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Articoli con tag “lavoro morto

Inumanisti

copertina del reportage

…non condivido affatto queste usanze barbare di seppellire i defunti… né quella di porre lapidi, identità fittizie, scolpite sulla pietra come se dovessero durare per sempre, labili memorie kitsch di corpi che, nel frattempo, nella realtà, si decompongono e si sbriciolano rinchiusi in contentitori… come i vivi nelle loro case, nelle loro auto… Nomi, identità, contenitori… questo chiamano “civiltà” gli “inumanisti”… quelli che si aspettano che lieviti, risorga qualche surplus (o surpus) di vita dal liquame ben conservato delle loro anime…


Barriere coralline

Non abbiamo bisogno di istruzione, educazione, scolarizzazione, colonizzazione, alfabetizzazione, ammaestramenti, ordini, ammonimenti, controlli, quanto di capire, intuire, sapere, annusare, ascoltare… Il disCRImine tra i due insiemi di termini è il CRInale della CRItica, che separa (in modo, ahimè, conflittuale e ambivalente) ciò che è istruzione (fondamentalmente militare o militarizzata), da ciò che può LIBerare la LIBido delle intensità inespresse (purché già complesse, regolate, modulate, giocabili, dividuali), contro il carcere sociale (totalitario, umanista, universalista, identitario, ecc…). Il crinale della critica è però effetto di conflitti magmatici, che fondono le convinzioni e le convenzioni più pietrificate, esponendole a sollecitazioni telluriche che le frantumano, sottoponendole a pressioni inimmaginabili e a influenze cosmiche del tutto invisibili per chi ha memoria troppo corta, come gli umani… che si accorgono di tutto ciò che si AGita e AGisce nell’AGone sotto i loro piedi solo quando, di tanto in tanto, erompe in eruzioni vulcaniche, che accelerano, sempre troppo poco per una vita media, il mutare del paesaggio, dell’habitat dei loro habitus… o quando dei corpi celesti, più di rado, precipitano al suolo, devastando questo mondo del tutto o quasi.
Nel breve, si può giusto contare sull’erosione e sulle nicchie, sul moltiplicarsi delle bolle invaginate in superficie o in profondità… (ma anche sulle loro trivellazioni, gallerie, sostanze inquinanti, radioattive… sulla loro idiozia e autodistruzione, sulla crescita esponenziale di “lavoro morto” e “denaro morto”, che dovrà pur avere un limite, quando farà danni tali che si dovrà auto-squalificare prima di cedere definitivamente il passo, di liberare le bolle, le nicchie della loro costruzione bacata, senza che le macerie impediscano ad altri di vivere…).

zoanthus


Verso l’abolizione della moneta – Le regole del gioco

In cui si propone il ribaltamento di uno dei presupposti epistemologici della disciplina conosciuta come “sociologia”.

Ecco… si frantumi la “società” e la si riproggetti secondo nuovi parametri… con nuove regole del gioco poi ne riparliamo…

La potenza politica di questi mezzi (come della possibile libera costruzione di accordi politico-economici dividuali che vadano oltre il mero dato quantitativo che esprime il denaro) è molto sottovalutata per prevenzione ideologica da parte di certa cultura “umanista”, “universalista” (o dialettica… ribaltata o meno, marxiana o hegeliana, a seconda che si ponga l’accento sulla classe o sulla coscienza… incardinata ad alcune false contrapposizioni come capitale/lavoro, stato/società, individuo/società, etc…). Pochissimi sanno o si interessano in Italia dei sociogrammi di Moreno, per esempio (che pure sono l’ossatura di tutte le sociometrie e le simulazioni sociali alla base delle strategie di sfruttamento estensivo e intensivo, in network, del capitalismo post-industriale)…  o della microsociologia… A parte la forte puzza di comportamentismo (se non di innatismo) che promana qua e là, c’è da dire che si potrebbe trasformare uno studio ex post in un progetto ex ante… non limitandolo ad un settore (come uno studio su rifugiati tirolesi o sui detenuti di una prigione… o come potrebbe essere anche uno studio psicodrammatico sui membri del Parlamento, che in fondo è un gruppo come un altro cui si dà troppa importanza…), ma mettendo su un intero processo produttivo, con nuovi mezzi di scambio… Questo sostituirebbe la moneta e il lavoro (organicamente e gerarchicamente diviso dai lenoni per la valorizzazione capitalistica del profitto da pluslavoro altrui). Non altro.

Critiche: per lo più questi studi tendono a far passare per naturale l’idea di individuo e di convenienza materiale, su cui edificano poi le strutture leaderistiche e di esclusione… che simulano mutualismi di fatto inesistenti (e che piacciono per esempio a soggetti come Delrio, che, a proposito delle “smart cities” che propaganda, suggerisce il mutuo aiuto, laddove Sacconi preferiva parlare di sussidiarietà… ammantando di insostenibile sostenibilità le future favelas che le criminali paraculaggini neoliberiste, una volta messe in pratica, faranno sorgere).

A favore c’è da dire che questi studi sullo “psicodramma” contemporaneo (che certamente trascurano la violenza extra-psichica dei rapporti sociali necessari all’accumulazione originaria o all’estrazione di plusvalore, che pur potrebbero considerare, se partissero da premesse muniste e dividualiste… o anche tradizionalmente comuniste) vanno oltre l’identità dei fenomeni… spezzettandoli in miriadi di rivoli e sottoinsiemi… dunque schiudendo una logica di relazioni dividuali che potrebbe farla finita con tutta una serie di concetti astratti come “società”, “gruppo”, “individuo”, “identità”, ecc…

Occorre una discussione collettiva sulla potenza di questi mezzi che subiamo da cavie e da in/dividui dall’esistenza probabile, come fossimo meri dati di un continuo sondaggio di nervi e carne… (come lo sono anche io in questo momento, mentre scrivo nel database di uno dei social network di questo spazio simbolico concentrazionario, di questo carcere, campo di lavoro o cimitero globale).

Insomma, di fronte ad una programmazione dettagliata che investe tutti i settori e i comparti della divisione del lavoro, tutte le forme di interazione pubblica, mediatica, spettacolare (fino ad arrivare a follie paranoidi come la PNL o alle soglie del percettibile con le meditazioni trascendentali di David Lynch), occorre una contro-programmazione e un de-condizionamento di pari complessità… anche se dovrà dotarsi di strumenti semplici per diffondersi efficacemente… (come lo è il denaro, per esempio, nel capitalismo).


Padella o brace?

Ma se l’Italia si dice sia fondata sul Lavoro, perché mai non dovrebbe esserlo sulla prostituzione, che è un po’ la stessa cosa? Cosa ci sarebbe di etico e morale nel vendere a rate la propria vita e funzioni del proprio corpo mediante salario o matrimonio, rispetto al fugace rapporto prostitutivo (che comunque non sostengo)?
Più in generale in questo Paese (tendenzialmente feudale, mafioso, familista, clientelare…) qualsiasi impresa (prostitutiva per definizione) viene ostacolata in tutti i modi, come se non dipendessimo dalla distribuzione delle plusvalenze di lavoro (se non denaro) morto in regime di economia capitalista. E’ un Paese schizofrenico e schizogeno… un carcere preventivo di massa. Questa presunzione di colpevolezza dell’evasore (ormai diffusa, con potenti campagne virali, come un contagio tra le orde di coglioni e stronzi che chiamano “società civile”, “cittadini”, “popolo sovrano”, che ha portato per esempio a invenzioni demenziali come gli studi di settore per l’anticipo dell’IVA) è assurda… A queste condizioni di salasso, può guadagnare (forse) solo chi di soldi ne ha già in abbondanza… Chi ha fatto fallire la sola, del tutto apparente, via di fuga che hanno propagandato per decenni per poi di fatto impedirla (la cosiddetta “auto-imprenditorialità“, la pratica oscena dell'”inventarsi un lavoro”, che poteva liberare i prostituti per lo meno dalle angherie dei papponi di turno, per lasciare che la violenza del rapporto sociale di sfruttamento si distribuisse in modo omeopatico, psichico…) sono i fan delle tasse, dello Stato, del Meta-stato dell’Euro(pa)… e del Mercato, da quello contenuto, condizionato e militarmente difeso… che inevitabilmente, demenzialmente e ferocemente, genera concentrazioni, monopoli e altre decorative merdate imperiali.


Economia di guerra e schiavitù salariale

Scrivevo in occasione del lancio papale di fiori a Lampedusa:

La contraddizione è che il libero mercato (che non vorrebbe confini) ha bisogno di confini, recinti, schiavismi salariali, proprietà, eserciti, per esistere (ovunque e comunque)… e le posizioni privilegiate per la “crescita” (questo rapporto sociale transnazionale di sfruttamento) sono quelle di chi controlla gli ingressi e pattuglia con potentissimi sistemi radar, non tanto quelle di chi investe le sue risorse finanziarie, per esempio, in “grandi opere”. Gli Alleati, i Volenterosi, non sono mai stati pacifisti… anche se si propagandano (CON QUALE FACCIA???) con ideologie farlocche para-francescane, ecumeniche o stupidamente popolari…

Anche perché: dov’era la Chiesa fino a ieri? quando si promulgavano leggi razziali e si lasciavano morire annegate persone a centinaia alla volta? quando si prendevano accordi con Gheddafi per i lager dei subsahariani? quando si rifornivano di armi i ribelli in Libia e, dopo, in Siria? quando si mandavano i bombardieri per delle (non formalmente, ma sostanzialmente) missioni di guerra? quando si allungava la detenzione delle “persone” (evidentemente sacre solo a parole per i cristiani) migranti considerate “irregolari” dall’italica “introversione” (come la definiva con un’orrida litote un articolo dell’Aspen) a 18 mesi? Per tutto questo il Papa avrebbe chiesto “perdono”?

Questo ciò che ho scritto oggi, dopo la morte per annegamento di tanti migranti, sempre a Lampedusa…

Ci vuol poco a versare qualche lacrima nel lacrimatoio o buttare i fiori in mare (come facili profeti o menagrami…).

Qui non c’entra solo l’atteggiamento della Fortress Europe, la Turco-Nap0litan0 e la Bossi-Fini, i piddini e pidiellini che piangono lacrime di coccodrillo, ma la generale indifferenza nei confronti delle strategie militari che l’Italia e i Volenterosi europei sostengono, in accordo con la Nato, sia pure con paracule strategie “light footprint”, e che stanno creando nel Mediterraneo milioni di profughi e migrazioni forzate – dacché saremmo in “democrazia” e le deportazioni non creerebbero consenso – con uno scopo preciso (accanto alla destabilizzazione dell’intera area e al rimescolamento dei vari interessi economici occidentali nel Nordafrica relativi allo sfruttamento delle risorse energetiche, nel caso della Libia e della Tunisia chiaramente a svantaggio dell’Italia): l’aumento, in Europa del sud, della “produttività”, ossia della quota di plusvalore relativo estratto dal lavoro in modo intensivo, basato sull’abbassamento dei salari e sui cartelli delle mafie, anche grazie allo sfruttamento di questo disperato “esercito di riserva”

E manco arrivano vivi… Ma si sa che aumentando il rischio aumenta anche il prezzo di questo traffico… anche gli scafisti (la bassa manovalanza di questo mercato clandestino dei futuri schiavi d’Occidente, che pagano per essere schiavizzati, pur di sfuggire ad una condizione di miseria sicura o di estremo pericolo) reclamano spettacolarmente la loro parte… Come ovviamente gli avvoltoi dei governi coinvolti (quello italiano che tenta di far scucire soldi ad un’Europa hayekianamente piuttosto sorda sotto questo aspetto… e quelli nordafricani – collaborazionisti, usciti in qualche modo dalle “primavere arabe” che tanto avevano infiammato i cuori risorgimentali e nazionalisti o confusamente ribelli dei dementi del popolo mediatizzato e dei social network, ma soprattutto delle grandi imprese e degli imperialisti occidentali ancora non presenti nell’area – che chiederanno prevedibilmente più finanziamenti all’Italia, o chi per lei, per intensificare i controlli, la repressione interna e la sorveglianza sulle loro coste). C’è poi la questione che la quota degli immigrati clandestini va evidentemente controllata se i loro generosi e accoglienti datori di lavoro vogliono mantenere un salario di sopravvivenza… troppa domanda di lavoro nero sottopagato, rischierebbe di abbassare troppo i salari e finirebbe per impedire la loro stessa esistenza… e anche questi piccoli stermini e campi di lavoro forzato (stile Rosarno) non sarebbero ben visti in una “democrazia”…

Resta il fatto che per un verso o per un altro, certe stragi (che non sono “ecatombi” o “disgrazie” come si tende a dire, dato che vi sono dei responsabili a monte di questa situazione, se non un intero sistema) convengono a troppi…


zona rossa – zona sacra – zona morta (derive analogiche e pensieri frammentari)

Hanno esteso la “zona rossa” intorno a Piazza Montecitorio… Evidentemente il sacro eccita troppo… così hanno deciso di estendere la zona sacra che non è possibile valicare… tutti sogneranno di orgasmare all’interno del suo perimetro… è una roba come la belarda di “Madame Edwarda” (quella che per Bataille era Dio… o il corpo accecante e nauseante dell’incesto di cui lo stesso autore scrive in “Mia madre”…).

O come nella storiella dell’albero della conoscenza del Bene e del Male nel paradiso terrestre che non si doveva toccare sennò iradiddìo… un po’ fallo un po’ pelo di fica… (“fallo” è una parola polisemica… con double bind incorporato: può essere inteso sia come imperativo di “fare” – “Fallo!” – che come “infrazione punita dall’arbitro” o, ancora, “posto sbagliato”… quando si dice, per esempio, “mettere un piede in fallo”).

Io mi tengo alla larga persino dal centro di me stesso, per evitare le intensità allucinate della piega corrugata che si crede dio…

Roma… l’idea barocca di orbitare ellitticamente intorno al vuoto.

Una parabola dell’assoluta ambivalenza delle (psicotiche e psicotizzanti) tecnologie di controllo “preventivo” è il film di Cronenberg “La zona morta”

Qui invece un video liberamente ispirato a “Essi vivono” di Carpenter (con epilogo che rende bene l’idea della barbarie individuale cui porta la paranoia che si diffonde a tutto spiano):

Ora si parla (col solito appeal asettico, rassicurante e innocentino) delle nuove tecnologie, di realtà aumentata… (un’altra invenzione sperimentata, come “internet”, prima dai militari statunitensi e poi commercializzata per tutti i replicanti, ritornanti e consumati-consumatori sparsi per il mondo), come si riporta in questo video:


Ed ora un po’ di mainstream… o flussi schizo, che dir si voglia…

La vicenda di Luigi Preiti mette in scena il rischio di morte implicito (la shakespeariana “libbra di carne” da sacrificare per un debito non più restituibile) nelle scelte di chi vive per scommessa… è il riflesso di un’intera economia in un singolo individuo comunque conforme e assimilato al sistema che pur lo esclude, suppliziandolo come un Tantalo con i suoi beni, con i suoi bi-sogni (nel senso – seguendo un falso etimo – di doppi, paradossali, ambivalenti),  squalificandolo magari anche per il tramite dei corpi sociali come le sue famiglie (d’origine e acquisita…) con i loro immaginabili giudizi pressanti… voci interiorizzate (che si vanno a sommare ai noti, amplificati e reiterati insulti di stato… “bamboccioni”, “fannulloni”, ecc…) che intimano all’uomo di vendere la sua forza lavoro, anche se non vi riesce, mantenere moglie e figli (vedi al minuto 3’40”) e se stesso… oppure, sempre il sistema, la Grande Macchina, con una piccola variazione sul tema, lo esorta a dipendere dal meccanismo ossessivo-compulsivo dei giochi d’azzardo, a drogarsi di speranze disperate come quelle di tante economie nazionali che annaspano, prosciugate dei loro liquidi, seguendo un ordine assurdo e mortifero che i sadici del profitto e della sussunzione universale insistono a considerare immutabile e senza alternativa… T.I.N.A. (o valorizzi il capitale vendendo il tuo tempo, la tua forza-lavoro e, in definitiva, il tuo corpo o lo valorizzi comunque cedendo al circuito del capitale quote di salario e rendite residuali raccattate alla bell’e meglio… per il tramite onnipervasivo della forma-denaro).

Altra assurdità che mi colpisce è quella dei “politici”, in generale, individuati dallo sparatore giustiziere (secondo la ricorrente opposizione popolo/politica estremamente semplificata e priva di qualsiasi senso strategico o della realtà) come coupable (colpevoli-colpibili) della sua rovina personale… è certamente espressione di una rabbia oltremodo impotente e per questo tremendamente cieca, predisposta ad essere schiacciata sotto gli anfibi (se non sotto i colpi) della gendarmeria… Sono gesti che paradossalmente spostano l’attenzione da ciò che vi è di politico in molti gesti banali e quotidiani, familiari anche allo sparatore, su qualcosa che di per sé sarebbe il Vuoto se non vi fosse chi finisce addirittura per volerlo sacrificare (confermando cioè la sua tautologica e sedicente sacralità). Lo dicevo qualche anno fa che il potere non esiste… nasce da un movimento corale di in/dividui opportunamente plasmati (e individuati, nel senso di “resi individui”, cioè identificati, iscritti e registrati per accedere alla fabbrica che li ha prodotti surcodificando e sussumendo – decodificando e ricodificando – la loro nuda vita) che lo legittima… Ma quando per legittimarsi si trova a sospettare di tutti i “cittadini” poveri o in difficoltà e senza alcuna determinazione politica in quanto potenziali sparatori? Non è un po’ troppo vasta questa categoria per non trasformare il Nulla (il buco nero di ogni centro, galattico e non) in dispotismo totalitario, perdendo del tutto i connotati della finzione “democratica”?

Nel frattempo in Italia c’è un clima in cui la stampa adora i necrologi dei fondamentalisti del Lavoro Perduto, martiri e suicidi (ovviamente solo quelli innocui, effetti collaterali del disfunzionamento perfino della legge bronzea di Ricardo), che si immolano alla causa dell’articolo 1 della “Costituzione più bella del mondo”… e c’è anche un clima da inquisizione di chiunque prenda la parola in merito a quella sparatoria insensata, cui viene richiesto un “abiura!” preventivo, manco fossimo nello Stato Pontificio… Di questo passo criminalizzeranno in tutto il Lazio anche il popolarissimo te-possino-ammazza’ o il ma-va’-a-mori’-ammazzato… Io a questo proposito non ho niente da aggiungere, dal momento che ravviso in ciò che accade, in queste dinamiche spettacolari e semplificate, una procedura che non mi coinvolge, non mi eccita né sovreccita… Lo trovo semmai un po’ deprimente e di cattivo gusto questo sollecitare emozioni… no alarms and no surprises… non cerco colpevoli (per quello ci sono già corpi armati dappertutto) o condanne esemplari, torture nelle patrie galerie (come si usa fare anche a chi è solo “clandestino”… un reato che, stando alle loro premesse teoriche sui Diritti dell’Uomo, non dovrebbe esistere… come piuttosto, in senso anti-universalista e anti-territorialista, il confine e il νόμος che lo istituisce, aggiungerei io)… né si possono far diventare colpevoli preventivamente tutti i depressi o i disoccupati senza psicotizzare tutto l’insieme, minando le fondamenta “pattizie” (ma dove sarebbe questo patto fantasma, imposto, asimmetrico, se non nei sogni del Dominio reale?) della “società civile” che si intenderebbe “proteggere”… Mi sembra un colossale equivoco… e sembra tutto previsto… già visto…

“Nessuno è mai morto di contraddizioni. E più si guasta, più si schizofrenizza, meglio funziona, all’americana”.

(da “L’anti-Edipo” di Deleuze-Guattari).


De-capitalismo | …come impedire l’Apocalisse

– Si fa presto a distruggere e criticare… il punto è che voi non avete un modo di produzione da proporre…
 – Certo che ce l’abbiamo… è il DE-CAPITALISMO.

C’è chi suggerisce di lavorare meno… In effetti, che senso ha lavorare alacremente per il nulla speculare (o rifratto che sia)? è solo cedere ai ricatti… Ma come ricostruire con degli zombie assuefatti ai lavori forzati un processo di produzione dif-ferente o di-vertente? è quasi impossibile… Forse sono discorsi elitari i miei (o subliminali, operanti in una particolare faglia di questa produzione non più segmentata, ma stratificata, se non labirintica)… destinati probabilmente allo sfacelo in questo momento storico… ma molto resistenti, direi all’infinito… Speriamo che Babilonia cada così in fretta da non avere il tempo di correre ai ripari… (ma il vero scopo degli anti-apocalittici dovrebbe essere quello di impedire il giudizio universale e la seconda venuta di un Caput solare, untuoso, sanguinante e splendente di finzioni come nei Giovanni Battista dei quadri di Gustave Moreau…).

Nei dipinti di Moreau scorgo (nonostante le intenzioni dello stesso pittore, suppongo…) una visione ironica del capitale, della “Grande Testa”, come la chiamava Lyotard, un doppio simbolico dei processi (mitemente contrattuali a dispetto dei loro contenuti sacrificali o dei poteri esecutivi che li difendono) di valorizzazione del lavoro morto o della dismisura del plusvalore (pseudo-cristico, comunque solare, aureolato… luccicante come una moneta) estratto… Ecco, in una prospettiva de-capitalista certe crudeltà (castrazioni, dualismi mente/corpo e rimozioni) dovrebbero permanere come uno spettro ed essere accuratamente evitate… Poi c’è anche un certo psicanalismo di maniera alla Julia Kristeva (“La testa senza il corpo”) da tenere comunque in considerazione (a pag.149 dell’opera citata, per esempio)…


SPALTUNG | digressione psicanalogica

Tra la “castrazione” orizzontale della decapitazione (che ritaglia gli in/dividui in una testa e un corpo separati, in un Io e un desiderio separati, nel caso della castrazione freudiana) e quella verticale della divisione longitudinale del corpo trovo più interessante la seconda… il fantasma del doppio (evocato dal taglio – impossibile? schizoide? – dell’unità in/divisibile) svela molto di più del fantasma psicanalitico dell’Io, del Genere, del Corpo Proprio o del Fallo e si estende abbondantemente al di là delle piccole sozzerie individuali… In questo caso, nessuna simmetria è possibile (nemmeno una disgiunzione metafisica che ritagli oggetti parziali come nella sapiente arte cinese della macellazione o nei meridiani dell’agopuntura)… non vi possono essere due Unità… Nessun doppio verticalmente scisso è uguale o simile alla matrice (cuore, stomaco, milza e pancreas da una parte, fegato dall’altra). Questa asimmetria comprende tutte le relazioni (e sfugge a qualsiasi rapporto… quello che segniamo con la barra “/” della divisione, della castrazione, ecc… e probabilmente non prevede nessun taglio o getto di sangue, ma solo la consapevolezza che, se sono divisibile, se le mia parti non combaciano e sono più dell’intero, se i miei organi non “sanno” di far parte di un individuo, se non vi sono organi ma solo l’inorganico eretto a vivente, non sono Io… non lo sono mai stato, né lo sarò mai).


schizo = dal greco schizein, che significa scissione, divisione.

Molto prima della divisione del lavoro e dell’alienazione (inventata dai paranoici dell’Ottocento) c’è un’altra divisione… che è, per così dire, psico-giuridica… è legata all’esistenza dell’anima (che è il fantasma psichico della proprietà privata).

(Dunque l’immortalità dell’anima sarebbe un tentativo delirante di conservare all’infinito patrimonio e proprietà…).