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Articoli con tag “maschilismo

Il pene egoista

il titolo è un paragramma de “Il gene egoista” di R. Dawkins (per i resto si tratta del riassunto di una recente conversazione a ruota libera tra me e lei, scandita qua e là da titoletti aggiunti in seguito…)

Le donne come fabbrica: dalla produttività bruta all’omosessualità come finanziarizzazione del desiderio.

L’altro giorno discutevamo di questa proporzione metaforica: di come una moglie stia (o sia stata) al marito come una fabbrica al suo padrone… e di come (con un’altra proporzione) l’apparente autonomizzarsi della produzione di plusvalore nelle sempre più sofisticate (e deterritorializzate) tecnologie finanziarie si stia appaiando alla rivendicazione (che spesso cela a stento intenti neocolonialisti a danno di stati che resistono culturalmente a certe orgogliose quanto politicamente bizzarre penetrazioni filo-atlantiche) dei “diritti” individuali, umani, del sesso “non riproduttivo” (per lo più quello omosessuale… non tanto quello masturbatorio, forse per il suo carattere non abbastanza socializzabile…). Non che il sesso non sia in generale “non riproduttivo” (e solo molto occasionalmente “riproduttivo”)… ma ancora si usa in gran parte la tecnologia dell’accoppiamento maschio-femmina per riprodurre umani. Certo, potrebbero studiare metodi per bypassare l’uso dei “naturali” uteri femminili… disgiungendo la catena di montaggio consueta… e allora anche i maschi potrebbero diventare fabbriche di umani… assumendo il potere di generare in modo posticcio. O le femmine riprodursi senza maschi.

La “natura” come “cultura” e i tormenti schizo-paranoidi di Edipo.

Si discuteva poi di come non vi sia “natura”… e di come non ci si possa riposare neanche sulla sostanzialità scientista dei contemporanei quando parlano, in ultima istanza, di geni. “E’ scritto nel DNA”, dicono di qualunque fenomeno “naturale” (anche quelli più apparentemente “culturali”), questi nuovi integralisti. A mio avviso c’è solo “cultura”, o meglio l’ambiente (meglio ancora, l’inorganico) che la martella, l’accetta, la lavora, la riduce in poltiglia, la plasma, ecc… e a furia di martellate, nei millenni, anche il genoma diventa un libro scritto (certo, in più tempo, con più calma, tentativi, fallimenti… con una “tecnologia” più prudente di quella prodotta dagli uomini). Non tutte le specie sono mammifere e dispongono di una femmina più a rischio di morte durante il parto (dunque, nel caso degli umani intelligentoni), necessitante di maschi più robusti e capaci di compensare i rischi di sopravvivenza generale che comporta questo bug. Abbiamo vedove nere, mantidi religiose e cavallucci marini che ribaltano queste questioni… E non è che sia passato troppo tempo dacché le femmine (di insetti, anfibi, rettili e uccelli, per esempio…) deponevano le uova invece di spalancare le anche, lacerarsi la fica e scodellare bebè… Ma siamo animali a sangue caldo e ormai ci piace così da qualche centinaia di milioni di anni… Edipici perché costretti ad uscire dalla quiete dell’alimentazione amniotica attraverso budelli sanguinolenti misti alla merda che spesso esce dall’altro lato… e sognanti questo ritorno fusivo pre-simbolico, di tanto in tanto (paradiso terrestre? nirvana? psicosi?) contro il proliferare incessante dei segni… contro le ipocrisie del papà esploso (assai dispotico, patriarcale e maschilista, in realtà…) delle democrazie.

L’Uno allo specchio.

Così ci si trova costretti all’interno di precisi “contenitori” dalle tecnologie di costruzione della Persona (il processo di identificazione, di individuazione, legato allo spec-… dello specchio, dello spectacolo, della speculazione… per esempio di quei frocioni degli antichi greci, i padri ricchioni dell’Occidente (lo diciamo con un certo pessimo gusto parodistico e senza stigmatizzare alcunché) che tenevano le donne segregate nei ginecei, mentre inchiappettavano i discepoli, introducendoli con queste crude prime esperienze sessuali ai fantasmi dell’uni-versalità e dell’uni-cità del loro cazzo, alla vita politica, condita di vaga filosofia, tanto per ammorbidire gli animi e rilassare gli sfinteri… oppure all’arte della guerra (un po’ di violenza omeopatica prima della violenza per eccellenza, quella del corpo a corpo in battaglia). Ancora oggi riecheggiano tenere metafore nelle urla rivolte dagli sportivi ultras agli avversari, tipo “Ve famo er culo”, ecc… che sembrano scambi di minacce-promesse tra svariati sottoinsiemi di veri uomini gay… incroci di spranghe in luogo di spadoni… manganelli alzati che si interpongono… corpi sudati… goal!).

L’incesto.

Ah… e poi c’era la questione dell’incesto… ovvero di uno dei primi comandi dell’ordine sociale… che regola e organizza un certo potere maschile (di lenoni) sulla libera esplorazione sessuale femminile (altro che papale “prima società naturale”!). Si era esogamici perché necessitanti di conquistare nuove alleanze e territori… Non che nella discussione si sostenessero le ragioni dell’incesto, ma di certo la sua interdizione fu (ed è) una specie di serraglio in cui tenere buone le femmine (secondo Deleuze-Guattari l’incesto e la sua colpa nasce col dispotismo regale surcodificante… prima neanche sarebbe stato visibile… afferrabile come trasgressione di un codice ancora non scritto, raddoppiato nei segni non più incisi sul corpo “primitivo” ma su steli e pergamene, come leggi pronte a colpire i corpi, divenuti tutti potenzialmente sediziosi, dall’alto, come farebbe un’aquila…). E infine, parlando di matrimoni gay, si sosteneva anche l’estensione di quell’istituto alla poligamia (perché gay sì e tanti no?). Fermo restando che non mi piace affatto l’istituto del matrimonio in qualunque foggia.

Contro Dante, l’Autore, il filologicamente corretto e l’Umanesimo (e in definitiva contro Dio).

E pensare che si era partiti dalla critica del filologicamente corretto, dalla Letteratura e dall’Autore inventati da un certo punto in poi (volgarmente, con l’invenzione di Dante “padre della lingua italiana”, dell’Umanesimo, ecc…), riabilitando in qualche modo aedi, menestrelli, guitti, stornellatori e improvvisatori (con particolare riferimento ad un amico che recita poesie cambiando le parole, ma non il senso più di tanto)… per poi passare alla critica della “natura” come forma persistente di “cultura”… Di conseguenza si era giunti a mettere in crisi le differenze sessuali e di genere… scritte comunque da prassi viventi (e morenti, anche dal punto di vista cellulare, se non molecolare…) di milioni, se non miliardi, di anni…

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Per l’abolizione del matrimonio – a proposito di violenza sulle donne e matrimoni gay

Isolare, magari in una mostra, la violenza sulle donne dalla violenza rivolta contro altre categorie di viventi (al di fuori o a margine della benestante comunità “produttiva”, basata cioè sui dogmi del Lavoro o del Denaro, in un periodo in cui il sistema si dimostra tra l’altro ostile alla riproduzione dei viventi in quanto tali, dunque alle donne cui è ancora affidata la riproduzione materiale e cui viene per lo più richiesto il titillamento del desiderio di merci, dunque di loro stesse in quanto merci, o una deturpante1 identificazione coi modelli dominanti) è un modo per genderizzarla e sessualizzarla (farla rientrare nel frame patriarcale, maschilista o nella categoria fetish).

In questa cornice di denunce selettive si inseriscono anche le (apparenti) difese di regime della sessualità non riproduttiva (come la definiscono i preti, turbandosi e stigmatizzandola)… matrimoni tra omosessuali, i diritti delle minoranze omosessuali, l’aggravante dell’omofobia nei reati, ecc… quando è evidente che la questione principale è un’insensata estensione del “matri-monio”… (dall’etimologia: “scambiare o offrire una madre”… ma chi “scambia o offre in cambio una madre” in un rapporto omosessuale? ha un senso mantenere questo termine?) Non sarebbe il caso di porre piuttosto fine alla pratica tribale del matrimonio (che in realtà non è che una tutela del “patrimonio” mascherata)? (ad ogni modo il matrimonio tra omosessuali è la giusta parodia, molto liberoscambista, del matrimonio tra eterosessuali… Però che senso ha rendere il diritto di famiglia – o dei famigli -, relativizzandolo, qualcosa di gaio, di simpatico, di buffo?… a me, per esempio, il diritto non fa ridere affatto…).
Magari basterebbe chiamarli “sposalizi“, “unioni coniugali”, invece di “matrimoni”… (questo non toglie però la motivazione patrimoniale, l’obbligazione proprietaria, che c’è sotto… qui infatti credo che si parli più dell’estensione a tutti di un diritto proprietario molto discutibile, almeno per me… ciò non toglie che non sia decisamente coerente con il diritto attuale…).


1 si vedano le ministre di questa legislatura tecnica… e non mi riferisco al pur spaventevole aspetto…


Divagazioni sul porno e sul post-porno

Nate da una nota relativa ad un post di Fastidio, ecco le mie lunghe divagazioni sull’argomento…

La tesi dell’“autodeterminazione dei corpi” di Fastidio mi ha fatto venire in mente il principio di “autodeterminazione dei popoli” alla base della formazione del “corpo” delle nazioni. Credo che vi sia un equivoco territorialista da dissolvere… Non credo che si possa investire il porno di un ruolo emancipatorio, in quanto è fin da subito ricoperto di segni e feticci e appartiene al mercato (come tutto il resto… Inoltre nel porno vi è tutto un merchandising ad esso legato che continua a furoreggiare trasversalmente presso tutti i ceti sociali: nail art, tatuaggi, piercing, depilazione, palestre… ma si può estendere anche a lavande, clisteri, oli per il corpo, chirurgia plastica, ecc…). Il porno semmai è una forma d’arte fintamente realistica ed esprime questa o quella visione a seconda degli stili e delle mode che suggerisce nei suoi sottocodici (pompino-inculata-pompino è la tendenza media maggioritaria delle produzioni americane… ma anche variare sul tema è poca cosa, ai fini di un superamento delle logiche patriarcali, maschiliste, machiste, etc…). Il corpo a mio avviso esprime il suo desiderio scopando (ricevendo, ospitando, stringendo, infilando, sfregando, dando e prendendo… non ri-prendendo… spazializzando il tempo, non temporizzando lo spazio, uccidendolo nella successione dei frame, di istantanee)…

E il godimento femminile (…ma anche quello maschile)?
Non è questo… Non è la visione (mentale o su schermo)… questo è un gancio, un corollario che si lega al mercato, che erotizza la merce, che muta il paradigma sensoriale per innestarlo sulla macchina (da presa, quella sì puttana… orifizio che vorrebbe prendere e ri-prendere tutto)… L’immagine psichica promanata dallo schermo non è che un frame dominante con implicita voce fuori campo, che cerca di indicare: “Vedi, questo è scopare! Vedi, ecco cosa devi fare!”. E’ una forma di educazione (sensoriale, percettiva, prima che sessuale). Il porno è moralista più della Marzano, a mio avviso. Lascia penetrare i codici ben oltre il livello della significazione razionale…
Fece bene Lars Von Trier a far colpire senza pietà il fallo del protagonista di “Antichrist” giusto per dissolvere il feticcio visibile della sessualità. Ricordo che anche l’orgasmo maschile è invisibile: poiché non è dato dalla cappella, quanto dalle contrazioni della prostata… Qui si insiste invece nel voler far eiaculare anche le donne con lo squirt!!! E’ circo… è grottesco… passatempo per eterni adolescenti pipparoli. Qui si spruzza come dei bimbominkia all’acquafan
Il corpo a mio avviso non si può determinare, tanto meno auto-determinare… è infinito, senza territorio, diffuso come una nebulosa, privo di un centro… Ecco, il problema forse è la mania centripeta di fissare tutto in un centro (o in una messa a fuoco)… anche l’orgasmo… Ciò che fa più godere NON SI VEDE.
Ovvio che poi il porno può veicolare messaggi diversi da quelli patriarcali e maschilisti, poiché si tratta pur sempre di una forma d’arte (c’è un regista, un copione, dei close-up, dei tagli di montaggio). Io (delle produzioni fascio-americane che imperano, contraltare dei Mel Gibson, Madmax iperviolenti) troverei più interessanti, per esempio, proprio gli scarti di montaggio… quelli con la merda che guasta la pulizia artifiziale dei corpi… le risate della pornostar che si suppone (nella finzione idiota) vessata da uomini eiaculanti… le défaillance dei pornostar… le indicazioni del regista… le raccomandazioni per non farsi male… i certificati di sieronegatività… ecc… Quella è la sola esperienza reale di quei video. Per il resto è solo il trionfo della macchina da feticizzazione, l’ipertrofia da accrescimento e accumulazione, l’iperrealismo di cui parlava con grande lucidità Jean Baudrillard nei suoi scritti sul porno (vedi “Le strategie fatali” dove viene definito il porno come “più sesso del sesso”, sua simulazione, virtualizzazione e neutralizzazione…).
Dopodiché… il corpo si afferma più con la s-terminazione (dei segni che vi si sovrappongono) che con l’auto-determinazione. Spegnere lo schermo e risvegliare tutti i sensi. Il video dovrebbe rendere conto della sua violenza e della sua impotenza a fare sesso…

Il porno vero è forse più esteso ormai rispetto al ristretto ambito di alcuni video che vengono streammati gratuitamente e diffondono con piacere l’ipertrofia di segni e la produzione virtuale-desensualizzante della Santa Rete… ed è già nel corpo (di certi politici ben noti) costretto oltre la morte, dal viagra, a fingere desiderio… ad ammiccare al “fuori-scena” dell’o-sceno onnipresente (io sono voi, sento come voi, voi siete come me, yes we can…) per partecipare alla comunione della comunicazione, l’ostensione della merce. “Prendete e sborratene tutti”… e andate al supermarket.

Quanto alla donna-oggetto, di cui scrive Michela Marzano… è proprio un concetto da veterofemminismo. Anche gli uomini sono cazzi nei porno.

Qui siamo molto al di là del soggetto e dell’oggetto. E’ una macchina, la sua simulazione di produttività, la virtualizzazione dei corpi, la sua inerzia distruttiva e desensualizzante, che lavora incessante, automatica, “autodeterminata”… sussumendo a sé tutta la vita che trova davanti.

A questo si può reagire facendo risuonare fragorosamente nel visibile e nell’immagine tutti gli altri sensi… E, comunque, riprendendo corpo, con la sensualizzazione di tutto ciò che ci circonda. L’arte e l’estetica (che è disciplina dei “sensi” appunto) dovrebbero esplodere, donandosi ovunque… travolgendo anche il porno e le logiche del profitto… e le carceri (Famiglie e Coppie) cui viene delegata (specie alle donne) la cura e il desiderio… sotto gli auspici dell’altra pornografia, quella della retorica kitch dell’AMMORE, del Mulino Bianco, ecc…