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Dividualismo e diritto internazionale

Il diritto internazionale deciderebbe dello stato d’eccezione dell’eccezione. Nasce in negativo, a partire da atti violenti (militari) e per legittimare nuovi atti violenti (militari). È la tautologia della violenza tra le nazioni. Può esistere un diritto alla guerra quando la guerra è la violazione di quello stesso diritto? una “guerra giusta”, come la chiamò Obama nel discorso che tenne in occasione del suo immeritatissimo “premio Nobel per la pace” (tramutatasi nel tempo in diritto di ingerire negli affari interni di qualsiasi stato o individuo, in sorveglianza e spionaggio a 360 gradi, in strategie “light footprint” di condizionamento e destabilizzazione di stati poco collaborativi e nel diritto di uccidere chiunque e ovunque nel mondo, mantenendo un rapporto formale di non belligeranza tra stati)? Chi sostiene i “diritti umani” non sono forse le stesse nazioni che hanno posto delle norme per legittimare la loro violazione di quei diritti? Chi può stabilire se una guerra sia legittima o illegale se non vi è un terzo giudicante neutrale (o, meglio, un arbitro imparziale più potente delle nazioni, un governo mondiale, una costituzione mondiale,  invece di un insieme di consuetudini messe su appositamente per essere violate…)?
Tutto questo farsi guerra tra nazioni fino ad ora sembra che sia la premessa logica di un futuro paranoide governo mondiale… della perfetta distopia totalitaria, della violenza sistematica globalmente dispiegata.
Ci si dovrebbe decostituire come eccezione dell’eccezione dell’eccezione. E dato che i soggetti del diritto internazionale sembrano essere gli “individui”… il primo passo sarebbe quello di decostituirsi da individui in dividui.

Individuare delle comunità (prevalentemente su basi nazionalistiche, etniche – termine politicamente corretto per “razziali” – e religiose) per riunirle in continenti-contenitori da inglobare ulteriormente, come in una matrioska, sembra essere il loro gioco. Estendere l’appropriazione e la privazione (regolata per es. dai vari diritti privati) universalmente… (internazionalmente non basta).

una foto scattata da Milla Jovovich, presumibilmente nella cameretta di sua figlia


Padella o brace?

Ma se l’Italia si dice sia fondata sul Lavoro, perché mai non dovrebbe esserlo sulla prostituzione, che è un po’ la stessa cosa? Cosa ci sarebbe di etico e morale nel vendere a rate la propria vita e funzioni del proprio corpo mediante salario o matrimonio, rispetto al fugace rapporto prostitutivo (che comunque non sostengo)?
Più in generale in questo Paese (tendenzialmente feudale, mafioso, familista, clientelare…) qualsiasi impresa (prostitutiva per definizione) viene ostacolata in tutti i modi, come se non dipendessimo dalla distribuzione delle plusvalenze di lavoro (se non denaro) morto in regime di economia capitalista. E’ un Paese schizofrenico e schizogeno… un carcere preventivo di massa. Questa presunzione di colpevolezza dell’evasore (ormai diffusa, con potenti campagne virali, come un contagio tra le orde di coglioni e stronzi che chiamano “società civile”, “cittadini”, “popolo sovrano”, che ha portato per esempio a invenzioni demenziali come gli studi di settore per l’anticipo dell’IVA) è assurda… A queste condizioni di salasso, può guadagnare (forse) solo chi di soldi ne ha già in abbondanza… Chi ha fatto fallire la sola, del tutto apparente, via di fuga che hanno propagandato per decenni per poi di fatto impedirla (la cosiddetta “auto-imprenditorialità“, la pratica oscena dell'”inventarsi un lavoro”, che poteva liberare i prostituti per lo meno dalle angherie dei papponi di turno, per lasciare che la violenza del rapporto sociale di sfruttamento si distribuisse in modo omeopatico, psichico…) sono i fan delle tasse, dello Stato, del Meta-stato dell’Euro(pa)… e del Mercato, da quello contenuto, condizionato e militarmente difeso… che inevitabilmente, demenzialmente e ferocemente, genera concentrazioni, monopoli e altre decorative merdate imperiali.


Dopo Hiroshima

“La critica della cultura si trova dinnanzi all’ultimo stadio di cultura e barbarie. Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro e ciò avvelena anche la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie”

(T.W. Adorno, dal capitolo “Dopo Aushwitz” in “Dialettica negativa”)

Al di là delle esagerazioni dissonanti della notte trasfigurata che attraversarono gli intellettuali tedeschi scampati alla catastrofe nazista, c’è da interrogare ancora una volta il fondamento di quel che chiamiamo “democrazia” e che a mio avviso non è rintracciabile (secondo Benjamin e anche per me) nella dialettica diritto positivo/stato di polizia o, come Derrida chiama questa seconda istanza, il “peggio”, la “soluzione finale” (della quale ci ammoniva in “Forza di Legge”… un Derrida molto ammaestrato nel tempo e divenuto addirittura un difensore di una democrazia più immaginata che reale, che egli apparenta alla “decostruzione”, contrapponendola a quel cattivone di Benjamin, il quale intravedeva invece nel diritto positivo la stessa violenza contro la nuda vita scatenata poi da uno “stato di polizia” come quello del nazismo).

Non mi pare dunque Auschwitz il mito fondante della democrazia totalitaria attuale (in quanto in continuità sostanziale con le feroci burocrazie naziste… né vale la pena soffermarsi sulla RIDICOLA preoccupazione adorniana che si possano o meno scrivere poesie…), quanto Hiroshima… immenso flash fotografico, spettacolo esemplare, pietra di paragone di qualsiasi scempio che gli sarebbe comunque preferibile, evento che sospende e dissolve qualsiasi umanesimo, qualsiasi critica, qualsiasi diritto, qualsiasi burocrazia, qualsiasi fabbrica, qualsiasi stato, qualsiasi guerra clausewitsiana… Lo sterminio istantaneo del nemico, piovuto dal cielo, pone fine a qualunque confronto, dialettica, complementarità, confine, scelta tra civiltà o barbarie, ecc… è annientamento, nonsenso generalizzato, catastrofe (non soluzione) finale, evento senza causa, apocalisse senza rivelazione, minaccia non più legata ad un nomos, ad un territorio, ad un’identità, a fratellanze, filiazioni e altre cacate ammorbanti del genere… è l’equivalenza generale della vita di fronte al suo annientamento tecnico. Vero segreto del dominio mercantile (capitalistico, monetario) pienamente dispiegato (…mentre il lager era il modello dell’equivalenza generale dei corpi, vivi o morti, in quanto merci).

Non è neanche una metafora, una rappresentazione… è la fine delle metafore e delle rappresentazioni possibili… la fine dello stesso Terrore, della tentazione dispotica, che ha turbato sin dall’inizio le infauste pretese universalistiche dell’Illuminismo (che un Derrida kantianizzato in qualche modo difende, insieme alla critica, al processo di crisi infinito chiamato democrazia, innescato dal modo di produzione capitalista), il surclassamento dell’orrore dell’Olocausto, sventolato ad ogni pie’ sospinto come ciò che la Democrazia deve evitare se non vuole precipitare nell’Abisso… Dopo Hiroshima, la stessa violenza che l’ha distrutta perde di senso, non è più né divina, né politica. E’ il fondamento tecnico di una violenza insensata che ha contaminato tutti e che ha assunto le forme spettrali dell’Occidente… terra del lavoro morto, dei morti viventi, del “denaro morto” (Marx, pag. 67: “Laddove operaio e capitalista soffrono nella stessa misura, l’operaio patisce nella sua esistenza, il capitalismo nel guadagno del suo denaro morto“… o ancora meglio, nella definizione pokeristica: “Le chips di un giocatore inesperto che ha virtualmente nessuna chance di vincere un torneo, vengono chiamate denaro morto“… in pratica il mancato profitto, il debito, il deficit, gli investimenti improduttivi, ecc…).

Il disprezzo per la vita dimostrato dal complesso militare-industriale statunitense (è difficile pensare un soggetto dietro un simile evento catastrofico, anche se ci sono Truman, il suo entourage, fisici per eccellenza come Einstein che tuttora osanniamo ad ogni merdosa scoperta di particelle subatomiche, ad ogni meditazione psichedelica sulle foto di Hubble, ecc…) mette in secondo piano lo sterminio di alcune categorie (definito mitologicamente o religiosamente come “il male assoluto”) e i deliri razziali dei nazisti. E’ più spaventoso, è un orrore senza fine spacciato per prodigio della tecnica, per spettacolo, per inevitabile fine di una guerra che non poteva più esprimere un “peggio”, dopo Hiroshima… Ma non c’è giustificazione per gli statunitensi. L’orrore che hanno prodotto è stato nascosto solo dall’evidenza della loro vittoria e purtroppo sono i vincitori a riscrivere la storia (e siamo ancora una loro colonia)… E ancora oggi continuano a produrre catastrofi cinematografiche per potersi sottrarre a quello che si potrebbe definire una colpa imperdonabile (incommensurabile, a dismisura d’uomo… fotogramma sospeso e incombente della cancellazione della realtà, che cancella anche le dinamiche umane e sacrificali e l’immondizia religiosa relativa… per cui nessuna colpa o perdono può aver luogo, per mancanza di soggetti…) che viene narrata come un destino (“s’è accesa una stella sulla terra”) anziché come la minaccia fondante del totalitarismo… l’assoluto disprezzo per la vita spacciato per Bene, ordine mondiale, che comincia a dispiegarsi pienamente solo ora che la Democrazia si disvela sempre più come menzogna, truffa, inganno, vernice dorata sulle scorie… l’antico logos pienamente realizzato nel suo principio mortifero.

Dopo Hiroshima
l’in-dividuo di Cicerone
(evolutosi nei secoli
fino a diventare,
da liberto,
da famiglio,
da valvassino,
da figlio minore
escluso da privilegi e successioni,
da bottegaio,
un sog-getto privato,
un unico con la sua proprietà)
è ritornato ad essere
a-tomo,

ma dividuabile
in reazioni a catena
incontrollabili,
principio ambivalente
di schiavitù universale
e della fine del sistema,

la posta più alta,
paradigma
del rischio imprenditoriale.

Atomo con
le sue fissioni,
le sue fissazioni,
le sue fiction.

(Niente più croci-,
solo -fissioni…)

Il flusso di capitali
diventa fissile,
radiante,
parte infinitesimale
che distrugge il  Tutto
,
grado zero
del dominio della Tecnica
pienamente dispiegato.

La paura della bomba
che imponeva una
pace armata,
una guerra fredda,
sui due blocchi
che si spartirono il Mondo,
sembra essere scomparsa,

ma è sempre lì…
catastrofe sospesa,
manto nero disteso
sugli infiniti conflitti locali,
sulle operazioni di polizia,
sempre più crudeli,
sempre più insensate,
sempre più estese…

morte nelle nostre tasche,
morte nelle nostre teste,
schermi a bassa radiazione,
un gesto virtuale
un clic

lento processo di sparizione
per rimuovere la minaccia
di una sparizione improvvisa.

E’ il vuoto stesso
del luogo della Verità,
di Dio, del Potere,
dell’universalismo
imperiale e cristiano,
che non ha saputo trovare
altra Forza
se non la distruzione totale
per poter giustificare
la persistenza del suo delirio.

Nessuna Democrazia moderna
potrà mai ricoprire
di astrazioni e “valori”
la contaminazione letale
su cui si è fondata.

E nessuna giustificazione
potrà mai esserci
per il canceroso ed orrido
Truman show
e per i meta-Stati Uniti
che verranno.


zona rossa – zona sacra – zona morta (derive analogiche e pensieri frammentari)

Hanno esteso la “zona rossa” intorno a Piazza Montecitorio… Evidentemente il sacro eccita troppo… così hanno deciso di estendere la zona sacra che non è possibile valicare… tutti sogneranno di orgasmare all’interno del suo perimetro… è una roba come la belarda di “Madame Edwarda” (quella che per Bataille era Dio… o il corpo accecante e nauseante dell’incesto di cui lo stesso autore scrive in “Mia madre”…).

O come nella storiella dell’albero della conoscenza del Bene e del Male nel paradiso terrestre che non si doveva toccare sennò iradiddìo… un po’ fallo un po’ pelo di fica… (“fallo” è una parola polisemica… con double bind incorporato: può essere inteso sia come imperativo di “fare” – “Fallo!” – che come “infrazione punita dall’arbitro” o, ancora, “posto sbagliato”… quando si dice, per esempio, “mettere un piede in fallo”).

Io mi tengo alla larga persino dal centro di me stesso, per evitare le intensità allucinate della piega corrugata che si crede dio…

Roma… l’idea barocca di orbitare ellitticamente intorno al vuoto.

Una parabola dell’assoluta ambivalenza delle (psicotiche e psicotizzanti) tecnologie di controllo “preventivo” è il film di Cronenberg “La zona morta”

Qui invece un video liberamente ispirato a “Essi vivono” di Carpenter (con epilogo che rende bene l’idea della barbarie individuale cui porta la paranoia che si diffonde a tutto spiano):

Ora si parla (col solito appeal asettico, rassicurante e innocentino) delle nuove tecnologie, di realtà aumentata… (un’altra invenzione sperimentata, come “internet”, prima dai militari statunitensi e poi commercializzata per tutti i replicanti, ritornanti e consumati-consumatori sparsi per il mondo), come si riporta in questo video:


Ed ora un po’ di mainstream… o flussi schizo, che dir si voglia…

La vicenda di Luigi Preiti mette in scena il rischio di morte implicito (la shakespeariana “libbra di carne” da sacrificare per un debito non più restituibile) nelle scelte di chi vive per scommessa… è il riflesso di un’intera economia in un singolo individuo comunque conforme e assimilato al sistema che pur lo esclude, suppliziandolo come un Tantalo con i suoi beni, con i suoi bi-sogni (nel senso – seguendo un falso etimo – di doppi, paradossali, ambivalenti),  squalificandolo magari anche per il tramite dei corpi sociali come le sue famiglie (d’origine e acquisita…) con i loro immaginabili giudizi pressanti… voci interiorizzate (che si vanno a sommare ai noti, amplificati e reiterati insulti di stato… “bamboccioni”, “fannulloni”, ecc…) che intimano all’uomo di vendere la sua forza lavoro, anche se non vi riesce, mantenere moglie e figli (vedi al minuto 3’40”) e se stesso… oppure, sempre il sistema, la Grande Macchina, con una piccola variazione sul tema, lo esorta a dipendere dal meccanismo ossessivo-compulsivo dei giochi d’azzardo, a drogarsi di speranze disperate come quelle di tante economie nazionali che annaspano, prosciugate dei loro liquidi, seguendo un ordine assurdo e mortifero che i sadici del profitto e della sussunzione universale insistono a considerare immutabile e senza alternativa… T.I.N.A. (o valorizzi il capitale vendendo il tuo tempo, la tua forza-lavoro e, in definitiva, il tuo corpo o lo valorizzi comunque cedendo al circuito del capitale quote di salario e rendite residuali raccattate alla bell’e meglio… per il tramite onnipervasivo della forma-denaro).

Altra assurdità che mi colpisce è quella dei “politici”, in generale, individuati dallo sparatore giustiziere (secondo la ricorrente opposizione popolo/politica estremamente semplificata e priva di qualsiasi senso strategico o della realtà) come coupable (colpevoli-colpibili) della sua rovina personale… è certamente espressione di una rabbia oltremodo impotente e per questo tremendamente cieca, predisposta ad essere schiacciata sotto gli anfibi (se non sotto i colpi) della gendarmeria… Sono gesti che paradossalmente spostano l’attenzione da ciò che vi è di politico in molti gesti banali e quotidiani, familiari anche allo sparatore, su qualcosa che di per sé sarebbe il Vuoto se non vi fosse chi finisce addirittura per volerlo sacrificare (confermando cioè la sua tautologica e sedicente sacralità). Lo dicevo qualche anno fa che il potere non esiste… nasce da un movimento corale di in/dividui opportunamente plasmati (e individuati, nel senso di “resi individui”, cioè identificati, iscritti e registrati per accedere alla fabbrica che li ha prodotti surcodificando e sussumendo – decodificando e ricodificando – la loro nuda vita) che lo legittima… Ma quando per legittimarsi si trova a sospettare di tutti i “cittadini” poveri o in difficoltà e senza alcuna determinazione politica in quanto potenziali sparatori? Non è un po’ troppo vasta questa categoria per non trasformare il Nulla (il buco nero di ogni centro, galattico e non) in dispotismo totalitario, perdendo del tutto i connotati della finzione “democratica”?

Nel frattempo in Italia c’è un clima in cui la stampa adora i necrologi dei fondamentalisti del Lavoro Perduto, martiri e suicidi (ovviamente solo quelli innocui, effetti collaterali del disfunzionamento perfino della legge bronzea di Ricardo), che si immolano alla causa dell’articolo 1 della “Costituzione più bella del mondo”… e c’è anche un clima da inquisizione di chiunque prenda la parola in merito a quella sparatoria insensata, cui viene richiesto un “abiura!” preventivo, manco fossimo nello Stato Pontificio… Di questo passo criminalizzeranno in tutto il Lazio anche il popolarissimo te-possino-ammazza’ o il ma-va’-a-mori’-ammazzato… Io a questo proposito non ho niente da aggiungere, dal momento che ravviso in ciò che accade, in queste dinamiche spettacolari e semplificate, una procedura che non mi coinvolge, non mi eccita né sovreccita… Lo trovo semmai un po’ deprimente e di cattivo gusto questo sollecitare emozioni… no alarms and no surprises… non cerco colpevoli (per quello ci sono già corpi armati dappertutto) o condanne esemplari, torture nelle patrie galerie (come si usa fare anche a chi è solo “clandestino”… un reato che, stando alle loro premesse teoriche sui Diritti dell’Uomo, non dovrebbe esistere… come piuttosto, in senso anti-universalista e anti-territorialista, il confine e il νόμος che lo istituisce, aggiungerei io)… né si possono far diventare colpevoli preventivamente tutti i depressi o i disoccupati senza psicotizzare tutto l’insieme, minando le fondamenta “pattizie” (ma dove sarebbe questo patto fantasma, imposto, asimmetrico, se non nei sogni del Dominio reale?) della “società civile” che si intenderebbe “proteggere”… Mi sembra un colossale equivoco… e sembra tutto previsto… già visto…

“Nessuno è mai morto di contraddizioni. E più si guasta, più si schizofrenizza, meglio funziona, all’americana”.

(da “L’anti-Edipo” di Deleuze-Guattari).


“Smart city” e morti “sostenibili”…

Mentre anche a Velletri si fa strada, col milionario progetto PLUS (quello cui la Polverini diede via libera prima di dimettersi), il delirio “keynesiano” ed europeo delle smart city, delle città “intelligenti” e “sostenibili”, in grado di mettere insieme sinergie e privilegi per una classe agiata sempre più cieca, arrogante e minoritaria, che ora scopre la dimensione neoliberista destatalizzante del downscaling1, la città, specie nel settore di ponente, crolla… (anche per colpa della diffusa fame di soldi – dell’AFFARE!! – come recita la scritta che campeggia sulla saracinesca del cantiere che ha sepolto un muratore – con cui magari si cerca di rivalutare a due lire, per proprio conto, proprietà fatiscenti).
Parlano di ricostruire una fantomatica e “monumentale” identità nel bel mezzo di un processo inarrestabile di distruzione di qualunque appiglio (di welfare, concesso in briciole ed eventualmente solo a soggetti giuridici vaghi e discriminatori come le “famiglie”) e di produzione di macerie (culturali e materiali…). Questi indebitamenti (o finanziamenti europei ripagati indirettamente dai troppi miliardi che lo stato rastrella con tasse, tagli e “riforme strutturali”, grazie anche a patti capestro come il MES, votati in tutta fretta, quasi unanimemente e senza alcun dibattito pubblico dal parlamento italiano) non portano sviluppo… lo si capisce anche ad uno sguardo superficiale… Non si può ricoprire di zucchero ciò che sta marcendo… non si può ammantare di Cultura, Teatro e ogni genere di raffinatezze artistiche per i pochissimi che ne possono usufruire, la moltitudine crescente che ha bisogno di beni primari che non vengono forniti o garantiti… Ormai non è più questione di panem et circenses… qui ci saranno (forse) solo “circenses”… niente pane, né processi produttivi realmente utili o utilizzabili dalle collettività ancora tutte da costruire dello sfilacciato tessuto sociale veliterno… (dal momento che non nasce né si sviluppa alcun amalgama che non sia espressione di uno spirito nostalgico reazionario e pre-moderno – solo processioni, folklore e artigianato chiuso in se stesso e dalla visione ristrettissima… per nulla inclusiva – incline tuttalpiù solo al lavoro sottopagato con cui si schiavizzano i migranti…).


1 “In questi ultimi anni, si è assistito anche ad una riarticolazione delle gerarchie della regolazione politica. Sono cresciuti i poteri locali ma anche i poteri delle istituzioni sovranazionali. Le nazioni si sono adattate alla globalizzazione e all’integrazione economica e politica attraverso un processo di riarticolazione territoriale della sovranità. Si sono sviluppate dinamiche contestuali di upscaling e downscaling della statualità. Sono queste dinamiche ad aver prodotto un nuovo protagonismo delle città in uno scenario istituzionale molto complesso”.


L’osceno segreto della democrazia

Non esiste una democrazia “dal basso”. Semplicemente non esiste la democrazia. Quando si dice “popolo sovrano” si dice una doppia menzogna, una per parola. La democrazia è l’arte di estorcere (a quella massa che si recinta in una nazione o in una comunità di “cittadini” con la definizione di “popolo”) un consenso prezzolato (finché viene salariato, remunerato e corrotto a sufficienza) alla classe dirigente e di dominare le minoranze o il voto nullo dell’irrappresentabile con una pletorica ma comunque elitaria maggioranza parlamentare; è la messa in scena della polemica che copre distrattamente, ma anche comicamente e “simpaticamente”, ogni gioco di guerra e ogni decisione politica… che, tra l’altro, nel caso degli ultimi tempi, è chiaramente presa altrove rispetto alle istituzioni nazionali. Direi che le elezioni prossime venture sono inutili come non mai (ripulite come sono di qualsiasi ideologia diversa dal liberismo o dalla retorica reazionaria, “civile”, “civica”, giustizialista, populista o nazionalista che sia)… che senso ha eleggere dei servi rappresentanti di servi, ormai schiavizzati, amanti del bastone e della carota, tutti con l’identità in mano (o in culo?), pronti a farla venire segretamente su un simboletto-patacca delle schede elettorali?

Ecco… si potrebbero allestire le cabine elettorali come dei sexy shop… o farle diventare delle dark room con dei glory hole

dnaxchange glory hole

E poi… ma che è questa faccenda del “voto segreto“? o del segreto in generale (secrezione oscena del corpo elettorale o di qualche organo di stato, nella metafora organicistica delle istituzioni)… che ritroviamo anche nei “servizi segreti” o nel “segreto di stato”? Perché questo doppio movimento del rappresentato e del suo segreto, questo misterioso ed esoterico sdoppiamento del codice? Perché si dovrebbe essere obbligati ad avere un’identità se poi al momento decisivo dell’esercizio della “sovranità popolare” si compie un’azione anonima come il voto? E non è perché altrimenti ognuno potrebbe votare un numero indefinito di volte (cosa che comunque registrerebbe un’intensità e un’ostinazione oltre che alla mera conta dei capi di bestiame – “ognuno conta uno”)… è chiaro che vi è qualcosa di osceno nel voto o nei suddetti servizi, dal momento che son cose che vengono nascoste. Una sorta di illegittimità legalizzata… un po’ come darsi a rapporti sessuali orgiastici restando nell’alveo rassicurante del matrimonio.

Il segreto serve solo ad impedire un eventuale confronto o scontro reale, vis-à-vis… o, ancora meglio, ad impedire (confinando il non-rappresentato – l’incivile, anonimo, anomico, anomalo annullatore e il suo terribile segreto delegittimante – negli angusti e apparentemente legali confini delle segrete-cabine elettorali o nei misteri insondaggiabili dell’astensione) che si monti una macchina o si inventi un gioco che prescinda dalle identità… che a quanto pare piace tanto ostentare e mantenere esposte ed erette.


Breve dialogo con peto finale

– No, ma dico… ti rendi conto che il lavoro cognitivo che fai su blog e social network potrebbe e dovrebbe essere pagato?

– Davvero?… Sì, ma a me non è mai interessato essere pagato per queste cacatelle a tempo persomi diverte… al limite… certe volte manco…

– Ma non capisci? Se LAVORI gratis per LORO fai il loro gioco… A te sembra di divertirti, ma in realtà stai producendo plusvalore!… E lo fai GRATIS!…

– Forse non hai capito… a me non me ne frega un cazzo delle stupidate e dei bluff con cui estrarrebbero caccole infinitesimali di plusvalore… Per me non hanno alcun valore punto e basta. E non mi pare che quattro glitter, delle chiacchiere da bar (più o meno incolte) e degli scarabocchi di design o riprese video a cazzo possano essere considerati merce… è roba invendibile, insulsa (certo c’è la wiki, linux1, ecc…), ma a lungo andare (e anche nel breve) completamente inutile (specie per far fronte al declino dell’attuale “civiltà” che ci si prospetta)… Se ci si dovesse basare su questo tipo di “produzione” per il nostro sostentamento e lo sviluppo delle conoscenze… saremmo messi peggio degli indigeni della Nuova Guinea!… Tipo: come si coltiva la barbabietola? Che dice la wiki? Ah, non funziona più la rete? la stanno smantellando per delocalizzarla in Turchia? consuma troppi dB e non ce li possiamo permettere?

– Ma scusa? Non hai letto cosa scrivono Negri e compagni in proposito? del “general intellect”, del “capitalismo cognitivo“, della “produzione immateriale”?

(peta)

– ?

– …produzione immateriale…

– ahahahahahahah!

altro che la società liquida di Bauman… questa è la società gassosa!.. ahahahahahahah!


1 e anche questi progetti open source sono poi così “liberi” come si usa dire?… l’attività di tanti ricercatori e geek in rete (mi figuro personaggi del tutto conformisti per lo più, “ben educati”, innocui, anche un po’ fessacchiotti…) per costruire software e banche dati (per passione, per gioco o desiderio di conoscenza universale) non modifica di una briciola l’hardware, ovvero l’infrastruttura che il complesso militare industriale ha messo su per poter dispiegare il suo dominio globale (e che costituisce decisamente il problema principale…), né i suoi presupposti totalizzanti (elettrici, elettronici, binari, informatizzati e informatizzanti) in termini di tecnologia, conoscenze e di definitiva e mortale divisione del lavoro… Non ci saranno dividui liberi finché non scompariranno gli individui (la Rete resta la forma estrema dell’Individuo, dell’indivisibile, della Grande Testa organizzatrice, generatrice di organi più o meno proliferanti e meta-statali, del Caput capitalista… A mio avviso andrebbe più che altro disturbata, boicottata e trasformata in qualcos’altro, specialmente a partire dall’hardware…).


L’Italia è in guerra!

«L’Italia ha iniziato una guerra durissima, che non è ancora finita»

(Mario Monti)

Finalmente s’è rotto questo tabù per cui in Italia questa parola non va assolutamente pronunciata… Ha ragione a parlare di guerra… non è un “nuovo patto sociale”, né “lotta di classe”, ma… guerra interna… Nel suo (s-concertante) discorso a braccio ha dichiarato guerra ai sindacati (che di certo sono il lato più pieghevole degli interessi della “società”)… e, per estensione, ai lavoratori tutti (che sono decisamente meno morbidi dei sindacati e che per ora, in Italia, stanno buoni buoni a subire termini esotici come “spread” e “spending review”… a stare attenti a quel che dicono e fanno perché sennò si alza lo spread, organo genitale della UE, notoriamente sodomita…) e all’intera popolazione.
E poi c’è tutto questo blaterare di sovranità ceduta, di “umiliazione” di Berlusconi (sta proponendo il suo successore?)… Lui non viene umiliato solo perché sa benissimo dov’è la “sovranità” e il fatto che lui sia lì dimostra che la sovranità, questo nulla, è ceduta a chi governa le proprie rendite mediante truffe assai complessel’insieme di queste truffe forma il sistema capitalista… che compra anche i vetusti valori delle nazioni e degli eserciti, ormai… E’ chiaro che chi è disarmato non può fare nulla se non una rivoluzione cognitiva… ma che bello sarebbe poter respingere gli attacchi o dissuadere le aggressioni con gli stessi potenti mezzi a loro disposizione… e poi smantellare tutto una volta vinta la Macchina (sarà per questo che Obama ha chiesto le chiavi della suddetta Macchina?).

E’ evidente inoltre che le chiavi in questione siano alquanto vulnerabili… e di certo non si basano sul potere militare, quanto sul (dis)funzionamento della macchina stessa, della sua alimentazione e dei suoi I/O binari…


(Leggendo in negativo, che io sottolineo in grassetto, il suo noto discorso sulla “pace giusta” o “guerra giusta”, che è lo stesso) sentiamo che diceva Obama sulla guerra cognitiva:
 “L’assenza di speranza può corrodere una società dall’interno“.

Sulla guerra infinita:
“E all’interno dell’America c’è da tempo tensione fra chi si autodefinisce realista e chi si autodefinisce IDEALISTA, una tensione che lascia intendere un’alternativa drastica fra il perseguimento meschino di interessi e una campagna infinita per IMPORRE i nostri valori“.

Sulla guerra interna e le sue armi tattiche:
“Il terrorismo è un’arma tattica usata da molto tempo, ma la tecnologia moderna consente a pochi, piccoli uomini con una rabbia smisurata di assassinare un numero terrificante di innocenti.
Inoltre, le guerre fra nazioni sono sostituite sempre più dalle guerre all’interno delle nazioni. La resurrezione di conflitti etnici o settari, la crescita di movimenti secessionistici, guerriglie e Stati allo sbando intrappolano sempre di più i civili in un caos senza fine“.

 Ecco, noi siamo candidati ad essere tra gli “stati allo sbando” (come la Grecia, ecc…), senza “speranza” e con un pizzico di guerriglia e terrorismo omeopatici, se occorre…


“Come vivere senza essere in tre capitolazioni” | un e-book di Valerio Mele

Copertina col vecchio titolo “Aforismi da Facebook”

In un centinaio di pagine (a 0,99 € epub o kindle, ma contattatemi pure per email se volete aggiornamenti su questo work in progress e su altri progetti che verranno…) una sorta di compendio non sistematico, ma abbastanza indicativo dei miei pensieri e delle trasformazioni degli ultimi anni… tuttora in corso, tuttora faticosamente leggibili a causa di un’ambiguità degli eventi che impedisce interpretazioni definite… Qualche puntello comunque c’è… e nel vortice qualcosa si intravede… Qui l’introduzione:

Gli aforismi di questo ebook provengono per lo più dalla mia bacheca di Facebook… sono un po’ come profughi da quella piattaforma… testi polverizzati, asistematici, ridotti a memi dal tritacarne del personalismo forzato, delle semplificazioni statistiche, computabili, dell’attuale capitalismo cibernetico…

…ma che possono anche essere scanditi, s-logati come slogan (“Né stato, né mercato”) o masticati al di là dei luoghi in cui si riproduce la cultura (dal cŏlĕre latino derivano, con analoghe funzioni e finzioni: la colonizzazione, i culti o, con una simpatica paretimologia, la scuola, ecc…).

Si disegna un processo di disgregazione del sog-getto contemporaneo (a favore dell’insieme dei viventi) attraverso tre capitolazioni:

  1. Nella prima si prendono le distanze dalla riduzione binaria di ognuno di noi in “I/O” (il nuovo modello di coscienza input/output… inteso come interruttore fibrillante, velocissimo, processore di circuiti integrati, interfaccia quasi meccanica del dispositivo digitale…).

  2. Nella seconda, “La crisi”, si affronta il processo di trasformazione sistemica in atto, nel senso dei percorsi di radicalizzazione e di progettazione del nuovo, senza ressentiment ein senso anti-capitalista, a partire dalla crisi della forma-stato, fino ad ora sospinta proprio dalla globalizzazione (dalla centralizzazione e monopolizzazione meta-statale) del mercato capitalista.

  3. Nella terza, “-getti” si tenta di uscire fuori di sé, s-logando i sog-getti in -getti… privando i viventi del prefisso che li assoggetta ad esseri inesistenti, puramente funzionali al sistema… pensato fin dalle sue finzioni metafisiche a dismisura d’uomo. Si pone cioè la questione del dividuodenominatore di finzioni tattiche, -gettato nel cosmo, portatore di spore e ife fungine disgregatrici, ibridate e ricombinabili.


La “questione femminile” sepolta tra legislazioni d’emergenza, retorica dei “diritti umani” e “riformisti”.

Io sono stata sempre contraria all’introduzione del femminicidio come reato in Italia, così come dell’aggravante di femminicidio, per i motivi, di carattere giuridico, sociologico e politico che ho ampliamente spiegato in varie mie pubblicazioni.
Gli interventi adeguati che dovrebbero essere posti in essere in materia, sono quelli già segnalati come urgenti alle Istituzioni italiane dal Comitato per l’applicazione della CEDAW nel luglio 2011.
Ritengo tuttavia, sotto il profilo della tutela penale, che la legge Mancino andrebbe estesa anche alla discriminazione basata sul genere e sull’orientamento sessuale. […]

Se oggi l’ONU (e di conseguenza l’informazione di massa) parla di femminicidio anche in relazione all’Italia, è perché ci sono state donne che qui ed oggi, da anni, hanno reclamato il riconoscimento anche per le donne, in quanto donne, di quei i diritti umani affermati a livello universale, ed in particolare del diritto inalienabile alla vita e all’integrità psicofisica.  […]

 E allora il nostro ruolo è fondamentale per far si’ che la violenza contro le donne rimanga tra le priorita’ dell’agenda nazionale.

(da “Perché si chiama femminicidio” di Barbara Spinelli)

Basta anche leggere solo le conclusioni (o le citazioni qui sopra) di questo articolo sul “femminicidio”… per capire che si insiste troppo (del resto è una giornalista di Repubblica… e non solo!…) sulla questione dei diritti umani universalmente riconosciuti (a prescindere da una certa enfasi emotiva sul dispositivo vittima/colpevole che piace tanto al mainstreamsensologico a 360°)… che sarebbe una testa di ponte per porre la violenza contro le donne all’attenzione dell'”agenda nazionale”… Io temo che le donne rischino di dimenticare completamente la loro questione (ma è senza dubbio questo lo scopo recondito), se rincorrono tali “riconoscimenti”… Ma qual’è la “questione femminile” (che evidentemente non tutto il femminismo pone) se non il conflitto contro la riproduzione del dispotismo patriarcale, dell’ordine familiare e del capitalismo?… A me sembra che ormai quasi tutte le sedicenti “femministe” chic che si agitano per un posto a tavola, questo lo ignorino completamente… quando non cercano di neutralizzarlo con cagate imperialiste come l’ONU… che istituzionalizza la liberalizzazione o la lottizzazione degli orientamenti sessuali dei generi, in un senso che oscilla tra porno-catalogismo e nuova pedagogia sentimentale, con i corpi de-colonizzati dal patriarcato lasciati liberi di autodeterminare la loro nuova schiavitù, di rivendicarla… come buona norma universale di uguaglianza al cospetto di un mercato “globale”, decisamente iniquo e criminale o come grimaldello per il consenso interno in chiave anti-islamica, guerrafondaia o repressiva… Una duplice necessità di ristrutturazione basata sulla differenziazione delle merci e sull’allargamento al ribasso della base di capitale variabile, quello umano, di cui disporre… da tenere in waterboarding, tra l’universalità astratta dei “diritti umani” e la violenza fisica privata…).

 (Certo… Poi arriva l’ANSA, ripresa anche da altri giornali, come segnala FaS, che fornisce delle scuse incredibili ad un sarto che non avrebbe potuto trovare di meglio per uscire dal suo “tunnel” che accoltellare sua moglie infermiera che voleva tornare in Puglia… il lessico usato è davvero allucinato. E’ evidente dunque che c’è un problema di comunicazione… da parte dei media… che si fanno agenti di una continua intimidazione implicita rivolta a tutte le donne… come i femminicidi, gli assassini in questione, sono in fondo una sorta di corpo speciale di volontari, cani sciolti, agenti di una polizia privata irregolare, per il mantenimento di un ordine pubblico e simbolico che resta fondamentalmente, come si diceva una volta, fallogocentrico…).

 C’è poi chi scrive un manifesto (tradotto qui) che invoca un’internazionale femminista, contro il colonialismo, le destre risorgenti (un classico spauracchio dell’“intellighenzia”, che si solleva per lo più per far accettare i peggiori compromessi “riformisti”…) e le strumentalizzazioni neoliberiste (insomma si invoca ancora un welfare in decomposizione, inevitabilmente, per effetto della macchina capitalista, non solo neoliberista, inceppata… e che si vorrebbe infinito, nel tempo e nello spazio, indipendente dalla suddetta macchina… ancora il “diritto”, dunque ancora richiesta di leggi ad hoc, garantite nientedimeno che da s. Holland, dunque dalla marcita retorica del socialismo europeista, che si preferisce in questo caso alla forma astratta dei diritti fondamentali… che qui sono per lo meno messi tra virgolette…).
In Italia invece, a detta dell’ANSA, in modo decisamente delirante, si invoca l’ONU davanti a Montecitorio per i femminicidi…
La rete in questione è questa… che richiede, tra l’altro come molti altri (tra cui i negriani), il reddito di cittadinanza… ovvero la resa al totalitarismo che ingloba tempo di lavoro e tempo libero, patteggiata con un’elemosina di stato (certo… non dico che non risolverebbe qualche problemino… almeno distribuirebbero un po’ di fiches per partecipare a questa roulette… Ma per me il problema resta – e deve restare – quello di come non partecipare a questo gioco coatto, come rovesciare il banco, come non sedersi alla mensa del Signore in attesa della resurrezione del valore).


Perché c’erano due torri al World Trade Center di New York?

Perché ci sono due torri al World Trade Center di New York?
(Jean Baudrillard, “Lo scambio simbolico e la morte”, 1976)

Ancora dallo stesso libro:
La “libera scelta” degli individui, che è il credo della democrazia, sbocca in realtà esattamente nell’opposto: il voto è diventato sostanzialmente obbligatorio: se non lo è di diritto, lo è per costrizione statistica, strutturale dell’alternanza, rafforzata dai sondaggi. Il voto è diventato sostanzialmente aleatorio: quando la democrazia raggiunge uno stadio formale avanzato, essa si distribuisce intorno a delle percentuali uguali (50/50). Il voto rassomiglia al moto browniano delle particelle o del calcolo delle probabilità, è come se tutti votassero a caso, è come se votassero delle scimmie.
A questo punto, poco importa che i partiti in causa esprimano storicamente e socialmente chicchessia – bisogna anzi che non rappresentino più nulla: il fascino del gioco, dei sondaggi, la coazione formale e statistica è tanto maggiore.
[…]
L’oligopolio, o duopolio, attuale deriva dallo sdoppiamento tattico del monopolio. In tutti i campi il duopolio è lo stadio raggiunto del monopolio. Non è la volontà politica (intervento dello stato, leggi anti-trust, ecc…) a spezzare il monopolio del mercato – è che qualsiasi sistema unitario, se vuole sopravvivere, deve trovare una regolazione binaria. Questo non cambia nulla del monopolio: al contrario, il potere è assoluto solo se sa diffrangersi in varianti equivalenti, se sa sdoppiarsi per moltiplicarsi. Ci vogliono due superpotenze per mantenere un universo sotto controllo: un unico impero crollerebbe da se stesso.
[…]
Dalla più piccola unità disgiuntiva (la particella domanda/risposta) fino al livello macroscopico dei grandi sistemi d’alternanza che governano l’economia, la politica, la coesistenza mondiale, la matrice non cambia: è sempre lo 0/1, la scansione binaria che s’afferma come la forma metastabile, e omeostatica, dei sistemi attuali.

 

In ogni caso dopo queste parole profetiche di Baudrillard, da 2 si è passati a 0… dunque l’universo è diventato un multiverso… è il regno del caos. E’ l’entropia che conduce il sistema. La polverizzazione del cemento e della civiltà. Come nel finale di “Fight club”, l’America sogna che crollino tutti i grattacieli. Sogna la vera perfezione: lo Zero Assoluto (la massima entropia).

Questa gigantesca simulazione e presa per il culo che ancora ci conduce, il raddoppiamento del codice (come avviene per il DNA, come per la clonazione) delle Due Torri abbattute, sopravvive oggi nel Lutto (unica garanzia di sopravvivenza temporanea, contro nemici random o inventati di volta in volta – i terroristi, Al Qaida, Saddam Hussein, Gheddafi, i mercenari negri, gli insorgenti, i terroni, i “clandestini”, le donne, i rumeni, i comunisti, gli anarchici, i “ratti”… tutti noi)… Ma il sistema, in cuor suo, sogna che crolli tutto, per liberarsi dal suo stesso incubo totalitario, divenuto insostenibile, prolifera in meta-stasi (meta-stati) si sdoppia senza quel codice perfettamente duplicato che era rappresentato dalle Due Torri, inventa strenue resistenze individuali, terroristiche, contro se stesso… (poiché il sistema si rifrange anche nell'”individuo”, nel Ribelle… nell’Eroe del cazzo). Di questa follia schizo-paranoide del sistema, di questo cancro, di questa catastrofe inerziale senza più referenti reali (e neanche ideali), ne sono la prova film come il su citato “Fight club”, “2012”, ma anche “Resident Evil”, “Inception”, “Il cigno nero”… Questo è, ahinoi, l’immaginario contemporaneo che tutto trascina e travolge con sé. Il punto è che “Terminator” non muore mai… Quella lucina rossa, quel red alert poliziesco si risveglia sempre, mortacci sua

Sparati, Schwarzenegger!
Suicidati, yankee!
Fatti a pezzi, carbonìzzati, bombàrdati coi droni!
Fatti la guerra in casa!
Mastùrbati col cesio!
Pròvocati terremoti, maremoti e uragani spaventosi!
Crepa sepolto dal busto di merda secca di Abramo Lincoln!
Bombàrdati coi missili nucleari!
Muori di leucemia, se sopravvivi al fallout radiattivo!
Vai a giocare agli indiani su Encelado!
Mangiati i batteri che resistono ai solfuri e al metano!
Esplodi in una supernova, scompari in un buco nero!
Fottiti col tuo cazzo anabolizzato!
Dio ti benedica, ma fuori da questa cazzo di galassia,
perduto nella 26esima dimensione
della tua fottuta teoria delle stringhe!


Basta con la società

Sulla via del ritorno da casa di mia madre, sul treno, ho ripreso a leggere dopo alcuni anni un libro, un classico degli anni ’70: L’Anti-Edipo di Gilles Deleuze e Felix Guattari. Decisamente un libro anti-familista (come lo erano anche “La morte della famiglia” di David Cooper, certi scritti di Marcuse, di Laing… certi libercoli sulle comuni agricole e urbane). E’ un libro senz’altro sagace e un po’ paraculetto. Pure un po’ edipico e “neo-futurista”… Giusto per capire quello che andava di moda a quei tempi, c’è da osservare che si faceva un gran parlare di repressione e rimozione… Il freudo-marxismo imperante connetteva il personale al sociale criticando gli assiomi di un sistema da abbattere, quello capitalistico… insieme al suo sottoinsieme privato, la famiglia. Si inscenava la Rivoluzione, l’eterno presente del Desiderio… Per fortuna allora la “castrazione” (termine che trovo perentorio e per lo meno realistico, privo di ipocrite attenuazioni) era ancora una parola che aveva un senso e un diritto di cittadinanza testuale in psicanalisi (e oltre…). Ed il libro è pieno di “tagli” un po’ ovunque… Siano essi tagli di cazzi, cacca, segmenti, spazi istituzionali, territori, tempi, traffico, flussi, ecc…
Quel che proprio non va più di moda delle agitazioni e dei tumulti di quei tempi assurti a paradigma di ogni contestazione ricorrente è il potere visto come repressione, oppressione, controllo. E’ ormai chiaro a tutti (anche dopo “Dimenticare Foucault” di Jean Baudrillard, vero requiem di un’epoca di grandi ingenuità ideologiche) che ogni discorso sulla Liberazione s’è rivelato come l’anticipazione di una nuova deterritorializzazione da riterritorializzare (per usare termini antiedipici), di una nuova terra di conquista, di una nuova opportunità (di sfruttamento, di cablaggio), di un nuovo programma di incentivi, di una nuova strategia del sistema per ripiegarsi su se stesso e fregare il rivoluzionario schizo (schizofrenico, ma per finta… si tratta di una colossale mistificazione, quella di Felix e Gilles, una politicizzazione impossibile del “limite”, della follia). uomini in canottiera già pronti inconsapevolmente per D&GIn altre parole ci si liberava del tutto dalle ancore patriarcali per consegnare l’individuo nudo e senza appendici familiari (che non fossero meri simulacri o fantasmi di un passato da far scomparire tra gli aratri, le cinghiate, i baffetti e le canottiere bianche) alle circuitazioni, sussunzioni e connessioni della macchina capitalista. In definitiva, si consegnava l’individuo al mercato (venduta la rabbia, venduti i gadget del Che, i dischi della psichedelia, i francobolli di LSD, le varie saghe del rockettaro Ribelle, i memoriali delle fabbriche occupate, i fallimenti delle esperienze comunitarie, il look floreale, l’amore libero, ecc, ecc…), il bio-capitalismo rendeva artificiale qualunque verità del desiderio, della libertà, dell’amore, libero o meno che fosse…
Era già l’alba del punk. Di Johnny Rotten contro la Regina… E di quel punk, inteso come individualismo da spillette, di volgarità gratuite, di calcolate enterprise, che non è affatto morto. La realtà comincia a rumoreggiare col suo ron-ron di macchina erotica, sotto i codici belli e virtuosi della società e della morale… e anche la faccia plastificata e il sorriso (ammaccato alla Joker) dell’attuale premier precario è punkin un certo senso. I ruoli si confondono. Tra psicolabili e “psiconani”. Ruoli istituzionali che divengono amichevoli, erotizzabili… si qualunquizzano, per conquistarci dall’interno o per inorridirci fino all’accesso di follia.
Michel FoucaultChe siamo diventati? Fuggiti alle relazioni stabili, con divorzi e vite sentimentali caotiche… sfuggite all’obbligo di portar dote e sposarsi… Alla ricerca di un centro cittadino foriero di trasgressioni dionisiache, politiche e sessuali… Sfuggiti all’ingranaggio familiare (alla sua macchina molare) per cosa? Per diventare individui-mercato, il bersaglio (target) preferito delle pubblicità… Chi l’avrebbe mai detto che la trasgressione di Georges Bataille si sarebbe trasformata in “Lucignolo” su Italia 1? Deleuze sostiene che il Capitale (considerato un’astrazione che si fa soggetto) generi il problema e con esso, successivamente, la risoluzione, sia nevrotico, distribuisca colpe e trovi capri espiatori, lasci andare dei flussi deterritorializzati per successivamente riterritorializzarli nel suo corpo macchinico (sembra un paesaggio alla Matrix... e per certi versi l’Anti-Edipo è come un film di fantascienza…). Come dire: se fai un macello, se metti sottosopra la società o la tua coscienza, poi ci pensa papà-mammà a reintegrarti e a renderti funzionale… un “bravo figlio”, un “buon lavoratore”.
Il punto è che ora non siamo in una società poi così dispoticamente patriarcale… Anzi a dire il vero non c’è più la società (la più ingannevole delle mitologie rivoluzionarie o “di sinistra”), né vi sono gruppi, né amicizie, né amori… Sono tutti sussunti, raddoppiati, divenuti immagini di immagini, simulacri. I social network pullulano di groups, friends e spingono, spingono l’individuo a bastare a se stesso, splendidamente isolato, schermato, connesso, integrato e circuìto in un circùito integrato. Le tecnologie del sé sono molteplici. Anche la scrittura rivoluzionaria è una di queste (è un dato di fatto che “L’Anti-Edipo”, spacciato per libro terribile, è, nel suo genere, un best seller).Dunque cosa fare? Come sfuggire a questa griglia che ci pervade e persuade, piuttosto che ingabbiarci? Che ci impone immagini e frammenti già predisposti all’incastro, come in un puzzle?
Io ho suggerito di imparare a dissodare il terreno paludoso dell’immaginario, che parla una lingua vaga, blurred, sfocata… su cui nessun potere può aver presa certa… Forse la pubblicità può aver provato a giocare le sue sclerotiche figure retoriche su questo terreno… ma è impossibile disinnescare il potenziale delle analogie, delle onde portanti che formano i concetti, che ne spostano montagne.
La lezioneè la libertà intesa come libera deriva, libertà dal consumo e dalla produzione alienata, fine dell’universalità e della centralità. Privilegio del futuro, dell’avvenimento, di ciò che risulta imprevedibile a partire da qual si voglia paradigma…-getto nel mezzo della notte, che ci impone di roteare e disperdere, di accogliere e raccogliere. E di rispondere velocemente, come l’arciere che sa di essere il bersaglio.
Si potrà riprendere il cammino rivoluzionario quando si sarà rinunciato alla chimera della “società” per una relazione nuova tra individui, priva di qualunque illusione… quando gli
eremiti metropolitani si incontreranno per discutere di dettagli che si riveleranno finalmente maggiori del Tutto.
Nel frattempo continuiamo a seminare
s-ragionamenti, scoprire intensità e aprire le gabbie, ridisegnando nuove mappe immaginarie. Gettando alle nostre spalle questa schizofrenia capitale che dobbiamo imparare a scansare e mutare secondo nuove geometrie.
Nel momento della massima virtualizzazione della realtà, la guerra si gioca proprio sul piano immaginario… e prepara il terreno all’emergere della realtà, che a quel punto non si potrà più negare e contenere.


L’Italia è appesa ad un filo…

Immaginate che quella donna sia l’Italia… Chi sarebbero gli aguzzini? Probabilmente questi stessi italiani così innamorati della “finanziarizzazione” dell’economia e delle sue porcherie, da far rientrare denaro sporco dall’estero (come da manuale al “punto b8”)… manovra che viene definita come “disperata” dal Fondo Monetario Internazionale. Tremonti corregge  la “disperazione” nell’espressione latina “extrema ratio”. Che, “tradotta”, vuol dire che “siamo alla frutta”. Che non c’è più un soldo in cassa. Che non c’è produttività sufficiente per una “ripresa” (stando appesi in quel modo precario… con le braccia slogate e senza altra idea che non sia quella di urlare). Non si possono aggiungere altri “pesi “(il debito pubblico di 1.800 miliardi di €…) o la poverina schiatta
L’intero schieramento politico non vuole capire o fa finta di non capire, insistendo a ballare sul Titanic, confidando nel propellente psicologico di un ottimismo da “Truman show” o da vecchi rimbambiti. La sinistra si ostina ad ostentare le carcasse di idee mummificate, che si ispirano ad un “sociale” che non c’è, che non interessa più all’economia (irrimediabilmente liberale o liberista)… che va espulso, esposto a supplizi… e forse se lo merita, visto che quell’idea (che esista uno spazio “sociale”, magari contrattabile…) è il principio dell’irresponsabilità individuale, la più vigliacca, ipocrita e mistificatoria delega di potere che la storia umana abbia prodotto. E che persino la “lotta  di classe” (si parla di scaramucce…) ha contribuito ad oliare, accelerando le ristrutturazioni del capitale…
E fu per leggerezza (o prostrazione) che la poverina accettò una marea di soldi in prestito come una Liberazione, come un gesto magnanimo dei suoi nuovi dominatori (dopo che aveva provato a concorrere alla marcia dell’industrializzazione forzata della prima metà del Novecento con arrogante e grottesca presunzione, con la ferocia fascista, bellicosa e colonialista).
Dunque chi sono i suoi aguzzini? che l’hanno riempita di testate nucleari e che la tengono appesa ai loro sadici voleri? Ovviamente gli americani… Quelli stessi che con leggerezza auspicano ancora le mitologiche “riforme”… che tanto somigliano al pittoresco Piano di Rinascita Democratica, il golpe bianco in atto da decenni in questo Paese, che prevedeva una serie di “innovazioni”, volte (lo si desume) ad una salda presa del potere e ad una privatizzazione (lobbistica) del “pubblico” (la negazione stessa delle premesse implicite nell’espressione “res pubblica”, che attualmente suona ipocrita nelle sue pretese di imbellettare i reali interessi del capitale dietro la maschera tradizionale di un interesse collettivo, di un bene comune). la "stella fiammeggiante" della massoneriaE qui tutti a parlare di P2 come il male occulto dell’Italia (es.: Lucarelli di recente su RaiTre)… senza mai ricordarsi di Gladio, del progetto sovversivo cui partecipò anche un Presidente della Repubblica (Massonica anche nel suo simbolo… tanto simile alla “stella fiammeggiante” qui accanto)… chiaramente ispirato da neo-conservatori d’oltre oceano, anti-comunisti con la bava alla bocca, deliranti, se non assassini (in quanto probabili mandanti occulti delle stragi degli anni ”70-’80 o ispiratori della strategia della tensione)… o, più prosaicamente, semplici curatori degli affari di una Nazione e della sua economia di guerra.

La povera Italia, in mano ai suoi “liberatori”, è ancora una colonia… straziata da debiti e ricatti (che son sempre preferibili ad un conflitto decisamente asimmetrico… ma è proprio qui il “ricatto”…).
Sia ben inteso… Non me ne frega niente dell’Italia in quanto nazione. Io esprimo solo un’istanza di libertà e di autonomia (delle singole persone che vivono in Italia come in altri stati). Di fuga dai poteri nazionali e sovranazionali… che si vorrebbero imporre come globali. Auspicando e sostenendo magari una loro “abdicazione”, più che un loro rafforzamento. La tecnologia stessa sembra muoversi (astutamente, si badi bene) secondo questa direttrice centrifuga e reticolare (con questa idea comunque molto discutibile, e molto virtuale, delle “community”…). Non c’è altra strada. E invece si insiste a coalizzarsi e centralizzare i poteri (classicamente e in modo anacronistico) e a cedere ulteriormente “sovranità” verso l’alto, sperando, in modo puerile, nella magnanimità delle istituzioni europee, per esempio…
Di questo passo non mi meraviglierei se ci si ritrovasse in una dittatura a tutti gli effetti, magari sovranazionale, senza neanche capire come sia stato possibile… grazie all’incredibile vuoto apatico e accidioso di strumenti di analisi e di critica che ha saputo produrre (quel che mi ostino a definire e linearizzare come) la Sinistra… e che sembra ogni giorno che passa solo una differente strategia di marketing politico messa in scena, di volta in volta, dagli stessi soggetti di Destra che (tornando all’allegoria della donna torturata) godono come matti a tendere i cavi… e a sbirciare, nel contempo, con interesse, il culo della poveretta…