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L’osceno segreto della democrazia

Non esiste una democrazia “dal basso”. Semplicemente non esiste la democrazia. Quando si dice “popolo sovrano” si dice una doppia menzogna, una per parola. La democrazia è l’arte di estorcere (a quella massa che si recinta in una nazione o in una comunità di “cittadini” con la definizione di “popolo”) un consenso prezzolato (finché viene salariato, remunerato e corrotto a sufficienza) alla classe dirigente e di dominare le minoranze o il voto nullo dell’irrappresentabile con una pletorica ma comunque elitaria maggioranza parlamentare; è la messa in scena della polemica che copre distrattamente, ma anche comicamente e “simpaticamente”, ogni gioco di guerra e ogni decisione politica… che, tra l’altro, nel caso degli ultimi tempi, è chiaramente presa altrove rispetto alle istituzioni nazionali. Direi che le elezioni prossime venture sono inutili come non mai (ripulite come sono di qualsiasi ideologia diversa dal liberismo o dalla retorica reazionaria, “civile”, “civica”, giustizialista, populista o nazionalista che sia)… che senso ha eleggere dei servi rappresentanti di servi, ormai schiavizzati, amanti del bastone e della carota, tutti con l’identità in mano (o in culo?), pronti a farla venire segretamente su un simboletto-patacca delle schede elettorali?

Ecco… si potrebbero allestire le cabine elettorali come dei sexy shop… o farle diventare delle dark room con dei glory hole

dnaxchange glory hole

E poi… ma che è questa faccenda del “voto segreto“? o del segreto in generale (secrezione oscena del corpo elettorale o di qualche organo di stato, nella metafora organicistica delle istituzioni)… che ritroviamo anche nei “servizi segreti” o nel “segreto di stato”? Perché questo doppio movimento del rappresentato e del suo segreto, questo misterioso ed esoterico sdoppiamento del codice? Perché si dovrebbe essere obbligati ad avere un’identità se poi al momento decisivo dell’esercizio della “sovranità popolare” si compie un’azione anonima come il voto? E non è perché altrimenti ognuno potrebbe votare un numero indefinito di volte (cosa che comunque registrerebbe un’intensità e un’ostinazione oltre che alla mera conta dei capi di bestiame – “ognuno conta uno”)… è chiaro che vi è qualcosa di osceno nel voto o nei suddetti servizi, dal momento che son cose che vengono nascoste. Una sorta di illegittimità legalizzata… un po’ come darsi a rapporti sessuali orgiastici restando nell’alveo rassicurante del matrimonio.

Il segreto serve solo ad impedire un eventuale confronto o scontro reale, vis-à-vis… o, ancora meglio, ad impedire (confinando il non-rappresentato – l’incivile, anonimo, anomico, anomalo annullatore e il suo terribile segreto delegittimante – negli angusti e apparentemente legali confini delle segrete-cabine elettorali o nei misteri insondaggiabili dell’astensione) che si monti una macchina o si inventi un gioco che prescinda dalle identità… che a quanto pare piace tanto ostentare e mantenere esposte ed erette.


Le oche starnazzanti della “sicurezza” e la dea Moneta.

CONTADINI – Signor Ubu, di grazia, abbiate pietà, siamo poveri contadini.

PADRE UBU – Me ne frego. Pagate.

CONTADINI – Non possiamo, abbiamo già pagato.

PADRE UBU – Pagate o finirete nella mia tasca!

(da “Ubu re” di Alfred Jarry, atto terzo) 

 

Sono affari nostri se la Borsa va giù o affari loro? o non si vendono i titoli di stato? Perché questo costante martellamento per persuaderci di essere parte del loro gioco? Sono io parte dello Stato? o del Big Business?… (ho una carta di identità, maneggio qualche euro…) Oh sì, certo che è così… ma… siamo proprio sicuri? Siamo proprio sicuri che quel che siamo è nei portafogli? E senza propaganda e pubblicità esisterebbe lo Stato e la Borsa?… Credo di no.

Ti verrebbero a prendere a casa… e ti getterebbero in carcere (se ti va bene) senza che tu sappia neanche il perché. Si farebbero le leggi in gran segreto, per giustificare i peggiori soprusi. Oppure, allo stesso modo, potrebbero invitarti ad entrare nelle sale dove si decidono cose che nessuno conosce… a partecipare al banchetto insensato, non più pubblico, condiviso. Niente repubblica, solo una dittatura senza consenso che si farebbe conoscere dall’uso casuale o arbitrario della forza o del suo (poco probabile) contrario. Potrebbe mai esistere?… Non per molto… Ci sarebbe instabilità. Ognuno si arrogherebbe il diritto di legiferare segretamente e imporre l’obbedienza alle leggi. Sarebbe una “guerra per bande” (come lo è anche adesso, se non fosse per la propaganda che tutto copre e trasforma, sotto un manto di universalità). Ma ci si potrebbe interrogare anche sulla necessità di un centro… che non c’è… e da cui ci si dovrebbe tenere a debita distanza (come per il buco nero e il suo relativo orizzonte degli eventi al centro della galassia…). Insomma è un fatto dinamico… Occorre sfuggire alla gravità… e dai volti gravi dei sog-getti che dicono che la situazione è grave… mantenere la distanza, la sola cosa che permette di distinguere enti ed eventi… e interagire senza mostruosità (stesso etimo di “moneta”) con gli altri (e con se stessi). Ormai è questione di come evitare la psicosi… (sennò che schizo-capitalismo sarebbe?).

PS: Pare dunque che Giunone (dea madre e moglie per eccellenza) amMONisse tramite le oche dall’invasione dei nemici… e che questo MONito per difendere un territorio abbia dato origine alla MONeta… che i greci chiamavano “nòmisma”=cosa stabilita dalla legge (=”nòmos”)… da cui numismatica, numero… ma anche i “nomoi”, i distretti dell’antico Egitto o dell’attuale Grecia. L’arbitrarietà, l’ocaggine di questo potere dettato e scusato dalla difesa di un territorio da un’aggressione, l’ocaggine che oggi chiameremmo “sicurezza”, è dunque la “MONstruosità” cui accennavo…

L'”autonomia in/dividualista” (o meglio /dividualista) in questo senso designa un certo territorio virtuale, immateriale, da ridefinire e ritagliare di volta in volta… una regola del gioco, che non può essere definita universalmente, ma che segna uno strappo (alla lettera: mediante una sorta di symbolon, una “moneta” divisibile) rispetto allo starnazzante allarme del potere armato, sovra-determinante, “surcodificante” (direbbe Deleuze)…

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(digressione alchemica)

In alchimia Giunone è associata alla coda di pavone-volo astrale (del plusvalore?…) che precede la formazione dell’oro  ☉ (dell’elemento “divino”, sovra-determinante, con pretese universali… mediato in questo caso dall’argento  lunare  ☽ , notturno, dell’invasione del nemico). Nella moneta qui rappresentata, ci sono sia la dea madre e moglie per eccellenza (che difende la sua prole, coloro che condividono il volo astrale del plusvalore) che gli strumenti della lavorazione del metallo-anima degli alchimisti. Le armi di persuasione e propaganda dalla dea dei territori, della stabilità, della “sicurezza”, del verbo tintinnante (al pari delle spade) della zecca di Roma… Di qui anche l’eresia marziale ♂ (rubedo) dei romani: “Non con l’oro ☉ , ma col ferro  ♂ si conquista Roma”.

Altro richiamo alchemico è nel nome di Brenno (il Corvo), il gallo vinto dagli schiamazzi delle oche capitoline… la nigredo ♄ cui segue l’albedo  ☿   ☽. La sublunarizzazione-sussunzione della natura (di quella Venere- jeune-fille  ♀,  moglie di Vulcano, il Fabbro per eccellenza, forgiatore d’anime-metalli), la sottomissione del “nemico”, della forza lavoro… ecc, ecc…


Dei movimenti sussuntori e delle tre esche del Capitale

Promuovo a post dei miei commenti piuttosto verbosi in cui ragiono a ruota libera a partire da un falso (a mio parere) volantino anarchico…

Questa finta FAI che scrive come gli americani e la Polizia: Operazione “Eat the rich”… come: “Operation Thunderstorm”. Il lessico anarchico è davvero scopiazzato male in questo volantinoE poi dopo il falso conclamato di novembre giunto alla redazione genovese del “Giornale”!… Ora arriva un volantino-tarocco alla redazione milanese di “Libero”!… Ma dai!  

Dispotismo/anarchia… Se la prendono con il lato oscuro del dispotismo, la sua antitesi dialettica… l’anarchia. Chissà perché… Come se in giro vi fosse un tiranno… L’altra dialettica nota è quella di liberalismo/comunismo… ma non mette in discussione più di tanto gli apparati al punto da giustificare una reazione violenta, cieca e casuale (quel che si vuole)… Il perfetto mostro-contraltare che santifica (malgrado le intenzioni) il fantoccio sovrano (e il conseguente stato d’eccezione) da sempre è stato l’anarchia… Cui sono state aggiunte le donne che da un po’ di tempo sono in rivolta contro le più note femministe radical-chic. Si colpiscono i più isolati e quelli senza collegamenti nella galassia della cosiddetta estrema sinistra. Quelli che possono essere più facilmente scaricati da eventuali vicini di lotta.

Maggior effetto spettacolare col minor danno. “Panzoni” (come dicono certi ministri) che non vogliono sprecarsi o rischiare troppo. Cerchiamo di capirli… non ci vuole molto. In sintesi: si usano schematismi vecchi che si iniettano in un corpo sociale già morto, sapendo che non ve ne sono di nuovi e che la semplicità e il pressappochismo, specie in TV, vincono sempre (la memetica insegna). Quando si intende usare la Forza si sottolinea l’aspetto della sovranità (dispotismo/anarchia). Quando si parla di Legge invece (non si potenzia/depotenzia lo Stato, ma) ci si impantana nella proliferante dialettica liberalismo/comunismo. E il Capitale è abbastanza elastico da simulare sia la Forza che la Legge. Al di sotto di tutto ciò, la vita umana si dissolve a colpi di cartellini da timbrare, orari, inquinamenti vari, dipendenze, tempo perso, utili inutilità, ecc…

Bisognerebbe andare molto più in là, disinteressarsi a questi figuranti, screditarli in ogni modo, specie finanziariamente, e riappropriarsi della vita…

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L’uso della Forza nelle attuali democrazie totalitarie non è dispotico o “fascista”… o meglio lo è tra virgolette, come ho scritto (anche se poi qualcuno ci rimette le penne per davvero). Nelle attuali democrazie totalitarie anche il fascismo è sussunto, è divenuto qualcos’altro, una riedizione, un’operazione di marketing dell’idea-merce che va sotto il nome di “fascismo”. Il Mostro dunque si muove a prescindere dalle Leggi e dalla Forza. E’ onnipervasivo. E’ il Capitale che ci lecca la schiena…

1) La prima esca è l’erotismo,

2) la seconda il bisogno di riconoscimento,

3) la terza… la volontà di cambiare il mondo (vi includo persino le istanze rivoluzionarie), in parte testata con programmi e giochi dai contenuti user-generated… ma ancora di là dal realizzarsi in concreto e che rimetterà in discussione tutti i rapporti di produzione, distribuzione, circolazione (…ma anche di mediazione, virtualizzazione, accelerazione, simulazione, spettacolarizzazione) e scambio che conosciamo.

Già, realizzando virtualmente un’idea di Marx, i mezzi di produzione cognitiva sono potenzialmente da tempo nelle mani di tutti (grazie alla diffusione di massa dei computer, anche se il contraltare è il tentativo di controllo su scala planetaria del flusso delle idee-merci e delle vite degli individui)… Sono convinto che l’abdicazione dello stato e di tutte le garanzie per i viventi che esso includeva nel suo patto scellerato quanto inesistente (il cosiddetto “contratto sociale”) coi cittadini, ci condurrà ad un enorme scarico di responsabilità (conseguenza di un neo-liberismo estremo) che porrà tutto nelle mani degli individui… resi però incapaci di qualunque progetto politico-economico, impoveriti materialmente e spiritualmente, da lunghi decenni di progressivo sradicamento dalla realtà ed evacuazione dal corpo macchinico della società…

Tocca dunque impegnarsi a fondo in una crescita collettiva del livello cognitivo per sottrarre al capitale le risorse immateriali, di cui ultimamente si nutre avidamente istigandone la produzione dal basso e sussumendola dall’alto. In parole povere: se ci viene data la possibilità di generare contenuti nuovi, tanto vale esagerare e far perire il sistema per corruzione barocca, farlo sprofondare nei suoi dettagli, nelle eccezioni al paradigma, nelle sue contraddizioni, negli “esperimenti locali” di là da venire…

Il capitale in orbita cadrà al suolo come una pioggia di meteoriti. Molti faranno esprimere dei desideri, qualcuno toccherà terra e sconvolgerà le forme conosciute sino ad ora.

Non ci si può ancora dibattere nell’inganno global/no-global… (vedi come anche con gli scontri dal basso viene valorizzato e sostenuto un’evento mediatico globale come i vari G8 o i vertici sul clima…).

Il futuro non è nel “globale”, ma nel dettaglio. Invece siamo costantemente distratti da un presidente nero degli USA che mercifica il cambiamento su scala planetaria, pervertendone i contenuti, spacciando la “guerra giusta” per pace, da un Chavez che si fa discutibile paladino del Socialismo mondiale, da una UE che conterebbe solo se unita politicamente (ma solo a costo di una pesante emorragia di democrazia)…

Cominciamo piuttosto a disassemblare, a costruire il corpo estraneo e a brulicare…

Zoom al microscopio elettronico di una porzione del meteorite marziano ALH84001, vecchio di circa 13.000 anni, ritrovato in Antartide nel 1984

Zoom al microscopio elettronico di una porzione del meteorite marziano ALH84001, vecchio di circa 13.000 anni, ritrovato in Antartide nel 1984. Forse vi sono tracce di un batterio fossile…


Chi è senza mercato scagli la prima pietra…

Io, qualche anno fa...come al solito, prima di una qualsiasi azione (compreso il lancio di questa pietra filosofale), ci penso un bel po'...

“Comprendere significa inquinare l’infinito, e l’essere dell’infinito è stato sempre di non essere un essere se non a condizione di essere finito”.

(Antonin Artaud)

Capita a volte di imbattersi, leggendo i blog altrui, in post interessanti, filologicamente rigorosi e con pari (se non superiore) dignità rispetto a libri e autori accreditati… Eschaton è uno di questi.

Quel che mi ha colpito della sua riflessione sulla mercificazione universale (nicchie di mercato e negatività comprese) è il suo non lasciare scampo. Ammiro la sua attenzione genealogica alle tentazioni risorgenti della “metafisica” (e della proteiforme e strisciante cultura di “destra”). E’ un “derridiano ortodosso” (archivista e “neo-kantiano”, promotore di un “neo-soggetto-trascendentale” con grande passione per la catalogazione… e tanto di cappottone alla Matrix). Quando leggo i suoi post mi risuona il ritornello che tanto mi fa dannare: “Non esiste alcun fuori testo”… Che Eschaton estende al mercato capitalistico e a tutti i possibili sistemi. Dunque: nulla sarebbe estraneo al sistema…neanche (e soprattutto) ciò che gli si oppone…

Nell’esergo del suo post sottolinea sardonicamente il suo essere inscritto nelle logiche di mercato sottese anche alla fruizione di un oggetto culturale quale può essere un suo post, nella speranza che qualcuno noti le sue innegabili doti, quel che lui stesso definisce le sue “non comuni qualità”… Leggo un po’ inquieto (ma divertito) la sua dichiarazione circa “l’impiego prolungato e sapiente di una massiccia quantità di violenza” su chi svolge in sua vece le “attività produttive primarie” onde garantirgli “ampio tempo libero”…

Insomma un certa ironia narcisistica la fa da padrona come nei proclami di Tristan Tzara… Narcisismo da cui neanche io in parte mi esento, per carità… fa parte della “governamentalità”… (dall’altra parte, ripenso alla ferita al capo dei personaggi del film di Ruiz che ho visto l’altra notte).

– Ma allora questa pietra la vogliamo lanciare o no? E contro chi o cosa soprattutto?

Dicevo, quel che non mi scende giù e mal sopporto (direi a livello personale, delle mie pratiche quotidiane), è l’affermazione che non ci sia un “fuori” (“[…] non è detto che esista qualcosa al di fuori di essa [dell’industria culturale]”). Perché, se da un lato sono favorevole ad un tentativo di comprensione generale delle genealogie e della struttura dei prodotti culturali e dei segni (“Se non i segni, cos’altro ci muove?”) e di attenzione al livello di compromissione del proprio agire, dall’altro mi chiedo che ne è di ciò che è singolare… Non riconoscendo alcuna universalità (dunque opposizione universale/particolare) e preferendo la coppia generale/singolare (o plurale/singolare), mi chiedo:

 “Che ne è di me?
…delle dita che digitano in questo momento
e che pur ci sono in qualche modo,
indipendentemente dal loro impiego?”.

Che ne è del terzo lato della moneta, che oltre a mostrare l’effigie dell’autorità da un lato ed il suo valore nominale dall’altro, resta pur sempre un dischetto di metallo?…

Non sono “consustanziale” al sistema che contesto (non riconoscendone neanche la “sostanza”). Il sistema che fa sì che il mondo sia a noi comprensibile, la razionalità dell’Occidente e del capitalismo globale, si sovrappone ma non coincide col (sog)getto che sono. Non vendo i miei sogni, la mia (in)coscienza, la mia carne, le mie molecole, anche se son già pronti a prelevarmi DNA o a espiantare i miei organi! C’è qualcos’altro che resiste, c’è tutto che resiste (e non è il lacaniano oggetto “piccolo a”, nè un tag “a”) . L’eccezione che (io) sono (o suono?) al sistema (anche se partecipo alla sua sostanza ovvero alla sua finzione, al suo spettacolo) non verrà più reintegrata. Come non sono reintegrabili le stelle e l’intero deserto che è la Realtà, per una posizione pur così intransigente e desiderosa di reinvestire.

Occorre a mio avviso fare (anche) un passo indietro rispetto alla razionalità strumentale, scientifica, tecnologica, economica, informatica, capitalistica, democratica, etc… Il nostro terreno comune è fatto di ciò che non è catalogabile, della forza… che certo è misurabile in joule, ma, così considerata, non è l’indefinibile “forza”. Il movimento che precede e anticipa i segni. Ecco cos’altro ci muove. Oltre che l’assoluta contingenza di QUESTO corpo, di QUESTO verbo che siamo, di QUESTO mondo che viviamo (nel mio linguaggio: non ci sono che varchi, fulmini e -gettitraducibili, per esempio, nella lingua di Derrida con l’“enigma di carne” di cui parlava a proposito di Artaud ne “La scrittura e la differenza”).

Certo, mi si potrebbe dire che cerco scuse nobili per sottrarmi ad un sistema di cui non voglio essere complice (pur essendolo ovviamente)… Anticipo questa ipotesi definendomi “ibrido” per costituzione. Per questo insisto nel ritmare, ripetere, cantare, far risuonare, ciò che non può essere catturato dalla prigione del “soggetto universale”. Amo ciò che non si scambia. Il “questo” di ogni cosa.

Detto ciò, ribadisco la stima nei confronti di chi si sforza di rintracciare le provenienze e le genealogie di ogni linea di pensiero. Ma non basta per uscirne.

Io gradirei un (sog)getto eccentrico, spiraliforme, centrifugo, “eccezionale”, in linea col pensiero necessario di una “decentralizzazione” generale.

– Lei che prende?


 Verticalmente:

Jim Carey in "The Truman show"

Il Cielo si stende su Questo Mondo come un coperchio su una pentola piena d’acqua in putrefazione. E’ un Cielo fatto di paradisi fiscali e di una fede che è anche moneta, per la gente là sotto.

Del resto si dice: “Il Diavolo fa le pentole non i coperchi”…

Ci sarebbe una grossa esigenza di prendere una boccata d’aria e distillare l’acqua…

 



PS: “Il migliore dei mondi” è la risposta di Raffaele Ventura (“Eschaton”) a questo post.