videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “immaginario

Sulla libertà, il corpo e la pro(i)stituzione

alcune riflessioni seguite alle polemiche tra femministe cui accennavo nel post precedente

La libertà

Cos’è la libertà? Delle potenzialità, delle aperture, delle intensità, del disordine. Tutto ciò che vive (e non) in questo senso è libero. Non ha a che vedere con la “natura”, con le relazioni (sogno di una cultura e di un civismo dei rapporti sociali, che in tal modo si fondano, considerando tali fondamenti sempre cosa buona e giusta, immacolata, socievole, amorevole… molto erroneamente, dacché si tratta di relazioni informali spesso violente…) che producono spazi di libertà (di gioco imprevedibile) solo a tratti… Per il resto sono fantasmi di leggi sistemiche (fantasma) che si aggirano instancabili tra gli insiemi (tra “ciò che si somiglia”, tra “simili”), che si insinuano tra “sé” e “sé”, confondendo strategicamente entrambi i doppi separati dallo specchio (“reale” e “immaginario”) in una cosa sola (un segno, un corpo) da donare (o vendere, comunque a poco) alla Grande Macchina del Terzo… Prima semplificazione, cattura, campionamento di “sé” (“selfie”, per gli amici…) per poter meglio speculare… (creare cioè una destinazione, un destino, o una scelta tra limitate possibilità, un libero arbitrio tra i vari segnacoli umani, tra le varie merci su due gambe).

Continuate pure a speculare. Non stiamo (le nostre potenze) né nel rapporto (simbolico), né nella relazione (immaginaria) che ci fa ri-conoscere allo specchio/schermo…

Il corpo

Il corpo non è “mio” (del mio presunto io o coscienza extracorporea), nel senso che sono materialista, diciamo, e non sopporto che qualcuno, un sub-iectum, pensi di poterlo “gestire”… secondo criteri aziendali, normativi o emancipatori: è già libero e senza confini precisi.

La pro(i)stituzione

Tutto un levarsi di diti medi, gesti della fica piccati davanti agli sforzi argomentativi e pedagogici delle “professoresse”… Ok, ma dopo lo sberleffo? Se non riesce il ruolo figo di “attention whore” (scorciatoia mediatica effimera per non parcheggiarsi nel ruolo pedagogizzante e culturale delle conferenziere, più posate e attempate), non resta che vendersi per davvero come semplici “whore”… come si continua a fare più o meno tutti in fondo… facendosi (fare) un mazzo tanto, chi più chi meno.

C’è chi si fa sussumere le “lotte” per il “comune”, chi la filosofia della “differenza”, chi le istanze libertarie dei corpi… alla fine una sola Grande Macchina veicola e scambia flussi di bit e tracce infinitesimali di profitto, senza essere scalfita neanche un po’…

Per me va capito come articolare (in un gioco non binario, il meno computabile possibile) una sorta di macchina incomprensibile (con contenuti non contenibili dai contenitori di contenitori) ma funzionante (il cosmo intero sembra funzioni così… solo i miei contemporanei sembrano tutti ostinarsi a remare contro, con stratagemmi evidentemente destinati al fallimento).

Sputate su Hegel (ma anche sull’ontologia sociale!… e sull’ontologia in generale! che sia “io”, “mio”, “individuo”, “società”, “social network” o quello che vi pare…).

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Assi che scricchiolano | Contrattacco

Assi che scricchiolano

Gli equivoci di linguaggio di tutte le ideologie contemporanee si basano su alcuni assi (individuo-società, politica-società, liberalismo-socialismo, profitto-reciprocità, surplusmunus,  produzione-riproduzione, lavoro-famiglia, uomo-donna, impero-colonia,  protestante-cattolico, gotico-barocco, conscio-inconscio, capitale-lavoro, legge-interpretazione, fenomeno-osservatore, dispotismo-democrazia, totalità-parte, guerra simmetrica-asimmetrica, ecc…) indiscutibili o quasi nei secoli scorsi, ma che ormai scricchiolano pesantemente… In molti casi non sono già più gli assi portanti che reggono la baracca politica, economica, sociale, antropologica, culturale… ciò che chiamano “civiltà” (questo branco di coglioni, stronzi e assassini), quest’orrenda convivenza metropolitana, interrotta qua e là da località turistiche, aree protette, e che vorrebbe saturare il cosmo…
A mio avviso interrogare l’inconsistenza del sogno di un’origine pura o di una vita slegata dall’orrore sociale (rigorosamente senza morte, arcadica, nirvanica, positiva come il pensiero generato dal THC), della separazione mente-corpo, dell’offerta di una speranza che non c’è, riflesso spettrale e giustificazione goffa di una cattiva coscienza, costituisce un primo passo per avventurarsi nell'”a-venire” e accelerare il lavoro delle crepe del mondo cui troppi sembrano ancora attaccati o della “sostanza” (del patrimonio, della successione, della proprietà, dell’“universale” e indivisibile individualità) che li fonda.

Contrattacco

Regolare l’immaginario e il “munus” come un gioco. Questa la mia eresia.

Regalo regoli variabili, di misura immaginaria, a naso (νοῦς). Cose a dismisura di tutti gli uomini.

Sino ad ora s’è solo sognata una realtà irraggiungibile e che doveva rimanere tale per giustificare un esistente universalmente dominato da un Essere che mette “ordine”, “crea”.

Detesto i “sognatori”. I sogni sono segni… passioni da contabili. Ciò che li determina sono le regole del gioco… entro cui, purtroppo, si inscrive anche l’abominio presuntuoso delle leggi.

Che almeno vi sia un mondo in cui non succeda più niente (nel senso delle successioni).


La coscienza

ovvero

 a proposito di “ghiribonzi”, di “aùro” pugliese e “ìndico” velletrano.

– da un dialogo su FB –

IO – Abbiamo un nemico interno, ma non è la corruzione (come sbraita Piero Pelù)… sono i ghiribonzi. I “ghiribonzi”, familiarmente detti anche “pali”, sono esseri notturni che abitano nei corridoi, come anche l'”aùro”, sorta di troll peloso presente, oltre che nei racconti popolari pugliesi, anche in qualche quadro di Füssli, in forma di succubo. Hanno presumibilmente gambe corte, altezza che varia dai 60 ai 200 cm, andatura lenta durante lo svolgersi degli incubi notturni, capace però di aumentare considerevolmente, in simultanea con l’esito horror del finale dei suddetti incubi, quando divengono invisibili e infine si avventano sul sognatore, cinturandolo con una scossa elettrica paralizzante al ventre.
PS: Si possono annientare solo riuscendo a parlare, gridare o, ancora meglio, soffiando col naso… dato che risulta difficile, da “paralizzati”, svolgere la “manovra di Valsalva”.

CM – A Velletri lo chiamano Indico!

IO – Ecco:

“L’ìndico” (di Roberto Zaccagnini)

Erno dó’ mesi che Filomenaccia
tenéa l’Indico, ma ’o tenéa de brutto …
de notte ‘n piommo a ’o stommico, poraccia,
’n sapéa che fa’: era provato tutto!
I stròleghi ’era ’ntesi tutti quanti,
fina che u’ llegramante de Schinetta
glie disse: “Filomè, ’n ce stanno santi,
te l’hai da còglie da ’sta casa infetta.
Chisto, ’o vé’? è tarmente aradicato
che nu’ lo scoti manco si vè’ ’o prete.
Gnente acqua santa, zorvo, né ramato …
da’ retta a mmi: meglio che v’’a cogliéte”.
Cossì areddusse i commedi ’a mmatina,
e ’o marito ce revempì ’a cariola.
’O bammoccio portéa ’na concoglina
co’po’de badanai e dó’ lenzola.
Filomenaccia era abboticciato
drento a ’na canestra ’o matarazzo,
s’’o misse ’n capo, ma arivà ’o cuinato
e se fermàne là denanzi ’o stazzo.
Dice: “Che v’’a cogliéte?” – “No, pe’ ’n cazzo ..!
Che glie pigliésse ’n corbo andó se trova!”.
E l’Indico da ’n cima ’o matarazzo:
“Gnamo, cuinà, che gnamo a ’a casa nova!”.

(“ìndico”, dal colore indaco; anche specie di folletto che, nella credenza popolare, immobilizza gli arti alle persone durante il dormiveglia).

CM – Si esatto, proprio lui. A mia nonna appariva di notte, immobilizzandola e “succhiandole il respiro” come sosteneva lei… L’unico modo per mandarlo via era mangiare qualcosa sulla tazza del cesso e recitare: “Indico, vie’ a magna’!”, cosi lui, schifato, andava via…

L'ìndico secondo Cristiano Mancini

IO – Taluni psicologi (un cognitivista, in particolare) sostengono si tratti di narcolessia. Ipotizzano che certi effetti paralizzanti durante la fase REM del sogno, siano dovuti a meccanismi autoimmunitari impazziti, che finiscono per bloccare il respiro regolato proprio dal “midollo allungato”… e aggiungono (comicamente) che certi sintomi durano tutta la vita. Per me la malattia di cui parlano costoro, ciò che si comporta troppo spesso da parassita del corpo, ha un solo nome: “coscienza”… e le cause di certi fenomeni non sono solo biologiche come vorrebbero far credere (perché così sempre più siamo considerati… materia biologica da utilizzare in qualche modo per l’altrui godimento). Così non ne verranno mai a capo. Non si possono comprendere certe esperienze se non si combattono e spezzano le relazioni ana-logiche (il legame insistente, ripetuto, “profondo”) tra determinati rapporti sociali (familistici per lo più), associazioni mentali, emblemi culturali, immagini del corpo, etc…
Questa “scienza” inesistente (questa lotta contro gli spettri, anche culturali) l’ho chiamata “psicanalogica”.

CM – Sì… anche secondo me, il rapporto di questi eventi con la nostra natura profonda, con le credenze e le connessioni familiari/culturali è inscindibile… per questo bisogna scavare nei miti!… Si ritorna al discorso dei nostri nemici interni.

IO – Esterni si spera! (Non a caso l’esorcismo di tua nonna veniva pronunciato sul cesso… sono nemici che vanno evacuati da sé e dati in pasto alle tante coscienze di merda che vagano come nervi vaghi, a mettere ansia… ma probabilmente si può solo oscillare tra coscienze di merda, parassitarie, ansiogene a sproposito e coscienze in sintonia con i -getti che le compongono e scompongono, con l’ambiente, il paratesto, che le fa emergere  come sub-iecta o, piuttosto, le rigetta, lascia che si presentino, come triade giudice-protagonista-pubblico, su una specie di proscenio o di specchio o di schermo… riparo provvisorio dalla linea di fuoco tra futuro e presente-passato).


L’ipotesi perversa II

[Qui la prima parte].

Questi («ma chi?… i “cittadini”? i “consumatori”? i “lavoratori”? gli “utenti”? i “pro-sumer”?») non sono dei sentimentali (niente tragedie, sacrifici, violenze, paure, sacralità, Girard, Hobbes…), ma dei goduriosi (che godono per conto terzi senza venire mai, fingono grottescamente di godere o, dato che sono finzioni essi stessi, è di questo che godono)… governano coi tasti “mi piace” e “condividi”La macchina statale s’è fatta social. Ci aderisce per trasparenza, come un layer sovrapposto personalizzato, ci fotoritocca, ci sottopone al riconoscimento facciale, ci simula…

…una palpatina, una molestia, un insulto, un furto d’identità, un drone con cannoncino… Non si incarcera e non si uccide più: si banna (occultando le spiacevoli conseguenze di cui sopra che di tanto in tanto riemergono come snuff…).

Le telecamere piazzate un po’ ovunque sono per voyeurismo simulato non per controllo… Alla lunga ci si stanca pure a sorvegliare o sorvegliare diventa impossibile (addio Foucault e Deleuze) e si ricorre ad algoritmi interpretativi, macchine predisposte all’eccitazione. L’importante è (far) godere dell’attimo intenso in cui viene ripreso l’atto sanzionato dalle leggi-LOL. Possibilmente sgranato e fuori fuoco al punto giusto… con un tocco di mistero… qualche pixel di desiderio da aggiungere (voglia di hi-res, HQ, iconcine animate, loop). Il massimo sarebbe riprendere alieni, mostri, zombie, vampiri, mutanti… erotizzerebbero anche l’orrido… anzi, l’hanno già fatto.

Un capitolo a parte meriterebbero le simulazioni audio (musica, colonne sonore, muzak, jingle, suonerie, bip, etc…). Ma ci sono anche odori, superfici tattili, sapori… tutto concorre a renderci una finzione (“ciò che viene plasmato”) adeguata al modello perverso totalitario… Il brutto è che alla perversione sembra che non si sfugga se non a costo di disordini schizofrenici… di distruzioni strutturali. Io stesso parlo a partire da una posizione “perversa”. Non c’è un’origine pura… Non sto predicando come un Ezechiele biblico. Tutto ciò è preziosa conoscenza… da utilizzare eliminando (rendendo ancora più astratto e inefficace) il Terzo che gode al posto della finzione che siamo o moduliamo. È la sola follia (“gnostica” e dualista senza trascendenza) che vorrei.

Dal “perverso polimorfo” al feticismo fuori standard

Non ci sono che “oggetti parziali”… e sarebbero da mettere in relazione anomica (anti-identitaria, deterritorializzata, dividuale, modulare, ricombinabile) tra loro, con degli spartiti variabili che modulino produzione e consumo senza troppe dilazioni, tramite accordi politico-economici dividuali, rendendo progressivamente inutile e inefficace il Tutto (il fantasma d’Origine, il Padre Immaginario, l’Immagine del Corpo, la Persona, la Grande-Testa-fabbrica-organi) che li avrebbe parzializzati.

Non si capisce?… Non fa niente. Avete già afferrato abbastanza.

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Mani occhi testa bocca tetta piedi figa cazzo culo… il “perverso” qualcosa (per esempio mangiando con gli occhi, mantenendosi al di qua del cannibalismo) afferra e incorpora (come “antropologicamente” suggeriva un bellissimo capitolo, “Afferrare e incorporare”, di “Massa e potere” di Elias Canetti che sembra coinvolgere chi legge in una lotta corpo a corpo tra cacciatore e preda)… c’è solo qualcosa

…che si stacca dal fantasma totalitario (pur necessario, ma solo come fantasma, a mantenere una sorta di equilibrio non solo psichico) dell’immagine del corpo.  Diversamente, cosa più che comprensibile, ci si rifiuta di camminare e di collaborare pur di non sorreggere l’eccitazione erettile… le gambe cedono… ci si rannicchia come pupetti, irrigiditi come catatonici. Politica decisamente più intransigente e in accordo con le più potenti devastazioni cosmiche, ma del tutto immobile, negatrice anche di quel poco che ci anima in quanto animali o animazioni cinematiche…

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Com’è l’amore tra “falsi sembianti”?

Si ama per riconoscere (ri-presentare) la propria e l’altrui immagine allo specchio, per proteggerla dall’abisso di “nulla” (di incoscienza, di “non Io”) che quella sostituisce, tracciando approssimativamente o marcando dei segni (un corpo, un volto, una bocca, un occhio, un seno… penso al trucco, alle statue greche colorate, alle ragazze divinizzate, alle divinità divenute umane, al porno… una pantomima che nasconde il vuoto… giusto gli Aztechi, quando spellavano vive le vittime sacrificali e se ne vestivano, potevano indicare qualcos’altro, di più orribile, di irriducibile alla coscienza, che giace nel mezzo della carne e delle cellule che muoiono e si rigenerano più volte durante una vita).

Ovvio che sia molto meglio gioire perversamente dei dettagli, delle parzializzazioni che siamo… delle intensità ibride intagliate sul vuoto, sulla vertigine, sulla confusione… ma quella paura resta sul fondo di ogni ritaglio… di ogni angolino tranquillo che ci si ritaglia per far circolare delle intensità.
Ecco, le intensità… i -getti nei sog-getti… schizzi di nessuno… inorganico che sprizza… Chi mai può pensare di mettere tutto ciò in un recinto, in un serraglio? Non siamo capi di bestiame, caro capitalista… né vi è pro(i)stituzione ab origine. Non tutte le nostre membra sono organiche al tuo organico.

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Fonmaentadmlente caiapmo l’izinio e la fnie delle praloe

Stessa cosa dei corpi (da capo a piedi o tra capo e coda) e delle case (tra porta e finestre). Il contenitore viene intuito fantasmaticamente prima delle parti. Ma sono le parti ad essere più del tutto. Non ci sono che parzializzazioni e feticci (anche svincolati dal tutto).
Le intensità semplici (es. quelle individuabili, contenibili tra inizio-fine) fanno il gioco della forma complessiva.
Solo le intensità complesse non si lasciano sussumere e comprendere dalla forma complessiva.

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15/03/2014

Ci voleva Lyotard stanotte (causa insonnia… Capitolo “il Negozio” di “Economia libidinale” in cui tratta della cerchia dei sapienti-froci-guerrieri greci che avevano costruito il centro della polis e il loro pregiatissimo “logos” su di un grande zero, a forma di moneta, per tutti coloro che erano fuori dal cerchio – stranieri e donne compresi – o a forma di buco di culo, annullatore e appagatore dei loro bisogni) per farmi notare come l'”ANello” fosse un “piccolo ANO”… Anche la “collANA” magari, con un calibro più grosso, proviene dalla stessa ANALogia…

Egli vedeva inoltre, nella tensione e nella scarica, le potenze che attraversano la banda pulsionale (con un solo lato, senza un interno ed un esterno, come il nastro di Moebius)… Figura del polimorfo su cui si innestano i vari oggetti parziali… alcuni dei quali forniscono lo spunto per i deliri totalitari che Lyotard tanto detestava (che nell’antica Grecia sono appunto incentrati sull’ano, sulla pulsione sterile che azzera gli scambi e scarta l’eteronomo e il barbaro). Anche io sono della stessa opinione…

Per non parlare dei giochi di parole tra “annullare” e “anulare”…
L’idea che la “culla” della civiltà occidentale fosse in realtà un “culo” è assai comica…

08/05/2014

Il carry trade, il godimento dei differenziali di titoli e divise monetarie intorno al Grande Zero (orrido e attraente insieme… buco nero, buco di culo). L’intero sistema capitalista fa il surf su quest’onda… C’avevano visto giusto i Butthole surfers

Hanno solo imitato la “natura”… questa morte-che-vive piazzata dentro ogni vivente… sabotata, bistrattata, scongiurata, esorcizzata, crocifissa, surrogata da suoi simulacri depotenziati…


La guerra in Mali è dunque (in)finita?… ed è più “world” o “etno”?

Continuo le mie riflessioni sulla guerra in corso iniziate nel post precedente
Bisogna spulciare tra i video prodotti all’estero per poter vedere come sono abbigliati, quali bandiere sventolano e quali armi usano i fantasmi alqaidisti contro cui le forze armate francesi (con quelle italiane e statunitensi in appoggio) sono in guerra nel Mali (checché se ne dica…). Qui un riassunto dei prodromi di questo conflitto. Innanzi tutto sembra che non si tratti di fantasmi del tutto incorporei (probabilmente l’improbabile nettezza dello schieramento alqaidista così come viene narrato dai media internazionali, fa sembrare questi padroncini del deserto piuttosto  finti nel senso etimologico di plasmati… fabbricati e confezionati ad hoc per le TV e l’immaginario securitario di tutto il mondo, sempre oscillante tra il paranoide e il terrorizzato dal bau bau di turno). Certo, un news network “indipendente” (finto alternativo e un magari zeppo di “infiltrati”) come The real TV di stanza a Washington, con collaboratori come Chomsky, è da prendere comunque con le pinze… Per esempio, c’è l’idea ricorrente che i gruppi che hanno occupato il nord del Mali provenissero dalla Libia e siano stati armati dalla recente guerra per uccidere Gheddafi (probabilmente da inglesi, francesi e quatarini, su suggerimento della nuova strategia obliqua del Pentagono… la stessa che sembra aver ideato il recente colpo di stato in Mali, operato da ufficiali maliani formatisi in USA, come sostiene il video di the real TV…). Io credo che sia un po’ troppo complottista però l’idea che svariati gruppi di “integralisti islamici” siano tutti infiltrati dalle strategie oblique statunitensi… Si considera troppo potente un impero che si dimostra invece piuttosto “mean”, meschino, nei mezzi e, militarmente parlando, non troppo sagace e raffinato… è tutt’al più capace, anche per risparmiare qualche dollaro, di suscitare il caos – shakerando prima dell’uso le divisioni etniche (che hanno pur sempre una base razzista, sono un po’ il razzismo politically correct in tempi di democrazia…), nazionali e religiose di una data regione – vedere come evolve la situazione con i compagni di merende disposti o in azione sul campo e, giusto se le cose non vanno come pianificato, intervenire con la stessa enfasi che ultimamente pervade le previsioni meteo (tendono a dare nomi roboanti, tratti dalla mitologia o dal peggiore metaforismo, sia alle operazioni militari che alle perturbazioni o agli uragani, forse per suggerire un senso di ineluttabilità, astratta fatalità e predestinazione alle missioni “liberatrici” del complesso militare industriale o postindustriale)… o intervenire con la stessa logica fondante della civiltà sorta dopo Hiroshima… che solitamente prima bombarda e molto dopo sbircia coprendosi gli occhi o mangiando patatine, tutto ciò che si incenerisce per terra. Ritengo che in quella regione di nessuno che è il deserto, in questo caso il Sahara occidentale, dove per decenni  sono state ricacciate popolazioni (cui in alcuni casi è persino stata cancellata la nazione di provenienza con un tratto di penna, cui sono stati bombardati villaggi col napalm!), possano trovare temporanee alleanze moltitudini erranti (anche nomadi) di guerriglieri e individui che odiano di un odio viscerale gli “occidentali” (e dunque gli americani che ne sono il referente principale, più potente ed egemone), con le loro mire imperialiste, l’accaparramento delle risorse naturali e l’impoverimento programmatico delle popolazioni locali, che hanno la sventura di avere sotto il suolo giacimenti di petrolio, uranio, oro e compagnia bella… Sì, possono essere odiati… non sono irresistibili, non sono il mondo migliore che possa esistere, come si raccontano, quello che assimilerà tutto ciò che si oppone loro, non sono quel popolo benvoluto e continuamente god-blessed che credono di essere… tuttalpiù una moltitudine (pur sempre particolare e storicamente determinata) di macchine-umane variamente assemblate e in miserabile competizione tra loro. Si eccitano, si elettrizzano e si entusiasmano così…


Lyotardiano nello stigmatizzare gli africani, cui piacerebbe libidinalmente essere schiavi, diretto nell’accusare di terrorismo di Stati Uniti, sagace nel sospettare che il vero obiettivo degli USA è probabilmente l’Algeria di Bouteflika (aggiungerei io: dati i suoi rapporti con la Cina e la non sufficiente, secondo la strumentale opinione degli Stati Uniti, collaborazione nella “guerra al terrorismo”), feroce nei confronti del presidente del Mali installato dopo il golpe che ha subito invocato l’aiuto degli ex-colonizzatori, l’uomo nel video qui su (un simpatico africano residente in USA credo, dall’aspetto quasi presidenziale ma dai toni molto più incazzati dell’attuale comandante in capo delle forze armate USA) per altri versi pone le basi, con i suoi discorsi di autodeterminazione armata panafricana  (ma non c’è mai stata una comunità continentale africana, come del resto non è possibile che ci sia una comunità unita di tutti i viventi presenti un continente anche altrove…), di una potenziale guerra su basi etniche (se non razziali) o di un conflitto con gli arabi, che sarebbero senza alcun dubbio, secondo lui, tutti pagati dalla CIA per destabilizzare stati altrimenti pacifici…

Volevo solo far notare come anche nell’opporsi alla violenza globale del dominio statunitense e “occidentale” si rischia di formulare giudizi del tutto interni allo stesso paradigma che si intende contestare… si agitano sempre spettri, fantasmi di qualcosa che non c’è (come le etnie, le comunità, le identità, i generi, i diritti, le divinità varie) in nome del quale battersi, uccidere, morire… Semplificare in questo modo non è certo la via più efficace per uscire dall’attuale pantano… Ho un’altra idea di semplificazione, che magari tenterò di spiegare in altri post…


“In Mali non è finita”, dice il professore Chester Crocker dell’Università di Georgetown, assistente alla Segreteria di Stato per gli affari africani nel 1980 ed esperto di sicurezza internazionale e gestione dei conflitti.

“Se le forze africane presidiano le città, ciò significa che il resto del territorio sarà nelle mani del nemico”. Ecco come parlerebbe un vero paranoico…
Senza contare che “sarà fondamentale che i francesi, così come gli americani, i britannici e i vicini africani, siano in stretto coordinamento con gli algerini, essenziali in questa storia.
Naturalmente all’interno delle cellule islamiche di cui stiamo parlando molti sono algerini, non Tuareg del Mali o della Libia, sono algerini“. Lo dicevo che questi mirano a destabilizzare l’Algeria!… (del resto i media facevano il tifo per le primavere arabe e si dolevano per la poca spettacolarità e il fallimento delle sommosse in Algeria… o in Marocco).

Pure rousseaiano il professore yankee quando dice: “Quello che richiederà tempi lunghi sarà piuttosto la necessità di ricucire e ricostruire il tessuto politico e il contratto sociale del popolo”
Fino ad ora il Mali in America era conosciuto più che altro per il film in cui Martin Scorsese sosteneva la panzana che lì fosse nato il blues… (ma si sa, gli americani mandano avanti prima Hollywood… l’hanno fatto anche con noi… Pensano a come rendere profittevoli le risorse culturali locali… lo fecero col neorealismo… Prelevano solo quegli elementi che possono essere messi in comune col loro modo di vedere… danno una chance… e nel frattempo pensano a dove installare basi militari).

Tra l’altro questa faccenda del blues è stata impiantata pure nelle popolazioni saharawi (quelle di cui parlavo prima, bombardate col napalm dai marocchini nel 1975… dopo il dissolvimento della colonia spagnola del Sahara Occidentale)… Furono ricacciate in un campo profughi dipendente dagli aiuti ONU che si trova in Algeria poco sopra il Mali (ci deve essere qualcosa che proprio interessa, da quelle parti)… Mariem Hassan, che in questo video, che incrocia in modo un po’ forzato blues e litanie saharawi, canta accompagnata da chitarra elettrica, dai campi profughi è finita a fare concerti in giro per il mondo…

A proposito di fronte frattale del conflitto.

Anche io mi sono dedicato ad “Alchimie etniche” in musica, ma più per trovare punti di contatto tra culture e sensibilità diverse, aprire le limitate strutture occidentali ad elementi nuovi o, più probabilmente, per mischiare materiali sonori senza un centro che si potesse definire “etnico” o “world” (anche se oggi avrei chiamato il CD “Alchimie modali” per non incorrere in equivoci)… e “world” è una sorta di “centro di recupero” globale per anomie locali… queste operazioni le fanno altri per colonizzare… per assimilare culture e popoli nella Grande Macchina della Competizione… Così come fecero con gli schiavi negri nei campi di cotone: come hanno confezionato tessuti dal cotone raccolto, hanno anche confezionato il blues da chi raccoglieva cotone… e comunque sempre roba grezza per farci altre robe più raffinate su cui farci soldi è (nel mio caso, il mio pezzetto di cervello in affitto, la percentuale coloniale del 50% sull’insano privilegio dei diritti di proprietà intellettuale del “vivaio di musicisti” della Rai, come lo chiamava un funzionario di quelle parti…). Non posso dirmi “innocente”… gli “scopi nobili” vanno sempre a farsi benedire, quelli ignobili restano… (del resto alla Rai non potevano essere interessati se non avessero percepito un principio di malvagità in quello che ascoltavano… “più percussioni”, suggerivano… “più musica suonata con le mani, meno loop”… ma io non avevo nulla di autoctono, di originale, di tradizionale, da proporre… la mia immaginazione non ha un territorio, una legge (forse delle regole del gioco, sempre mutevoli)… mi avevano scambiato per qualcosa che non sono (non avevo alcuna intenzione di travestirmi da arabo o turco o indiano come si usa fare tra molti musicisti attratti dall’esotico per estrarre tradizioni pure con lo stesso spirito del WWF nei confronti degli animali in via d’estinzione… o sistemare tappetini da ginnastica e altarini Ikea come fanno certi fissati con lo yoga e le religioni orientali… che non sono certo sadu)… ma senza né Tradizione, né piena conformità alla moda – o allo sfruttamento – del momento si rimane in una terra di nessuno, che è appunto la mia… e quella del branco di post-moderni sparsi per la società postindustriale con tante idee e capacità, ma poche relazioni produttive indipendenti… e non parlo di nicchiette culturali… Insomma più che un “vivaio”, a me sembra una tonnara… o un deserto).


Madri, mogli e figlie del Despota

(In questa epoca idiota in cui si disquisisce di laicità e fondamentalismo e c’è chi difende l’indifendibile da entrambi gli schieramenti, preferisco la libertà di deriva analogica alla Bestemmia gratuita, sghignazzante, provocatoria… ma di che?… Meglio l’apostasia definitiva di qualsiasi religione, anche laica… il discredito, il disconoscimento, il disprezzo e il disinteresse per certi imbrogli colossali, irricevibili, senza recupero possibile, neanche per vie traverse… piddine, pretastre o fallaciane che siano…).

Prendo spunto dalla scoperta di un manoscritto riguardante un possibile Cristo sposatoTeologicamente, in realtà, non farebbe una piega. Maria era madre, moglie e figlia rispettivamente del Figlio, dello Spirito Santo e del Padre (le tre persone divine dei cristiani)… e sempre di marie (sia pur proiettate su altri corpi e vicende) si parla anche quando si parla di Maddalena… Il punto oscuro è semmai perché il nome “Maria” provenga dall’ebraico “Ribellione”1. “Ribellione” alla terra nera degli idoli, alle piaghe penitenziali (quelle d’Egitto, 10 quante sono le sephirot), alla nuova vita alchemicamente trasformata con una separazione e una successiva soluzione acida2… Seguiranno, nel racconto biblico, svariati prodigi, colonne di fuoco, ןמ ovvero “manna” (=“che cos’è?”) bianca, cibo più o meno spirituale che cade dal cielo (albedo, mercurio sublimato, rugiada…), serpenti “fiammeggianti” (ףרשׂ, serafiche quanto velenose rubedo nel deserto)… e giù, giù, attraverso diverse vicissitudini di opere cominciate e abbandonate, templi costruiti e distrutti… fino all’athanor (Magdala=”torre”) della tintrice-prostituta liberata dai 7 demoni e che va con tutti i metalli-animepolvere di proiezione del Cristo, “l’unto” appunto dagli unguenti di quella… divenuto Oro (Aur=ebr. Luce), Cristo solare, sacrificio di Dio stesso, la dismisura disumana per eccellenza, senso delle cose espropriate di ogni altro senso possibile (…denaro), sovranità nulla, campata in aria, modellata sugli alchimismi psichici di qualche patriarca paranoide o di qualche sacerdote che ne fece le veci… oppure di qualche eremita delirante per la fame, che abbraccia in un tutt’uno, universale quanto incestuoso, la stirpe immaginaria del Despota… e che inchioderà per millenni gli uomini alla loro condanna (un “debito infinito”) al cospetto del Signore di turno. Poiché il Verbo che si è fatto carne questo vuol dire: che da quel momento in poi non sfuggirà più niente alla presa del Paranoico3, alla grammatica dei suoi predicati e declinazioni… e i corpi4 saranno organicamente da lui posseduti5… persino dopo la morte, con le obbligazioni delle successioni proprietarie… individuae come l’anima, parcella dell’Orco divino.


NOTE

1 םירמ, “Miriam”, come la sorella “profetessa” di Mosè, questa specie di םימ , maym=ebr. “acqua” – fig. “urina”, “sperma”! –  ma con una ר, “testa”, che danza e canta una volta separate e richiuse le acque del Nilo e approdati sull’altra sponda… o הרמ, Marah=”l’amara”… come la fonte amara resa dolce con un legno inviato da Dio a Mosè, subito dopo la vicenda dei canti di gloria dopo l’attraversamento del Nilo… analogia da cui deriva anche il culto della Madonna legato a tante sorgenti d’acqua

2 Simbolicamente, immagino, le lance degli egiziani sui loro carri (“affondati come piombo in acque profonde”, Esodo 15, 10) dietro il mercurio ebraico in fuga.

3 …e monoteista che trascende la comunità disordinata, clanica, immanente, nomadica, dalle alleanze e dalla filiazione fluttuante.

4 …di quell’ecclesia che etimologicamente chiama fuori dal mucchio o dentro l’adunanza.

5 …anche in modo odiosamente fraterno, ipocritamente e sentimentalmente “francescano”, mentre già l’Inquisizione arroventava i suoi attrezzi di tortura… “fraternité” da cui non sarà esente neanche la Rivoluzione francese.


Fermo immagine | Discontinuità

Fermo immagine.

 Il Colosseo visto dalla Domus Aurea

Su di una panchina vicino al Colosseo, viale della Domus Aurea… Lei sdraiata con la testra poggiata sulle cosce di lui, che è seduto…

LEI – Ma cosa rimarrà di questo istante?…

IO – Quale istante?

LEI – Questo… Non lo possiamo fermare… A questo istante succede un altro istante e poi un altro…

IO – Beh… diciamo che è un’impressione… quella che il tempo scorra… noi ci siamo immersi… ma non è detto che un istante non sia “sospeso” tra presente-passato e futuro, tra ordine e caos entropico… e ogni istante non sia scomponibile… all’infinito… Si, ma in effetti il tempo scorre… e non possiamo farci niente…

LEI – Sì… e poi moriamo… E che senso ha tutto questo?

IO – Tutto questo cosa?

LEI – Tutto questo: il sole che ci scalda, la panchina, l’amore…

IO – Nessuno… C’è… Dà l’impressione che ci sia un senso, solo per il fatto che (probabilmente) ci siamo… siamo catturati in questa vibrazione più o meno armonica… Ci siamo ritrovati da questa parte… Ma il senso esiste solo in quanto vi è un non-senso… Te lo domandi quando sei viva… te lo domandi da sveglia… ma se dormi non ci sono più queste domande… Dunque quando ti poni queste domande, dormi…

Si appoggia con una guancia sulla mia coscia destra. Le scosto i capelli con la mano sinistra e le accarezzo la nuca, mentre il sole le illumina l’altra guancia… Si addormenta. Prima di cadere nel sonno mi stringe la mano per un istante. Poi quel che io vedo (il tizio che fa 太极拳, l’uomo seduto di fronte con gli occhiali da sole, i due che si riprendono a turno con una steady-cam dotata di braccio meccanico) lei non lo vede… Probabilmente neanche io.

Sole tra gli archi del Colosseo

Discontinuità.

Dopo quello che ho chiamato l’ultimo filosofo, dopo l’apertura decostruttiva (Derrida) o macchinica (Deleuze) del post-strutturalismo… dal piano della riflessione, si è passati alla realtà. Nelle fondamenta del mondo si aprono voragini, tutto quel che era crolla e va in frantumi… impossibile recuperarne il senso passato, impossibile costruirne uno futuro. Non possiamo percepire l’85% della materia (il fantasma fecale del nostro cosmo), siamo ciechi per 4 ore al giorno per via delle saccadi, ascoltiamo musica con 44.000 silenzi al secondo che non percepiamo, tra un atomo e l’altro vi sono spazi, campi, relativamente immensi, tra le stelle e le galassie vi è una dimensione spazio-temporale discontinua… granulare, a brane, a più dimensioni… abbiamo un genoma spazzatura che sta lì senza un perché (e questo solo perché non trasmetterebbe “informazioni”…), un chilo e mezzo di batteri nel nostro corpo, vediamo il flusso di immagini senza vedere i singoli fotogrammi, vediamo l’immagine sullo schermo senza vedere i pixel RGB.

In economia la valorizzazione che conta è in negativo… è il buco di bilancio a creare valore… buco che si è ormai diffuso (“spread”) ovunque… e ce l’hanno un po’ tutti (e questo alla lunga rende impossibile il capitalismo, che può perpetrarsi solo crinandosi in crisi, accumulando con ferocia o sopprimendo i creditori di volta in volta… Dunque compaiono buchi e distorsioni anche nel Diritto e nelle democrazie… nelle ideologie come nelle esistenze messe precariamente a lavoro… Ma la violenza è un lusso che è possibile fino a un certo punto…).

Infine, viviamo morendo progressivamente

L’informatica sembra consacrare una cospirante assenza di spazi di ambiguità, obbedendo solo alla logica binaria di input/output (I/O) il nuovo soggetto monadico, computante e paranoico inventato da Leibniz, che magari Freud provò ad investire di (s)cariche libidiche, di giubilo di fronte al rocchetto che compare e scompare davanti agli occhi dell’infante (il gioco del fort-da, una specie di cucù-sèttete), ma che, dato il numero incredibile di ripetizioni di impulsi I/O che quella logica gestisce, per esempio, in un processore, è più un rumore disarmonico, il ron ron della macchina di cui delirava Antonin Artaud… quello che ci svuoterebbe appunto di quello che c’è in mezzo tra un sì e un no, tra un vivente e un morto… quello che continuiamo ad affermare contro Tutto, ad ogni passo, ad ogni impulso elettrico della nostra chimica (dis)organica… tra scosse, brividi, contrazioni, decontrazioni e fasci di nervi…

Insomma questa vita quantizzata, digitalizzata, discontinua è insopportabile. Spossessa continuamente di sé… ma in un modo che non è quello proprio della naturaBataille avvertì che siamo accomunati intimamente dalla “continuità” (la “sozzura”, la morte, il sesso)… io non avverto niente di tutto ciò. Non ho niente in comune con niente e nessuno… mi percepisco come una discontinuità imprevedibile e radicale, priva di appartenenza… un vivente assolutamente contingente. “Sentirai di appartenere al tutto quando non sentirai più”, mi dicevo l’altro giorno alle 5 di notte, senza capire il senso di questa frase… Questo tutto di cui sarei parte dunque non esiste che a condizione di morire e non è conoscibile… Resto dunque una parte eccedente… schizzata fuori di -getto dal Tutto, che è infinitamente meno di quel che c’è ora, nei pressi, in questa stanza, tra le mie dita sulla tastiera illuminate da uno schermo a 60 Hz di refresh… prima di chiudere gli occhi come Shiva e far scomparire questo misero assoluto in un sonno incomunicabile… anche a “me stesso”, a questo nodo attorcigliato… in procinto di sciogliersi.

Buonanotte… zzzzzz.