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Articoli con tag “diritto di natura

L’habitat fa l’habitus | divagazioni dividualiste e anti-umaniste

Non c’è proprio niente di “umano” nelle relazioni tra i viventi di questa specie (o meglio quel che vi è di “umano” costituisce il principale ostacolo ad una giusta ed equa divisione – non “distribuzione”, si badi bene – delle risorse, dei beni, delle attività – non del “lavoro” – e dei prodotti, il principale ostacolo ad una ricombinazione della macchina estrattiva e dei processi conseguenti). Solo se se ne prendesse atto si potrebbero progettare e costruire strumenti che vadano nella direzione di rendere inefficaci comportamenti umani scontati e predatori come la sopraffazione, la violenza, il saccheggio, etc…

Colpa di Rousseau e della tradizione di tanta sinistra ottocentesca che poneva la società (questo imbroglio inestricabilmente articolato, inventato da soci) al centro di altre entità astratte (ma con precisa funzione strategica) come l’economia e la storia. Questa idea della pacificazione e riconciliazione sociale (come se la società esistesse da sempre, come un fatto “naturale”), del paradiso terrestre riconquistabile, dell’arcadica convivenza del lupo e dell’agnello, del comunismo primitivo, del regno millenario o del regno dei cieli… è un equivoco che è servito per millenni a nascondere dietro l’alibi di un’immaginaria natura idilliaca (materiale o spirituale) sia la violenza sistematica dei peggiori regimi dispotici, dittatoriali o democratici che l’evidenza di un conflitto perenne che agita le nostre esistenze in relazione o meno tra loro, dato dalla fame e dalla possibilità di non dividere… di in-dividuarsi appunto, di afferrare e incorporare, accumulare il di più, recintare, appropriarsi, privatizzare, costruire un , un proprio con le sue relative proprietà… garantendosi la sussistenza (e molto altro) con squilibri programmati… riducendo sempre di più il divisibile con la violenza e con giustificazioni progressivamente più assurde, complesse, sistematiche e pretestuose (ciò che chiamiamo cultura, scienze umane, arte, spettacolo, etc…).

La dividualità femminile (la capacità delle donne di scindersi in due o più viventi, di riprodursi) è stata la prima ad essere impacchettata e rivenduta in stock o al dettaglio… dando inizio alla pro(i)stituzione (ormai generalizzata e resa libera dai vincoli troppo rigidi del matri-monio, servizio prostitutivo troppo impegnativo, duraturo e a basso costo)… Eppure anche i maschi sono divisi, scissi internamente

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Certi individui… | Violenza-Diritto-Economia

Certi individui mi fanno pensare che non ci sia speranza in questo mondo… Marci completamente. Hobbesiani. O legge o violenza. Chi li ha istituiti questi “individui”? Sono essi stessi un contratto, l’obligatio individua fatta persona… con relative damnationes in caso di inadempienze. Sono il sempre vigente e reincarnato diritto obbligazionario romano. Mascherato da anima individuale nel medioevo di Tommaso d’Aquino e più in là, dopo il codice napoleonico, da privilegio proprietario borghese.

Certi individui sono istituiti per legge. Il diritto li precede e li determina (i rapporti economici si modulano solo in seguito su gerarchie definite a forza di legge). L’individuo parla a partire dai suoi privilegi, dalle leggi che l’hanno istituito. Ecco perché si dovrebbe diventare dividui, relazionandosi come tali… senza giudici e padroni (reali o metafisici).
De-capitalizzare l’in-dividuo in dividuo.

Contrariamente a quel che scriveva Marx (non però il giovane Marx), a mio avviso non vi è un rapporto economico finché non si produce l’evento violento (strategico o meno, dell’accumulazione, dello sfruttamento intensivo ed estensivo del lavoro altrui, della riduzione in schiavitù, dell’incarcerazione, del saccheggio, dello stupro, dell’aggressione, del conflitto, dell’uccisione, della guerra, ecc…) e si corre ai ripari (si fa per dire) ex post con qualche forma di diritto.
La sequenza (in loop) è: Violenza -> Diritto -> Economia.

La violenza del diritto (di chi prevale) scrive le leggi dell’economia… queste, una volta organizzate in diritto economico, rendono sistematica l’economia della violenza e della sopraffazione, facendola sembrare “naturale”, mutando degli habitus in habitat… un po’ come chi afferma che se non ci fossero gli imprenditori non ci sarebbe lavoro e mostra tutto ciò come una necessità vitale della “società” (questo corpo immaginario di una politica paranoide, che sostituisce, con i suoi rapporti regolati economicamente e giuridicamente, determinati insiemi di viventi in relazione – non individuabile o identificabile – tra loro). Con questo non voglio dire che ci sia qualcosa di più puro e originario, ma solo che per lo più la perversione viene reinvestita, nega il godimento della parte in quanto tale, la sua geometria variabile, impossibile da mappare. Suppone un Tutto cui tornare. Quel Tutto è il Capitale, la Grande Testa, l’Uni-verso… il/la Père-verse… colui/colei che conquista e recinta qualsiasi superficie, esterna o interna che sia, marcandola col suo sigillo immancabilmente fallico, eretto, monumentale (omaggiandolo con ciò che altrove ha reciso, raccolto, accumulato, sacrificato).

I/O

I = in piedi, vivo, eretto.
_ = disteso, morto, detumescente.
O = roteante, modulato, reinvestito, ammortato, “circonverso”… insieme superficie interna ed esterna… “I” che rotea intorno al suo centro… barrandosi e dividendosi per un istante “/”.


Teologia erotica

“Dio sarà tutto in tutti” (1 Cor 15,28), cita il papa per evangelizzare Scalfari. Teologicamente è un argomento debole… perché non è già ora tutto in tutti se è tanto onnipotente? Perché collocare la volontà (non onnipotente, depotenziata…) dell’ipotetico creatore del tempo, nel tempo a venire, separando il presente-passato dal futuro ma, contraddittoriamente, sotto le insegne dell’Eterna Presenza? Se egli fosse già ora questa Totalità, e lo è se no non è dio, non sarebbe se non in tutto e in tutti. Se questo (l’olografico e frattale “tutto in tutti”) è il punto di vista soteriologico, palingenetico ed escatologico (che non mi pare così secondario da essere relegato nel posteriore, inteso sia come tempo che come questione scatologica…) dio esisterebbe nei suoi simulacri (di relazione non assoluta, cioè d’Ammore, sempre secondo il papa… che alla “luce” di questa escatola vuota che si riversa in tutti, svuotandoli a loro volta, mi pare piuttosto “ateo”…) senza essere. E tutti i cristiani graviterebbero da millenni intorno ad un Grande Zero, amandolo, credendo sia tutto, ma tenendosene il più possibile a distanza “catecontica” (come una stella da un buco nero) e come anche il Caput (la Grande Testa Vuota) capit-alista suggerisce in questi ultimi secoli… “Nel lungo periodo siamo tutti morti”, pensava Keynes… conta solo il gaudeamus igitur in vista di una panzana colossale (la Crescita o, dall’altro lato, la gloriosa Rivoluzione… o ancora: il di più divino, l’“id quod maius cogitari nequit”, la Coscienza – anche “di classe” – riconciliata, fintamente o a forza, con una presunta Origine pura, naturale o, ancora peggio, sociale…). Una panzana colossale, dicevo, che deve contagiare tutti delle fantasie più strampalate, nel frattempo che egli si decide a venire, tutte ordinate secondo questa strategia mefitica di Dominio di un Centro Vuoto su teste e testicoli a loro volta svuotati…. Ora io non sono certo per la “pienezza”… ma per una modulazione… Una scansione, un ritmo, una tensione contro il Caput che miri a impedire che sorga ovunque esso ci provi e in qualsiasi modalità… una resistenza infinita a questa integrazione nella Totalità che vorrebbe venirci dentro in un cosmico cream pie


“UMANISTI” CONTRO “NICHILISTI”

E’ in atto un tentativo, da più parti (cristiane e marxiste, grosso modo…) di contrapporre un fronte di “umanisti” contro quelli che chiamano i “nichilisti”… Io trovo che sia solo finalizzato a lasciare in piedi l’orrida e tragicomica visione soteriologica, palingenetica ed escatologica che ci vorrebbe rendere tutti vittime, carnefici, colpevoli, graziati, vendicatori, risentiti, creditori, debitori, ecc… e lasciarci marcire finché siamo in vita in questo carcere (psichico, sessuale, politico, economico, ecc…), in questa squallida dialettica della Salvezza (ben evidente in qualsiasi trama narrativa, specie su quella parete di caverna platonica che è il cinema)… Non c’è niente da salvare (o risparmiare, si penserebbe in anglo-americano con “save”), dato che si muore… (o dato che, con un processo simultaneo, si vive… finché non prevale il movimento che ci solca, ci piega, ci scinde, ci dividua, anche prima della nascita e del concepimento).

Anche io, come il papa, salvo la relazione (contro il rapporto sociale in particolare e in generale), ma non certo quella mediata dal Terzo…  sono per la relazione “assoluta” (nel senso di libera, svincolata, sciolta, come il trattino dell’io-tu… ludica, con regole del gioco… non: contrattatasocialmente per giunta! come avviene, per esempio, nella famiglia nucleare borghese, “prima società naturale”, dice questo papa e la sua chiesa,  o nei rapporti di Lavoro – con dei fantasmi o con dei replicanti, delle macchine che si credono “umane”…).


Identità di genere (tema)

 

Parte I

 In genere non ho unidentità… ma soprattutto non capisco perché tutti questi giuristi, psicologi, medici, preti, militari, sociologi, economisti, perfino quelli dell’ONU (riconoscendo il gender a modo loro come ideologia normativa, anche per avere una scusa in più per intervenire col maglio contro le terre e i corpi ancora da colonizzare), vorrebbero entrare nelle mie mutande… Vogliono vedere da che parte pende?… eppure il cazzo è solo una cosa avvitabile e svitabile… come le lampadine, come la testa… (che sia libido o coscienza, sempre elettricità è… e da un punto di vista energetico contano molto poco i miei gusti… eventualmente l’intensità e la frequenza con cui consumo neuroni o spermatozoi… ma per fortuna, non mi hanno ancora attaccato a nessuna centrale… e non pago bollette su neuroni e sperma…).

Lo s-vitato.

Parte II

(Agli uomini…). Ogni volta che vi fate le seghe toccate il pene di un uomo… e c’avete pure i capezzoli che non vi servono per allattare… e una sutura sullo scroto che vi ricorda che avreste potuto essere donne…

E pure le donne… ma siamo sicuri che non abbiano temporaneamente un pene quando le penetrate? e che i penetrati (pene tracti) per farvi aspirare sperma a fiotti non siate voi? (PS: lungi da me rispolverare il cliché della donna vampiro e altri fantasmi cari anche al paranoico Strindberg, amico di Munch… Qui si parla di una lieve schizofrenia, liberata con una certa cautela, come antidoto ai comportamenti dei soggetti paranoidi predominanti… e che non intende assolutamente solleticarne i deliri).


Allego infine un mio commento su Feisbuk ripreso da FaS in un dettaglio che riguardava il “diritto naturale” nelle mutande…:

Discutendo a letto con la donna che amo lei mi faceva notare che alla base dell’aggressività maschile ci sia tanta “frociosità” repressa (si uccide la donna che non si accetta dentro di sé) e che per stemperare questa paura occorrerebbe confondere i ruoli e i gusti maschili, se non esserne indifferenti a livello di giudizio, più che rimarcare differenze con classificazioni (LGBT, ecc…) che finiscono poi col sovrapporsi alle categorie “merceologiche” del porno, per esempio… o si istituzionalizzano al punto da sollecitare l’attenzione, tramite CEDAW, dell’ONU (quella delle guerre “umanitarie”!…). Io rincaravo la dose dicendo che si tratta anche di personalità paranoidi che seguono regole (socialmente condivise, ahimé, anche dalle maggioranze “normali”, che si eccitano coi loro “valori”), seguono regole, dicevo, paranoicizzanti… penso all’addestramento dei parà, alle pistole ai vigili urbani, al protagonismo identitario, alla competizione, a quella tentazione residua, feudale, di “diritto di natura” che vorrebbe legiferare nelle mutande… Insomma bisognerebbe mettere i riflettori sul piccolo maschio paranoico… anche nella versione “soft”, ironica, sorniona, col “pensiero debole”, tipo Fabio Fazio… modello maschile che simula il suo essere pulitino e ubbidiente, timoroso di una sempre incombente e fantomatica censura, pur rimanendo incollato ad una posizione privilegiata, con la “segretaria” pseudofemminista spalmata sulla scrivania, che si permette (o meglio, le si concedono in trasmissioni extra) pure sproloqui contro il femminicidio, pur incarnando a livello spettacolare (il solo che conta in TV) i più stupidi cliché maschili… Mi è stato detto che “è una brava comica”… A me non fa ridere il modo in cui è sottoposta agli elogi, alle pacche sulla testa del maschio-padrone dello studio… Tutt* si sono concentrati su di lei… nessun* su quella testa d’uovo di Saviano o sul suo “Mangiafuoco” camuffato da uomo dimesso, Fazio…

Qui la mia replica a distanza al post di FaS:

Senz’altro il “diritto di natura” (preti, antiabortisti in tonaca e non, sindaci genuflessi, estreme destre, etc…) è molto fastidioso quando vuole frugare tra le mutande… ma aggiungerei che manco il “diritto positivo” scherza… neanche quello internazionale dell’ONU con la sua sclerotizzata idea delle “identità” di genere (anche quelle non allineate). L'”identità” di cui cianciava per esempio un Hegel era già molto osteggiata dal femminismo della differenza… (qualcuna scriveva “Sputiamo su Hegel”). Ora ci sono altre teorie che mettono in discussione sia identità che genere… Credo più che altro che sia un equivoco considerare come problematico non avere un’identità (scrivendo di “difficile ricerca di identità perduta, senza che si agevoli o istighi la tentazione di rifugiarsi nei vecchi valori”)… Io per esempio credo di essere tranquillamente privo di questa cosa… e non è questo che mi turba… forse è proprio l’Identità (di ruolo, di genere, di carta, di quello che vi pare) a disturbarmi… anche assai…


“E adesso specchi riflettete”.

Per contrastare questo schermo, questa navigazione, questo net surfing, questo continuo al di là dello specchio (in perfetto stile Alice nel paese delle meraviglie) evoco un poeta surrealista suicida, attraverso le sue parole: “E adesso specchi riflettete”. (Jacques Rigaut)

Avanti… alzatevi dalla sedia… andatevi a sedere comodi da qualche parte e riflettete… invece di accettare questo piacere a dosi omeopatiche (un post, una foto, dei “commenti”… o, come su Facebook, un “mi piace”, un “condividi”…) che vi solleva (ma per quanto?) dalla difficoltà di vivere… Sottraiamo il tempo alla macchina globale, alla Grande Rete…

Per me la Rete serve per catturare più che mettere in comunicazione… limitare, virtualizzare e controllare gli spazi d’azione. E’ piacevole… ed è innegabile il suo fascino… Seguo questa metafora dello schermo che si comporta come uno specchio strano… che non rimanda la propria immagine, ma l’aldilà dello specchio (come nel Paese delle Meraviglie)… ci mostra che non siamo noi stessi… ma mille rivoli di pensieri, immagini, idee… si sostituisce all’analogo movimento reale che è dentro di noi… lo contamina, lo condiziona… Io navigo comunque, nella realtà… La Rete è come se inserisse nella mia interiorità un’esteriorità fatta di possibilità pressoché infinite…

Allo specchioMa se stacco… vado a dormire… o mi faccio una passeggiata… io sovranamente penso, vago e rifletto (o rifrango, se sogno)… sono in presenza di uno “specchio”… Mi piaceva l’idea di guarire dallo schermo, guardandomi allo specchio, in un riflesso… cercare un’immagine, incarnare una finzione, modificarmi, modificare il reale… visualizzare me e tutto quel che mi attraversa…
Gli specchi di Rigaut, in un certo senso erano posti davanti ad ognuno di noi (quasi con un senso di sfida)… per rimandare un’immagine (ma non solo…) che forse dimentichiamo troppo, che ci sembra noiosa… e che forse emerge davvero e si delinea solo andando nel mondo… scavalcando l’insopportabile Narciso, attraversando paesaggi urbani, strade, campi… incontrando i volti e i riflessi altrui… infinitamente rassomiglianti, infinitamente diversi…

Insomma mi chiedo se uno specchio non sia più istruttivo di uno schermo…

Da uno schermo ci si aspetta costantemente qualcosa… Gli specchi invece, aspettano costantemente qualcosa da noi…

Qui davanti allo schermo domandiamo… interroghiamo la macchina… che risponde (per modelli…).
Lì, davanti allo specchio, siamo interrogati, ci vengono poste domande… si avanzano miriadi di richieste… si focalizzano azioni… sulla soglia dell’immaginario (ideale dell’io o io ideale), di ogni immagine possibile, vi è della magia… la possibilità di mutare di-segno.