videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “droga

La speranza è l’ultima a morire (purtroppo…)

Chi di speranza vive, disperato muore
(mio nonno)

La peggiore delle attitudini umane, la droga più potente… quella che fa avere le traveggole, fa credere alle allucinazioni, sbilancia la realtà verso un solo lato, la fa collassare verso un centro che non c’è… cerca di porre fine a qualcosa che fine non ha… è solo una funzione del tempo in cui sono immersi i viventi, l’attitudine ad una falsa preveggenza, che prevede, individua, solo il presente-passato, predestina tutti ad un destino miserabile di imbecillità generalizzata, cancella il futuro, invece di accoglierlo… Saremo sempre senza speranza, disperati. Possiamo giusto avere una certa grazia, frattale, geometrica, simmetrica… avendo dentro al contempo la disgrazia, la distruzione delle forme, il caos, l’asimmetria.

A-venirei -getti nei sog-getti e negli og-getti… variamente condensati, rappresi nel fondo del vaso di Pandora.

– Fuggi, fuggi, Speranza…

P.S.: Inventeremo una nuova lingua fatta di lacrime, che chiameremo “desperanto”.


zona rossa – zona sacra – zona morta (derive analogiche e pensieri frammentari)

Hanno esteso la “zona rossa” intorno a Piazza Montecitorio… Evidentemente il sacro eccita troppo… così hanno deciso di estendere la zona sacra che non è possibile valicare… tutti sogneranno di orgasmare all’interno del suo perimetro… è una roba come la belarda di “Madame Edwarda” (quella che per Bataille era Dio… o il corpo accecante e nauseante dell’incesto di cui lo stesso autore scrive in “Mia madre”…).

O come nella storiella dell’albero della conoscenza del Bene e del Male nel paradiso terrestre che non si doveva toccare sennò iradiddìo… un po’ fallo un po’ pelo di fica… (“fallo” è una parola polisemica… con double bind incorporato: può essere inteso sia come imperativo di “fare” – “Fallo!” – che come “infrazione punita dall’arbitro” o, ancora, “posto sbagliato”… quando si dice, per esempio, “mettere un piede in fallo”).

Io mi tengo alla larga persino dal centro di me stesso, per evitare le intensità allucinate della piega corrugata che si crede dio…

Roma… l’idea barocca di orbitare ellitticamente intorno al vuoto.

Una parabola dell’assoluta ambivalenza delle (psicotiche e psicotizzanti) tecnologie di controllo “preventivo” è il film di Cronenberg “La zona morta”

Qui invece un video liberamente ispirato a “Essi vivono” di Carpenter (con epilogo che rende bene l’idea della barbarie individuale cui porta la paranoia che si diffonde a tutto spiano):

Ora si parla (col solito appeal asettico, rassicurante e innocentino) delle nuove tecnologie, di realtà aumentata… (un’altra invenzione sperimentata, come “internet”, prima dai militari statunitensi e poi commercializzata per tutti i replicanti, ritornanti e consumati-consumatori sparsi per il mondo), come si riporta in questo video:


Ed ora un po’ di mainstream… o flussi schizo, che dir si voglia…

La vicenda di Luigi Preiti mette in scena il rischio di morte implicito (la shakespeariana “libbra di carne” da sacrificare per un debito non più restituibile) nelle scelte di chi vive per scommessa… è il riflesso di un’intera economia in un singolo individuo comunque conforme e assimilato al sistema che pur lo esclude, suppliziandolo come un Tantalo con i suoi beni, con i suoi bi-sogni (nel senso – seguendo un falso etimo – di doppi, paradossali, ambivalenti),  squalificandolo magari anche per il tramite dei corpi sociali come le sue famiglie (d’origine e acquisita…) con i loro immaginabili giudizi pressanti… voci interiorizzate (che si vanno a sommare ai noti, amplificati e reiterati insulti di stato… “bamboccioni”, “fannulloni”, ecc…) che intimano all’uomo di vendere la sua forza lavoro, anche se non vi riesce, mantenere moglie e figli (vedi al minuto 3’40”) e se stesso… oppure, sempre il sistema, la Grande Macchina, con una piccola variazione sul tema, lo esorta a dipendere dal meccanismo ossessivo-compulsivo dei giochi d’azzardo, a drogarsi di speranze disperate come quelle di tante economie nazionali che annaspano, prosciugate dei loro liquidi, seguendo un ordine assurdo e mortifero che i sadici del profitto e della sussunzione universale insistono a considerare immutabile e senza alternativa… T.I.N.A. (o valorizzi il capitale vendendo il tuo tempo, la tua forza-lavoro e, in definitiva, il tuo corpo o lo valorizzi comunque cedendo al circuito del capitale quote di salario e rendite residuali raccattate alla bell’e meglio… per il tramite onnipervasivo della forma-denaro).

Altra assurdità che mi colpisce è quella dei “politici”, in generale, individuati dallo sparatore giustiziere (secondo la ricorrente opposizione popolo/politica estremamente semplificata e priva di qualsiasi senso strategico o della realtà) come coupable (colpevoli-colpibili) della sua rovina personale… è certamente espressione di una rabbia oltremodo impotente e per questo tremendamente cieca, predisposta ad essere schiacciata sotto gli anfibi (se non sotto i colpi) della gendarmeria… Sono gesti che paradossalmente spostano l’attenzione da ciò che vi è di politico in molti gesti banali e quotidiani, familiari anche allo sparatore, su qualcosa che di per sé sarebbe il Vuoto se non vi fosse chi finisce addirittura per volerlo sacrificare (confermando cioè la sua tautologica e sedicente sacralità). Lo dicevo qualche anno fa che il potere non esiste… nasce da un movimento corale di in/dividui opportunamente plasmati (e individuati, nel senso di “resi individui”, cioè identificati, iscritti e registrati per accedere alla fabbrica che li ha prodotti surcodificando e sussumendo – decodificando e ricodificando – la loro nuda vita) che lo legittima… Ma quando per legittimarsi si trova a sospettare di tutti i “cittadini” poveri o in difficoltà e senza alcuna determinazione politica in quanto potenziali sparatori? Non è un po’ troppo vasta questa categoria per non trasformare il Nulla (il buco nero di ogni centro, galattico e non) in dispotismo totalitario, perdendo del tutto i connotati della finzione “democratica”?

Nel frattempo in Italia c’è un clima in cui la stampa adora i necrologi dei fondamentalisti del Lavoro Perduto, martiri e suicidi (ovviamente solo quelli innocui, effetti collaterali del disfunzionamento perfino della legge bronzea di Ricardo), che si immolano alla causa dell’articolo 1 della “Costituzione più bella del mondo”… e c’è anche un clima da inquisizione di chiunque prenda la parola in merito a quella sparatoria insensata, cui viene richiesto un “abiura!” preventivo, manco fossimo nello Stato Pontificio… Di questo passo criminalizzeranno in tutto il Lazio anche il popolarissimo te-possino-ammazza’ o il ma-va’-a-mori’-ammazzato… Io a questo proposito non ho niente da aggiungere, dal momento che ravviso in ciò che accade, in queste dinamiche spettacolari e semplificate, una procedura che non mi coinvolge, non mi eccita né sovreccita… Lo trovo semmai un po’ deprimente e di cattivo gusto questo sollecitare emozioni… no alarms and no surprises… non cerco colpevoli (per quello ci sono già corpi armati dappertutto) o condanne esemplari, torture nelle patrie galerie (come si usa fare anche a chi è solo “clandestino”… un reato che, stando alle loro premesse teoriche sui Diritti dell’Uomo, non dovrebbe esistere… come piuttosto, in senso anti-universalista e anti-territorialista, il confine e il νόμος che lo istituisce, aggiungerei io)… né si possono far diventare colpevoli preventivamente tutti i depressi o i disoccupati senza psicotizzare tutto l’insieme, minando le fondamenta “pattizie” (ma dove sarebbe questo patto fantasma, imposto, asimmetrico, se non nei sogni del Dominio reale?) della “società civile” che si intenderebbe “proteggere”… Mi sembra un colossale equivoco… e sembra tutto previsto… già visto…

“Nessuno è mai morto di contraddizioni. E più si guasta, più si schizofrenizza, meglio funziona, all’americana”.

(da “L’anti-Edipo” di Deleuze-Guattari).


De-capitalismo | …come impedire l’Apocalisse

– Si fa presto a distruggere e criticare… il punto è che voi non avete un modo di produzione da proporre…
 – Certo che ce l’abbiamo… è il DE-CAPITALISMO.

C’è chi suggerisce di lavorare meno… In effetti, che senso ha lavorare alacremente per il nulla speculare (o rifratto che sia)? è solo cedere ai ricatti… Ma come ricostruire con degli zombie assuefatti ai lavori forzati un processo di produzione dif-ferente o di-vertente? è quasi impossibile… Forse sono discorsi elitari i miei (o subliminali, operanti in una particolare faglia di questa produzione non più segmentata, ma stratificata, se non labirintica)… destinati probabilmente allo sfacelo in questo momento storico… ma molto resistenti, direi all’infinito… Speriamo che Babilonia cada così in fretta da non avere il tempo di correre ai ripari… (ma il vero scopo degli anti-apocalittici dovrebbe essere quello di impedire il giudizio universale e la seconda venuta di un Caput solare, untuoso, sanguinante e splendente di finzioni come nei Giovanni Battista dei quadri di Gustave Moreau…).

Nei dipinti di Moreau scorgo (nonostante le intenzioni dello stesso pittore, suppongo…) una visione ironica del capitale, della “Grande Testa”, come la chiamava Lyotard, un doppio simbolico dei processi (mitemente contrattuali a dispetto dei loro contenuti sacrificali o dei poteri esecutivi che li difendono) di valorizzazione del lavoro morto o della dismisura del plusvalore (pseudo-cristico, comunque solare, aureolato… luccicante come una moneta) estratto… Ecco, in una prospettiva de-capitalista certe crudeltà (castrazioni, dualismi mente/corpo e rimozioni) dovrebbero permanere come uno spettro ed essere accuratamente evitate… Poi c’è anche un certo psicanalismo di maniera alla Julia Kristeva (“La testa senza il corpo”) da tenere comunque in considerazione (a pag.149 dell’opera citata, per esempio)…


SPALTUNG | digressione psicanalogica

Tra la “castrazione” orizzontale della decapitazione (che ritaglia gli in/dividui in una testa e un corpo separati, in un Io e un desiderio separati, nel caso della castrazione freudiana) e quella verticale della divisione longitudinale del corpo trovo più interessante la seconda… il fantasma del doppio (evocato dal taglio – impossibile? schizoide? – dell’unità in/divisibile) svela molto di più del fantasma psicanalitico dell’Io, del Genere, del Corpo Proprio o del Fallo e si estende abbondantemente al di là delle piccole sozzerie individuali… In questo caso, nessuna simmetria è possibile (nemmeno una disgiunzione metafisica che ritagli oggetti parziali come nella sapiente arte cinese della macellazione o nei meridiani dell’agopuntura)… non vi possono essere due Unità… Nessun doppio verticalmente scisso è uguale o simile alla matrice (cuore, stomaco, milza e pancreas da una parte, fegato dall’altra). Questa asimmetria comprende tutte le relazioni (e sfugge a qualsiasi rapporto… quello che segniamo con la barra “/” della divisione, della castrazione, ecc… e probabilmente non prevede nessun taglio o getto di sangue, ma solo la consapevolezza che, se sono divisibile, se le mia parti non combaciano e sono più dell’intero, se i miei organi non “sanno” di far parte di un individuo, se non vi sono organi ma solo l’inorganico eretto a vivente, non sono Io… non lo sono mai stato, né lo sarò mai).


schizo = dal greco schizein, che significa scissione, divisione.

Molto prima della divisione del lavoro e dell’alienazione (inventata dai paranoici dell’Ottocento) c’è un’altra divisione… che è, per così dire, psico-giuridica… è legata all’esistenza dell’anima (che è il fantasma psichico della proprietà privata).

(Dunque l’immortalità dell’anima sarebbe un tentativo delirante di conservare all’infinito patrimonio e proprietà…).


Dall'”espansione della mente” dei fricchettoni ad Adobe Audition qualcosa deve essere andato storto…

“Per il capitalismo sembra vitale produrre nuovi bisogni (anche virtuali), surrogati di de-siderio e soddisfare la domanda… fino alla morte”. (Valerio Mele)

“Così iniziammo ad usare il suono per aiutare le persone ad addormentarsi” (Robert Monroe)

Continuo la serie dei “qualcosa deve essere andato storto…” sulla sussunzione delle idee “rivoluzionarie” degli anni ’70, iniziata in un mio precedente post

Esaurite le ultime scorte di LSD (probabilmente anche distribuito dalle varie mafie statali a vagonate insieme a eroina, ecc… per distrarre e deviare il montare della protesta sociale di quegli anni) le espansioni della mente dei fricchettoni si trasformarono in delirio cyberofilo (strada che già intraprese il “guru” dell’LSD Timothy Leary verso fine dei suoi anni…), come nel caso di queste pur straordinarie ricerche sui battimenti binaurali del Monroe Institute, una società internazionale dagli atteggiamenti piuttosto newage, mentre accadevano cose inquietanti (una parodia di quelle descritte nelle Upanishad o nel Ποιμάνδρης di Ermete Trismegisto… parodie a loro volta di dissociazioni mentali…) come racconta la Wikipedia in inglese:

“Nel 1978, le forze armate Usa presero in considerazione il Monroe Institute e disposero di inviarvi degli ufficiali per l’addestramento nelle ‘Esperienze fuori dal corpo’ (‘Out of Body Experiences’… le OBE) . Nel 1983, inviò altri ufficiali”.

Io personalmente mi appassionai ai primi “strani” effetti audio (del software “Cool edit”) partoriti da certi nerd-fricchettoni (alcuni erano tra i primi a lavorare per Microsoft) che fondarono la Syntrillium nei primi anni ’90… e che si proponevano, secondo gli studi del suddetto istituto, di modulare l’attività celebrale con il ritmo del loro brainwave synchronizer (“sincronizzatore di onde cerebrali”, cui allegarono un manuale a parte, ben più voluminoso delle intere istruzioni per il loro software audio… che spiegava come migliorare le proprie capacità creative, mnemoniche, di concentrazione nello studio e nel lavoro, di apprendimento, come ridurre lo stress, rilassarsi in modo profondo, “espandere la coscienza”, favorire un risveglio della “consapevolezza”, adoperando una terminologia para-psichedelica… ecc, ecc… promesse comunque molto esagerate rispetto al mutamento davvero impercettibile ed omeopatico dello stato mentale dello sperimentatore… una mezza bufala, insomma… un po’ come le scimmiette di mare, spacciate per vere scimmiette in miniatura, che si vendevano ai bambini qualche tempo fa). Nel 2003 la Syntrillium fu rilevata dal gigante Adobe, che progressivamente, nelle successive versioni, cancellò le tracce (e gli effetti audio) di quella ricerca… Insomma: è ormai chiaro come le tecniche di condizionamento cerebrale e il subliminale abbiano interessato, con intenti differenti ma complementari, sia i fricchettoni che gli eserciti e i media (che appunto, piuttosto che propagandare in stile nazi-fascista, “mediano”, nelle società, il potere di controllo di cui necessitano stati e corporation… comunicando, pubblicizzando, condizionando… drogando intere popolazioni… già piuttosto dipendenti, del resto… mettendo in pratica tecniche di tortura omeopatica, lievi ma efficaci, come per esempio la frequenza di aggiornamento degli schermi, cui siamo sottoposti senza accorgercene o quasi… o adoperando accorgimenti subliminali di vario genere) come testimoniano anche società come la Muzak (di cui si occupò, in senso fortemente critico e “sovversivo”, anche il film “Decoder” con il geniale percussionista N. U. Unru degli Einstürzende Neubauten) e anche certe recenti ricerche sui videogame che anestetizzerebbero chi s’è assuefatto agli antidolorifici… e che probabilmente torneranno utili a rendere più insensibile la gioventù che sarà chiamata a fare la guerra che verrà…

C’è da dire che nel frattempo la Muzak, dopo aver piazzato la sua brainwashing-music in tutti gli ambienti istituzionali e non (scuole, uffici, aeroporti, caserme e uffici militari, abitacoli spaziali, ristoranti, bar, supermarket, ascensori…), è in bancarotta… e se Adobe Audition ha cancellato via via tutte le tracce del “sincronizzatore di onde cerebrali”, probabilmente sta mutando il paradigma che ci accompagna da quasi un secolo… la domanda di surrogati comincia ad essere sempre più insoddisfatta… Forse semplicemente non è più possibile o producente, nascondere lo sfacelo.


Sono un isolotto vulcanico

vulcanoQuel che segue è il racconto di un naufragio psichico…

Ero a casa della Testimone, quando arrivò l’Hortolano… Presentava un’erba mai vista. Triangolini verde scuro grandi non più di due millimetri. Mischia col tabacco e ne offre metà. La Testimone deve rimanere sobria.

Capisco subito che non mi trovo di fronte ad una sostanza governabile. Ravvolto a uovo su un divano comincio a ridere… e ad ogni scossa salta un pezzo della mia crosta… più rido e meno c’è il mio “Io”. La mia risata scoppia e non si ferma più. Vedo la Testimone attraversare il mio campo visivo per undici volte, da sinistra a destra e tornare sempre dal lato sinistro, senza tornare indietro. Ma quante ce ne sono? Rido. E’ sempre una e sono cento e vanno da sinistra a destra.

Affondo sempre più nel divano, penso che sto morendo, che quello che si chiama coscienza mi stia lasciando. Per un istante non vedo più nulla. Sento la parola “morte”. Non sento più nulla. Poi tutto si trasforma. Non c’è più il pensiero. Al suo posto una successione rapida di emozioni che si dileguano con frequenza inferiore al secondo. C’è, non c’è… un pensiero-emozione (ormai è indistinguibile) e poi oblio-cesura. E’ difficilissimo ricordare tra un’interruzione e l’altra… L’amigdala picchia l’ippocampo come una mazza con un tamburo… Ad ogni colpo salta una scheggia di memoria. Già… la memoria. Vedo il mio pensiero. Lo vedo scorrere come un film. Ma chi è l’osservatore? Ogni volta che provo a pensare “Io” mi viene addosso un treno di dimenticanze e coscienze senza passato… appena nate.

L’Hortolano se n’è andato via.

Guardo il sole e i suoi riflessi sul mare dalla finestra. Non ho mai visto una luce così irreale. Mi frantumo in ognuno dei riflessi che vedo. Io sono la visione che vedo.

Mi sembra di non avere corpo. Così vado a sciacqurmi la faccia nel lavandino e poi torno a guardare il sole. Ripeto questa operazione decine di volte. Ogni volta il sole è diverso… la sostanza continua a picchiare, picchiare, picchiare… l’amigdala pesta rabbiosa… L’ Io resiste… Ma non sa cosa lo attende… Sarà una pessima idea quella di resistere… Ad ogni tentativo di ergersi c’è una forza che riesce a disarticolare, espropriare, liquefare. Picchia, picchia…

La memoria. Cos’è? La coscienza… dov’è? I saggi dicono che bisogna “cavalcare l’onda”… anche gli alchimisti ne parlano, a proposito del “pilota dell’onda viva”. E io sono ormai nella fluttuazione. Sono questa fluttuazione. Ci sono e poi non ci sono più… e ogni volta che ci sono è sempre per troppo poco.

Scendo le scale. Mi sembra di scendere all’Inferno… Così convinco la Testimone a farmi da Virgilio nel viaggio che mi attende. Tra un’interruzione di coscienza e l’altra, conto non più di tre secondi ora… L’onda si sta “allungando”. Ma la coscienza non trova appoggi. Chiedo una coscienza in prestito alla Testimone. E ho sete. Così mi ritrovo a vagare per la città bevendo coca-cola con una cannuccia. Guardo l’incredibile varietà di cose in un supermarket. Elastici colorati, graffette… tutta roba in frammenti… Esco. La sete non si estingue. Lo zucchero viene divorato dal cervello che ormai è come lava che erutta ad intermittenza. Un santino di Padre Pio su una macchina si moltiplica sui parabrezza di tutte le macchine parcheggiate… Ogni cosa, anche la più piccola, si moltiplica all’infinito… Non ne posso più dell’infinito… Non riesco a contenerlo… Non riesco a fermarlo… Ora conto fino a dieci secondi… Sto imparando a saltare tra un’interruzione e l’altra…

Capisco quel che è successo. La mia “crosta” altro non era che la mia “mente”. Ciò che mi è familiare… le mie idee, la mia corazza, i miei appigli… quella povera isoletta dispersa nell’oceano nel mezzo di uno tsunami… E ora si è anche aggiunta un’eruzione… Le onde si allargano in cerchi tutt’intorno e mano a mano si distendono… Ora passano minuti tra un’interruzione e l’altra… le interruzioni assomigliano più ad interruttori… ad ogni cambio, c’è un cambio di polarità. Il pensiero passa da positivo a negativo… da euforico a paranoico… penso di essere capace di “saltare” da un vuoto all’altro e poi penso che ci sia un complotto contro di me… Diffido della Testimone. Che abbandono al suo destino di traditrice.

Dura tutta la notte… e anche il giorno dopo… le onde sono lunghe… durano anche un’ora ciascuna… Decido di prendere una bicicletta per non pensare di essere un Io. Pedalo ergo sum. Quando le auto mi sorpassano sento un frastuono che mi fa sbandare… Vago… cerco persone a cui raccontare… cerco di rassicurarmi… cerco la conferma di non essere impazzito… Prima o poi passerà la coda velenosa della sostanza. E’ come la lava che scorre e si ferma a valle, diventando rassicurante roccia nera. Ma poi la lava riemerge ancora…

Le persone. Sono finte. Non mi capiscono. Seguono l’onda. Io solo mi ostino a ergere la coscienza contro il maremoto… Scoglio emerso dagli abissi, dopo la devastazione dell’isola che c’era un tempo. Palme, vegetazione completamente carbonizzate e sprofondate nell’oceano sommerse da un’esplosione di lapilli e cenere. Tutte le mie povere convinzioni. I miei puntelli.

Le persone sono drogate. Assecondano una vita rigorosamente positiva e senza coscienza. Ridono, brindano, chiacchierano per ore senza dire nulla…

Torno nella mia tana. Il vulcano ha smesso di eruttare. Sono apparentemente calmo. Tutto sembra normale. Rileggo le mie tesi, i miei libri… Non capisco cosa c’è scritto. Non mi capisco più. Niente è più come prima.

Mai più sostanze esterne! Mai più “soma” rivelatori!…


La mia coscienza non è che quello che vuole essere. Sicura di non sopportare l’onda emotiva se non per fissare i ricordi o ardere con fuoco moderato nell’immaginazione. E per il resto… raffreddamento della crosta. Dopo la fusione esplosiva di zolfo e mercurio, vischiosa come lava, torna la quiete salina… Riprendo a raccontarmi i miei ricordi, che si cristallizzano. La loro frequenza li tiene insieme. Capisco che sussistono solo nella loro ripetizione. Più ripeto e più mi convinco di avere una memoria-crosta terrestre. E se continuo a ripetere, presto crescerà nuovamente la vegetazione e gli animali accorreranno ad accoppiarsi e riprodursi… Sono le idee che organizzano di nuovo le immagini, gli odori, i suoni, i sapori, le sensazioni secondo una fitta rete di analogie… Le idee che organizzano le idee secondo campi di forza (ognuno ne comprende altri, come in una “matrioshka”… è questa la “comprensione”, il “concetto“). Come miliardi di piccoli fulmini. Che nascono dalla terra, non dalle nuvole. Nascono dal punto d’arrivo, non da quello di partenza. Viviamo un tempo invertito. I dendriti dei neuroni protendono le estremità proteiche per creare la differenza di potenziale, l’eccezione (il contrario del con-cetto = “prendo con”, l’ex-cipere = “prendere fuori”), il percorso del fulmine. La sua velocità è di cento metri al secondo. Vanno a tentoni… e marcano il percorso… ma trovano sempre nuovi bersagli per i fulmini. Come un filo d’Arianna nel labirinto del mito (= “muggito”) del Minotauro. Il labirinto delle possibilità: si apre un varco e l’uscita crea il “fulmine”, a ritroso. L’a-venire genera questo varco. O viceversa. E’ questa l’intelligenza. Che eroticamente dice: “Vieni”.
In ogni nostro pensiero siamo preveggenti. O profeti.

E la memoria non è mai stabile. Si ripete sempre. Memoria viene dal greco “mèrmera“= cura, sollecitudine… e “sollecitudine” in latino si scompone in “sollus” (= tutto) e “citare” (= dare una spinta)… Un terremoto… la terra che si spacca, l’intero sistema spazio-temporale e consolidato che scricchiola… La fragile crosta terrestre, l’insensata corteccia cerebrale, che crede di racchiudere concetti e invece non ha appigli… solo associazioni per analogia, vibrazioni, onde, energia senza sostanza (anche usare il termine “tracce” sarebbe ancora troppo sostanziale)… e interferenze con l’ambiente e con il cosmo intero… involute in lobi e spirali per meglio provare a catturare l’infinito in un piccolo spazio. Sono ridicoli i tentativi (da parte di tanti scienziati neo-positivisti) di riprodurre il pensiero in un circuito stampato. Il pensiero colpisce il bersaglio prima ancora di scoccare la freccia… Ciò che pensiamo non conta. Non sono che tracce, indizi, sensazioni che prima o poi svaniscono… Il pensiero è l’eccezione che trova la sua regola, che non smette mai di eccedere. Così come noi stessi siamo l’eccesso di Dio. L’eccezione cui è costretto per poter esistere, dal momento che non è.

Se solo imparassimo a morire, permanendo nella dissoluzione con qualche cristallo di sale, forma o simbolo, probabilmente ritorneremmo divini per un istante, pronti infinitamente ad eccederci in una nuova forma vivente.

Capovolgendo una frase di Leonardo da Vinci: “Quando imparai a morire, imparerai a vivere”.

La donna che amo, che è molto saggia, sentenzia: “Ah, perché tu credi che la mente sia nel cervello?”…

Certo che no.

E ancora, interpretando la dottrina dei 7 chakra, sentenzia: “Il culo è l’organo più vicino alla testa”.

Vuol dire che, se è vero che tutto quanto accade nella mente è fantasmagoria (“la mente mente”), è anche vero che è l’emotività, la paura, l’eccitazione a fissare i pensieri. E se questa risulta essere la formazione di base di questo “composto senza origine semplice” che noi siamo, si deduce che è col culo che ragioniamo. Come anche con le dita dei piedi o col naso o con le orecchie… la sensazione è paradigma di ogni pensiero. E anche la battuta d’arresto, che ci fa compiere il balzo tra un blocco e l’altro di roccia vulcanica, concorre alla più complessa delle idee. Anche dormire, anche distrarsi, anche dimenticare…

La filosofia non è la vita. La filosofia è morta e non smette mai di morire mentre osserva la sua crosta raffreddarsi e divenire una barriera corallina, che si riempie di forme meravigliose e senza alcuna ragione.

Fino alla prossima eruzione.

Questo è il risultato del mio naufragio: