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Contro il Valore | verso la fine del capitalismo

Più che disinvestimenti libidici, libido del disinvestimento.

Certi marxisti ragionano come spettri assai presuntuosi, come se vivessero puri con tutto il corpo (rapiti in cielo come i profeti Elia o Enoch), in un regime comunista liberato, “umano”, magicamente non sovietico… Criticano l’autopoiesi del plusvalore confuso con l’interesse, che falsificherebbe e occulterebbe il presunto valore (plus o meno, vai a capire quando inizia l’uno e finisce l’altro esattamente) della loro chiavata lavorativa. Oppure blaterano di concetti metafisici come “lavoro sociale astratto”… frementi nella speranza di contare e valere di più, per compenso soteriologico, quando sorgerà il chimerico sol dell’avvenire.

“Monete viventi” che si ribellano a loro stesse… senza mai mettere in discussione le categorie cui fingono di contrapporsi… fornendo addirittura dei supporti sostanziali (…fantasmatici) al Capitale.

Non c’è niente di più patetico di un automa che si crede e si dice “umano”.

Al di là del plusvalore estorto con la violenza o col piacere masochistico del dipendente, del sottoposto, del lavoratore, del prostituto, ciò che produce valore aggiunto al prezzo di una merce è la sua rarità, unicità… la sua difficile o impossibile riproducibilità (es.: più di 3 cazzi nel culo, ecc…). La non estensibilità ad altri del lavoro (che accrescendo la reperibilità di quella merce in breve tempo ne abbasserebbero il prezzo). Quindi: un lavoro ad alta intensità artigianale, che le macchine non possono fare… In pratica: l’arte (è chiaro poi che l’opera è il marketing che ci gira intorno. L’arte di incontrare la domanda di arte. Insomma, la para-arte… dato che l’arte non esiste… esistono sequenze di gesti vagamente coerenti e sensati, sensi che brancolano tra le qualità delle cose variamente assemblate, geometrie più o meno presenti nei movimenti di danza dell’artista, dell’illusionista…).
Oppure la furbata dei brevetti, come suggeriscono gli americani del (fallito?) TTIP, finché riescono a far valere questo diritto (“io progetto, deposito… voi investite e lavorate”).
Si potrebbe pensare che persino la rilevazione dell’antimateria e dei neutrini degli scienziati possiedano le caratteristiche di merce ad altissimo valore aggiunto.
In definitiva: il valore non è legato all’uso… anzi, l’utilità (e la conseguente riproduzione seriale) di un determinato bene o servizio ne diminuisce il valore di scambio.
Il Valore (al netto delle lotte salariali e delle lotte di classe che sono un po’ come la vita chiusa in gabbia che scalpita ma poi lecca il padrone) è logoramento e distruzione anche di ciò che è utile. Ciò detto, qualsiasi discorso che lo erige a senso delle cose, è serialmente distruttivo.
Sostenere dunque che le cose non hanno valore (e che andrebbero disinvestite economicamente e libidinalmente) sarebbe un buon punto di partenza…

La morte del valore (lo zero, non isonomico, come tendenza generale) nella logica degli scambi… accordi dividuali a scadenza breve e accordi dividuali collettivi a scadenza più lunga.

Dopo l’assetto feudale, l’assetto statale, l’assetto internazionale-sovranazionale-transnazionale, ecc… cosa altro il rapporto sociale capitalista automatizzato e decentralizzato potrà ancora scomporre sino ai minimi termini e gassificare? Giusto se stesso.


Al di là dei simulacri e degli spettri politici

– aforismi contro il PD e non solo –

I piddini sono la perfetta sintesi degli altri schieramenti: sono incapaci come i grillini (ma con molta più prosopopea e presunzione) e corrotti come i forzisti. Trovo allucinante che si considerino “di sinistra” e che la gente (la borghesia) creda a questa cazzata… Sono la caricatura di una caricatura (che è poi quella confluita nell’accozzaglia di finto-sinistri della Lista Tsipras).
Ma come fanno a perdere così tanto tempo a fingere di prendersi sul serio?
Ma come fanno codesti “elettori“a non sputarsi addosso invece di discutere di nulla sul nulla, quando per esempio parlano di Renzi, di “fiducia”, di “speranza“?

C’è da aggiungere che corruzione e incapacità sono caratteristiche assolutamente adeguate al sistema borghese vigente… che opera in buona parte al di là delle sue stesse leggi formali e sempre più spesso con il precipuo scopo di disfunzionare… D’altro canto, gli opposti valori del rigore morale e della competenza tecnica (di certi altri bacchettoni) sono solo delle coperture ideali di leggi formali e regole informali tutte protese a modulare vizi e virtù, dépense e produttività, e continuare di fatto a proteggere (proprietà, divisione del lavoro, rendite, profitti, interessi, ovvero) l’accumulazione, l’espropriazione, il ricatto… lo stupro, l’avvelenamento, ecc… la violenza strutturale (la mercificazione di ogni cosa e di ogni vivente e la sua correlata passione sadomasochista), garantita dalla milizia, dalla minaccia del carcere, della tortura, ecc…

Ma davvero c’è gente che crede che il lavoro dematerializzato, cognitivo (nel senso di cultural-impiegatizio) sia più indispensabile di quello legato alla produzione, all’industria, all’agricoltura? Ma davvero c’è gente che pensa che la legalità, la Costituzione o Papa Francesco siano il rimedio di una società (solo!) moralmente corrotta?
Ecco si incontrano troppo spesso queste due specie di prototipi umani: il feticista della tecnologia (che fa finta che i computer siano fatti d’aria), fiducioso nell’automazione e nel progresso basato sugli impiegati e sul lavoro fine a se stesso, e il “religioso” che crede nella bontà universale della violenza strutturale su cui poggia il suo culo borghese

La “sinistra” è letteralmente infestata da questi due prototipi… Poi ci sono quelli che rivendicano più diritti individuali (continuando a privilegiare l’astratto sul concreto, essendo loro stessi “astratti”), più lavoro (abbattendone il valore per eccesso di domanda), un reddito di base (vendendosi per due spicci ad un sistema prostitutivo e mercificante che tutto sommato accettano), ecc… equamente distribuiti tra entrambe le categorie… Sono le infinite trasformazioni di una stessa cosa mostruosa (vagamente sintetizzabile nella parola “borghesia”, ma non è solo quella ad essere mostruosa…).

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Poi dovrebbero spiegare la cazzata che occorrono riforme politiche (la composizione del Senato, i criteri elettorali… ma cosa c’entrano???) per contrastare la competizione al ribasso dei prodotti asiatici e la difficoltà crescente (per motivi bellici e per trattati transnazionali e interessi egemonici statunitensi) di reperire risorse energetiche a basso costo… Come se non bastasse, vogliono risolvere il problema locale dell’oggettiva convenienza delle merci asiatiche con la Speranza, la Fiducia, con il “made in Italy”, la ricerca e l’innovazione con le stampanti 3D? Almeno questo è quanto di miserabile e patetico propagandano per coprire di luccichii (si fa per dire…) intenzioni evidentemente reazionarie e impopolari (quelle del “ce lo chiede l’Europa”).

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Un partito totalitarista che si rispetti deve governare e indire scioperi contro il governo, polarizzando la pantomima dello “scontro” su temi secondari e poco significativi (e ovviamente deve propagandarsi come “democratico”, magari inserendo tale dicitura nel logo).
L’opposizione “capitale/lavoro” che rivela la sua storica complementarità con stile auto-caricaturale (vedi Bersani: “Siam sempre quelli lì, eh!”).

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3 Novembre 2014. Ha persino peggiorato quanto già detto da Poletti, il Rensi: “Non esiste una doppia Italia, dei lavoratori e dei padroni: c’è un’Italia unica e indivisibile e questa Italia non consentirà a nessuno di scendere nello scontro verbale e non solo, legato al mondo del lavoro”. Curioso che il giovane vecchio reazionario, rottamatore dell’eventuale e improbabile “nuovo”, che tenta di spegnere il conflitto capitale/lavoro (che tanto serve al Capitale, comunque…), lo rinfocoli in realtà ogni giorno che passa… (proprio in quanto funzionale alla governance violenta dell’estensione e dell’intensificazione dello sfruttamento, appunto… “Come te la ficco la carota nel culo, se non ti bastono prima?”).


Deposizioni muniste

…continuando con le decostituzioni e le destituzioni…

A proposito di divisione del lavoro… Non è che si è contro la divisione, ma contro la sua organizzazione, contro le sue giunture, contro certi movimenti meccanici che stritolano. Non vi è mai stata qualcosa come un’attività indivisa, un’origine non alienata (senza la quale non è possibile evidenziare alcuna alienazione), come presuppone un certo co-munismo (che pone segretamente al suo centro un idillio umano inesistente se non in certi sentimentalismi settecenteschi, quando pianta l’orrore sociale come prima natura nel bel mezzo di ognuno).
Il munismo, tagliando il “co-“, si pone in contrasto con qualsiasi origine e individua(lizza)zione… è attività dividuale regolata per gioco, “meccanismo” ricombinante,  in cui il giogo gioca. Depositivo, non “dispositivo”. Cadavere (ciò “che cade”), scarto (ciò che è “messo fuori”), escremento (ciò “da cui ci si separa”), dall’inizio alla fine… comunque sempre rinnovato. Genesi fluttuante.

Perdita di tempo incalcolabile (se non sommariamente, da un Terzo virtualizzato, da un muni-cipio, che “non conta”) in ogni suo momento. Produzione regolata, più che per volontà, “a naso”… o, piuttosto, per noia (da νοῦς – impropriamente? -… ma s-logata, senza λόγος… non in-tuizione – “guardare dentro” -, ma em-bolo – “ciò che si getta in mezzo” – che impedisca a qualsiasi totalità fantasmatica di organizzarsi e dispiegarsi sistematicamente contro i suoi insiemi non omologhi, eteronomi, eterodossi, eterogenei, difformi (è così che il logos vede, sorveglia, controlla, incarcera, sopprime, corteggia, incorpora, sussume, ciò che non comprende)… E non mi si prenda per platonico neanche per scherzo… qui non ci sono idee.


Ai confini del “sistema” | domanda di “benessere” o offerta di prostituzione?

Vi è una violenza strutturale su cui si poggia il giochino del “libero” mercato difeso manu militari… cui non tutti accedono. La chiave d’ingresso è proprio il volervi accedere anche a costo della vita (che già in virtù di questo diventa un prezzo). Una volta prezzati e apprezzati, i (soprav)viventi possono finalmente prostituirsi (come tutti gli altri e come prescrive, per esempio, anche il primo articolo della Costituzione italiana). Ogni percorso di “liberazione” (come negazione della libertà di non voler accedere, iscriversi e partecipare al gioco del mercato) mira alla creazione di nuovi confini interni ed esterni… e nuove aspiranti merci su due gambe da espellere o lasciare entrare con difficoltà.

È come quando i bambini fanno un circoletto e non lasciano entrare il nuovo arrivato… Magari è un gioco di merda, ma il solo fatto di aver stabilito un confine rende irresistibile volerlo valicare.
– Posso giocare?
– No, tu no.


Verso l’abolizione della moneta – Le regole del gioco

In cui si propone il ribaltamento di uno dei presupposti epistemologici della disciplina conosciuta come “sociologia”.

Ecco… si frantumi la “società” e la si riproggetti secondo nuovi parametri… con nuove regole del gioco poi ne riparliamo…

La potenza politica di questi mezzi (come della possibile libera costruzione di accordi politico-economici dividuali che vadano oltre il mero dato quantitativo che esprime il denaro) è molto sottovalutata per prevenzione ideologica da parte di certa cultura “umanista”, “universalista” (o dialettica… ribaltata o meno, marxiana o hegeliana, a seconda che si ponga l’accento sulla classe o sulla coscienza… incardinata ad alcune false contrapposizioni come capitale/lavoro, stato/società, individuo/società, etc…). Pochissimi sanno o si interessano in Italia dei sociogrammi di Moreno, per esempio (che pure sono l’ossatura di tutte le sociometrie e le simulazioni sociali alla base delle strategie di sfruttamento estensivo e intensivo, in network, del capitalismo post-industriale)…  o della microsociologia… A parte la forte puzza di comportamentismo (se non di innatismo) che promana qua e là, c’è da dire che si potrebbe trasformare uno studio ex post in un progetto ex ante… non limitandolo ad un settore (come uno studio su rifugiati tirolesi o sui detenuti di una prigione… o come potrebbe essere anche uno studio psicodrammatico sui membri del Parlamento, che in fondo è un gruppo come un altro cui si dà troppa importanza…), ma mettendo su un intero processo produttivo, con nuovi mezzi di scambio… Questo sostituirebbe la moneta e il lavoro (organicamente e gerarchicamente diviso dai lenoni per la valorizzazione capitalistica del profitto da pluslavoro altrui). Non altro.

Critiche: per lo più questi studi tendono a far passare per naturale l’idea di individuo e di convenienza materiale, su cui edificano poi le strutture leaderistiche e di esclusione… che simulano mutualismi di fatto inesistenti (e che piacciono per esempio a soggetti come Delrio, che, a proposito delle “smart cities” che propaganda, suggerisce il mutuo aiuto, laddove Sacconi preferiva parlare di sussidiarietà… ammantando di insostenibile sostenibilità le future favelas che le criminali paraculaggini neoliberiste, una volta messe in pratica, faranno sorgere).

A favore c’è da dire che questi studi sullo “psicodramma” contemporaneo (che certamente trascurano la violenza extra-psichica dei rapporti sociali necessari all’accumulazione originaria o all’estrazione di plusvalore, che pur potrebbero considerare, se partissero da premesse muniste e dividualiste… o anche tradizionalmente comuniste) vanno oltre l’identità dei fenomeni… spezzettandoli in miriadi di rivoli e sottoinsiemi… dunque schiudendo una logica di relazioni dividuali che potrebbe farla finita con tutta una serie di concetti astratti come “società”, “gruppo”, “individuo”, “identità”, ecc…

Occorre una discussione collettiva sulla potenza di questi mezzi che subiamo da cavie e da in/dividui dall’esistenza probabile, come fossimo meri dati di un continuo sondaggio di nervi e carne… (come lo sono anche io in questo momento, mentre scrivo nel database di uno dei social network di questo spazio simbolico concentrazionario, di questo carcere, campo di lavoro o cimitero globale).

Insomma, di fronte ad una programmazione dettagliata che investe tutti i settori e i comparti della divisione del lavoro, tutte le forme di interazione pubblica, mediatica, spettacolare (fino ad arrivare a follie paranoidi come la PNL o alle soglie del percettibile con le meditazioni trascendentali di David Lynch), occorre una contro-programmazione e un de-condizionamento di pari complessità… anche se dovrà dotarsi di strumenti semplici per diffondersi efficacemente… (come lo è il denaro, per esempio, nel capitalismo).


Padella o brace?

Ma se l’Italia si dice sia fondata sul Lavoro, perché mai non dovrebbe esserlo sulla prostituzione, che è un po’ la stessa cosa? Cosa ci sarebbe di etico e morale nel vendere a rate la propria vita e funzioni del proprio corpo mediante salario o matrimonio, rispetto al fugace rapporto prostitutivo (che comunque non sostengo)?
Più in generale in questo Paese (tendenzialmente feudale, mafioso, familista, clientelare…) qualsiasi impresa (prostitutiva per definizione) viene ostacolata in tutti i modi, come se non dipendessimo dalla distribuzione delle plusvalenze di lavoro (se non denaro) morto in regime di economia capitalista. E’ un Paese schizofrenico e schizogeno… un carcere preventivo di massa. Questa presunzione di colpevolezza dell’evasore (ormai diffusa, con potenti campagne virali, come un contagio tra le orde di coglioni e stronzi che chiamano “società civile”, “cittadini”, “popolo sovrano”, che ha portato per esempio a invenzioni demenziali come gli studi di settore per l’anticipo dell’IVA) è assurda… A queste condizioni di salasso, può guadagnare (forse) solo chi di soldi ne ha già in abbondanza… Chi ha fatto fallire la sola, del tutto apparente, via di fuga che hanno propagandato per decenni per poi di fatto impedirla (la cosiddetta “auto-imprenditorialità“, la pratica oscena dell'”inventarsi un lavoro”, che poteva liberare i prostituti per lo meno dalle angherie dei papponi di turno, per lasciare che la violenza del rapporto sociale di sfruttamento si distribuisse in modo omeopatico, psichico…) sono i fan delle tasse, dello Stato, del Meta-stato dell’Euro(pa)… e del Mercato, da quello contenuto, condizionato e militarmente difeso… che inevitabilmente, demenzialmente e ferocemente, genera concentrazioni, monopoli e altre decorative merdate imperiali.


Teologia erotica

“Dio sarà tutto in tutti” (1 Cor 15,28), cita il papa per evangelizzare Scalfari. Teologicamente è un argomento debole… perché non è già ora tutto in tutti se è tanto onnipotente? Perché collocare la volontà (non onnipotente, depotenziata…) dell’ipotetico creatore del tempo, nel tempo a venire, separando il presente-passato dal futuro ma, contraddittoriamente, sotto le insegne dell’Eterna Presenza? Se egli fosse già ora questa Totalità, e lo è se no non è dio, non sarebbe se non in tutto e in tutti. Se questo (l’olografico e frattale “tutto in tutti”) è il punto di vista soteriologico, palingenetico ed escatologico (che non mi pare così secondario da essere relegato nel posteriore, inteso sia come tempo che come questione scatologica…) dio esisterebbe nei suoi simulacri (di relazione non assoluta, cioè d’Ammore, sempre secondo il papa… che alla “luce” di questa escatola vuota che si riversa in tutti, svuotandoli a loro volta, mi pare piuttosto “ateo”…) senza essere. E tutti i cristiani graviterebbero da millenni intorno ad un Grande Zero, amandolo, credendo sia tutto, ma tenendosene il più possibile a distanza “catecontica” (come una stella da un buco nero) e come anche il Caput (la Grande Testa Vuota) capit-alista suggerisce in questi ultimi secoli… “Nel lungo periodo siamo tutti morti”, pensava Keynes… conta solo il gaudeamus igitur in vista di una panzana colossale (la Crescita o, dall’altro lato, la gloriosa Rivoluzione… o ancora: il di più divino, l’“id quod maius cogitari nequit”, la Coscienza – anche “di classe” – riconciliata, fintamente o a forza, con una presunta Origine pura, naturale o, ancora peggio, sociale…). Una panzana colossale, dicevo, che deve contagiare tutti delle fantasie più strampalate, nel frattempo che egli si decide a venire, tutte ordinate secondo questa strategia mefitica di Dominio di un Centro Vuoto su teste e testicoli a loro volta svuotati…. Ora io non sono certo per la “pienezza”… ma per una modulazione… Una scansione, un ritmo, una tensione contro il Caput che miri a impedire che sorga ovunque esso ci provi e in qualsiasi modalità… una resistenza infinita a questa integrazione nella Totalità che vorrebbe venirci dentro in un cosmico cream pie


“UMANISTI” CONTRO “NICHILISTI”

E’ in atto un tentativo, da più parti (cristiane e marxiste, grosso modo…) di contrapporre un fronte di “umanisti” contro quelli che chiamano i “nichilisti”… Io trovo che sia solo finalizzato a lasciare in piedi l’orrida e tragicomica visione soteriologica, palingenetica ed escatologica che ci vorrebbe rendere tutti vittime, carnefici, colpevoli, graziati, vendicatori, risentiti, creditori, debitori, ecc… e lasciarci marcire finché siamo in vita in questo carcere (psichico, sessuale, politico, economico, ecc…), in questa squallida dialettica della Salvezza (ben evidente in qualsiasi trama narrativa, specie su quella parete di caverna platonica che è il cinema)… Non c’è niente da salvare (o risparmiare, si penserebbe in anglo-americano con “save”), dato che si muore… (o dato che, con un processo simultaneo, si vive… finché non prevale il movimento che ci solca, ci piega, ci scinde, ci dividua, anche prima della nascita e del concepimento).

Anche io, come il papa, salvo la relazione (contro il rapporto sociale in particolare e in generale), ma non certo quella mediata dal Terzo…  sono per la relazione “assoluta” (nel senso di libera, svincolata, sciolta, come il trattino dell’io-tu… ludica, con regole del gioco… non: contrattatasocialmente per giunta! come avviene, per esempio, nella famiglia nucleare borghese, “prima società naturale”, dice questo papa e la sua chiesa,  o nei rapporti di Lavoro – con dei fantasmi o con dei replicanti, delle macchine che si credono “umane”…).


Il lavoro “sommerso” e la concorrenza “sleale”

”Con la presenza del sommerso la profonda crisi che sta colpendo il Paese ha effetti economici e sociali meno pesanti di quanto non dicano le statistiche ufficiali. E’ evidente che chi pratica queste attività irregolari fa concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici regolari che non possono o non vogliono evadere. Ma nel Mezzogiorno possiamo affermare che il sommerso costituisce un vero e proprio ammortizzatore sociale. Sia chiaro nessuno di noi vuole elogiare il lavoro nero spesso legato a doppio filo con forme inaccettabili di sfruttamento, precarietà e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarità non sono legate ad attività riconducibili alle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena elencate costituiscono in questi momenti così difficili un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese”.

(Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi… sottolineature mie).

(Ipocrisia che salta, quando si descrivono, oltre agli effetti “negativi”, le virtù del lavoro “sommerso”, della pittoresca arte di arrangiarsi in questa specie di repubblica fondata sul lavoretto… Ipocrisia che salta anche, per esempio, quando un sindaco sottintende che, in fondo, i CIE assomigliano a galere, dunque, tanto vale metterci i detenuti…).

Si lamentano della “concorrenza sleale”… ma la concorrenza è SEMPRE sleale… la “lealtà” (etimologicamente: la “legalità”) viene sempre dopo un’aggressione senza regole… sempre e comunque ripetibile…

Il lavoro “sommerso”, le migrazioni, sono i principali strumenti, “dal basso”, di svalutazione dei salari… (strumenti ipocritamente e solo apparentemente mal tollerati… eventualmente puniti con un carcere che, con la sua pedagogia criminogena, cronicizza e radicalizza questi fenomeni). Come non vedervi l’utile degli imprenditori, magari proprio di quelli che sbandierano le virtù di una presunta legalità, che va tanto populisticamente di moda, che è comunque la legalità di chi è padrone di qualcosa, di chi fonda il “Lavoro”?

“Dall’alto” poi, come si vede, risolvono il problemino della paga degli schiavi, dei salari, con i cambiamenti strategici dei flussi di merci e capitale, con i loro trattati “trans” (ex WTO, GATT, ecc…)… Il risultato è: una violenza sempre più estesa e intensa… che finisce “naturalmente” per rinfocolare ideologemi bellicosi e identitari (alla fine ci si rivolge ai guardiani del gregge… anch’essi regolari o irregolari, poco conta), utilissimi a difendere lo stesso tipo di rapporto sociale di sfruttamento (chiamiamolo pure, “dal basso”, con meno riserve morali o senso di “alienazione” marxista, “prostituzione”orgasmo simulato da chiavata sui cadaveri) ad oltranza…

la “geopolitica”…

Postilla…

A tutti dovrebbe essere chiaro che questa crisi di sicuro non dipende né dalla “corruzione”, né dalla “speculazione” (o dalla cazzata della “finanziarizzazione dell’economia”)… queste due cose unite insieme semmai sarebbero il capitalismo più “efficace”, meno esplicitamente conflittuale (se non fosse che neanche queste bastano a conservare la stabilità dell’attuale Dominio sado-capitalista, parassitario, storicamente e socialmente determinato… e dunque…).


Binari morti

Avevo sognato di vagare (di notte) per una Taranto del tutto in mano a bande criminali… scampato al furto della macchina che mi stava dando un passaggio, scopro, al posto del vecchio porto militare (nelle nari il tipico odore di mare e alghe morte), dei binari ferroviari con operai che costruiscono parti meccaniche al tornio all’interno di un vagone posto su un binario morto…
– Ma che fate, lavorate a quest’ora?
– Come tutti, no?
Lì vicino c’è Fulvio Abbate… ci guardiamo negli occhi senza dirci nulla… lacrime silenziose ci solcano il viso. Salgo sul tetto sfondato del vagone, mentre sento lo “scrittore” blaterare garrulo di Teledurruti davanti alla sua telecamerina…

(una visione infernale…)


L’ipotesi perversa

Lo so, è da un po’ che non scrivo in modo sistematico (ammesso che l’abbia mai fatto… del resto non devo dimostrare di essere degno di pubblicazione, quindi scrivo a vanvera, in modo incompleto, trascrivendo appunti, conversazioni, riflessioni, senza “bella copia”). Il web non merita di più… Se vi va, sistematevi voi i pensieri più tardi… non sono disposto a lavorare gratis al posto di nessuno… né intendo “criticare”, ovvero, differenziare ulteriormente i rifiuti culturali nei quali sguazziamo per re-immetterli nel circuito produttivo… Merda è, merda sia. 

 C’è un’eresia nel pensiero contemporaneo che parte dalla patafisica di Jarry (che aveva mostrato, pur essendo anarchico, come l'”anarchia” sarebbe diventata un atteggiamento borghese, con la marionetta di “Ubu re”), passa per la dicotomia Sade/Fourier inaugurata da Klossowski con “La moneta vivente”, proseguita con Barthes in “Sade, Fourier, Loyola” e continuata con “Economia libidinale” di J.F. Lyotard (l’idea della tensione che di recente mi sono accorto di aver espresso anche io con l’aforisma “Essere questa tensione”) e gli scritti di Baudrillard, che mettevano in crisi l’articolazione freudo-marxista processo primario/processo secondario, struttura/sovrastruttura… Parallelamente nella realtà avveniva che la produzione e l’intero processo economico venissero sussunti dalla complessità della macchina del capitale finanziario…  L’impressione è che l’hardware non sia che un software più denso… una specie di “soft machine” che sembra quasi coincidere con la vita stessa… una “società liquida”, ma più ancora una liquidità (una sorta di pelle sintetica come quella che si applica sulle ustioni, liquido che all’occorrenza diviene membrana, più performante della pelle, pellicola dis-piegata e dis-tesa come quella descritta nell’incipit crudele di Economia libidinale di Lyotard), una liquidazione, alla quale in definitiva sembra non esserci scampo…
Io, per ovviare a questa incresciosa soluzione finale, totalitaria, solo apparentemente incruenta o piacevole finché dura, ho più volte proposto di opporre l’embolo al simbolo… il corto circuito, la resistenza (intesa fisicamente come tensione estrema, distribuita random) che brucia il circuito integrato, il processo di integrazione/dis-integrazione… ma per liberare cosa o chi? …un gioco che impedisca la “circonversione” di libido o interesse (…ma anche di incapaci), dove capita e a tutti i livelli…

…che impedisca con delle regole il “supplemento” di interesse e godimento ricavato dall'”inibizione”, dall’Aufhebung, dalla “Kastrazione”, dal soffocamento (nel senso dello smothering), dalla corsa coi sacchi, ecc… (interessante tutta la merceologia idiota che c’è in questa voce wiki).

 (Se Baudrillard mi causò una profonda depressione a fine anni ’90, Lyotard, mentre lo leggo, mi sta facendo torcere lo stomaco come il nastro di Moebius…).

“Nel sistema del capitale la moneta è più generalmente ogni oggetto, in quanto merce, e dunque moneta, reale o potenziale, non è soltanto un valore convertibile in un processo universale di produzione, ma anche indiscernibilmente (non oppositivamente, dialetticamente) carica di intensità libidinale. Il sistema del capitale non è il luogo di occultamento di un preteso valore d’uso che gli sarebbe “anteriore” – questo è il romanticismo dell’alienazione, il cristianesimo – ma innanzitutto che esso è in un certo senso più che il capitale, più antico, più esteso, e infine che i segni detti astratti, suscettibili di calcolo e misura previsionale, sono in se stessi libidinali”.

“Credete forse che sia un’alternativa, o questo o morire? E che se si fa questo, se ci si fa schiavi della macchina, macchina della macchina, fottitore fottuto da essa, otto ore al giorno, dodici ore un secolo fa, è perché si è obbligati, costretti, perché si tiene alla vita? La morte non è un’alternativa a questo, ne è una parte, essa attesta che c’è del godimento nel questo, i disoccupati inglesi non si sono fatti operai per sopravvivere, hanno – tenetevi forte e sputatemi addosso – goduto dell’esaurimento isterico, masochista, non so che cosa, di resistere nelle miniere, nelle fonderie, nei laboratori, nell’inferno, hanno goduto nella e della folle distruzione del loro corpo organico che certo gli era stata imposta, hanno goduto che gli fosse imposta, hanno goduto della decomposizione della loro identità personale, di quella che gli aveva costruito la loro tradizione contadina, goduto della dissoluzione delle famiglie e dei villaggi, e goduto sera e mattina del nuovo mostruoso anonimato delle periferie e dei pubs.

E ammettiamo infine che esiste tale godimento, simile, in questo la piccola Marx vedeva chiaro, simile in ogni punto a quello della prostituzione, godimento dell’anonimato, godimento della ripetizione dello stesso sul lavoro, lo stesso gesto, le stesse entrate e uscite dal laboratorio, quante verghe all’ora, quante tonnellate di carbone, quante barre di ghisa, quanti barili di chiavate, non prodotte, certo, ma subite, le stesse parti del corpo utilizzate, escludendo tutte le altre, consumate, come la vagina e la bocca della prostituta istericamente desensibilizzate […].
(Da “Economia libidinale” di J.-F. Lyotard)

Il punto è che a furia di godere, non si gode più… e regna una certa assuefazione… un’insensibilità diffusa… niente fa più effetto… L’informazione che passa è metadone…

Capisco solo che la dicotomia (o la coppia complementare) schizofrenia/paranoia che attraversa pressoché tutti i plot narrativi contemporanei (compresi quelli della società, del diritto, dell’economia come dell’individuo) sia il vero equivoco… In realtà non c’è nessun complotto e nessuna sovversione… Sono tutti perversi, sado/masochisti… godono di esser vittime o di farne. Godono dei soprusi, delle “oppressioni”, di subire ingiustizie per rivendicare soprusi, di essere repressi per “emanciparsi”, per dedicarsi al pissing estremo… Finché si mantiene il pericolo psicotico, la zozzeria nevrotica borghese è garantita.

Che fare dunque? Non aver paura… di non essere più “soggetti” desideranti, riconosciuti, palingenetici? Non godere di avere in tasca o in borsa una tessera sanitaria, dei soldi e una carta d’identità? Né emozioni, né piaceri indotti, desideri insaziabili, dipendenze? dividuarsi? (lasciar) crinare tutto fino all’estremo per poter riaprire le danze con giochini nuovi? Non c’è altra possibilità…
Nel frattempo… non c’è niente da difendere o da salvare. Nessuna cosa, nessun soldato, nessun eroe, nessun sopravvissuto. Nessun corso di sopravvivenza.
Lasciate morire quel che deve morire… (eventualmente, dando una mano…).

D’ora in poi si dovrà parlare dei politici e dei protagonisti del mainstream mediatico come si conviene delle pornostar e anche le “manifestazioni” dovrebbero adeguarsi… love parade estreme… Che puttanaio sia. Totale. Invece dei servizi d’ordine, frotte di masochisti che smaniano per i manganelli… cose così…  IO – Stanotte leggevo il capitolo “La Forza” (di “Economia Libidinale”) in cui spiegava che non c’è verginità del lavoratore-prostituta, quella che desiderava la romantica “piccola Marx”… che la condizione di prostituzione da non poterne più è stata scelta in modo naturale e in modo libidinoso… la sua forza-lavoro (pompini, chiavate o quant’altro si faccia a lavoro) offerta come un dono selvaggio, senza alienazione… e soprattutto che questa forza è stata annichilita dalla “grande testa” (caput, capitale) del “corpo di macchina”, dal “soggetto sociale universale” (moneta vivente prostituibile in miliardi di modi… l’indifferente e inorganico equivalente della prostituzione universale… Lyotard insomma preconizzava la mostruosità dei “social network”… e mostrava quanto questo somigli al comunismo di Marx, presumibilmente, per i marxisti ostinati, sussunto dal Capitale…).
Mmmmm… fa un po’ vomitare, vero?

Diceva anche che il Capitale è il “di più” di produzione, il “produrre per produrre” (dunque libidinalmente, chiavare per chiavare, ecc… chiavata perversa, si dirà… costretta, esasperata, frigida… come certe macchine da sesso, di certi video, cui si attaccano le pornostar, pre-lubrificate per evitarle l’attrito, acclamate da una folla anonima e silenziosa di masturbati). Non lo scrivo con disgusto moralista… è quello che accade anche mentre leggi.
Anche questo mio dono di prostituzione gratuita al “soggetto sociale universale” che è un “social network” (comunque privato, con un magnaccia nerd dietro che raccoglie un po’ di sperma e soldi qua e là… ma non importa), anche questo mio dono, dicevo, fa parte del bordello generale… del godimento frigido… che inviterei a disertare… (ma questo lo dico io…) che si goda il giusto… senza sovra-eccitazione… costruendo (anche “se stessi” come) una macchina senza testa (una macchina che impedisca che ci sia una “testa” per ogni corpo de-capitalizzato).

 LEI – Scegliere un’aurea mediocritas… non credo sia possibile. Secondo me non è tanto l’eccitazione o la perversione da limare, quanto l’ostinazione al raggiungimento (del successo) e la scala di valori che la compone…

IO – Sì, ma Lyotard poneva la questione: rispetto a quale “verginità” che non c’è? Senza dubbio poi i valori sono una bella ipocrisia, visto che sono pronunciati in un postribolo… Certamente religione ed etica del capitale, di cui tanto cianciano i magnaccia, sono da gettare nel cesso… La questione è per me come impedire che del nostro godimento si profitti… e senza per questo fare una scelta religiosa o sacrificale, ascetica… quindi sono d’accordo col “non è tanto l’eccitazione o la perversione da limare”… sarà una questione di gusti o orientamenti da trasformare? pervertendo le tante perversioni che si praticano?… Voglio dire… io godrei un sacco a vedere crollare tutto questo mondo-bordello… anche questo è un “di più”… ma lo è per me che vi vedo un’inibizione di forme di vita più libere… l’unica condizione per continuare a godere, senza la restaurazione della Grande Macchina del Capitale, in quel caso, sarebbe quella di costruire come si può una “macchina da godimento” contrattato in libertà con le piccole perversità altrui e proprie… tenute a bada… non intendevo la morigeratezza…

In altri termini:
– A bello! Tu me voi fa scopa’ co’ 200 stronzoni… ma chi t’encula?… io chiavo chi decido io perché me piace e pe’ veni’… non me faccio scortica’ pe’ te!…
(e questo riferito al Capitale, che organizza la prostituzione in modo efficientissimo, come a qualsiasi sfruttatore di piccolo e medio calibro… Poi è da vedere se non ci sia comunque la tentazione di volere di più di quello che basterebbe affinché non vi sia di nuovo “sfruttamento”… dunque ancora sado-masochismo seriale… Insomma, una volta montata la “macchina senza testa” dei liberi godimenti, andrebbe suggerito: “Damose na carmata… no’ stamo ar circo!…”. E comunque non è detto che poi non ci sia il circo, lo stesso…).

Ah… senza contare che osteggiare “l’ostinazione al raggiungimento” del successo potrebbe tradursi nel fallimento completo… Nel lavoro della morte, nell’improduttività, che c’è (è prevista) anche nel bel mezzo del godere… In qualche modo, se non si accettano i valori espressi dai magnaccia, il sistema capitalista rende molto difficile vivere… costruisce botole, trappole, buchi neri…


Giornate dell’Oblio

Tra “giornate della memoria” dell’olocausto o delle foibe si tirano i morti da una parte o dall’altra a seconda delle convenienze… dimenticando che i lager ci sono tuttora in Italia e altrove anche oggi:

1) per gli zingari (grazie al sindaco Alemanno: “Maledetti campi abusivi” e richiesta di poteri speciali per le deportazioni nei campi di concentramento fuori Roma, mentre era tra le baracche ancora fumanti, poco dopo la morte in un incendio di 4 bambini zingari…),
2) per i migranti (qui si chiamano CIE… esternalizzati in Libia per le torture, ecc…),
3) per le donne uccise   in casa a ritmo quasi quotidiano,
4) per i lavoratori che muoiono di lavoro, anche loro quotidianamente,
5) per i rifugiati e gli esuli morti in mare, mitragliati dalle motovedette libiche (la G.d.F. non vuole più salirci a bordo… non vuole vedere?),
6) per i palestinesi a Gaza,
7) per i terremotati abruzzesi, ecc…

Dunque che i morti di ieri riposino…queste celebrazioni servono solo a giustificare la violenza del presente…

Il modello concentrazionario in fondo è il modello base dell’urbanistica contemporanea…

(Fondamentalmente si dovrebbero far piani per evadere… cominciando col liberare alcuni luoghi…)


DIVAGAZIONE, ORACOLO E PSICANALOGICA DELL’EVIRAZIONE

Qui si parla dell’arte del ricordo e di una certa ambiguità degli eventi nell’era della pornografia mediatica…

Sentenzia la Pizia:
– Cioè: il “grande occhio” ha ripreso (e forse deciso) l’evirazione americana?

E’ una cosa tipo la Torre dei tarocchi (che in kabbalah è “Ayin”=l’Occhio… di Dio si intende… quello che fulmina i malcapitati che nella carta cadono dalla Torre)… ci sono mille modi di ri-prendere la stessa cosa… così tanti che si annulla qualsiasi possibilità di coglierla.

Per cui quello dice: “Sappiamo tutto, non possiamo nulla”.
Pure Eschaton su FB casualmente riprendeva questa cosa ieri in francese: “Tout est permis mais rien n’est possible” (da Michel Clouscard)… Tutto è permesso, ma niente è possibile…

Anche se non penso che le cose stiano proprio così…
Il mondo non è chiuso nei segni che lo interpretano… o che lo vorrebbero mappare come Google Earth… qualcosa (tutto o quasi… ma non ha “potere”… è indifferente…) resta sempre fuori a negare le pretese totalitariste della democrazia globale, del suo linguaggio

Mi viene in mente Attis.
Sangue versato per salvare la matrice (la riproduzione sociale, la Grande Madre, Cibele, che guarda caso ha le fattezze dell’Italia, con la sua corona turrita in testa… e suona anche il tamburello… tattatà-tattatà-tattatatta-tata-tatà). Da notare l’estrema misoginia del gesto del giovine, che preferisce non sposare nessuna causa (né quella istituzionale, né quella del desiderio inconfessabile, ispirato dal demone bisessuale) e mantenersi incontaminato nella sua ambiguità, mettendo in tal modo un piede qui e uno lì… Il doppio gioco insomma. Attis, l’eunuco americano… Essi si sovvertono da soli e cantano il loro inno nello stesso tempo… demonizzano un paese straniero (destabilizzandolo dall’interno) e poi corrono a salvarlo… Ecco la psicosi che si nasconde in ogni Madre-Patria, divenuta ovviamente, in seguito, solo Patria… de-erotizzata, mortale.

Il Valter Binaghi salvava la parte soggettiva (creativa, amorosa), cercando così di salvare il suo dio cristiano dall’orgia e dalla confusione, ma anche quello è coinvolto eccome in questi riti sanguinari… o-sceni. Da nascondere sotto un’evidenza porno (una maschera maschile che deve ricoprire entrambi i ruoli, evirandosi, mestruandosi, sanguinando, occultando e segregando la femmina… la sua libertà dai percorsi patriarcali… o quel che vuol dire e che è sempre da de-finire… o che forse non ha proprio fine, nel suo essere ciclica, in-finita…).
Altro che riti della primavera… Bella primavera di merda che avevano pensato, i romani dell’Impero… Carnevale o pesce d’aprile che fossero le feste in onore di Cibele…
Gli americani quindi si sarebbero evirati da soli (per un secondo fine… come nel mito di Attis…).