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Articoli con tag “neoliberismo

Volano gli stracci…

(Con)siderazioni che seguono ad un acceso dibattito in rete: qui e qui… cui, in un certo senso, sento di aver già partecipato senza partecipare, concettualmente: qui, qui e qui, per esempio. 

…tra un certo femminismo libertario (che continua ad usare termini come “liberazione” e “autodeterminazione” dei corpi, ecc… rivendicando dunque una presenza pura, libera da ombre, che ci sono per tutti e sono evidenti con frasi come “il corpo è mio”) e talune “comunarde”  (in particolare una sostenitrice della polemica di  Ida Dominijanni che ha scritto nel recente passato, con qualche traccia di pregiudizio di genere, di “femminilizzazione del lavoro” come sinonimo di svalorizzazione, precarizzazione e ha sostenuto il lavoro di cura – ancillare, dei famigli? – come punto di partenza per una pratica del “comune”) sono volati gli stracci (su FB… ma sullo sfondo ideologico si sarebbe persino potuto intravedere il solito match anarchismo-marxismo in una delle sue innumerevoli declinazioni…). Da quest’ultima parte si rispolvera la “jeune-fille” di Tiqqun (come se si trattasse davvero di una questione più di corpi femminili che di monete viventi klossowskiane, di tutti noi), si enuncia un malcelato moralismo con nostalgie per un’origine “pura” o spuria (quella dell’essere sociale marxiano, ora riproposta nel tormentone negriano del “comune”), si agita la bandiera dell’eterna alternativa al capitalismo-patriarcato (sempre e comunque “dentro e contro” – magari col culo al caldo – senza modificare di una virgola l’esistente…), dall’altra si ode un insano giubilo da prostituzione generalizzata (di liberazione sì, ma dalla paradossalità situazionista o lyotardiana… troppo complessa per l’orrida comunicazione mediatica che ci processa, ci riduce ad icona…). Una volta Mark Stewart dei Pop Group urlava disperato “We are all prostitutes”… oggi si celebra felicemente questo trionfo non già del godimento che può produrre la giusta mercede della propria prostituzione, ma del rapporto sociale divenuto rapporto mercantile e acquisito come un dato di fatto… La dimensione lavorativa con relativo riconoscimento sociale feticizzato, che ad esempio è ferocemente attaccata dal gruppo Krisis, insieme al Valore, viene addirittura rivendicata per includervi pratiche di mercato (considerate ancora borderline) come la prostituzione… ormai tracima anche nelle definizioni, come quella di “sex worker”… purché non si tocchi (per davvero!) il sacro della Famiglia, della Cura, della relazione di reciprocità, del “munus” socialista, della socievolezza, del “volemose bene”, dell'”ammore”, del russoismo, che risorge sempre nei “mondi migliori” che ci si figura e per cui si “lotta”… (e lo dico da “munista”, che però riconosce la necessità di regolare con nuovi giochi ciò che si immagina spontaneo, non certo lasciando fare a dinamiche sociali, che sono in qualche modo un gioco naturalizzato, sclerotizzato, con i soliti attori individuali, sociali e familiari…). Sono convinto inoltre che sarebbe ora che il capitalismo compia lo scempio finale… La vera “liberazione”, “emancipazione”, è la liberazione di tutta la forza dirompente del capitalismo, quella che spezzerà del tutto le relazioni fuori mercato, comprese quelle familiari e familiste alla base della riproduzione sociale… Ecco perché diffido particolarmente della parola “liberazione” quando non è contestualizzata o è accostata a robe come i “diritti individuali”, quest’orrore insieme proprietario e metafisico, base concreta e astratta della “società” (a sua volta creatura storicamente determinata che è solo falsamente contrapposta alla politica economica capitalista, liberale) o viene intesa come liberazione dei corpi, come se il patriarcato o anche la biopolitica fossero dei mostri estranei ai discorsi e ai corpi che parlano e (si) dibattono… Sarebbe meglio parlare di decontaminazione, de-capitalizzazione, comunque di un processo che non è gioioso, speranzoso, baldanzoso, semplice, mediaticamente comunicabile, ma è complesso, richiede inventiva, costruzione, impegno, perseveranza, ostinazione, perfino un po’ folle… e che spesso conduce a vite miserevoli, vista la situazione contemporanea e la forza, per ora preponderante, del totalitarismo democratico, che propaganda incessantemente il suo mondo felicemente feticizzato con ogni mezzo. Inviterei a non farsi illusioni… Semplicemente, non ci si libera proprio di niente. La re-pulsione e il rifiuto di collaborare possono essere dei buoni punti di partenza…  non certo l’attuale produzione di discorsi fini a se stessi, in rete, senza pratiche, strumenti, mezzi di produzione, scambio, diversi da quelli che usano tutti… gentilmente forniti dai carcerieri. Così, in un modo o nell’altro, qualsiasi discorso viene sussunto, mentre il Capitale continua a leccarci la schiena o ad abitare la nostra pelle… “splendido” come un cancro o un’immagine photoshempiata… come questa…

19/5/2014

Il dibattito continua

“Paradossalmente, nel contesto biocapitalistico in alcuni casi trasgredire la norma può essere adeguato alla reificazione del soggetto, contraddicendo qualsiasi presunta dinamica di liberazione”.

Ancora si parla di “reificazione”?… di riduzione a cosa, a oggetto? Il timore che esprime qui Cristina Morini ha dell’anacronistico… con una certa nostalgia del “soggetto”, con una necessità (da parte di chi? di quale istanza? di quale composizione? di quale comando “rivoluzionario”?) di fare ordine in quel “femminismo libertario” che si agiterebbe “scompostamente in rete”“Tutto si gioca tra libertà individuale e libertà collettiva”, sostiene… riproponendo (si tratta di una pallida eco di confronti storici ben più tragici…) vecchie istanze “marxiste” di organizzazione, di temperamento degli eccessi “individualisti”, da parte di una lotta (?) che si vorrebbe, in questo caso (e qui è la novità comica, più che tragica), più signorile, più “composta”, appunto… con un’egemonia di intellettuali sulle istanze della “base”, come si diceva una volta… Voglio dire: perché preoccuparsi di cosa succede là sotto? quale istanza, quale “potere costituente” vorrebbe prendere la parola e si lagna perché le masse si alienano, si reificano, si mettono a fare pompini o sesso violento? In nome di cosa si giudicano troppo “scomposte” le pratiche testuali o sessuali di un collettivo come quello che scrive su “Al di là del Buco” (con tutti i suoi limiti e defezioni)? In nome di quale “soggetto”, intero, “normale”?
Lo stigma finisce per colpire financo la “psicosi” (“Facebook e i social network come il terreno dove diviene evidente la trasformazione della relazione in commodities con tutte le ansie psicotiche che questa trasformazione comporta), con tanti cari saluti alla “schizoanalisi” (o quantomeno ai tentativi di superamento del paradigma che istituì tutte le altre forme di reclusione, secondo Foucault)… Si è tutti a rischio TSO richiesto dai sostenitori del “comune”? Dovremmo de-reificarci pena il non accoglimento in nuovi circoletti esclusivi? (…il mio punto di vista non è nemmeno “umano”, figuriamoci).

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Verso l’abolizione della moneta – Le regole del gioco

In cui si propone il ribaltamento di uno dei presupposti epistemologici della disciplina conosciuta come “sociologia”.

Ecco… si frantumi la “società” e la si riproggetti secondo nuovi parametri… con nuove regole del gioco poi ne riparliamo…

La potenza politica di questi mezzi (come della possibile libera costruzione di accordi politico-economici dividuali che vadano oltre il mero dato quantitativo che esprime il denaro) è molto sottovalutata per prevenzione ideologica da parte di certa cultura “umanista”, “universalista” (o dialettica… ribaltata o meno, marxiana o hegeliana, a seconda che si ponga l’accento sulla classe o sulla coscienza… incardinata ad alcune false contrapposizioni come capitale/lavoro, stato/società, individuo/società, etc…). Pochissimi sanno o si interessano in Italia dei sociogrammi di Moreno, per esempio (che pure sono l’ossatura di tutte le sociometrie e le simulazioni sociali alla base delle strategie di sfruttamento estensivo e intensivo, in network, del capitalismo post-industriale)…  o della microsociologia… A parte la forte puzza di comportamentismo (se non di innatismo) che promana qua e là, c’è da dire che si potrebbe trasformare uno studio ex post in un progetto ex ante… non limitandolo ad un settore (come uno studio su rifugiati tirolesi o sui detenuti di una prigione… o come potrebbe essere anche uno studio psicodrammatico sui membri del Parlamento, che in fondo è un gruppo come un altro cui si dà troppa importanza…), ma mettendo su un intero processo produttivo, con nuovi mezzi di scambio… Questo sostituirebbe la moneta e il lavoro (organicamente e gerarchicamente diviso dai lenoni per la valorizzazione capitalistica del profitto da pluslavoro altrui). Non altro.

Critiche: per lo più questi studi tendono a far passare per naturale l’idea di individuo e di convenienza materiale, su cui edificano poi le strutture leaderistiche e di esclusione… che simulano mutualismi di fatto inesistenti (e che piacciono per esempio a soggetti come Delrio, che, a proposito delle “smart cities” che propaganda, suggerisce il mutuo aiuto, laddove Sacconi preferiva parlare di sussidiarietà… ammantando di insostenibile sostenibilità le future favelas che le criminali paraculaggini neoliberiste, una volta messe in pratica, faranno sorgere).

A favore c’è da dire che questi studi sullo “psicodramma” contemporaneo (che certamente trascurano la violenza extra-psichica dei rapporti sociali necessari all’accumulazione originaria o all’estrazione di plusvalore, che pur potrebbero considerare, se partissero da premesse muniste e dividualiste… o anche tradizionalmente comuniste) vanno oltre l’identità dei fenomeni… spezzettandoli in miriadi di rivoli e sottoinsiemi… dunque schiudendo una logica di relazioni dividuali che potrebbe farla finita con tutta una serie di concetti astratti come “società”, “gruppo”, “individuo”, “identità”, ecc…

Occorre una discussione collettiva sulla potenza di questi mezzi che subiamo da cavie e da in/dividui dall’esistenza probabile, come fossimo meri dati di un continuo sondaggio di nervi e carne… (come lo sono anche io in questo momento, mentre scrivo nel database di uno dei social network di questo spazio simbolico concentrazionario, di questo carcere, campo di lavoro o cimitero globale).

Insomma, di fronte ad una programmazione dettagliata che investe tutti i settori e i comparti della divisione del lavoro, tutte le forme di interazione pubblica, mediatica, spettacolare (fino ad arrivare a follie paranoidi come la PNL o alle soglie del percettibile con le meditazioni trascendentali di David Lynch), occorre una contro-programmazione e un de-condizionamento di pari complessità… anche se dovrà dotarsi di strumenti semplici per diffondersi efficacemente… (come lo è il denaro, per esempio, nel capitalismo).


Binari morti

Avevo sognato di vagare (di notte) per una Taranto del tutto in mano a bande criminali… scampato al furto della macchina che mi stava dando un passaggio, scopro, al posto del vecchio porto militare (nelle nari il tipico odore di mare e alghe morte), dei binari ferroviari con operai che costruiscono parti meccaniche al tornio all’interno di un vagone posto su un binario morto…
– Ma che fate, lavorate a quest’ora?
– Come tutti, no?
Lì vicino c’è Fulvio Abbate… ci guardiamo negli occhi senza dirci nulla… lacrime silenziose ci solcano il viso. Salgo sul tetto sfondato del vagone, mentre sento lo “scrittore” blaterare garrulo di Teledurruti davanti alla sua telecamerina…

(una visione infernale…)


“Smart city” e morti “sostenibili”…

Mentre anche a Velletri si fa strada, col milionario progetto PLUS (quello cui la Polverini diede via libera prima di dimettersi), il delirio “keynesiano” ed europeo delle smart city, delle città “intelligenti” e “sostenibili”, in grado di mettere insieme sinergie e privilegi per una classe agiata sempre più cieca, arrogante e minoritaria, che ora scopre la dimensione neoliberista destatalizzante del downscaling1, la città, specie nel settore di ponente, crolla… (anche per colpa della diffusa fame di soldi – dell’AFFARE!! – come recita la scritta che campeggia sulla saracinesca del cantiere che ha sepolto un muratore – con cui magari si cerca di rivalutare a due lire, per proprio conto, proprietà fatiscenti).
Parlano di ricostruire una fantomatica e “monumentale” identità nel bel mezzo di un processo inarrestabile di distruzione di qualunque appiglio (di welfare, concesso in briciole ed eventualmente solo a soggetti giuridici vaghi e discriminatori come le “famiglie”) e di produzione di macerie (culturali e materiali…). Questi indebitamenti (o finanziamenti europei ripagati indirettamente dai troppi miliardi che lo stato rastrella con tasse, tagli e “riforme strutturali”, grazie anche a patti capestro come il MES, votati in tutta fretta, quasi unanimemente e senza alcun dibattito pubblico dal parlamento italiano) non portano sviluppo… lo si capisce anche ad uno sguardo superficiale… Non si può ricoprire di zucchero ciò che sta marcendo… non si può ammantare di Cultura, Teatro e ogni genere di raffinatezze artistiche per i pochissimi che ne possono usufruire, la moltitudine crescente che ha bisogno di beni primari che non vengono forniti o garantiti… Ormai non è più questione di panem et circenses… qui ci saranno (forse) solo “circenses”… niente pane, né processi produttivi realmente utili o utilizzabili dalle collettività ancora tutte da costruire dello sfilacciato tessuto sociale veliterno… (dal momento che non nasce né si sviluppa alcun amalgama che non sia espressione di uno spirito nostalgico reazionario e pre-moderno – solo processioni, folklore e artigianato chiuso in se stesso e dalla visione ristrettissima… per nulla inclusiva – incline tuttalpiù solo al lavoro sottopagato con cui si schiavizzano i migranti…).


1 “In questi ultimi anni, si è assistito anche ad una riarticolazione delle gerarchie della regolazione politica. Sono cresciuti i poteri locali ma anche i poteri delle istituzioni sovranazionali. Le nazioni si sono adattate alla globalizzazione e all’integrazione economica e politica attraverso un processo di riarticolazione territoriale della sovranità. Si sono sviluppate dinamiche contestuali di upscaling e downscaling della statualità. Sono queste dinamiche ad aver prodotto un nuovo protagonismo delle città in uno scenario istituzionale molto complesso”.


Di chi è questo culo? | Dopo il 14 dicembre…

Diario mediatico del crowdsourcing investigativo e dell’ingolfamento di ogni azione diretta a causa del proliferare incontrollabile, anestetizzante e pseudo-cartesiano (per la paranoide “chiarezza” ed “evidenza”) di immagini e video (=io vedo).

14 dicembre

Premessa: osceni servizi di Rainews sul web (“Si è oscurato il cielo da quanti sanpietrini volavano“) delegano, alle descrizioni iperboliche di due signori benestanti, la sassaiola lungo le strade di Roma in prossimità di Piazza del Popolo.

Si prevede una dura repressione… A questo punto, si potrebbe solo rispondere con uno sciopero generale subito

E vedremo i politici che hanno votato allegramente per massacrare gli afghani e spendere 17 miliardi per i cacciabombardieri pontificare contro la violenza e genuflettersi davanti a Gesù Bambino…

15 dicembre

Cominciano a fioccare video e immagini della manifestazione insieme a primi deliri interpretativi su frame che inquadrano scene surreali e passibili di molte interpretazioni… La prima tesi, quella degli infiltrati, è la più ricorrente, ma anche la più smentita… Una foto in particolare segna il successo mediatico dello sfigatissimo “ragazzo con la pala” (che sarà poi l’unico a beccarsi i domiciliari, per aver preso manette e bastone ad un finanziere ed essere rimasto più di una volta staticamente in piedi come un manichino della upim…). Ma da un video vengo colpito in particolare… sono i blindati che irrompono, con tanta voglia di investire i ragazzi, in Piazza del Popolo, svuotando la piazza e infierendo sui manifestanti isolati.

Queste sembrano le cariche dei basiji iraniani… Si potrebbe cantare, laconicamente: “Via, via la democrazia”…

La violenza peggiore non è tanto quella di infiltrati vigliacchi e manganellatori, ma quella che compiono tutti, “in tempo di pace”, con gesti quotidiani, apparentemente innocui, come usare un bancomat, timbrare un cartellino, pagare alla cassa, bersi il caffè alla mattina, fare benzina, etc… E’ proprio la società che fa schifo, non solo chi comanda.

Foucault diceva che “bisogna difendere la società”… io direi che bisogna disfarla e reinventarsi la realtà… a cominciare dai fondamentali: il lavoro, il denaro, le merci… Ma la maggioranza, di fronte al lavoro dell’immaginario inebetisce… l’immaginario è compromesso da anni di stupro cartaceo, catodico e a cristalli liquidi… Sembrano perdersi… “E ora? Che si fa senza lavoro, denaro, playstation?”.

Ora come ora, non c’è rifugio per i manganellati, i disoccupati, gli emarginati…

Bisogna abbandonare la rappresentazione della realtà. Passare alla realtà, quella irrappresentabile e irriproducibile. Rompere l’ordine dello spettacolo.

Prevale, nel frattempo, il ritornello “infiltrato sì, infiltrato no”.

Con ‘sta caccia collettiva alla Sherlock Holmes ci si infila nel tunnel della dipendenza da fiction (tipo CSI)… Così trionfa solo lo Spettacolo…

Io personalmente non voglio né “chiarezza”, né “evidenza”… quella la cerca solo Cartesio, i magistrati e la polizia (“the body of evidence”)…

Giungono anche le immagini incendiarie dello sciopero greco (che sembra abbiano vietato ai minori, MIODDIO!):

(immagini non più disponibili con il Ministro dei Trasporti greco sanguinante per via di qualche schiaffone)

E comunque chi non sogna che ci sia qualcun altro al posto di quel ministro greco?… Il problema è anche il pericolo del microfascismo spettacolare (modello “V per vendetta”, “Fight club”… il mito dell’eroe ribelle, contro l’ordine costituito… solo in apparenza… quello che serve a giustificare lo schmidtiano “stato di eccezione”, il trionfo dell’identità, della rappresentazione, che evoca e provoca la violenza del “potere reale”).
La violenza o è partecipata in modo massivo ed efficace (e, si spera sempre il più possibile, solo accennata a scopo dissuasivo o dimostrativo) o è l’effetto mimetico di un voyeurismo malato… quello che vuole vedere il sangue, il linciaggio, la ghigliottina, ecc… Io mi accontenterei della messa in scena di una defenestrazione come quella della seconda defenestrazione di Praga

16 dicembre

Che rottura sto tam tam inutile: infiltrati sì, infiltrati no… Ormai l’Italia è un paese dove ci si attacca alle cazzate… per non vedere la catastrofe che avanza…

Avendo finito i fondi a loro disposizione, le forze dell’ordine e la digos propongono un’esternalizzazione delle indagini e si appellano al crowdsourcing per individuare uno per uno tutti i manifestanti del 14… Il contest è aperto.

‎”Non ci rappresenta nessuno”, dicono… E’ lo Spettacolo che deve saltare… Mai come oggi la televisione sembra di cartapesta…

La sera due studenti fronteggiano un ministro ex manganellatore fascista nell’immonda trasmissione di Santoro. Francamente avrebbero fatto meglio a non andarci… Non si può dar credito a simili teatrini e pagliacciate…

LA “COPROFILIA” DI SANTORO. Non capisco come si possa pensare di andare a parlare ad Annozero con il fetore di tutta quella merda seduta nell’arena che sale verso il pubblico…

Per non parlare di Dario Vergassola, a “Parla con me”, che metterebbe i preservativi in testa ai “black bloc” (che nessuno pare abbia avvistato)… Basta anche col dandinismo e la TV satirica, con l’ironia saccente del cazzo… Non so cosa puzzi più di merda…

17 dicembre

I due che hanno parlato da Santoro ieri erano una realtà fuori contesto, inghiottita da una forma di spettacolarizzazione che esalta l‘x-factor, il protagonismo (che ucciderebbe qualsiasi massa resistente… la forza di ogni movimento sta nel non avere rappresentanza, identità…)… Per me è importante che si sfasci la fiction (Annozero più che inclusa), il lavoro dei media… E per quanto riguarda lo specifico della piazza, non si può andare a menare la polizia col 60% di ragazzi che pensano a fotografare e riprendere l’evento mediatico, il blindato in fiamme tra i bastioni di Orione, come turisti giapponesi… è stato tutto un crowdsourcing a favore della digos… La logica dello Spettacolo resta il principale ostacolo a qualsiasi cambiamento di programma…

E poi gli universitari hanno perso la battaglia e quella del 14 è stata una reazione rabbiosa ad una fine. Punto. Accapo.

Nel teatrino stantio di Santoro c’era la riedizione di quello che ho visto nell’86 (ai tempi della Pantera: i Sinistri, il Ciellino, il Fascista) + la variante oscena e paternalista di Di Pietro che ha colto la palla al balzo (“Queste cose succedono perché non li ascoltiamo”)… Per non parlare delle pretese di Santoro che cercava la “nuova classe dirigente” tra due universitari presi a caso… Invitando il ragazzo a stringere: “Non siamo ad un assemblea”… Appunto… è molto peggio… è la grancassa e la legittimazione di una rappresentanza impossibile (quella dei movimenti) o oscena (quella dei ministri e deputati).
La fame che verrà non si potrà vendere… né spettacolarizzare… Non si fanno soldi questa volta… Non è come nel ’68 o nel ’77…

18 dicembre

Sembrano tutti presi da una pur comprensibile smania di rispondere a Saviano, lo scrittore con la scorta, che stigmatizza e schernisce gli studenti, piagnucolanti una volta catturati, e che continua con altre cazzate simili con un tono a metà tra un improbabile uomo di mondo e un santone untuoso… Come se fosse importante, come se solo lui chiedesse l’abiura della violenza a dei ragazzi incazzati neri per la violenza gerontocratica perpetrata contro le loro vite… Si aggiunge anche lo stigma del popolo viola, che ha proditoriamente abbandonato la piazza ai primi tafferugli…

Tra CONIGLIONI LEGALITARI-GIUSTIZIALISTI (i viola e Saviano)… e la rugginosa ricerca LENINISTA-salottiera-santoriana del CAPO carismatico bolscevico con l’x-factor per organizzare la rivolta, il movimento (per eccesso di autoesaltazione e protagonismo digitale anche nella battaglia PERSA sul campo) si squaquaracchia… Toccherà aspettare ancora (non molto spero), resistere alla macchina tritacarne della crisi nera, per scrollarsi di dosso le solite canaglie ammazza-libertà…

L’evento rivoltoso s’è ingolfato di foto e video… rallentato all’infinito, annullato dalla sua replica e ri-presa… Ormai è caccia all’uomo generalizzata, digos collettiva, da una parte e dall’altra!… Il punto cruciale è per me: come evitare che un evento diventi “simbolico”, sfugga alle narrazioni (tanto care a Vendola e a certi intellettuali spocchiosi stile Nuova Epica)… Qui non è come ce la si racconta che conta… O un’azione è efficace o SI DEVE AVERE IL CORAGGIO DI AMMETTERE DI AVER PERSO… PER RITENTARE IN TUTTI I MODI, giusti, sbagliati e senza rappresentazione (meno che mai mediatica) fino alla capitolazione, fino alla destituzione, all’abdicazione, alla defenestrazione… o quel che sia.
BASTA CON LE “RIFORME LIBERALI” sulla cotenna delle persone, mortacci loro e del MONETARISMO NEOLIBERISTA…

E comunque non si va da nessuna parte (o meglio si imbocca una strada precisa) se non si costruisce un luogo de-territorializzato di relazioni (che non può essere la “rete”, visto che è anche rete della delazione… della ricerca incrociata del colpevole!), capace di materializzarsi in qualsiasi momento e luogo… Non ci si può arroccare solo in un presidio-fortino come può essere un’università occupata o un centro sociale… L’esito è scontato: arrivano i “concittadini armati”, in divisa e non (quelli che si chiamano, con ottimismo illuminista, “forze dell’ordine”) e sgomberano… Finita la festa.
Occorrerebbe costruire nuovi “software”, nuovi linguaggi, nuovi strumenti di produzione, mutuo soccorso, distribuzione, scambio… Ecco perché secondo me è già finita in partenza.


20 dicembre

E ora si vedrà come evolve la situazione. Per ora i fascisti al potere invocano leggi speciali, come ai tempi di Kossiga… e vorrebbero blindare il Senato per la votazione del 22 dicembre. Vecchietti, zombie in emiciclo… Intanto vampiri di molte specie si attaccano ai nuovi virgulti, sperando che portino nuova linfa ad un sistema che tenta di incorporare, neutralizzare, rottamare e riciclare tutto, anche il suo contrario, ma che è in avanzato stato di decomposizione. Saponificato, come i corpi della cronaca nera usati dai giornalisti-insetti. Sospinto da una confindustria e da una governance finanziaria sempre tanto innamorata degli USA e sempre più arrembante contro la vita delle singole persone, divenuta inutile per il Mercato…


L’Italia è appesa ad un filo…

Immaginate che quella donna sia l’Italia… Chi sarebbero gli aguzzini? Probabilmente questi stessi italiani così innamorati della “finanziarizzazione” dell’economia e delle sue porcherie, da far rientrare denaro sporco dall’estero (come da manuale al “punto b8”)… manovra che viene definita come “disperata” dal Fondo Monetario Internazionale. Tremonti corregge  la “disperazione” nell’espressione latina “extrema ratio”. Che, “tradotta”, vuol dire che “siamo alla frutta”. Che non c’è più un soldo in cassa. Che non c’è produttività sufficiente per una “ripresa” (stando appesi in quel modo precario… con le braccia slogate e senza altra idea che non sia quella di urlare). Non si possono aggiungere altri “pesi “(il debito pubblico di 1.800 miliardi di €…) o la poverina schiatta
L’intero schieramento politico non vuole capire o fa finta di non capire, insistendo a ballare sul Titanic, confidando nel propellente psicologico di un ottimismo da “Truman show” o da vecchi rimbambiti. La sinistra si ostina ad ostentare le carcasse di idee mummificate, che si ispirano ad un “sociale” che non c’è, che non interessa più all’economia (irrimediabilmente liberale o liberista)… che va espulso, esposto a supplizi… e forse se lo merita, visto che quell’idea (che esista uno spazio “sociale”, magari contrattabile…) è il principio dell’irresponsabilità individuale, la più vigliacca, ipocrita e mistificatoria delega di potere che la storia umana abbia prodotto. E che persino la “lotta  di classe” (si parla di scaramucce…) ha contribuito ad oliare, accelerando le ristrutturazioni del capitale…
E fu per leggerezza (o prostrazione) che la poverina accettò una marea di soldi in prestito come una Liberazione, come un gesto magnanimo dei suoi nuovi dominatori (dopo che aveva provato a concorrere alla marcia dell’industrializzazione forzata della prima metà del Novecento con arrogante e grottesca presunzione, con la ferocia fascista, bellicosa e colonialista).
Dunque chi sono i suoi aguzzini? che l’hanno riempita di testate nucleari e che la tengono appesa ai loro sadici voleri? Ovviamente gli americani… Quelli stessi che con leggerezza auspicano ancora le mitologiche “riforme”… che tanto somigliano al pittoresco Piano di Rinascita Democratica, il golpe bianco in atto da decenni in questo Paese, che prevedeva una serie di “innovazioni”, volte (lo si desume) ad una salda presa del potere e ad una privatizzazione (lobbistica) del “pubblico” (la negazione stessa delle premesse implicite nell’espressione “res pubblica”, che attualmente suona ipocrita nelle sue pretese di imbellettare i reali interessi del capitale dietro la maschera tradizionale di un interesse collettivo, di un bene comune). la "stella fiammeggiante" della massoneriaE qui tutti a parlare di P2 come il male occulto dell’Italia (es.: Lucarelli di recente su RaiTre)… senza mai ricordarsi di Gladio, del progetto sovversivo cui partecipò anche un Presidente della Repubblica (Massonica anche nel suo simbolo… tanto simile alla “stella fiammeggiante” qui accanto)… chiaramente ispirato da neo-conservatori d’oltre oceano, anti-comunisti con la bava alla bocca, deliranti, se non assassini (in quanto probabili mandanti occulti delle stragi degli anni ”70-’80 o ispiratori della strategia della tensione)… o, più prosaicamente, semplici curatori degli affari di una Nazione e della sua economia di guerra.

La povera Italia, in mano ai suoi “liberatori”, è ancora una colonia… straziata da debiti e ricatti (che son sempre preferibili ad un conflitto decisamente asimmetrico… ma è proprio qui il “ricatto”…).
Sia ben inteso… Non me ne frega niente dell’Italia in quanto nazione. Io esprimo solo un’istanza di libertà e di autonomia (delle singole persone che vivono in Italia come in altri stati). Di fuga dai poteri nazionali e sovranazionali… che si vorrebbero imporre come globali. Auspicando e sostenendo magari una loro “abdicazione”, più che un loro rafforzamento. La tecnologia stessa sembra muoversi (astutamente, si badi bene) secondo questa direttrice centrifuga e reticolare (con questa idea comunque molto discutibile, e molto virtuale, delle “community”…). Non c’è altra strada. E invece si insiste a coalizzarsi e centralizzare i poteri (classicamente e in modo anacronistico) e a cedere ulteriormente “sovranità” verso l’alto, sperando, in modo puerile, nella magnanimità delle istituzioni europee, per esempio…
Di questo passo non mi meraviglierei se ci si ritrovasse in una dittatura a tutti gli effetti, magari sovranazionale, senza neanche capire come sia stato possibile… grazie all’incredibile vuoto apatico e accidioso di strumenti di analisi e di critica che ha saputo produrre (quel che mi ostino a definire e linearizzare come) la Sinistra… e che sembra ogni giorno che passa solo una differente strategia di marketing politico messa in scena, di volta in volta, dagli stessi soggetti di Destra che (tornando all’allegoria della donna torturata) godono come matti a tendere i cavi… e a sbirciare, nel contempo, con interesse, il culo della poveretta…


Diario del saccheggio | Un film di Fernando Solanas

Ecco un altro film per risollevarsi il morale… accidenti! (in rete si trovano film un po’ pesantini, che volete fa’…). Due ore che sembrano a tratti raccontare la recente storia d’Italia (si parla anche di Telecom in effetti) ma molto, molto in peggio… e che servono a capire come  potrebbero degenerare certi intrecci tra politica, finanza, informazione e mafia (“mafiocrazia”)… visto che ogni Paese è una “simulazione” regolata da codici straordinariamente simili, come potrete vedere… Questa è la storia recente dell’Argentina e dei “benefici” effetti del neo-liberismo su scala mondiale…

Quanto segue invece è il testo della canzone più “corrosiva” del post-punk… direi una canzone “espressionista”. Appartiene ai Pop Group di Mark Stewart… Funk sgangherato dal basso semovente, voce distorta e urlante e un violoncello fuori controllo erano gli ingredienti di questa performance da scorticati vivi… Si urlano slogan: “Siamo tutti prostitute / tutti hanno un prezzo”. O anche (più sottovoce): “Il capitalismo è la più barbara delle religioni”. Poi alla fine si evoca una sollevazione dei “figli” che si rivolteranno e ci chiameranno “Ipocriti”. Insomma un misto di sgomento e “autolesionismo”… 🙂
We Are All Prostitutes

Everyone has their price
And you too will learn to live the lie
Aggression
Competition
Ambition
Consumer fascism
Capitalism is the most barbaric of all religions
Department stores are our new cathedrals
Our cars are martyrs to the cause

We are all prostitutes

Our children shall rise up against us
Because we are the ones to blame
We are the ones to blame
They will give us a new name
We shall be
Hypocrites hypocrites hypocrites