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Dopo Hiroshima

“La critica della cultura si trova dinnanzi all’ultimo stadio di cultura e barbarie. Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro e ciò avvelena anche la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie”

(T.W. Adorno, dal capitolo “Dopo Aushwitz” in “Dialettica negativa”)

Al di là delle esagerazioni dissonanti della notte trasfigurata che attraversarono gli intellettuali tedeschi scampati alla catastrofe nazista, c’è da interrogare ancora una volta il fondamento di quel che chiamiamo “democrazia” e che a mio avviso non è rintracciabile (secondo Benjamin e anche per me) nella dialettica diritto positivo/stato di polizia o, come Derrida chiama questa seconda istanza, il “peggio”, la “soluzione finale” (della quale ci ammoniva in “Forza di Legge”… un Derrida molto ammaestrato nel tempo e divenuto addirittura un difensore di una democrazia più immaginata che reale, che egli apparenta alla “decostruzione”, contrapponendola a quel cattivone di Benjamin, il quale intravedeva invece nel diritto positivo la stessa violenza contro la nuda vita scatenata poi da uno “stato di polizia” come quello del nazismo).

Non mi pare dunque Auschwitz il mito fondante della democrazia totalitaria attuale (in quanto in continuità sostanziale con le feroci burocrazie naziste… né vale la pena soffermarsi sulla RIDICOLA preoccupazione adorniana che si possano o meno scrivere poesie…), quanto Hiroshima… immenso flash fotografico, spettacolo esemplare, pietra di paragone di qualsiasi scempio che gli sarebbe comunque preferibile, evento che sospende e dissolve qualsiasi umanesimo, qualsiasi critica, qualsiasi diritto, qualsiasi burocrazia, qualsiasi fabbrica, qualsiasi stato, qualsiasi guerra clausewitsiana… Lo sterminio istantaneo del nemico, piovuto dal cielo, pone fine a qualunque confronto, dialettica, complementarità, confine, scelta tra civiltà o barbarie, ecc… è annientamento, nonsenso generalizzato, catastrofe (non soluzione) finale, evento senza causa, apocalisse senza rivelazione, minaccia non più legata ad un nomos, ad un territorio, ad un’identità, a fratellanze, filiazioni e altre cacate ammorbanti del genere… è l’equivalenza generale della vita di fronte al suo annientamento tecnico. Vero segreto del dominio mercantile (capitalistico, monetario) pienamente dispiegato (…mentre il lager era il modello dell’equivalenza generale dei corpi, vivi o morti, in quanto merci).

Non è neanche una metafora, una rappresentazione… è la fine delle metafore e delle rappresentazioni possibili… la fine dello stesso Terrore, della tentazione dispotica, che ha turbato sin dall’inizio le infauste pretese universalistiche dell’Illuminismo (che un Derrida kantianizzato in qualche modo difende, insieme alla critica, al processo di crisi infinito chiamato democrazia, innescato dal modo di produzione capitalista), il surclassamento dell’orrore dell’Olocausto, sventolato ad ogni pie’ sospinto come ciò che la Democrazia deve evitare se non vuole precipitare nell’Abisso… Dopo Hiroshima, la stessa violenza che l’ha distrutta perde di senso, non è più né divina, né politica. E’ il fondamento tecnico di una violenza insensata che ha contaminato tutti e che ha assunto le forme spettrali dell’Occidente… terra del lavoro morto, dei morti viventi, del “denaro morto” (Marx, pag. 67: “Laddove operaio e capitalista soffrono nella stessa misura, l’operaio patisce nella sua esistenza, il capitalismo nel guadagno del suo denaro morto“… o ancora meglio, nella definizione pokeristica: “Le chips di un giocatore inesperto che ha virtualmente nessuna chance di vincere un torneo, vengono chiamate denaro morto“… in pratica il mancato profitto, il debito, il deficit, gli investimenti improduttivi, ecc…).

Il disprezzo per la vita dimostrato dal complesso militare-industriale statunitense (è difficile pensare un soggetto dietro un simile evento catastrofico, anche se ci sono Truman, il suo entourage, fisici per eccellenza come Einstein che tuttora osanniamo ad ogni merdosa scoperta di particelle subatomiche, ad ogni meditazione psichedelica sulle foto di Hubble, ecc…) mette in secondo piano lo sterminio di alcune categorie (definito mitologicamente o religiosamente come “il male assoluto”) e i deliri razziali dei nazisti. E’ più spaventoso, è un orrore senza fine spacciato per prodigio della tecnica, per spettacolo, per inevitabile fine di una guerra che non poteva più esprimere un “peggio”, dopo Hiroshima… Ma non c’è giustificazione per gli statunitensi. L’orrore che hanno prodotto è stato nascosto solo dall’evidenza della loro vittoria e purtroppo sono i vincitori a riscrivere la storia (e siamo ancora una loro colonia)… E ancora oggi continuano a produrre catastrofi cinematografiche per potersi sottrarre a quello che si potrebbe definire una colpa imperdonabile (incommensurabile, a dismisura d’uomo… fotogramma sospeso e incombente della cancellazione della realtà, che cancella anche le dinamiche umane e sacrificali e l’immondizia religiosa relativa… per cui nessuna colpa o perdono può aver luogo, per mancanza di soggetti…) che viene narrata come un destino (“s’è accesa una stella sulla terra”) anziché come la minaccia fondante del totalitarismo… l’assoluto disprezzo per la vita spacciato per Bene, ordine mondiale, che comincia a dispiegarsi pienamente solo ora che la Democrazia si disvela sempre più come menzogna, truffa, inganno, vernice dorata sulle scorie… l’antico logos pienamente realizzato nel suo principio mortifero.

Dopo Hiroshima
l’in-dividuo di Cicerone
(evolutosi nei secoli
fino a diventare,
da liberto,
da famiglio,
da valvassino,
da figlio minore
escluso da privilegi e successioni,
da bottegaio,
un sog-getto privato,
un unico con la sua proprietà)
è ritornato ad essere
a-tomo,

ma dividuabile
in reazioni a catena
incontrollabili,
principio ambivalente
di schiavitù universale
e della fine del sistema,

la posta più alta,
paradigma
del rischio imprenditoriale.

Atomo con
le sue fissioni,
le sue fissazioni,
le sue fiction.

(Niente più croci-,
solo -fissioni…)

Il flusso di capitali
diventa fissile,
radiante,
parte infinitesimale
che distrugge il  Tutto
,
grado zero
del dominio della Tecnica
pienamente dispiegato.

La paura della bomba
che imponeva una
pace armata,
una guerra fredda,
sui due blocchi
che si spartirono il Mondo,
sembra essere scomparsa,

ma è sempre lì…
catastrofe sospesa,
manto nero disteso
sugli infiniti conflitti locali,
sulle operazioni di polizia,
sempre più crudeli,
sempre più insensate,
sempre più estese…

morte nelle nostre tasche,
morte nelle nostre teste,
schermi a bassa radiazione,
un gesto virtuale
un clic

lento processo di sparizione
per rimuovere la minaccia
di una sparizione improvvisa.

E’ il vuoto stesso
del luogo della Verità,
di Dio, del Potere,
dell’universalismo
imperiale e cristiano,
che non ha saputo trovare
altra Forza
se non la distruzione totale
per poter giustificare
la persistenza del suo delirio.

Nessuna Democrazia moderna
potrà mai ricoprire
di astrazioni e “valori”
la contaminazione letale
su cui si è fondata.

E nessuna giustificazione
potrà mai esserci
per il canceroso ed orrido
Truman show
e per i meta-Stati Uniti
che verranno.

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L’a-linguistica

«Le langage est fait de lalangue; c’est une élucubration de savoir sur la langue»

(Jacques Lacan)

Per porre un argine alla sovrapproduzione di segni, alla semiosi infinita, ecco, sulla falsa riga delle teorie di De Saussure, una nuova ipotesi di non-segno: l’in-significante fratto l‘in-significato (in questo caso, la funzione divisiva della barra si perde… salta l’in dell’in/dividuo al numeratore… liberando – o, viceversa, trattenendo, compattando – quelle possibilità, quelle tensioni, irriducibili alla funzione segnica… in una sorta di catatonia espressiva…).

(Da quale abisso o zero assoluto mai potrebbe emergere questo “senso”, questa gravità negativa, questa re-pulsione dell’essere, questa freccia, questo -getto?).

Solo l’in-significabile non-segno potrebbe cingere d’assedio e stanare le Strutture e le Funzioni (rispetto alle quali si definisce un segno)… ciò che appare insensato di per sé non basta… è infatti relegato alla religione, all’arte, alla magia, alla poesia… tutta robaccia sbavante, assolutamente organica… (ancora materna?… che fa lingua in bocca ad una lingua madre?).

comme encastré dans la terre mère,
désencastré de l’étreinte immonde de la mère
qui bave

Le relazioni in-significabili contro il rapporto significante/significato.

– Ma che cazzo significa?

– Qui non c’è un “cazzo, infatti, che significa

L’a-linguistica (l’a-lingua non è “lalingua” di Lacan) libera il senso del non-segno.

(Artaud parlava di un corpo senza organi).

L’inorganico (*) si muove… “parla”.

Municare invece di co-municare.

(*) …non il “referente”, in quanto non riferisce proprio niente alla polizia del segno… (niente banconote segnate, né alcuna firma) è una piega che non si s-piega… un labirinto che si invagina, si apre e si chiude, prima che qualcosa si muova, pensi o parli.


PS: Con l’a-linguistica si allunga la serie delle scienze e delle ideologie da me inventate o abbozzate (che molto probabilmente mai si studieranno in un’uni-versità… essendo più che altro di-versioni, di-vertimenti…): psicanalogica, munismo, dividualismo, de-capitalismo, ecc…


Valeriomelìa

E insomma, a scanso di equivoci, affermiamolo in modo definitivo:
Non siamo “persone”
Non esiste un’anima individuale o indivisibile (non esiste un anima, punto)… animelle? No, forse non ci siamo s-piegati
– Non c’è differenza, barra di-visiva, significante, tra movimenti animali e moti dell’anima, ma continuità, come su un nastro di Moebiusci si dividua e, solo dopo che ci si è piegati, ci si s-piega, ci si individua
– Come in ogni labirinto (anche impossibile, mutevole), è il percorso che fa la conoscenza, non la conoscenza che fa il percorso.
Capito coglione di un Teseo? al centro non c’è nessuna Bestia Mugghiante da uccidere… Hai perso il filo di Arianna, il filo della spada di castra-tori, il filo del desiderio e del discorso tutto insieme? Tu sei il labirinto che si piega e si s-piega, si apre e si chiude… continuamente. Tu sei un campo di battaglia.
– Che stavamo dicendo?

[…]

– Lo diciamo una volta per tutte: non c’è niente di amorevole o razionale che tiene in vita l’universoAmore, Ragione, Vita e Universo sono le più abusate e patetiche illusioni… tutte varianti, come anche l’Unità, la Totalità, della più grande delle menzogne, della Verità… Si fa di tutto per mantenere in vita artificialmente i rimasugli di umanesimo e antropomorfismo degli indivisibili individui spacciatori di religioni e dei seminatori di culture o colture infestanti… Siamo uno scherzo della natura, ripiegato, invaginato, annodato in uno degli infiniti eventi locali senza leggi assolute, un gioco miserabile, comunque di-vertente, che molti si ostinano a prendere per incontrovertibile, totale, unico, circondandolo di gendarmi e difendendolo fino alla morte… contro “se stesso”!…


Siamo morti viventi

Polvere cosmica sfortunatamente auto-cosciente e con assurde velleità e smanie di riconoscimento.

Biffature, biforcazioni… stocastiche “biffures”, scriveva Michel Leiris, che però costruiscono un’estetica (a partire dalla propria forma)… materia presuntuosa, leggermente untuosa…

Ci sono tre eventi clou nella vita: la nascita, il sesso e la morte… ma l’ultima è l’orizzonte di non-senso che lascia dischiudere tutti i sensi possibili (inchiavardati alla nascita e al sesso e sempre ritornanti sul miele in cui si rimestano bisogni e desideri, conditi di miserabili astrazioni), che emergono, fulminei, come un singolo senso alla volta (o quasi) nella scena della coscienza, la grande semplificatrice…

Ci portiamo dietro tutti i morti passati, presenti e futuri, ogni volta che pretendiamo di vivere… siamo morti viventi… viventi solo per poco.

Per questo (oltre che per la resurrezione del valore) si sono costruiti cristi-zombie che ascendono in Cielo e altre storie inverosimili… per glorificare un universo sensato che non c’è.

Sognatori allucinati.
Polvere sei…
Cristo ri-morto di Holbein
gloria estatica di un senso insensato,
di un’esistenza temporanea.


La caduta tendenziale del marxismo (prima parte)

Marxisti senza “lotta” e molto “di classe”…
molto hipster, sempre in prima fila a dire la loro sui blockbusters…
– Senti cava (con la evve moscia), che danno al Valle?

Contro l’umanismo vero o presunto di Marx – origine della critica e critica dell’origine.

Non si può criticare il capitalismo a partire dai preconcetti di una visione integrale dell’Uomo e dalla posizione dell’artigiano (tutta la teoria del valore si basa su questo equivoco pre-capitalista… a partire da quale “origine” altrimenti potrebbe definirsi il lavoratore come “alienato” dai suoi mezzi di produzione?)… L’umanismo di Marx è davvero roba passata, irrecepibile… ridicoli anche i tentativi di soggettivare la macchina da parte di quei post-operaisti che ci vorrebbero lavoratori inconsapevoli anche quando scriviamo cacate su Facebook, per esempio… Trovo più interessante il superamento della soggettività, la macchinazione… la costruzione di nuove macchine con nuove regole del gioco… la divisione e dividuazione di individui e proprietà… l’abbandono della premessa del lavoro sociale… di una soggettività e di una proprietà di qualunque tipo…

Per una critica della “caduta tendenziale del saggio di profitto” intesa come contraddizione fondamentale e letale del sistema capitalista.

Evidentemente non è una questione di capitale variabile o costante e forza-lavoro… non siamo più nell’Ottocento…

Non tornano i conti nella massa monetaria complessiva… nelle operazioni finanziarie, nei nuovi titoli senza riserva… si sono impegnati di tutto per i prossimi secoli e per garantire il dominio armato imperialista del capitalismo (che non è la apparentemente innocua globalizzazione di cui cianciano le anime belle del G-20 o dei vari G-qualcosa…) su qualsiasi altra opzione (e per fottersi una buona quota di rendita finanziaria ovviamente…). E’ una controffensiva di classe, questa sì ben ricomposta a livello mondiale… contro tutti indistintamente (forse anche contro se stessa… perciò parlavo di schizo-capitalismo…).

Il vecchio problemino della “caduta tendenziale del saggio di profitto” è stato “risolto” in tutti i modi noti e sotto gli occhi di tutti… a partire dalle idee malsane di Von Hayek, Friedman… veri ispiratori della costruzione del disastro mondiale… (non che prima fosse tutto pacifico… NON LO E’ MAI STATO… SIAMO SEMPRE STATI IN GUERRA). E poi si è continuato con varie perversioni, trucchi ed escamotage padronali… Gli strateghi del Capitale sono sempre molto più lesti dei lavoratori evidentemente… basti considerare che è il gioco stesso del lavoro salariato ad essere una rapina… o un rapporto sado-masochista…

La caduta tendenziale del saggio di profitto “che pende, che pende e che mai non va giù” veniva brandita come una clava dai marxisti per chiudere le discussioni tra “compagni” a colpi di “scientificità” contro qualunque obiezione meno dogmatica… la Madonna è Vergine… punto!…

In effetti è un tale garbuglio!… e rintracciare le formule marxiane nel calderone degli indici attuali (che mischiano di tutto, anche elementi eterogenei) appare un’impresa titanica… La realtà è che hanno messo su un bel gioco di specchi (cumulando, per esempio, nel saldo primario, redditi e profitti, considerando solo i flussi monetari – fiscali – e neutralizzando qualsiasi conflitto già negli stessi indicatori che contano)… e credo che anche la strizza della caduta tendenziale sia parte integrante del gioco… è un po’ come la “pulsione di morte” freudiana, centrale nel godimento con la sua “coazione a ripetere”… o, più prosaicamente, come un dito nel culo durante una fellatioSe vuoi che il capitalismo risorga (o torni in erezione), parla della caduta tendenziale del saggio di profitto

Come suggeriva qualcuno, sembra che l’ingegneria economica del marginalismo e le guerre strutturali, divenute neutro modus operandi, abbiano tamponato la falla (probabilmente il capitalismo è questo tappare i buchi, questo procedere nella direzione del rattoppo)… e non credo che le cose si risolvano in modo così economicistico, con una semplice contraddizione interna che giunge ad un breakpoint, ad un punto di rottura… come, in psicanalisi, con la rivelazione e l’emergere di un trauma rimosso non è che si guarisce dai sintomi, come sostenne inizialmente Freud…

La mia attitudine analogica, poetica (comunque non “soggettiva”, “creativa”, “sensibile”, “umana“, ecc…) mi porta a rintracciare un’episteme che taglia trasversalmente la divisione dei saperi: caduta tendenziale (in economia), pulsione di morte (in psicanalisi), entropia (in fisica) funzionano sistemicamente in modo analogo… come anche: i buchi neri al centro delle galassie (ipotizzati in astronomia), il noumeno (nella filosofia di Kant, Schopenhauer), ecc…

Ma non è un metodo che s-piega (ammesso che si riesca ad aver ragione di metafore e immagini)… è più una visione… una piega pre-scientifica, pre-categoriale (ma “pre” nel senso che determina, certo a posteriori di un processo di trasformazione “materiale”, la costruzione simbolica che segue… del resto come si può non essere grossolani in un mondo che confonde – e imbroglia – con la sua incompetente ragioneria di stato, con la sua complessità labirintica?).

Il gioco degli immaginari è senz’altro più distruttivo/costruttivo e deformante dei giochi simbolici (che, prendendosi e prendendolo sul serio, nulla cambiano del paradigma dato). La stessa realtà (vivente o meno) sembra muoversi mutando, ricombinando, e deformando i parametri dati… eravamo, noi dividui, listrosauri nei tempi durissimi del primo triassico, dopo la grande estinzione… ce lo dicono i buchi delle nostre tempie, per esempio…

Resta solo il sospetto che io parli, come la schiuma di un’onda, già a partire da un nuovo mostruoso paradigma economico pronto ad essere sussunto dalla Grande Testa, dal Grande Caput del capitalismo…

Si svegliano marxisti e si addormentano piddini…

Per i borghesucci di questo paese la crisi non è poi così grave… e per alcuni effettivamente non lo sarà… i più disgustosi sono i radical chic o gli “alternativi” che si atteggiano in pose da difesa del Lavoro (che chiamerei “collaborazionismo”) o dell’Ambiente (il delizioso software in cui si muovono, si intende…) non capendo di essere peggio dei peggiori reazionari… Se la plebe, imbarbarita dalle loro austerità di facciata o da anime belle, arrivasse a bussare alla loro porta, minacciando il sacro diritto della loro proprietà, non esiterebbero a prendere il fucile, chiamare le forze dell’ordine (loro… “nuovo” o vecchio che sia), invocare i droni, lasciar manganellare, torturare, accoltellare…

Sulla “Rivoluzione” e le “lotte”.

Insomma il problema in Italia è questo blocco che virtualizza il cambiamento, sterilizzandolo, confermando all’infinito le stesse cose, gli stessi rapporti sociali…

Se esistesse una “sinistra”, dovrebbe captare le capacità produttive di chiunque e liberarle dalla visione aziendale… Sono decenni che sono solo buoni a parlare e dividersi in fazioni, senza progettare mai nulla di concreto, di reale… nessuna filiera produttiva ordinata secondo nuove relazioni (che non siano di sfruttamento, ricattatorie), nessuna rottura dei rapporti esistenti… se non dai da mangiare e vivere, istituendo nuove pratiche, per forza poi scompari, “sinistra”!… non si vive di “comune” e parole d’ordine a scoppio ritardato di vegliardi autonomi circondati da (relative) “moltitudini” che ripetono slogan autisticamente… e poi: ancora a sognare la “Rivoluzione”? aspettare il Messia sulle barricate? le “lotte”???… non c’è più niente… dovrebbero ricominciare da zero o quasi… ma sono troppo contaminati dalla Cosa… feticci tra i feticci, preferiscono illudersi, perché sotto sotto sono del tutto borghesi e integrati… giocano a fare gli “alternativi”… gli “indipendenti”… i “marxiani”… per non cedere (come dovrebbe chi inganna e si inganna) alla disperazione e allo sconforto.

La caduta tendenziale mi ingrifa…

Proprio non capisco i marxiani… a me questa “caduta tendenziale del saggio di profitto” (per quanto affondi nella melma di “rimedi”, recuperi marginali qua e là e rischi capitali) mi piace proprio… Alcuni di loro insistono a fare le cassandre, ad avvertire la borghesia della sua disumanità, spaventandola con il declino inevitabile scritto nelle carte (ma sono truccate…) dell’economia, con il loro memento mori preferito, confidando forse in un deus ex machina, in una clemenza keynesiana che non ci sarà o in una ancora più improbabile auto-redenzione della “comunità” o dell'”umanità”, invece di giubilare di quella caduta e accelerarla con criterio… ecco: manca il criterio, la macchina di smontaggio dei giunti, dei rapporti, delle combinazioni… preferiscono ripetere la lezioncina della loro ortodossia… accompagnare dolcemente il declino, in una lentissima e tendenziale eutanasia… “dentro e contro” fino alla schizofrenia…


La semiosi, malattia infantile della semiocrazia

Se questa è una semiocrazia, la semiosi (che alcuni, come Peirce, indicavano come “infinita”) è una gran brutta malattia, il contagio che la fa proliferare…

Nell’emersione alla superficie dei simboli io mi auguro invece che vi sia un’embolia… Ho infatti scritto di embolon opposto al symbolon… Si dovrebbero stroncare sul nascere certi statuti (dell’io, del sog-getto, dell’identità, della coscienza, dell’essere, ecc). Ne conseguirebbe una moria di sub… (o del “sog-“ del sog-getto).

Peirce, citato da Julia Kristeva in “Semeiotikè”, così definisce un segno (implicando una struttura triadica, idealistica… o, diremmo anche, edipica, monetarista, ecc…): “Il segno, o representamen, è ciò che sostituisce per qualcuno qualcosa sotto un determinato aspetto o in una determinata posizione. Esso si rivolge a qualcuno, crea cioè nello spirito di questa persona un segno equivalente o forse un segno appena sviluppato”. 

Così l’individuo sopprime il dividuo (o il sog-getto il -getto)… con il “representamen”… (nella semiosi propria dell’economia, con il denaro… che per Marx è l'”equivalente generale delle merci”… merci che sono oggetti, ma anche soggetti, attraversati e condizionati dal rapporto sociale che li imprigiona… in superficie).

Ri-gettare, pro-gettare, ri-articolare le giunture dei (bi)sogni, prima che emergano alla superficie della coscienza.


Per una genealogia dell’in/dividuo (appunti) | seconda parte

continuo il percorso intrapreso con la prima parte

Nelle società del controllo, al contrario, l’essenziale non è più né una firma né un numero, ma una cifra: la cifra è una mot de passe [parola d’ordine nel senso di pass-word, codice d’accesso, N.d.t.] mentre le società disciplinari sono regolate da mot d’ordre [parola d’ordine nel senso di slogan, N.d.t.] sia dal punto di vista dell’integrazione che della resistenza. Il linguaggio digitale del controllo è fatto di cifre che segnano l’accesso all’informazione, o il rifiuto. Non ci si trova più di fronte alla coppia massa/individuo. Gli individui sono diventati dei “dividuali”, e le masse dei campioni statistici, dei dati, dei mercati o delle “banche”. È forse il denaro che meglio esprime la distinzione tra le due società, poiché la disciplina si è sempre relazionata a delle monete stampate che riaffermavano l’oro come valore di riferimento, mentre il controllo rinvia a degli scambi fluttuanti, modulazioni che fanno intervenire come cifra una percentuale di differenti monete”.

(da “La Società del controllo” di Gilles Deleuze)

Oggi non si può non partire dal dato di fatto che siamo dividui (ma nel senso di de-nominatori della frazione che io scrivo come in/dividuo)… e vi può essere controllo come l’esatto opposto (un percorso inverso: sblocco degli accessi, eventi imprevisti, cortocircuiti, ecc… o semplicemente qualcosa che non viene colto dai vari “programmi” e che potrebbe proliferare come corpo vivo all’interno e all’esterno di un sistema decomponente e in decomposizione). Già Baudrillard inoltre sottolineava (ne “Lo scambio simbolico e la morte” e “Le strategie fatali”) come gli “oggetti” statistici che siamo siano potenzialmente inafferrabili… giungendo ad ipotizzare una radicale e malefica estraneità (degli “oggetti”) al codice che pretende di considerare come dati delle esistenze probabili che non si danno affatto, ma che si sottraggono indefinitamente.
Il dividuo comunque, per me, come ho scritto più volte, viene da molto più lontano (da prima dell’utile, da prima delle proprietà parcellizzate dal codice napoleonico, da prima del trionfo armato dei commercianti e dei pirati)… da prima delle speculazioni borghesi dei socialisti dell’800… da prima del colpo di mano che ha spazzato via dalla storia (ma una possibilità non praticata non si può escludere per sempre) una contraddizione presente già in epoca feudale… L’errore principale (a partire dall’800) è stato quello di aver sclerotizzato qualsiasi divisione e opposizione all’interno del paradigma del conflitto (apparente, simulato) capitale/forza lavoro… fino alla forma edulcorata che oppone gli interessi dell’impresa a quelli della della società (macchina umana ormai perfettamente “funzionale”… ma forse proprio per questo insufficiente e inefficace… poco estensiva… coperta corta che lascia liberi tutta una serie di profili, dividui appunto, per niente inquadrabili).

Come ho scritto altrove:

E’ ancora troppo forte presso i “rivoluzionari” di ogni specie (comunque borghesi) il mito del 1800 (della dialettica, dei moti, delle barricate, della Comune, dell’individuo, del socialismo, dell’idealismo, del materialismo, ecc…). La borghesia si era già messa in moto secoli addietro (almeno dal 1400)… l’Ottocento capitò a giochi già fatti.

Nell’iscrizione del dipinto di Bruegel (“L’Adulatore”) è scritto qualcosa che si potrebbe tradurre con: “Dato che ci sono un sacco di monete che sgusciano dalla mia bisaccia, il mondo intero mi sguscia nel culo”.

Invece di coltivare o costruire nuovi rapporti sociali, occorrerebbe simulare nuove relazioni

…per coltivare e costruire successivamente in modo complesso… (sovrapposto alla e) divergente dall’attuale Grande Macchina. E’ come nei sistemi operativi attuali, che girano su macchine virtuali, mentendo sull’hardware fisico (sconfinando continuamente)… simulando che vi sia una sola macchina (hd) quando sono di più o simulando più macchine in una sola (un solo hd)… questa fase di sviluppo software, dovrebbe mirare (a differenza degli attuali sistemi di simulazione e di menzogne operative) a costruire hardware secondo altre regole non centralizzabili o socializzabiliImpedire che vi possano essere “soci” e “società”. Dunque spazi di privazione e di spettacolo (cioè spazi privati e pubblici).

(Si intenderebbe con ciò andare ben oltre sia il sol dell’avvenire socialista, che le distopie tecnologiche liberali, oggi tendenti a fondersi e a scambiarsi i reciproci ruoli purché si resti d’accordo sul regime totalitario dei rapporti sinora consolidati).