videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

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Non capisco ciò che scrivo

E’ da quando a 14 anni lessi (in bagno, al mare e a scuola, sotto il banco) “L’interpretazione dei sogni” di Freud che ho allenato il mio cervello a pensare per analogie di funzione, sovrapponendo segni, immagini, suoni, in un ordine diverso da quello logico. Amici, parenti e conoscenti mi interpellavano sempre allo stesso modo: “Ho sognato questo… che vuol dire?”. Di volta in volta adattavo e traducevo il responso (poetico, suggestivo, erotico, ad ogni modo poco logico) alle esigenze e alle aspettative dell’interlocutore (similmente seguivo la lettura dei Tarocchi)… Scrivevo poemi per associazioni libere, in versi sciolti o in prosa, alla Rimbaud o alla Lautréamont… Piccoli saggi basati più su immagini poetiche e analogiche che su concetti… Studiai filosofia e la lasciai proprio per questa mia attitudine poco logica, pur riconoscendomi buone doti di intuizione e invenzione concettuale… Ma non è questo che viene richiesto, evidentemente, all’Università e nella società in generale… Per questo ho inventato la psicanalogica (materia che nessuno studierà mai… e che del resto non ho neanche epistemologicamente fondato, essendo un’attitudine, uno stile di percezione, un’esperienza…).

Già mi successe una volta di non capire più cosa scrivevo… Mi succede ogni tanto, quando sono stanco e non colgo più la tenue tessitura logica o l’imbastitura analogica dei testi che scrivo, questi tessuti piegati e cuciti e pronti all’uso o per il macero. Per il resto, in superficie, si allargano parentesi a macchia d’olio, legate al testo “principale” in modo davvero impalpabile, sommerso… si aprono falle che tendono a smarrire i soggetti (per ora senza riuscire nell’intento), nude look che lasciano trasparire la pelle, velature di un corpo (senza organi? solo superficie? solo forma più o meno tesa?)… la lingua fa continue allusioni, si imputtanisce, lecca le orecchie, scioglie o fonde i legami… ne installa dei nuovi… rompendo l’ordine precedente, l’ago, la spola…
Nell’era del blog-roll, del presente separato dal passato, del dominio dell’attuale, la fatica diventa doppia… La fine tessitura logica (l’arte del ricamo in cui personalmente non credo di eccellere come alcuni miei, ancora poco illustri, contemporanei) e l’imbastitura analogica delle pieghe vengono lacerate da memi insolenti… da tutte queste iconcine, immaginette, segni di segni, tagli di tagli, castrazioni di castrazioni, lingue-madri che non si toccano non sia mai, padri esplosi in mille pezzi ma ricomponibili come Osiride (fallo a parte, nelle mani di Iside, la trans…) o irrimediabilmente a brandelli, come Orfeo lacerato dalle Menadi… (o erano le tre forsennate Erinni, nate, come i de-sideri, dai genitali recisi del Cielo?… o erano le triviali Ecati? o le gentili Cariti travestite o cadute in disgrazia?…), che occhieggiano e occhiellano ai margini… o si impongono prepotentemente in sovrimpressione… Si fa una fatica enorme a non scivolare nell’oblio, a non perdere il filo, a non perdere il ritmo e la direzione della cucitura. Probabilmente se ne approfittano, potenziando e amplificando, con pignoleria scientifica, la decomposizione che ci lavora costantemente… lasciandoci, come se fossimo merce o scarti, alla mercé delle loro macchine tessili, sepolte da qualche parte in qualche fabbrica del Bangladesh o in qualche prigione russa… o della battitura meccanica di qualche robot che non perde un colpo nella stampa dei circuiti integrati.

Per lo più, è come se vedeste una partita di biliardo fissando solo la buca. Ogni tanto derridianamente sorpresi dall’a-venire della palla che vi scivola dentro (che talvolta è anche un po’ thaumazein platonico… “stupore ammirato”), di cui forse intravedete il numeretto… ma non state osservando le traiettorie, la stecca, la forza e la precisione del colpo, la tecnica del giocatore, il giocatore, il suo avversario, il punteggio, ecc…

Dovremmo rifare tutto daccapo… scartando in primo luogo la polarizzazione monoteista, base di tutte le pessime invenzioni successive.

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L’a-linguistica

«Le langage est fait de lalangue; c’est une élucubration de savoir sur la langue»

(Jacques Lacan)

Per porre un argine alla sovrapproduzione di segni, alla semiosi infinita, ecco, sulla falsa riga delle teorie di De Saussure, una nuova ipotesi di non-segno: l’in-significante fratto l‘in-significato (in questo caso, la funzione divisiva della barra si perde… salta l’in dell’in/dividuo al numeratore… liberando – o, viceversa, trattenendo, compattando – quelle possibilità, quelle tensioni, irriducibili alla funzione segnica… in una sorta di catatonia espressiva…).

(Da quale abisso o zero assoluto mai potrebbe emergere questo “senso”, questa gravità negativa, questa re-pulsione dell’essere, questa freccia, questo -getto?).

Solo l’in-significabile non-segno potrebbe cingere d’assedio e stanare le Strutture e le Funzioni (rispetto alle quali si definisce un segno)… ciò che appare insensato di per sé non basta… è infatti relegato alla religione, all’arte, alla magia, alla poesia… tutta robaccia sbavante, assolutamente organica… (ancora materna?… che fa lingua in bocca ad una lingua madre?).

comme encastré dans la terre mère,
désencastré de l’étreinte immonde de la mère
qui bave

Le relazioni in-significabili contro il rapporto significante/significato.

– Ma che cazzo significa?

– Qui non c’è un “cazzo, infatti, che significa

L’a-linguistica (l’a-lingua non è “lalingua” di Lacan) libera il senso del non-segno.

(Artaud parlava di un corpo senza organi).

L’inorganico (*) si muove… “parla”.

Municare invece di co-municare.

(*) …non il “referente”, in quanto non riferisce proprio niente alla polizia del segno… (niente banconote segnate, né alcuna firma) è una piega che non si s-piega… un labirinto che si invagina, si apre e si chiude, prima che qualcosa si muova, pensi o parli.


PS: Con l’a-linguistica si allunga la serie delle scienze e delle ideologie da me inventate o abbozzate (che molto probabilmente mai si studieranno in un’uni-versità… essendo più che altro di-versioni, di-vertimenti…): psicanalogica, munismo, dividualismo, de-capitalismo, ecc…


Per la Multiversità | L’università è un luogo da superare, non da difendere…

Appena insediata e già venduta… la Camusso: “Adesso no allo sciopero generale. Nessuno esclude lo sciopero generale, ma per ora a nostro avviso non ci sono le condizioni“.

Parole memorabili… un letamaio.

Per non parlare della vomitevole retorica sulla non-violenza del movimento… “Bravi ragazzi” sì, come vi vuole il TG3 e papà Nap0litan0 (che finalmente vi ascolterà)… Ma andatevene affanculo…

Qui si sta giocando una partita che è di vita o di morte (contro le politiche continentali anti-umane) e questi nicchiano? ALZANO LE MANI, pittate di bianco?… Ma quale tregua?… Il movimento s’è squaquaracchiato alle prime lusinghe istituzionali… ai primi riconoscimenti di leaderaggio…

Il mostro è all’interno di ognuno… non risiede solo nelle Istituzioni…

Allora tutta questa protesta era solo per farsi ascoltare da papino?…

Meglio un indecoroso suicidio di massa che dar soddisfazione a questi buzzurri zozzoni…

(Ho ascoltato alcune risposte al microfono dei giornalisti Rai…).

Bravi… tornate a casa buoni buoni dai vostri genitori che non possono comprarvi più niente…

 Davvero volete solo studiare? Davvero volete un “lavoro sicuro”… insomma: il “posto fisso”, “sistemarvi”?

Davvero volete che le cose “funzionino” secondo il paradigma che vi ha condotto sin qui? sino a questa lotta di classe al contrario, della ricca borghesia contro tutti gli altri, per difendere le oligarchie continentali, imperiali e gli interessi delle multinazionali?

Sveglia, ragazzi… Non c’è più futuro per quel passato, per la difesa del welfare di stato, della socialdemocrazia, del furto legalizzato, della “santa” Costituzione… Inventatevi qualcos’altro…

Questa almeno è la “narrazione” natalizia del mainstream e di molti di voi (vi ho visti, intervistati, eravate proprio voi… non erano ologrammi!…)

Consigli:
– niente rappresentanti e leader,
– lottate contro lo Spettacolo senza cedere a cazzate come le “narrazioni” della Nuova Epica,
– non vi preoccupate di non essere considerati “bravi”…

Piuttosto non fate niente, cercate di scomparire, date voce alla catastrofe al rallentatore in cui ci ritroviamo, mostrate gli zombie e i vampiri che vi stanno addosso…

Libertà, Amore, Pace, Desiderio, Speranza, Entusiasmo, Ascolto, Condivisione, Comune, sono parole reazionarie

Questa terra e questi corpi non appartengono a nessuno e nessuno li avrà!… Altro che “comune”!

(Non ripetete a pappagallo la lezione di Toni Negri e dei Wu Ming!)

Anti-territorialisti, anti-localisti, anti-identitari, contro lo Spettacolo, la Moneta, la rappresentanza e la rappresentazione… o consegnatevi spontaneamente e senza condizioni al vostro destino di barboni precari…

Disegnate la Multiversità. Libera formazione professionale, nuove relazioni e scambi de-territorializzati. Scartate, deviate… L’università è un luogo da superare, non da difendere