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Dopo Hiroshima

“La critica della cultura si trova dinnanzi all’ultimo stadio di cultura e barbarie. Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro e ciò avvelena anche la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie”

(T.W. Adorno, dal capitolo “Dopo Aushwitz” in “Dialettica negativa”)

Al di là delle esagerazioni dissonanti della notte trasfigurata che attraversarono gli intellettuali tedeschi scampati alla catastrofe nazista, c’è da interrogare ancora una volta il fondamento di quel che chiamiamo “democrazia” e che a mio avviso non è rintracciabile (secondo Benjamin e anche per me) nella dialettica diritto positivo/stato di polizia o, come Derrida chiama questa seconda istanza, il “peggio”, la “soluzione finale” (della quale ci ammoniva in “Forza di Legge”… un Derrida molto ammaestrato nel tempo e divenuto addirittura un difensore di una democrazia più immaginata che reale, che egli apparenta alla “decostruzione”, contrapponendola a quel cattivone di Benjamin, il quale intravedeva invece nel diritto positivo la stessa violenza contro la nuda vita scatenata poi da uno “stato di polizia” come quello del nazismo).

Non mi pare dunque Auschwitz il mito fondante della democrazia totalitaria attuale (in quanto in continuità sostanziale con le feroci burocrazie naziste… né vale la pena soffermarsi sulla RIDICOLA preoccupazione adorniana che si possano o meno scrivere poesie…), quanto Hiroshima… immenso flash fotografico, spettacolo esemplare, pietra di paragone di qualsiasi scempio che gli sarebbe comunque preferibile, evento che sospende e dissolve qualsiasi umanesimo, qualsiasi critica, qualsiasi diritto, qualsiasi burocrazia, qualsiasi fabbrica, qualsiasi stato, qualsiasi guerra clausewitsiana… Lo sterminio istantaneo del nemico, piovuto dal cielo, pone fine a qualunque confronto, dialettica, complementarità, confine, scelta tra civiltà o barbarie, ecc… è annientamento, nonsenso generalizzato, catastrofe (non soluzione) finale, evento senza causa, apocalisse senza rivelazione, minaccia non più legata ad un nomos, ad un territorio, ad un’identità, a fratellanze, filiazioni e altre cacate ammorbanti del genere… è l’equivalenza generale della vita di fronte al suo annientamento tecnico. Vero segreto del dominio mercantile (capitalistico, monetario) pienamente dispiegato (…mentre il lager era il modello dell’equivalenza generale dei corpi, vivi o morti, in quanto merci).

Non è neanche una metafora, una rappresentazione… è la fine delle metafore e delle rappresentazioni possibili… la fine dello stesso Terrore, della tentazione dispotica, che ha turbato sin dall’inizio le infauste pretese universalistiche dell’Illuminismo (che un Derrida kantianizzato in qualche modo difende, insieme alla critica, al processo di crisi infinito chiamato democrazia, innescato dal modo di produzione capitalista), il surclassamento dell’orrore dell’Olocausto, sventolato ad ogni pie’ sospinto come ciò che la Democrazia deve evitare se non vuole precipitare nell’Abisso… Dopo Hiroshima, la stessa violenza che l’ha distrutta perde di senso, non è più né divina, né politica. E’ il fondamento tecnico di una violenza insensata che ha contaminato tutti e che ha assunto le forme spettrali dell’Occidente… terra del lavoro morto, dei morti viventi, del “denaro morto” (Marx, pag. 67: “Laddove operaio e capitalista soffrono nella stessa misura, l’operaio patisce nella sua esistenza, il capitalismo nel guadagno del suo denaro morto“… o ancora meglio, nella definizione pokeristica: “Le chips di un giocatore inesperto che ha virtualmente nessuna chance di vincere un torneo, vengono chiamate denaro morto“… in pratica il mancato profitto, il debito, il deficit, gli investimenti improduttivi, ecc…).

Il disprezzo per la vita dimostrato dal complesso militare-industriale statunitense (è difficile pensare un soggetto dietro un simile evento catastrofico, anche se ci sono Truman, il suo entourage, fisici per eccellenza come Einstein che tuttora osanniamo ad ogni merdosa scoperta di particelle subatomiche, ad ogni meditazione psichedelica sulle foto di Hubble, ecc…) mette in secondo piano lo sterminio di alcune categorie (definito mitologicamente o religiosamente come “il male assoluto”) e i deliri razziali dei nazisti. E’ più spaventoso, è un orrore senza fine spacciato per prodigio della tecnica, per spettacolo, per inevitabile fine di una guerra che non poteva più esprimere un “peggio”, dopo Hiroshima… Ma non c’è giustificazione per gli statunitensi. L’orrore che hanno prodotto è stato nascosto solo dall’evidenza della loro vittoria e purtroppo sono i vincitori a riscrivere la storia (e siamo ancora una loro colonia)… E ancora oggi continuano a produrre catastrofi cinematografiche per potersi sottrarre a quello che si potrebbe definire una colpa imperdonabile (incommensurabile, a dismisura d’uomo… fotogramma sospeso e incombente della cancellazione della realtà, che cancella anche le dinamiche umane e sacrificali e l’immondizia religiosa relativa… per cui nessuna colpa o perdono può aver luogo, per mancanza di soggetti…) che viene narrata come un destino (“s’è accesa una stella sulla terra”) anziché come la minaccia fondante del totalitarismo… l’assoluto disprezzo per la vita spacciato per Bene, ordine mondiale, che comincia a dispiegarsi pienamente solo ora che la Democrazia si disvela sempre più come menzogna, truffa, inganno, vernice dorata sulle scorie… l’antico logos pienamente realizzato nel suo principio mortifero.

Dopo Hiroshima
l’in-dividuo di Cicerone
(evolutosi nei secoli
fino a diventare,
da liberto,
da famiglio,
da valvassino,
da figlio minore
escluso da privilegi e successioni,
da bottegaio,
un sog-getto privato,
un unico con la sua proprietà)
è ritornato ad essere
a-tomo,

ma dividuabile
in reazioni a catena
incontrollabili,
principio ambivalente
di schiavitù universale
e della fine del sistema,

la posta più alta,
paradigma
del rischio imprenditoriale.

Atomo con
le sue fissioni,
le sue fissazioni,
le sue fiction.

(Niente più croci-,
solo -fissioni…)

Il flusso di capitali
diventa fissile,
radiante,
parte infinitesimale
che distrugge il  Tutto
,
grado zero
del dominio della Tecnica
pienamente dispiegato.

La paura della bomba
che imponeva una
pace armata,
una guerra fredda,
sui due blocchi
che si spartirono il Mondo,
sembra essere scomparsa,

ma è sempre lì…
catastrofe sospesa,
manto nero disteso
sugli infiniti conflitti locali,
sulle operazioni di polizia,
sempre più crudeli,
sempre più insensate,
sempre più estese…

morte nelle nostre tasche,
morte nelle nostre teste,
schermi a bassa radiazione,
un gesto virtuale
un clic

lento processo di sparizione
per rimuovere la minaccia
di una sparizione improvvisa.

E’ il vuoto stesso
del luogo della Verità,
di Dio, del Potere,
dell’universalismo
imperiale e cristiano,
che non ha saputo trovare
altra Forza
se non la distruzione totale
per poter giustificare
la persistenza del suo delirio.

Nessuna Democrazia moderna
potrà mai ricoprire
di astrazioni e “valori”
la contaminazione letale
su cui si è fondata.

E nessuna giustificazione
potrà mai esserci
per il canceroso ed orrido
Truman show
e per i meta-Stati Uniti
che verranno.

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zona rossa – zona sacra – zona morta (derive analogiche e pensieri frammentari)

Hanno esteso la “zona rossa” intorno a Piazza Montecitorio… Evidentemente il sacro eccita troppo… così hanno deciso di estendere la zona sacra che non è possibile valicare… tutti sogneranno di orgasmare all’interno del suo perimetro… è una roba come la belarda di “Madame Edwarda” (quella che per Bataille era Dio… o il corpo accecante e nauseante dell’incesto di cui lo stesso autore scrive in “Mia madre”…).

O come nella storiella dell’albero della conoscenza del Bene e del Male nel paradiso terrestre che non si doveva toccare sennò iradiddìo… un po’ fallo un po’ pelo di fica… (“fallo” è una parola polisemica… con double bind incorporato: può essere inteso sia come imperativo di “fare” – “Fallo!” – che come “infrazione punita dall’arbitro” o, ancora, “posto sbagliato”… quando si dice, per esempio, “mettere un piede in fallo”).

Io mi tengo alla larga persino dal centro di me stesso, per evitare le intensità allucinate della piega corrugata che si crede dio…

Roma… l’idea barocca di orbitare ellitticamente intorno al vuoto.

Una parabola dell’assoluta ambivalenza delle (psicotiche e psicotizzanti) tecnologie di controllo “preventivo” è il film di Cronenberg “La zona morta”

Qui invece un video liberamente ispirato a “Essi vivono” di Carpenter (con epilogo che rende bene l’idea della barbarie individuale cui porta la paranoia che si diffonde a tutto spiano):

Ora si parla (col solito appeal asettico, rassicurante e innocentino) delle nuove tecnologie, di realtà aumentata… (un’altra invenzione sperimentata, come “internet”, prima dai militari statunitensi e poi commercializzata per tutti i replicanti, ritornanti e consumati-consumatori sparsi per il mondo), come si riporta in questo video:


Ed ora un po’ di mainstream… o flussi schizo, che dir si voglia…

La vicenda di Luigi Preiti mette in scena il rischio di morte implicito (la shakespeariana “libbra di carne” da sacrificare per un debito non più restituibile) nelle scelte di chi vive per scommessa… è il riflesso di un’intera economia in un singolo individuo comunque conforme e assimilato al sistema che pur lo esclude, suppliziandolo come un Tantalo con i suoi beni, con i suoi bi-sogni (nel senso – seguendo un falso etimo – di doppi, paradossali, ambivalenti),  squalificandolo magari anche per il tramite dei corpi sociali come le sue famiglie (d’origine e acquisita…) con i loro immaginabili giudizi pressanti… voci interiorizzate (che si vanno a sommare ai noti, amplificati e reiterati insulti di stato… “bamboccioni”, “fannulloni”, ecc…) che intimano all’uomo di vendere la sua forza lavoro, anche se non vi riesce, mantenere moglie e figli (vedi al minuto 3’40”) e se stesso… oppure, sempre il sistema, la Grande Macchina, con una piccola variazione sul tema, lo esorta a dipendere dal meccanismo ossessivo-compulsivo dei giochi d’azzardo, a drogarsi di speranze disperate come quelle di tante economie nazionali che annaspano, prosciugate dei loro liquidi, seguendo un ordine assurdo e mortifero che i sadici del profitto e della sussunzione universale insistono a considerare immutabile e senza alternativa… T.I.N.A. (o valorizzi il capitale vendendo il tuo tempo, la tua forza-lavoro e, in definitiva, il tuo corpo o lo valorizzi comunque cedendo al circuito del capitale quote di salario e rendite residuali raccattate alla bell’e meglio… per il tramite onnipervasivo della forma-denaro).

Altra assurdità che mi colpisce è quella dei “politici”, in generale, individuati dallo sparatore giustiziere (secondo la ricorrente opposizione popolo/politica estremamente semplificata e priva di qualsiasi senso strategico o della realtà) come coupable (colpevoli-colpibili) della sua rovina personale… è certamente espressione di una rabbia oltremodo impotente e per questo tremendamente cieca, predisposta ad essere schiacciata sotto gli anfibi (se non sotto i colpi) della gendarmeria… Sono gesti che paradossalmente spostano l’attenzione da ciò che vi è di politico in molti gesti banali e quotidiani, familiari anche allo sparatore, su qualcosa che di per sé sarebbe il Vuoto se non vi fosse chi finisce addirittura per volerlo sacrificare (confermando cioè la sua tautologica e sedicente sacralità). Lo dicevo qualche anno fa che il potere non esiste… nasce da un movimento corale di in/dividui opportunamente plasmati (e individuati, nel senso di “resi individui”, cioè identificati, iscritti e registrati per accedere alla fabbrica che li ha prodotti surcodificando e sussumendo – decodificando e ricodificando – la loro nuda vita) che lo legittima… Ma quando per legittimarsi si trova a sospettare di tutti i “cittadini” poveri o in difficoltà e senza alcuna determinazione politica in quanto potenziali sparatori? Non è un po’ troppo vasta questa categoria per non trasformare il Nulla (il buco nero di ogni centro, galattico e non) in dispotismo totalitario, perdendo del tutto i connotati della finzione “democratica”?

Nel frattempo in Italia c’è un clima in cui la stampa adora i necrologi dei fondamentalisti del Lavoro Perduto, martiri e suicidi (ovviamente solo quelli innocui, effetti collaterali del disfunzionamento perfino della legge bronzea di Ricardo), che si immolano alla causa dell’articolo 1 della “Costituzione più bella del mondo”… e c’è anche un clima da inquisizione di chiunque prenda la parola in merito a quella sparatoria insensata, cui viene richiesto un “abiura!” preventivo, manco fossimo nello Stato Pontificio… Di questo passo criminalizzeranno in tutto il Lazio anche il popolarissimo te-possino-ammazza’ o il ma-va’-a-mori’-ammazzato… Io a questo proposito non ho niente da aggiungere, dal momento che ravviso in ciò che accade, in queste dinamiche spettacolari e semplificate, una procedura che non mi coinvolge, non mi eccita né sovreccita… Lo trovo semmai un po’ deprimente e di cattivo gusto questo sollecitare emozioni… no alarms and no surprises… non cerco colpevoli (per quello ci sono già corpi armati dappertutto) o condanne esemplari, torture nelle patrie galerie (come si usa fare anche a chi è solo “clandestino”… un reato che, stando alle loro premesse teoriche sui Diritti dell’Uomo, non dovrebbe esistere… come piuttosto, in senso anti-universalista e anti-territorialista, il confine e il νόμος che lo istituisce, aggiungerei io)… né si possono far diventare colpevoli preventivamente tutti i depressi o i disoccupati senza psicotizzare tutto l’insieme, minando le fondamenta “pattizie” (ma dove sarebbe questo patto fantasma, imposto, asimmetrico, se non nei sogni del Dominio reale?) della “società civile” che si intenderebbe “proteggere”… Mi sembra un colossale equivoco… e sembra tutto previsto… già visto…

“Nessuno è mai morto di contraddizioni. E più si guasta, più si schizofrenizza, meglio funziona, all’americana”.

(da “L’anti-Edipo” di Deleuze-Guattari).


Le oche starnazzanti della “sicurezza” e la dea Moneta.

CONTADINI – Signor Ubu, di grazia, abbiate pietà, siamo poveri contadini.

PADRE UBU – Me ne frego. Pagate.

CONTADINI – Non possiamo, abbiamo già pagato.

PADRE UBU – Pagate o finirete nella mia tasca!

(da “Ubu re” di Alfred Jarry, atto terzo) 

 

Sono affari nostri se la Borsa va giù o affari loro? o non si vendono i titoli di stato? Perché questo costante martellamento per persuaderci di essere parte del loro gioco? Sono io parte dello Stato? o del Big Business?… (ho una carta di identità, maneggio qualche euro…) Oh sì, certo che è così… ma… siamo proprio sicuri? Siamo proprio sicuri che quel che siamo è nei portafogli? E senza propaganda e pubblicità esisterebbe lo Stato e la Borsa?… Credo di no.

Ti verrebbero a prendere a casa… e ti getterebbero in carcere (se ti va bene) senza che tu sappia neanche il perché. Si farebbero le leggi in gran segreto, per giustificare i peggiori soprusi. Oppure, allo stesso modo, potrebbero invitarti ad entrare nelle sale dove si decidono cose che nessuno conosce… a partecipare al banchetto insensato, non più pubblico, condiviso. Niente repubblica, solo una dittatura senza consenso che si farebbe conoscere dall’uso casuale o arbitrario della forza o del suo (poco probabile) contrario. Potrebbe mai esistere?… Non per molto… Ci sarebbe instabilità. Ognuno si arrogherebbe il diritto di legiferare segretamente e imporre l’obbedienza alle leggi. Sarebbe una “guerra per bande” (come lo è anche adesso, se non fosse per la propaganda che tutto copre e trasforma, sotto un manto di universalità). Ma ci si potrebbe interrogare anche sulla necessità di un centro… che non c’è… e da cui ci si dovrebbe tenere a debita distanza (come per il buco nero e il suo relativo orizzonte degli eventi al centro della galassia…). Insomma è un fatto dinamico… Occorre sfuggire alla gravità… e dai volti gravi dei sog-getti che dicono che la situazione è grave… mantenere la distanza, la sola cosa che permette di distinguere enti ed eventi… e interagire senza mostruosità (stesso etimo di “moneta”) con gli altri (e con se stessi). Ormai è questione di come evitare la psicosi… (sennò che schizo-capitalismo sarebbe?).

PS: Pare dunque che Giunone (dea madre e moglie per eccellenza) amMONisse tramite le oche dall’invasione dei nemici… e che questo MONito per difendere un territorio abbia dato origine alla MONeta… che i greci chiamavano “nòmisma”=cosa stabilita dalla legge (=”nòmos”)… da cui numismatica, numero… ma anche i “nomoi”, i distretti dell’antico Egitto o dell’attuale Grecia. L’arbitrarietà, l’ocaggine di questo potere dettato e scusato dalla difesa di un territorio da un’aggressione, l’ocaggine che oggi chiameremmo “sicurezza”, è dunque la “MONstruosità” cui accennavo…

L'”autonomia in/dividualista” (o meglio /dividualista) in questo senso designa un certo territorio virtuale, immateriale, da ridefinire e ritagliare di volta in volta… una regola del gioco, che non può essere definita universalmente, ma che segna uno strappo (alla lettera: mediante una sorta di symbolon, una “moneta” divisibile) rispetto allo starnazzante allarme del potere armato, sovra-determinante, “surcodificante” (direbbe Deleuze)…

* * * * * * *

(digressione alchemica)

In alchimia Giunone è associata alla coda di pavone-volo astrale (del plusvalore?…) che precede la formazione dell’oro  ☉ (dell’elemento “divino”, sovra-determinante, con pretese universali… mediato in questo caso dall’argento  lunare  ☽ , notturno, dell’invasione del nemico). Nella moneta qui rappresentata, ci sono sia la dea madre e moglie per eccellenza (che difende la sua prole, coloro che condividono il volo astrale del plusvalore) che gli strumenti della lavorazione del metallo-anima degli alchimisti. Le armi di persuasione e propaganda dalla dea dei territori, della stabilità, della “sicurezza”, del verbo tintinnante (al pari delle spade) della zecca di Roma… Di qui anche l’eresia marziale ♂ (rubedo) dei romani: “Non con l’oro ☉ , ma col ferro  ♂ si conquista Roma”.

Altro richiamo alchemico è nel nome di Brenno (il Corvo), il gallo vinto dagli schiamazzi delle oche capitoline… la nigredo ♄ cui segue l’albedo  ☿   ☽. La sublunarizzazione-sussunzione della natura (di quella Venere- jeune-fille  ♀,  moglie di Vulcano, il Fabbro per eccellenza, forgiatore d’anime-metalli), la sottomissione del “nemico”, della forza lavoro… ecc, ecc…


Incendio all’Anagrafe centrale | Al di là dell’Uno, del Nome e dell’Universale

“E in qualunque modo l’uomo
avesse chiamato ogni essere vivente,
quello doveva essere il suo nome”.

(Gen 1:21)
“Siamo almeno in due non appena comincio a parlare”
(da un manoscritto perduto di Valerio Mele)

Ci pensi?

Niente tasse, contratti, multe, debiti, bollette…

Sì, insomma… questi governano su dei dati non su delle persone. Nascita, stato civile, morte… A questi dati base si aggiunge poi il parassitismo delle varie amministrazioni. Che chiederanno vendetta della tua vita, facendoti pagare ad ogni pie’ sospinto e con ogni mezzo a loro disposizione.

Dicono che la vita animale sia nata da piccoli organismi periferici che brancolavano incerti nei pressi del nulcleo delle cellule delle piante… Come parassiti parvenu, che volevano cambiare status. Si sono accasati, scambiando, derubando e replicando catene di proteine e amminoacidi… Da lì in poi, questi funghi malriusciti hanno cominciato a strisciare, nuotare, volare… Continuiamo ad ospitarli… Noi siamo questa colonia di cellule ostinate che aggrediscono batteri, larve e virus fino al giorno in cui questi prenderanno il sopravvento e prolifereranno senza più ostacoli… Come si fa a chiedere un documento di riconoscimento per questa bizzarra colonia vagante?
…E visto che con le buone recalcitriamo a secernere soldi, ce li spremono considerandoci del materiale biologico su cui fare esperimenti per poi venderci i loro portentosi rimedi farmaceutici…

Sconosciuti alla legge, alla scienza e a tutti i profittatori… mica male. Niente popolo, niente gente, niente più sondaggi. Tutti a spasso senza diritti e doveri… ignoti viventi. Uno diverso dall’altro e senza più un’identità.

Ah, ovviamente anche i database di tutti i conti correnti e di tutte le transazioni finanziarie dovrebbero incenerirsi… così tanto per completare il quadro di questa falsa notizia


D.e A.D. – decentralizzazione e anomia dividualista (ex D.A.I.)

 (“L’uomo rotola via dal centro verso la X”.
(Friedrich Nietzsche)

Aggiunta del 1 marzo 2013. La D.A.I., viste le ultime ricerche e ipotesi sul dividuo, è diventata DeAD – decentralizzazione e anomia dividualista. Si prendono in tal modo le distanze anche da una tradizione (individualista di qualsiasi tipo) in cui non è più possibile riconoscersi (dato che, a quanto pare, non ci sottrae dai rapporti sociali che ci imprigionano).

Quanto all’anomia (oltre al rifiuto della chiusura che l’auto- di “autonomia” implica) è uno sberleffo alle tesi di Durkheim al riguardo… è la macchina ludica delle “periferie” e delle pratiche produttive e riproduttive che rifiutano il centro, contrarie appunto al nomos (come all’identitarismo, all’universalismo, al territorialismo) e favorevoli al gioco delle regole, alla ricombinazione delle relazioni tra insiemi di dividui al di là della divisione del lavoro o attraverso di essa.

simbolo della Decentralizzazione e l'Autonomia Individualista

Aggiunta del 12 marzo 2013. La D. e A. D. (Decentralizzazione e Anomia Dividualista) discute le premesse e le regole di una sorta di GRV (“gioco di ruolo dal vivo”… con spunti da LARP o da Nomic…) che orbiterà attorno a due istituzioni provvisorie principali:
– le utòpie (nome provvisorio e casuale delle note dei muncipi virtuali – divisibili in due, tra i contraenti, come l’antico symbolon – che regolano gli scambi secondo principi mutualistici, che contrassegnano il tipo, la qualità e il tempo di lavoro… e che costituiscono un patto politico dividuale oltre che un mezzo di scambio o un accordo di produzione, distribuzione, consumo – ricongiungendo in tal modo la separazione dell’economico dal politico. Lo scambio e la registrazione delle utòpie , o p.d.t. – perdite di tempo – viene regolato, mediante una sorta di gioco a livelli crescenti di coinvolgimento e complessità, dai municipi virtuali)
– i municipi virtuali (…deterritorializzati e anti-identitari…  sono istituzioni-software, calibrate collegialmente, atte a regolare e pianificare l’attività di un gruppo di dividui aventi come finalità strategica la decentralizzazione di poteri, energie e risorse e l’autonomia e autosufficienza degli stessi municipi – da munus + cipium, “ricevere un dono, un incarico, un servizio, un prodotto, un’opera, ecc” – vedi i significati latini di “munus” anche qui – con l’impegno volontario di ricambiare e partecipare; differente dal senso del “com-munis”, del mettere in comune, accentrando, regolando con la forza della necessità lo scambio dei beni… dal valorizzare e porre l’isituzione al di sopra delle volontà dei singoli in/dividui istituenti).

Seguono i primi spunti dell’idea originaria…

A proposito del nuovo simbolo. Ho scelto colori che vanno alchemicamente dalla nigredo all’albedo (meglio un’ispirazione lunare e non-violenta, ma con una punta di corrosiva acidità, la freccia) e che indicano in modo inequivocabile la forza centripeta del movimento… ritratto di Alcuni potranno trovarvi la citazione della “giduglia”, la spirale disegnata sul ventre di Padre Ubu… altri l’eccentricità di alcune armonie naturali chiaramente osservabili nelle conchiglie o nelle galassie… altri una irresistibile attrazione, contrario della “logica stringente”…
Lascio qui sotto, invece, la spiegazione del precedente simbolo, per meglio comprendere la genesi del logo e i commenti che seguono al post… La rimozione del profilo di Stirner, oltre che per motivi squisitamente estetici, è anche dovuta ad una certa insofferenza nei confronti dei predecessori, che, per definizione, è meglio che rimangano nei loro libri. Altro importante motivo è che  una premessa essenziale della presente idea “politica” è la imprescindibile critica dell’identità e della metafisica (che va da Nietzsche a Derrida) e dunque anche dell’esaltazione dell’Ego così cara a Stirner. La verità e la metafisica (le ideologie e le religioni che vogliono un pensiero unico, fondante) sono ancora peggio delle strutture economiche che hanno ispirato… Non credo che l’uomo debba cercare un’unica logica. E’ semmai costretto (anche dalla sua stessa “natura”) a dover praticare più logiche, cambiare idea, confrontarsi o distrarsi… e  seguire paradossi, infiltrarsi e contaminarsi.
Mi concentro sulla spirale (per uscire dalla storia, dalla dialettica e dall’incubo illuminista…). Come un neutrino che sfugge ad una supernova.

La D.A.I. (Decentralizzazione e Autonomia In/dividualista) propone una forma di federalismo esasperato, volto alla progressiva scomparsa, oltre che degli apparati centralizzati dello Stato, della Società (intesa come astrazione sovra-individuale, mitologema fondante) per nuovi progetti di co-esistenza basati su un “accordo politico“, piuttosto che su un “contratto sociale”, tra individui energeticamente e politicamente autonomi.
Una sua premessa teorica (a differenza del socialismo, del comunismo o del cristianesimo e del Mulino Bianco) è il “pessimismo antropologico”, che ritroviamo in pensatori come Hobbes, Machiavelli, ma anche in scrittori come de Sade e Lautréamont.

L’uomo non è “buono” per natura. La sua inclinazione alla prevaricazione rende quest’ultima la tendenza generale della società, che è la somma dei singoli in/dividui, per il solo fatto di essere possibile… Così chi si afferma nella società sono solo i “cattivi” (dal latino “captivi”=prigionieri… di una società – il fantasma preferito della convivenza umana – che ne asseconda e ne amplifica le inclinazioni perniciose). Si può dunque dire che la società è intrinsecamente “cattiva” e incapace di esprimere una giustizia che rispetti tutti gli in/dividui nella loro singolarità e specialità, poiché in realtà afferma il principio contrario. Quello di una norma generale che si ispira a presunti valori universali. La DAI, riconoscendo il “male” come costitutivo dell’uomo e della società (ma non esaltandolo in alcun modo), sostituisce la legge morale “Ama il prossimo tuo” dell’era dei Pesci con il più realistico invito a “Non nuocere agli altri” (in/dividui o viventi che dir si voglia). Critica aspramente tutte quelle ideologie volte a considerare le società come superiori all’in/dividuo e fautrici del suo bene. E inoltre tutte quelle religioni che inneggiano acriticamente e ipocritamente all’amore reciproco come unica legge morale. Per la DAI il senso della responsabilità ed una progressiva educazione alla libertà in/dividuale e al suo valore, determinato da nuove regole di scambio e convivenza, dovrebbero bastare a bilanciare le tendenze alla prevaricazione. Tale “pedagogia” potrà essere messa in pratica da scuole, laboratori e gruppi di in/dividui liberi (soprattutto dal ressentiment).

La DAI intende sostituire gli accordi politici in/dividuali alle Società e ai poteri centrali. Intende rimpiazzare il diritto (borghese, nato dalla Rivoluzione francese) di essere un “cittadino” con la possibilità di essere un “in/dividuo”, un “vivente”, libero e rispettato anche al di fuori delle logiche statali e nazionali.
In un contesto di dissoluzione dei principi che hanno fondato le democrazie liberali, di violazione programmatica del diritto internazionale, di messa in discussione delle norme costituzionali e della forma-stato, la DAI cavalca l’onda del cambiamento, piuttosto che attestarsi su posizioni giacobine di più di due secoli fa… che suonano come restauratrici e reazionarie (vedi i partiti e i molti movimenti a favore del “cittadino” che nascono sempre più numerosi). Non difendiamo né il diritto, né la prigione…

DECENTRALIZZAZIONE va intesa come allontanamento sia dai poteri centrali che dal modello energetico centralizzato. E anche dal modello bancario centralizzato. Come da quello architettonico, urbanistico… La DAI respinge l’idea di centrale. Invece di centralizzare tutto il potere (poteri centrali), l’energia (centrali energetiche), il denaro (banche centrali) e  le informazioni (nei database delle centrali informatiche), si dovrebbe tendere a non superare di molto la misura dell’in/dividuo. Devo poter toccare e conoscere chi amministra e accumula. Devo poter partecipare alle decisioni che riguardano la mia stessa sussistenza. Devo avere io stesso, eventualmente, questo potere (dividuabile, de visu, prima che individuale). Questo processo di decentralizzazione rappresenta un’istanza e non importa quale apparato possa essere considerato provvisoriamente più idoneo… purché si tenda a far coincidere il potere (inteso come principio di responsabilità e  rispetto oltre che come possibilità e capacità) con l’in/dividuo. Decisioni collettive nelle mani di ognuno. Niente elezioni e principio di delega. Si intende tracciare una via. Che dovrebbe condurre ciascuno a chiedere il minimo sforzo possibile ad altri in/dividui. E tendere all’autonomia…
AUTONOMIA energetica e autonomia, sperimentale e concordata, dalle Leggi, cui vanno affiancate (o che andrebbero sostituite con) delle più snelle e revocabili regole del gioco. Le Leggi (anche “costituzionali”) delle attuali democrazie sono contratti (anche millantati, non scritti come nel caso del “contratto sociale” e ad ogni modo mediati in modo troppo articolato e tramite deleghe troppo dilazionate per non risultare in realtà unilaterali) temporanei e convenzionali tra più insiemi di in/dividui (che altri chiamano classi)… e possono essere considerate come giuste nella misura della convenienza complessiva della moltepliclità degli in/dividui che ne riconoscono una qualche importanza o che vi sono sottomessi. Se nuocciono a troppi, o comunque nuocciono (com’è scontato) a coloro che non l’hanno redatta, non sono leggi giuste e perdono di legittimità e di forza. Nessuna legge è comunque legittima se non per convenzione (Diritto)… e, soprattutto, per Forza. Insomma il mitologico e fantomatico “contratto sociale” è una finzione tattica per dominare l’insieme complesso degli in/dividui, stipulato da una classe che domina degli insiemi… Per ridurre al minimo il rischio di interazioni conflittuali e favorire la tenuta degli insiemi, in assenza di una Legge e in presenza di un municipio virtuale deterritorializzato, decentralizzato e diviso secondo il volume e la sufficienza degli accordi, con delle regole del gioco valide tra chi le condivide, dovrebbe essere garantita come regola iniziale ad ogni individuo l’autonomia della produzione e degli scambi e la possibilità di istituire una serie di accordi politici in/dividuali regolati collettivamente, in senso municipale e tramite software decentralizzato (di un “hardware” da riprogettare). In questo senso la tecnologia (anche digitale) potrebbe essere intesa in senso virtuoso, invece che come strumento di dominio e sfruttamento da parte di un potere centrale. Così come, sul piano dell’esistere (ove si territorializzasse), le abitazioni dovrebbero essere costruite per far vivere autonomamente (con laboratori, fabbriche, orti, piantagioni e mezzi di produzione, anche di energia, a disposizione di tutti) il minimo numero possibile di in/dividui, ecc… Il consumo superfluo, distruttore di risorse, dovrebbe essere rimpiazzato da pratiche di s-valorizzazione come le feste, l’arte, ecc… (che possano creare spazi di potlach e libertà carnevalesca anche dall’equilibrio di bilancio continuo che richiederebbe il munus degli accordi politici in/dividuali).
E’ chiaro che queste due direttive non sono realizzabili nell’immediato, ma come ho detto, tracciano una linea di tendenza… che passa innanzitutto per un mutamento spirituale, per percorsi cognitivi singolari e differenti che prendano le distanze dalle falsità delle religioni e di alcune ideologie para-religiose e dogmatiche. Fine del contratto sociale, dell’Illuminismo e del sogno del “buon governo” (non esiste!). Fine della divisione del lavoro. Siano favorite le eccezioni, sfavorito il pregiudizio e il mimetismo. Al centro dell’attenzione ci siano l’in/dividuo e la sua autonomia. E la varietà del mondo. Una struttura decentralizzante estremamente capillare, simile ad una rete o, piuttosto, a un labirinto, con snodi centrali sempre più piccoli, svincolabili ma non isolati (con una comunicazione “da punto a punto”), dovrebbe garantire la complessità dello sviluppo collettivo e la qualità degli scambi. Nell’ibrido immediato sarebbe auspicabile la sburocratizzazione e la detassazione del lavoro autonomo (inteso anche come progettazione dell’autonomia dal lavoro salariato) e di nuove forme “societarie” o “associative” non padronali o a vocazione imprenditoriale ancora da istituire (che operino specialmente nel settore produttivo, alimentare, manifatturiero e della distribuzione)… La liberazione dalle retoriche identitarie, territorialiste e nazionaliste… La costituzione parallela del mutualismo sotto forma di municipi virtuali” e di un nuovo paradigma del denaro (inteso come “accordo politico in/dividuale” in luogo di “equivalente generale della merce”, che la D.A.I. chiama “utòpie”, moneta divisibile in due come l’antico symbolon)… Finanziamenti alla ricerca (o autogestione della ricerca) nel senso dell’autonomizzazione energetica e alimentare di ciascun dividuo (energie alternative, accumuli di scorte energetiche locali, diffusione dei mercati alimentari a vendita diretta, ecc…). Accanto alla ripresa e alla radicalizzazione di una nuova forma di resistenza dei viventi contro le politiche neo-liberiste, la mercificazione globale e la società del controllo tecnocratico e mediocratico.
C’è un immenso lavoro di distruzione da compiere. Anche se, molto probabilmente, il capitalismo ci sta già pensando da solo ad annientarsi… Il suo progetto di espansione globale fallirà in pochi decenni. Nel frattempo occorre rimpiazzare un po’ alla volta, con nuove relazioni, i rapporti di produzione e il deserto che avanza, sottrarci al lavoro dipendente e non far funzionare più la fabbrica ideologica della società. Fare di tutti noi degli in/dividui singolari e non ricattabili… non più prigionieri di costruzioni mentali e architetture discutibili…
C’è un immenso lavoro di riciclaggio delle materie e delle idee, reinvenzione, alchimia, mutazione e bricolage da compiere.
Ognuno resti al suo posto, piuttosto che innestare reazioni a catena già scritte e prevedibili, e “decostruisca” ed “eccepisca” il suo mondo più possibile.

NO FRENCH REVOLUTION.

Libertà, Uguaglianza e Fratellanza
diventano
Responsabilità, Rispetto e Giusta Distanza.