videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “embolon

Deposizioni muniste

…continuando con le decostituzioni e le destituzioni…

A proposito di divisione del lavoro… Non è che si è contro la divisione, ma contro la sua organizzazione, contro le sue giunture, contro certi movimenti meccanici che stritolano. Non vi è mai stata qualcosa come un’attività indivisa, un’origine non alienata (senza la quale non è possibile evidenziare alcuna alienazione), come presuppone un certo co-munismo (che pone segretamente al suo centro un idillio umano inesistente se non in certi sentimentalismi settecenteschi, quando pianta l’orrore sociale come prima natura nel bel mezzo di ognuno).
Il munismo, tagliando il “co-“, si pone in contrasto con qualsiasi origine e individua(lizza)zione… è attività dividuale regolata per gioco, “meccanismo” ricombinante,  in cui il giogo gioca. Depositivo, non “dispositivo”. Cadavere (ciò “che cade”), scarto (ciò che è “messo fuori”), escremento (ciò “da cui ci si separa”), dall’inizio alla fine… comunque sempre rinnovato. Genesi fluttuante.

Perdita di tempo incalcolabile (se non sommariamente, da un Terzo virtualizzato, da un muni-cipio, che “non conta”) in ogni suo momento. Produzione regolata, più che per volontà, “a naso”… o, piuttosto, per noia (da νοῦς – impropriamente? -… ma s-logata, senza λόγος… non in-tuizione – “guardare dentro” -, ma em-bolo – “ciò che si getta in mezzo” – che impedisca a qualsiasi totalità fantasmatica di organizzarsi e dispiegarsi sistematicamente contro i suoi insiemi non omologhi, eteronomi, eterodossi, eterogenei, difformi (è così che il logos vede, sorveglia, controlla, incarcera, sopprime, corteggia, incorpora, sussume, ciò che non comprende)… E non mi si prenda per platonico neanche per scherzo… qui non ci sono idee.

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Solstizio d’inverno e teofobia

“Tutto dipende da dove vuoi andare” (lo Stregatto)

Il sole in realtà se ne fotte di trovarsi nel punto più basso dell’8 che disegna il suo zenith nel corso dell’anno… continua a viaggiare velocissimo nel vortice galattico che l’ha acceso, seguendo il moto turbolento e caotico delle stelle.
La galassia in realtà se ne fotte che il sole viaggi perduto nel moto turbolento e caotico delle sue stelle.
I buchi neri se ne fottono più di tutti… infatti triturano la materia visibile come farebbe un enorme macinino…
Se un dio unico e creatore di tutte le cose esistesse, se ne fotterebbe, anche più dei buchi neri, dei natali degli ebeti quaggiù. Giusto le loro morti, forse, spalancherebbero il suo sorrisone cosmico.

PS: Dato che siamo entrati nel segno del Capricorno, segno notoriamente saturnino, sono aperte le iscrizioni ai corsi di teofagia:

corso-teofagia


L’ovvietà degli attentati nella “società gassosa”

In un certo senso
questo attentato
rientra nell’ovvio…

E’ così che si muore:
a casaccio…
fine delle competizioni
per qualcuno.

Un po’ alla volta è la consuetudine.
Tutto in una volta l’eccezione
…ma non cambia la sostanza.

Se poi nelle pieghe del sistema vi sono suggerimenti (mandati in onda in documentari dal taglio smart e accattivante, su YouTube e internet) su come costruire certe robe, l’evento diventa ancora più ovvio… anzi, direi che viene sognato (anticipato da film e fiction), invocato, istigato… è un difetto del sistema, un attrattore strano che però serve a far acquisire nuove forme alla mostruosità (la Grande Testa o la Grande Macchina) che si vorrebbe impossessare di tutto. L’eccezione (intensa) che conferma (ed estende) la regola. Improvvisa rivelazione della guerra nel bel mezzo della “società civile“… che non è quell’entità “pacifica” che si propaganda.
E’ ad ogni modo l’attentato perfetto perché l’attuale sistema di smaterializzazione del valore performi al meglio e si rivolga contro chi è diventato da un bel po’ di tempo “inutile”… Nessuna causa ideologica, nessun soggetto, nessuna rivendicazione, se non postuma e posticcia… In qualche modo sono eventi che si autogenerano, fanno il loro lavoro all’interno del sistema della divisione del lavoro. E danno ovviamente legittimità alla reazione organica delle istituzioni (o della parata di brandelli che si insiste a far sfilare…), che altrimenti franerebbero sotto la pressione della miriade di flussi di denaro che le attraversa… come attraversa il corpo della società.
Quando la società diventa gassosa, i compartimenti stagni della divisione del lavoro, che si insiste a volere arginare, tenere separati (anche per etnie, generi, religioni, ideologie e nazionalismi) e mettere l’uno contro l’altro, tendono a deflagrare o smottare “naturalmente” non appena vengono messi sotto pressione… Questa volta è toccato alla categoria random degli “appassionati di maratone cittadine”… E’ il fracking della società.

Altri miei post su temi analoghi: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7


POSTLUDIO

Il più ostile a questo sistema è il suo centro… ciò che lo legittima. Se questa ostilità fosse più diffusa e senza soggetto, probabilmente il sistema si rivolgerebbe contro se stesso. Che è un po’ quello che accade. E non è detto che non sopravviva proprio grazie a questa paradossale e provvidenziale “modalità provvisoria” (al di là di qualsiasi capro espiatorio o istanza soggettiva).
Forse bisognerebbe proprio evitare il centro, il sistema e l’ostilità… anche se sono già attrezzati a dare una “ripassata” a ciò che potrebbe evitarli… passano e ripassano, come satelliti in orbita… come droni striscianti, volanti o con rapidissime zampe d’acciaio.

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Questi “organizzatori di eventi” emotivamente coinvolgenti (o di “eventi che legittimano organi“) si fanno sempre più scaltri… (ora ci toccherà rivedere lo stesso evento migliaia di volte… mentre le interpretazioni prendono progressivamente e inesorabilmente il posto della realtà… altrove invece, si continuerà a morire e basta, senza telecamere…).

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Dall’organizzazione degli eventi agli eventi che organizzano.

…i cosiddetti “simboli”, la moneta tonante del dominio… quella che legittima i suoi organi con la violenza diffusa… ma che al contempo espone alla dis-organizzazione, all’embolia di qualsiasi processo, al rischio del non ritorno di alcun utile…

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“il killer verrà cercato porta a porta. La città è in stato di assedio“.
[…]
“casa per casa”

Scrive l’ANSA, dopo che stavo cercando guarda caso proprio la trama del film “Borat”:

Tirava di box, il suo film preferito era “Borat” (il bizzarro giornalista kazako inventato dal comico britannico Sacha Baron Cohen), voleva fare l’ingegnere e diceva di “non avere neanche un amico americano perché non li capisco“.

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Certo che se si dovesse uccidere tutto ciò che non si riesce a capire… ci sarebbe la dittatura del semplice, del superficiale, della prima impressione, del cittadino impazzito, di ciò che sembra cartesianamente chiaro ed evidente, dell’idiota che crede di sapere tutto… forse il problema è che si sono sviluppate teorie e sistemi incapaci di convivere con l’estrema frammentazione del reale… con le molteplici divisioni che ci solcano… non esiste ancora una rinuncia ufficiale e definitiva a cogliere la totalità… tutti sembrano ancora rincorrere questa chimera distributrice di sensi apparenti, dispensatrice di segni, di feticci, di denaro… di equivalenti generali di una realtà comunque singolare nella sua molteplicità inafferrabile…

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Insomma è confermata la capacità della feroce società statunitense (e non solo) di autoattentarsi, dato che stiamo parlando di americani senza una identità inquadrabile in statistiche o, comunque, con un profilo social molto stratificato… come quello di tanti…
E’ chiaro che l’intestardirsi su identitarismi, territorialismi e universalismi produce tutto questo… credo proprio non si possa opporre sensatamente la caccia all’uomo e la giustizia stile far west a certi effetti collaterali del fracking sociale (a meno che non si vogliano forzatamente lasciar proliferare l’anomia borderline e le identità in rovina per tentare di legittimare – lo trovo davvero impossibile – la sola Identità ad essersi presa, con la forza, il monopolio mondiale della violenza…).

Stranissimo, affascinante ed enigmatico (a proposito di identitarismi borderline) il video di un camaleonte che prende il colore di vari occhiali da sole che gli vengono presentati davanti al suo lento incedere, mentre si sentono preghiere musulmane sullo sfondo… era presente sul canale YouTube del presunto assassino assassinato (Tamerlan, che era appassionato di trance music e islam neanche in modalità fondamentalista, almeno da quel che si può capire… per il resto vedo un virile mix di nazionalismo ceceno, mimetiche e boxe…).

Ovviamente l’americano medio (da vero fondamentalista) reagisce insultando nei commenti su YT l’assassinato e promettendo una pioggia di proiettili anche sul fratello come su tutti i musulmani indistintamente… o alludendo alla frociosità dell’attentatore che non sarebbe stato all'”altezza” di Breivik… o ipotizzando che fosse stato vittima di uno stupro anale in Cecenia…
Al presunto attentatore sembra piacessero canzoni hip-hop deliranti, che invitavano a difendersi dai tanti complotti di cui l’idiota medio sarebbe vittima, nell’unico modo che viene tanto propagandato, difeso e accettato in USA… e cioè quello di riempirsi di armi… Loro, da novelli americani, forse le avrebbero anche usate…

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CADUTI DAL PERO…
“Come due fratelli che sono cresciuti qui possono essersi rivoltati contro il nostro Paese?”, si e’ chiesto il presidente Obama… che con questo evento coglie l’occasione per mettere in pratica spettacolarmente l’efficacia delle sue kill list… (sembra che il protocollo sia: si uccidono i sospettati prima di sapere oltre e poi si fanno sparire tutte le eventuali prove sia d’innocenza che di colpevolezza…).

“La madre però fornisce una notizia importante quando dice che il figlio aveva avuto problemi in relazione all’estremismo islamico e il FBI lo ha contattato e controllato diverse volte negli ultimi anni. Dichiarazioni che alimenteranno le polemiche sull’operato dell’agenzia, il cui l’interesse per Tamerlan è stato confermato anche da altre fonti”.

I contatti si possono prendere per tanti motivi… Nutro forti sospetti su tutta la messa in scena con “stato d’assedio” finale e applausi ai boia… Ma ad ogni modo qualsiasi retroscena ci sia dietro l’esplosione delle due pentole a pressione, permane il fatto che si è raggiunto l’effetto desiderato: esercito che vaga “strada per strada”, “casa per casa” (occhio per occhio, dente per dente), la caccia alle identità difformi (anche su internet), la rappresaglia, tante pallottole a segno, la soddisfazione per il ripristino dell'”ordine”… della “sicurezza”… il consenso paranoide e “sentimentale” di una società violentissima alle esecuzioni sommarie… l’evento terroristico è solo un momento subito/istigato, normale, ovvio di quel frame istituzionale.


La caduta tendenziale del marxismo (prima parte)

Marxisti senza “lotta” e molto “di classe”…
molto hipster, sempre in prima fila a dire la loro sui blockbusters…
– Senti cava (con la evve moscia), che danno al Valle?

Contro l’umanismo vero o presunto di Marx – origine della critica e critica dell’origine.

Non si può criticare il capitalismo a partire dai preconcetti di una visione integrale dell’Uomo e dalla posizione dell’artigiano (tutta la teoria del valore si basa su questo equivoco pre-capitalista… a partire da quale “origine” altrimenti potrebbe definirsi il lavoratore come “alienato” dai suoi mezzi di produzione?)… L’umanismo di Marx è davvero roba passata, irrecepibile… ridicoli anche i tentativi di soggettivare la macchina da parte di quei post-operaisti che ci vorrebbero lavoratori inconsapevoli anche quando scriviamo cacate su Facebook, per esempio… Trovo più interessante il superamento della soggettività, la macchinazione… la costruzione di nuove macchine con nuove regole del gioco… la divisione e dividuazione di individui e proprietà… l’abbandono della premessa del lavoro sociale… di una soggettività e di una proprietà di qualunque tipo…

Per una critica della “caduta tendenziale del saggio di profitto” intesa come contraddizione fondamentale e letale del sistema capitalista.

Evidentemente non è una questione di capitale variabile o costante e forza-lavoro… non siamo più nell’Ottocento…

Non tornano i conti nella massa monetaria complessiva… nelle operazioni finanziarie, nei nuovi titoli senza riserva… si sono impegnati di tutto per i prossimi secoli e per garantire il dominio armato imperialista del capitalismo (che non è la apparentemente innocua globalizzazione di cui cianciano le anime belle del G-20 o dei vari G-qualcosa…) su qualsiasi altra opzione (e per fottersi una buona quota di rendita finanziaria ovviamente…). E’ una controffensiva di classe, questa sì ben ricomposta a livello mondiale… contro tutti indistintamente (forse anche contro se stessa… perciò parlavo di schizo-capitalismo…).

Il vecchio problemino della “caduta tendenziale del saggio di profitto” è stato “risolto” in tutti i modi noti e sotto gli occhi di tutti… a partire dalle idee malsane di Von Hayek, Friedman… veri ispiratori della costruzione del disastro mondiale… (non che prima fosse tutto pacifico… NON LO E’ MAI STATO… SIAMO SEMPRE STATI IN GUERRA). E poi si è continuato con varie perversioni, trucchi ed escamotage padronali… Gli strateghi del Capitale sono sempre molto più lesti dei lavoratori evidentemente… basti considerare che è il gioco stesso del lavoro salariato ad essere una rapina… o un rapporto sado-masochista…

La caduta tendenziale del saggio di profitto “che pende, che pende e che mai non va giù” veniva brandita come una clava dai marxisti per chiudere le discussioni tra “compagni” a colpi di “scientificità” contro qualunque obiezione meno dogmatica… la Madonna è Vergine… punto!…

In effetti è un tale garbuglio!… e rintracciare le formule marxiane nel calderone degli indici attuali (che mischiano di tutto, anche elementi eterogenei) appare un’impresa titanica… La realtà è che hanno messo su un bel gioco di specchi (cumulando, per esempio, nel saldo primario, redditi e profitti, considerando solo i flussi monetari – fiscali – e neutralizzando qualsiasi conflitto già negli stessi indicatori che contano)… e credo che anche la strizza della caduta tendenziale sia parte integrante del gioco… è un po’ come la “pulsione di morte” freudiana, centrale nel godimento con la sua “coazione a ripetere”… o, più prosaicamente, come un dito nel culo durante una fellatioSe vuoi che il capitalismo risorga (o torni in erezione), parla della caduta tendenziale del saggio di profitto

Come suggeriva qualcuno, sembra che l’ingegneria economica del marginalismo e le guerre strutturali, divenute neutro modus operandi, abbiano tamponato la falla (probabilmente il capitalismo è questo tappare i buchi, questo procedere nella direzione del rattoppo)… e non credo che le cose si risolvano in modo così economicistico, con una semplice contraddizione interna che giunge ad un breakpoint, ad un punto di rottura… come, in psicanalisi, con la rivelazione e l’emergere di un trauma rimosso non è che si guarisce dai sintomi, come sostenne inizialmente Freud…

La mia attitudine analogica, poetica (comunque non “soggettiva”, “creativa”, “sensibile”, “umana“, ecc…) mi porta a rintracciare un’episteme che taglia trasversalmente la divisione dei saperi: caduta tendenziale (in economia), pulsione di morte (in psicanalisi), entropia (in fisica) funzionano sistemicamente in modo analogo… come anche: i buchi neri al centro delle galassie (ipotizzati in astronomia), il noumeno (nella filosofia di Kant, Schopenhauer), ecc…

Ma non è un metodo che s-piega (ammesso che si riesca ad aver ragione di metafore e immagini)… è più una visione… una piega pre-scientifica, pre-categoriale (ma “pre” nel senso che determina, certo a posteriori di un processo di trasformazione “materiale”, la costruzione simbolica che segue… del resto come si può non essere grossolani in un mondo che confonde – e imbroglia – con la sua incompetente ragioneria di stato, con la sua complessità labirintica?).

Il gioco degli immaginari è senz’altro più distruttivo/costruttivo e deformante dei giochi simbolici (che, prendendosi e prendendolo sul serio, nulla cambiano del paradigma dato). La stessa realtà (vivente o meno) sembra muoversi mutando, ricombinando, e deformando i parametri dati… eravamo, noi dividui, listrosauri nei tempi durissimi del primo triassico, dopo la grande estinzione… ce lo dicono i buchi delle nostre tempie, per esempio…

Resta solo il sospetto che io parli, come la schiuma di un’onda, già a partire da un nuovo mostruoso paradigma economico pronto ad essere sussunto dalla Grande Testa, dal Grande Caput del capitalismo…

Si svegliano marxisti e si addormentano piddini…

Per i borghesucci di questo paese la crisi non è poi così grave… e per alcuni effettivamente non lo sarà… i più disgustosi sono i radical chic o gli “alternativi” che si atteggiano in pose da difesa del Lavoro (che chiamerei “collaborazionismo”) o dell’Ambiente (il delizioso software in cui si muovono, si intende…) non capendo di essere peggio dei peggiori reazionari… Se la plebe, imbarbarita dalle loro austerità di facciata o da anime belle, arrivasse a bussare alla loro porta, minacciando il sacro diritto della loro proprietà, non esiterebbero a prendere il fucile, chiamare le forze dell’ordine (loro… “nuovo” o vecchio che sia), invocare i droni, lasciar manganellare, torturare, accoltellare…

Sulla “Rivoluzione” e le “lotte”.

Insomma il problema in Italia è questo blocco che virtualizza il cambiamento, sterilizzandolo, confermando all’infinito le stesse cose, gli stessi rapporti sociali…

Se esistesse una “sinistra”, dovrebbe captare le capacità produttive di chiunque e liberarle dalla visione aziendale… Sono decenni che sono solo buoni a parlare e dividersi in fazioni, senza progettare mai nulla di concreto, di reale… nessuna filiera produttiva ordinata secondo nuove relazioni (che non siano di sfruttamento, ricattatorie), nessuna rottura dei rapporti esistenti… se non dai da mangiare e vivere, istituendo nuove pratiche, per forza poi scompari, “sinistra”!… non si vive di “comune” e parole d’ordine a scoppio ritardato di vegliardi autonomi circondati da (relative) “moltitudini” che ripetono slogan autisticamente… e poi: ancora a sognare la “Rivoluzione”? aspettare il Messia sulle barricate? le “lotte”???… non c’è più niente… dovrebbero ricominciare da zero o quasi… ma sono troppo contaminati dalla Cosa… feticci tra i feticci, preferiscono illudersi, perché sotto sotto sono del tutto borghesi e integrati… giocano a fare gli “alternativi”… gli “indipendenti”… i “marxiani”… per non cedere (come dovrebbe chi inganna e si inganna) alla disperazione e allo sconforto.

La caduta tendenziale mi ingrifa…

Proprio non capisco i marxiani… a me questa “caduta tendenziale del saggio di profitto” (per quanto affondi nella melma di “rimedi”, recuperi marginali qua e là e rischi capitali) mi piace proprio… Alcuni di loro insistono a fare le cassandre, ad avvertire la borghesia della sua disumanità, spaventandola con il declino inevitabile scritto nelle carte (ma sono truccate…) dell’economia, con il loro memento mori preferito, confidando forse in un deus ex machina, in una clemenza keynesiana che non ci sarà o in una ancora più improbabile auto-redenzione della “comunità” o dell'”umanità”, invece di giubilare di quella caduta e accelerarla con criterio… ecco: manca il criterio, la macchina di smontaggio dei giunti, dei rapporti, delle combinazioni… preferiscono ripetere la lezioncina della loro ortodossia… accompagnare dolcemente il declino, in una lentissima e tendenziale eutanasia… “dentro e contro” fino alla schizofrenia…


La semiosi, malattia infantile della semiocrazia

Se questa è una semiocrazia, la semiosi (che alcuni, come Peirce, indicavano come “infinita”) è una gran brutta malattia, il contagio che la fa proliferare…

Nell’emersione alla superficie dei simboli io mi auguro invece che vi sia un’embolia… Ho infatti scritto di embolon opposto al symbolon… Si dovrebbero stroncare sul nascere certi statuti (dell’io, del sog-getto, dell’identità, della coscienza, dell’essere, ecc). Ne conseguirebbe una moria di sub… (o del “sog-“ del sog-getto).

Peirce, citato da Julia Kristeva in “Semeiotikè”, così definisce un segno (implicando una struttura triadica, idealistica… o, diremmo anche, edipica, monetarista, ecc…): “Il segno, o representamen, è ciò che sostituisce per qualcuno qualcosa sotto un determinato aspetto o in una determinata posizione. Esso si rivolge a qualcuno, crea cioè nello spirito di questa persona un segno equivalente o forse un segno appena sviluppato”. 

Così l’individuo sopprime il dividuo (o il sog-getto il -getto)… con il “representamen”… (nella semiosi propria dell’economia, con il denaro… che per Marx è l'”equivalente generale delle merci”… merci che sono oggetti, ma anche soggetti, attraversati e condizionati dal rapporto sociale che li imprigiona… in superficie).

Ri-gettare, pro-gettare, ri-articolare le giunture dei (bi)sogni, prima che emergano alla superficie della coscienza.


L’ipotesi perversa

Lo so, è da un po’ che non scrivo in modo sistematico (ammesso che l’abbia mai fatto… del resto non devo dimostrare di essere degno di pubblicazione, quindi scrivo a vanvera, in modo incompleto, trascrivendo appunti, conversazioni, riflessioni, senza “bella copia”). Il web non merita di più… Se vi va, sistematevi voi i pensieri più tardi… non sono disposto a lavorare gratis al posto di nessuno… né intendo “criticare”, ovvero, differenziare ulteriormente i rifiuti culturali nei quali sguazziamo per re-immetterli nel circuito produttivo… Merda è, merda sia. 

 C’è un’eresia nel pensiero contemporaneo che parte dalla patafisica di Jarry (che aveva mostrato, pur essendo anarchico, come l'”anarchia” sarebbe diventata un atteggiamento borghese, con la marionetta di “Ubu re”), passa per la dicotomia Sade/Fourier inaugurata da Klossowski con “La moneta vivente”, proseguita con Barthes in “Sade, Fourier, Loyola” e continuata con “Economia libidinale” di J.F. Lyotard (l’idea della tensione che di recente mi sono accorto di aver espresso anche io con l’aforisma “Essere questa tensione”) e gli scritti di Baudrillard, che mettevano in crisi l’articolazione freudo-marxista processo primario/processo secondario, struttura/sovrastruttura… Parallelamente nella realtà avveniva che la produzione e l’intero processo economico venissero sussunti dalla complessità della macchina del capitale finanziario…  L’impressione è che l’hardware non sia che un software più denso… una specie di “soft machine” che sembra quasi coincidere con la vita stessa… una “società liquida”, ma più ancora una liquidità (una sorta di pelle sintetica come quella che si applica sulle ustioni, liquido che all’occorrenza diviene membrana, più performante della pelle, pellicola dis-piegata e dis-tesa come quella descritta nell’incipit crudele di Economia libidinale di Lyotard), una liquidazione, alla quale in definitiva sembra non esserci scampo…
Io, per ovviare a questa incresciosa soluzione finale, totalitaria, solo apparentemente incruenta o piacevole finché dura, ho più volte proposto di opporre l’embolo al simbolo… il corto circuito, la resistenza (intesa fisicamente come tensione estrema, distribuita random) che brucia il circuito integrato, il processo di integrazione/dis-integrazione… ma per liberare cosa o chi? …un gioco che impedisca la “circonversione” di libido o interesse (…ma anche di incapaci), dove capita e a tutti i livelli…

…che impedisca con delle regole il “supplemento” di interesse e godimento ricavato dall'”inibizione”, dall’Aufhebung, dalla “Kastrazione”, dal soffocamento (nel senso dello smothering), dalla corsa coi sacchi, ecc… (interessante tutta la merceologia idiota che c’è in questa voce wiki).

 (Se Baudrillard mi causò una profonda depressione a fine anni ’90, Lyotard, mentre lo leggo, mi sta facendo torcere lo stomaco come il nastro di Moebius…).

“Nel sistema del capitale la moneta è più generalmente ogni oggetto, in quanto merce, e dunque moneta, reale o potenziale, non è soltanto un valore convertibile in un processo universale di produzione, ma anche indiscernibilmente (non oppositivamente, dialetticamente) carica di intensità libidinale. Il sistema del capitale non è il luogo di occultamento di un preteso valore d’uso che gli sarebbe “anteriore” – questo è il romanticismo dell’alienazione, il cristianesimo – ma innanzitutto che esso è in un certo senso più che il capitale, più antico, più esteso, e infine che i segni detti astratti, suscettibili di calcolo e misura previsionale, sono in se stessi libidinali”.

“Credete forse che sia un’alternativa, o questo o morire? E che se si fa questo, se ci si fa schiavi della macchina, macchina della macchina, fottitore fottuto da essa, otto ore al giorno, dodici ore un secolo fa, è perché si è obbligati, costretti, perché si tiene alla vita? La morte non è un’alternativa a questo, ne è una parte, essa attesta che c’è del godimento nel questo, i disoccupati inglesi non si sono fatti operai per sopravvivere, hanno – tenetevi forte e sputatemi addosso – goduto dell’esaurimento isterico, masochista, non so che cosa, di resistere nelle miniere, nelle fonderie, nei laboratori, nell’inferno, hanno goduto nella e della folle distruzione del loro corpo organico che certo gli era stata imposta, hanno goduto che gli fosse imposta, hanno goduto della decomposizione della loro identità personale, di quella che gli aveva costruito la loro tradizione contadina, goduto della dissoluzione delle famiglie e dei villaggi, e goduto sera e mattina del nuovo mostruoso anonimato delle periferie e dei pubs.

E ammettiamo infine che esiste tale godimento, simile, in questo la piccola Marx vedeva chiaro, simile in ogni punto a quello della prostituzione, godimento dell’anonimato, godimento della ripetizione dello stesso sul lavoro, lo stesso gesto, le stesse entrate e uscite dal laboratorio, quante verghe all’ora, quante tonnellate di carbone, quante barre di ghisa, quanti barili di chiavate, non prodotte, certo, ma subite, le stesse parti del corpo utilizzate, escludendo tutte le altre, consumate, come la vagina e la bocca della prostituta istericamente desensibilizzate […].
(Da “Economia libidinale” di J.-F. Lyotard)

Il punto è che a furia di godere, non si gode più… e regna una certa assuefazione… un’insensibilità diffusa… niente fa più effetto… L’informazione che passa è metadone…

Capisco solo che la dicotomia (o la coppia complementare) schizofrenia/paranoia che attraversa pressoché tutti i plot narrativi contemporanei (compresi quelli della società, del diritto, dell’economia come dell’individuo) sia il vero equivoco… In realtà non c’è nessun complotto e nessuna sovversione… Sono tutti perversi, sado/masochisti… godono di esser vittime o di farne. Godono dei soprusi, delle “oppressioni”, di subire ingiustizie per rivendicare soprusi, di essere repressi per “emanciparsi”, per dedicarsi al pissing estremo… Finché si mantiene il pericolo psicotico, la zozzeria nevrotica borghese è garantita.

Che fare dunque? Non aver paura… di non essere più “soggetti” desideranti, riconosciuti, palingenetici? Non godere di avere in tasca o in borsa una tessera sanitaria, dei soldi e una carta d’identità? Né emozioni, né piaceri indotti, desideri insaziabili, dipendenze? dividuarsi? (lasciar) crinare tutto fino all’estremo per poter riaprire le danze con giochini nuovi? Non c’è altra possibilità…
Nel frattempo… non c’è niente da difendere o da salvare. Nessuna cosa, nessun soldato, nessun eroe, nessun sopravvissuto. Nessun corso di sopravvivenza.
Lasciate morire quel che deve morire… (eventualmente, dando una mano…).

D’ora in poi si dovrà parlare dei politici e dei protagonisti del mainstream mediatico come si conviene delle pornostar e anche le “manifestazioni” dovrebbero adeguarsi… love parade estreme… Che puttanaio sia. Totale. Invece dei servizi d’ordine, frotte di masochisti che smaniano per i manganelli… cose così…  IO – Stanotte leggevo il capitolo “La Forza” (di “Economia Libidinale”) in cui spiegava che non c’è verginità del lavoratore-prostituta, quella che desiderava la romantica “piccola Marx”… che la condizione di prostituzione da non poterne più è stata scelta in modo naturale e in modo libidinoso… la sua forza-lavoro (pompini, chiavate o quant’altro si faccia a lavoro) offerta come un dono selvaggio, senza alienazione… e soprattutto che questa forza è stata annichilita dalla “grande testa” (caput, capitale) del “corpo di macchina”, dal “soggetto sociale universale” (moneta vivente prostituibile in miliardi di modi… l’indifferente e inorganico equivalente della prostituzione universale… Lyotard insomma preconizzava la mostruosità dei “social network”… e mostrava quanto questo somigli al comunismo di Marx, presumibilmente, per i marxisti ostinati, sussunto dal Capitale…).
Mmmmm… fa un po’ vomitare, vero?

Diceva anche che il Capitale è il “di più” di produzione, il “produrre per produrre” (dunque libidinalmente, chiavare per chiavare, ecc… chiavata perversa, si dirà… costretta, esasperata, frigida… come certe macchine da sesso, di certi video, cui si attaccano le pornostar, pre-lubrificate per evitarle l’attrito, acclamate da una folla anonima e silenziosa di masturbati). Non lo scrivo con disgusto moralista… è quello che accade anche mentre leggi.
Anche questo mio dono di prostituzione gratuita al “soggetto sociale universale” che è un “social network” (comunque privato, con un magnaccia nerd dietro che raccoglie un po’ di sperma e soldi qua e là… ma non importa), anche questo mio dono, dicevo, fa parte del bordello generale… del godimento frigido… che inviterei a disertare… (ma questo lo dico io…) che si goda il giusto… senza sovra-eccitazione… costruendo (anche “se stessi” come) una macchina senza testa (una macchina che impedisca che ci sia una “testa” per ogni corpo de-capitalizzato).

 LEI – Scegliere un’aurea mediocritas… non credo sia possibile. Secondo me non è tanto l’eccitazione o la perversione da limare, quanto l’ostinazione al raggiungimento (del successo) e la scala di valori che la compone…

IO – Sì, ma Lyotard poneva la questione: rispetto a quale “verginità” che non c’è? Senza dubbio poi i valori sono una bella ipocrisia, visto che sono pronunciati in un postribolo… Certamente religione ed etica del capitale, di cui tanto cianciano i magnaccia, sono da gettare nel cesso… La questione è per me come impedire che del nostro godimento si profitti… e senza per questo fare una scelta religiosa o sacrificale, ascetica… quindi sono d’accordo col “non è tanto l’eccitazione o la perversione da limare”… sarà una questione di gusti o orientamenti da trasformare? pervertendo le tante perversioni che si praticano?… Voglio dire… io godrei un sacco a vedere crollare tutto questo mondo-bordello… anche questo è un “di più”… ma lo è per me che vi vedo un’inibizione di forme di vita più libere… l’unica condizione per continuare a godere, senza la restaurazione della Grande Macchina del Capitale, in quel caso, sarebbe quella di costruire come si può una “macchina da godimento” contrattato in libertà con le piccole perversità altrui e proprie… tenute a bada… non intendevo la morigeratezza…

In altri termini:
– A bello! Tu me voi fa scopa’ co’ 200 stronzoni… ma chi t’encula?… io chiavo chi decido io perché me piace e pe’ veni’… non me faccio scortica’ pe’ te!…
(e questo riferito al Capitale, che organizza la prostituzione in modo efficientissimo, come a qualsiasi sfruttatore di piccolo e medio calibro… Poi è da vedere se non ci sia comunque la tentazione di volere di più di quello che basterebbe affinché non vi sia di nuovo “sfruttamento”… dunque ancora sado-masochismo seriale… Insomma, una volta montata la “macchina senza testa” dei liberi godimenti, andrebbe suggerito: “Damose na carmata… no’ stamo ar circo!…”. E comunque non è detto che poi non ci sia il circo, lo stesso…).

Ah… senza contare che osteggiare “l’ostinazione al raggiungimento” del successo potrebbe tradursi nel fallimento completo… Nel lavoro della morte, nell’improduttività, che c’è (è prevista) anche nel bel mezzo del godere… In qualche modo, se non si accettano i valori espressi dai magnaccia, il sistema capitalista rende molto difficile vivere… costruisce botole, trappole, buchi neri…


Le oche starnazzanti della “sicurezza” e la dea Moneta.

CONTADINI – Signor Ubu, di grazia, abbiate pietà, siamo poveri contadini.

PADRE UBU – Me ne frego. Pagate.

CONTADINI – Non possiamo, abbiamo già pagato.

PADRE UBU – Pagate o finirete nella mia tasca!

(da “Ubu re” di Alfred Jarry, atto terzo) 

 

Sono affari nostri se la Borsa va giù o affari loro? o non si vendono i titoli di stato? Perché questo costante martellamento per persuaderci di essere parte del loro gioco? Sono io parte dello Stato? o del Big Business?… (ho una carta di identità, maneggio qualche euro…) Oh sì, certo che è così… ma… siamo proprio sicuri? Siamo proprio sicuri che quel che siamo è nei portafogli? E senza propaganda e pubblicità esisterebbe lo Stato e la Borsa?… Credo di no.

Ti verrebbero a prendere a casa… e ti getterebbero in carcere (se ti va bene) senza che tu sappia neanche il perché. Si farebbero le leggi in gran segreto, per giustificare i peggiori soprusi. Oppure, allo stesso modo, potrebbero invitarti ad entrare nelle sale dove si decidono cose che nessuno conosce… a partecipare al banchetto insensato, non più pubblico, condiviso. Niente repubblica, solo una dittatura senza consenso che si farebbe conoscere dall’uso casuale o arbitrario della forza o del suo (poco probabile) contrario. Potrebbe mai esistere?… Non per molto… Ci sarebbe instabilità. Ognuno si arrogherebbe il diritto di legiferare segretamente e imporre l’obbedienza alle leggi. Sarebbe una “guerra per bande” (come lo è anche adesso, se non fosse per la propaganda che tutto copre e trasforma, sotto un manto di universalità). Ma ci si potrebbe interrogare anche sulla necessità di un centro… che non c’è… e da cui ci si dovrebbe tenere a debita distanza (come per il buco nero e il suo relativo orizzonte degli eventi al centro della galassia…). Insomma è un fatto dinamico… Occorre sfuggire alla gravità… e dai volti gravi dei sog-getti che dicono che la situazione è grave… mantenere la distanza, la sola cosa che permette di distinguere enti ed eventi… e interagire senza mostruosità (stesso etimo di “moneta”) con gli altri (e con se stessi). Ormai è questione di come evitare la psicosi… (sennò che schizo-capitalismo sarebbe?).

PS: Pare dunque che Giunone (dea madre e moglie per eccellenza) amMONisse tramite le oche dall’invasione dei nemici… e che questo MONito per difendere un territorio abbia dato origine alla MONeta… che i greci chiamavano “nòmisma”=cosa stabilita dalla legge (=”nòmos”)… da cui numismatica, numero… ma anche i “nomoi”, i distretti dell’antico Egitto o dell’attuale Grecia. L’arbitrarietà, l’ocaggine di questo potere dettato e scusato dalla difesa di un territorio da un’aggressione, l’ocaggine che oggi chiameremmo “sicurezza”, è dunque la “MONstruosità” cui accennavo…

L'”autonomia in/dividualista” (o meglio /dividualista) in questo senso designa un certo territorio virtuale, immateriale, da ridefinire e ritagliare di volta in volta… una regola del gioco, che non può essere definita universalmente, ma che segna uno strappo (alla lettera: mediante una sorta di symbolon, una “moneta” divisibile) rispetto allo starnazzante allarme del potere armato, sovra-determinante, “surcodificante” (direbbe Deleuze)…

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(digressione alchemica)

In alchimia Giunone è associata alla coda di pavone-volo astrale (del plusvalore?…) che precede la formazione dell’oro  ☉ (dell’elemento “divino”, sovra-determinante, con pretese universali… mediato in questo caso dall’argento  lunare  ☽ , notturno, dell’invasione del nemico). Nella moneta qui rappresentata, ci sono sia la dea madre e moglie per eccellenza (che difende la sua prole, coloro che condividono il volo astrale del plusvalore) che gli strumenti della lavorazione del metallo-anima degli alchimisti. Le armi di persuasione e propaganda dalla dea dei territori, della stabilità, della “sicurezza”, del verbo tintinnante (al pari delle spade) della zecca di Roma… Di qui anche l’eresia marziale ♂ (rubedo) dei romani: “Non con l’oro ☉ , ma col ferro  ♂ si conquista Roma”.

Altro richiamo alchemico è nel nome di Brenno (il Corvo), il gallo vinto dagli schiamazzi delle oche capitoline… la nigredo ♄ cui segue l’albedo  ☿   ☽. La sublunarizzazione-sussunzione della natura (di quella Venere- jeune-fille  ♀,  moglie di Vulcano, il Fabbro per eccellenza, forgiatore d’anime-metalli), la sottomissione del “nemico”, della forza lavoro… ecc, ecc…