videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “palingenesi

“Noah”, il “caca-luce” e la partita doppia

(Dopo quella de “Il cigno nero”, un’altra recensione di un film di Aronofsky… Di “caca-luce”, ovvero del proiettore nelle sale cinematografiche, ho già scritto qui).

“Noah”, ovvero del fallimento di qualsiasi progetto elitista (con tanto di esito etilista…).

Ogni idea paranoide di perfezione, di destino, di completa distruzione e cambiamento rivoluzionario su basi utopiche, ideali, va incontro al fallimento. Viene tradita, in questo caso, da tutti i sodali familiari. Comunque questa genealogia (corrotta, a dispetto dell’idea nefasta di “purificazione”che pervade la mente di Noah) resta salva… la successione, la famigliola, la piccola sostanza sporca e maledetta del (soprav)vivere (sacra in tutti i film di Hollywood)… e l’oscuro disegno del “Signore”, questo disegnatore 3D, creatore e padrone virtuale di tutti i feticci (questi feti fetenti, risparmiati, saved, raddoppiati, piazzati in mezzo alle “cose” – surplus di codice raddoppiato… come nella partita doppia – che galleggiano sul mare della Crisi, nel finale). Dispotica e predestinante “mano invisibile” (o “ano invisibile” o qualunque altro oggetto parziale) che surcodifica e rimappa l’intero mondo, l’intero cosmo, anche in senso genesico (come si evince nella spettacolare sequenza dei noti 7 giorni)… ovviamente non riuscendoci (ormai neanche più nella finzione). Il Dominio che non può cogliersi nella sua totalità semplicemente perché non c’è (se non come effetto speciale senza causa, come pessima favola, come fantasmagoria stupefacente, istupidente). Su tutto il film pesa questo cupo destino mortifero del Potere cinematico statunitense… che brancola come un survivalist rintronato e assetato di sangue in tutte le caverne platoniche (o sale, stanze…) in cui si radunano gli incauti e ostinati spettatori-consumatori (anche quelli gratis… quelli “cattolici”, non paganti, non “protestanti”, per Grazia ricevuta di qualche server…).

L’Eroe-Coglione… quello che lavora, paga, si sacrifica, si indebita, fino alla fine… anche dopo che è fallito.


ovvero

Le avventure del Capitale e della partita doppia sotto forma di gemelline

Per gli appassionati di metafore ardite, quasi acrobatiche… Deleuze-Guattari ne l’Anti-Edipo specificano cosa intendessi per partita doppia a proposito delle due gemelle (intese come monete viventi e merce su due gambe) che Noah risparmia (i grassetti sono miei):

Prima della macchina capitalistica, il capitale commerciale e finanziario stanno solo in un rapporto di alleanza con la produzione non capitalistica, ed entrano nella nuova alleanza che caratterizza gli Stati precapitalistici (donde l’alleanza della borghesia mercantile e finanziaria con la feudalità). Insomma, la macchina capitalistica comincia a funzionare quando il capitale cessa di essere un capitale d’alleanza per diventare capitale filiativo. Il capitale diventa un capitale filiativo quando il danaro genera del danaro, o il valore un plusvalore, «valore progressivo, danaro sempre germogliante che spunta, e come tale capitale… Il valore si presenta tutt’a un tratto come una sostanza automotrice, per la quale merce e moneta non sono che pure forme. Essa distingue in sé il proprio valore primitivo e il proprio plusvalore, cosi come Dio distingue nella propria persona il padre e il figlio, ed entrambi non fanno che uno ed hanno la stessa età, poiché le prime cento lire anticipate diventano capitale solo grazie al plusvalore di dieci lire».

[…]

Il celebre problema della caduta tendenziale del saggio del profitto, cioè del plusvalore rispetto al capitale totale, non può essere compreso se non nell’insieme del campo d’immanenza del capitalismo, e nelle condizioni in cui un plusvalore di codice viene trasformato in plusvalore di flusso. Appare innanzitutto (conformemente alle osservazioni di Balibar) che questa tendenza alla caduta del saggio del profitto non ha fine, ma si riproduce da sé riproducendo i fattori che la contrastano. Ma perché non ha fine? Probabilmente per le stesse ragioni che fanno ridere i capitalisti e i loro economisti, quando constatano che il plusvalore non è matematicamente determinabile. Tuttavia non han tanto di che rallegrarsi. Dovrebbero piuttosto concludere con quel che tengono a nascondere: che cioè non è lo stesso danaro ad entrare nelle tasche del salariato e ad iscriversi nel bilancio di un’impresa. Nel primo caso, segni monetari impotenti di valore di scambio, un flusso di mezzi di pagamento relativi a beni di consumo e a valori d’uso, una relazione biunivoca tra la moneta e una gamma imposta di prodotti (« a cosa ho diritto, ciò che mi spetta, è dunque mio…»); nell’altro caso, segni di potenza del capitale, flussi di finanziamento, un sistema di coefficienti di produzione differenziali che manifestano una forza prospettica e una valutazione a lungo termine, non realizzabile hic et nunc, e funzionante come un’assiomatica delle quantità astratte. In un caso il danaro rappresenta un taglio-prelievo possibile su un flusso di consumo; nell’altro una possibilità di taglio-stacco e di riarticolazione di catene economiche nel senso in cui flussi di produzione si adattano alle disgiunzioni del capitale. Si è potuto mostrare nel sistema capitalistico l’importanza del dualismo bancario tra la formazione di mezzi di pagamento e la struttura di finanziamento, tra la gestione della moneta e il finanziamento dell’accumulo capitalistico, tra la moneta di scambio e la moneta di credito.

Annunci

Teologia erotica

“Dio sarà tutto in tutti” (1 Cor 15,28), cita il papa per evangelizzare Scalfari. Teologicamente è un argomento debole… perché non è già ora tutto in tutti se è tanto onnipotente? Perché collocare la volontà (non onnipotente, depotenziata…) dell’ipotetico creatore del tempo, nel tempo a venire, separando il presente-passato dal futuro ma, contraddittoriamente, sotto le insegne dell’Eterna Presenza? Se egli fosse già ora questa Totalità, e lo è se no non è dio, non sarebbe se non in tutto e in tutti. Se questo (l’olografico e frattale “tutto in tutti”) è il punto di vista soteriologico, palingenetico ed escatologico (che non mi pare così secondario da essere relegato nel posteriore, inteso sia come tempo che come questione scatologica…) dio esisterebbe nei suoi simulacri (di relazione non assoluta, cioè d’Ammore, sempre secondo il papa… che alla “luce” di questa escatola vuota che si riversa in tutti, svuotandoli a loro volta, mi pare piuttosto “ateo”…) senza essere. E tutti i cristiani graviterebbero da millenni intorno ad un Grande Zero, amandolo, credendo sia tutto, ma tenendosene il più possibile a distanza “catecontica” (come una stella da un buco nero) e come anche il Caput (la Grande Testa Vuota) capit-alista suggerisce in questi ultimi secoli… “Nel lungo periodo siamo tutti morti”, pensava Keynes… conta solo il gaudeamus igitur in vista di una panzana colossale (la Crescita o, dall’altro lato, la gloriosa Rivoluzione… o ancora: il di più divino, l’“id quod maius cogitari nequit”, la Coscienza – anche “di classe” – riconciliata, fintamente o a forza, con una presunta Origine pura, naturale o, ancora peggio, sociale…). Una panzana colossale, dicevo, che deve contagiare tutti delle fantasie più strampalate, nel frattempo che egli si decide a venire, tutte ordinate secondo questa strategia mefitica di Dominio di un Centro Vuoto su teste e testicoli a loro volta svuotati…. Ora io non sono certo per la “pienezza”… ma per una modulazione… Una scansione, un ritmo, una tensione contro il Caput che miri a impedire che sorga ovunque esso ci provi e in qualsiasi modalità… una resistenza infinita a questa integrazione nella Totalità che vorrebbe venirci dentro in un cosmico cream pie


“UMANISTI” CONTRO “NICHILISTI”

E’ in atto un tentativo, da più parti (cristiane e marxiste, grosso modo…) di contrapporre un fronte di “umanisti” contro quelli che chiamano i “nichilisti”… Io trovo che sia solo finalizzato a lasciare in piedi l’orrida e tragicomica visione soteriologica, palingenetica ed escatologica che ci vorrebbe rendere tutti vittime, carnefici, colpevoli, graziati, vendicatori, risentiti, creditori, debitori, ecc… e lasciarci marcire finché siamo in vita in questo carcere (psichico, sessuale, politico, economico, ecc…), in questa squallida dialettica della Salvezza (ben evidente in qualsiasi trama narrativa, specie su quella parete di caverna platonica che è il cinema)… Non c’è niente da salvare (o risparmiare, si penserebbe in anglo-americano con “save”), dato che si muore… (o dato che, con un processo simultaneo, si vive… finché non prevale il movimento che ci solca, ci piega, ci scinde, ci dividua, anche prima della nascita e del concepimento).

Anche io, come il papa, salvo la relazione (contro il rapporto sociale in particolare e in generale), ma non certo quella mediata dal Terzo…  sono per la relazione “assoluta” (nel senso di libera, svincolata, sciolta, come il trattino dell’io-tu… ludica, con regole del gioco… non: contrattatasocialmente per giunta! come avviene, per esempio, nella famiglia nucleare borghese, “prima società naturale”, dice questo papa e la sua chiesa,  o nei rapporti di Lavoro – con dei fantasmi o con dei replicanti, delle macchine che si credono “umane”…).


Perché c’erano due torri al World Trade Center di New York?

Perché ci sono due torri al World Trade Center di New York?
(Jean Baudrillard, “Lo scambio simbolico e la morte”, 1976)

Ancora dallo stesso libro:
La “libera scelta” degli individui, che è il credo della democrazia, sbocca in realtà esattamente nell’opposto: il voto è diventato sostanzialmente obbligatorio: se non lo è di diritto, lo è per costrizione statistica, strutturale dell’alternanza, rafforzata dai sondaggi. Il voto è diventato sostanzialmente aleatorio: quando la democrazia raggiunge uno stadio formale avanzato, essa si distribuisce intorno a delle percentuali uguali (50/50). Il voto rassomiglia al moto browniano delle particelle o del calcolo delle probabilità, è come se tutti votassero a caso, è come se votassero delle scimmie.
A questo punto, poco importa che i partiti in causa esprimano storicamente e socialmente chicchessia – bisogna anzi che non rappresentino più nulla: il fascino del gioco, dei sondaggi, la coazione formale e statistica è tanto maggiore.
[…]
L’oligopolio, o duopolio, attuale deriva dallo sdoppiamento tattico del monopolio. In tutti i campi il duopolio è lo stadio raggiunto del monopolio. Non è la volontà politica (intervento dello stato, leggi anti-trust, ecc…) a spezzare il monopolio del mercato – è che qualsiasi sistema unitario, se vuole sopravvivere, deve trovare una regolazione binaria. Questo non cambia nulla del monopolio: al contrario, il potere è assoluto solo se sa diffrangersi in varianti equivalenti, se sa sdoppiarsi per moltiplicarsi. Ci vogliono due superpotenze per mantenere un universo sotto controllo: un unico impero crollerebbe da se stesso.
[…]
Dalla più piccola unità disgiuntiva (la particella domanda/risposta) fino al livello macroscopico dei grandi sistemi d’alternanza che governano l’economia, la politica, la coesistenza mondiale, la matrice non cambia: è sempre lo 0/1, la scansione binaria che s’afferma come la forma metastabile, e omeostatica, dei sistemi attuali.

 

In ogni caso dopo queste parole profetiche di Baudrillard, da 2 si è passati a 0… dunque l’universo è diventato un multiverso… è il regno del caos. E’ l’entropia che conduce il sistema. La polverizzazione del cemento e della civiltà. Come nel finale di “Fight club”, l’America sogna che crollino tutti i grattacieli. Sogna la vera perfezione: lo Zero Assoluto (la massima entropia).

Questa gigantesca simulazione e presa per il culo che ancora ci conduce, il raddoppiamento del codice (come avviene per il DNA, come per la clonazione) delle Due Torri abbattute, sopravvive oggi nel Lutto (unica garanzia di sopravvivenza temporanea, contro nemici random o inventati di volta in volta – i terroristi, Al Qaida, Saddam Hussein, Gheddafi, i mercenari negri, gli insorgenti, i terroni, i “clandestini”, le donne, i rumeni, i comunisti, gli anarchici, i “ratti”… tutti noi)… Ma il sistema, in cuor suo, sogna che crolli tutto, per liberarsi dal suo stesso incubo totalitario, divenuto insostenibile, prolifera in meta-stasi (meta-stati) si sdoppia senza quel codice perfettamente duplicato che era rappresentato dalle Due Torri, inventa strenue resistenze individuali, terroristiche, contro se stesso… (poiché il sistema si rifrange anche nell'”individuo”, nel Ribelle… nell’Eroe del cazzo). Di questa follia schizo-paranoide del sistema, di questo cancro, di questa catastrofe inerziale senza più referenti reali (e neanche ideali), ne sono la prova film come il su citato “Fight club”, “2012”, ma anche “Resident Evil”, “Inception”, “Il cigno nero”… Questo è, ahinoi, l’immaginario contemporaneo che tutto trascina e travolge con sé. Il punto è che “Terminator” non muore mai… Quella lucina rossa, quel red alert poliziesco si risveglia sempre, mortacci sua

Sparati, Schwarzenegger!
Suicidati, yankee!
Fatti a pezzi, carbonìzzati, bombàrdati coi droni!
Fatti la guerra in casa!
Mastùrbati col cesio!
Pròvocati terremoti, maremoti e uragani spaventosi!
Crepa sepolto dal busto di merda secca di Abramo Lincoln!
Bombàrdati coi missili nucleari!
Muori di leucemia, se sopravvivi al fallout radiattivo!
Vai a giocare agli indiani su Encelado!
Mangiati i batteri che resistono ai solfuri e al metano!
Esplodi in una supernova, scompari in un buco nero!
Fottiti col tuo cazzo anabolizzato!
Dio ti benedica, ma fuori da questa cazzo di galassia,
perduto nella 26esima dimensione
della tua fottuta teoria delle stringhe!