videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

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Non capisco ciò che scrivo

E’ da quando a 14 anni lessi (in bagno, al mare e a scuola, sotto il banco) “L’interpretazione dei sogni” di Freud che ho allenato il mio cervello a pensare per analogie di funzione, sovrapponendo segni, immagini, suoni, in un ordine diverso da quello logico. Amici, parenti e conoscenti mi interpellavano sempre allo stesso modo: “Ho sognato questo… che vuol dire?”. Di volta in volta adattavo e traducevo il responso (poetico, suggestivo, erotico, ad ogni modo poco logico) alle esigenze e alle aspettative dell’interlocutore (similmente seguivo la lettura dei Tarocchi)… Scrivevo poemi per associazioni libere, in versi sciolti o in prosa, alla Rimbaud o alla Lautréamont… Piccoli saggi basati più su immagini poetiche e analogiche che su concetti… Studiai filosofia e la lasciai proprio per questa mia attitudine poco logica, pur riconoscendomi buone doti di intuizione e invenzione concettuale… Ma non è questo che viene richiesto, evidentemente, all’Università e nella società in generale… Per questo ho inventato la psicanalogica (materia che nessuno studierà mai… e che del resto non ho neanche epistemologicamente fondato, essendo un’attitudine, uno stile di percezione, un’esperienza…).

Già mi successe una volta di non capire più cosa scrivevo… Mi succede ogni tanto, quando sono stanco e non colgo più la tenue tessitura logica o l’imbastitura analogica dei testi che scrivo, questi tessuti piegati e cuciti e pronti all’uso o per il macero. Per il resto, in superficie, si allargano parentesi a macchia d’olio, legate al testo “principale” in modo davvero impalpabile, sommerso… si aprono falle che tendono a smarrire i soggetti (per ora senza riuscire nell’intento), nude look che lasciano trasparire la pelle, velature di un corpo (senza organi? solo superficie? solo forma più o meno tesa?)… la lingua fa continue allusioni, si imputtanisce, lecca le orecchie, scioglie o fonde i legami… ne installa dei nuovi… rompendo l’ordine precedente, l’ago, la spola…
Nell’era del blog-roll, del presente separato dal passato, del dominio dell’attuale, la fatica diventa doppia… La fine tessitura logica (l’arte del ricamo in cui personalmente non credo di eccellere come alcuni miei, ancora poco illustri, contemporanei) e l’imbastitura analogica delle pieghe vengono lacerate da memi insolenti… da tutte queste iconcine, immaginette, segni di segni, tagli di tagli, castrazioni di castrazioni, lingue-madri che non si toccano non sia mai, padri esplosi in mille pezzi ma ricomponibili come Osiride (fallo a parte, nelle mani di Iside, la trans…) o irrimediabilmente a brandelli, come Orfeo lacerato dalle Menadi… (o erano le tre forsennate Erinni, nate, come i de-sideri, dai genitali recisi del Cielo?… o erano le triviali Ecati? o le gentili Cariti travestite o cadute in disgrazia?…), che occhieggiano e occhiellano ai margini… o si impongono prepotentemente in sovrimpressione… Si fa una fatica enorme a non scivolare nell’oblio, a non perdere il filo, a non perdere il ritmo e la direzione della cucitura. Probabilmente se ne approfittano, potenziando e amplificando, con pignoleria scientifica, la decomposizione che ci lavora costantemente… lasciandoci, come se fossimo merce o scarti, alla mercé delle loro macchine tessili, sepolte da qualche parte in qualche fabbrica del Bangladesh o in qualche prigione russa… o della battitura meccanica di qualche robot che non perde un colpo nella stampa dei circuiti integrati.

Per lo più, è come se vedeste una partita di biliardo fissando solo la buca. Ogni tanto derridianamente sorpresi dall’a-venire della palla che vi scivola dentro (che talvolta è anche un po’ thaumazein platonico… “stupore ammirato”), di cui forse intravedete il numeretto… ma non state osservando le traiettorie, la stecca, la forza e la precisione del colpo, la tecnica del giocatore, il giocatore, il suo avversario, il punteggio, ecc…

Dovremmo rifare tutto daccapo… scartando in primo luogo la polarizzazione monoteista, base di tutte le pessime invenzioni successive.


Snuff polity

(il titolo allude agli snuff movie… ormai divenuti realtà quotidiana tra le strade di ecumenopoli… e ad una certa cinematizzazione dei teatrini sociali… Il senso del termine polity è accennato qui)

La polizia turca estende la tassonomia dei “facial”

…e trasforma le piazze di Istambul (come la Taksim, termine che fino a pochi giorni fa pensavo indicasse delle improvvisazioni… suonate, per esempio, con l’ud turco) in acquafan gratuiti quanto non richiesti… per non parlare del condimento piccante.

Incredibile comunque come le coscienze occidentali siano più colpite dalla resistenza territoriale contro gli scempi urbani del capitalismo avanzato, che (per esempio) dal massacro senza fine in Siria, benedetto da europei, americani e russi… Ci si indigna per gli alberelli e quello che di “blandamente” ingiusto sembra accadere anche nelle metropoli occidentali, ma stupri, torture, gente sfigurata, rapita, fatta a pezzi, cannibalizzata sembrano ok… così come la sostanza del sistema in cui si esiste…

Ma poi, arriva il tensore che lacera la superficie… (“yummy, yummy… victims!” – sembra sottintendere la condivisione febbrile, sui social network, di corpi lacerati e teste spaccate… NON CLICCATE SUL LINK!)… giungono notizie dei primi morti…

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Ormai si prescinde da qualsiasi circostanza… l’importante è provare empatia per la pozza di sangue… fonte emotiva, sensologica, di qualsiasi posticcia legittimazione e consacrazione identitaria. Sembrerebbe che abbia ragione a prescindere la parte di chi può mostrare pubblicamente un martire, prima di qualsiasi analisi…

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A mente fredda, Miguel Martinez fa giustamente notare che occorre capire cosa sia un’“ecumenopoli” (e a cascata tutte le idiozie sulle smart city che tutt’ora ci perseguitano…) per il capitalismo terminale o neoliberista che dir di voglia, per poter inquadrare in una cornice più ampia quelle che, a mio avviso, sono rivolte con caratteri reazionari… come per esempio, oltre al caso turco, tutte quelle delle primavere “arabe”, rigorosamente dotate di bandierina nazionale

(Riuscireste a definire qualcosa del genere in Italia, con relativa bandiera bianca rossa e verde, come una manifestazione “rivoluzionaria”?… Molti media poi, insistono a sovrapporre forzatamente letture occidentali degli scontri: laici contro islamici, donne contro idranti, ecc… i più avveduti: ecologisti contro speculatori, oppositori secolaristi e nazionalisti contro Erdoğan, ecc…).

Le si potrebbe definire anche rivolte antimoderne 2.0 o anti(post)moderne (dunque un conflitto tra due tipologie di modernità, una sorta di reazione difensiva contro un’oligopolista e insensibile accumulazione primaria 2.0), forme di resistenza di una modernità e di una borghesia morenti (attaccate ad un’economia che si insiste a definire “reale”, ma che è la più spettrale e crudele delle simulazioni) contro il postindustrialismo, il postideologismo e l’anti-statalismo (ancora molto complice però, contraddittoriamente, di certi episodi di repressione dittatoriale a tutela degli “affari”, delle impopolari “grandi opere”, di imprese spesso energivore, mortifere, schiaviste…) che caratterizzano il capitalismo degli ultimi 40 anni… rivolte che sono simili per certi versi a quelle che di tanto in tanto si verificano anche in Italia, ma su un campo di battaglia frammentatissimo, privo (fortunatamente, a mio avviso…) di qualsiasi narrazione identitaria forte…

Personalmente, pur condividendo una certa preoccupazione per la fase terminale del “dominio reale” capitalista, non riesco a far scivolare sotto i miei occhi il nazionalismo (dovuto probabilmente al particolare percorso d’indipendenza nazionale turco che ha saltato a pie’ pari gli orrori nazionalisti della II Guerra Mondiale che hanno invece così caratterizzato la visione del mondo europea, per esempio…) nonché il richiamo implicito, moralista e religioso a ciò che dovrebbe essere un buon musulmano, ravvisabile in questa testimonianza diretta di un turco che sente in qualche modo tradito, da quanto sta accadendo, un certo spirito kemalista (conciliatore di più istanze fortemente contraddittorie, più o meno in accordo col temibilissimo Occidente capitalista, anti-comunista e spesso anti-islamico a prescindere):

“Il governo ha venduto la nostra nazione, la nostra libertà, i nostri diritti civili in cambio degli investimenti stranieri. Ovunque aprono centri commerciali di grandi marchi. Non ascoltano niente, non ascoltano la loro gente. Quando manifesti ti danno ragione, ma i soldi sono la loro religione, e poi dicono di essere musulmani tutti d’un pezzo.

Fanculo. Stronzate.

Sono venuti con 20 cannoni ad acqua nella più importante piazza storica di Izmir, dove è stata sancita l’indipendenza nazionale dalle forze dell’impero dopo la prima guerra mondiale…”.

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La mia personale resistenza si sintetizza in:
IO NON MI ENTUSIASMO PER UNA POZZA DI SANGUE.

Vi è molto di peggio prima che accada il “peggio”, il frame storico congelato dei metodi “nazisti”, ormai sovrapponibili a quelli democratici… e l’invasione non avviene tanto violando dei confini nazionali o i diritti del “privato” (dell’idiota aristotelico, del cittadino, dell’alienato, del feticcio, della merce-su-due-gambe, dello zombie…), quanto per contagio, per diffusione di pratiche elementari, comuni, iconizzazioni, semplificazioni immaginarie e simboliche che finiscono per ricodificare (o sussumere) qualsiasi tradizione e identità, dopo averla strappata a sé… (movimento deterritorializzante comunque interessante, se poi non si riterritorializzasse in memi e paranoia di massa…).

E non esiste qualcosa come degli sbirri globali contro i popoli globalizzati (un “soggetto sociale universale”)… se non nelle cervella degli schiavi mediatizzati o nei sogni di egemonia globale dell’Occidente.

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Un mio amico al telefono definiva quanto sta avvenendo in Turchia “uno scontro tra due simulazioni” (cui evidentemente si sovrappongono anche le “nostre” simulazioni)…

Resta il fatto che la morte non simula… ma non per questo può essere costituita come origine del senso, “verità” delle simulazioni, scaturigine sacralizzata di ogni emozione e rimozione (nella nota forma abbacinante, sado-maso, del sacrificio, del martirio). E’ anche vero che quando vi è uno scontro vi sono sempre (almeno) due simulazioni. Forse dunque è più importante la modalità macchinica sottesa alle simulazioni, quella che non divide la “massa” in due fronti, ma divide ciascuno in specifiche inimicizie (le rende cinematiche, le sequenzia in video) tra sé e i propri atti, tra i propri atti e le loro conseguenze, ecc… è questo che chiamo fronte frattale… la cui (de)composizione (o smontaggio) potrebbe risultare illeggibile dal punto di vista delle vecchie simulazioni (teatrali, attoriali), ma che magari potrebbe risultare più efficace e imprevedibile in un’altra situazione, in un altro momento… magari senza lo sfondo stagionale, rituale, delle primavere e degli autunni caldi… e altre cavolate giornalistiche…

Restano molte cose fuori quadro, gesti dati per scontato, che andrebbero montati diversamente… mettendo da parte qualsiasi facile e oscena sollecitazione umorale.

Una nuova pratica diffusa, ben divisa e diversificata, relazionale, non “sociale”, burocraticamente illeggibile, invisibile e imprevedibile. Fuori dal co-mune… ben munita e premunita Im-mune al contagio semiotico, ecc…

(Altrove, semplificherò… per ora attendiamo l’ennesimo nulla di fatto, condito dalle onnipresenti simulazioni libertarie con relativo merchandising di mascherine di V per Vendetta, che seguirà a queste vacanze low cost in ecumenopoli col brivido splatter della pozza di sangue, dello snuff… e che chiamano, anche i turchi, all’americana, “occupy…”).

 


Dei movimenti sussuntori e delle tre esche del Capitale

Promuovo a post dei miei commenti piuttosto verbosi in cui ragiono a ruota libera a partire da un falso (a mio parere) volantino anarchico…

Questa finta FAI che scrive come gli americani e la Polizia: Operazione “Eat the rich”… come: “Operation Thunderstorm”. Il lessico anarchico è davvero scopiazzato male in questo volantinoE poi dopo il falso conclamato di novembre giunto alla redazione genovese del “Giornale”!… Ora arriva un volantino-tarocco alla redazione milanese di “Libero”!… Ma dai!  

Dispotismo/anarchia… Se la prendono con il lato oscuro del dispotismo, la sua antitesi dialettica… l’anarchia. Chissà perché… Come se in giro vi fosse un tiranno… L’altra dialettica nota è quella di liberalismo/comunismo… ma non mette in discussione più di tanto gli apparati al punto da giustificare una reazione violenta, cieca e casuale (quel che si vuole)… Il perfetto mostro-contraltare che santifica (malgrado le intenzioni) il fantoccio sovrano (e il conseguente stato d’eccezione) da sempre è stato l’anarchia… Cui sono state aggiunte le donne che da un po’ di tempo sono in rivolta contro le più note femministe radical-chic. Si colpiscono i più isolati e quelli senza collegamenti nella galassia della cosiddetta estrema sinistra. Quelli che possono essere più facilmente scaricati da eventuali vicini di lotta.

Maggior effetto spettacolare col minor danno. “Panzoni” (come dicono certi ministri) che non vogliono sprecarsi o rischiare troppo. Cerchiamo di capirli… non ci vuole molto. In sintesi: si usano schematismi vecchi che si iniettano in un corpo sociale già morto, sapendo che non ve ne sono di nuovi e che la semplicità e il pressappochismo, specie in TV, vincono sempre (la memetica insegna). Quando si intende usare la Forza si sottolinea l’aspetto della sovranità (dispotismo/anarchia). Quando si parla di Legge invece (non si potenzia/depotenzia lo Stato, ma) ci si impantana nella proliferante dialettica liberalismo/comunismo. E il Capitale è abbastanza elastico da simulare sia la Forza che la Legge. Al di sotto di tutto ciò, la vita umana si dissolve a colpi di cartellini da timbrare, orari, inquinamenti vari, dipendenze, tempo perso, utili inutilità, ecc…

Bisognerebbe andare molto più in là, disinteressarsi a questi figuranti, screditarli in ogni modo, specie finanziariamente, e riappropriarsi della vita…

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L’uso della Forza nelle attuali democrazie totalitarie non è dispotico o “fascista”… o meglio lo è tra virgolette, come ho scritto (anche se poi qualcuno ci rimette le penne per davvero). Nelle attuali democrazie totalitarie anche il fascismo è sussunto, è divenuto qualcos’altro, una riedizione, un’operazione di marketing dell’idea-merce che va sotto il nome di “fascismo”. Il Mostro dunque si muove a prescindere dalle Leggi e dalla Forza. E’ onnipervasivo. E’ il Capitale che ci lecca la schiena…

1) La prima esca è l’erotismo,

2) la seconda il bisogno di riconoscimento,

3) la terza… la volontà di cambiare il mondo (vi includo persino le istanze rivoluzionarie), in parte testata con programmi e giochi dai contenuti user-generated… ma ancora di là dal realizzarsi in concreto e che rimetterà in discussione tutti i rapporti di produzione, distribuzione, circolazione (…ma anche di mediazione, virtualizzazione, accelerazione, simulazione, spettacolarizzazione) e scambio che conosciamo.

Già, realizzando virtualmente un’idea di Marx, i mezzi di produzione cognitiva sono potenzialmente da tempo nelle mani di tutti (grazie alla diffusione di massa dei computer, anche se il contraltare è il tentativo di controllo su scala planetaria del flusso delle idee-merci e delle vite degli individui)… Sono convinto che l’abdicazione dello stato e di tutte le garanzie per i viventi che esso includeva nel suo patto scellerato quanto inesistente (il cosiddetto “contratto sociale”) coi cittadini, ci condurrà ad un enorme scarico di responsabilità (conseguenza di un neo-liberismo estremo) che porrà tutto nelle mani degli individui… resi però incapaci di qualunque progetto politico-economico, impoveriti materialmente e spiritualmente, da lunghi decenni di progressivo sradicamento dalla realtà ed evacuazione dal corpo macchinico della società…

Tocca dunque impegnarsi a fondo in una crescita collettiva del livello cognitivo per sottrarre al capitale le risorse immateriali, di cui ultimamente si nutre avidamente istigandone la produzione dal basso e sussumendola dall’alto. In parole povere: se ci viene data la possibilità di generare contenuti nuovi, tanto vale esagerare e far perire il sistema per corruzione barocca, farlo sprofondare nei suoi dettagli, nelle eccezioni al paradigma, nelle sue contraddizioni, negli “esperimenti locali” di là da venire…

Il capitale in orbita cadrà al suolo come una pioggia di meteoriti. Molti faranno esprimere dei desideri, qualcuno toccherà terra e sconvolgerà le forme conosciute sino ad ora.

Non ci si può ancora dibattere nell’inganno global/no-global… (vedi come anche con gli scontri dal basso viene valorizzato e sostenuto un’evento mediatico globale come i vari G8 o i vertici sul clima…).

Il futuro non è nel “globale”, ma nel dettaglio. Invece siamo costantemente distratti da un presidente nero degli USA che mercifica il cambiamento su scala planetaria, pervertendone i contenuti, spacciando la “guerra giusta” per pace, da un Chavez che si fa discutibile paladino del Socialismo mondiale, da una UE che conterebbe solo se unita politicamente (ma solo a costo di una pesante emorragia di democrazia)…

Cominciamo piuttosto a disassemblare, a costruire il corpo estraneo e a brulicare…

Zoom al microscopio elettronico di una porzione del meteorite marziano ALH84001, vecchio di circa 13.000 anni, ritrovato in Antartide nel 1984

Zoom al microscopio elettronico di una porzione del meteorite marziano ALH84001, vecchio di circa 13.000 anni, ritrovato in Antartide nel 1984. Forse vi sono tracce di un batterio fossile…


Il mio nome è Nick | dal situazionismo al fascismo postmoderno

“Il punto è che siamo spinti costantemente a desiderare l’indesiderabile…”.

(Valerio Mele)

“Il capitalismo nella sua fase più recente – diciamo dagli anni settanta in poi -, in cui il consumo e la seduzione sembrano aver sostituito la produzione e la repressione come motore e modalità dello sviluppo, rappresenta storicamente l’unica società che promuove una massiccia infantilizzazione dei soggetti, legata a una desimbolizzazione. Ormai, tutto cospira a mantenere l’essere umano in una condizione infantile. Tutti gli ambiti della cultura, dal fumetto alla televisione, dalle tecniche di restauro delle opere antiche alla pubblicità, dai giochi video ai programmi scolastici, dallo sport di massa agli psicofarmaci, da Second life fino alle esposizioni attuali nei musei contribuisce a creare un consumatore docile e narcisista che vede nel mondo intero una sua estensione, governabile con un mouseclick”.

(Anselm Jappe, “Il gatto, il topo, la cultura, l’economia“)

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L’epopea e la costruzione dell’individuo

Nello stesso articolo che cito in esergo (di A. Jappe, autore tra gli altri dello spettacolare “Manifesto contro il lavoro“) si metteva in evidenza la logica onnipervasiva del mercato… L’equiparazione di tutto (oggetti e persone) di fronte alla domanda: “Quanto vale?”… Qualcosa che va ben oltre la mercificazione del mondo… che si insinua negli individui, nelle loro componenti biologiche… ne anticipa e suggerisce linguaggi, desideri e psicopatologie…  ne fabbrica le illusioni… Da un certo momento in poi della storia del capitalismo si è smesso di essere degli individui separati dalla macchina, dal sistema che che ci ospita. L’individuo, che gli anarchici dell’Ottocento e Nietzsche salutavano come ciò che avrebbe scardinato i poteri e le metafisiche del mondo precedente, illuminista e romantico, si vende banalmente negli scaffali (o si scarica con e-Mule) sotto forma di Jim Morrison, MadMax, per esempio… icone senza Legge dell’autodistruzione e della distruzione, in versione psichedelica, e post-atomica… entrambe consumabili dagli pseudo-“alternativi” con sommo piacere (perfino gratuito, o quasi).
Ovviamente, da (in)dividualista convinto prendo le distanze dalla sussunzione dell’individualismo nella sua forma capitalistica e spettacolare… Si tratta evidentemente del solito sistema già ben evidenziato da Raffaele Ventura nel suo post sull’industria culturale, ove raccontava di come il “centro segreto” del sistema fosse proprio nella sua negazione, nell’antagonismo più apparentemente irriducibile. Esso si nutre della sovversione, del terrorismo per auto-perpetuarsi. E io aggiungerei che la figura del Ribelle è quello che ha soppiantato, neutralizzandole, tutte le tendenze pericolosamente libertarie e anti-capitaliste dell’individualismo “vecchia maniera” (cui preferisco la mia ipotesi dividualista o munista…). “Il Ribelle” (titolo tra l’altro di una rivista, a mio avviso, di estrema destra, diretta da Massimo Fini, che, per esempio, piace tanto anche a Marco Travaglio) è dunque questo super-individuo, l’Eroe mille volte celebrato dai film americani… parodia di se stesso… Violento e duro. Cool… che noi tradurremmo, mascolinizzando gli attributi femminili, “figo”.
Di esempi di tale Eroe di plastica, osceno, imbecille, violento e impenetrabile, ne abbiamo a bizzeffe: da John Wayne a Batman, da Marlon Brando a Jim Morrison, appunto… fino a Johnny Rotten e Mel Gibson.

Insomma l’individuo ai tempi del tardo capitalismo è fabbricato ad imitazione dei modelli antagonisti, ma con un occhio al mercato… E’ il mercato. E’ la spietatezza, l’individuo inteso come “cittadino” o “imprenditore” o “consumatore”. Espulso dalla politica. Deiettato, defecato dalla macchina. Un individuo che sembra poter fare a meno dello Stato, della Legge, di ciò che è “pubblico”… un Privato assolutizzato. Dovremmo pensare alla “privatizzazione” anche come un processo di fabbricazione di un modello di individuo… che ormai ha invaso tutti gli strati della società. Il cittadino impolitico, quello al di là delle ideologie e delle idee, quello né-di-destra-né-di-sinistra, quello che non pensa più, totalmente invaso e dipendente dalle merci, divenuto egli stesso felicemente una merce… animato da fantasie paranoidi, irresponsabilità, disprezzo per la vita, manie di grandezza vuote quanto il suo narcisismo forzato.

Dalle strategie “situazioniste” ai “social network”

La penultima versione di questo Pericoloso Deficiente è il “multiple name” situazionista per eccellenza… “Luther Blisset“, il nome collettivo pensato come strategia rivoluzionaria contro l’identità e la rappresentatività del nome proprio, che ben presto sarebbe stata imitata da forze reazionarie, come si intuisce da questa citazione profetica

“La necessità è quella di infettare tutti i networks a cui sia possibile accedere, introducendo nell’immaginario collettivo codici e pratiche destabilizzanti (come false religioni, pseudoculti, parascienze ed antifilosofie) e voci incontrollabili, così da provocare un gioioso malcontento, rivolta e guerra di classe. Luther Blissett emergerà come una sorta di ‘grande vecchio’ al centro di tutti i teoremi, i complotti, le cospirazioni e le leggende urbane”.

Io vi leggo una notevole somiglianza con le strategie di depistaggio dei servizi segreti, dei poteri mafiosi e occulti che costituiscono l’impalcatura del potere ufficiale in Italia… come altrove (il “grande vecchio” è più che altro un “Gran Maestro”, in questo caso). La confusione ideologica seminata a bella posta, ad imitazione (incredibilmente!) delle istanze rivoluzionarie… Zeitgeist, Matrix, Fight club… sono i film che maggiormente interpretano questa tendenza e che agiscono come  i “lacrimogeni” in una sommossa… sono cortine fumogene che occultano il conflitto. Fumo negli occhi. “Effetti speciali”… senza cause reali. La Realtà evocata da pseudo-demistificazioni viene dissolta in una nube di “memi”… leggende metropolitane, falsità, complotti, che non hanno nulla a che vedere con il “sabotaggio” (ma molto più con la mistificazione e il depistaggio, con l’amigdala che martella l’ipotalamo e che fa prevalere un meme su un altro, su basi per lo più emotive e umorali – più forti dell’erotismo anni ’70 a quanto pare…). E, soprattutto, il “nome collettivo” (il “con-dividuo”) è stato rimpiazzato da un oggetto più godibile: il “nick name”… l’anonimato (dietro uno pseudonimo) che tanto fa orgasmare e sbavare chiunque si trovi in quella condizione di sospensione senza nome della Legge… che trasforma tutti in narcisi che smaniano per la loro gloria mediatica, per un loro riconoscimento fantasmatico, da mania di grandezza, in piccoli replicanti esaltati del ruolo di leader, con tutti i corollari tragici, sado-masochisti e sacrificali che accompagnano il culto della personalità e la sovranità… (il tutto consumato nell’anonimato squallido della propria casa, della propria cella… – istigati a delinquere e godere e, nel contempo, spiati segretamente e discretamente dal Grande Altro digitale).

Dunque cosa è il fascismo contemporaneo?… nell’epoca in cui la Sinistra (anch’essa, in questo, “fascista”) è concorde nel lasciar morire le ideologie, supportando le menate “post-moderne”?

Non è più il campo di concentramento, né la parata militare, né il senso dello Stato e dell’Ordine, né la Guerra, o lo sfruttamento… E’ il divertimento, farsi beffe dei ruoli istituzionali, fare “missioni di pace”, esportare la democrazia sotto forma di bombe e malattie studiate in laboratorio (seguite da ricostruzione, farmaci e missioni umanitarie), il porno, la spensieratezza, la “sicurezza”… Gli affari.

Non sono i “campi Dux“, ma la Rete… la rivoluzione mistica (dalla Provvidenza al Provider…) ed ecologica che si vorrebbe far passare per questo scempio della prassi, per  questa frammentazione infinita delle masse e delle potenziali forze (realmente) antagoniste. Rinchiuse in casa e ben individuate dall’IP e dalla infantile cacca anonima che ognuno rilascia sullo schermo sotto forma di rigurgiti di memi.

Il fascismo è Il Privato.
Che invade e fagocita la Cosa Pubblica. Che si insinua e contamina tutto. Dai cibi ai pensieri.
Il “Privato” è la nostra dittatura… Siamo privatamente “consumatori” e pubblicamente “cittadini”. In questa fase del capitalismo, lo Stato si sta dissolvendo, la repubblica, la “Cosa Pubblica” è oggetto di predazione da parte di soggetti “privati”. In un certo senso si tende a diventare tutti consumatori… e lo sono “cittadini” e “imprenditori” (fino ad esaurimento scorte, fino alla dissoluzione dello Stato e del senso dell’Economia stessa).

E’ il “privato” (anche nel senso di “ciò che è sottratto alla realtà, agli spazi condivisibili”)… la sussunzione dell’anarchismo in una forma di “comunitarismo virtuale,” con regole di marketing incorporate, mentre si consuma la gloria del Provider ognuno nella sua cella: i “social network”, l’illusione della democrazia diretta e partecipativa in un contesto palese di democrazia totalitaria… Questo finché ancora vi sarà una Cosa Pubblica… Ciò cui si va incontro è, più propriamente, l’anarchismo liberista compiuto, ovvero, la distruzione delle risorse (anche umane), il conflitto generalizzato… Ma non sarà cruento… Sarà una lenta agonia. Una lenta estinzione. Una catastrofe a rallentatore.

Nel frattempo, occorrerebbe riconoscere il fascismo risorgente ovunque esso si mostri, per poterlo combattere secondo una strategia nuova…

Travaglio, Grillo e Di Pietro, per esempio, sono (i futuri) fascisti. [*]
Come lo è Obama oggi in America.
E come lo è questo orrore di governo che abbiamo in Italia.

Ricapitolando. Il fascismo post-moderno:

  • è il consumismo (selvaggio o sostenibile)… Crapulonia.
  • è la Democrazia Totalitaria (che si dissolverà in anarchismo liberista… macchiato d’ecologia) e la cleptocrazia
  • è la retorica del Ribelle, dell’individualismo borghese, del fuori-legge
  • è la pubblicizzazione della “decrescita felice” come prodotto alternativo, invece che come spinta “arcaizzante”, barbara, feudale del capitalismo morente
  • è il comunitarismo virtuale dei “social network”
  • è il monopolio informatico
  • è la Privatizzazione del Globo
  • è il non essere né di destra, né di sinistra
  • è auspicare la “fine delle ideologie”
  • è il depistaggio (che non è “il sabotaggio”…), la cortina fumogena, lo stragismo psichico
  • è il complottismo
  • è la Geopolitica (e lo sdoganamento delle immondizie filosofiche di Ernst Jünger e Carl Schmitt, presentate come concetti neutrali)
  • è (per esempio) la geofilosofia di Caterina Resta, il Movimento Zero di Massimo Fini
  • è il Nick Name (l’infantilismo – pseudo-terrorista – dell’anonimato… stile “tanto-mamma-non-mi-vede”… l’irresponsabilità eletta a regola…)
  • è l’affermazione di un’Identità contro le altre
  • è l'”esercito del Bene”, la Verità e la “cultura della Vita”
  • è la “sicurezza” e il “bene comune”
  • è la politica censitaria e la “sanitarizzazione”, che porta al controllo capillare degli individui e delle loro componenti (es.: DNA, iride, polpastrelli, etc… Si pensi anche alla “metafora” della tessera sanitaria unita al codice fiscale qui in Italia)
  • è il bipolarismo, la simulazione dell’alternanza delle ideologie che garantisce a lungo la permanenza sostanziale di una stessa oligarchia economica.

(Questo elenco si amplierà man mano… Seguono degli appunti per una prassi possibile).

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Occorre dunque (in questa fase di superamento capitalista della forma Stato, in questa occasione storica che dovrebbe spronare a mettere in atto vecchi e nuovi progetti ed esperimenti):

  • ripoliticizzare pensieri, scelte e gesti quotidiani (riorientando anche i condizionamenti più radicati, le abitudini)
  • ridefinire e marcare i confini netti di ideologie che non sono affatto scomparse (si sono semmai disperse nei frammenti e nelle germinazioni dell’immaginario, diffondendosi “viralmente”, secondo logiche “memetiche”, pre-simboliche)
  • progettare forme inedite di comunicazione informatica sfruttando le strutture esistenti (o creandone di nuove)
  • decontaminarsi dall’inquinamento delle informazioni e delle ideologie (dopo averne recuperato ed individuato le finalità strategiche e le “genealogie”)
  • studiare (parallelamente a strategie più “razionali”, alla costruzione di teorie, interpretazioni e ideologie) tecniche di sabotaggio psichico (nell’attuale guerra psichica o di memi), volte ad orientare le prese di posizione individuali nel senso dell’ideologia e della prassi (agendo dunque simultaneamente, – in termini psicanalitici – sia su un piano immaginario che simbolico… In termini psicanalogici, aprendo uno spazio embolico nel sistema dei segni e delle immagini)
  • progettare un’alternartiva anti-capitalista, non arcaizzante o regressiva (anti-tecnologica e pre-industriale), né autoritaria. All’insegna della responsabilità (in)dividuale e del rispetto
  • ricostruire una dimensione pubblica e un fronte di lotta agli interessi privati (a partire dalla spinta centrifuga della decentralizzazione… dell’autonomizzazione energetica… e della diffusione di un sapere politecnico)
  • invertire i processi di “privatizzazione” con la “riappropriazione collettiva”. Libera traversata dei paesaggi urbani. Riappropriazione degli spazi pubblici (come dei “servizi”, delle tecnologie e dei saperi).
  • Porre fine al feticismo del denaro e del lavoro (di matrice capitalista o meno). Creare nuove forme di scambio, valorizzazione e apprezzamento che tendano a rendere superflua qualsiasi mediazione centralizzata, organismo amministrativo preposto, divisione del lavoro…
  • ecc… ecc…

[*] Danno voce a tentativi di imbellettare di “verde” il Capitale Totalitario… o alle nostalgie di un Terrore giacobino inattuale quanto impossibile (visto che i “cittadini” si sono via via trasformati in consumatori dipendenti….).