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Articoli con tag “le 3 esche del Capitale

L’ipotesi perversa III

non un “di più”, una finzione, una plasmazione, un’aggiunta… ma un reiterato lavorio della morte applicato a punti precisi secondo un pro-getto (non un sog-getto o un og-getto) emblematico d’e-sistenza (stesso etimo di “estasi”: ēx=«da» o «a partire da» + sistere, forma secondaria del verbo sto, -as, stĕti, stātum, -are=«stare»)… non una genesi d’argilla, ma sculture, disgiunzioni, divisioni, insiemi complessi scavati nei sistemi… tutt’altra cosa che, semplicemente, sfasciare, devastare, distruggere, annichilire

qui la prima e la seconda parte

Una certa nausea e un certo disgusto 

Come fanno i pensatori critici quando scrivono di rapporto di “dominio” (accanto al meno equivocabile “sfruttamento”) a non leggervi qualcosa di perverso?… è scandaloso (o, meglio, noioso e prevedibile) che alla fine, per lo più, si goda di ciò che si critica (=si declina in tutte le salse, moltiplicandone le possibilità, le affinità, la capacità penetrativa… ops!). Per fare un esempio di dividue tra le più dominate: non intrattenevano forse le streghe (nel demanio) rapporti col demonio-dominio? Parte dell’energia impiegata nel dominare viene scaricata (con brevi soddisfazioni che si pagano care prevalentemente per chi è dominato) in sesso, orge preparate, organizzate, pianificate  (come per esempio nelle dark pool o nelle rivoluzioni colorate o nei bombardamenti, nelle stragi mirate)… va a puttane. Ma solo per ricaricarsi, per pompare nuova tensione da scaricare. Le politiche della dilazione libidica, della sua negazione fino allo spasimo (dal sesso taoista all’austerity, etc…), degli strozzamenti (“breath control”) o strozzinaggi, servono a questo.
Verrebbe voglia di non godere (e criticare) più… e non so se per troppo appagamento o troppa lucidità. Altri comunque, più sprovveduti e ingenui o affamati, sognerebbero ad occhi aperti rapporti “kinky” o “fetish” e ripartirebbe la sex machine. Anche dopo milioni di morti, se dovesse prevalere temporaneamente la soluzione frigida (più che finale) tra chi comanda e domina.

Il problema è dunque la macchina… da S-LOGARE, riassemblare con giunti diversi secondo un progetto (munista, dividualista, decentralizzatore, anomico, anti-identitario, anti-umanista, anti-universalista, ecc… illegibile per i fan dell’Essere e dei suoi sistemi, a-linguistico) che predisponga a RISLOGARE… non dando il tempo né di godere, né di criticare… mutando il giogo in gioco, senza lamentarsi amleticamente dei tempi “out of joint” in cui viviamo. Usare ripetutamente l’ascia (per spezzare i giunti e le articolazioni che impediscono o costringono i movimenti nel giogo della macchina o dividere i blocchi, squarciare i contenitori, insistendo con precisione sul punto che si è cominciato ad attaccare fino a liberare nuove forme) come suggerisce in questa intervista una incredibilmente sorridente Diamanda Galas (nonostante parli di morti violente, genocidi dimenticati e antiche maledizioni, del “crescere contro” qualcuno). Minuto 8:20 a proposito di Henri Michaux:

Dice così:

“It’s a axe. Michaux believed that in order to actually effect the axe you had to hammer it. He really tried to make it real, not just in artistic statement, but really…”.

Più o meno:

“[Defixiones] è un’ascia. Michaux, credeva che per rendere efficace un’ascia occorre martellare. Cercò realmente di rendere questo reale, non solo in senso artistico, ma realmente”.

 

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Allego una lettura da J.F. Lyotard, capitolo “Il Negozio” da Economia libidinale che mi ha fatto pensare sulla questione del meccanicismo (vi ho letto in tralice anche una critica al suo amico Deleuze) e del senso con cui non si dovrebbe intendere la “macchina”, come struttura in gioco  (si suppongono noti i termini “isonomia” rispetto all’anello centrale delle leggi, lo zero anale per Lyotard, dell’agorà che riunisce i guerrieri sapienti… così come la “circonversione”, etc):

In particolare, questa operazione politica determina l’istituzione del clivaggio fra valori d’uso e di scambio. I corpi in gioco nella politeia, e in Aristotele i beni e i bisogni in gioco nella koinonia, se possono essere scambiati in base alla legge dello zero finale, è perché hanno subito inizialmente la rigida «educazione» libidinale che permetterà di non lasciare in piazza, sull’agorà, sul mercato, che segmenti di banda in cui il godimento sarà istanziato convertibil­mente. L’equivalenza mercantile è il doppione dell’omosessualità politica; i segni del più e del meno possono essere applicati a questi pezzi di corpo e ai flussi che li attraversano, poiché, essendo stati posti come omogenei, sono quantitativamente stimabili. Quel che Aristotele, primo degli economisti politici, chiama bisogno, chreia, è ciò che la carica pulsionale che spinge al godimento diventa in un segmento del corpo isonomico, circonverso. E il valore d’uso di un bene, che nelle condizioni del cerchio è il suo valore in godimento, sarà la capacità che questo bene ha, innestan­dosi sul segmento del corpo desiderante, non solo di condurlo alla scarica, ma di rendere il prodotto di questa nuovamente ripiegabile sul mercato, e annullabile nella compensazione finale delle perdite e dei guadagni. Di conseguenza, valore d’uso immediatamente subordinato al valore di scambio, godimento più nel senso degli econo­misti che in quello degli erotologi.
Questo non vuol dire che non esista, che sia illusorio o alienato. Nient’affatto, e noi ostentatamente voltiamo le spalle a questa vecchia critica. Ancora una volta, per sostenerla, bisognerebbe poter parlare di un corpo libidinale totale di una banda o di una collezione di organi investibile in ogni punto, atta a godere ovun­que senza residuo, in rapporto alla quale ogni godimento istanzia­to qui o là non lo sarebbe che al prezzo di una vera e propria amputazione. La riconosciamo, questa vecchia fantasia, noi econo­misti libidinali, non si tratta tanto del godimento come fantasma (idea tutto sommato triste e nichilista), ma piuttosto dell’immagi­nario della totalizzazione, di un Eros senza pulsione di morte (o riconciliato con essa, Marcuse), di un’unità senza perdita. Idea non lontana, per strano che possa sembrare, dal meccanicismo: perché in questo, come in ogni teoria fisica del movimento, è assente l’ipotesi che un disordine insopprimibile, irreprimibile, possa, in momenti imprevedibili e secondo modalità non valutabili, sregolare le organizzazioni dei movimenti e smembrare i corpi meccanici. Al contrario, la pulsione di morte di cui parlava Freud, che sostiene il nostro economismo libidinale, implica un fantastico caso (non in se stessa, ma per la sua indiscernibilità), e Freud la chiamava di morte proprio perché questo caso comporta inevitabilmente la rottura dei dispositivi in atto, la loro necrotizzazione, così come il «buon funzionamento» di questi dispositivi – ad esempio quello dell‘isono­mia dei cittadini e delle merci – soffoca con la sua musica armoniosa lo stridere e le grida dei segmenti del corpo-banda, privati della circolazione dei flussi libidinali, prosciugati, sterilizzati, raggriccia­ti: gli evertiti fuori circonversione.

 

 

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Deposizioni muniste

…continuando con le decostituzioni e le destituzioni…

A proposito di divisione del lavoro… Non è che si è contro la divisione, ma contro la sua organizzazione, contro le sue giunture, contro certi movimenti meccanici che stritolano. Non vi è mai stata qualcosa come un’attività indivisa, un’origine non alienata (senza la quale non è possibile evidenziare alcuna alienazione), come presuppone un certo co-munismo (che pone segretamente al suo centro un idillio umano inesistente se non in certi sentimentalismi settecenteschi, quando pianta l’orrore sociale come prima natura nel bel mezzo di ognuno).
Il munismo, tagliando il “co-“, si pone in contrasto con qualsiasi origine e individua(lizza)zione… è attività dividuale regolata per gioco, “meccanismo” ricombinante,  in cui il giogo gioca. Depositivo, non “dispositivo”. Cadavere (ciò “che cade”), scarto (ciò che è “messo fuori”), escremento (ciò “da cui ci si separa”), dall’inizio alla fine… comunque sempre rinnovato. Genesi fluttuante.

Perdita di tempo incalcolabile (se non sommariamente, da un Terzo virtualizzato, da un muni-cipio, che “non conta”) in ogni suo momento. Produzione regolata, più che per volontà, “a naso”… o, piuttosto, per noia (da νοῦς – impropriamente? -… ma s-logata, senza λόγος… non in-tuizione – “guardare dentro” -, ma em-bolo – “ciò che si getta in mezzo” – che impedisca a qualsiasi totalità fantasmatica di organizzarsi e dispiegarsi sistematicamente contro i suoi insiemi non omologhi, eteronomi, eterodossi, eterogenei, difformi (è così che il logos vede, sorveglia, controlla, incarcera, sopprime, corteggia, incorpora, sussume, ciò che non comprende)… E non mi si prenda per platonico neanche per scherzo… qui non ci sono idee.


Siamo morti viventi

Polvere cosmica sfortunatamente auto-cosciente e con assurde velleità e smanie di riconoscimento.

Biffature, biforcazioni… stocastiche “biffures”, scriveva Michel Leiris, che però costruiscono un’estetica (a partire dalla propria forma)… materia presuntuosa, leggermente untuosa…

Ci sono tre eventi clou nella vita: la nascita, il sesso e la morte… ma l’ultima è l’orizzonte di non-senso che lascia dischiudere tutti i sensi possibili (inchiavardati alla nascita e al sesso e sempre ritornanti sul miele in cui si rimestano bisogni e desideri, conditi di miserabili astrazioni), che emergono, fulminei, come un singolo senso alla volta (o quasi) nella scena della coscienza, la grande semplificatrice…

Ci portiamo dietro tutti i morti passati, presenti e futuri, ogni volta che pretendiamo di vivere… siamo morti viventi… viventi solo per poco.

Per questo (oltre che per la resurrezione del valore) si sono costruiti cristi-zombie che ascendono in Cielo e altre storie inverosimili… per glorificare un universo sensato che non c’è.

Sognatori allucinati.
Polvere sei…
Cristo ri-morto di Holbein
gloria estatica di un senso insensato,
di un’esistenza temporanea.


L’ovvietà degli attentati nella “società gassosa”

In un certo senso
questo attentato
rientra nell’ovvio…

E’ così che si muore:
a casaccio…
fine delle competizioni
per qualcuno.

Un po’ alla volta è la consuetudine.
Tutto in una volta l’eccezione
…ma non cambia la sostanza.

Se poi nelle pieghe del sistema vi sono suggerimenti (mandati in onda in documentari dal taglio smart e accattivante, su YouTube e internet) su come costruire certe robe, l’evento diventa ancora più ovvio… anzi, direi che viene sognato (anticipato da film e fiction), invocato, istigato… è un difetto del sistema, un attrattore strano che però serve a far acquisire nuove forme alla mostruosità (la Grande Testa o la Grande Macchina) che si vorrebbe impossessare di tutto. L’eccezione (intensa) che conferma (ed estende) la regola. Improvvisa rivelazione della guerra nel bel mezzo della “società civile“… che non è quell’entità “pacifica” che si propaganda.
E’ ad ogni modo l’attentato perfetto perché l’attuale sistema di smaterializzazione del valore performi al meglio e si rivolga contro chi è diventato da un bel po’ di tempo “inutile”… Nessuna causa ideologica, nessun soggetto, nessuna rivendicazione, se non postuma e posticcia… In qualche modo sono eventi che si autogenerano, fanno il loro lavoro all’interno del sistema della divisione del lavoro. E danno ovviamente legittimità alla reazione organica delle istituzioni (o della parata di brandelli che si insiste a far sfilare…), che altrimenti franerebbero sotto la pressione della miriade di flussi di denaro che le attraversa… come attraversa il corpo della società.
Quando la società diventa gassosa, i compartimenti stagni della divisione del lavoro, che si insiste a volere arginare, tenere separati (anche per etnie, generi, religioni, ideologie e nazionalismi) e mettere l’uno contro l’altro, tendono a deflagrare o smottare “naturalmente” non appena vengono messi sotto pressione… Questa volta è toccato alla categoria random degli “appassionati di maratone cittadine”… E’ il fracking della società.

Altri miei post su temi analoghi: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7


POSTLUDIO

Il più ostile a questo sistema è il suo centro… ciò che lo legittima. Se questa ostilità fosse più diffusa e senza soggetto, probabilmente il sistema si rivolgerebbe contro se stesso. Che è un po’ quello che accade. E non è detto che non sopravviva proprio grazie a questa paradossale e provvidenziale “modalità provvisoria” (al di là di qualsiasi capro espiatorio o istanza soggettiva).
Forse bisognerebbe proprio evitare il centro, il sistema e l’ostilità… anche se sono già attrezzati a dare una “ripassata” a ciò che potrebbe evitarli… passano e ripassano, come satelliti in orbita… come droni striscianti, volanti o con rapidissime zampe d’acciaio.

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Questi “organizzatori di eventi” emotivamente coinvolgenti (o di “eventi che legittimano organi“) si fanno sempre più scaltri… (ora ci toccherà rivedere lo stesso evento migliaia di volte… mentre le interpretazioni prendono progressivamente e inesorabilmente il posto della realtà… altrove invece, si continuerà a morire e basta, senza telecamere…).

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Dall’organizzazione degli eventi agli eventi che organizzano.

…i cosiddetti “simboli”, la moneta tonante del dominio… quella che legittima i suoi organi con la violenza diffusa… ma che al contempo espone alla dis-organizzazione, all’embolia di qualsiasi processo, al rischio del non ritorno di alcun utile…

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“il killer verrà cercato porta a porta. La città è in stato di assedio“.
[…]
“casa per casa”

Scrive l’ANSA, dopo che stavo cercando guarda caso proprio la trama del film “Borat”:

Tirava di box, il suo film preferito era “Borat” (il bizzarro giornalista kazako inventato dal comico britannico Sacha Baron Cohen), voleva fare l’ingegnere e diceva di “non avere neanche un amico americano perché non li capisco“.

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Certo che se si dovesse uccidere tutto ciò che non si riesce a capire… ci sarebbe la dittatura del semplice, del superficiale, della prima impressione, del cittadino impazzito, di ciò che sembra cartesianamente chiaro ed evidente, dell’idiota che crede di sapere tutto… forse il problema è che si sono sviluppate teorie e sistemi incapaci di convivere con l’estrema frammentazione del reale… con le molteplici divisioni che ci solcano… non esiste ancora una rinuncia ufficiale e definitiva a cogliere la totalità… tutti sembrano ancora rincorrere questa chimera distributrice di sensi apparenti, dispensatrice di segni, di feticci, di denaro… di equivalenti generali di una realtà comunque singolare nella sua molteplicità inafferrabile…

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Insomma è confermata la capacità della feroce società statunitense (e non solo) di autoattentarsi, dato che stiamo parlando di americani senza una identità inquadrabile in statistiche o, comunque, con un profilo social molto stratificato… come quello di tanti…
E’ chiaro che l’intestardirsi su identitarismi, territorialismi e universalismi produce tutto questo… credo proprio non si possa opporre sensatamente la caccia all’uomo e la giustizia stile far west a certi effetti collaterali del fracking sociale (a meno che non si vogliano forzatamente lasciar proliferare l’anomia borderline e le identità in rovina per tentare di legittimare – lo trovo davvero impossibile – la sola Identità ad essersi presa, con la forza, il monopolio mondiale della violenza…).

Stranissimo, affascinante ed enigmatico (a proposito di identitarismi borderline) il video di un camaleonte che prende il colore di vari occhiali da sole che gli vengono presentati davanti al suo lento incedere, mentre si sentono preghiere musulmane sullo sfondo… era presente sul canale YouTube del presunto assassino assassinato (Tamerlan, che era appassionato di trance music e islam neanche in modalità fondamentalista, almeno da quel che si può capire… per il resto vedo un virile mix di nazionalismo ceceno, mimetiche e boxe…).

Ovviamente l’americano medio (da vero fondamentalista) reagisce insultando nei commenti su YT l’assassinato e promettendo una pioggia di proiettili anche sul fratello come su tutti i musulmani indistintamente… o alludendo alla frociosità dell’attentatore che non sarebbe stato all'”altezza” di Breivik… o ipotizzando che fosse stato vittima di uno stupro anale in Cecenia…
Al presunto attentatore sembra piacessero canzoni hip-hop deliranti, che invitavano a difendersi dai tanti complotti di cui l’idiota medio sarebbe vittima, nell’unico modo che viene tanto propagandato, difeso e accettato in USA… e cioè quello di riempirsi di armi… Loro, da novelli americani, forse le avrebbero anche usate…

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CADUTI DAL PERO…
“Come due fratelli che sono cresciuti qui possono essersi rivoltati contro il nostro Paese?”, si e’ chiesto il presidente Obama… che con questo evento coglie l’occasione per mettere in pratica spettacolarmente l’efficacia delle sue kill list… (sembra che il protocollo sia: si uccidono i sospettati prima di sapere oltre e poi si fanno sparire tutte le eventuali prove sia d’innocenza che di colpevolezza…).

“La madre però fornisce una notizia importante quando dice che il figlio aveva avuto problemi in relazione all’estremismo islamico e il FBI lo ha contattato e controllato diverse volte negli ultimi anni. Dichiarazioni che alimenteranno le polemiche sull’operato dell’agenzia, il cui l’interesse per Tamerlan è stato confermato anche da altre fonti”.

I contatti si possono prendere per tanti motivi… Nutro forti sospetti su tutta la messa in scena con “stato d’assedio” finale e applausi ai boia… Ma ad ogni modo qualsiasi retroscena ci sia dietro l’esplosione delle due pentole a pressione, permane il fatto che si è raggiunto l’effetto desiderato: esercito che vaga “strada per strada”, “casa per casa” (occhio per occhio, dente per dente), la caccia alle identità difformi (anche su internet), la rappresaglia, tante pallottole a segno, la soddisfazione per il ripristino dell'”ordine”… della “sicurezza”… il consenso paranoide e “sentimentale” di una società violentissima alle esecuzioni sommarie… l’evento terroristico è solo un momento subito/istigato, normale, ovvio di quel frame istituzionale.


Dei movimenti sussuntori e delle tre esche del Capitale

Promuovo a post dei miei commenti piuttosto verbosi in cui ragiono a ruota libera a partire da un falso (a mio parere) volantino anarchico…

Questa finta FAI che scrive come gli americani e la Polizia: Operazione “Eat the rich”… come: “Operation Thunderstorm”. Il lessico anarchico è davvero scopiazzato male in questo volantinoE poi dopo il falso conclamato di novembre giunto alla redazione genovese del “Giornale”!… Ora arriva un volantino-tarocco alla redazione milanese di “Libero”!… Ma dai!  

Dispotismo/anarchia… Se la prendono con il lato oscuro del dispotismo, la sua antitesi dialettica… l’anarchia. Chissà perché… Come se in giro vi fosse un tiranno… L’altra dialettica nota è quella di liberalismo/comunismo… ma non mette in discussione più di tanto gli apparati al punto da giustificare una reazione violenta, cieca e casuale (quel che si vuole)… Il perfetto mostro-contraltare che santifica (malgrado le intenzioni) il fantoccio sovrano (e il conseguente stato d’eccezione) da sempre è stato l’anarchia… Cui sono state aggiunte le donne che da un po’ di tempo sono in rivolta contro le più note femministe radical-chic. Si colpiscono i più isolati e quelli senza collegamenti nella galassia della cosiddetta estrema sinistra. Quelli che possono essere più facilmente scaricati da eventuali vicini di lotta.

Maggior effetto spettacolare col minor danno. “Panzoni” (come dicono certi ministri) che non vogliono sprecarsi o rischiare troppo. Cerchiamo di capirli… non ci vuole molto. In sintesi: si usano schematismi vecchi che si iniettano in un corpo sociale già morto, sapendo che non ve ne sono di nuovi e che la semplicità e il pressappochismo, specie in TV, vincono sempre (la memetica insegna). Quando si intende usare la Forza si sottolinea l’aspetto della sovranità (dispotismo/anarchia). Quando si parla di Legge invece (non si potenzia/depotenzia lo Stato, ma) ci si impantana nella proliferante dialettica liberalismo/comunismo. E il Capitale è abbastanza elastico da simulare sia la Forza che la Legge. Al di sotto di tutto ciò, la vita umana si dissolve a colpi di cartellini da timbrare, orari, inquinamenti vari, dipendenze, tempo perso, utili inutilità, ecc…

Bisognerebbe andare molto più in là, disinteressarsi a questi figuranti, screditarli in ogni modo, specie finanziariamente, e riappropriarsi della vita…

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L’uso della Forza nelle attuali democrazie totalitarie non è dispotico o “fascista”… o meglio lo è tra virgolette, come ho scritto (anche se poi qualcuno ci rimette le penne per davvero). Nelle attuali democrazie totalitarie anche il fascismo è sussunto, è divenuto qualcos’altro, una riedizione, un’operazione di marketing dell’idea-merce che va sotto il nome di “fascismo”. Il Mostro dunque si muove a prescindere dalle Leggi e dalla Forza. E’ onnipervasivo. E’ il Capitale che ci lecca la schiena…

1) La prima esca è l’erotismo,

2) la seconda il bisogno di riconoscimento,

3) la terza… la volontà di cambiare il mondo (vi includo persino le istanze rivoluzionarie), in parte testata con programmi e giochi dai contenuti user-generated… ma ancora di là dal realizzarsi in concreto e che rimetterà in discussione tutti i rapporti di produzione, distribuzione, circolazione (…ma anche di mediazione, virtualizzazione, accelerazione, simulazione, spettacolarizzazione) e scambio che conosciamo.

Già, realizzando virtualmente un’idea di Marx, i mezzi di produzione cognitiva sono potenzialmente da tempo nelle mani di tutti (grazie alla diffusione di massa dei computer, anche se il contraltare è il tentativo di controllo su scala planetaria del flusso delle idee-merci e delle vite degli individui)… Sono convinto che l’abdicazione dello stato e di tutte le garanzie per i viventi che esso includeva nel suo patto scellerato quanto inesistente (il cosiddetto “contratto sociale”) coi cittadini, ci condurrà ad un enorme scarico di responsabilità (conseguenza di un neo-liberismo estremo) che porrà tutto nelle mani degli individui… resi però incapaci di qualunque progetto politico-economico, impoveriti materialmente e spiritualmente, da lunghi decenni di progressivo sradicamento dalla realtà ed evacuazione dal corpo macchinico della società…

Tocca dunque impegnarsi a fondo in una crescita collettiva del livello cognitivo per sottrarre al capitale le risorse immateriali, di cui ultimamente si nutre avidamente istigandone la produzione dal basso e sussumendola dall’alto. In parole povere: se ci viene data la possibilità di generare contenuti nuovi, tanto vale esagerare e far perire il sistema per corruzione barocca, farlo sprofondare nei suoi dettagli, nelle eccezioni al paradigma, nelle sue contraddizioni, negli “esperimenti locali” di là da venire…

Il capitale in orbita cadrà al suolo come una pioggia di meteoriti. Molti faranno esprimere dei desideri, qualcuno toccherà terra e sconvolgerà le forme conosciute sino ad ora.

Non ci si può ancora dibattere nell’inganno global/no-global… (vedi come anche con gli scontri dal basso viene valorizzato e sostenuto un’evento mediatico globale come i vari G8 o i vertici sul clima…).

Il futuro non è nel “globale”, ma nel dettaglio. Invece siamo costantemente distratti da un presidente nero degli USA che mercifica il cambiamento su scala planetaria, pervertendone i contenuti, spacciando la “guerra giusta” per pace, da un Chavez che si fa discutibile paladino del Socialismo mondiale, da una UE che conterebbe solo se unita politicamente (ma solo a costo di una pesante emorragia di democrazia)…

Cominciamo piuttosto a disassemblare, a costruire il corpo estraneo e a brulicare…

Zoom al microscopio elettronico di una porzione del meteorite marziano ALH84001, vecchio di circa 13.000 anni, ritrovato in Antartide nel 1984

Zoom al microscopio elettronico di una porzione del meteorite marziano ALH84001, vecchio di circa 13.000 anni, ritrovato in Antartide nel 1984. Forse vi sono tracce di un batterio fossile…