato… o comunque inteso in senso semplicemente sessuale)… sa proprio di mistificazione, di violenza politica, psicologica e morale, da parte di quel “centro” di cui scrive Noemi… che appunto tende a scaricare la colpa della presunta oscenità del proprio desiderio dell’altro sull’oggetto del desiderio stesso… (come dire: segretamente, più o meno metaforicamente, ti inculo , piegandoti ad esempio alla disciplina oscena dei contest, alla precarietà estrema del lavoro nello spettacolo, magari alla scorciatoia della prestazione sessuale sottobanco, e pubblicamente e spettacolarmente ti incolpo… della tua stupidità, inferiorità morale, superficialità, dei tuoi ammiccamenti sessuali, della perversità dei tuoi atteggiamenti che pur richiedo, ecc…).
A mio avviso può avere una sua intelligenza darla/o gratis quanto e a chi vuoi e farsi pagare il più possibile da chi non vuoi… ma in questa distinzione volontaristica potrebbe celarsi un ulteriore criterio capitalista di valorizzazione al ribasso o che investa, come già si sta facendo, nella socialità della produzione (si tratterebbe di definire i criteri della propria volontà, che andrebbe resa autonoma dalla Grande Macchina, altrimenti è tutto un cavolo…). Il problema dunque, come al solito, è il valore (anche il volere è valore, in certe condizioni…), che sembra pervertire sin da principio e irrimediabilmente qualsiasi gratuità spontanea della vita, del sesso, ecc…


Che cosa è il CROWDSOURCING? | ovvero Grillo e i poteri taumaturgici della Rete

Col CRAULSURSIN… costui vuole creare posti di lavoro!… Ovviamente si riferiva al CROWDSOURCING, quello per cui, per esempio, Repubblica ha pubblicato un annuncio in cui si cercano videoreporter a 5 euro lordi… anzi no… a 0 €!

Elogia il lavoro in rete, il ricco comico genovese!… il lavoro gratis o quasi… tutto a favore delle imprese ovviamente… c’è assai poco da ridere e applaudire a Lecce come altrove…

 Mi ero già espresso al riguardo:


Di chi è questo culo? | Dopo il 14 dicembre…

Diario mediatico del crowdsourcing investigativo e dell’ingolfamento di ogni azione diretta a causa del proliferare incontrollabile, anestetizzante e pseudo-cartesiano (per la paranoide “chiarezza” ed “evidenza”) di immagini e video (=io vedo).

14 dicembre

Premessa: osceni servizi di Rainews sul web (“Si è oscurato il cielo da quanti sanpietrini volavano“) delegano, alle descrizioni iperboliche di due signori benestanti, la sassaiola lungo le strade di Roma in prossimità di Piazza del Popolo.

Si prevede una dura repressione… A questo punto, si potrebbe solo rispondere con uno sciopero generale subito

E vedremo i politici che hanno votato allegramente per massacrare gli afghani e spendere 17 miliardi per i cacciabombardieri pontificare contro la violenza e genuflettersi davanti a Gesù Bambino…

15 dicembre

Cominciano a fioccare video e immagini della manifestazione insieme a primi deliri interpretativi su frame che inquadrano scene surreali e passibili di molte interpretazioni… La prima tesi, quella degli infiltrati, è la più ricorrente, ma anche la più smentita… Una foto in particolare segna il successo mediatico dello sfigatissimo “ragazzo con la pala” (che sarà poi l’unico a beccarsi i domiciliari, per aver preso manette e bastone ad un finanziere ed essere rimasto più di una volta staticamente in piedi come un manichino della upim…). Ma da un video vengo colpito in particolare… sono i blindati che irrompono, con tanta voglia di investire i ragazzi, in Piazza del Popolo, svuotando la piazza e infierendo sui manifestanti isolati.

Queste sembrano le cariche dei basiji iraniani… Si potrebbe cantare, laconicamente: “Via, via la democrazia”…

La violenza peggiore non è tanto quella di infiltrati vigliacchi e manganellatori, ma quella che compiono tutti, “in tempo di pace”, con gesti quotidiani, apparentemente innocui, come usare un bancomat, timbrare un cartellino, pagare alla cassa, bersi il caffè alla mattina, fare benzina, etc… E’ proprio la società che fa schifo, non solo chi comanda.

Foucault diceva che “bisogna difendere la società”… io direi che bisogna disfarla e reinventarsi la realtà… a cominciare dai fondamentali: il lavoro, il denaro, le merci… Ma la maggioranza, di fronte al lavoro dell’immaginario inebetisce… l’immaginario è compromesso da anni di stupro cartaceo, catodico e a cristalli liquidi… Sembrano perdersi… “E ora? Che si fa senza lavoro, denaro, playstation?”.

Ora come ora, non c’è rifugio per i manganellati, i disoccupati, gli emarginati…

Bisogna abbandonare la rappresentazione della realtà. Passare alla realtà, quella irrappresentabile e irriproducibile. Rompere l’ordine dello spettacolo.

Prevale, nel frattempo, il ritornello “infiltrato sì, infiltrato no”.

Con ‘sta caccia collettiva alla Sherlock Holmes ci si infila nel tunnel della dipendenza da fiction (tipo CSI)… Così trionfa solo lo Spettacolo…

Io personalmente non voglio né “chiarezza”, né “evidenza”… quella la cerca solo Cartesio, i magistrati e la polizia (“the body of evidence”)…

Giungono anche le immagini incendiarie dello sciopero greco (che sembra abbiano vietato ai minori, MIODDIO!):

(immagini non più disponibili con il Ministro dei Trasporti greco sanguinante per via di qualche schiaffone)

E comunque chi non sogna che ci sia qualcun altro al posto di quel ministro greco?… Il problema è anche il pericolo del microfascismo spettacolare (modello “V per vendetta”, “Fight club”… il mito dell’eroe ribelle, contro l’ordine costituito… solo in apparenza… quello che serve a giustificare lo schmidtiano “stato di eccezione”, il trionfo dell’identità, della rappresentazione, che evoca e provoca la violenza del “potere reale”).
La violenza o è partecipata in modo massivo ed efficace (e, si spera sempre il più possibile, solo accennata a scopo dissuasivo o dimostrativo) o è l’effetto mimetico di un voyeurismo malato… quello che vuole vedere il sangue, il linciaggio, la ghigliottina, ecc… Io mi accontenterei della messa in scena di una defenestrazione come quella della seconda defenestrazione di Praga

16 dicembre

Che rottura sto tam tam inutile: infiltrati sì, infiltrati no… Ormai l’Italia è un paese dove ci si attacca alle cazzate… per non vedere la catastrofe che avanza…

Avendo finito i fondi a loro disposizione, le forze dell’ordine e la digos propongono un’esternalizzazione delle indagini e si appellano al crowdsourcing per individuare uno per uno tutti i manifestanti del 14… Il contest è aperto.

‎”Non ci rappresenta nessuno”, dicono… E’ lo Spettacolo che deve saltare… Mai come oggi la televisione sembra di cartapesta…

La sera due studenti fronteggiano un ministro ex manganellatore fascista nell’immonda trasmissione di Santoro. Francamente avrebbero fatto meglio a non andarci… Non si può dar credito a simili teatrini e pagliacciate…

LA “COPROFILIA” DI SANTORO. Non capisco come si possa pensare di andare a parlare ad Annozero con il fetore di tutta quella merda seduta nell’arena che sale verso il pubblico…

Per non parlare di Dario Vergassola, a “Parla con me”, che metterebbe i preservativi in testa ai “black bloc” (che nessuno pare abbia avvistato)… Basta anche col dandinismo e la TV satirica, con l’ironia saccente del cazzo… Non so cosa puzzi più di merda…

17 dicembre

I due che hanno parlato da Santoro ieri erano una realtà fuori contesto, inghiottita da una forma di spettacolarizzazione che esalta l‘x-factor, il protagonismo (che ucciderebbe qualsiasi massa resistente… la forza di ogni movimento sta nel non avere rappresentanza, identità…)… Per me è importante che si sfasci la fiction (Annozero più che inclusa), il lavoro dei media… E per quanto riguarda lo specifico della piazza, non si può andare a menare la polizia col 60% di ragazzi che pensano a fotografare e riprendere l’evento mediatico, il blindato in fiamme tra i bastioni di Orione, come turisti giapponesi… è stato tutto un crowdsourcing a favore della digos… La logica dello Spettacolo resta il principale ostacolo a qualsiasi cambiamento di programma…

E poi gli universitari hanno perso la battaglia e quella del 14 è stata una reazione rabbiosa ad una fine. Punto. Accapo.

Nel teatrino stantio di Santoro c’era la riedizione di quello che ho visto nell’86 (ai tempi della Pantera: i Sinistri, il Ciellino, il Fascista) + la variante oscena e paternalista di Di Pietro che ha colto la palla al balzo (“Queste cose succedono perché non li ascoltiamo”)… Per non parlare delle pretese di Santoro che cercava la “nuova classe dirigente” tra due universitari presi a caso… Invitando il ragazzo a stringere: “Non siamo ad un assemblea”… Appunto… è molto peggio… è la grancassa e la legittimazione di una rappresentanza impossibile (quella dei movimenti) o oscena (quella dei ministri e deputati).
La fame che verrà non si potrà vendere… né spettacolarizzare… Non si fanno soldi questa volta… Non è come nel ’68 o nel ’77…

18 dicembre

Sembrano tutti presi da una pur comprensibile smania di rispondere a Saviano, lo scrittore con la scorta, che stigmatizza e schernisce gli studenti, piagnucolanti una volta catturati, e che continua con altre cazzate simili con un tono a metà tra un improbabile uomo di mondo e un santone untuoso… Come se fosse importante, come se solo lui chiedesse l’abiura della violenza a dei ragazzi incazzati neri per la violenza gerontocratica perpetrata contro le loro vite… Si aggiunge anche lo stigma del popolo viola, che ha proditoriamente abbandonato la piazza ai primi tafferugli…

Tra CONIGLIONI LEGALITARI-GIUSTIZIALISTI (i viola e Saviano)… e la rugginosa ricerca LENINISTA-salottiera-santoriana del CAPO carismatico bolscevico con l’x-factor per organizzare la rivolta, il movimento (per eccesso di autoesaltazione e protagonismo digitale anche nella battaglia PERSA sul campo) si squaquaracchia… Toccherà aspettare ancora (non molto spero), resistere alla macchina tritacarne della crisi nera, per scrollarsi di dosso le solite canaglie ammazza-libertà…

L’evento rivoltoso s’è ingolfato di foto e video… rallentato all’infinito, annullato dalla sua replica e ri-presa… Ormai è caccia all’uomo generalizzata, digos collettiva, da una parte e dall’altra!… Il punto cruciale è per me: come evitare che un evento diventi “simbolico”, sfugga alle narrazioni (tanto care a Vendola e a certi intellettuali spocchiosi stile Nuova Epica)… Qui non è come ce la si racconta che conta… O un’azione è efficace o SI DEVE AVERE IL CORAGGIO DI AMMETTERE DI AVER PERSO… PER RITENTARE IN TUTTI I MODI, giusti, sbagliati e senza rappresentazione (meno che mai mediatica) fino alla capitolazione, fino alla destituzione, all’abdicazione, alla defenestrazione… o quel che sia.
BASTA CON LE “RIFORME LIBERALI” sulla cotenna delle persone, mortacci loro e del MONETARISMO NEOLIBERISTA…

E comunque non si va da nessuna parte (o meglio si imbocca una strada precisa) se non si costruisce un luogo de-territorializzato di relazioni (che non può essere la “rete”, visto che è anche rete della delazione… della ricerca incrociata del colpevole!), capace di materializzarsi in qualsiasi momento e luogo… Non ci si può arroccare solo in un presidio-fortino come può essere un’università occupata o un centro sociale… L’esito è scontato: arrivano i “concittadini armati”, in divisa e non (quelli che si chiamano, con ottimismo illuminista, “forze dell’ordine”) e sgomberano… Finita la festa.
Occorrerebbe costruire nuovi “software”, nuovi linguaggi, nuovi strumenti di produzione, mutuo soccorso, distribuzione, scambio… Ecco perché secondo me è già finita in partenza.


20 dicembre

E ora si vedrà come evolve la situazione. Per ora i fascisti al potere invocano leggi speciali, come ai tempi di Kossiga… e vorrebbero blindare il Senato per la votazione del 22 dicembre. Vecchietti, zombie in emiciclo… Intanto vampiri di molte specie si attaccano ai nuovi virgulti, sperando che portino nuova linfa ad un sistema che tenta di incorporare, neutralizzare, rottamare e riciclare tutto, anche il suo contrario, ma che è in avanzato stato di decomposizione. Saponificato, come i corpi della cronaca nera usati dai giornalisti-insetti. Sospinto da una confindustria e da una governance finanziaria sempre tanto innamorata degli USA e sempre più arrembante contro la vita delle singole persone, divenuta inutile per il Mercato…


Liberarsi del cristianesimo… | Basta strategie vittimarie!

Una foto emblematica (circolata sul web) del perché la protesta tramite impilamento su torri, tetti o gru attecchisca nell’immaginario italiano, che tanto è catturato (per omnia secula seculorum) dall’immagine della sofferenza e della tortura.

Per quanto riguarda poi le proteste pro-regolarizzazione degli immigrati, c’è da ricordare che gli immigrati non sono entità astratte… e che la loro presenza in Italia è soprattutto evocata da esigenze imprenditoriali (incentivate certamente da politiche razziste, ma anche da quelle legalitarie, dato che la troppa burocrazia e l’eccessiva tassazione spinge comunque ad evadere verso forme di attività meno vincolate…) di schiavizzazione, di nuova manovalanza a basso costo (vedi le teorie di Von Hayek, che piace tanto a Porro, per esempio)… coperte (a sinistra) da vaghi sogni di solidarietà transnazionale senza alcuna realtà, atti ad coprire in realtà la cattiva coscienza della borghesia italiana… vago umanitarismo (il sogno ipocrita multiculturalista) che va a braccetto con il razzismo e lo schiavismo contemporanei…
La regolarizzazione vuol dire “integrazione”, quella stessa che tanto declama la nuova destra “liberale” (del sempre fascistone e “futurista” Gianfranco Fini). Un’altro topos della sinistra poi, la lotta al lavoro nero (che non vuol dire mafia o camorra ma è l’unica forma di lavoro possibile quando non c’è più lavoro), per lo più serve a sindacati (servi), alla ricerca di nuovi iscritti… oltre che a tassare il più possibile (senza restituire servizi ormai).

Ma come? Io non mi integro, non mi ritengo integrato (e non lo sono) e poi sento il prodursi di discorsi conservatori, di voglia di legalità (che introiettano, come fosse una cosa che parte da loro) proprio in bocca agli immigrati fermi a prendere l’autobus con me? La mia posizione al riguardo è quella di dis-integrare, quella di mettere in discussione l’attuale forma-lavoro (altrimenti siamo alle chiacchiere da salotto o da curia)… non chiedere, come di consueto fa questo cavallo morto della sinistra italiana, la legalità e lo stato contro il liberismo cattivo, cinico, padronale, ecc… Solo nello scambio solidale, nello scambio culturale, nell’invenzione di nuove forme di “socialità”, nella sessualità extra-clan ed extra-patriarcale, de-territorializzante, anti-identitaria, nel considerare gli stranieri davvero degli (in)dividui (non dei simboli cristici), nella creazione collettiva con gli stranieri potrebbe esservi una novità che rompa i confini… Non certo spiegando come ci si adegua alle leggi razziste italiane… o protestando per un’integrazione più facile…
Meno controlli e vessazioni, diritto di essere sans papier, casomai… non comportarsi filantropicamente come col figliol prodigo… Consideriamo la nostra mensa (anche mediatica) sempre qualcosa che sta sopra, che accoglie coloro che non sono come noi… che sono figliuoli sfortunati, che hanno vissuto troppo distanti dal Dio denaro, che vanno recuperati ed inscritti nel benessere di Crapulonia in crisi (che sogna disperatamente di essere ancora ricca e di mantenere i suoi privilegi sul resto del mondo senza cambiare assetto economico e politico… al limite spruzzando sopra un po’ di sentimentalismo e di afflato fintamente cosmopolita, che si rivela essere il solito abbraccio mortale, che NON VEDE L’ALTRO…).
Che porcata duplice il cristianesimo di sinistra!…

Puntare dritto contro la forma-lavoro contemporanea, il potere centrale, quello che manovra la fiction politica… De-centralizzazione e autonomia… relativista, anti-identitaria, individualista (nel senso di una sottrazione alla governamentalità (*) – che ora tende perfino e soprattutto ad appropriarsi dei discorsi antagonisti, d’eccezione o bizzarri, anomali – e alla disciplina dell’individuo, propagandata con tanto di pronomi personali – “Yes, WE can”, “I-pod”, “La coop sei TU, la “banca costruita intorno a TE, ecc… – che ricentra il mercato proprio sui singoli pro-sumer, convergendo su forme parodistiche di protagonismo, competitività, auto-promozione, cooperazione e perfino lavoro gratuito!… fino a pensare l’esternalizzazione definitiva dell’intera società, che chiamano, col solito termine anglofono che fa tanto eccitare le masse, crowdsourcing (**) Insomma tocca aggiornare le analisi e le vecchie dicotomie… se non si vuol finire con l’ascoltare le “narrazioni” di Vendola… manco fosse Gerard Genette).

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(*) Consiglio vivamente di vedere questo programma svizzero su Foucault… molto chiaro e riassuntivo. Qui altri programmi di MicroMacro.

(**) Un mio video, a proposito di crowdsourcing, che è stato escluso da Userfarm perché non dava un messaggio “positivo”… 🙂