videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “futuro

Siete una piaga!

studenti mettono in scena il noto quadro del Caravaggio "Incredulità di san Tommaso"

Cos’è uno spettro? Un eccessivo ritardo nella latenza delle percezioni. “Dài, su! soffia! espira! svegliati!”.
Cos’è uno spettro? Una coscienza (spettro raddoppiato) prima di ri-tornare, ri-trovarsi, re-inventarsi e ri-conoscersi.
Cos’è uno spettro? Un doppio senza (rad)doppio.
Cos’è uno spettro? Il presente-passato che si presenta come (o passa per) futuro, divenuto da-venire.
Cos’è uno spettro? Frame del’io che rivela di essere scomposto in un noi, in un loro, in qualcosa (onde, flussi, tracce, -getti).

(ce l’avete proprio davanti agli occhi in questo momento, mentre legg

Masticare la luce e sputacchiarla. Curvare la radiazione cosmica di fondo alle cosucce che possiamo toccare, far co-incidere, tra-scrivere.

un classico di Escher...

Che la coscienza, cane da ri-porto di ogni rap-porto e re-lazione, senta di cosa è fatta prima di vigilare sugli spettri delle cose, prima di ri-disporre e pre-disporre l’in-disponibile con i suoi dispositivi.

In poche parole: qualcosa accade prima che sentiamo. Tocca prima di vedere. Qualcosa tocca comunque prima del tuo tocco. Una piccolissima piega, un tempo infinitesimale, potentissimo, nodi semplici che generano tutti i nodi complessi successivi.

Accadàvera la co-scienza.

Tocca la piaga, la piega, come Tommaso (il tomo, non l’a-tomo… il dividuo, non l’in-dividuo… il Gemello, il Doppio… Fa che ciò che si spaccia per ri-sorto, ri-svegliato, non valga più dei suoi simili e delle cose da cui sorge).

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La speranza è l’ultima a morire (purtroppo…)

Chi di speranza vive, disperato muore
(mio nonno)

La peggiore delle attitudini umane, la droga più potente… quella che fa avere le traveggole, fa credere alle allucinazioni, sbilancia la realtà verso un solo lato, la fa collassare verso un centro che non c’è… cerca di porre fine a qualcosa che fine non ha… è solo una funzione del tempo in cui sono immersi i viventi, l’attitudine ad una falsa preveggenza, che prevede, individua, solo il presente-passato, predestina tutti ad un destino miserabile di imbecillità generalizzata, cancella il futuro, invece di accoglierlo… Saremo sempre senza speranza, disperati. Possiamo giusto avere una certa grazia, frattale, geometrica, simmetrica… avendo dentro al contempo la disgrazia, la distruzione delle forme, il caos, l’asimmetria.

A-venirei -getti nei sog-getti e negli og-getti… variamente condensati, rappresi nel fondo del vaso di Pandora.

– Fuggi, fuggi, Speranza…

P.S.: Inventeremo una nuova lingua fatta di lacrime, che chiameremo “desperanto”.


Assi che scricchiolano | Contrattacco

Assi che scricchiolano

Gli equivoci di linguaggio di tutte le ideologie contemporanee si basano su alcuni assi (individuo-società, politica-società, liberalismo-socialismo, profitto-reciprocità, surplusmunus,  produzione-riproduzione, lavoro-famiglia, uomo-donna, impero-colonia,  protestante-cattolico, gotico-barocco, conscio-inconscio, capitale-lavoro, legge-interpretazione, fenomeno-osservatore, dispotismo-democrazia, totalità-parte, guerra simmetrica-asimmetrica, ecc…) indiscutibili o quasi nei secoli scorsi, ma che ormai scricchiolano pesantemente… In molti casi non sono già più gli assi portanti che reggono la baracca politica, economica, sociale, antropologica, culturale… ciò che chiamano “civiltà” (questo branco di coglioni, stronzi e assassini), quest’orrenda convivenza metropolitana, interrotta qua e là da località turistiche, aree protette, e che vorrebbe saturare il cosmo…
A mio avviso interrogare l’inconsistenza del sogno di un’origine pura o di una vita slegata dall’orrore sociale (rigorosamente senza morte, arcadica, nirvanica, positiva come il pensiero generato dal THC), della separazione mente-corpo, dell’offerta di una speranza che non c’è, riflesso spettrale e giustificazione goffa di una cattiva coscienza, costituisce un primo passo per avventurarsi nell'”a-venire” e accelerare il lavoro delle crepe del mondo cui troppi sembrano ancora attaccati o della “sostanza” (del patrimonio, della successione, della proprietà, dell’“universale” e indivisibile individualità) che li fonda.

Contrattacco

Regolare l’immaginario e il “munus” come un gioco. Questa la mia eresia.

Regalo regoli variabili, di misura immaginaria, a naso (νοῦς). Cose a dismisura di tutti gli uomini.

Sino ad ora s’è solo sognata una realtà irraggiungibile e che doveva rimanere tale per giustificare un esistente universalmente dominato da un Essere che mette “ordine”, “crea”.

Detesto i “sognatori”. I sogni sono segni… passioni da contabili. Ciò che li determina sono le regole del gioco… entro cui, purtroppo, si inscrive anche l’abominio presuntuoso delle leggi.

Che almeno vi sia un mondo in cui non succeda più niente (nel senso delle successioni).


La coscienza

ovvero

 a proposito di “ghiribonzi”, di “aùro” pugliese e “ìndico” velletrano.

– da un dialogo su FB –

IO – Abbiamo un nemico interno, ma non è la corruzione (come sbraita Piero Pelù)… sono i ghiribonzi. I “ghiribonzi”, familiarmente detti anche “pali”, sono esseri notturni che abitano nei corridoi, come anche l'”aùro”, sorta di troll peloso presente, oltre che nei racconti popolari pugliesi, anche in qualche quadro di Füssli, in forma di succubo. Hanno presumibilmente gambe corte, altezza che varia dai 60 ai 200 cm, andatura lenta durante lo svolgersi degli incubi notturni, capace però di aumentare considerevolmente, in simultanea con l’esito horror del finale dei suddetti incubi, quando divengono invisibili e infine si avventano sul sognatore, cinturandolo con una scossa elettrica paralizzante al ventre.
PS: Si possono annientare solo riuscendo a parlare, gridare o, ancora meglio, soffiando col naso… dato che risulta difficile, da “paralizzati”, svolgere la “manovra di Valsalva”.

CM – A Velletri lo chiamano Indico!

IO – Ecco:

“L’ìndico” (di Roberto Zaccagnini)

Erno dó’ mesi che Filomenaccia
tenéa l’Indico, ma ’o tenéa de brutto …
de notte ‘n piommo a ’o stommico, poraccia,
’n sapéa che fa’: era provato tutto!
I stròleghi ’era ’ntesi tutti quanti,
fina che u’ llegramante de Schinetta
glie disse: “Filomè, ’n ce stanno santi,
te l’hai da còglie da ’sta casa infetta.
Chisto, ’o vé’? è tarmente aradicato
che nu’ lo scoti manco si vè’ ’o prete.
Gnente acqua santa, zorvo, né ramato …
da’ retta a mmi: meglio che v’’a cogliéte”.
Cossì areddusse i commedi ’a mmatina,
e ’o marito ce revempì ’a cariola.
’O bammoccio portéa ’na concoglina
co’po’de badanai e dó’ lenzola.
Filomenaccia era abboticciato
drento a ’na canestra ’o matarazzo,
s’’o misse ’n capo, ma arivà ’o cuinato
e se fermàne là denanzi ’o stazzo.
Dice: “Che v’’a cogliéte?” – “No, pe’ ’n cazzo ..!
Che glie pigliésse ’n corbo andó se trova!”.
E l’Indico da ’n cima ’o matarazzo:
“Gnamo, cuinà, che gnamo a ’a casa nova!”.

(“ìndico”, dal colore indaco; anche specie di folletto che, nella credenza popolare, immobilizza gli arti alle persone durante il dormiveglia).

CM – Si esatto, proprio lui. A mia nonna appariva di notte, immobilizzandola e “succhiandole il respiro” come sosteneva lei… L’unico modo per mandarlo via era mangiare qualcosa sulla tazza del cesso e recitare: “Indico, vie’ a magna’!”, cosi lui, schifato, andava via…

L'ìndico secondo Cristiano Mancini

IO – Taluni psicologi (un cognitivista, in particolare) sostengono si tratti di narcolessia. Ipotizzano che certi effetti paralizzanti durante la fase REM del sogno, siano dovuti a meccanismi autoimmunitari impazziti, che finiscono per bloccare il respiro regolato proprio dal “midollo allungato”… e aggiungono (comicamente) che certi sintomi durano tutta la vita. Per me la malattia di cui parlano costoro, ciò che si comporta troppo spesso da parassita del corpo, ha un solo nome: “coscienza”… e le cause di certi fenomeni non sono solo biologiche come vorrebbero far credere (perché così sempre più siamo considerati… materia biologica da utilizzare in qualche modo per l’altrui godimento). Così non ne verranno mai a capo. Non si possono comprendere certe esperienze se non si combattono e spezzano le relazioni ana-logiche (il legame insistente, ripetuto, “profondo”) tra determinati rapporti sociali (familistici per lo più), associazioni mentali, emblemi culturali, immagini del corpo, etc…
Questa “scienza” inesistente (questa lotta contro gli spettri, anche culturali) l’ho chiamata “psicanalogica”.

CM – Sì… anche secondo me, il rapporto di questi eventi con la nostra natura profonda, con le credenze e le connessioni familiari/culturali è inscindibile… per questo bisogna scavare nei miti!… Si ritorna al discorso dei nostri nemici interni.

IO – Esterni si spera! (Non a caso l’esorcismo di tua nonna veniva pronunciato sul cesso… sono nemici che vanno evacuati da sé e dati in pasto alle tante coscienze di merda che vagano come nervi vaghi, a mettere ansia… ma probabilmente si può solo oscillare tra coscienze di merda, parassitarie, ansiogene a sproposito e coscienze in sintonia con i -getti che le compongono e scompongono, con l’ambiente, il paratesto, che le fa emergere  come sub-iecta o, piuttosto, le rigetta, lascia che si presentino, come triade giudice-protagonista-pubblico, su una specie di proscenio o di specchio o di schermo… riparo provvisorio dalla linea di fuoco tra futuro e presente-passato).


Teologia erotica

“Dio sarà tutto in tutti” (1 Cor 15,28), cita il papa per evangelizzare Scalfari. Teologicamente è un argomento debole… perché non è già ora tutto in tutti se è tanto onnipotente? Perché collocare la volontà (non onnipotente, depotenziata…) dell’ipotetico creatore del tempo, nel tempo a venire, separando il presente-passato dal futuro ma, contraddittoriamente, sotto le insegne dell’Eterna Presenza? Se egli fosse già ora questa Totalità, e lo è se no non è dio, non sarebbe se non in tutto e in tutti. Se questo (l’olografico e frattale “tutto in tutti”) è il punto di vista soteriologico, palingenetico ed escatologico (che non mi pare così secondario da essere relegato nel posteriore, inteso sia come tempo che come questione scatologica…) dio esisterebbe nei suoi simulacri (di relazione non assoluta, cioè d’Ammore, sempre secondo il papa… che alla “luce” di questa escatola vuota che si riversa in tutti, svuotandoli a loro volta, mi pare piuttosto “ateo”…) senza essere. E tutti i cristiani graviterebbero da millenni intorno ad un Grande Zero, amandolo, credendo sia tutto, ma tenendosene il più possibile a distanza “catecontica” (come una stella da un buco nero) e come anche il Caput (la Grande Testa Vuota) capit-alista suggerisce in questi ultimi secoli… “Nel lungo periodo siamo tutti morti”, pensava Keynes… conta solo il gaudeamus igitur in vista di una panzana colossale (la Crescita o, dall’altro lato, la gloriosa Rivoluzione… o ancora: il di più divino, l’“id quod maius cogitari nequit”, la Coscienza – anche “di classe” – riconciliata, fintamente o a forza, con una presunta Origine pura, naturale o, ancora peggio, sociale…). Una panzana colossale, dicevo, che deve contagiare tutti delle fantasie più strampalate, nel frattempo che egli si decide a venire, tutte ordinate secondo questa strategia mefitica di Dominio di un Centro Vuoto su teste e testicoli a loro volta svuotati…. Ora io non sono certo per la “pienezza”… ma per una modulazione… Una scansione, un ritmo, una tensione contro il Caput che miri a impedire che sorga ovunque esso ci provi e in qualsiasi modalità… una resistenza infinita a questa integrazione nella Totalità che vorrebbe venirci dentro in un cosmico cream pie


“UMANISTI” CONTRO “NICHILISTI”

E’ in atto un tentativo, da più parti (cristiane e marxiste, grosso modo…) di contrapporre un fronte di “umanisti” contro quelli che chiamano i “nichilisti”… Io trovo che sia solo finalizzato a lasciare in piedi l’orrida e tragicomica visione soteriologica, palingenetica ed escatologica che ci vorrebbe rendere tutti vittime, carnefici, colpevoli, graziati, vendicatori, risentiti, creditori, debitori, ecc… e lasciarci marcire finché siamo in vita in questo carcere (psichico, sessuale, politico, economico, ecc…), in questa squallida dialettica della Salvezza (ben evidente in qualsiasi trama narrativa, specie su quella parete di caverna platonica che è il cinema)… Non c’è niente da salvare (o risparmiare, si penserebbe in anglo-americano con “save”), dato che si muore… (o dato che, con un processo simultaneo, si vive… finché non prevale il movimento che ci solca, ci piega, ci scinde, ci dividua, anche prima della nascita e del concepimento).

Anche io, come il papa, salvo la relazione (contro il rapporto sociale in particolare e in generale), ma non certo quella mediata dal Terzo…  sono per la relazione “assoluta” (nel senso di libera, svincolata, sciolta, come il trattino dell’io-tu… ludica, con regole del gioco… non: contrattatasocialmente per giunta! come avviene, per esempio, nella famiglia nucleare borghese, “prima società naturale”, dice questo papa e la sua chiesa,  o nei rapporti di Lavoro – con dei fantasmi o con dei replicanti, delle macchine che si credono “umane”…).


A proposito di french & italian theory

Nei contenitori approssimativi di “french theory” e “italian theory” quello che non va è sia la determinazione nazionale (“french” o “italian”, comunque declinata all’angloamericana, vista cioè da quell’angolazione) che la “theory”, la processione, la passerella, la sfilata di pensieri… belle analisi (e neanche tanto) ma (che rendono) incapaci di una costruzione pratica (o, più semplicemente, di una prassi qualsiasi) che abbia un senso indipendente dal sistema vigente (che nutre e si serve sapientemente e ferocemente anche del pensiero opposto ai propri interessi… compreso quello della french o italian theory). Io ammiro invece la capacità degli “americani” di pensare e progettare strategicamente la complessità… (guarda un po’ che ti dico!…). Non mi piacciono chiaramente le premesse “cristiane” di quella strategia totalitaria da “glory, glory, hallelujah” (che ingloba la violenza del sacrificio, in ogni aspetto della vita e della visione del mondo), ma non si può non fare chapeau di fronte ad una simile tremenda efficacia… Loro ci insegnano che non è possibile trascurare nessun aspetto… che non ci si può limitare all’economia o all’ideologia… infatti hanno costruito per ogni disposizione umana un dispositivo… che, in ciascun caso, riconferma e generalizza la santità della proprietà, della violenza individuale ed universale… anche contro l’identità e i suoi software collaterali (Amore, Libertà, ecc… che i “soci” devono continuare ad avvertire come “naturali” e come le sole cose che contano…). Il “figlio di puttana” (“rovinare i propri amici è la regola numero uno”) non ha ideologia… crea (e detta) le condizioni perché vi sia quella che più gioca a suo favore… costruisce contenitori di contenitori (es.: navi, treni, ecc… con container… ma anche scuole, con classi, con libri, con studenti che diventano figli quando sono nel contenitore-famiglia, ecc… e finanziamenti, database, centrali energetiche, che inscrivono il tutto… questa totalità dall’esistenza probabile fatta statisticamente, equivalentemente e generalmente di bei rapporti sociali tra individui che si vendono, si alleano, si succedono e si replicano, al di qua di un filo spinato e con le armi del loro o dell’altrui fortino perennemente puntate contro… anche se si fa finta di niente, per non farsi troppo ribrezzo).  Mai ci fu un padrone più servo o un servo più padrone. E, a cascata o per contagio, in quanto più o meno consapevolmente assediati o in ostaggio, lo siamo diventati un po’ tutti…


PS: Un erede di quella bizzarra scuola (mi riferisco alla french…), come l’equilibrista e clownesco (“universalista”, pseudo-hegeliano, leninista!…) Žižek provò a spingere l’idea degli “organi senza corpo (OsC)” in polemica con certe stagnazioni dello schizofrenico ed artaudiano “corpo senza organi (CsO)”, divenuto una delle figure predilette dal duo Deleuze-Guattari, che vi avevano montato su nientemeno che macchine desideranti!… A dispetto di certi amanti del corpo pieno, continuo a preferire quell’impensabile aborto concettuale freudiano che fu la pulsione di morte (con il Lyotard della “circonversione” e la Kristeva del “soggetto zerologico”) e le sue vitalissime pulsazioni ritmiche, le sue forme insensate quanto apollinee, “barocche”, il -getto, il futuro, ecc… la relazione che spezzetta, divide i sog-getti senza individuarli… di-vergente, di-vertente, munista, de-capitalizzata, de-centralizzata, ecc… (le cose, tra l’altro, sarebbero molto più semplici di quanto sembrino a parole… ma va bene così, per ora…).


L’a-linguistica

«Le langage est fait de lalangue; c’est une élucubration de savoir sur la langue»

(Jacques Lacan)

Per porre un argine alla sovrapproduzione di segni, alla semiosi infinita, ecco, sulla falsa riga delle teorie di De Saussure, una nuova ipotesi di non-segno: l’in-significante fratto l‘in-significato (in questo caso, la funzione divisiva della barra si perde… salta l’in dell’in/dividuo al numeratore… liberando – o, viceversa, trattenendo, compattando – quelle possibilità, quelle tensioni, irriducibili alla funzione segnica… in una sorta di catatonia espressiva…).

(Da quale abisso o zero assoluto mai potrebbe emergere questo “senso”, questa gravità negativa, questa re-pulsione dell’essere, questa freccia, questo -getto?).

Solo l’in-significabile non-segno potrebbe cingere d’assedio e stanare le Strutture e le Funzioni (rispetto alle quali si definisce un segno)… ciò che appare insensato di per sé non basta… è infatti relegato alla religione, all’arte, alla magia, alla poesia… tutta robaccia sbavante, assolutamente organica… (ancora materna?… che fa lingua in bocca ad una lingua madre?).

comme encastré dans la terre mère,
désencastré de l’étreinte immonde de la mère
qui bave

Le relazioni in-significabili contro il rapporto significante/significato.

– Ma che cazzo significa?

– Qui non c’è un “cazzo, infatti, che significa

L’a-linguistica (l’a-lingua non è “lalingua” di Lacan) libera il senso del non-segno.

(Artaud parlava di un corpo senza organi).

L’inorganico (*) si muove… “parla”.

Municare invece di co-municare.

(*) …non il “referente”, in quanto non riferisce proprio niente alla polizia del segno… (niente banconote segnate, né alcuna firma) è una piega che non si s-piega… un labirinto che si invagina, si apre e si chiude, prima che qualcosa si muova, pensi o parli.


PS: Con l’a-linguistica si allunga la serie delle scienze e delle ideologie da me inventate o abbozzate (che molto probabilmente mai si studieranno in un’uni-versità… essendo più che altro di-versioni, di-vertimenti…): psicanalogica, munismo, dividualismo, de-capitalismo, ecc…