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Dietro la “crisi della domanda” e davanti alla “caduta tendenziale del saggio di profitto”

Non è che consumare i consumatori produca produttori (…e viceversa).

La crisi attuale è dovuta sia alla caduta tendenziale del saggio di profitto1 che, a mio avviso, alla sottoproduzione di merci2… (tesi che sembrerà stravagante a chi ipotizza da un paio di secoli crisi da sovraproduzione di merci… si tratta di un’intuizione… una focalizzazione paradossale dell’ottica marxista, che stronca sul nascere critiche moraliste e bacchettone al cosiddetto “consumismo”, per sottolineare piuttosto l’impossibilità strutturale della pretesa capitalista di mercificare tutto, sottoporre tutto alla “domanda”… come accade anche nei sondaggi… o nell’articolazione del desiderio in domanda/bisogno secondo il fallocentrico Lacan… ci penserò su più oltre…).

E’ crisi di un intero processo di produzione, distribuzione, scambio, circolazione e riproduzione. Declino di un modello a bolle che esplodono in successione intorno allo Zero cui tendono inesorabilmente.

Il capitalismo libidinale non può reggersi senza aura democratica (anche per questo le sue opposizioni passano per spettacolari manifestazioni-passerella di massa buone per lo più a presentare nuove merci umane, differenziate, fresche, disposte a tutto)… il suo presupposto è la non costrizione: diversamente non si creerebbe quel discreto numero “sostenibile” di parassiti e parassitati, indispensabili acciocché si produca un di più da castrare, prelevare, ingurgitare, cacare, rimangiare, ricacare, ecc…

Diversamente, ricchi dalle cognizioni iper-tecnologiche – che non ci sono dato che sono viziati e coglioni – dovrebbero clonare umani, eliminando questioni culturali come la società e la famiglia, incastrarli come polli in mezzo a robot e usarli, oltre che per il duro lavoro, come cibo o sperimentazione di farmaci e cosmetici… qualcosa di simile ai quadri distopici di Giger… Perderebbero ogni allure, democratico o nazi che sia, e dovrebbero fare dispendiosi conti con strenue resistenze dei rimanenti umani che ancora si ostinerebbero a riprodursi coi vecchi metodi, esigendo la loro quota di godimento antropologicamente collaudato… In fin dei conti è più facile che declini un modo di produzione, distribuzione, scambio, circolazione e riproduzione storicamente determinato, in favore di un altro o di altri…

Alla base di tutta la baracca resta un’aspettativa di profitti e di produttività delusa sia nel micro che nel macroun calo generale e strutturale di profittabilità che l’allucinazione keynesiana della domanda mancante da sostenere (con tutto il suo castello di prestiti, obbligazioni, titoli, ecc) non riesce più a coprire. L’impresa in questo momento non è attraente… manca la fantomatica “fiducia, quella che gli economisti borghesi reputano necessaria per uscire dalla “trappola della liquidità”… che non ci può essere in queste condizioni critiche, diciamo pure fallimentari, neanche se ti raccontano menzogne dalla mattina alla sera.

Nel frattempo ognuno ha il suo campo di battaglia (per ora solo) ideologico e crede di difendere quello che crede siano i suoi interessi… fino a prova contraria… Le ideologie ci sono eccome (e hanno un peso strategico). Non c’è un sapere definitivo… tecnico… solo scontri e alleanze temporanee. E tantissima fuffa per occultare i rapporti “reali” (l’ostilità generalizzata, disposta e predisposta, disciplinata e indisciplinata, per la competizione e massimizzazione dei profitti, in cui ci ritroviamo immersi a tutti i livelli del carcere sociale o della guerra sociale).


1 (dal lato produttivo, se consideriamo la tensione fino allo spasimo dello sfruttamento estensivo ed intensivo, del rapporto sociale capitale/lavoro, ormai quasi robotico e senza margini sufficienti a compensare le enormi aspettative già incautamente capitalizzate, per esemprio in “derivati”).

2 in quanto merci e non semplici prodotti senza valore di mercato, come sono nell’attuale crisi… per saturazione, bruttezza, inutilità, costo eccessivo, limite delle tassonomie libidinali umane. Sgorbi di un’eccessiva ed insensata (quanto strutturalmente necessaria, per il capitale) divisione del lavoro. Vi è una sorta di infinita e, per ora, oscura resistenza, di ciò che vive o esiste, a divenire merce (a dispetto della generale smania di prostituirsi…) o, piuttosto, un’impossibilità strutturale di mercificare tutto e tutti per valorizzare il capitale fittizio anticipato (anche se in effetti non c’è mai stato un capitale che non fosse fittizio..).

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La caduta tendenziale del marxismo (prima parte)

Marxisti senza “lotta” e molto “di classe”…
molto hipster, sempre in prima fila a dire la loro sui blockbusters…
– Senti cava (con la evve moscia), che danno al Valle?

Contro l’umanismo vero o presunto di Marx – origine della critica e critica dell’origine.

Non si può criticare il capitalismo a partire dai preconcetti di una visione integrale dell’Uomo e dalla posizione dell’artigiano (tutta la teoria del valore si basa su questo equivoco pre-capitalista… a partire da quale “origine” altrimenti potrebbe definirsi il lavoratore come “alienato” dai suoi mezzi di produzione?)… L’umanismo di Marx è davvero roba passata, irrecepibile… ridicoli anche i tentativi di soggettivare la macchina da parte di quei post-operaisti che ci vorrebbero lavoratori inconsapevoli anche quando scriviamo cacate su Facebook, per esempio… Trovo più interessante il superamento della soggettività, la macchinazione… la costruzione di nuove macchine con nuove regole del gioco… la divisione e dividuazione di individui e proprietà… l’abbandono della premessa del lavoro sociale… di una soggettività e di una proprietà di qualunque tipo…

Per una critica della “caduta tendenziale del saggio di profitto” intesa come contraddizione fondamentale e letale del sistema capitalista.

Evidentemente non è una questione di capitale variabile o costante e forza-lavoro… non siamo più nell’Ottocento…

Non tornano i conti nella massa monetaria complessiva… nelle operazioni finanziarie, nei nuovi titoli senza riserva… si sono impegnati di tutto per i prossimi secoli e per garantire il dominio armato imperialista del capitalismo (che non è la apparentemente innocua globalizzazione di cui cianciano le anime belle del G-20 o dei vari G-qualcosa…) su qualsiasi altra opzione (e per fottersi una buona quota di rendita finanziaria ovviamente…). E’ una controffensiva di classe, questa sì ben ricomposta a livello mondiale… contro tutti indistintamente (forse anche contro se stessa… perciò parlavo di schizo-capitalismo…).

Il vecchio problemino della “caduta tendenziale del saggio di profitto” è stato “risolto” in tutti i modi noti e sotto gli occhi di tutti… a partire dalle idee malsane di Von Hayek, Friedman… veri ispiratori della costruzione del disastro mondiale… (non che prima fosse tutto pacifico… NON LO E’ MAI STATO… SIAMO SEMPRE STATI IN GUERRA). E poi si è continuato con varie perversioni, trucchi ed escamotage padronali… Gli strateghi del Capitale sono sempre molto più lesti dei lavoratori evidentemente… basti considerare che è il gioco stesso del lavoro salariato ad essere una rapina… o un rapporto sado-masochista…

La caduta tendenziale del saggio di profitto “che pende, che pende e che mai non va giù” veniva brandita come una clava dai marxisti per chiudere le discussioni tra “compagni” a colpi di “scientificità” contro qualunque obiezione meno dogmatica… la Madonna è Vergine… punto!…

In effetti è un tale garbuglio!… e rintracciare le formule marxiane nel calderone degli indici attuali (che mischiano di tutto, anche elementi eterogenei) appare un’impresa titanica… La realtà è che hanno messo su un bel gioco di specchi (cumulando, per esempio, nel saldo primario, redditi e profitti, considerando solo i flussi monetari – fiscali – e neutralizzando qualsiasi conflitto già negli stessi indicatori che contano)… e credo che anche la strizza della caduta tendenziale sia parte integrante del gioco… è un po’ come la “pulsione di morte” freudiana, centrale nel godimento con la sua “coazione a ripetere”… o, più prosaicamente, come un dito nel culo durante una fellatioSe vuoi che il capitalismo risorga (o torni in erezione), parla della caduta tendenziale del saggio di profitto

Come suggeriva qualcuno, sembra che l’ingegneria economica del marginalismo e le guerre strutturali, divenute neutro modus operandi, abbiano tamponato la falla (probabilmente il capitalismo è questo tappare i buchi, questo procedere nella direzione del rattoppo)… e non credo che le cose si risolvano in modo così economicistico, con una semplice contraddizione interna che giunge ad un breakpoint, ad un punto di rottura… come, in psicanalisi, con la rivelazione e l’emergere di un trauma rimosso non è che si guarisce dai sintomi, come sostenne inizialmente Freud…

La mia attitudine analogica, poetica (comunque non “soggettiva”, “creativa”, “sensibile”, “umana“, ecc…) mi porta a rintracciare un’episteme che taglia trasversalmente la divisione dei saperi: caduta tendenziale (in economia), pulsione di morte (in psicanalisi), entropia (in fisica) funzionano sistemicamente in modo analogo… come anche: i buchi neri al centro delle galassie (ipotizzati in astronomia), il noumeno (nella filosofia di Kant, Schopenhauer), ecc…

Ma non è un metodo che s-piega (ammesso che si riesca ad aver ragione di metafore e immagini)… è più una visione… una piega pre-scientifica, pre-categoriale (ma “pre” nel senso che determina, certo a posteriori di un processo di trasformazione “materiale”, la costruzione simbolica che segue… del resto come si può non essere grossolani in un mondo che confonde – e imbroglia – con la sua incompetente ragioneria di stato, con la sua complessità labirintica?).

Il gioco degli immaginari è senz’altro più distruttivo/costruttivo e deformante dei giochi simbolici (che, prendendosi e prendendolo sul serio, nulla cambiano del paradigma dato). La stessa realtà (vivente o meno) sembra muoversi mutando, ricombinando, e deformando i parametri dati… eravamo, noi dividui, listrosauri nei tempi durissimi del primo triassico, dopo la grande estinzione… ce lo dicono i buchi delle nostre tempie, per esempio…

Resta solo il sospetto che io parli, come la schiuma di un’onda, già a partire da un nuovo mostruoso paradigma economico pronto ad essere sussunto dalla Grande Testa, dal Grande Caput del capitalismo…

Si svegliano marxisti e si addormentano piddini…

Per i borghesucci di questo paese la crisi non è poi così grave… e per alcuni effettivamente non lo sarà… i più disgustosi sono i radical chic o gli “alternativi” che si atteggiano in pose da difesa del Lavoro (che chiamerei “collaborazionismo”) o dell’Ambiente (il delizioso software in cui si muovono, si intende…) non capendo di essere peggio dei peggiori reazionari… Se la plebe, imbarbarita dalle loro austerità di facciata o da anime belle, arrivasse a bussare alla loro porta, minacciando il sacro diritto della loro proprietà, non esiterebbero a prendere il fucile, chiamare le forze dell’ordine (loro… “nuovo” o vecchio che sia), invocare i droni, lasciar manganellare, torturare, accoltellare…

Sulla “Rivoluzione” e le “lotte”.

Insomma il problema in Italia è questo blocco che virtualizza il cambiamento, sterilizzandolo, confermando all’infinito le stesse cose, gli stessi rapporti sociali…

Se esistesse una “sinistra”, dovrebbe captare le capacità produttive di chiunque e liberarle dalla visione aziendale… Sono decenni che sono solo buoni a parlare e dividersi in fazioni, senza progettare mai nulla di concreto, di reale… nessuna filiera produttiva ordinata secondo nuove relazioni (che non siano di sfruttamento, ricattatorie), nessuna rottura dei rapporti esistenti… se non dai da mangiare e vivere, istituendo nuove pratiche, per forza poi scompari, “sinistra”!… non si vive di “comune” e parole d’ordine a scoppio ritardato di vegliardi autonomi circondati da (relative) “moltitudini” che ripetono slogan autisticamente… e poi: ancora a sognare la “Rivoluzione”? aspettare il Messia sulle barricate? le “lotte”???… non c’è più niente… dovrebbero ricominciare da zero o quasi… ma sono troppo contaminati dalla Cosa… feticci tra i feticci, preferiscono illudersi, perché sotto sotto sono del tutto borghesi e integrati… giocano a fare gli “alternativi”… gli “indipendenti”… i “marxiani”… per non cedere (come dovrebbe chi inganna e si inganna) alla disperazione e allo sconforto.

La caduta tendenziale mi ingrifa…

Proprio non capisco i marxiani… a me questa “caduta tendenziale del saggio di profitto” (per quanto affondi nella melma di “rimedi”, recuperi marginali qua e là e rischi capitali) mi piace proprio… Alcuni di loro insistono a fare le cassandre, ad avvertire la borghesia della sua disumanità, spaventandola con il declino inevitabile scritto nelle carte (ma sono truccate…) dell’economia, con il loro memento mori preferito, confidando forse in un deus ex machina, in una clemenza keynesiana che non ci sarà o in una ancora più improbabile auto-redenzione della “comunità” o dell'”umanità”, invece di giubilare di quella caduta e accelerarla con criterio… ecco: manca il criterio, la macchina di smontaggio dei giunti, dei rapporti, delle combinazioni… preferiscono ripetere la lezioncina della loro ortodossia… accompagnare dolcemente il declino, in una lentissima e tendenziale eutanasia… “dentro e contro” fino alla schizofrenia…


Dalla “liberazione sessuale” a GG Allin qualcosa deve essere andato storto…

Il punto è che il ritorno del rimosso, ovvero l’ipotesi “rivoluzionaria” post-freudiana che una produttività bruta, la libido, possa sollevarsi contro i tabù e le prescrizioni della “civiltà” modificandone le strutture, indica in realtà le risorse materiali (non impiegate direttamente nella produzione ma nel consumo distruttore di risorse) le quali dovranno essere riprodotte successivamente in qualche modo (che guarda caso è sempre lo stesso, questa sorta di immaginario “motore a due tempi” diviso tra produzione primaria e secondaria, economia e politica, struttura e sovrastruttura, ecc…). Spesso invece questo dispendio (è il caso di GG Allin, ma anche dell’ordine circense del porno, come dell’attuale modo di produzione) diviene immediatamente produttivo, dispositivo per capitalizzare (spettacolarizzare, simulare, feticizzare, surrogare) fino all’estremo (se non fino alla morte) la vita… precarizzandola, privandola progressivamente di qualunque possibile relazione, progettualità e strategia, chiedendo un “di più” irrecuperabile, imponendo sottilmente una sorta di obbligo debitorio “individuale” (“idiota” in senso aristotelico) che ha sempre strisciato nei secoli tra dispotismi e democrazie…


 Considerazioni postume (7 settembre 2012)

Ciò a cui teniamo di più e che riteniamo al di fuori del “sistema” o contro di esso è già capitalismo.
Non c’è una natura o una sessualità che sia estranea a questo rapporto sociale.
L’importante è cosa si monta e come (anche nel senso della sequenza di montaggio). La natura e il sesso sono un artificio.

Pensare (e vivere) a partire da questo. Nessuna nostalgia di una “sostanza” o di una “origine” perduta ha più senso. Ciononostante c’è sempre un fuori immaginario (che diventerebbe reale) da mettere in moto per scatenare i giunti della Grande Macchina.

Lavorio della morte o del futuro… dell’a-venire.


Basta con la società

Sulla via del ritorno da casa di mia madre, sul treno, ho ripreso a leggere dopo alcuni anni un libro, un classico degli anni ’70: L’Anti-Edipo di Gilles Deleuze e Felix Guattari. Decisamente un libro anti-familista (come lo erano anche “La morte della famiglia” di David Cooper, certi scritti di Marcuse, di Laing… certi libercoli sulle comuni agricole e urbane). E’ un libro senz’altro sagace e un po’ paraculetto. Pure un po’ edipico e “neo-futurista”… Giusto per capire quello che andava di moda a quei tempi, c’è da osservare che si faceva un gran parlare di repressione e rimozione… Il freudo-marxismo imperante connetteva il personale al sociale criticando gli assiomi di un sistema da abbattere, quello capitalistico… insieme al suo sottoinsieme privato, la famiglia. Si inscenava la Rivoluzione, l’eterno presente del Desiderio… Per fortuna allora la “castrazione” (termine che trovo perentorio e per lo meno realistico, privo di ipocrite attenuazioni) era ancora una parola che aveva un senso e un diritto di cittadinanza testuale in psicanalisi (e oltre…). Ed il libro è pieno di “tagli” un po’ ovunque… Siano essi tagli di cazzi, cacca, segmenti, spazi istituzionali, territori, tempi, traffico, flussi, ecc…
Quel che proprio non va più di moda delle agitazioni e dei tumulti di quei tempi assurti a paradigma di ogni contestazione ricorrente è il potere visto come repressione, oppressione, controllo. E’ ormai chiaro a tutti (anche dopo “Dimenticare Foucault” di Jean Baudrillard, vero requiem di un’epoca di grandi ingenuità ideologiche) che ogni discorso sulla Liberazione s’è rivelato come l’anticipazione di una nuova deterritorializzazione da riterritorializzare (per usare termini antiedipici), di una nuova terra di conquista, di una nuova opportunità (di sfruttamento, di cablaggio), di un nuovo programma di incentivi, di una nuova strategia del sistema per ripiegarsi su se stesso e fregare il rivoluzionario schizo (schizofrenico, ma per finta… si tratta di una colossale mistificazione, quella di Felix e Gilles, una politicizzazione impossibile del “limite”, della follia). uomini in canottiera già pronti inconsapevolmente per D&GIn altre parole ci si liberava del tutto dalle ancore patriarcali per consegnare l’individuo nudo e senza appendici familiari (che non fossero meri simulacri o fantasmi di un passato da far scomparire tra gli aratri, le cinghiate, i baffetti e le canottiere bianche) alle circuitazioni, sussunzioni e connessioni della macchina capitalista. In definitiva, si consegnava l’individuo al mercato (venduta la rabbia, venduti i gadget del Che, i dischi della psichedelia, i francobolli di LSD, le varie saghe del rockettaro Ribelle, i memoriali delle fabbriche occupate, i fallimenti delle esperienze comunitarie, il look floreale, l’amore libero, ecc, ecc…), il bio-capitalismo rendeva artificiale qualunque verità del desiderio, della libertà, dell’amore, libero o meno che fosse…
Era già l’alba del punk. Di Johnny Rotten contro la Regina… E di quel punk, inteso come individualismo da spillette, di volgarità gratuite, di calcolate enterprise, che non è affatto morto. La realtà comincia a rumoreggiare col suo ron-ron di macchina erotica, sotto i codici belli e virtuosi della società e della morale… e anche la faccia plastificata e il sorriso (ammaccato alla Joker) dell’attuale premier precario è punkin un certo senso. I ruoli si confondono. Tra psicolabili e “psiconani”. Ruoli istituzionali che divengono amichevoli, erotizzabili… si qualunquizzano, per conquistarci dall’interno o per inorridirci fino all’accesso di follia.
Michel FoucaultChe siamo diventati? Fuggiti alle relazioni stabili, con divorzi e vite sentimentali caotiche… sfuggite all’obbligo di portar dote e sposarsi… Alla ricerca di un centro cittadino foriero di trasgressioni dionisiache, politiche e sessuali… Sfuggiti all’ingranaggio familiare (alla sua macchina molare) per cosa? Per diventare individui-mercato, il bersaglio (target) preferito delle pubblicità… Chi l’avrebbe mai detto che la trasgressione di Georges Bataille si sarebbe trasformata in “Lucignolo” su Italia 1? Deleuze sostiene che il Capitale (considerato un’astrazione che si fa soggetto) generi il problema e con esso, successivamente, la risoluzione, sia nevrotico, distribuisca colpe e trovi capri espiatori, lasci andare dei flussi deterritorializzati per successivamente riterritorializzarli nel suo corpo macchinico (sembra un paesaggio alla Matrix... e per certi versi l’Anti-Edipo è come un film di fantascienza…). Come dire: se fai un macello, se metti sottosopra la società o la tua coscienza, poi ci pensa papà-mammà a reintegrarti e a renderti funzionale… un “bravo figlio”, un “buon lavoratore”.
Il punto è che ora non siamo in una società poi così dispoticamente patriarcale… Anzi a dire il vero non c’è più la società (la più ingannevole delle mitologie rivoluzionarie o “di sinistra”), né vi sono gruppi, né amicizie, né amori… Sono tutti sussunti, raddoppiati, divenuti immagini di immagini, simulacri. I social network pullulano di groups, friends e spingono, spingono l’individuo a bastare a se stesso, splendidamente isolato, schermato, connesso, integrato e circuìto in un circùito integrato. Le tecnologie del sé sono molteplici. Anche la scrittura rivoluzionaria è una di queste (è un dato di fatto che “L’Anti-Edipo”, spacciato per libro terribile, è, nel suo genere, un best seller).Dunque cosa fare? Come sfuggire a questa griglia che ci pervade e persuade, piuttosto che ingabbiarci? Che ci impone immagini e frammenti già predisposti all’incastro, come in un puzzle?
Io ho suggerito di imparare a dissodare il terreno paludoso dell’immaginario, che parla una lingua vaga, blurred, sfocata… su cui nessun potere può aver presa certa… Forse la pubblicità può aver provato a giocare le sue sclerotiche figure retoriche su questo terreno… ma è impossibile disinnescare il potenziale delle analogie, delle onde portanti che formano i concetti, che ne spostano montagne.
La lezioneè la libertà intesa come libera deriva, libertà dal consumo e dalla produzione alienata, fine dell’universalità e della centralità. Privilegio del futuro, dell’avvenimento, di ciò che risulta imprevedibile a partire da qual si voglia paradigma…-getto nel mezzo della notte, che ci impone di roteare e disperdere, di accogliere e raccogliere. E di rispondere velocemente, come l’arciere che sa di essere il bersaglio.
Si potrà riprendere il cammino rivoluzionario quando si sarà rinunciato alla chimera della “società” per una relazione nuova tra individui, priva di qualunque illusione… quando gli
eremiti metropolitani si incontreranno per discutere di dettagli che si riveleranno finalmente maggiori del Tutto.
Nel frattempo continuiamo a seminare
s-ragionamenti, scoprire intensità e aprire le gabbie, ridisegnando nuove mappe immaginarie. Gettando alle nostre spalle questa schizofrenia capitale che dobbiamo imparare a scansare e mutare secondo nuove geometrie.
Nel momento della massima virtualizzazione della realtà, la guerra si gioca proprio sul piano immaginario… e prepara il terreno all’emergere della realtà, che a quel punto non si potrà più negare e contenere.