videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “monetarismo

Dagli spioni dell’imperialismo digitale al PIL come effetto speciale (passando per l’apatia e l’austerità)

Lo spettacolo della potenza potentissima del sistema di sorveglianza statunitense viene “rivelato” da alcuni leaks (e ci si serve all’uopo di una romantica narrazione, per accontentare i desideri condizionati dei dipendenti dello spettacolo, e di un’ennesima scheggia impazzita… ma già lo sapevamo benissimo di essere spiatissimi e che la democrazia fosse un involucro carino per coprire delitti, truffe e sfruttamenti vari)…

Un potente dissuasore, forse, la paranoia generalizzata… Se poi non dovesse funzionare, appaltano un po’ di terrore o bombardano (coi droni o alla vecchia maniera)… Anche in Italia ci hanno provato, dicendo che le parole hanno un peso e di fatto limitando la libertà di parola con velate minacce ufficiali da parte delle istituzioni… (secondo me sono tutte cazzate quelle che seminano… coscienze sdoppiate, schizocapitalismo, destabilizzazioni da imperialismo psichicosindromi da assedio… non attacca… siamo troppo amorfi e annoiati…).

A.C.S. = Apatici Contro la Sensologia

Bluffare è sempre più economico… (ammesso che abbiano tutta questa potenza di stoccaggio dati che dicono, poi chi li analizza? anche l’intelligenza artificiale non è che mi sembri così intelligente… l’importante è far credere che stanno spiando tutti… un po’ come i francesi fecero credere di avere un loro sistema di comunicazione per i militari… sempre in queste infrastrutture “segrete” che tutti però sanno dove sono… e se non lo sanno, ne viene strombazzata a destra e a manca la collocazione sulle mappe di google…).
– Ehiiiii… guardate qui! questo è un edificio segreto di un servizio segreto! è un segreto eh!

Un mash-up di Debord & Baudrillard: spettacolarizzare il segreto…

segreto inteso come simulazione di una verità sottostante che (comunque) non c’è… non come simulazione (di una simulazione che nasconde una verità sottostante) per nascondere una verità nascosta da qualche altra parte… ma l’ambivalenza resta e la scommessa pure… e questa è la sola cosa che regge la baracca (…obama).

In definitiva: esiste un valore da qualche parte? lavoro vivo/lavoro morto (come il gatto di Schrödinger)… produttivo/parassitato-estorto-accumulato… Cina/Usa?
Io vedo solo titoli cui non segue alcun contenuto… figuriamoci un valore!

Trasformare i titoli dei film di Hollywood in titoli di stato è la sola “hope” di sopravvivenza… tutto il capitalismo si regge sulla sequenza, sul plot e sul comPLOTto… sui “movimenti”, sulla cinetica del cinema in cui siamo immersi in prima persona… Io-Poddo, Io-Paddo, Io-Phono

Lo stato d'”eccezione culturale” del cinema europeo e l’aumento del P.I.L. come effetto speciale

…avrà qualcosa a che fare con la curiosa idea statunitense che il cinema, l’arte e la Cultura siano investimenti e non spesa? (qui un link in lingua originale) …con questi curiosi trucchi di montaggio del bilancio che scambiano le uscite con le entrate, questi effetti speciali che aumenterebbero magicamente il PIL nazionale non solo agli USA ma anche agli stati che asseconderebbero l’invasione di blockbuster? Si tratta di alcuni aspetti dei nuovi segretissimi e per niente dibattuti accordi tra Europa e USA (TTIP)

Anche l’attuale premier italiano, tra l’altro, nel suo piccolo, stava provando a convincere gli austeri (*) teutonici della bontà di certe idee… trasportato da questa ventata di surrealismo economico proveniente dagli USA…

Ma sembra che, per quanto riguarda il cinema europeo, vigerebbe una sorta di stato di “eccezione culturale”:

Tutelare l’industria culturale europea è più importante dei guadagni che potrebbero derivare dal libero scambio in questo settore. Questo il parere del Parlamento europeo che oggi [ndr: 23 maggio 2013] in plenaria ha votato per chiedere l’esclusione del settore culturale e degli audiovisivi dal nuovo accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti. A grande maggioranza gli eurodeputati hanno dato il via libera all’inizio dei negoziati, che cominceranno a giugno, per quello che viene definito come il più grande accordo commerciale del mondo. In una votazione separata hanno però anche approvato (con 381 voti a favore, 191 contrari e 17 astensioni) il paragrafo di una risoluzione comune per escludere dal mandato i servizi audiovisivi. Obiettivo: salvaguardare la diversità culturale e linguistica dei Paesi dell’Ue dalla possibile cannibalizzazione del colosso a stelle e strisce.
A sostenere la posizione adottata oggi da Strasburgo anche quindici Stati membri: Italia, Francia, Germania, Spagna, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia. Insieme hanno recentemente scritto una lettera alla Commissione europea proprio per chiedere di applicare la cosiddetta ‘eccezione culturale’. Non solo. Sul tema si è mobilitato anche il mondo del cinema con 80 registi tra cui Michael Haneke, Pedro Almodovar, Mike Leigh, Ken Loach e i fratelli Dardenne, che hanno sottoscritto una petizione inviata a Bruxelles.

(Eeeeeeh ma noi ci dedichiamo alla storia mitologica delle nostre famiglie, mica a Batman…).

Orgogliosi ad ogni modo di trasformare la fame di molti in fama di pochi… molto neorealista, molto pittoresco…

Il film come moneta… da titolo per il pubblico a titolo pubblico… davvero geniale…

“Ti pago in Terminator o in Spiderman?”.

Comunque credo che, tutto sommato, si possa fare a meno del cinema “impegnato” o “d’essai”… ormai andiamo verso altre forme artistiche, più da video (=”io vedo”, come esclamerebbe un’illuminato, un indi-video, che contempla le radiazioni dell’Iper-uranio)… meno proiettive e da caverna platonicasono già pronti sensori dalla definizione più che cinematografica


(*) L’austerità, retoricamente considerata, è una menzogna moralistica che ricalca modelli narrativi di espiazione pseudo-religiosa, bi-sogno (alienato) dei dominati costruito dai dominanti, dall’alta borghesia, per conservare lo stesso stile di vita e potenza imprenditoriale di prima della crisi, in mancanza di idee e di voglia di cambiare abitudini… ed è anche una litote per mascherare la riduzione in povertà di un terzo della popolazione.
La novità della risposta statunitense sembra invece essere un monetarismo (altro che estenuanti dibattiti tra liberisti e keynesiani!…) più allargato e sempre più spinto, spettacolare, schizofrenico, che include (dopo i derivati) anche le opere d’arte e i brevetti come fossero moneta, nonché un ulteriore sbilanciamento verso la produzione “immateriale”, i brevetti e il dominio digitale… Occorre inoltre ricordare che le “bolle speculative”, per il capitalismo, non sono un male, sono proprio il capitalismo… il resto è chiesa protestante.

(Ovvio poi che lo scoppio delle suddette bolle speculative produca, localmente o con effetti sistemici, miseria, declino e distruzione… che nessuna morale o retorica “austera” può tamponare… Le risposte possono dunque solo essere sistemiche, paradigmatiche… per questo sarebbe necessario inventare giochi d’insieme, non sistemici, del tutto diversi dal Gioco Totale in atto… altro che ritocchini al calcolo del PIL…).

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La caduta tendenziale del marxismo (prima parte)

Marxisti senza “lotta” e molto “di classe”…
molto hipster, sempre in prima fila a dire la loro sui blockbusters…
– Senti cava (con la evve moscia), che danno al Valle?

Contro l’umanismo vero o presunto di Marx – origine della critica e critica dell’origine.

Non si può criticare il capitalismo a partire dai preconcetti di una visione integrale dell’Uomo e dalla posizione dell’artigiano (tutta la teoria del valore si basa su questo equivoco pre-capitalista… a partire da quale “origine” altrimenti potrebbe definirsi il lavoratore come “alienato” dai suoi mezzi di produzione?)… L’umanismo di Marx è davvero roba passata, irrecepibile… ridicoli anche i tentativi di soggettivare la macchina da parte di quei post-operaisti che ci vorrebbero lavoratori inconsapevoli anche quando scriviamo cacate su Facebook, per esempio… Trovo più interessante il superamento della soggettività, la macchinazione… la costruzione di nuove macchine con nuove regole del gioco… la divisione e dividuazione di individui e proprietà… l’abbandono della premessa del lavoro sociale… di una soggettività e di una proprietà di qualunque tipo…

Per una critica della “caduta tendenziale del saggio di profitto” intesa come contraddizione fondamentale e letale del sistema capitalista.

Evidentemente non è una questione di capitale variabile o costante e forza-lavoro… non siamo più nell’Ottocento…

Non tornano i conti nella massa monetaria complessiva… nelle operazioni finanziarie, nei nuovi titoli senza riserva… si sono impegnati di tutto per i prossimi secoli e per garantire il dominio armato imperialista del capitalismo (che non è la apparentemente innocua globalizzazione di cui cianciano le anime belle del G-20 o dei vari G-qualcosa…) su qualsiasi altra opzione (e per fottersi una buona quota di rendita finanziaria ovviamente…). E’ una controffensiva di classe, questa sì ben ricomposta a livello mondiale… contro tutti indistintamente (forse anche contro se stessa… perciò parlavo di schizo-capitalismo…).

Il vecchio problemino della “caduta tendenziale del saggio di profitto” è stato “risolto” in tutti i modi noti e sotto gli occhi di tutti… a partire dalle idee malsane di Von Hayek, Friedman… veri ispiratori della costruzione del disastro mondiale… (non che prima fosse tutto pacifico… NON LO E’ MAI STATO… SIAMO SEMPRE STATI IN GUERRA). E poi si è continuato con varie perversioni, trucchi ed escamotage padronali… Gli strateghi del Capitale sono sempre molto più lesti dei lavoratori evidentemente… basti considerare che è il gioco stesso del lavoro salariato ad essere una rapina… o un rapporto sado-masochista…

La caduta tendenziale del saggio di profitto “che pende, che pende e che mai non va giù” veniva brandita come una clava dai marxisti per chiudere le discussioni tra “compagni” a colpi di “scientificità” contro qualunque obiezione meno dogmatica… la Madonna è Vergine… punto!…

In effetti è un tale garbuglio!… e rintracciare le formule marxiane nel calderone degli indici attuali (che mischiano di tutto, anche elementi eterogenei) appare un’impresa titanica… La realtà è che hanno messo su un bel gioco di specchi (cumulando, per esempio, nel saldo primario, redditi e profitti, considerando solo i flussi monetari – fiscali – e neutralizzando qualsiasi conflitto già negli stessi indicatori che contano)… e credo che anche la strizza della caduta tendenziale sia parte integrante del gioco… è un po’ come la “pulsione di morte” freudiana, centrale nel godimento con la sua “coazione a ripetere”… o, più prosaicamente, come un dito nel culo durante una fellatioSe vuoi che il capitalismo risorga (o torni in erezione), parla della caduta tendenziale del saggio di profitto

Come suggeriva qualcuno, sembra che l’ingegneria economica del marginalismo e le guerre strutturali, divenute neutro modus operandi, abbiano tamponato la falla (probabilmente il capitalismo è questo tappare i buchi, questo procedere nella direzione del rattoppo)… e non credo che le cose si risolvano in modo così economicistico, con una semplice contraddizione interna che giunge ad un breakpoint, ad un punto di rottura… come, in psicanalisi, con la rivelazione e l’emergere di un trauma rimosso non è che si guarisce dai sintomi, come sostenne inizialmente Freud…

La mia attitudine analogica, poetica (comunque non “soggettiva”, “creativa”, “sensibile”, “umana“, ecc…) mi porta a rintracciare un’episteme che taglia trasversalmente la divisione dei saperi: caduta tendenziale (in economia), pulsione di morte (in psicanalisi), entropia (in fisica) funzionano sistemicamente in modo analogo… come anche: i buchi neri al centro delle galassie (ipotizzati in astronomia), il noumeno (nella filosofia di Kant, Schopenhauer), ecc…

Ma non è un metodo che s-piega (ammesso che si riesca ad aver ragione di metafore e immagini)… è più una visione… una piega pre-scientifica, pre-categoriale (ma “pre” nel senso che determina, certo a posteriori di un processo di trasformazione “materiale”, la costruzione simbolica che segue… del resto come si può non essere grossolani in un mondo che confonde – e imbroglia – con la sua incompetente ragioneria di stato, con la sua complessità labirintica?).

Il gioco degli immaginari è senz’altro più distruttivo/costruttivo e deformante dei giochi simbolici (che, prendendosi e prendendolo sul serio, nulla cambiano del paradigma dato). La stessa realtà (vivente o meno) sembra muoversi mutando, ricombinando, e deformando i parametri dati… eravamo, noi dividui, listrosauri nei tempi durissimi del primo triassico, dopo la grande estinzione… ce lo dicono i buchi delle nostre tempie, per esempio…

Resta solo il sospetto che io parli, come la schiuma di un’onda, già a partire da un nuovo mostruoso paradigma economico pronto ad essere sussunto dalla Grande Testa, dal Grande Caput del capitalismo…

Si svegliano marxisti e si addormentano piddini…

Per i borghesucci di questo paese la crisi non è poi così grave… e per alcuni effettivamente non lo sarà… i più disgustosi sono i radical chic o gli “alternativi” che si atteggiano in pose da difesa del Lavoro (che chiamerei “collaborazionismo”) o dell’Ambiente (il delizioso software in cui si muovono, si intende…) non capendo di essere peggio dei peggiori reazionari… Se la plebe, imbarbarita dalle loro austerità di facciata o da anime belle, arrivasse a bussare alla loro porta, minacciando il sacro diritto della loro proprietà, non esiterebbero a prendere il fucile, chiamare le forze dell’ordine (loro… “nuovo” o vecchio che sia), invocare i droni, lasciar manganellare, torturare, accoltellare…

Sulla “Rivoluzione” e le “lotte”.

Insomma il problema in Italia è questo blocco che virtualizza il cambiamento, sterilizzandolo, confermando all’infinito le stesse cose, gli stessi rapporti sociali…

Se esistesse una “sinistra”, dovrebbe captare le capacità produttive di chiunque e liberarle dalla visione aziendale… Sono decenni che sono solo buoni a parlare e dividersi in fazioni, senza progettare mai nulla di concreto, di reale… nessuna filiera produttiva ordinata secondo nuove relazioni (che non siano di sfruttamento, ricattatorie), nessuna rottura dei rapporti esistenti… se non dai da mangiare e vivere, istituendo nuove pratiche, per forza poi scompari, “sinistra”!… non si vive di “comune” e parole d’ordine a scoppio ritardato di vegliardi autonomi circondati da (relative) “moltitudini” che ripetono slogan autisticamente… e poi: ancora a sognare la “Rivoluzione”? aspettare il Messia sulle barricate? le “lotte”???… non c’è più niente… dovrebbero ricominciare da zero o quasi… ma sono troppo contaminati dalla Cosa… feticci tra i feticci, preferiscono illudersi, perché sotto sotto sono del tutto borghesi e integrati… giocano a fare gli “alternativi”… gli “indipendenti”… i “marxiani”… per non cedere (come dovrebbe chi inganna e si inganna) alla disperazione e allo sconforto.

La caduta tendenziale mi ingrifa…

Proprio non capisco i marxiani… a me questa “caduta tendenziale del saggio di profitto” (per quanto affondi nella melma di “rimedi”, recuperi marginali qua e là e rischi capitali) mi piace proprio… Alcuni di loro insistono a fare le cassandre, ad avvertire la borghesia della sua disumanità, spaventandola con il declino inevitabile scritto nelle carte (ma sono truccate…) dell’economia, con il loro memento mori preferito, confidando forse in un deus ex machina, in una clemenza keynesiana che non ci sarà o in una ancora più improbabile auto-redenzione della “comunità” o dell'”umanità”, invece di giubilare di quella caduta e accelerarla con criterio… ecco: manca il criterio, la macchina di smontaggio dei giunti, dei rapporti, delle combinazioni… preferiscono ripetere la lezioncina della loro ortodossia… accompagnare dolcemente il declino, in una lentissima e tendenziale eutanasia… “dentro e contro” fino alla schizofrenia…


Per una genealogia dell’in/dividuo (appunti) | seconda parte

continuo il percorso intrapreso con la prima parte

Nelle società del controllo, al contrario, l’essenziale non è più né una firma né un numero, ma una cifra: la cifra è una mot de passe [parola d’ordine nel senso di pass-word, codice d’accesso, N.d.t.] mentre le società disciplinari sono regolate da mot d’ordre [parola d’ordine nel senso di slogan, N.d.t.] sia dal punto di vista dell’integrazione che della resistenza. Il linguaggio digitale del controllo è fatto di cifre che segnano l’accesso all’informazione, o il rifiuto. Non ci si trova più di fronte alla coppia massa/individuo. Gli individui sono diventati dei “dividuali”, e le masse dei campioni statistici, dei dati, dei mercati o delle “banche”. È forse il denaro che meglio esprime la distinzione tra le due società, poiché la disciplina si è sempre relazionata a delle monete stampate che riaffermavano l’oro come valore di riferimento, mentre il controllo rinvia a degli scambi fluttuanti, modulazioni che fanno intervenire come cifra una percentuale di differenti monete”.

(da “La Società del controllo” di Gilles Deleuze)

Oggi non si può non partire dal dato di fatto che siamo dividui (ma nel senso di de-nominatori della frazione che io scrivo come in/dividuo)… e vi può essere controllo come l’esatto opposto (un percorso inverso: sblocco degli accessi, eventi imprevisti, cortocircuiti, ecc… o semplicemente qualcosa che non viene colto dai vari “programmi” e che potrebbe proliferare come corpo vivo all’interno e all’esterno di un sistema decomponente e in decomposizione). Già Baudrillard inoltre sottolineava (ne “Lo scambio simbolico e la morte” e “Le strategie fatali”) come gli “oggetti” statistici che siamo siano potenzialmente inafferrabili… giungendo ad ipotizzare una radicale e malefica estraneità (degli “oggetti”) al codice che pretende di considerare come dati delle esistenze probabili che non si danno affatto, ma che si sottraggono indefinitamente.
Il dividuo comunque, per me, come ho scritto più volte, viene da molto più lontano (da prima dell’utile, da prima delle proprietà parcellizzate dal codice napoleonico, da prima del trionfo armato dei commercianti e dei pirati)… da prima delle speculazioni borghesi dei socialisti dell’800… da prima del colpo di mano che ha spazzato via dalla storia (ma una possibilità non praticata non si può escludere per sempre) una contraddizione presente già in epoca feudale… L’errore principale (a partire dall’800) è stato quello di aver sclerotizzato qualsiasi divisione e opposizione all’interno del paradigma del conflitto (apparente, simulato) capitale/forza lavoro… fino alla forma edulcorata che oppone gli interessi dell’impresa a quelli della della società (macchina umana ormai perfettamente “funzionale”… ma forse proprio per questo insufficiente e inefficace… poco estensiva… coperta corta che lascia liberi tutta una serie di profili, dividui appunto, per niente inquadrabili).

Come ho scritto altrove:

E’ ancora troppo forte presso i “rivoluzionari” di ogni specie (comunque borghesi) il mito del 1800 (della dialettica, dei moti, delle barricate, della Comune, dell’individuo, del socialismo, dell’idealismo, del materialismo, ecc…). La borghesia si era già messa in moto secoli addietro (almeno dal 1400)… l’Ottocento capitò a giochi già fatti.

Nell’iscrizione del dipinto di Bruegel (“L’Adulatore”) è scritto qualcosa che si potrebbe tradurre con: “Dato che ci sono un sacco di monete che sgusciano dalla mia bisaccia, il mondo intero mi sguscia nel culo”.

Invece di coltivare o costruire nuovi rapporti sociali, occorrerebbe simulare nuove relazioni

…per coltivare e costruire successivamente in modo complesso… (sovrapposto alla e) divergente dall’attuale Grande Macchina. E’ come nei sistemi operativi attuali, che girano su macchine virtuali, mentendo sull’hardware fisico (sconfinando continuamente)… simulando che vi sia una sola macchina (hd) quando sono di più o simulando più macchine in una sola (un solo hd)… questa fase di sviluppo software, dovrebbe mirare (a differenza degli attuali sistemi di simulazione e di menzogne operative) a costruire hardware secondo altre regole non centralizzabili o socializzabiliImpedire che vi possano essere “soci” e “società”. Dunque spazi di privazione e di spettacolo (cioè spazi privati e pubblici).

(Si intenderebbe con ciò andare ben oltre sia il sol dell’avvenire socialista, che le distopie tecnologiche liberali, oggi tendenti a fondersi e a scambiarsi i reciproci ruoli purché si resti d’accordo sul regime totalitario dei rapporti sinora consolidati).


De-capitalismo | …come impedire l’Apocalisse

– Si fa presto a distruggere e criticare… il punto è che voi non avete un modo di produzione da proporre…
 – Certo che ce l’abbiamo… è il DE-CAPITALISMO.

C’è chi suggerisce di lavorare meno… In effetti, che senso ha lavorare alacremente per il nulla speculare (o rifratto che sia)? è solo cedere ai ricatti… Ma come ricostruire con degli zombie assuefatti ai lavori forzati un processo di produzione dif-ferente o di-vertente? è quasi impossibile… Forse sono discorsi elitari i miei (o subliminali, operanti in una particolare faglia di questa produzione non più segmentata, ma stratificata, se non labirintica)… destinati probabilmente allo sfacelo in questo momento storico… ma molto resistenti, direi all’infinito… Speriamo che Babilonia cada così in fretta da non avere il tempo di correre ai ripari… (ma il vero scopo degli anti-apocalittici dovrebbe essere quello di impedire il giudizio universale e la seconda venuta di un Caput solare, untuoso, sanguinante e splendente di finzioni come nei Giovanni Battista dei quadri di Gustave Moreau…).

Nei dipinti di Moreau scorgo (nonostante le intenzioni dello stesso pittore, suppongo…) una visione ironica del capitale, della “Grande Testa”, come la chiamava Lyotard, un doppio simbolico dei processi (mitemente contrattuali a dispetto dei loro contenuti sacrificali o dei poteri esecutivi che li difendono) di valorizzazione del lavoro morto o della dismisura del plusvalore (pseudo-cristico, comunque solare, aureolato… luccicante come una moneta) estratto… Ecco, in una prospettiva de-capitalista certe crudeltà (castrazioni, dualismi mente/corpo e rimozioni) dovrebbero permanere come uno spettro ed essere accuratamente evitate… Poi c’è anche un certo psicanalismo di maniera alla Julia Kristeva (“La testa senza il corpo”) da tenere comunque in considerazione (a pag.149 dell’opera citata, per esempio)…


SPALTUNG | digressione psicanalogica

Tra la “castrazione” orizzontale della decapitazione (che ritaglia gli in/dividui in una testa e un corpo separati, in un Io e un desiderio separati, nel caso della castrazione freudiana) e quella verticale della divisione longitudinale del corpo trovo più interessante la seconda… il fantasma del doppio (evocato dal taglio – impossibile? schizoide? – dell’unità in/divisibile) svela molto di più del fantasma psicanalitico dell’Io, del Genere, del Corpo Proprio o del Fallo e si estende abbondantemente al di là delle piccole sozzerie individuali… In questo caso, nessuna simmetria è possibile (nemmeno una disgiunzione metafisica che ritagli oggetti parziali come nella sapiente arte cinese della macellazione o nei meridiani dell’agopuntura)… non vi possono essere due Unità… Nessun doppio verticalmente scisso è uguale o simile alla matrice (cuore, stomaco, milza e pancreas da una parte, fegato dall’altra). Questa asimmetria comprende tutte le relazioni (e sfugge a qualsiasi rapporto… quello che segniamo con la barra “/” della divisione, della castrazione, ecc… e probabilmente non prevede nessun taglio o getto di sangue, ma solo la consapevolezza che, se sono divisibile, se le mia parti non combaciano e sono più dell’intero, se i miei organi non “sanno” di far parte di un individuo, se non vi sono organi ma solo l’inorganico eretto a vivente, non sono Io… non lo sono mai stato, né lo sarò mai).


schizo = dal greco schizein, che significa scissione, divisione.

Molto prima della divisione del lavoro e dell’alienazione (inventata dai paranoici dell’Ottocento) c’è un’altra divisione… che è, per così dire, psico-giuridica… è legata all’esistenza dell’anima (che è il fantasma psichico della proprietà privata).

(Dunque l’immortalità dell’anima sarebbe un tentativo delirante di conservare all’infinito patrimonio e proprietà…).


Pipponi sadiani


Nel dibattito, contemporaneo quanto inattuale, tra liberisti e keynesiani si discute su come eliminare i prigionieri del castello. I primi vorrebbero continuare come prima, venendo sui corpi massacrati (dei trasformati dal vizio in masochisti inconsapevoli), magari riprendendo e ripetendo i “quadri” anche via video, per assuefare le verginelle idiote più recalcitranti. I secondi vorrebbero dar da mangiare qualcosa prima di iniziare le torture vere e proprie, sterminando in massa le “vittime” o lasciandole sterminare tra loro.

 Mia impressione è che la questione sia un po’ più avanti di questa falsa opposizione ideologica tra liberisti e keynesiani… Per non parlare del marxismo, fissato con l’accumulazione primaria e il plusvalore estorto a sangue (che ripete ossessivamente la scena del trauma originario come in una sorta di eterno complesso d’Edipo: la mamma proletaria comunista da emancipare a forza di lavoro dal padre borghese, despota e puttaniere)… presentato come fattore di contraddizione strutturale (così non è stato e non è), chiave di volta della lotta di classe e dell’inevitabile declino del capitalismo… Piace tanto restare ancorati al dispotismo all’infinito… Quando parliamo di marxisti, liberisti e keynesiani, parliamo di sadici e come Sade amano sproloquiare tra una venuta e l’altra.

Taluni sostengono come un dogma che tolto il “velo monetario” che ricopre ogni rapporto sociale e ogni segno compaia la “realtà”, lo scandalo dell’estorsione del plusvalore  (perché hanno bisogno sempre di mondi dietro altri mondi, di doppi fondi, di doppie articolazioni, perché funzioni il gioco di prestigio…) che per il solo fatto di scandalizzare qualche marxista (e anima pia credente nella creatività, nell’umanità, nella natura sociale degli individui, di una qualche purezza e innocenza al di là della sozzura) dovrebbe svanire nel nulla, complicare la contabilità del profitto al punto da farla precipitare negli abissi, in un salutare “bagno di realtà”… (o, più verosimilmente, di sangue). Ma il punto è che sono sadici zozzoni… e che sarebbe ora di finirla con questo mito marcito della Marx & co… Questa ditta si è rilevata essere il migliore alleato del capitalismo… tant’è che, dopo aver fallito nel suo intento “emancipatorio” (della mamma puttanizzata, ecc…), premiata dall’inefficacia e dalla complementarità delle catene comuni (Lavoro, Denaro, ecc…), è rimasta a colonizzare la Cultura (borghese)… e tutto quanto si possa produrre come critica dell’economia politica… Ripetono a pappardella la lezione, trascurando i complicati congegni dei marginalisti, della scuola austriaca, dei monetaristi, ecc… che sarebbero all’origine dei problemi contemporanei e della macchina tutt’ora in funzione a pieno regime… No, loro vedono e vendono solo il passato remoto, l’economia reale… avvitati in un’inarrestabile caduta tendenziale del saggio di intelligenza


Il capitale in orbita

(Ecco un’immagine emblematica del “capitale in orbita” di cui parlava Baudrillard… “Per 159 giorni un esemplare test della moneta globale UFWC, United Future World Currency, coniata dalla Zecca italiana dello Stato è diventato virtualmente una ‘valuta spaziale’)

Unificare e omologare le diversità sotto un unico standard monetario. Non si è ancora capito che il monetarismo e l’economia finanziaria sono un trucco per impedire la fine prematura del capitalismo in crisi mortale. Una moneta unica globale sarebbe la fine dei giochi delle nazioni, delle identità e delle divise e l’impossibilità di sopravvivere per miliardi di persone.

Avverrebbe come sta accadendo nell’area euro… Asticelle piazzate sempre più in alto… Regioni sempre più ricche, aree sempre più depresse… Centralizzare non porta a redistribuire. Non può esistere un valore “sociale” della moneta finché permane il capitalismo (…o il marxismo… o qualsiasi ideologia produttivista… monoteista, identitaria e fallocentrica… con le sue brave lotte di classe, di clan, di gang… o territoriali, coloniali… o, andando indietro nel tempo o in periferia, tra orde barbare, primitive o nomadiche). Il debito pubblico globale, senza il gioco degli scambi o della profittabilità delle aree depresse, si trasformerebbe in schiavitù ed in deserto che cresce… in campo di concentramento globale sorvegliato da telecamere e sentinelle, in politica securitaria costantemente impegnata a ricacciare indietro, se non eliminare, le masse che non accedono al credito… perché così, ancora di più, detterebbe legge chi ha in mano la decisione sui tassi di interesse, chi suggerisce il giudizio tecnico delle agenzie di rating (pressato dagli shortsellers, dai possessori di hedge fund… dai capitalisti contemporanei dei paradisi fiscali).

Il punto è che non si è ancora capito cosa sia questo prodotto cognitivo, culturale, che chiamiamo “moneta” (macro-economicamente l’addebito pubblico per il profitto privato, micro-economicamente l’equivalente molecolare dell’interesse finanziario, il modello del desiderio del più povero come del più ricco… non più solo “l’equivalente generale delle merci” di marxistica memoria che occulta in una forma astratta la violenza dei rapporti di produzione). La Moneta è il dominio reale pienamente dispiegato, quello che determina bisogni e desideri, li spinge, li sollecita, spreme liquido seminale, istanze rivoluzionarie, crisi, migrazioni, guerre… è il dio monoteista pienamente secolarizzato. La differenza è che invece di pregare si stupra… Anche e soprattutto la nostra idea di amore è diventata uno stupro… la disciplina sentimentale delle donne, dei loro corpi, dei loro orgasmi… le riviste femminili, la cosmesi, i porno con le unghie laccate… la virtualizzazione dell’amicizia, del sesso… sono il riflesso di quella “moneta in orbita” che trasforma tutto in immagine senza corpo, de-siderale, in simbolo ad uso di un Terzo sempre più interiorizzato, ma che non siamo noi… Non sentite anche voi questo insistente tintinnare di monete, questa anima metallica, tra i vostri pensieri?

Io ormai chiudo gli occhi di fronte alle immagini. Quando mi guardo allo specchio, cerco di non vedermi. Né mi interessa guardare l’immagine d’altri.
Quanto all’ immagine del profilo, non sono io… è la mia moneta.


Di chi è questo culo? | Dopo il 14 dicembre…

Diario mediatico del crowdsourcing investigativo e dell’ingolfamento di ogni azione diretta a causa del proliferare incontrollabile, anestetizzante e pseudo-cartesiano (per la paranoide “chiarezza” ed “evidenza”) di immagini e video (=io vedo).

14 dicembre

Premessa: osceni servizi di Rainews sul web (“Si è oscurato il cielo da quanti sanpietrini volavano“) delegano, alle descrizioni iperboliche di due signori benestanti, la sassaiola lungo le strade di Roma in prossimità di Piazza del Popolo.

Si prevede una dura repressione… A questo punto, si potrebbe solo rispondere con uno sciopero generale subito

E vedremo i politici che hanno votato allegramente per massacrare gli afghani e spendere 17 miliardi per i cacciabombardieri pontificare contro la violenza e genuflettersi davanti a Gesù Bambino…

15 dicembre

Cominciano a fioccare video e immagini della manifestazione insieme a primi deliri interpretativi su frame che inquadrano scene surreali e passibili di molte interpretazioni… La prima tesi, quella degli infiltrati, è la più ricorrente, ma anche la più smentita… Una foto in particolare segna il successo mediatico dello sfigatissimo “ragazzo con la pala” (che sarà poi l’unico a beccarsi i domiciliari, per aver preso manette e bastone ad un finanziere ed essere rimasto più di una volta staticamente in piedi come un manichino della upim…). Ma da un video vengo colpito in particolare… sono i blindati che irrompono, con tanta voglia di investire i ragazzi, in Piazza del Popolo, svuotando la piazza e infierendo sui manifestanti isolati.

Queste sembrano le cariche dei basiji iraniani… Si potrebbe cantare, laconicamente: “Via, via la democrazia”…

La violenza peggiore non è tanto quella di infiltrati vigliacchi e manganellatori, ma quella che compiono tutti, “in tempo di pace”, con gesti quotidiani, apparentemente innocui, come usare un bancomat, timbrare un cartellino, pagare alla cassa, bersi il caffè alla mattina, fare benzina, etc… E’ proprio la società che fa schifo, non solo chi comanda.

Foucault diceva che “bisogna difendere la società”… io direi che bisogna disfarla e reinventarsi la realtà… a cominciare dai fondamentali: il lavoro, il denaro, le merci… Ma la maggioranza, di fronte al lavoro dell’immaginario inebetisce… l’immaginario è compromesso da anni di stupro cartaceo, catodico e a cristalli liquidi… Sembrano perdersi… “E ora? Che si fa senza lavoro, denaro, playstation?”.

Ora come ora, non c’è rifugio per i manganellati, i disoccupati, gli emarginati…

Bisogna abbandonare la rappresentazione della realtà. Passare alla realtà, quella irrappresentabile e irriproducibile. Rompere l’ordine dello spettacolo.

Prevale, nel frattempo, il ritornello “infiltrato sì, infiltrato no”.

Con ‘sta caccia collettiva alla Sherlock Holmes ci si infila nel tunnel della dipendenza da fiction (tipo CSI)… Così trionfa solo lo Spettacolo…

Io personalmente non voglio né “chiarezza”, né “evidenza”… quella la cerca solo Cartesio, i magistrati e la polizia (“the body of evidence”)…

Giungono anche le immagini incendiarie dello sciopero greco (che sembra abbiano vietato ai minori, MIODDIO!):

(immagini non più disponibili con il Ministro dei Trasporti greco sanguinante per via di qualche schiaffone)

E comunque chi non sogna che ci sia qualcun altro al posto di quel ministro greco?… Il problema è anche il pericolo del microfascismo spettacolare (modello “V per vendetta”, “Fight club”… il mito dell’eroe ribelle, contro l’ordine costituito… solo in apparenza… quello che serve a giustificare lo schmidtiano “stato di eccezione”, il trionfo dell’identità, della rappresentazione, che evoca e provoca la violenza del “potere reale”).
La violenza o è partecipata in modo massivo ed efficace (e, si spera sempre il più possibile, solo accennata a scopo dissuasivo o dimostrativo) o è l’effetto mimetico di un voyeurismo malato… quello che vuole vedere il sangue, il linciaggio, la ghigliottina, ecc… Io mi accontenterei della messa in scena di una defenestrazione come quella della seconda defenestrazione di Praga

16 dicembre

Che rottura sto tam tam inutile: infiltrati sì, infiltrati no… Ormai l’Italia è un paese dove ci si attacca alle cazzate… per non vedere la catastrofe che avanza…

Avendo finito i fondi a loro disposizione, le forze dell’ordine e la digos propongono un’esternalizzazione delle indagini e si appellano al crowdsourcing per individuare uno per uno tutti i manifestanti del 14… Il contest è aperto.

‎”Non ci rappresenta nessuno”, dicono… E’ lo Spettacolo che deve saltare… Mai come oggi la televisione sembra di cartapesta…

La sera due studenti fronteggiano un ministro ex manganellatore fascista nell’immonda trasmissione di Santoro. Francamente avrebbero fatto meglio a non andarci… Non si può dar credito a simili teatrini e pagliacciate…

LA “COPROFILIA” DI SANTORO. Non capisco come si possa pensare di andare a parlare ad Annozero con il fetore di tutta quella merda seduta nell’arena che sale verso il pubblico…

Per non parlare di Dario Vergassola, a “Parla con me”, che metterebbe i preservativi in testa ai “black bloc” (che nessuno pare abbia avvistato)… Basta anche col dandinismo e la TV satirica, con l’ironia saccente del cazzo… Non so cosa puzzi più di merda…

17 dicembre

I due che hanno parlato da Santoro ieri erano una realtà fuori contesto, inghiottita da una forma di spettacolarizzazione che esalta l‘x-factor, il protagonismo (che ucciderebbe qualsiasi massa resistente… la forza di ogni movimento sta nel non avere rappresentanza, identità…)… Per me è importante che si sfasci la fiction (Annozero più che inclusa), il lavoro dei media… E per quanto riguarda lo specifico della piazza, non si può andare a menare la polizia col 60% di ragazzi che pensano a fotografare e riprendere l’evento mediatico, il blindato in fiamme tra i bastioni di Orione, come turisti giapponesi… è stato tutto un crowdsourcing a favore della digos… La logica dello Spettacolo resta il principale ostacolo a qualsiasi cambiamento di programma…

E poi gli universitari hanno perso la battaglia e quella del 14 è stata una reazione rabbiosa ad una fine. Punto. Accapo.

Nel teatrino stantio di Santoro c’era la riedizione di quello che ho visto nell’86 (ai tempi della Pantera: i Sinistri, il Ciellino, il Fascista) + la variante oscena e paternalista di Di Pietro che ha colto la palla al balzo (“Queste cose succedono perché non li ascoltiamo”)… Per non parlare delle pretese di Santoro che cercava la “nuova classe dirigente” tra due universitari presi a caso… Invitando il ragazzo a stringere: “Non siamo ad un assemblea”… Appunto… è molto peggio… è la grancassa e la legittimazione di una rappresentanza impossibile (quella dei movimenti) o oscena (quella dei ministri e deputati).
La fame che verrà non si potrà vendere… né spettacolarizzare… Non si fanno soldi questa volta… Non è come nel ’68 o nel ’77…

18 dicembre

Sembrano tutti presi da una pur comprensibile smania di rispondere a Saviano, lo scrittore con la scorta, che stigmatizza e schernisce gli studenti, piagnucolanti una volta catturati, e che continua con altre cazzate simili con un tono a metà tra un improbabile uomo di mondo e un santone untuoso… Come se fosse importante, come se solo lui chiedesse l’abiura della violenza a dei ragazzi incazzati neri per la violenza gerontocratica perpetrata contro le loro vite… Si aggiunge anche lo stigma del popolo viola, che ha proditoriamente abbandonato la piazza ai primi tafferugli…

Tra CONIGLIONI LEGALITARI-GIUSTIZIALISTI (i viola e Saviano)… e la rugginosa ricerca LENINISTA-salottiera-santoriana del CAPO carismatico bolscevico con l’x-factor per organizzare la rivolta, il movimento (per eccesso di autoesaltazione e protagonismo digitale anche nella battaglia PERSA sul campo) si squaquaracchia… Toccherà aspettare ancora (non molto spero), resistere alla macchina tritacarne della crisi nera, per scrollarsi di dosso le solite canaglie ammazza-libertà…

L’evento rivoltoso s’è ingolfato di foto e video… rallentato all’infinito, annullato dalla sua replica e ri-presa… Ormai è caccia all’uomo generalizzata, digos collettiva, da una parte e dall’altra!… Il punto cruciale è per me: come evitare che un evento diventi “simbolico”, sfugga alle narrazioni (tanto care a Vendola e a certi intellettuali spocchiosi stile Nuova Epica)… Qui non è come ce la si racconta che conta… O un’azione è efficace o SI DEVE AVERE IL CORAGGIO DI AMMETTERE DI AVER PERSO… PER RITENTARE IN TUTTI I MODI, giusti, sbagliati e senza rappresentazione (meno che mai mediatica) fino alla capitolazione, fino alla destituzione, all’abdicazione, alla defenestrazione… o quel che sia.
BASTA CON LE “RIFORME LIBERALI” sulla cotenna delle persone, mortacci loro e del MONETARISMO NEOLIBERISTA…

E comunque non si va da nessuna parte (o meglio si imbocca una strada precisa) se non si costruisce un luogo de-territorializzato di relazioni (che non può essere la “rete”, visto che è anche rete della delazione… della ricerca incrociata del colpevole!), capace di materializzarsi in qualsiasi momento e luogo… Non ci si può arroccare solo in un presidio-fortino come può essere un’università occupata o un centro sociale… L’esito è scontato: arrivano i “concittadini armati”, in divisa e non (quelli che si chiamano, con ottimismo illuminista, “forze dell’ordine”) e sgomberano… Finita la festa.
Occorrerebbe costruire nuovi “software”, nuovi linguaggi, nuovi strumenti di produzione, mutuo soccorso, distribuzione, scambio… Ecco perché secondo me è già finita in partenza.


20 dicembre

E ora si vedrà come evolve la situazione. Per ora i fascisti al potere invocano leggi speciali, come ai tempi di Kossiga… e vorrebbero blindare il Senato per la votazione del 22 dicembre. Vecchietti, zombie in emiciclo… Intanto vampiri di molte specie si attaccano ai nuovi virgulti, sperando che portino nuova linfa ad un sistema che tenta di incorporare, neutralizzare, rottamare e riciclare tutto, anche il suo contrario, ma che è in avanzato stato di decomposizione. Saponificato, come i corpi della cronaca nera usati dai giornalisti-insetti. Sospinto da una confindustria e da una governance finanziaria sempre tanto innamorata degli USA e sempre più arrembante contro la vita delle singole persone, divenuta inutile per il Mercato…